0764-0797 – IL SETTIMO DOGE – MAURIZIO GALBAIO

Il settimo Doge veneziano, Maurizio Galbaio, pur venendo da famiglia contadina di Eraclea, diede origine a nobili famiglie quali i Querini, i Calbo ed i Canal.
Eraclea era la roccaforte dei fedelissimi di Bisanzio, mentre a Malamocco si tendeva di più verso i Franchi.
Poiché Maurizio contava molto su Bisanzio, in modo particolare per difendersi dalle mire del Papa sulle terre lagunari, mise da parte ogni tipo di alleanza con i Longobardi, ottenendo il doppio titolo di Ipato e di magister militum.
La reazione di Desiderio re dei Longobardi fu immediata.
Il re longobardo apre le ostilità su tutti i fronti.
Devasta il ducato romano, combatte in Istria contro la flotta bizantina e veneta e vuole ricostituire il regno italico.
Il figlio del Doge, Giovanni, viene fatto prigioniero ed il Papa Adriano si arrocca dentro Roma, minacciando scomuniche e chiedendo a Carlo Magno di punire Desiderio.
Visto che quest'ultimo frena la sua azione e retrocede su Pavia, Carlo Magno non infierisce e propone a Desiderio un pacifico accordo che però non viene accettato.
Quindi nel 774 si assiste all'assedio di Pavia con conseguente resa dei Longobardi. Il Doge riabbraccia il figlio visto l'aiuto dato dai Franchi.
La situazione di confine non muta ed anzi i Franchi sono più pericolosi dei precedenti vicini.
Carlo Magno si fa nominare re dei Franchi e dei Longobardi, nonché esarca, raggruppando così tutte le prerogative proprie di Bisanzio, cingendo la corona ferrea.
Il Papa si lamenta e vuole l'Esarcato, ma in realtà è l'arcivescovo di Ravenna, Leone, che, partiti i Franchi, si impossessa di diverse città dell'Esarcato scacciando i funzionari pontifici.
Ma nel 777 egli muore ed i Franchi ritornano a controllare la regione.
Il Papa Adriano sta sempre a guardare.
Il Doge Maurizio capisce che non può fidarsi di questi vicini e stringe sempre più accordi con Bisanzio.
Il figlio Giovanni viene associato al dogado e Maurizio pensa di poter così rendere ereditario il dogado per la sua famiglia.
Carlo Magno, però, dopo le insistenze del Papa e con la scusa del battesimo del figlio, Pipino, torna nella Cisalpina e nella penisola italica e porta avanti gli accordi per ristabilire l'impero d'Occidente. Scambio di cortesie: il papa ottiene l'Esarcato e Ravenna diventa città pontificia mentre Carlo Magno ha l'autorizzazione di prelevare nella città alcune opere d'arte per portarle ad Aquisgrana.
Momenti tremendi per i Venetici e nel 785 tutti i mercanti veneziani vengono scacciati dal territorio divenuto papale.
Adriano va per la sua strada senza badare al risentimento del Doge e forte del fatto che a Bisanzio è reggente l'imperatrice Irene, favorevole anche alla venerazione delle immagini.
Il Doge Maurizo è isolato ma riesce a morire tranquillo nel suo letto nel 787, assistito dalle figlie, Agata e Suria, oltre che dal figlio Giovanni al quale lascia il dogado.
Insomma, non è un bel periodo ma, come sempre, i Veneziani, pur non avendo in questo momento storico uno Stato molto grande o molto influente sul destino del mondo, continuano a combattere per tenersi la libertà. Loro non vogliono diventare nè servi dei Franchi, nè servi dei Bizantini. Perchè non sono ne Franchi ne Bizantini. Sono Veneti. Purtroppo lo Stato Veneto non è ancora abbastanza forte per essere un entità unica, e quindi per un grosso periodo molti dogi volevano l'alleanza dei Franchi (Filofranchi) o dei Bizantini (Filobizantini).
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