SALVIAMO I BAMBINI

All’incirca 250.000 soggetti tra i 14 e i 24 anni soffrono di dipendenza da internet, altri 1,4 milioni sono considerati internauti problematici (Mechthild Dyckmans, 22 maggio 2012). Per assurdo, mentre l’uso di alcool – nicotina – droghe leggere e pesanti hanno registrato una diminuzione, la dipendenza da computer ed internet sta aumentando drammaticamente. Nell’arco di cinque anni la dipendenza dai videogiochi è triplicata. Nei casi clinici di dipendenza da videogiochi e internet la vita degli stessi è completamente distrutta (Manfred Spitzer, Demenza digitale-Come la nuova tecnologia ci rende stupidi). Non molti anni fa i medici della Corea del sud, paese noto per essere molto avanzato in ambito tecnologico, ha riscontrato un aumento nei disturbi della memoria, dell’attenzione, della concentrazione, appiattimento emotivo nonchè una generale ottusità. Tale quadro è stato definito “demenza digitale”.

La premessa appena fatta è estremamente attuale viste le direttive del governo italiano per quanto riguarda la didattica a distanza. E’ davvero necessaria tale metodica? Esistono effetti negativi sui bambini/ragazzi?

Secondo la moderna ricerca neuroscientifica l’utilizzo dei media digitali solleva problematiche più generali. Partendo da una situazione in cui il cervello muta in continuazione, pare chiaro che un quotidiano contatto con i mezzi di comunicazione digitali possa portare a degli effetti sugli utenti. Nell’ambito della neurobiologia, una della scoperte più significative fu il processo secondo il quale il cervello si modifica in maniera permanente attraverso l’uso. Il cervello, imparando sempre, acquisisce delle tracce indelebili anche attraverso l’uso dei media digitali. I processi ed i meccanismi che condizionano abilità cognitive come l’attenzione, l’evoluzione del linguaggio o l’intelligenza sono diversificati. Quando parliamo di demenza digitale facciamo riferimento  a problemi riguardanti il rendimento mentale, il pensiero, la capacità critica.

La surreale situazione di interminabile emergenza sta portando a suggerire un protrarsi della didattica on line, classi divise a turni con l’aggiunta di distanze di sicurezza. Vogliamo che questa situazione si trasformi in regola socialmente accettata? Dev’essere cessato questo fasullo stato di necessità per tornare al più presto alle sane abitudini nonchè dinamiche inerenti l’istruzione. Questa deriva autoritaria è uno scempio da abolire poichè non possiamo accettare di far scomparire i sogni dei nostri figli: parlare di autismo digitale non è follia, ne tanto meno fuori luogo. La reale follia è sentir parlare di braccialetti elettronici distanzianti e vibranti per bambini in età da asilo.

“Il distanziamento in bambini in età pre-scolare è estremamente più dannoso di un distanziamento applicato a bambini di età superiore o in adulti. Un conto è inibire ad una persona che sa andare in bicicletta l’uso della stessa, altro è impedire ad un individuo che non ha mai imparato ad andarci la possibilità di poterlo fare. Il gioco è essenziale per uno sviluppo armonico della personalità del bambino. Applicare i braccialetti distanzianti in un bambino di 2 anni significa distruggere la sua capacità di sviluppare le potenzialità che sono insite in lui, significa creare l’handicap dove non c’è, significa creare forme di autismo in soggetti che non presentano segni. Fare questo è un deliberato crimine.” (Andrea Tosatto, psicologo clinico)

Alice Lollo

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