STORIA VENETA

2016.07.22 – LA PAROLA ITALIA E’ UNA DENOMINAZIONE GEOGRAFICA

Dopo il crollo dell’Impero Romano il termine Italia cadde in disuso e rimase soltanto un termine dotto ma non più utilizzato nella pratica.
Successivamente continuò ad essere chiamata da pochissimi  “Italia” la parte settentrionale della Penisola che era una propaggine dell’Impero Romano Germanico : infatti erano in pochi ad identificare tali possedimenti Imperiali col nome di Regno d’Italia , ma veniva identificato con il nome più diffuso di Regno Longobardorum che non si estese mai oltre i territori centrali della penisola.
Col passare dei secoli e la nascita nella Penisola dei Comuni indipendenti e delle gloriose Repubbliche Aristocratiche marinare (Genova-Venezia-Pisa-Amalfi) il termine Italia fu pressochè dimenticato tanto che lo si poteva trovare scritto in epoca rinascimentale sul dizionario dei termini  in disuso. Ci vollero diversi secoli prima che il termine Italia venisse spolverato e rimesso in circolo, ironia della sorte colui che riportò in auge tale termine non fù un “Italiano” ma un Corso  di nome Napoleone Bonaparte (Giacobino-Massone-anticlericale): brillante generale , e furbo opportunista, che al termine Italia diede un’altra connotazione che non aveva mai avuto prima , quella di Nazione.
Quando valicò le Alpi per la prima volta (1796) investì l’equilibrio Geo-Politico della Penisola  distruggendo stati secolari e inventandosi stati a suo uso e consumo che duravano una stagione o poco più.
Egli diffuse nei salotti filo-giacobini “nostrani” l’ideale di Italia intesa come un unica Nazione , e ci volle ben poco per far si che  in tutta la penisola occupata “sbocciassero” centinaia di logge massoniche intente alla realizzazione materiale di questa idea così effimera ed astratta.
Dopo il Congresso di Vienna (1814-1815) e la risistemazione Geo-Politica della Penisola dopo il caos Napoleonico, piccole affiliazioni massoniche (Carboneria) continuarono a portare avanti l’utopistico “sogno”:  lo fecero con attentati ,macchinazioni , tradimenti , doppiogiochismo ecc….  
. I così tanto acclamati “padri della Patria” che in un modo o nell’altro erano collegati a tali organizzazioni settarie si inventarono di sana pianta la storia della “patria bimillenaria” che non era mai esistita.
Si inventarono un unico popolo che non c’era e non c’era mai stato, chiamarono guerre d’indipendenza guerre che in realtà erano d’espansione e usurpazione territoriale di stati legittimi e indipendenti.
Ancora oggi la classe politica vuole far credere a tutti che l’Italia esiste come Nazione, e tutte quelle “belle” parole che si  sentono dire e ripetere fino alla nausea dai media e dai politici che fanno tutto tranne il loro mestiere sono volte al mantenimento di questo stato fantoccio.
Se si è fatta attenzione , si giunge all’oggettiva conclusione che L’Italia è solo una Penisola e gli Italiani sono in realtà solo i Popoli della penisola italica
In  definitiva, la tanto pubblicizzata “Patria Italiana” non esiste e non esisterà mai, a meno che quelli che se la sono inventata non riusciranno nel loro intento a cancellare da tutti noi la nostra vera identità e la nostra vera Patria ancor più di quanto abbiano già fatto. 
 Voglio concludere questo articolo riportando le parole esatte del grande ministro asburgico Metternich:
 “La parola Italia è una denominazione geografica , una qualificazione che pertiene la lingua ma che non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle”.
 

2013.11.14 – REPERTI PALEOVENETI RINVENUTI IN TURKMEKISTAN

Ormai assodato che il Popolo Veneto abbia origini antichissime, continuano le spedizioni dei ricercatori atte a scoprire la vera storia delle nostre genti.
Molti aspetti della nostra storia, non ultima l'espansione territoriale della Serenissima, denota come l'interesse dei Veneti sia sempre stato ad oriente, non per nulla Venezia è famosa proprio come "porta d'oriente" del continente europeo, la sua appartenenza all'Impero Bizantino nei tempi antichi, per non parlare dei commerci con la Cina in seguito alle spedizioni di Marco Polo.
Di questi giorni è la notizia che alcuni reperti sono stati rinvenuti nell’oasi di Adji Kui, nel deserto del Turkmenistan a est del Mar Caspio, in particolare una placca in osso del terzo millennio a.C. decorata con una serie di rosette incise, secondo lo stesso stilema frequentemente ricorrente anche tra i motivi ornamentali della cultura paleoveneta.
L'origine della tavoletta sembra essere il territorio della Paflagonia, che secondo diverse teorie rappresenta il luogo d'origine degli antichi Veneti, come riportato negli scritti di Omero che li chiama "Ενετοί"(Eneti o Heneti), poi ripresi da Strabone.
I ritrovamenti sono opera di una spedizione guidata da Gabriele Rossi Osmida, per conto dell'associazione Antiqua Agredo – Centro Studi ricerche Venezia-Oriente.
Di seguito riportiamo qualche passaggio interessante ai fini della comprensione di questa teoria sulle origini del nostro Popolo.
Come dicevamo Omero nominava i Veneti nei suoi versi che descrivevano la caduta di Troia
[…]
Dall’èneto paese, ov’è la razza
Dell’ indomite mule, conducea
Di Pilemène l’animoso petto
I Paflagoni, di Citoro e Sèsamo
E di splendide case abitatori,
Lungo le rive del Partenio fiume,
E d’Egìalo e di Cromna e dell’eccelse
Dalze eritine.
[…]
Mentre qui riportiamo un passaggio dell'Iliade tradotta da Giacomo Casanova in lingua veneziana nel XIII secolo
[…]
Pilemene menava i Paflagoni
Abitanti de Serame e Citora
De L’Eretin, de Egiale e de Croni
Che el bel Partenio inumidise e infiora.
Dise La Fama che da sti cantoni
I salvadeghi muli è vegnui fora.
Questi i Heneti xe che è po’ vegnui
Co Antenore a far case su Palui.
[…]
Omero, nei suoi versi, cita due caratteristiche dei veneti, il genio di addestrare i cavalli: Paese ov’è la razza delle indomite mule.
Fa riferimento ai cavalli che i veneti allevavano.
I cavalli henetici vinsero tutte le Olimpiadi fino alla 85°, circa 400 a,C.
Le tombe dei nostri antenati, qui in terra veneta, spesso contenevano un cocchio con i resti, ancora aggiogati, di un paio di cavalli.
Ancora, il genio di costruire ville lungo i corsi dei fiumi: Abitatori di splendide case lungo le rive del Partenio fiume; e quì non c’è, credo, bisogno, di richiamare l’attenzione sui tanti corsi d’acqua del nostro Paese le cui sponde sono ingioiellate di meravigliose ville.
TRATTO DA QUIWSM
Venetia, 14 novembre 2013
Davide Giaretta
Provveditore Generale del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio

 

2013.08.21 – RICHIESTA RESTITUZIONE DEI BENI, VALORI E PROPRIETA’ DELLA REPUBBLICA VENETA TRAFUGATI DA NAPOLEONE BONAPARTE

Mrs Irina Georgieva Bokova
UNESCO General Director
– Place de Fontenoy n°7, 75352 Paris 07 SP – FRANCE
– Rue Miollis n°1, 75732 Paris Cedex 15 – FRANCE
 
Mr Francoise Hollande
President of France
Elysée Palace, Rue du faubourg Saint Honoré n°55, 75008 Paris – FRANCE
 
Mr Jean-Marc Ayrault
Prime Minister of France
Hotel de Matignon, Rue de Varenne N°57, 75007 Paris – FRANCE
 
c c
 
Mr Ban ki-moon
Director-Generale ONU
405 East 42nd Street New York, NY 10017, United States
 
 
SUBJECT: Reclaiming the return of goods, valuables and properties stolen by Napoleon Bonaparte during the French occupation of the Venetian Republic.
 
During the invasion and consequent French occupation lead by Napoleon Bonaparte starting in 1796, France illicitly looted, stole and took possession of public property and valuables of the Republic of Venice.
These valuables represent the culture, tradition and historical heritage of the Venetian People.
The art 11 of the UNESCO Convention approved on 14th November 1970, signed also by France, states: "The export and transfer of ownership of cultural property under compulsion arising directly or indirectly from the occupation of a country by a foreign power shall be regarded as illicit".
This National Liberation Movement of the Venetian People (MLNV) through its Provisional Government of the Republic of Venice (GVP), legitimated by rules and regulations of international law based on the right of self-determination of the peoples, acting on behalf of the People and as a State, having regard to the above-mentioned Convention,
 
INTIMATES
the complete return of the following (bear in mind that this list which has been divided by categories and towns in Veneto is only what the archivists have managed to reconstruct):
 
List of valuable goods in cash equivalence
(Sources: 1 – State Archives of Venice; 2 – Ranieri Da Mosto, Venetian aristocrat “Patrizio”, descendent of the sailor who discovered the Cape Verde islands in the 1400s)
 
VENEZIA
  • 40 million pure gold coins stolen from the Duchy (Dogado) of Venice (of which 15 million belonging to the Dukedom of Modena which were deposited at the Serenissima mint); today's value including interest and appreciation is 2 millions of billions Italian lire, i.e. 1.033 billions Euros. 
VERONA
  • 72 million pure gold coins of Verona (higher in value than the gold coins of the Duchy of Venice) value at 1.967 billions Euros today.
The total of the two Veneto Lands is 3.000 billions Euros. 
 
Catalogue of works of art, antiques, codes and books
(Source: 10th volume of the monumental "Storia documentata di Venezia" by Samuele Romanin)
Paintings
VENEZIA
  • Alla Chiesa San Giorgio: Un dipinto su tela raffigurante le nozze di Cana (Paolo Veronese).
  • Alla Chiesa SS. Giovanni e Paolo:
    • Un dipinto su tela raffigurante Gesù Cristo in Casa dei Farisei.
    • Un dipinto su tela raffigurante il Martirio di San Pietro Domenicano (Tiziano).
  • Alla Chiesa S. Marco: Un dipinto su tela raffigurante San Marco che libera uno schiavo dalle mani dei Turchi (Tintoretto).
  • Al Palazzo:
    • Un dipinto su tela raffigurante La Fede, San Marco ed altri Santi (Tiziano).
    • Un dipinto su tela raffigurante Giove che fulmina i vizii (Paolo Veronese).
    • Un dipinto su tela raffigurante Le Virtù Teologali (Paolo Veronese).
    • Un dipinto su tela raffigurante Il Ratto d'Europa (Paolo Veronese).
    • Un dipinto su tela raffigurante Giunone che sparge dei tesori sulla Città di Venezia (Paolo Veronese).
  • Un dipinto su tela raffigurante La Beata Vergine, un Doge ecc. (Contarini).
  • Alla Chiesa S. Sebastiano: Un dipinto su tela raffigurante Gesù Cristo in casa di Simeone Fariseo, la Maddalena, ecc., (Paolo Veronese).
  • Alla Carità: Un dipinto su tela raffigurante La Resurrezione di Lazzaro (Leandro Bassano).
  • Alla Chiesa Madonna dell'Orto:
  • Un dipinto su tela raffigurante S. Lorenzo Giustiniani ed altri Santi (Pordenone).
  • Un dipinto su tela raffigurante S. Agnese che domanda la grazia d'un figlio d'un Prefetto (Tintoretto).
  • Alla Chiesa S. Zaccaria:
  • Un dipinto su tela raffigurante La Beata Vergine, un Bambino e Santa Catterina (Paolo Veronese).
  • Un dipinto su tela raffigurante La Beata Vergine, un Angiolo che suona il vialone, e diversi Santi (Paris Bordone).
  • All'Albergo di S. Marco:
  • Un dipinto su legno raffigurante Un pescatore che offre al Doge un anello (Giovanni Bellini).
  • Un dipinto su tela raffigurante Alla Chiesa ex-Gesuiti – S. Lorenzo Martire (Tiziano).
VERONA
  • Alla Chiesa di S. Zenone:
  • Un dipinto su legno raffigurante La Beata Vergine seduta con un Bambino; ecc. (Andrea Mantegna).
  • Un dipinto raffigurante S. Lorenzo ed altri Santi (Andrea Mantegna).
  • Un dipinto raffigurante S. Pietro ed altri personaggi (Andrea Mantegna).
  • Un dipinto raffigurante La Crocefissione di Gesù Cristo, con molte altre figure (Andrea Mantegna).
  • Un dipinto raffigurante Gesù Cristo nell'Orto (Andrea Mantegna).
  • Un dipinto raffigurante La Resurrezione di Cristo (Andrea Mantegna).
  • Alla Casa Bevilacqua:
  • Un abbozzo di un quadro su tela raffigurante il Paradiso (Tintoretto).
  • Un ritratto su tela di una Donna con un fanciullo che piange (Scuola di Paolo Veronese).
  • Un dipinto raffigurante La Sacra Famiglia (Scuola di Paolo Veronese).
  • Un dipinto raffigurante Due altri quadri (Scuola di Paolo Veronese).
  • Un dipinto raffigurante Il Martirio di S. Giorgio (Scuola di Paolo Veronese).
  • Un dipinto raffigurante S. Barnaba che legge l'Evangelico sopra il capo d'un malato (Scuola di Paolo Veronese).
  • Un dipinto su tela raffigurante L'Assunzione della Beata Vergine (Tiziano).
 
Sculptures
VENEZIA
  • Libreria di S. Marco: un Bassorilievo su marmo greco raffigurante un Sacrificio chiamato Souvetaurilia.
  • Alla Chiesa di S. Marco: 4 (Quattro) Cavalli in bronzo.
VERONA
  • Casa Bevilacqua:
  • Un busto in marmo raffigurante Augusto.
  • Un busto in marmo raffigurante Caracalla.
  • Convento di S. Fermo:
  • 8 (Otto) Bassorilievi in bronzo raffiguranti l'Istoria di Mausoleo.
  • 2 (Due) Altari in marmo.
  • Museo Lapidario:
  • 2 (Due) vasi Etruschi in terra cotta.
  • Un testamento Greco su marmo.
  • Un frammento d'iscrizione su porfido.
 
Antique
VENEZIA
  • Libreria S. Marco:
  • Un Cammeo di grandi dimensioni in pietra agata di due colori che rappresenta Giove Egioco.
VERONA
  • Casa Fuselli:
  • 19 (diciannove) Medaglie greche e romane in argento.
  • 28 (ventotto) Medaglie simili alle precedenti in bronzo.
  • 18 (diciotto) Medaglie romane e di uomini illustri in argento.
  • 4 (quattro) Medaglie simili alle precedenti in bronzo.
 
Books and Codes
VENEZIA
  • Biblioteca di S. Marco:
  • 138 (centotrentotto) Manoscritti greci su pergamena.
  • 34 (trentaquattro) Manoscritti simili ai precedenti su carta.
  • 24 (ventiquattro) Manoscritti latini, italiani, ecc. su pergamena.
  • 8 (otto) Manoscritti simili ai precedenti su carta.
  • 2 (due) Manoscritti Arabi su carta di seta.
  • L’intera Collezione Codici Foscarini
VENEZIA, PADOVA e S. DANIELE
  • Biblioteche dei Conventi:
  • 40 (quaranta) Manoscritti su pergamena.
  • 7 (sette) Manoscritti simili ai precedenti su carta.
VENEZIA, PADOVA, TREVISO e S. DANIELE
  • Varie Biblioteche:
  • 10 (dieci) Stampati su pergamena;
  • 111 (centoundici) Stampati simili ai precedenti su carta;
Tra i 121 stampati totali di cui sopra almeno 12 (dodici) sono antecedenti il 1471, tra gli altri il Durandus di Magonza del 1459 in pergamena, e oltre 50 (cinquanta) sono prime edizioni.
  • Uno Stampato su pergamena di Aldo Manuzio.
  • 58 (cinquantotto) Stampati simili al precedente su carta.
  • 50 (cinquanta) Libri di musica, la maggior parte antichi e rarissimi.
VERONA
  • Varie Biblioteche:
  • 22 (ventidue) Manoscritti su pergamena, di cui 8 (otto) anteriori al tredicesimo secolo.
  • 7 (sette) Manoscritti simili si precedenti su carta.
  • 46 (quarantasei) Stampati su carta, di cui 2 (due) anteriori al 1470
  • 23 (ventitre) Stampati su carta di Aldo Manuzio.
  • Uno Stampato moderno (per quel tempo).
 
Books
UDINE
  • Manoscritti
  • Sancti Augustini de Civitate Dei (Preziosa edizione).
  • Variorllm Sermones (del 12° secolo su membrana).
  • Psalterium (del 12° secolo su membrana).
  • Sanctus Hieronymus (del 11° secolo su membrana).
  • JEsopi Fabulae (del 13° secolo su membrana).
  • Persius et Iuvenalis (del 15° secolo su membrana).
  • Plinii Historia Naturalis (del 15° secolo su membrana). 
  • 3 (tre) volumi Titus Livius (del 15° secolo su membrana).
 
Editions
  • Franciscus Philadelfus, Brixiae, Doct. Brittanicus (del 1488).
VERONA
  • Biblioteca Capitolare. Manoscritti:
  • di Ariosti Co. Giuseppe: Iscrizioni antiche trovate e raccolte tra le rovine delle quattro Colonie Romane della Transilvania.
  • di Ariosti Co. Giuseppe: Iscrizioni Lapidarie trovate sotto le mura antiche di Torino.
  • di Aulo Persia Fiacco: 6 (sei) Satire con note di Scoliaste ed Anneo Cornuto, con la vita e le Satire di Giuvenale.
  • di Boccaccio Giovanni: dei casi avvenuti ad uomini illustri.
  • di Calderino Domizio: molte cose la maggior parte inedite.
  • di Claudiano Poeta: varie operette (del 9° secolo).
  • Collezioni di Inni e capitoli con note musicali con una sola linea in minuscolo quadrato (su pergamena).
  • Collezione di Versetti (antifone) tratti con note musicali senza linee (scritte in Greco su pergamena).
  • di Aristofane: 2 (due) Commedie, Pluto e Nebula (in Greco).
  • di Ascelipio Tralliano: Commentario nei rimi di sei libri di Aristofane della Metafisica (inedito).
  • di Autore Anonimo: Cronologia ed Astronomia (scrittura tipografica del 10° secolo).
  • di Feliciano Elice: iscrizioni da antichissime lapidi.
  • di F. Giocondo: iscrizioni da antichissime lapidi.
  • di Giderio da Sommacampagna: l'Arte delli Rithimi volgari a laude e gloria de lo excelso e magnifico signore Messer Antonio della Scala (con miniature illustrate).
  • di Giustino Ettore di Fontanellis: Epitome delle Storie di Pompejo (carattere tipografico con miniature illustrate).
  • Giuvenale libro V, ed Orazio llacco libro dell'Arte poetica, con note inter­lineari (scrittura tipografica).
  • I libri dei re, versione di S. Girolamo, codice rarissimo (del 7° secolo su pergamena).
  • Le Complessioni di Cassiodoro Senatore, monumento ecclesiastico, unico ed insigne per la sua antichità (su pergamena).
  • Lettere cento di S. Girolamo (del 10° secolo, carattere quadrato scritto in due colonne su pergamena).
  • Moltissime composizioni toscane in prosa in versi (carattere minuscolo corsivo, ornato di lettere iniziali miniate).
  • Monumenti antichissimi di iscrizioni e figure in caratteri Egiziani, Fenicii, Assirii, Greci e Latini, incisi parte in metallo, pietra, avorio, osso, ed in terra cotta, incassate su legno.
  • Omerocentoni, idest Evangelican Historiam, Homeri versibus, aut verbis ut cunq. compingentes (dal 9° al 10° secolo).
  • di Publio Ovidio Nasone: 6 (sei) libri dei fasti.
  • di Publio Valerio Massimo: i libri dei detti e fatti memorabili a Tiberio Cesare (scrittura tipografica con miniature illustrate).
  • di Sulpicio Severo: Opuscoli ed altro, scritti al tempo di Agapito console (del 517 su pergamena).
  • di Terenzio P. A.: Commedie (scrittura tipografia con miniature illustrate).
  • Di Tito Livio: le Decadi, con l'Epitome di Lucio Floro, in 3 (tre) volumi (carat­tere tipografico con miniature illustrate).
  • di Plutarco: Vite (ornato con miniature illustrate).
 
Editions
  • di Aristophanis: Comoediae novem cum Scholiis (del 1498, Venetiis apud AIdum, grasce).
  • di Aristotelis: Opera omnia graece in cinque Volumi (del 1495, Venetiis Aldi Manucii).
  • di Aulii Gelii: Editionem primam Graecis etiam litteris ab arte typographica tunc temporis nondum agnitis conspicuam Scipio Maf!eius Bibliotechae, Capitulari dono dal. per Conr. Sweynheym et Arnold. Pannartz. (del 1489, Romae).
  • Biblia Latina; incipit liber proverbiorum (del 1471, Romae).
  • Bossus Matthaeus Veron. canonicus; reg. Varia diversaq. et longa habentur ex dispersione collecta (del 1493, Bononiae).
  • Catullus, Tibullus, et Propertius (del 1487, Venetiis).
  • Dante col Commento di Cristoforo Landino (del 1491, Venetiis).
  • Eusebij Caesariensis Historia Ecclesiastica, per Scallum Joan. Germanicum (del 1479, Mantuae).
  • Galenus, Methodus medendi, graece, vari libri (del 1500, Venetiis).
  • Hieronymi Epistolae per Conr. Sweynheym et Arnoldum Pannartz. (del 1468, Romae).
  • Iuvenalis , saritae, cum Domitii Calderini Veronensis commentariis. (del 1485, Venetiis).
  • Maifei Scipione, Verona Illustrata in quattro VoIumi (del 1732, Verona).
  • Svetonius C. Tranq. et alii in eodem volumine continentur (del 1490, Venetiis).
  • Virgilii Bucol., Georg., A.neid. per Vendelinum Spira (su pergamena, del 1470, Venetiis).
(Sources: Tratto dal Catalogo de' Capi d'opera di pittura, scultura, antichità, libri; storia naturale ed altre curiosità trasportati dall'Italia in Francia. Venezia 1799 presso Antonio Curti).
 
Catalogue of Manuscripto Codes and printing books of Monasteri, dè Regolari of city of Venice Library
  • Codici manoscritti del Monastero, o Collegio dei Reverendi Padri Domenicani delle Zattere di Venezia nell'anno 1797:
  • 10. Delle famiglie veneziane, che sono state al Governo Duc., di Marco Barbaro (codice originale scritto nel 1570).
  • 22. Liber Aurelii Auctoris Marci Trivisano Veneti de Maurocosmo. s e. De Majori Mundo (codice membranaceo del 14° secolo).
  • 26. Caii Plinii Secundi. Naturalis Historia (codice membranaceo principesco e reale del 15° secolo).
  • 87. Elegie di Madonna Fiammetta, da lei alle innamorate donne mandate (codice cartaceo del 15° secolo)
  • 93 I quattro Evangelj accordati in uno da Jacopo Gradenigo cavaliere, in terza rima (codice in pecora del 14° secolo). 
  • 99. Isularia di Antonio Millo (codice cartaceo del 14° secolo, unico esemplare).
  • 104. Chronicon Martini Poloni Papae Poentitentiarii, et Capellani (codici in pecora del 13° e 14° secolo).
  • 126. Achillis Bocchii Bononiensis. Historiae Patriae ab urbe condita libri XV (codice del 16° secolo).
  • 128. Aristotelis Opera (codice membranaceo del 15° secolo XV, con oro, e colori).
  • 161. Insularium Archipelaghi, Cristophori Brandemonti Presbiteri FIorentini (codice cartaceo del 15° secolo con 83 immagini).
  • 163. Hygini, Poeticon Astronomicon (codice membranaceo  del 15° secolo)
  • 166. Lactantii Firmiani. Institutionum Divinarum libri VII (codice membranaceo del 15° secolo).
  • 174. Vite dei Santi del vecchio e nuovo Testamento, ed altre storie in lingua antica francese, con altre operette greco-latine (codici membranacei. Il testo francese e latino sono del 14° secolo mentre il greco del 11° secolo. Codici assai pregevole per se stessi e molto più per esser stati della Regina Carlotta di Cipro).
  • 176. Decamerone del Boccaccio (codice membranaceo del 14° secolo. Era di proproetà di Giuliano de' Medici).
  • 178. Leonardi Aretini, Xenophotis Tyrannus, e Graeco in Latinum conversus (codice cartaceo del 15° secolo).
  • 180. Modus servandus in creatione militis Hierosolymitani (codice cartaceo del 15° secolo).
  • 181. M. Annaei Lucani Cordubensis, Pharsalia libri X, cum glossis (codice membranaceo del 14° secolo).
  • 195. Roberti Ves si (sic) Ariminensis, Elegiarum libri duo (codice cartaceo del 15° secolo).
  • 196. Phalaridi s Epistolae de Graeco in Latinum versae per Franciscum Aretinum. Diogenis Epistolae de Graeco. Bruti Epistolae de Graeco (codice membranaceo del 15° secolo XV).
  • 199. Isocratis, Sermo de Regno, a Bernardo Justiniano e Graeco in Latinum versus (codice membranaceo del 15° secolo con otto opuscoli).
  • 204. Macrobius, in somnium Scipionis (codice membranaceo del 15° secolo).
  • 205. Asinus Luciani, ex Graeco in Latinum per Poggium traductus (codice membranaceo del 15° secolo con altri opuscoli di Luciano).
  • 207. Valerii Maximi, factorum, dictorumve memorabilium libri quatuor tantum (codice membranaceo del 15° secolo).
  • 209. Bessarionis Cardinalis, et Patriarchae Costantinopolitani Defensionum contra obiectiones in Platonem libri tres (codice membranaceo del 15° secolo).
  • 215. Stephani Tagliacci Archipresbiteri Patrensis in Cantica Canticorum (codice membranaceo in perfetto stato, del 16° secolo).
  • 216. Antiquitates aliquot Galliae, con 97 antichi pezzi di Fabbriche, e 55 Sepolcrali Inscrizioni (codice cartaceo del 16° secolo).
  • 220. D. Prosperi Epigrammata super Sento D. Augustini (codice membranaceo del 13° secolo, de cult. Equorum del 14° secolo con altri opuscoli dello stesso secolo).
  • 227. Tarquinii Gallatii Sabini, de Tragaedia, et Comoedia (codice cartaceo del 17° secolo).
  • 240. P. Virgilii Maronis Aenei (codice membranaceo del 13° secolo).
  • 241. Magistr i Dominici Joannis, Theocoton (codice membranaceo del 15° secolo).
  • 245. Liber Ovidii, epistolarum Heroidum (codice cartaceo del 15° secolo).
  • 251. L'Ameto di Messer Giovanni Boccaccio (codice cartaceo del 15° secolo).
  • 253. B. Bemardi Abatis Claravallensis, homiliae quatuor (codice membraceo del 15° secolo).
  • 255. M. T. C. Rethoricorum Novorum ad Q. Herrenium libri IV (codice membranaceo del 15° secolo).
  • 259. Excerpta quaedam ex Ali-Abearage, et Guido Bonato, de cultu morborum (codice cartaceo del 14° secolo).
  • 260. Francisci Patrici Senensis, carminum libri quatuor (codice membranaceo del 15° secolo).
  • 262. Laurentii Bonincontri Miniatensis, fasto rum libri IV (codice cartaceo del 15° secolo).
  • 264. Pompei Festi excerpta ordine alphabetico (codice cartaceo del 15° secolo).
  • 265. P. Virgilii Maronis, Bucolica. Oratio Julii pro A. Licinio (codice cartaceo del 14° secolo).
  • 266. Isidorus, de summo Bono (codice membranaceo del 13° secolo).
  • 268. Opusculum Leonardi Aretini e Graeco in Latinum compilatum. De Vita tyrannica, et privata (codice cartaceo del 15° secolo).
  • 282. Architettura militare. Marlois. Fortificazione regulare (codice cartaceo illustrato del 17° secolo).
  • 303. Compendium Chronologicum trium priorum saeculorum a Christo nato (codice cartaceo del 18° secolo).
  • 304. Iuvenalis Aquinatis Poetae, satyrarum libero (codice membranaceo del 15° secolo).
  • 325. Manilii Cabacci Ralli, carmina (codice membranaceo del 16° secolo).
  • 338. Albius Tibullus. Elegiarum – Vibii Sequestris de Fluminibus, Fontibus (codice membranaceo e cartaceo del 15° secolo).
  • 407. Canzoniere di M. Francesco Petrarca (codice cartaceo del 15° secolo).
  • 408. Rime di M. Tartalia de Mantelli da Canobio (codice cartaceo del 15° secolo).
  • 421. Orazioni del qm. Ill. Sig. Andrea Comaro (codice cartaceo del 17° secolo).
  • 437. Evangelium D. Joannis cum Glossis (codice membranaceo del 13° secolo).
  • 447. Canzoniere di autore ignoto (codice cartaceo del 16° secolo).
  • 449. Delli Procuratori di S. Marco (dall'anno 802 al 1650).
  • 453. Francisci Philelphi ad Thomam Thebaldum Mediolanensem, Convivium primum (codice cartaceo del 15° secolo).
  • 454. Fabulae sexaginta anonimi auctoris christiani elegiaco versu (codice membranaceo del 14° secolo).
  • 455. Psalmi David, cum Commentario Rab. David Kinchi (codice ebraico in pecora con miniature del 14° secolo).
  • 456. Ad Herennium libri IV (codice membranaceo del 14° secolo).
  • 496. Gramatica Latina (codice membranaceo del 15° secolo XV).
  • 497. Pomponii Mellae de situ totius orbis (codice membranaceo del 5° secolo).
  • 500. Pers i Satyrae (codice membranaceo del 13° secolo).
  • 501. Dorothei,oratio de Humilitate. De Graeco in Latinum versa per Omnibonum Leonicenum (codice membranaceo e cartaceo del 15° secolo, con altri opuscoli del medesimo autore) .
  • 503. Luciani, de fide non facile calumniae adhibenda libero (codice membranaceo del 15° secolo).
  • 511. Erotemata Grammaticalia Graeca (codice membranaceo del 15° secolo).
  • 518. Bindi Bunichj Seniensis Cantiones, Dantis Aligerii FIorentini cantiones (codice membranaceo del 15° secolo).
  • 526. Officium S. Crucis, et alia (codice membranaceo del 15° secolo).
  • 528. Libro Morale. Ossia raccolta d'opuscoli morali ad uso de' maomettani in lingua arabica (codice in carta bombicina del 15° secolo).
  • 532. Corano. In lingua arabica (codice in carta bombicina del 15° o 16° secolo).
  • 539. Lettere di complimento di Matteo Zeno (del 1640).
 
Books in printing from 1469 to 1499
  • Plinius, historia Naturalis (del 1469).
  • S. Augustinus de civitate Dei. Ven. (del 1470).
  • La Batrocomiomachia. Homerus. In italiano per Summaripa (Verona).
  • S. Joannes Chrisost. Sermones, per Cristophorum Genson.
  • Petrarca. Il Canzoniere (Venezia).
  • Alberti Leombattista. Rimedio dell'Amore (del 1471, Venezia).
  • Campanus oannes Antonius Episcopus Aprut. Oratio habita 1471 ad exhortandos Principes Christianos contra Tuscos.
  • Carbone Lodovico. Orazione del Bessarione a tutti i signori d'Italia (Jenson).
  • S. Ciprianus, epistolae (Venetiis).
  • Eutropios, bistoria Romana; et Paulus Diaconus de Hist. Ital. Provo et Rom. (Romae).
  • Gloria Mulierum (Veneto, Jenson).
  • Lactantius, de Divin (Institut).
  • Palma virtutum. (Veneto, Jenson).
  • Parole divote dell'anima innamorata in MFisser (Gesù).
  • Pianto de Cristiani, o Luctus Christianorum. (Veneto, Jenson).
  • Ragazonius, vel Aragazonius, orat. ad Nicolaum Thronum Duc. (Veneto)
  • Terentius (Veneto)
  • S. Antonius. Medicina dell'anima (Bologna).
  • Aretinus Leonardus. Epistolae familiares (Editio. princeps.).
  • Boccaccio. La Fiammetta.
  • Boccaccio. Il Filocopo (Venezia).
  • Diodorus Siculus, Poggio interprete (Bononiae).
  • Plautus (Venetiis).
  • Romanus Jacobus Brix. Gratulatio pro Patria ad Nicolaum Thronum Veneto Duc. (del 1472).
  • Petrarca, il Canzoniere (Venezia).
  • Virgilii opera (Venetiis).
  • Donat. Gram. Fabularum breviatio Ovidii Nasonis; post hunc annum, Petrus Maufer artem impressor incepit.
  • Fiore di virtù (Venezia).
  • Giustiniano Leonardo Laudi divotissime (Venezia).
  • Latini Brunetto. Il Tesoro (del 1474, Treviso).
  • A Lignamine Joannes Philippus, chronic. Summorum Pontif., et Imp. (Romae).
  • De Lubec Joannes, pronosticum super Antechristi adventu. Paduae calculatum.
  • Nicolaus Episcop. Madrusiens. Oratio in funere Patri Riarj Card.
  • Uberti Fazio, Ditta Mundi. in terza rima (Vicenza).
  • Darius Phrygius, histo. de excid. Trojae (del 1475).
  • Dathi Augustini, De variis loquendi figuris (del 1471, Ferrara).
  • Hierocles Alex. In aureos versus Pythogorae Romae.
  • Turrecremata de Joan. Card. Tractatus de acqua benedicta.
  • Victor SeX. Aurelius. Plinius Primus. De praeclaris gestis Romanorum.
  • Vita di S. Girolamo (Venezia).
  • Vita Sancti Laurentii Justiniani scripta ecc. (membranaceo).
  • Atanagio (autore finto) Eneide di Virgilio (del 1476, Vicenza).
  • Monteregio Gio.: o Pio. Calendario (Trevigi).
  • Roberto. Sermoni (Trevigi).
  • Sicco Polentone. S. Antonin Vita..
  • Bettini Antonio. Il Monte Santo di Dio. (del 1477, Firenze).
  • Cippicus Coriolanus, sub nomine Cepion. Petri Mocenici Venetorum Imper. Gestorum. Libri III (del 1477, Veneto).
  • Dionysii. De situ orbis (Veneto)
  • Fiore di virtù (Venezia).
  • Guerino detto il Meschino (Venezia).
  • Justinus, tradotto dallo Squarciafico (Venezia).
  • Pajellus Guilielmus. Laudatio in funere Bartholomei Colei (Bergomi, Brixiae aut Vicentiae).
  • Isgoreus Georgius. Liber eleg. et Carm (Veneto).
  • Cosmico. Canzoni. Venezia (del 1478).
  • Eusebio. Vita e miracoli di S. Girolamo (Treviso).
  • Joannes Cremonens. Theor. Planet. (Veneto).
  • Lactantius, de Divina institutione (Veneto).
  • Plutarchi.Vitae viro rum illustrium ex Graec. in latino (Venetii).
  • Sacrobuscus Joannes. Sphera Mundi.
  • Boccaccio. L'Ameto (del 1479, Treviso).
  • Contarenus Petrus. In funere Marci Cornelii Equitis Oratio (Venetiis).
  • Eusebii Pamphili. Histor. Ecclesiast. in latinum versa a Ruflìno, Mantuae (del 1479).
  • Platina Bartholom. Vitae Romanorum Pontificum (Coloniae Agrippinae).
  • Polentonus Sicus. De Edif. urbis (Veneto).
  • Rufus Sextus ConsuI. Rerum gestarum Pop. Rom. usq. ad Augustum.
  • Aretin. Leonard. in Libr. Oeconom (del 1480).
  • Bonaccursius. Index Locorum in Commento Caesaris.
  • Fioretto Novello del Vecchio e Nuovo Testamento (Treviso).
  • Joannes Chartusiensis: Nosce te ipsum (del 1480, Jenson).
  • Laertius. Vite tradotte.
  • Montalto Adam Joannes. Passio Jesu Christi carminibus edita.
  • Aesopus. Fabulae versibus exametr. et pentametris absque nomine, interpro per Nicolaum Jenson (del 1481, Mutinae).
  • Benevolentius Bartholameus. De Luce, et visibili (del 1481, Romae).
  • Colonna Guido. Historie di Troja (Venezia.).
  • Cosmico. Canzoni (Vicenza).
  • Landini. Plinio tradotto (Venezia).
  • Maroldus. Sententia veritatis humanae redemptionis (del 1481, Romae ).
  • Morandus Benedictus. Oratio pro Patria.
  • Pulci Luca. Pistole in terza rima (Fiorenza).
  • Samuel Archiep. Hieros. Versus reperti Hierosol.
  • Virgilio. La Bucolica tradotta (Firenze).
  • Aesopus. Vita, et Fabulae (del 1482, Parmae).
  • Boccaccio. Il Filostrato (Venezia).
  • Carutus Blancus (sic). Argument. Declar (Nuvariae).
  • Lucianus. Opuscola. Absque loco.
  • Macer Aemilius. Pseudo-Macer. Verus Auctor. Odo quidam etc.
  • Macrius. De usibus Herbarum (del 1482, Mediolani).
  • Publitius Jacob. FIor. Ars Memoriae (Veneto).
  • Sixtus IV. Epist. ad Joannem Mocenicum Veneto rum Ducem.
  • Aegidius, De Urinarum judiciis (del 1483, Paduae).
  • Apuleius Platonicus (sic) Herbarium etc. (Romae).
  • Valturio Roberto. De fatti, e precetti militari (Venezia).
  • Buzzacarenus Franciscus. Isocr. Oratio ad Nicolem, e graeco in latinum etc. (del 1484).
  • Carvajal Bernardinus. Oratio in die Circumcisionis etc. Romae habita.
  • Mondinus. Anathomia (Patavii).
  • Summaripa Zorzi. Martirio di S. Simone di Trento (Treviso).
  • Canis. Joann. Jacob. Compendium breve Institut. Justin. etc.(del 1485, Patavii).
  • Corsini. Sermoni di S. Leone tradotti (Firenze).
  • Guarinus Veronensis. De brevibus clarorum hominum inter se consentientibus a PIutarcho collectis (Brixiae).
  • Laudi spirituali di diversi, raccolte per Jacopo de' Morsi.
  • Lollius Antonius Geminianensis. Oratio in die Circumcisionis Comini.
  • Marlianus Joannes Franciscus. Oratio ad Innocentium VIII, pro Galeatio etc. 
  • Publicius Jacobus Florent. Orat. Art. Epitom. 
  • Ranutinus, (recte Rinuccinus) Alamannus. Plutarch. De virtut. Mulier (Brixiae).
  • Vergerius Petrus Paulus. De ingenuis moribus (Brixiae).
  • Barbarus Ermolaus. Oratio ad Frieder. Imp. (del 1486).
  • Mora Alphonsus. Oratio coram Innocent. VIII.
  • Probus Valerius. De litter antiq. signif. et.
  • Aelianus. De Aciebus instruendis, Theod. Gazae Interpr. (del 1487, Romae).
  • Frontinus. Strateg. (Romae).
  • Miniatore Bartolomeo. Formulario di Epistole.
  • Modestus. De Re Milit.
  • Propertius cum Catul., et Tibul. (Venetiis).
  • Pulci Luigi. Il Driadeo (Fiorenza).
  • Refrigerio Gio. Batta. Trionfo del Refrigerio.
  • Vegetius Flavius. Epist. Institut. Rei milito (Romae).
  • Aristotel. Proposito Univo Item Senecae Boetii etc. (del 1488, Bononiae).
  • Chieregatus Leonellus. Orat. pro Innocent. VIII. ad Carolum. VIII, Franciae, Reg.
  • Diog Laert. Traduz. Ital. (Fiorenza).
  • Phalarid. Epistole tradotte. (Fiorenza).
  • Propert. cum Tibul., et Catul. etc.(Venetiis).
  • Sabellicus M. Antonius. De Veneto Magistr. (Veneto).
  • Vite de' Pittori vene ti etc. del Ridolfi (17° socolo, Venezia).
  • Bonaccursius De Monte Magno, Liber de Nobilitate (del 1489).
  • Mantuanus Baptista. De suorum temporum calamitatibus (Bononiae).
  • De Rosenheym Petrus. Opus roseum appellato Memor. div. Eloq. (del 1489, Bononiae).
  • Spretus Desiderius. De Amplit. vatast. et instaurato Urb. Raven. (Venetiis).
  • Vite de Filosofi antichi (Venezia).
  • De Voragine Jacobus. Legendae Sanctorum (Ulmae).
  • Albanus Bonajutus. De Insulis. Doctrinale altum, seu Liber Parabol. (del 1490, Coloniae).
  • Bembus Bonif. Brix. Oratio in Sapient. Princip. Ludovici Mauri, etc.
  • Della Pazienza. Cavalca (Fiorenza).
  • Colatius Mattheus cognom. Siculus. De Civiltate etc.
  • Dandulus Faustinus. Pat. Vien. Compend. pro Cathol. Fidei Instruct. 
  • Facetus Magister. Liber Metricus etc. (Coloniae).
  • Foresi Bastiano. Libro chiamato Ambizione (Fiorenza).
  • Regius Raphael. Epistolae Plinii enarrat. cum aliis opusc. (Venetiis).
  • Thesmophagia, sive de Moribus, et Facetiis, etc. (Basileae).
  • Vicecomes Fr. Hieronymus O. P. Lamiarum, sive Striarum Opusc. (del 1490, Mediolani).
  • Catolicon Vocabulista, (Joannis de Janua).
  • Astronomi veteres (del 1491, Venetiis).
  • Bonincontrus Laurentius. Dier. solemn. Christianae Religionis etc. (Romae).
  • Gerson Giovanni De Imitatione Christi. In volgare (Venetia).
  • De Monticelli Domenico. Epistole di Ovidio in terza rima (Brescia).
  • Pamphilus Venclanus (sic). Gram. Institut. (Mediolani).
  • Politianus Angelus. Praelectio, cui titulus Panepistemon (del 1491, Florentiae).
  • Villanovanus (de Villanova). Arnaldus. Regiment. Sanit. (Argentorati).
  • Augustonus Joan. Basil. Prognosticon (del 1492-1493).
  • Baduarius Sebastianus. Oratio ad Alexander VI.
  • Bienatus Aurelius, Oratio in funere Laurentii Medice Neapoli abita (Veggesi il Moreni, Bibliografia della Toscana).
  • Bigo Pictorius Ludovicus. Carminum tumultuariorum, sette libri (Mutinae).
  • Burchiello. Sonetti (Vanesia).
  • Carvajal Bernard. Oratio de elig. sum. Pontif. 
  • Cataneus Joannes Lucidus, Oratio ad Alexandrum VI pro March (Mantauro).
  • Collatinus Petrus. Fast. Major. Libell. (del 1492, Mediolani).
  • Dio. Chrysost. Ad Ilienses. Francisci Philelphi I’interprete (Cremonae).
  • Haedus Petrus. (Auteroticorum).
  • Lucanus Pharsalia. In lingua volgare (Milano).
  • Lucarus Nicolaus. Funebr. Laudatio Baptistae Biasi Astronomi.
  • Marsuppinus Carolus. Homeri Batracomyomachia (Parmae).
  • Perleonio Giuliano (detto Rustico Romano). Raccolta de Poeti, compendio di Sonetti ed altre rime di varie texture, intitolato lo Perleone (del 1492, Napoli).
  • Philelphus Marius. Epistolae (Venetiis).
  • Purliliarum Jacobus Com. Reipubl. Veneto Administr. (Tarvisj).
  • Regius Raphael. Ludov. De Laudibus Eloquentiae (Venetiis).
  • Spinola Jacobus. Oratio ad Ludov. Bar. Duc.
  • Tuppo Francesco. Vita di Esopo latina, e volgare (Venezia).
  • Tygrinus Nicolaus. Oratio ad Alexandrum VI. pro Lucensibus.
  • Uomini famosi da 100 anni in qua, fino alla morte di Lorenzo de Medici.
  • Bellovacensis Vincent. Speculo Histor. (del 1494, Veneto).
  • Cavalca. Pungilingua (Firenze).
  • Dati Giuliano. Breve Trattato di Roma (Roma).
  • Giustiniano S. Lorenzo. Trattato della vita Monastica (Venatia).
  • Lascaris Constant. De octo Parto Orat. Gr. Lat.
  • Maynus Jason. Oratio in Nuptiis Maximil. Rom. Imp. (Jnspruch).
  • Mundinus. Anathomia emendata (Veneto).
  • Petrobonus Hieronymus. Bentivola, sive de Laudibus Bentiv. Famil.
  • Aristotelis opera. Grec. Tom. VI (dal 1495 al 1498, Venetiis).
  • Britanicus Gregorius O. P. Sermones funebres etc. (Venetiis).
  • Campanus Joannes Antonius. Opera omnia (Veneto)
  • Ferretus Nicolaus. De ordine, et junet. Composito ornatae.
  • Manucius Aldus. Praecip. Linguae elementa (Veneto).
  • Maynus Jason. Responsio Oratoribus Genuensibus in debit. Urbis in aree (Mediolani).
  • Passeverius Aloysius. Historia Lepida de quibusdam ebriis Mercatoribus (Brixiae).
  • Paulus Venetus, Tract. Summul. (Veneto).
  • ValI a Laurentius. XXX. Fabulae Aesopi e graeco in lat. (Veneto).
  • Vinciguerra Antonius Chronici. Ad magnum Virum Mare (Georgium P. Veneto Utrum) deceat Sapienti uxorem ducere, an in caelibatu vivere. In versi volgari (Bologna).
  • Benedetti, seu Benedicti Alexandri. Diaria de Bello Carolina (del 1496, Aldo).
  • Carrariensis Raphael. De Prosodia (Bononiae).
  • Diog. Laert. Lat. (Venetiis).
  • S. Joan. Chrysost. Com. in D. Pauli ad Corinthios. Interpr. Hyeron. Donato (Brixiae).
  • De Mandavilla Joan. Itinerario (Venezia).
  • Vergerius Petrus. Lib. de ingen. Adolescent. moribus (Ferrariae).
  • Bolzanus Fr. Urbanus O. M. Instit. Gram. P. (del 1497, Veneto).
  • Mancinellus Antonius. Spica. et Versilog. (Venetiis).
  • Maturantius (recte Mataratius) Franciscus. De componendo carmine (Venetiis).
  • Psalterium B. M. V. compositum per S. Bernardum (Veneto).
  • Valgulius Carolus. Cleomedis de contemplatione urbium etc. (Brixiae).
  • Amasaeus Gregorius. Paneg. in laud Card. Grimani (Veneto).
  • Aristophanes. Graec. cum Scholiis (Aldus, Veneto).
  • Borro Fr. Gasparino dell'ordine de Servi. Trionfi, Sonetti, Canzoni, etc. (del 1498, Brescia).
  • Dati Augustinus, Elegantiolae.
  • Disputatio inter Clericum, et Militem (Parisiis).
  • Manteanus Baptista. Eclogae (Mantuae).
  • Amasaeus Hieronymus. Vaticinium, qua praedicitur universum Orbem etc. (del 1499).
  • Astronomi Veteres (Venetiis).
  • Beroalbi Phylip. Orationes, et Opuscula (Bononiae).
  • Bojardo Matteo. Sonetti, e Canzoni (Reggio).
  • Capella Martian. Opera omnia (del 1499, Vicet).
  • Dit. Cretens, et Dater. Phryg. Histor. de Bello Trojano (Veneto).
  • Ethimologicum Magnum. Graec. (Veneto).
  • Laetus Pomponius. Rom. Historiae Compendium. Veneto Acced. ejus vita.
  • Lexicon Graec. Lat. Ioan. Crast. (Mutinae).
  • Maynerius Accursius Avenionensis. Oratio habita nomine Ludovici XI Francorum Regis (Veneto).
  • Probus Valerius. Opus de Interpret. Rom. Lat. (Veneto).
  • Saxi Pomphili. Epigrammata etc.(Brixiae).
  • Simplic. Commento in X. Categ. Arist. Graec. (Venetiis).
 
Aldini’s books and other
  • Leonardi Aretini, Epistolae.
  • Calcondilas. Erotemata.
  • Horatius. Aldus (del 1501).
  • Martialis. Aldus (del 1501).
  • Petrarcha. Aldus (del 1501).
  • Sedulius. Aldus (del 1501, Mediolani etiam).
  • Virgilii Opera. Aldus (del 1501).
  • Dante. Aldus (del 1502).
  • Lucanus. Aldus (del 1502).
  • Herodotus. cum Xenophonte. Aldus.
  • Philelphi Epistolae. Aldus (del 1502).
  • Sophocles. Aldus (del 1502).
  • Statius. Aldus (del 1502).
  • Ammonii, et Magentini Commentaria. Aldus (del 1503).
  • Euripides. Aldus (del 1502).
  • Anthologia. Aldus (del 1503).
  • Eadem. Aldus (del 1521).
  • Guerini Veronensis Erotemata Graeca. Aldus. (del 1509).
  • Boccaccio. Decamerone. Aldo (del 1522).
  • Pindarus. Aldus (del 1513).
  • Poliphili Hypnerotomachia. Aldus (del 1545).
  • Hesychius. Aldus (del 1545).
  • Galenus. Aldus (del 1545).
  • Dante. Aldo (del 1515).
  • Castiglione. Il Cortigiano. Aldo (del 1528).
  • Urbani Bellunensis. Grammatica Graeca. Aldus (del 1498).
  • Astronomi. Veteres. Aldus (del 1549).
  • Geographiae Veteris Scriptores Graeci minores. Graec. Latin. Oxoniae (quattro Tomi dal 1698 al 1712).
  • Du-mont. Corps universel diplomatique du droit des gens (14 Tomi del 1739, Amsterdam).
  • Supplement au Corps universel diplomatique augementé par M. Rousset. (6 Tomi del 1739, Amsterdam).
  • Montfaucon Paleographia Graeca (del 1708, Parisiis).
  • Storia della Provenza (2 Tomi, Atlas).
  • Mabillon. Diplomatica (4 VoIumi).
  • La Pulcelle d'Orleans (Paris).
  • Anville Nouvel Atlas de la Chine, de la Tartarie Chinoise, et du Thibet (del 1737, Aig.).
  • Carte geografiche di varii paesi (2 Tomi).
  • Cellarius Audreas. Armonia Macroscomica, seu Atlas totius universi (del 1661, Amstelodami).
  • N.° 320 Volumes Books with codes of the Library of the Padri Domenicani Osservanti delle Zattere di Venezia.
 
Books from the Library of Reverendi Padri Somaschi of S. Maria della Salute
  • Dante Alighieri. De vulgari eloquio libri duo (del 15° secolo)
  • Dionysius Halicarnasseus. Ars Rethorica=De Thucididis proprietatibus ad Ammaeum=De structura orationis ad Rufum Magilium, Graec.
  • Miniature di Ducali dei seguenti dogi: sette di Andrea Gritti – cinque di Pietro Lando – tre di Francesco Donato – tre di D' Incerto – tre di Marcantonio Trevisan – tre di Francesco Venier – due du Lorenzo Priuli – dieci di D' Incerto – tre di Girolamo Priuli – due di D' Incerto – due di Pietro Lando – cinque di Alvise Mocenigo – quattro di Nicolò da Ponte – sei di Pasqual Cicogna – undici di Marin Grimani – una di Giovanni Dolfin – undici di D' Incerto.
  • Ariosto Lodovico. L'Orlando furioso, ornato di figure in rame di Girolamo Porro (del 1584, Venetia; per Francesco de Franceschi, con la figura del Canto XXXIV originale).
  • Bembo Pietro. De Aethna ad Angelum Chabrielem (Impressum Venetiis, in aedibus Aldi, del 1495).
  • Boccaccio Giovanni. Decamerone nuovamente corretto, con tre Novelle aggiunte (del 1522, Aldo).
  • Castiglione Baldassarre. Il Cortigiano (del 1528, Venezia, Aldo).
  • Castiglione Baldassarre. Il Cortigiano (del 1547 Venetia, per il figlio di Aldo; documento originale scritto a mano dall'autore, con note varie).
  • Colonna Francesco, sotto il nome di Polifilo, Hypnerotomachia, cioè pugna d'amore in sogno (del 1499, Venezia, Aldo).
  • Decor Puellarum, zoè honore de le Donzelle. Opera la quale dà regola, forma, e modo al stato de le honeste Donzelle (del 1471, Venetiis, per Magistrum Nicolaum Jenson).
  • Demosthenes. Orationes (Graece) cum argumentis Libanii (del 1504, Venetiis, in aedibus Aldi).
  • Diodorus Siculus. Bibliotheca historica (Venetiis, per Andream Katharen, 1476).
  • Girarli Cinthio. Gli Hecatommith. Nel Monte·Regale, presso Leonardo Torrentino: due Volumi (del 1565).
  • Iamblicus. De mysteriis Aegyptiorum, Chaldaeorum, Assyriorum, latinae tantum (del 1497, Venetiis, in aedibus Aldi)
  • Isocrates Atheniensis Orator. Orationes (Graece tantum) cum aliis veteribus Alcidamantis, Gorgiae, et Aristidis Orationoibus. Item Harpocration. (del 1534, Ve­netiis, in aedibus Aldi).
  • Manutius Aldus junior. Dictionarium Graecum cum latina interpretazione (del 1524, Venetiis, in aedibus Aldi).
  • Modestus. De Re Militari ad Theodosium Augustum; de magistratibus urbis, et sacerdotiis. Et de legibus, una cum Svetonio De Grammaticis (del 1474, Venetiis, per Barth. Cremonensem, ac Barth. de Carlo).
  • Perottus Nieolaus Sipontinus. Cornucopia (del 1499, Venetiis, in aedibus Aldis).
  • Musaeus. Opusculum de Herone, et Leandro. Graec. – Lat. (Venetiis, Aldus).
  • Petrarcha Francesco, i trionfi d'amore con l'esposizione di Bernardo Glicino, detto Bernardo Dasena: due voIumi in carta pergamena (del 1478, Venexia per Theodoro di Reynsburch, et Reynaldum de Novimagio).
  • Petrarca, il Canzoniere, coi Trionfi (del 1501, Venetia, Aldo).
  • Petrarcha Francesco. Libro degli Imperatori e Pontefici, dopo il quale seguono le vite fino all'anno 1478 (del 1478, Florentiae, apud Sanctum Jacobum de Ripoli).
  • Phalaridis Epistolae ab Aretino Latinate donatae. Sine loci, ac typographi nota.
  • Pindari Olympia, pythia, Nemea, Isthmia, Callimachi Hymni, Dionysii de situ orbis. Licophronis Alexandr. Graece (del 1513, Veneto Aldus).
  • Platina Bartholom. De honesta voluptate. In Civitate Austriae, apud Gerardum de Flandria (del 1480).
  • Pompilius Paulus. De Triumpho Granatensi. Panegyris. Romae impressit Eucharis Gilber, alias Franch (del 1490).
  • Ravennas Petrus, Phoenix, sive de Artificiosa memoria. Bernardinus de Choris de Cremona (del 1491, Venetiis impressit).
  • Verardus Carolus. Historia Baetica ad Cardinale m Riarium 1492. Fernan­dus Servatus (del 1493, Romae).
  • Verardus Marcellinus. Carmina (del 1493, Romae, Silber).
  • Vietor AureI. (sub PIinii Primi nomine) De viris illustribus. Absque ulla nota. (Veneto Jenson).
  • Terentius Publius. Comoediae. Cum Adnot. Donati. Mediolani apud Zarottum, 1476, fol.
  • Aretino Pietro. Il Capitolo, ed il Sonetto in lode dell'Imperadore a S. M. da lui propriamente recitati, Venetia, ad istanza di Biagio Perugino Muschinaro (del 1543).
  • Aristaenetus, Epistolae G-L- cum notis Josiae Merceri (del 1506, Paris).
  • Ciesole J acopo. Trattato del giuoco degli scacchi ridotto alla morale (del 1493, Firenze, per Antonio Miscomini).
  • Folengo Teofilo. Caos del tri per uno (del 1527, Vinegia, per Gio. Antonio e fratelli da Sabbio).
  • Durerus Albertus. De varietate figurarum flescuris, et partium ac gestibus imaginum lib. II (del 1534, Norimbergae, in aedibus viduae Durerianae).
  • Martelli Lodovieo. Opere corrette, e con diligenza stampate, aggiuntovi il quarto libro di Virgilio tradotto dal medesimo (del 1556, Firenze, per Giunti).
  • Martialis M. Valerius. Epigrammata cum notis Farnabii, et variorum, accurante Schrevelio. Ludg. Batav. apud Franciscum Nechium (del 1660).
  • Menzini Benedetto. Satire. (del 1728, Amsterdam).
  • Le stesse, senza luogo e tempo (del 1730, Firenze). 
  • Nouveau Recueil des Harangues.
  • Recueil de diverses Oraisons funebres, Harangues, discours, et autres pieces d'eloquence des plus celebres auteurs de ce temps, à l'Isle, chez Iean Henoy : quattro Volumi (del 1691).
  • Bonason Giulio. Amorosi diletti degli Dei, e varie figure umane.
  • Vega, Joseph de la, discorsos accademicos morales retoricos y Sagrados (del 1685, Ambres).
  • Barbieri Gianfrancesco. Disegni di paesi intagliati da Giovanni Penna (Parigi).
  • Zambaglia Nicolò Castelli e Ponti con alcune ingeniose pratiche, e con la descrizione del trasporto dell'Obelisco vaticano, e di altri del cav.Domenico Fontana (del 1743, Roma).
  • PolIio Giovanni, detto Polastrino, La Fenice di Lattanzio tradotta (del 1543, Roma).
  • Buffagnotti Carlo Antonio. Prospettive, più centonove emblemi di autori diversi (del 1700).
  • Arbiter Petronius. Satyricon; accedunt diversorum poetarum lusus in Priapum etc. cum notis variis De Michaele Hadrianide. Accedit integrum frag­mentum cum Apologia Marini Statili (del 1669 al 1671, Amtelodami, per Jo: Bleu).
  • Canzoni fatte da più persone per andar in maschera in tempo di carnevale, a petizione di Pietro Pacini da Pescia.
  • Uccelli diversi cavati dal naturale, intagliati in rame da Francesco Villamena.
  • Sadeler Justus. Animalium quadrupedum omnis generis imagines.
  • Sadeler Justus, Pisces, Icones variae.
  • Sadeler Marco, ed Egidio. Theatrum etc. o varie figure da loro intagliate.
  • Disegni, raccolta.
  • Sanctius Raphael Urbinas. Sacrae Historiae acta ab ipso in Vaticanis Xystis expressa, a Nicolao Chaperon delineata et incisa.
  • Sadeler Joannes, et RaphaeI. Solitudo, seu Patrum Heremicolarum figurae sculptae ab iisdem. Martin. de Vos invenit.
  • Pas Joannes Crispinus, Icones variae ab ipso delineatae.
  • Vaenius Otho. Bathavorum bellum cum Romanis ex lib. IV et V Historiarum Taciti descriptum, et aeneis figuris expressum. Antuerpiae (del 1612).
  • Gallaeus Philippus. Equorum Jcones a Stradano dipictae, et Gallaeo, et Goltzio excussae.
  • Gallaeus Philippus. Venetiones ferarum a Joanne Stradano dipictae.
  • Tempesta Antonio. Varie figure sacre, e profane, caccie d'animali, mesi dell'anno.
  • Tempesta Antonio. Raccolta nuova d'animali disegnati, ed intagliati da lui.
  • Roma urbs. Disegni di molte fabbriche antiche di essa.
  • Vasi grotteschi. Diverse Fontane.
  • Bosio Antonio. Roma sotterranea, accresciuta da Gio: Severani, e pubblicata da Carlo Aldobrandino. Roma appresso Guglielmo Facciotti (del 1632, illustrato).
  • Villamena Francesco. Vita di S. Francesco, scolpita in rame (del 1594, Roma).
  • Teniers David. Theatrum Pictorium. Antuerpiae, apud Hen. et Cor. Verdussen (del 1684).
  • Perrier Francesco. Icones et segmenta illustrium, et marmore tabularum quae Romae ad hunc F:xtant delineata, et incisa (del 1645, Parisiis).
  • Durerus Albertus, Epitome in divae Parthenices Mariae Historiam per figuras digestam, cum versibus annexis Chelidonii (del 1511, Norimbergae).
  • Durerus Albertus. Molte figure dello stesso.
  • Vandyck Antonius. Icones Principum, Regum, Archiducum, imperio bellorum duces gerunt, aut in iisdem praefecturis insignoribus laudabiliter functis, sunt imagines, et succincte rerum gestarum descriptiones (del 1601, Veneponti, per Joannem Agricolam).
  • Beatricetto. Carte da lui intagliate attinenti alla storia romana.
  • Zanchi Girolamo Francesco. Gemme, e statue raccolte.
  • Cassini Gio: Somasco, Nuova raccolta delle migliori vedute antiche, e moderne di Roma dal suddetto incise (del 1779, Roma, Monaldini).
  • Canale Antonio. Urbis Venetiarum prospectus celebriores ab Antonio Visentino aere expressi (del 1751, Venetiis. Pasquali).
  • Rizzi Marco. Paesi da lui stesso disegnati, e ventiquattro fatti incidere dal Zanetti.
  • Sadeler Egidio. I dodici Cesari dipinti da Tiziano, disegnati ed intagliati da lui stesso; in fine sta la Moretta di Tiziano.
  • Montfaucon Bernardus. L'antiquité expliquée, et rapprésentée en figures : dieci Tomi (del 1722, Paris, chex Florentin Delamine).
  • Supplement Paris : cinque Tomi (del 1724).
  • Plautus M. Accius. Comoediae (del 1522, Venet. Aldus).
  • Aedem, cum variorum notis, et recentione Friederici Gronovii (del 1694, Amstelod. ex Tipographia Blau).
  • Valerius Flaccus. Argonauticum: otto libri con note varie (curante Burmanno, del 1724, Leidae).
  • Seneca Aennaeus. Tragaed. X. cum notis Justi Lipsii, et aliorum multorum (del 1651, Ludg. Batav. per Jo. Maire).
  • Horatius Flaccus. De arte poetica cum commentariis rancisci Lusini (del 1554, Venetiis, per Aldum).
  • Buonaroti Michael Angelus. Icones variae ab ipso depictae, et incisae ab Adamo Mantuano.
  • Lucanus M. Aenneus, Pharsalia. Cum notis variorum, nempe Hugonis Grotii etc. (del 1669, Amstelodami, per Elzevirium).
  • Seneca Aenneus, et Pub. Svr. Mimus. Sententiae cum notis variorum (del 1611, Lugduni Batavorum, per Nakios).
  • Petrarca. Il Canzoniere ricorretto dal Dolce, cogli avvertimenti di Giulio Camillo (del 1551, Vinegia, per Gabriel Giolito).
  • Venezia, per Aldo (del 1521).
  • Venezia, per Aldo (del 1533).
  • Venezia, per Aldo, con molte note a penna (del 1514).
  • Simboli, ed Emblemi diversi.
  • Aristotelis, Rhetoricorum, cum notis variorum (del 1728, G. L. Cantabrigiae, typis Academicis).
  • Cicero M. Tullius. Rhetoricorum. Opera omnia (del 1533, Venetiis, per Aldum).
  • Quintiliani, Institutiones, et Declamationes: quattro Tomi (curante Petro Burmanno, del 1520, Lugd. Batav., apud Severinum).
  • Rhetore selecti, G. L. Oxoniae Theatro Scheldoniano (del 1676).
  • Rhetoricorum variorum Autorum (del 1523, Venetiis, per Aldum).
  • Aretino Pietro. Marfisa. I due primi Capitoli, o Canti.
  • Arlotto Mainardi Pievano. Motti e facezie, con la sua vita al principio (Firenze per Zuchetta).
  • Poggio Fiorentino. acezie tradotte dal latino (del 1500, Venezia, per Ottino di Pavia).
  • Boccaccio Giovanni. Il Decamerone (del 1470).
  • Boiardo Matteo Maria. Orlando innamorato, ora rifatto dal Berni (del 1545, Venetia, per Giunti).
  • Tasso Bernardo. L'Amadigi (del 1560, Venetia, per il Giolito).
  • Tasso Torquato. Il Rinaldo (del 1562, Venetia, per Sanese).
  • Allegri Alessandro. Rime piacevoli, Verona, per Francesco dalle Donne: un Volume, quattro parti (degli anni 1601, 1607, 1608, 1613).
  • Medici Lorenzo padre di Papa Leone. Rime sacre con quelle di Lucrezia sua madre, ed altre della stessa famiglia, raccolte ed ornate di osservazioni da Francesco Cionacci (del 1680, Firenze).
  • Tempesta Antonio. Caccie varie, disegnate ed intagliate dallo stesso.
  • Boccaccio Giovanni. La Teseide revista da Tizzone Gaetano di Pofi (del 1528, Venetia, per Girolamo Pontio).
  • Stagi Andrea Anconitano. L'amazonida (del 1503, Vinegia).
  • Cornazzano Antonio. Vita di S. Pietro Avogadro Bresciano, dove si contiene, come la città di Brescia venisse sotto il Dominio e Governo di Venetia, per Francesco Portenaris (del 1560).
  • Pulci Luca. Ciriffo Calvaneo, Colla Giostra del Magnifico Lorenzo de' Medici, con l'aggiunta del povero avveduto di Bernardo Giambullari (del 1535, Venetia, per Pietro de Nicolini).
  • Pulci Luigi. Il Driadeo (del 1487, Firenze, per Antonio di Francesco Viniziano).
  • Il Morgante (del 1606, Firenze, per Bortolo Sermartelli).
  • Tansillo Luigi. Il vendemmiatore (del 1549, Venetia, per Costantini).
  • Canta gallina Remigio. Scena.
  • Bay De Piérre. Oeuvres diverses. Haye, chez Musson: quattro Tomi.
  • Gorius Antonius Franciscus. Thesaurus veterum Diptycorum: tre Tomi, due VoIumi (del 1759, Florentiae, ex Typographia Altizzini).
  • Passerius Joan. Baptista. Picturae Etruscorum in vasculis: centoundici Tomi (del 1777, Romae, typis Zampel. 1777).
  • Homerus. Les Oeuvres traduites en Francois per Madame Dacier. L'Iliade, l'Odyssée, avec les remarques de la meme (del 1731, Amsterdam, chez Wetstein, et Smith, 1731).
  • Terenzio Publio. Il formione. Comedia tradotta da Giuseppe Maria Pa­gnini Carmelitano (del 1784, Parma, per Bodoni).
 
Opera Music collection creators
  • Marcello Benedetto Estratto poetico armonico sopra i salmi: quattro Tomi (del 1725, Venezia).
  • Zarlino Gioseffo. Istituzioni armoniche (del 1562, Venetia, Senese).
  • Lasso Orlando. Le lagrime di S. Pietro (del 1591, Monaco, per Berg.).
  • Monteverde Claudio. Madrigali amorosi:
  • Basso secondo. Madrigali.
  • Tenor secondo. Madrigali.
  • Basso primo. Madrigali.
  • Tenor primo. Madrigali.
  • Canto primo. Madrigali.
  • Alto primo. Madrigali, Venetia, Vincenti, 1638.
  • Monteverde Claudio. Basso, madrigali a tre voci:
  • Tenore. Madrigali a tre voci (del 1651, Venetia, Vincenti).
  • Monteverde Claudio. Basso, madrigali a cinque voci.
  • Basso. Madrigali a cinque voci.
  • Tenore. Madrigali a cinque voci.
  • Alto. Simile.
  • Basso. Quinto libro madrigali.
  • Canto Quinto. Simile.
  • Alto. Simile. Venetia, Amadino (del 1615).
  • Gabrieli Andrea. Canto, libro primo madrigali.
  • Basso. Libro primo madrigali. Tenor simile (del 1607, Venetia, Zavari).
  • Marenzio Luca. Quinto, Terzo Libro Madrig. (del 1589, Venetia, Scotto). Secchi Orazio. Libro primo. Canto. (del 1581, Venezia, Gardane).
  • Monte Filippo. Libro primo madrigali.
  • Canto. Libro secondo (del 1582, Venetia, Scotto).
  • Strigio Alessandro. Canto, libro primo Madrigali.
  • Canto, secondo libro (del 1579, Venetia, Gardane).
  • Gabrieli Andrea. Canto, secondo libro madrigali (del 1580, Venetia, Gardane).
  • Ferretti Giovanni. Canto. Libro primo madrigali.
  • Canto, Libro secondo (del 1584, Venetia. Scotto).
  • Monte Filippo. Alto. Libro primo madrigali.
  • Alto, Libro secondo (del 1582, Venezia, Scotto).
  •  Ferretti Giovanni. Alto, primo libro madrigali (del 1579, Venezia, Scotto).
  • Strigio Alessandro. Madrigali, libro primo (del 1579, Venezia, Scotto). 
  • Alto, secondo Libro (del 1582, Venetia, Scotto).
  • Gabrieli Andrea. Alto, secondo libro madrigali (del 1580, Venetia, Scotto).
  • Ferretti Giovanni. Alto, primo libro madrigali (del 1581, Venetia, Scotto). Alto. Libro secondo. Canzoni (del 1579, Venetia, Scotto).
  • Marenzio Luca. Libro primo madrigali. Quinto (del 1582, Venetia, Gardane).
  • Merulo Claudio. Tenore. Libro primo madrigali (del 1580, Venetia, Gardane).
  • Antonio Gardane. Collezione madrigali a 4 voci (del 1565, Venetia).
  • Nasco Giovanni. Quinto. Canzoni e madrigali (del 1562, Venetia, Gardane).
  • Strigio Alessandro. Quinto, Madrigali a sei voci (del 1569, Venetia, Gardane).
  • Donati Baldassarre. Quinto, primo libro madrigali (del 1560, Venetia, Gardane).
  • Lasso Orlando. Quinto. Madrigali a cinque voci (del 1580, Venetia, Gardane).
  • Quinto. Madrigali, libro terzo a 5 voci (del 1568, Venetia, Gardane).
  • Quinto. Madrigali. Libro secondo a 5 voci.
  • Quinto. Libro primo madrigali a 5 voci (del 1570, Venetia, Gardane).
  • Muse. Quinto. Terzo libro madrigali a 5 voci (del 1569, Venetia, Gardane).
  • Quinto. Libro secondo (del 1259, Venetia, Gardane).
  • Quinto. Libro primo (del 1555, Venetia, Gardane).
  • Rore Cipriano. Quinto. Madrigali libro terzo a due voci (del 1560, Venetia, Gardane).
  • Quinto. Libro secondo a 5 voci (del 1560, Venetia, Gardane).
  • Strigio Alessandro. Quinto. Libro secondo a 5 voci (del 1569, Venetia, Gardane).
  • Waert Giaches. Quinto. Libro quinto madrigali (del 1571, Venetia, Gardane).
  • Rore Cipriano. Madrigali libro primo a 5 voci.
  • Tenore. Quinto. Libro a 5 voci (del 1574, Venetia, Gardane).
  • Muse. Tenore Libro secondo a 5 voci (del 1559, Venetia).
  • Tenore Libro terzo a 5 voci (del 1569, Venetia, Gardane).
  • Tenore Libro quarto a 5 voci (del 1574, Venetia, Gardane).
  • Tenore Libro quinto a 5 voci (del 1575, Venetia, Gardane).
  • Lasso Orlando. Tenore. Libro secondo madrigali a 5 voci (del 1574, Venetia, Gardane).
  • Gabrieli Andrea. Tenore. Libro primo madrigali (del 1572, Venetia, Gardane).
  • Waert Giaches. uinto. Libro quinto madrigali a 5 voci (del 1571, Venetia, Gardane).
  • Rinaldi Giulio. Quinto. Canzoni alla Napoletana (del 1576, Venetia, Gardane).
  • Strigio Alessandro. Madrigali a 5 voci. Quinto (del 1569, Venetia, Gardane).
  • Rore Cipriano. Libro primo madrigali. Alto (del 1576, Venetia, Gardane). 
  • Libro quinto madrigali. Alto, a 5 voci.
  • Muse. Libro secondo madrigali. Alto, a 5 voci (del 1576, Venetia, Gardane). 
  • Libro quarto madrigali. Alto (del 1474).
  • Libro quinto madrigali. Alto (del 1575).
  • Libro terzo madrigali. Alto (del 1569).
  • Lasso Orlando. Alto, Libro secondo madrigali a 5 voci (del 1574, Venetia, Gardane).
  • Gabrieli Andrea. Alto, madrigali a 5 voci, libro primo (del 1571, Venetia, Gardane). 
  • Waert Giaches. Alto, libro quinto, madrigali a 5 voci (del 1571, Venetia, Gardane). 
  • Rinaldi Giulio. Alto, madrigali e Canzoni a 5 voci (del 1576 Venetia, Gardane). 
  • Strigio Alessandro. Madrigali a 5 voci. Alto (del 1569, Venetia, Gardane). 
  • Rore Cipriano. Canto, libro primo, madrigali a 5 voci (del 1576, Venetia, Gardane).
  • Canto. Libro secondo a 5 voci (del 1574, Venetia, Gardane). 
  • Muse. Canto. Libro secondo a 5 voci (del 1559, Venetia, Gardane). 
  • Canto. Libro terzo a 5 voci (del 1564).
  • Canto. Libro quarto a 5 voci (del 1574).
  • Canto. Libro quinto a 5 voci (del 1575).
  • Lasso Orlando. Canto Libro secondo madrigali (del 1574, Venetia, Gardane). 
  • Gabrieli Anerea. Canto, madrigali a 5 voci (del 1572, Venetia, Gardane). 
  • Waert Giaches. Canto. Madrigali a 5 voci (del 1571, Venetia, Gardane). 
  • Rinaldi Giulio. Canto. Madrigali a 5 voci (del 1576, Venetia, Gardane). 
  • Strigio Alessandro. Canto. Madrigali a 5 voci (del 1569, Venetia, Gardane). 
  • Rore Cipriano. Basso, libro primo madrigali a 5 voci (del 1575 Venetia, Gardane). 
  • Basso. Libro secondo a 4 voci (del 1571, Venetia, Gardane). 
  • Annibale (Padovano) Cipriano (Rare). Basso, madrigali a 4 voci (del 1575, Venetia, Gardane).  
  • Lasso Orlando. Basso, il primo libro madrigali a 4 voci (del 1568, Venetia, Gardane). 
  • Donati Alessandro. Basso. Libro secondo madrigali a 4 voci (del 1568, Venetia, Gardane). 
  • Waert Giaches. Basso, libro primo madrigali a 4 voci (del 1570, Venetia, Gardane).
  • Ingegneri Marc'Antonio. Basso, libro secondo a 4 voci (del 1579, Venetia, Gardane). 
  • Rore Cipriano. Alto, libro primo madrigali a 4 voci (del 1575, Venetia, Gardane). 
  • Alto. Libro secondo a 4 voci (del 1571).
  • Cipriano (Rore), ed Annibale (Padovano). Alto, madrigali, a 4 voci (del 1575, Venetia, Gardane).  
  • Lasso Orlando. Alto, libro primo madrigali a 4 voci (del 1576, Venetia, Gardane). 
  • Donati Baldassarre. Alto, libro secondo madrigali a 4 voci (del 1568, Venetia, Gardane). 
  • Waert Giaches. Alto, libro primo madrigali a 4 voci (del 1570, Venetia, Gardane).
  • Ingegneri. Alto. Libro secondo madrigali a 4 voci (del 1579, Venetia, Gardane).
  • Monte Filippo. Tenore, libro quarto madrigali a 4 voci (del 1581, Venetia, Gardane). 
  • Ingegneri Marc'Antonio. Tenore, libro primo madrigali a 4 voci (del 1578, Venetia, Gardane). 
  • Merulo Claudio. Tenore, libro primo madrigali a 4 voci (del 1579, Venetia, Gardane).
  • Madrigali ariosi a 4 voci. Tenore libro primo (del 1582, Venetia, Gardane). 
  • Berchem Jaches. Tenore, primo, secondo, terzo libro (del 1561, Venetia, Gardane). 
  • Pordenon Marco Antonio. Madrigali libro primo, a 4 voci (del 1561, Venetia, Gardane). 
  • Bianco Antonio. Tenore, libro primo madrigali (del 1582, Venetia, Gardane). 
  • Stivori Francesco. Tenore, libro primo madrigali (del 1583, Venetia, Amadino)
  • Ponte Giaches. Tenore, 50 Stanze del Bembro (del 1567, Venetia, Sasso).
  • Ruffo Vincenzo. Tenore, libro terzo madrigali a 4 voci (Venetia, Gardane).
  • Monte Filippo. Basso, lib. quarto madrigali (del 1581, Venetia, Gardane)..
  • Ingegneri Marc'Antonio. Basso, libro primo madrigali a 4 voci (del 1578, Venetia, Gardane). 
  • Merulo Claudio. Basso, libro primo madrigali (del 1579, Venetia, Gardane). 
  • Madrigali ariosi a 4 voci. Basso, libro primo (del 1582, Venetia, Gardane). 
  • Berchem Jaches. Basso, primo, secondo, terzo libro a 4 voci (del 1582, Venetia, Gardane).
  • Pordenone Marc'Antonio. Basso, libro primo madrigali a 4 voci (del 1580, Venetia, Gardane).
  • Bianco Antonio. Basso, libro primo madrigali a 4 voci (del 1582, Venetia, Gardane). 
  • Stivori Francesco. Basso, primo, secondo libro madrigali a 4 voci (del 1583, Venetia, Amadino).
  • Ponte Giaches, 50 Stanze del Bembo. Basso a 4 voci (del 1567, Venetia, Sasso).
  • Ruffo Vincenzo. Basso, libro terzo madrigali a 4 voci (del 1560, Venetia, Gardane).
  • Monte Filippo. Canto Quarto, libro madrigali a 4 voci (del 1581, Venetia, Gardane).
  • Ingegneri Marc'Antonio. Canto, primo libro madrigali a 4 voci (del 1578, Venetia, Gardane). 
  • Merulo Claudio. Canto, libro primo madrigali a 4 voci (del 1578, Venetia, Gardane). 
  • Madrigali curiosi a 4 voci. Canto, libro primo (del 1582, Venetia, Gardane).
  • Berchem Jaches, primo, secondo, terzo libro madrigali, Canto a 4 voci (del 1561, Venetia, Gardane). 
  • Pordenone Marc'Antonio. Libro primo madrigali, Canto a 4 voci (del 1580, Venetia, Gardane). 
  • Bianco Antonio, primo libro madrigali. Canto a 4 voci (del 1582, Venetia, Gardane). 
  • Stivori Francesco. Canto. Libro primo madrigali a 4 voci (del 1567, Venetia, Amadino).
  • Ponte Giaches. 50 Stanze del Bembo. Canto a 4 voci (del 1567, Venetia, Sasso).
  • Ruffo Vincenzo. Libro terzo madrigali. Canto a 4 voci. (del 1560, Venetia, Gardane). 
  • Amorosi ardori. Libro primo madrigali. Canto a 5 voci (del 1584, Venetia, Amadino).
  • Marenzio Luca. Quarto libro madrigali. Canto a 5 voci (del 1584, Venetia, Amadino).
  • Massotti Giulio. Libro primo madrigali. Canto a 5 voci (del 1583, Venetia, Gardane). 
  • Casa Girolamò. Libro primo madrigali. Canto a 5 voci (del 1574, Venetia, Gardane). 
  • Romano Alessandro. Libro primo madrigali. Canto a 5 voci (del 1574, Venetia, Gardane). 
  • Sabbino Ippolito. Libro secondo Canto (del 1580, Venetia, Gardane). 
  • Faya Aurelio. Libro secondo Madrigali. Canto a 5 voci (del 1570, Venetia, Gardane). 
  • Galliani Marco. La Dafne (del 1608, Firenze, Marescotti).
  • Buontempi Andrea. Storia Musica Armonica (del 1695, Perugia, per Costantini).
  • Zacconi Lodovico. Pratica di Musica (del 1595, Venetia, Carampelle).
  • Valentini Giovanni. Sonetti in Musica.
  • Cacciani Giulio. Euridice composta in Musica (del 1610, Firenze, Marescotti).
  • Le nuove Musiche (del 1601).
  • Peri Jacopo. Varie musiche ad l, 2 e 3 voci (del 1609, Firenze, Marescotti).
  • Corradi laminio. Stravaganze d'amore (del 1616, Venetia, Vincenti).
  • Buontempi Giov. Maria. L'arte del contrappunto (del 1598, Venetia, per Vincenti).
  • Galliani Vincenzo. Dialogo della Musica antica, e moderna (del 1581, Firenze, Marescotti).
  • Foliani Lodovico. Musica Teorica (del 1529, Per de Sado).
  • Avon Pietro. Il Toscanismo della Musica. (del 1553, Venetia, per Bernardino de Vitali).
  • Tardini Orazio. Canti Madrigali, a 2, 3 e 4 voci: Libro primo (del 1633, Venetia).
  • Basso. Madrigali a 2, 3 e 4 voci. Libro secondo (del 1633, Venetia).
  • Miniscalchi Guglielmo. Arie. Lib. secondo (del 1637, Venetia, per Vincenti).
  • Arie. Libro primo (del 1625, Venetia, per Vincenti).
  • Rabbini Nicolò. Madrigali a 5 voci (del 1615, Venetia, Gardane).
  • Croce Giovanni Settimo. Teorica Musicale (del 1624, Venetia, per Vincenti).
  • Marenzio Luca. Tenore, terzo libro Madrigali (del 1589, Venetia, per Scotto).
  • Geroittan Canto. Libro primo Madrigali (del 1629, Venetia, Gardane).
  • Bertanino Lelio. Canto. Madrigali (del 1629, Brescia, per de Sabbio).
  • Balbi Lodovico. Alto a 5 voci (del 1589, Venetia, per Gard.).
  • Canto a 5 voci.
  • Tenore a 5 voci.
  • Quinto a 5 voci.
  • Basso a 5 voci.
  • Mazzoni Marc'Antonio. Canto. Libro primo Canzoni a 4 voci (del 1591, Venetia, Gardane).
  • Alto libro primo (del 1591, Venetia, Gardane). 
  • Basso libro primo (del 1591, Venetia, Gardane). 
  • Tenore libro primo (del 1591, Venetia, Gardane). 
  • Lauro Secco. Quinto. Libro primo Madrigali (del 1552, Ferrara, Baldini).
  • Bertani Lelio. Quinto. Libro Madrigali (del 1584, Brescia, per Marchetti).
  • Spoglia Amorosa. Quarto. Madrigali a 5 voci (del 1586, Venetia, Scotto).
  • Zoccarini Giambattista. Quinto. Corona di 12 Sonetti (del 1586, Venetia, Gardane).
  • Floridi virtuosi. Quinto. Libro primo. Madrigali a 5 voci (del 1586, Venetia, per Amadino).
  • Sabbino Ippolito. Quinto. Terzo libro Madrigali a 5 voci (del 1582, Venetia, Gardane). 
  • Quinto. 4. Libro Madrigali a 4 voci (del 1583, Venetia, per Amadino).
  • Lauro Verde. Quinto. Madrigali a 6 voci (del 1583, Ferrara, per Baldini).
  • Marenzio Luca. Quinto. Libro terzo. Madrigali a 5 voci (del 1583, Venetia, Scotto).
  • Bertano Lelio. Quinto. Primo libro. Madrigali a 5 voci (del 1583, Venetia, Gardane).
  • Jacques Giovanni secondo libro. Madrigali a 5 voci (del 1587, Venetia, per Vincenti).
  • Anerio elice. Quinto. Libro primo Madrigali a 5 voci (del 1586, Venetia, per Vincenti).
  • Spontoni Lodovico. Quinto. Primo libro. Madrigali a 5 voci (del 1586, Venetia, per Vincenti).
  • Archadelt Jaches. Altus. Madrigali a 4 voci (del 1539, Venetia, Gardane).
  • Altus secondo libro (del 1539, Venetia).
  • Madrigali terzo libro a 4 voci. 
  • Madrigali a 4 voci. Libro quarto (del 1539, Venetia, Gardane).
  • Viola Alfonso. Alto. Primo libro Madrigali (del 1539, Ferrara).
  • Arcadelt Jaches. Altus. Madrigali (del 1539, Venetia, per Gardane).
  • Libro secondo (del 1539, Venetia).
  • Libro terzo. (del 1539, Venetia).
  • Libro quarto. (del 1539, Venetia).
  • Viola Alfonso. Basso. Primo libro Madrigali (del 1539, Venetia, Gardane).
  • Musiche fatte nelle nozze del duca di Firenze (del 1539, Venetia, Gardane).
  • Archadelt Jacques. Tenore. Libro primo. Madrigali (del 1539, Venetia, Gardane).
  • Libro secondo Madrigali (del 1539, per Gardane).
  • Libro terzo Madrigali. (del 1539, per Gardane).
  • Libro quarto Madrigali. (del 1539, per Gardane).
  • Viola Alfonso. Madrigali. Libro primo. (del 1539, Venetia, per Gardane).
  • Musiche fatte nelle nozze del duca di Firenze (del 1539, Gardane).
  • Gomberto Nicoles. Cinque libri di Canzoni (del 1543, Anversa).
  • Pastena Giambattista. Tenore. Primo libro Madrigali a 4 voci (del 1581, Venetia, per Gardane).
  • Petrino Jacopo. Tenore. Libro primo Madrigali (del 1583, Venetia, per Gardane).
  • Mariani Ambrogio. Primo libro. Madrigali a 4 voci (del 1583, Venetia, per Gardane).
  • Molino Marc'Antonio. Libro primo. Madrigali a 4 voci (del 1568, Venetia, per Gardane).
  • Libro secondo (del 1569, Venetia, per Gardane).
  • Rosso Giov. Maria. Tenore. Libro primo (del 1569).
  • Antegnati Costantino. Primo libro Madrigali a 4 voci (del 1571, Venetia, per Gardane).
  • Zanchino Julio. Tenore. Libro primo Madrigali (del 1583, Venetia, per Gardane).
  • Agostini Lodovico. Primo libro Madrigali a 4 voci (del 1572, Venetia, Gardane).
  • Tigrino Orazio. Madrigali a 4 voci (Venetia, Gardane).
  • Madrigali. Tenore. Secondo libro a 4 voci (del 1543, Venetia, per Gardane).
  • Fiesco Giulio. Libro primo Madr. a 4 voci (Venetia, Gardane).
  • Pastena Giambattista. Basso. Madrigali a 4 voci (del 1582, Venetia. Gardane).
  • Patrino Jacobo. Basso. Primo libro. Madrigali a 4 voci (del 1582, Venetia. Gardane). 
  • Mariani Ambrogio. Basso. Primo libro. Madrigali a 4 voci (del 1583, Venetia. Gardane).
  • Molino Marc'Antonio. Basso. Madrigali a 4 voci (del 1568, Venetia, Coreggio).
  • Libro secondo. Madrigali a 4 voci (del 1569, Venetia, Gardane).
  • Rosso Giov. Maria. Basso. Madrigali a 4 voci (del 1567, Venetia).
  • Zanchino Julio. Basso. Libro primo. Madrigali a 4 voci (del 1573, Venetia. Gardane). 
  • Agostini Lodovico. Basso. Libro primo. Madrigali a 4 voci (del 1573, Venetia. Gardane). 
  • Agostini Lodovico. Basso. Libro primo. Madrigali a 4 voci (del 1573, Venetia. Gardane). 
  • Tigrino Orazio. Madrigali a 4 voci. Basso (del 1573, Venetia. per Gardane). 
  • Madrigali. Basso a 4 voci (del 1543, Venetia, per Scotto).
  • Madrigali. Libro terzo a 4 voci (del 1549, Venetia, per Scotto).
  • Fiesco Giulio. Basso. Libro primo. Madrigali a 4 voci (Venetia, Gardane).
  • Postene Giambattista. Canto. Libro primo. Madrigali a 4 voci (del 1582, Venetia, per Gardane).
  • Petrino Jacobo. Canto libro primo. Madrigali a 4 voci (del 1583, Venetia. Gardane).
  • Mariani Ambrogio. Canto. Madrigali libro primo a 4 voci (del 1583, Venetia. Gardane).
  • Molino Marc'Antonio. Canto. Libro primo. Madrigali a 4 voci (del 1569, Venetia. Gardane).
  • Secondo libro. Canto. Madrigali a 4 voci (del 1569, Venetia. Gardane).
  • Rosso Giov. Maria. Canto. Libro primo. Madrigali a 4 voci (del 1567, Venetia).
  • Antegnani Costantino. Canto. Libro primo. Madrigali a 4 voci (del 1575, Venetia, per Gardane).
  • Zanchino Julio. Canto primo libro Madrigali a 4 voci (del 1572, Venetia, Gardane).
  • Bartolani Federico. Canto libro primo Madrigali a 4 voci (del 1573, Venetia, Gardane).
  • Canto. Madrigali, libro secondo a 4 voci (del 1543, Venetia, Gardane).
  • Canto. Madrigali a 4 voci libro terzo (del 1549, Venetia, Gardane).
  • Fieschi Giulio. Canto primo libro Madrigali a 4 voci (del 1535, Venetia, Gardane).
  • Nores Cipriano. Alto. Mottetti a 4 voci (del 1535, Venetia, Gardane).
  • Mottetti. Libro primo a 5 voci (del 1544, Venetia, Gardane).
  • Madrigali. Libro secondo a 5 voci (del 1544, Venetia, Gardane).
  • Quinto. Terzo libro dei Mottetti a 5 voci (del 1544, Venetia, Gardane).
  • Muse, Quinto, libro primo a 5 voci (del 1555, Venetia, per Gardane).
  • Corvo Giambatista. Quinto Mottetti a 5 voci (del 1551, Venetia, Gardane).
  • Portinari Francesco. Primi frutti. Mottetti a 5 voci (del 1548, Venetia).
  • Porta Costantino. Quinto, libro primo Mottetti a 5 voci (del 1555, Venetia, Gardane).
  • Phinet Dominicus. Mottetorum liber secundus (del 1555, Venetiis, apud Garda num).
  • Variorum Modulationes, quae sub tituto Fructus rogantur, liber primus.
  • Rore Cipriano. Alto, libro primo Madrigali a 4 voci (Venetia, per Gardane).
  • Archedelt Jaches. Alto, libro primo Madrigali a 4 voci (Venetia, per Gardane).
  • Manara Francesco. Alto, libro primo Madrigali a 4 voci (del 1555, Venetia, Gardane).
  • Donato Baldassarre. Alto, libro primo. Canzoni alla Napoletana a 4 voci (Venetia, Gardane).
  • Verdelot. Alto. Madrigali a 4 voci (Venetia, Gardane).
  • Carussio Perissone. Libro secondo Madrigali a 5 voci (del 1550, Gardane).
  • Baldassarre Donato. Alto. Libro primo Madrigali a 5 voci (del 1537, Venetia, Gardane).
  • Monte Filippo. Basso. Libro primo. Madrigali a sei voci (del 1566, Venetia, Correggio).
  • Basso. Libro terzo. Madrigali a sei voci (del 1576, Venetia, Gardane).
  • Basso. Libro quarto. Madrigali a sei voci (del 1580, Venetia, Gardane).
  • Baccusi Ippolito. Basso, libro terzo. Madrigali a sei voci (del 1579, Venetia, Gardane).
  • Nasco Giovanni. Basso. Canzone, e Madrigali a sei voci (del 1580, Venetia).
  • Monte Filippo. Alto. Libro primo. Madrigali a sei voci (del 1561, Venetia, Corregio).
  • Alto. Libro terzo. Madrigali a sei voci (del 1579 Venetia, Gardane).
  • Alto. Libro quarto. Madrigali a sei voci (del 1580, Venetia, Gardane).
  • Baccusi Ippolito. Alto, libro terzo Madrigali a sei voci (del 1579, Venetia, Gardane).
  • Sabbino Ippolito. Madrigali a sei voci (del 1579, Venetia, Gardane).
  • Nasco Giovanni. Alto. Canzone, Madrigali a sei voci (del 1557, Venetia, Gardane).
  • Manara Francesco. Alto. Madrigali a sei voci (del 1580, Venetia, Gardane).
  • Donati Nicolò. Tenor, libro primo Madrigali a sei voci (del 1579, Venetia, per Gardane).
  • Monte Filippo. Canto, libro primo. Madrigali a sei voci (del 1569, Venetia, per Correggio).
  • Canto. Libro terzo. Madrigali a sei voci (del 1574, Venetia, Gardane).
  • Canto. Libro quarto. Madrigali a sei voci (del 1580, Venetia, Gardane).
  • Baccusi Ippolito. Canto. Madrigali a sei voci (del 1579, Venetia, Gardane).
  • Sabino Ippolito. Canto. Madrigali a sei voci (del 1579, Venetia, Gardane).
  • Manara Francesco. Madrigali a sei voci. Libro primo (del 1579, Venetia, Gardane).
  • Monte Filippo. Quinto. Libro primo. Madrigali a sei voci (del 1569, Venetia, per Correggio).
  • Quinto. Libro terzo. Madrigali a sei voci (del 1576, Venetia, Gardane).
  • Quinto. Libro quarto. Madrigali a sei voci (del 1580, Venetia, Gardane).
  • Baccusi Nicolò. Quinto. Libro terzo. Madrigali a sei voci (del 1579, Venetia, per Gardane).
  • Sabbino Ippolito. Quinto. Libro primo. Madrigali a sei voci (del 1579, Venetia, per  Gardane).
  • Nasco Giovanni. Quinto. Canzone e Madrigali a sei voci (del 1557, Venetia, per Gardane).
  • Manara Francesco. Quinto Madrigali a sei voci (del 1580, Venetia, Gardane).
  • Donati Nicolò. Quinto. Madrigali. Libro primo a sei voci (Venetia, per Gardane).
  • Monte Filippo. Sesto. Primo libro Madrigali a sei voci (del 1569, Venetia, per Correggio).
  • Sesto. Libro terzo. Madrigali a sei voci (del 1579, Venetia, Gardane).
  • Sesto. Libro quarto. Madrigali a sei voci (del 1580, Venetia, Gardane).
  • Baccusi Ippolito Sesto. Libro terzo. Madrigali a sei voci (del 1579, Venetia, Gardane).
  • Sabbino Ippolito. Libro primo. Madrigali a sei voci (del 1579, Venetia, Gardane).
  • Nasco Giovanni. Sesto. Canzoni, e Madrigali a sei voci (del 1557, Venetia, per Gardane).
  • Manara Francesco. Sesto. Madrigali a sei voci (del 1550, Venetia, Gardane). 
  • Donati Nicolò. Madrigali. Libro primo. Madrigali a sei voci (del 1579, Venetia, per Gardane).
  • Giovanelli Augerio. Sdruccioli. Canto. Libro primo. Madrigali a quattro voci (del 1598, Venetia, Gardane).
  • Tenor. Libro primo. Madrigali a 4 voci.
  • Alto. Libro primo. Madrigali a 4 voci.
  • Basso. Libro primo. Madrigali a 4 voci (del 1598, Venetia, Gardane).
  • Crossi Carlo. Cetra d'Apollo (del 1613, Venetia. Gardane).
 
Printings and Painting Books consisting in 19 volumes
 
Old Roman School: 2 books
 
Book 1
  • 130 (centotrenta) stampe di Marc'Antonio Raimondi Bolognese                     
  • 64 (sessantaquattro) stampe di Agostino Veneziano    
  • 32 (trentadue) stampe di Silvestro da Ravenna            
  • 6 (sei) stampe di Marco da Ravenna                                                         
  • 45 (quarantacinque) stampe di Caralius                                                                                     
  • 34 (trentaquattro) stampe di Enea Vico da Parma                                                         
  • 14 (quattordici) stampe di Jo: Batt. de Cavalleriis                                                        
  • 10 (dieci) stampe di Philippus Tomasinus                                                           
 
Book 2
  • 5 (cinque) stampe di Martin Rota                                                                           
  • 20 (venti) stampe di Nicolò Beatrici de Lorena                                       
  • 35 (trentacinque) stampe di Cherubino Alberti                                                                
  • 5 (cinque) stampe di Mario Kartaro                                                                       
  • 3 (tre) stampe di Michele Luchese                                                                        
  • 85 (ottantacinque) Stampe antiche            .                                                        
  • 124 (centoventiquattro) stampe della Statuaria antica Romana.                                             
 
Modern Roman School: 3 books
 
Book 1
  • 230 (duecentotrenta) stampe di Raffaello d'Urbino                                                     
  • 3 (tre) stampe di Federico Taddeo Zuccari                                               
  • 35 (trentacinque) stampe di Polidoro di Caravaggio                                                       
  • 54 (cinquantaquattro) stampe di Cornelio Corte                                                                          
  • Mantovani, cioè:
    • Stampe di Giambattista Britanno
    • 97 (novantasette) stampe di Giorgio Chisi                                                              
    • Stampe di Adamo
    • Stampe di Diana
 
Book 2
  • 40 (quaranta) stampe di Lanfranco                                                                                 
  • 52 (cinquantadue) stampe di Bertini da Cortona                                                            
  • 25 (venticinque) stampe di Barozzi                                                                                
  • 32 (trentadue) stampe di Ciro Ferri                                                                                
  • 40 (quaranta) stampe di Pier Sante Bartoli                                                          
  • 16 (sedici) stampe di Giuseppe da Ribera                                                           
 
Book 3
  • 30 (trenta) stampe di Camillo Procaccino                                                           
  • 85 (ottantacinque) stampe di Salvador Rosa                                                                 
  • 67 (sessantasette) stampe di Pietro Testa                                                                      
  • 51 (cinquantuno) stampe di Carlo Marotti                                                                    
  • 74 (settantaquattro) stampe della Scuola Romana Moderna                                      
 
Florence School
 
Book 1
  • 289 (duecentottantanove) stampe di Jacopo Callot      
  • 121 (centoventuno) stampe di Stefanin dalla Bella       
  • 61 (sessantuno) stampe di Villamena                            
  • 28 (ventotto) stampe di Andrea del Sarto                      
  • 69 (sessantanove) stampe di Vaennio                          
  • 305 (trecentocinque) stampe di Antonio Tempesta      
  • Scuola Fiorentina
 
French School: 2 books
 
Book 1
  • 107 (centosette) stampe di Nicolò Poussin                                                                  
  • 64 (sessantaquattro) stampe di Sebastian Bordon                                                                     
  • 32 (trentadue) stampe di Simon Vovet                                                                 
 
Book 2
  • 13 (tredici) stampe di Carlo Le Brun                                                                     
  • 142 (centoquarantadue) stampe di Scuola Francese                                                              
  • 160 (centosessanta) stampe di Prospettive Francesi                                                  
  • 68 (sessantotto) stampe di Ritratti Francesi                                                                     
 
Bologna School: 3 books
 
Book 1
  • 135 (centotrentacinque) stampe di Giulio Bonasson                                                                
  • 42 (quarantadue) stampe di Abate Francesco Primaticcio                                              
  • 110 (centodieci) stampe di Guido Reni                                                             
  • 80 (ottanta) stampe di Agostin Caracci                                                                 
 
Book 2
  • 195 (centonovantacinque) stampe di Annibale Caracci                                                                      
  • 26 (ventisei) stampe di Lodovico Caracci                                                                        
 
Book 3
  • 87 (ottantasette) stampe di Gianfrancesco Barbieri detto Guercin da Cento              
  • 31 (trentuno) stampe di Domenico Zampieri                                                       
  • 10 (dieci) stampe di Francesco Albani                                                              
  • 74 (settantaquattro) stampe di Scuola Bolognese                                                           
 
Venetian School: 2 books
 
Book 1
  • 140 (centoquaranta) stampe di Tiziano Vecellio                                                          
  • 24 (ventiquattro) stampe di Jacopo Tintoretto                                                                 
  • 47 (quarantasette) stampe di Paolo Cagliari                                                                   
  • 25 (venticinque) stampe di Bassani                                                                                          
 
Book 2
  • Stampe di Paolo Farinato
  • Stampe di Campagnola
  • Stampe di Mantegna
  • 248 (duecentoquarantotto) Stampe di Palma                                                                          
  • Stampe di Franco
  • Stampe di Fontana
  • Stampe di Scuola Veneziana
  • Stampe di Scuola Veneziana Moderna                         
 
Flemish school: 4 books
 
Book 1
  • 15 (quindici) Stampe di Rembrandt                                                                     
  • 81 (ottantuno) Stampe di Antonio Vandych                                                                     
  • 53 (cinquantatre) Stampe di Paolo de Rubens                            
 
Book 2
  • 127 (centoventisette) Stampe di Pietro Paolo Rubens                                                 
 
Book 3
  • 202 (duecentodue) Stampe di Enrico Golitzio, e Scuola                                                         
 
Book 4
  • 93 (novantatre) Stampe di Nicola de Bruin, e Scuola                                         
 
German school: 2 books
 
Book 1
  • 41 (quarantuno) Stampe di Egidio Sadeler                                                                       
  • 120 (centoventi) Stampe di Gio: e Raffael Sadeler                                                     
  • 143 (centoquarantatre) Stampe di Luca d'Olanda                                                                   
  • 62 (sessantadue) Stampe di Alberto Alstorfio                                                                  
  • 80 (ottanta) Stampe di Isbis, ovvero Hans Sabaed Benn                                   
  • 44 (quarantaquattro) Stampe di Giorgio Penez                                                              
  • 107 (centosette) Stampe di Aldegrael                                                                          
  • 111 (centoundici) Stampe di Auberto Durero                                                                          
 
Book 2
  • 156 (centocinquantasei) Stampe di Scuola antica di Germania                                             
  • 255 (duecentocinquantacinque) Stampe di Scuola di Germania
  • 200 (duecento) Stampe di Scuola Oltramontana                                                         
There are 6175 printings in these 19 Volumes and in addition of these ones, were also removed 11 volumes of drawings, part of which were original, and part of the different schools, in total N. 3000 and from the library de 'Somascan Fathers of Health in Venice, N. 325 volumes.
 
Books from RR.PP. Library of S. Francesco dei Frari of Venice
  • Cyrillus Alexandrinus. Opera omnia in 7 (sette) Tomi (del 1638, Lutetiae Parisiorum).
  • Plutarchus Cheron. Opera omnia in 2 (due) Tomi (del 1599, Francofurti).
  • Boetius Anicius. De consolatione Philosophiae in 5 (cinque) Tomi (del 1688, Lutetiae Parisiorum).
  • Photius Myriobiblon sive Bibliotheca libro quos legit et censuit Photius, (del 1563 G. L. Rothomagi).
  • Arrianus, De Exped. Alex. Magni, (del 1704 G. L. Lugduni Batavorum).
  • Aristides. Opera omnia in 2 (due) Tomi (del 1722 G. L. Oxonii).
  • Appianus Alex. Bist. Rom. (del 1592 G. L. typis Enrici Stephani).
  • Ciceronis, de Arte Rhetorica. Veneto in 2 (due) Tomi (del 1522).
  • Libanii Sophistae. Opera in 2 (due) Tomi (del 1606 G. L. Parisiis).
  • Aristophanes Comoediae, cum notis, (del 1821 G. L. Londini).
  • Pontificum vitae. Ms. in un Tomo.
  • Pollucis onomasticum, in 2 (due) Tomi (del 1706 G. L. Amstelodami)
  • Orosius Paulus. Hist. Libr. 7, cum animadvertionibus Sigeb Avercampi, Lug-Batav.
  • Vitruvii De Architectura. Lib. X. Veneto (del 1511).
  • Quintiliani, Institut. Orat. cum noto Burman. In 2 (due) Tomi (del Lugduni).
  • Herodotus, Hist. G. L. cum notis Gronov. Lugd. Batav. (del 1616).
  • Coleti, Commento Ling. lat. in 2 (due) Tomi (del 1536 Lugduni).
  • Diogenes Laertius cum Casaubono in 2 (due) Tomi (del 1692 G. L. Amstelodami).
  • Pausanias. Graeciae descriptio, (del 1696 G. L. cum notis. Lipsiae).
  • Cluverius Philippus. Introduct. in univo Geograph. (del 1697 Amstelodami).
  • Thesaurus Morellianus cum Avercampio.
  • Stephanus Bisant. De urbibus. G. L. cum Com.
  • Philostratus, opera. G. L.
  • Agostini Leonardo. Gemme antiche. Roma (del 1686).
  • Plinius, Epistolae, ex recensione Corsii.
  • Veslingius Joannes. Syntagma.
  • Veto Rom. Itineraria Vestlingii.
  • Maginus, Italia. Bononiae, (del 1620).
  • Ptolemaeus, Geograph. (del 1605 G. L. Amstelodami).
  • Rapin, Storia d'Inghilterra, in 10 (dieci) Tomi.
  • C. luI. Caesar. Commaentar. Lat.
  • Sanderi. Flandria illustrata. In 2 (due) Tomi (del 1641-1644).
  • Novum Italiae Theatrum. In 4 (Quattro) Tomi (del 1724 Agae Comit).
  • Atlas Historiae, in 7 (sette) Tomi (del 1705 Amtelodami).
  • Canti Carnascialeschi, in 2 (due) Tomi (del 1750 Cosmopoli).
  • Bocchii, SymboI. Bononiae, (del 1574).
  • Boissard, Antiq. Rom. In 3 (tre) Tomi ( del 1627 Francofurti).
  • Coronelli, Riflessioni sopra il Danubio, ms.
  • Blason Veneto.
  • AntimacchiaveI. Lond.
  • De L'Esprit. In 2 (due) Tomi.
  • Battheux. Belle in 3 (tre) Tomi.
  • Biblia Sacra, Diodati. (del 1641 Ginevra).
  • Detta, Veneto Hailbrun, (del 1475).
  • Mitographi Latini. (del 1681 Amstelodami).
  • Sedulii, et aliorum Carmina.
  • Sybillina Oracula, G. L. cum notis.
  • Vinci. Della Pittura.
  • Architettura di Vitruvio, col Barbaro.
  • Syri. Mercurio. (sic) Frontispicio, e Preliminare del t. X.
  • Acciaiuoli Donato. Istoria Fiorentina, (del 1476).
  • Euclides, (del 1482).
  • Aulus Gellius. Aldus, (del 1513).
  • Dioscoride. 2 (due) Tomi (del 1585 Con figure miniate).
  • Politiani opera. Aldus, (del 1498).
  • Prudentius, ad usum Delphini. Parisiis, (del 1687).
 
Books from RR.PP. Cloister of Carmine of Venice
  • Gratiani Decretum, cum Glossis, Venetiis, Jenson, (del 1477, Esemplare stampato in pecora).
  • Quintiliani Institutiones oratoriae. Venetiis, Aldus, (del 1514).
  • Polifilo. Ipnerotomachia. Venetia, per i figli di Aldo (del 1545).
  • Thucididis, Historia, cum verso Laurentii ValIae. (del XV° Secolo) Absq. ulIa nota.
  • Taciti Cornelii, omnia quae extant, Francisco Puberlano (del XV° Secolo) Absq. ulIa nota.
  • Missale Ordinis S. Dominici (del XIV° Secolo) In carta pecora, e con belle miniature.
  • Vidae Carmina.
  • Petrarca. Opere, di rara edizione.
  • Dante. Opere, di stampa singolare.
  • Quinti Curtii. Ad usum Delphini.
  • Lafitau. Des moeurs des Américains.
  • Discoride, figurato. In 2 (due) Tomi (del 1585).
 
Books From S. Stefano in Venice Cloister to Agostinian Order
  • Biblia sacra, cod. ms. in carta pecora, con figure dei sec. XII, e XIII.
  • Ildebrandi, Opera in 12 (dodici) Tomi.
  • Themistius. Tarvisii, (del 1481).
  • Ptholemaei Geographia (del 1511 cum Berlinghieri Geographia).
  • Seneca. Quaestiones naturales. Aldo, (del 1522).
 
Books from S. Bonaventura Cloister of Venice, Francescani, Riformati Observant
  • Georgii Valla. Libri de expetendis, et fugiendis. in 2 (due) Tomi typis Aldi Manutii, (del 1511).
  • Euripidis. Hecuba, et Iphigenia. Ex versione Erasmi Roterodami, Latinis carminibus redditae, Veneto Typis Aldi, (del 1507). Stampato in carta pecora.
 
Books from S. Francesco della Vigna Library by ex Pubblic Health Council
  • Epistolae Graecorum. Aldus, in 2 (due) Tomi ( del 1499).
  • Petri de Abano. Commentarius in Problemata Aristotelis, (del 1475) Mantuae.
  • Valerii Maximi, (del XIV° Secolo).
  • Aldovrandi. Opera, 13 (tredici) Tomi.
  • S. Aristotelis. De natura Animalium. Aldus, (del 1504).
  • S. Augustini. De Civitate Dei, (del 1470).
  • S. Thomae Aquinatis. Catena, 2 (due) Tomi (del 1740).
  • Biblia Graeca. Aldus, (del 1508).
  • Boccaccii, Genologia deorum, (del 1481).
  • Diomedis, Gramatica. Jenson.
  • Herodotus. Lat. (del 1475).
  • Iamblicus. Lat. Aldus, (del 1497).
  • S. Leonis. Sermones. Sine anno.
  • Titi Livii. Historia, in 3 (tre) Tomi (del 1470).
  • Luciani. Dialoghi, et antiquiora.
  • Mombritii Bonini. Vitae Sanctorum, in 2 (due) Tomi (del XV° Secolo).
  • Plinii, ( del 1469).
  • Plutarchi Vitae, (del 1478).
  • Quintilianus, (del 1471).
  • Sallustius, (del 1470).
  • Servius. Romae. Sine anno.
  • Strabonis. Geographia. Romae. Sine anno.
  • Georgii Trapezuntii. Rhetorica. Sine anno.
  • Laurentii Vallae. De latini sermonis elegantia, (del 1477).
 
S. Marco’s Library
  • 138 (centotrentotto) Greci in pergamena e 54 Simili in carta.
  •  24 (ventiquattro) Latini italiani e di altre lingue e 8 Simili in carta.
  •  2 (due) Arabi in carta di seta.
 
Books from S.Michele of Murano by Camaldonensi Monks
  • Plinii. Historia naturalis, Veneto Ienson, (del 1472).
  • Ciceronis. Epistolae familiares, Veneto Ienson, (del 1475).
  • Xistus, de sanguine Christi. Romae, sine anno.
  • Gafori, Musica. Brixiae, (del 1491).
  • Appiani Alexandrini, Veneto (del 1477).
  • Ascanius Pedianus. Veneto (del 1477).
  • S. Augustinus, de Civitate Dei. Romae, (del 1468).
  • Biblia latina, in civitate maguntina, 2 (due) Tomi (del 1462).
  • Capella Martianus. Vicetiae, (del 1499).
  • Caecilius Cyprianus. Venetiis, (del 1471).
  • Diodorus Siculus. Venetiis, (del 1476).
  • Diogenes Laertius. Venetiis, (del 1475).
  • Auli Gelii. Venetiis, (del 1472).
  • Guarini gramatica, (del 1470).
  • Justinus, (del 1490).
  • Iuvenalis, et Persii. Absque nota.
  • S. Leonis Papae Absque nota.
  • Lactantius. Romae, (del 1468).
  • Titus Livius, Romae, (del 1462).
  • Macrobius. Venetiis, (del 1472).
  • Martialis. Epigrammata. Aldus, (del 1501).
  • Orosius, Histor. Absque nota.
  • Petrarca. Degli uomini famosi. Senza nota.
  • Peliano (sic) (del 1476).
  • Plauti. Absque nota.
  • Plinius. Tradotto dal Landini.
  • Ptholemaeus. Tractatus varii. Venetiis, (del 1471).
  • Quintilianus. Venetiis, (del 1471).
  • Sallustius, (del 1475).
  • Terentius, (del 1471).
  • Valerius Maximus. Venetiis, (del 1471).
  • Valla Laurentius, (del 1471).
  • Cornelius Celsus. De Medicina Florentiae, (del 1478).
  • Sallustius. Historia. Venetii, (del 1471).
  • Ptholemaeus Geographia. Ulmae, (del 1486).
  • S. Leone, volgarizzamento, (del 1485).
  • S. Gregorio, (del 1475).
  • Ciceronis Rhetorica, (del 1479).
  • Titus Livius, (del 1482).
  • Acciajuoli, (del 1492).
  • Ovidio, Pinardi (sic) (del 1480).
  • Platina. De obsoniis, (del 1485).
  • Euclide, (del 1482).
  • Petrarca, (del 1478).
  • S. Athanasii opera. Romae, (del 1477).
  • Giosefi'o Flavio. Firenze, (del 1493).
  • Ubertini Clerici, Crescentinatis, in Cicer. Epist. Commento Vinc. (del 1479).
  • Ovidio, (del 1486).
  • Lactantii, opera, (del 1478).
  • Cicero:
    • De officiis, (del 1480)
    • De oratore, (del 1478)
    • Tuscul (del 1479)
  • luvenalis, Satyrae. (del 1475).
  • Cicero, Tuscul. (del 1480).
  • Pii II. Hist. rerum ubique gestarum, Ven. (del 1477).
 
Codices Miscellania
  • 2182          S. Augustini expositio in Psalmos (su membrana, del 12° secolo)
  • 2183          S. Gregorii Moralia (su membrana, del 12° secolo)
  • 326            Palladius. De Agricoltura (su membrana, del 13° secolo)
  • 67              Porphirius, in Aristotelem Graec. (su carta, del 12° secolo)
  • 120            Catena in Evangelio. Membran (del 11° secolo)
  • 894            S. lo. Grysogoni Homiliae in Epistolas Paoli (su membrana, del 12° secolo)
  • 896            Stamerud (sic) libri (su membrana, del 12° secolo)
  • 893            S. loannis Cassiani Collationes (su membrana, del 11° secolo)
  • 242            Theodoretus in Psalmos (su membrana, del 11° secolo)
  • 50              Aeschinis, Epistolae. Cod.
  • 45              D. Basilii, Homiliae Cod.
  • 141            Daniel Barbarus sup. Veto Cod.
  • 241            Evangelia Quatuor Cod.
  • 895            D. lo. Grysogoni. Homiliae 44 Cod.
  • 897            D. lo. Grysogoni. Horn. XII. Cod.
  • 183            Philostrati Cod.
  • 8                Platonis, Dialogi Cod.
  • 83              Ptholemaei, Armonica. Cod.
 
Following other Ms. Codes, simply signed by following numbers
  • 1155          S. Gregorius Cod.
  • 730            Chrysostomus. Cod.
  • 159            Terentius. Cod.
  • 159            Sacrae Th. Cod.
  • 159            Versiones Turques. Cod.
  • 163            Proses Turques. Cod.
  • 160            Altro Codice
  • 41              Cluron ms. Cod.
  • 227            Boccaccio Triumph. Cod.
  • 228            Guarini. Gramatica. Cod.
  • 218            Leoniceni. Cod.
  • 223            Epistolae Anglicanae. Cod.
  • 215            PhiIosophi. Codices
  • 131            Lazzarini. Cod.
  • 133            De Butis. Cod.
  • 132            Gallini Cod.
  • 691            Iuvenalis Satyrae. Cod.
  • 263            Beati Ambrosii. Cod.
  • 122            Moscepo. Cod.
  • 175            Fra' Paolo. Cod.
  • 1411          Cronique de Fr. Martin. Cod.
  • 2093          Quinti Aemiliani. Cod.
  • 214            Hymni Eccles. Cod.
  • 1176          Officium Beata Vergine Cod.
  • 2092          Petrarque Cod.
  • 232            Detto. Cod.
  • 281            Orationes. Cod.
  • 189            Timoteo. Cod.
  • 191            Cicero Cod.
  • 31              Philelphi. Cod.
  • 151            Cicero ms. Cod.
  • 794            Epitres de S. Seran ms. Cod.
  • 330            Hatius. Cod.
  • 329            Eusebius. Cod.
  • 85              St. Davis. Cod.
  • 42              luvenalis. Cod.
  • 43              S. Ambrogius. Cod.
  • 134            S. lo: Chrysostomus. Cod.
  • 1                Prolegomenum. Cod.
  • 127            Petruzzi. Cod.
  • 127            Anarchini. Cod.
  • 259            Vitruvius ms. Cod.
  • 171            Gasparini. Cod.
  • 171            Martialis. Cod.           
  • 99              Patrizj. Cod.
  • 807            Salvianus Aretinus. Cod.
  • 892            Philosophia. Cod.
  • 91              Cassiodorus. Cod.
  • 393            Aristotele Cod.
  • 23              luvenalis. Cod.
  • 789            Architettura Militare. Cod.
  • 36              Pauli Veneti. Cod.
  • 273            Boetius. Cod. 
  • 272            Dialoghi. Cod.
  • 72              Platonis. Cod.
  • 68              Argiropilo. Cod.
  • 73              Valerius Maximus. Cod.
  • 53              lustinus. Cod.
  • 47              Idem. Cod.
  • 47              Glice. (sic) Cod.
  • 116            Strozzi. Cod.
  • 891            Seneque. Cod.
  • 900            Dabudrio. Cod.
  • 890            Titus Livius. Cod.
 
Books of Monastero di S. Mattia di Murano, Monaci Camoldolensi
17 volumes of the library of the Monastery. This is Monsieur Burnet – French commissioner's sworn declaration.
  • 2 (due) Tomi corali Atlantico, con pitture, e miniature ad oro d'insigne artefice
  • Balbis. Catholic. reale (Codice membranaceo)
  • Malerbi. Vite de' Santi, (del 1475)
  • Ciceronis Rhetorica. Veneto (del 1470)
  • Perotti. Gramatica. Edit. pulcher. charact. argo imp.
  • Bertoldo, Bertoldino, e Cacasseno. Con rami insigni. Edizione di Brescia. del Della Volpe.
  • 5 (cinque) Tomi Marini Cavalier. Rime
Sources: Tratto dal ms. segnato N. 1937. Miscellanea XXXVIII, dal Museo Correr1.
 
1. As well as the abobe long list of stolen books and codes, many precious codes mss were stolen from the Dominican library at Saints Gio and Paul, registered by pen in the numbered list which was before a printed catalogue published by P.Beraldelli, of all the codes already existing in this library. The catalogue is stored in the Marciana Library.
 
Other goods with historic value
(Sources: 1 – State Archives of Venice; 2 – Ranieri Da Mosto, Venetian aristocrat “Patrizio”, descendent of the sailor who discovered the Cape Verde islands in the 1400s)
  • The whole navy war fleet of 1797, one of the most important in the Mediterranean;
  • The rich materials of the Arsenal of Venice, including the necessary equipment for 8 vessels, 6 frigates and 5 cutters, 6000 cannons of various sizes, 2000 rifles and 6000 guns, entire deposits of sails.
 
That being stated, this MLNV INTIMATES, CLAIMS AND DEMANDS
the complete return of the above mentioned goods and valuables to the Republic of Venice (bear in mind that this list which has been divided by categories and towns in Veneto is only what the archivists have managed to reconstruct);
 
CLAIMS AND DEMANDS
also to concur an adequate compensation for the violent french "occupation" of the Republic of Venice, from the year 1797 to the year 1815.
 
WSM
Venetia, Wednesday, August 21, 2013
 
The Executive Officers of the MLNV – Chief Department of Education and Culture of the GVP
Davide Giaretta
 
The Executive Officers of the MLNV – State Secretary of the GVP
Enrico Pillon
 
The Vice President of the MLNV and the GVP
dott. Paolo Gallina
 
The President of the MLNV and the GVP
Sergio Bortotto
 
Vedi il documento ufficiale inviato.
Immagine1

2013.08.02 – MARTIRI DELLE FOIBE … TUTTI BRAVI A (S)PARLARE DI FALSO STORICO E DI NEGAZIONISMO … MA SEMPRE E SOLO A SENSO UNICO!

FRATELLI D'ITALIA - FOTO DI STATO VENETO NEDERLANDComprendiamo l'indignazione di alcuni italiani… ma i martiri delle foibe sono anche cittadini della Repubblica Veneta, Veneti e Istro Veneti e Dalmati, altro che italiani.
Il lamentato revisionismo storico contro la becera sinistra italiana non si limiti anch'esso ad una verità di parte e fittizzia.
I festetggiamenti dei 150 anni dell'unità d'italia non sono solo il frutto di una ipocrisia (come scrive un lettore al giornale d'italia-vedi sotto), ma palesano quanto l'italia sia l'artefice e complice di una mistificazione gravissima perchè anche Il risorgimento italiano è in realtà un mito inesistente.
Veri e propri genocidi, massacri, campi di concentramento e l'esodo di popoli sono il marchio indelebile e il prezzo di questa falsa unità d'italia.
La mistificazione dei 150 anni dell'unità d'italia è un insulto alle vittime innocenti, ai combattenti e patrioti che hanno difeso, anche con l'estremo sacrificio della vita, le loro Patrie.
L'italia ha sistematicamente adottato provvedimenti d’autorità per cancellare dalla memoria del Popolo Veneto le proprie tradizioni, la propria cultura, la propria lingua e soprattutto la storia del proprio passato.
L'italia, quale stato straniero occupante che è, adotta da anni una sistematica azione di discriminazione razziale contro il Popolo Veneto, palesando un vero e proprio razzismo istituzionale allo scopo di annientare l’Amor Patrio e l’identità Nazionale del Popolo Veneto che sono valori universali per ogni Popolo e quindi inalienabili, irrinunciabili, incedibili e imprescrittibili.
vedi anche:
WSM
Venetia, 2 agosto 2013
Sergio Bortotto, Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio.
​LETTERA DI UN LETTORE DE "IL GIORNALE D'ITALIA"10/02/2013
Ricordare le vittime delle foibe vuol dire (anche) onorare il nostro Paese
Per evitare ogni negazionismo
Alle volte risulta più conveniente, alla classe politica, nascondere e occultare vere e proprie vergogne, dimenticate dai libri di storia. La legge n. 92 del 30 marzo 2004 ha concesso un riconoscimento, istituendo la "Giornata del ricordo, in onore delle vittime delle foibe, aventi una colpa: essere italiane o contrarie al regime comunista.Le foibe sono delle cavità naturali presenti sul Carso (altipiano alle spalle di Trieste e dell'Istria).
Alla fine del secondo conflitto mondiale i partigiani comunisti di Tito vi gettarono migliaia di persone, alcune dopo averle anche fucilate, altre ancora vive.
Purtroppo è impossibile quantificare le vittime delle foibe, ma circa 1.000 sono le salme esumate e diverse cavità sono irraggiungibili, a 60 anni di distanza..
Approssimativamente sono 6.000 – 7.000 persone uccise nelle Foibe, alla quali vanno aggiunte più altre 3.000 scomparse nei gulag, ossia i campi di concentramento del regime di Tito.
Gli infoibati erano prevalentemente italiani e tutti coloro che si opponevano al regime comunista titino.
Vi erano anche sloveni e croati, mentre tra gli italiani gli ex fascisti e gente comune che aveva la sola colpa di essere italiana o anti-comunista.
Le vittime dei titini venivano condotte, dopo atroci sevizie, nei pressi della foiba, dove gli aguzzini bloccavano i loro polsi e i piedi, tramite filo di ferro, ogni singola persona, servendosi anche di di pinze, e legavano gli uni agli altri sempre attraverso fil di ferro.
Così come è inopportuno il negazionismo sulla shoah, è giusto anche non continuare più a nascondere tale ferita, ancora apertissima, della storia italiana.
Quando inizieremo a fare ciò potremo dire che l'Italia e gli italiani hanno ancora un pizzico di patriottismo, una consapevolezza della storia del loro paese, altrimenti la festa dei 150 anni (152, ndr) dell'unità d'Italia sarà stata solo il frutto di una grande ipocrisia.
Per carità, non voglio innescare alcuna polemica ma, quando si parla di patriottismo, occorre esserlo sempre e onorare il proprio paese in ogni singolo momento della propria vita.
W l'Italia.
Federico Tringali
05/07/2013zcVYnplgPUxDgmVGzMB86wHCGtRBzY7EoGC+xKCdpSk=--la_copertina_del_libro
l coraggio di raccontare "il sangue dei vinti"
Il libro che ha cambiato il modo di vedere la Resistenza
Il coraggio di raccontare "il sangue dei vinti"
A 10 anni dall'uscita della sua opera, Giampaolo Pansa ricorda di come la faziosa storiografia di sinistra lo abbia ostracizzato per aver contribuito a far crollare il mito, uniformemente accettato, dei partigiani "eroi" a tutti i costi.
La storia, si sa, la scrivono i vincitori.
Questa è una verità assoluta.
Senza possibilità di appello.
E il sangue dei vinti che fine fa?
Viene dimenticato, senza che sia restituita una dignità a quanti hanno combattuto sul fronte degli sconfitti.
Un oblio che, nel caso della Resistenza, è durato esattamente sessant’anni.
Fino al 2003, quando un giornalista –notoriamente di sinistra- decide di raccontare un’altra verità.
Nasce così “il sangue dei vinti” di Giampaolo Pansa.
Uscito nelle librerie proprio 10 anni fa, all’inizio del 2003.
Un’altra verità
Il suo racconto di “ciò che accadde in Italia dopo il 25 aprile” diventa un vero e proprio caso mediatico.
Alla fine dell’anno il volume (di quasi 400 pagine) è stato divorato da migliaia di lettori.
Per l’esattezza, ne vengono vendute 400.000 copie in meno di 12 mesi.
Oggi, a distanza di una decade, Pansa ripropone il suo libro con una nuova introduzione, che tira un po’ le somme di come quell’opera venne accolta dalla “storiografia ufficiale”.
“Il baccano –ricorda Pansa nella nuova introduzione-aveva un precedente.
Nel 2002 sempre con la Sperling & Kupfer (stessa casa editrice de Il sangue dei vinti, ndr) avevo pubblicato I figli dell’Aquila, dedicato alle vicende di un ventenne che aveva combattuto per la Repubblica Sociale (…).
Partendo dalle sue traversie, narravo il percorso di tanti ragazzi italiani che avevano scelto di rifiutare l’armistizio del 1943, per schierarsi con Benito Mussolini nell’ultima battaglia.
Erano i vituperati ‘repubblichini’, parola che odio e che non uso oramai.
Il racconto si concludeva con la ritirata dei marò di San Marco verso il Po, nella fase finale della guerra”.
La polemica sorta in seguito al libro di Pansa nel 2002 non è nulla a confronto di ciò che avviene appena un anno dopo: “in quel libro non andavo ancora a toccare un nervo scoperto: quanto era accaduto dopo il 25 aprile del 1945.
Con la resa dei conti brutale imposta ai fascisti sconfitti, le esecuzioni di massa, gli stupri, le vendette, le torture.
In una parola il lato oscuro della Resistenza e le migliaia di morti che nascondeva”.
No, quello davvero no, non si può dire.
In un Paese come il nostro ci sono certi (falsi) miti che devono rimanere tali.
Granitici.
Incrollabili.
E, quanto fatto dai partigiani nella cosiddetta guerra di Liberazione dal nazi-fascismo sembra essere la più assoluta delle certezze su cui poggia l’Italia repubblicana.
Quasi che le basi della nostra Costituzione poggino esclusivamente sulla Resistenza e nulla più.
Va protetta, quindi, la verità raccontata da chi quella guerra ha deciso fosse suo esclusivo appannaggio.
Quella storia scritta dai vincitori deve essere l’unica versione possibile dei fatti.
Anche se chi ha vinto è un assassino.
Nonostante “gli eroi” siano stati riconosciuti tali per aver trucidato ragazzi (e non solo), spesso poco più che ventenni, solo perchè avevano fatto una scelta differente.
Quella dell’onore e della coerenza.
Vietato raccontare certe atrocità.
Ed il divieto arriva proprio da quanti si reputano i custodi-difensori di quella verità “ufficiale”.
Scrive sempre Pansa: “questi piccoli baroni non accettavano che un dilettante come il sottoscritto avesse osato invadere il loro territorio.
Mi giudicavano un abusivo, doppiamente molesto perché davo una lettura della Resistenza che loro consideravano blasfema”.
La rappresaglia
L’intellettuale dissidente, ma soprattutto il suo libro, comincia ad avere successo.
E così, come sempre avviene in ogni regime che si rispetti, chiunque non aderisca al pensiero unico –dettato dall’alto- è bene che sia annientato.
“Nei miei lavori successivi replicai alle critiche che i custodi della sacralità della Resistenza seguitavano a rivolgermi.
E ai fastidi che mi procuravano le loro truppe in piazza.
Culminati con un’aggressione a Reggio Emilia nell’ottobre del 2006 che in seguito mi costrinse a presentare i miei libri sempre protetto dalla polizia e dai carabinieri.
Sino a quando mi vidi obbligato a rinunciare ai dibattiti in pubblico”.
Una brutta serata, quella del 2006 per il giornalista di Casale Monferrato: “il 16 di ottobre, una banda di squadristi rossi, arrivata apposta da Roma e capeggiata da un funzionario di Rifondazione comunista, si era data da fare per impedire la presentazione della Grande Bugia(…).
La squadraccia fece un buco nell’acqua , perché l’intervento del pubblico che gremiva il salone dell’hotel Astoria la costrinse a sloggiare”.
La vendetta della “storia”
È però un altro il vero problema con cui Pansa deve fare i conti, qualche tempo dopo:  “la mattina del 9 novembre 2006, mentre sfogliavo le pagine culturali della Stampa (quotidiano dove Pansa iniziò la sua carriera di giornalista, ndr) incappai in un titolone che strillava: Resistenza, hanno vinto i revisionisti.
L’occhiello chiariva il concetto così: la storia dei partigiani è sul banco degli imputati, ma gli studiosi che si riconoscono nella tradizione comunista tacciono.
Hanno gettato la spugna?
La lezione esposta sulla pagina era del professor Giovanni De Luna, docente di storia contemporanea all’Università di Torino”.
Il professore, però, è in ottima compagnia.
“(…)
Quattro giorni dopo l’aggressione di Reggio Emilia, con un tempismo da piccola vendetta rossa sempre all’erta si rifece vivo un altro storico accademico che mi aveva già infastidito per il sangue dei vinti.
Era Sergio Luzzati, 43 anni (sic!), docente di storia moderna, sempre a Torino che ottenne dal Corriere della Sera di poter pubblicare un suo personale editto di condanna al sottoscritto:  Piace al ventre molle dell’Italia ignava.
Con un sottotitolo elaborato dai cervelloni della terza pagina di via Solferino: La rivincita. 
Che soddisfazione per i nostalgici di Salò.
Luzzato sosteneva che La Grande bugia fosse un libro inutile perché ripeteva ‘cose che tutti sanno’.
Una robaccia ‘stilisticamente pedestre’.
Ma Luzzato sentiva il bisogno di mostrarsi ben più cazzuto.
Spiegò che i libri sfornati a ripetizione da Pansa (‘tonnellate di carta copiativa’), piacevano molto perché ‘il lettore di Pansa è probabilmente lo stesso che tiene in casa i libri di un altro giornalista di razza, Indro Montanelli’”.
Ci sarebbe da precisare che nessuno può dire di essersi fatto davvero una cultura senza aver letto almeno uno degli scritti di Montanelli, ma andiamo avanti con lo storico delirio, o il delirio dello storico, fate un po’ voi: “l’audience giampaolopansista corrisponde al ventre molle di un’Italia anti-antifascista ancor prima che anticomunista.
Un Paese felice di sentirsi ignorante, e di farsi illuminare dal Robin Hood di Casale Monferrato.
L’Italia innamorata di Pansa è un morsa che non fa invidia”.
La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti (per parafrasare indegnamente Mussolini): infangare.
Infangare chiunque racconti una verità non allineata.
Vietato ricordare i crimini degli “eroi” col fazzoletto rosso.
I crimini indicibili
Del tutto inappropriato sbattere in faccia a tutti la realtà su un tema scomodo come quello delle foibe, ad esempio.
Tanto che lo scorso febbraio l’Anpi di Torino si è opposta alle commemorazione della giornata del ricordo.
“Quelli morti in Istria, Dalmazia Croazia e Slovenia erano tutti fascisti, se lo sono meritato” , si poteva leggere nel vergognoso comunicato.
E ancora, impensabile pensare di rileggere in un’altra chiave l’attentato di via Rasella, a Roma, nel quale i partigiani fecero saltare in aria, oltre che 42 soldati tedeschi, anche un bambino innocente che stava giocando davanti al portone di casa.
Rosario Bentivegna e sua moglie Carla Capponi, sono degli eroi, senza possibilità di replica.
Nonostante le loro gesta abbiano avuto come diretta conseguenza la strage delle Fosse Ardeatine.
Tutto questo, non è lecito e non è conveniente che venga riportato alla memoria di quel “ventre molle di un’Italia felice di sentirsi ignorante”.
È bene che venga tutto dimenticato.
È ben più importante continuare ad infierire su chi ha scelto di combattere, orgogliosamente, dalla parte sbagliata.
Meglio sputare sul sangue di quei vinti morti in nome di una coerenza che la storia ha sentenziato essere ingiusta.
La pregevole opera di Pansa è simile a quella messa in atto da Luca Telese con il suo “Cuori Neri” che ha restituito la memoria che meritavano ai caduti, di destra, dimenticati degli anni di piombo.
Dispiace solo che questo compito sembri essere appannaggio esclusivo degli intellettuali di sinistra.
E questo, è un altro evidente dato di fatto.
Il merito di Giampaolo Pansa è quello di aver dato voce, anche ai morti dimenticati della Repubblica Sociale, ridimensionando il mito di una Resistenza senza macchia e senza paura.
Da sempre vista nell’ottica miope di una sinistra figlia di quella guerra di liberazione, che non poteva accettare la messa in discussione del dogma: fascisti cattivi, partigiani buoni.
“Tremar dovesse la terra sotto/il tuo gagliardo passo d'ardito/tu va' sicuro con il tuo motto:/ Non ho tradito! (…) E se la morte che t'è d'accanto/Ti vorrà in cielo, dall'infinito/Si udrà più forte, si udrà più santo/Non ho tradito!” (testo del Capitano Bonola, Reg. "Folgore" della R.S.I., campo di concentramento di Coltano, estate 1945)
Micol Paglia
Tratto da (CLICCA QUI)

e ancora
UpkPfA5XLjisVEj1d5tQPI9ae8bNYfx9xfxFa4gkRSg=--la_corona_di_fiori_bruciata
1/02/2013
Continua lo scempio contro i martiri delle foibe
A Narni bruciati la corona ed i fiori per Norma Cossetto
Continua lo scempio contro i martiri delle foibe
Non solo lapidi e targhe prese a martellate (a Torino e a Genova), adesso si arriva anche a bruciare e devastare la corona d'alloro deposta nella via dedicata a una delle più tristemente note vittime dell'odio dei partigiani comunisti.
Ma nessuno interviene.
Dopo la distruzione delle targhe per i martiri delle foibe a Torino e a Genova, è arrivato anche l'ennesimo sfregio.
Nella "rossa" Narni sono stati bruciati la corona d'alloro ed il mazzo di fiori deposti in "via Norma Cossetto".
La strada è dedicata ad una delle vittime dell'odio comunista.
Norma Cossetto, 20 anni, venne stuprata ripetutamente e poi gettata -ancora viva- con entrambi i seni pugnalati in una delle gole carsiche.
Contro il vergognoso gesto, nessuna dichiarazione dei rappresentanti delle Istituzioni locali.
Micol Paglia
Tratto da (CLICCA QUI)

e ancora

01/08/2013
L'ordine scellerato della sinistra: dimenticare le vittime delle Foibe
Sergio Marchi (La Destra): "Il Pd si ribelli ai suoi alleati e ponga riparo ad un errore gravissimo"
L'ordine scellerato della sinistra: dimenticare le vittime delle Foibe
Nella Roma di Marino si punta a cancellare il segno dell'esilio giuliano-dalmata.
Storace: 'Spettacolo squallido, ennesimo schiaffo alla Storia del nostro Paese'
Cancellare la Casa del Ricordo.
O quanto meno renderla marginale, farla ricadere in quel tunnel della storia dalla quale era stata tratta fuori a fatica, dopo decenni.
Un macabro parallelo con quella fine che tanti italiani hanno conosciuto, nel profondo di una foiba.
E' la storia che arriva dal Municipio I di Roma
"La Roma di Ignazio Marino si  e’ esibita  con uno squallido spettacolo nel municipio più importante; infatti, la  bocciatura da parte della maggioranza che sostiene la  presidente Alfonsi  dell’emendamento che prevedeva di inserire nelle politiche del  Municipio  I  delle collaborazioni con istituzioni storiche, come la Casa della Memoria e la Casa del Ricordo,  e’ l’ennesimo  schiaffo alla storia del nostro Paese.
Dimenticare  le vittime delle foibe non  può più rappresentare oggi  solo il becero cinismo che ha contraddistinto la storia della sinistra italiana,  ma bensì un atto barbaro di disumana gravità che va condannato senza esitazioni.
Oggi, con la decisione del Municipio I,  ritorna  l’oblio sul sangue versato…"E' quanto dichiara in una nota Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra  "La Roma di Ignazio Marino si  e’ esibita  con uno squallido spettacolo nel municipio più importante; infatti, la  bocciatura da parte della maggioranza che sostiene la  presidente Alfonsi  dell’emendamento che prevedeva di inserire nelle politiche del  Municipio  I  delle collaborazioni con istituzioni storiche, come la Casa della Memoria e la Casa del Ricordo,  e’ l’ennesimo  schiaffo alla storia del nostro Paese.
Dimenticare  le vittime delle foibe non  può più rappresentare oggi  solo il becero cinismo che ha contraddistinto la storia della sinistra italiana,  ma bensì un atto barbaro di disumana gravità che va condannato senza esitazioni.
Oggi, con la decisione del Municipio I,  ritorna  l’oblio sul sangue versato…", dichiara in una nota Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra
Sergio Marchi, capogruppo de La Destra nel parlamentino del centro storico, ricostruisce la vicenda: "La maggioranza di centro sinistra, o più esattamente di sinistra centro vista la presenza nel governo locale di Sel e Lista civica per Marino insieme al Pd, ha presentato al consiglio del primo Municipio, o come si chiama ora Municipio centro storico, le proprie linee programmatiche.
Un libro dei sogni, con alcune ‘perle’ come la pedonalizzazione forzata dei Fori imperiali, rispetto al quale abbiamo espresso convintamente il nostro voto contrario.
Qualche emendamento dei tanti presentati dall’opposizione è stato pure accolto, ma proprio qui è intervenuto un fatto grave, che denunciamo dalle colonne del Giornale d’Italia e rispetto al quale chiediamo allo stesso Sindaco di porre prontamente rimedio.
Nel programma di consiliatura che ci è stato dato, nelle politiche culturali veniva citata la valorizzazione della Casa della Memoria, mentre nessun cenno si faceva alla Casa del Ricordo, struttura presente e funzionante proprio nel territorio del primo Municipio, dedicata al dramma troppo spesso dimenticato degli Italiani caduti vittime nelle Foibe per mano delle truppe comuniste del maresciallo Tito.
Ripetiamo per l’ennesima volta che non si tratta di fare confronti o paragoni tra drammi tra di loro non confrontabili, ma di ricostruire il più possibile una memoria storica condivisa per creare finalmente una coscienza nazionale che superi le barriere ideologiche di un interminabile dopoguerra.
Proprio grazie al Segretario de La Destra Francesco Storace, all’epoca alla guida della Regione Lazio, venne introdotta la Giornata del Ricordo, che si celebra il 10 Febbraio; ora quella giornata è tutelata da una Legge nazionale, votata con una larga maggioranza trasversale dal Parlamento italiano.
La Destra insieme alle altre forze di centrodestra presenti in Municipio, Fratelli d’Italia e PDL, ha sottoscritto un emendamento per rimediare alla omissione della maggioranza, ed inserire anche la Casa del Ricordo tra le strutture da valorizzare nell’ambito del territorio, e più in generale del circuito culturale cittadino.
Risultato?
Il Pd si astiene, ma guarda caso Sel e la Lista civica per Marino votano contro, insieme al Movimento Cinque stelle, e l’emendamento è bocciato.
Una brutta pagina per la democrazia, e un segno che una certa sinistra ideologica è dura da sconfiggere.
Iniziamo male, e ricordiamo a tutti che chi governa oggi a Roma rappresenta il 65 per cento dei votanti al ballottaggio, quindi non più del 25 per cento dei Romani.
Su temi così delicati, è presunzione grave pensare di poter decidere per tutti, con il rischio di riaprire ferite che vogliamo per sempre chiuse.
Chiediamo alla sinistra più responsabile e democratica di rimediare all’errore, se di errore si tratta.
Siete ancora in tempo.
Se no, l’errore diventerà una scelta politica, e nessuno ci potrà chiedere di rinunciare a lottare con tutte le nostre forze per difendere la memoria di tutti gli Italiani, e dunque per la nostra libertà", conclude Marchi.
Tratto da (CLICCA QUI)
 

2012.02.04 – NASCE IL GOVERNO VENETO PROVVISORIO (GVP)

Oggetto: COSTITUZIONE GOVERNO PROVVISORIO.
               – AL POPOLO VENETO
               – A TUTTI I PATRIOTI VENETI di ogni ordine e grado, di ogni Movimento, Associazione, Collegio e Corporazione indipendentista.
 
Si rende noto a pubblica menzione ce il MLNV ha concluso le prime due delle tre fasi del proprio programma operativo.
La prima fase.
La rivendicazione del diritto all’autodeterminazione del Popolo Veneto previsto e regolato dal diritto internazionale è stata esercitata dal Popolo Veneto attraverso la denuncia di occupazione, dominazione e colonizzazione della Nazione Veneta da parte dello stato straniero italiano e rivendicazione di sovranità del Popolo Veneto notificata allo stato straniero occupante italiano e depositata all’O.N.U. in data 28.09.2010 da questo MLNV.
Ad oggi nessun disconoscimento formale della propria denuncia è mai stato notificato al MLNV dall’O.N.U., da un qualsiasi Stato Terzo e neppure dallo stesso governo italiano.
La formalità della rivendicazione è pertanto di diritto compiuta e perfezionata anche dall’assenza di qualsiasi atto formale di manifesta opposizione.
La seconda fase.
Il diritto di liberare la Patria dallo stato straniero occupante italiano è legittimo e legale perché conforme alle norme del diritto internazionale che prevedono:
  1. che solo un Popolo può rivendicare tale diritto e il Popolo Veneto è riconosciuto per tale;
  2. che solo uno dei soggetti previsti dalle norme del diritto internazionale può agire in tale sede in nome e per conto di un’ intero Popolo e il Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Veneto così costituitosi lo è al pari degli stati e degli insorti e lo ha fatto;
  3. che sussista la necessità di liberarsi da una dominazione coloniale, da un regime razzista o da un’occupazione straniera e tutte e tre queste condizioni si concretano ancora oggi perché reiteratamente poste in essere dallo stato straniero occupante italiano.
E’ storicamente riconosciuta la responsabilità della Comunità Internazionale di allora circa la forzata annessione militare dei territori della Nazione Veneta da parte del regno d’italia e la conseguente perdita di sovranità del Popolo Veneto dopo oltre mille anni di Repubblica.
Oggi, dopo che il MLNV ha depositato la denuncia “di occupazione, dominazione e colonizzazione” della nostra Patria da parte dello stato straniero italiano, tale responsabilità grava ancor più sull’O.N.U. per il perpetuarsi delle gravissime violazioni dei diritti civili e politici contro il Popolo Veneto.
Considerato che il MLNV con precauzione e riguardo ha inutilmente atteso, anche ben oltre i limiti consuetudinari, la notifica e la formalità di un qualsiasi atto di manifesta resistenza, rifiuto o mera opposizione alle enunciate espressioni di diritto da noi MLNV ritenute legali, legittime e rivendicate secundum legem, è così portata a compimento anche la seconda fase.
La costituzione del MLNV ha quindi generato “diritto” producendo negli effetti ciò che si tenta di non considerare.
Il tentativo di ignorare l’esistenza del MLNV tende a negare il presupposto giuridico da cui ha origine il MLNV medesimo ovvero il diritto di autodeterminazione previsto per legge, ratificato dallo stesso stato straniero italiano e rivendicato dal MLNV in nome del Popolo Veneto.
Atteso pertanto che il principio di legalità è applicabile al diritto di autodeterminazione per il Popolo Veneto, tale diritto concreta il potere di esercitarlo nelle forme e nei modi contemplati.
Così, oggi, nel dar seguito all’adempimento dei propri doveri che il MLNV si è dato nei confronti della Serenissima Patria, rimanendo con inflessibile osservanza nell’alveo delle norme di diritto internazionale e uniformandosi al principio di stretta legalità, si da avvio alla costituzione del Governo Provvisorio.
Il Popolo Veneto è nella condizione di non dover elemosinare a nessuno il diritto di essere ciò che è: da sempre un Popolo, e una Nazione per oltre un millennio.
Il MLNV quale “Soggetto di diritto” riconosciuto dalle norme internazionali  che agisce in quanto tale perché qualificato dalla legittimazione internazionale, basata sul diritto all’autodeterminazione, chiama tutti i Patrioti a condividere incarichi, mansioni e competenze nell’ambito del Governo Provvisorio.
Venetia, 04.02.2012
Viva San Marco!!!
Il Presidente del MLNV Sergio Bortotto
Il MLNV ha incaricato il proprio Procuratore Delegato dott. Gabriele PERUCCA per tentare di dar vita ad un coordinamento con tutti i Patrioti e i Movimenti Venetisti.
Il suo instancabile lavoro ha portato in breve ad una riunione congiunta di molti esponenti delle Organizzazioni Indipendentiste presenti sul nostro territorio tenutasi sabato 25 febbraio 2012 a Vicenza.
La riunione congiunta dei rappresentanti delle Organizzazioni indipendentiste tenutasi a Vicenza il 25 febbraio u.s. ha innanzitutto riaffermato il principio cardine che accomuna tutti ed è la Patria da liberare dall’occupazione straniera italiana.
Ferma e condivisa è stata poi la convinzione che il ripristino di sovranità del nostro Popolo parte dal reciproco riconoscimento d’identità in un’unità di Nazioni libere e sovrane sulle proprie terre d’origine.
Difficile ma non impossibile risulta armonizzare il percorso della competizione elettorale in ambito italiano laddove il fine non si discosta dal principio cardine del ripristino di sovranità. Per ultimo si è frantumata la barriera che fino ad oggi ha voluto far apparire frammentati gli intenti delle Organizzazioni indipendentiste;    la valorizzazione di quanto da tutti è stato fatto e si sta facendo è invece il “collante” per la condivisione di ruoli e compiti nell’ambito del Governo Veneto Provvisorio.
Non possiamo permetterci di sprecare le risorse che abbiamo a disposizione perché insieme possiamo raggiungere l’obbiettivo e che passerà sicuramente anche attraverso la presa di coscienza del Popolo Veneto di non essere italiano;   l’impegno per tutti è la ricerca del consenso che si esprimerà nell’adesione di ciascun cittadino all’Anagrafe che sarà congiunta ed espressione di una coalizione di Popolo che pur seguendo percorsi diversi insieme vuole tornare libero e sovrano.
In sostanza:
  1. il principio cardine che accomuna tutti è la Patria da liberare da un’occupazione straniera;
  2. l’autodeterminazione del nostro Popolo si radica e si identifica in un’unità di pluralità di Nazioni libere e sovrane sulle proprie terre d’origine;
  3. tutti i percorsi intrapresi dalle Organizzazioni indipendentiste sono originati dalla necessità di perseguire il fine ultimo dell’indipendenza del nostro Popolo;
  4. quello che appare come una frammentazione d’intenti è in realtà il “collante” dell’anello mancante … la valorizzazione di quanto si sta facendo passa attraverso la condivisione di ruoli e compiti in un progetto comune che si chiama Governo Veneto Provvisorio e che abbia anche il dovere prioritario di perseguire il consenso popolare attraverso il risveglio dell’identità nazionale del nostro Popolo.
Ora non ci resta altro da fare che applicare il principio di effettività e traslare in pratica questi buoni propositi.
Noi siamo ciò che decidiamo di essere, liberi di essere ciò che siamo, siamo un Popolo, siamo una Nazione.
Viva San Marco Sergio Bortotto Presidente del MLNV

Come abbiamo detto più volte il MLNV articola il proprio programma attraverso tre fasi:
1) – la fase di rivendicazione del diritto di sovranità del Popolo Veneto;
2) – la fase di opposizione alle rivendicazioni presentate;
3) – la fase di liberazione della Patria.
Concluse le prime due delle tre fasi del proprio programma il MLNV ha ora il compito di liberare la Patria e ripristinare la legalità sulle proprie Terre con il ritorno incondizionato e totale della Sovranità del Popolo Veneto.
Per attuare questa terza fase il MLNV ha dovuto scegliere fra due percorsi estremamente diversi:
1) – intraprendere la c.d. "guerra di liberazione";
2) – intraprendere un percorso "diplomatico" chiedendo il proprio riconoscimento internazionale sulla base del diritto all'autodeterminazione del Popolo Veneto.
Al Movimento di Liberazione Nazionale viene riconosciuto – per legge– il diritto di usare la forza contro l’oppressore, e di fare la cd guerra di liberazione per l’ottenimento dell’indipendenza;   nel contempo su di esso grava la necessita di dotarsi di una qualche forma di organizzazione, ovvero di una qualsiasi struttura: questa è legittimata ad agire a suo nome sul piano internazionale.
L’articolo 96.3 del Primo Protocollo di Ginevra del 1977 dispone infatti che i popoli, come tutti i soggetti di diritto internazionale (ivi compreso il Movimento di Liberazione Nazionale), devono disporre di un apparato istituzionale che possa gestire le loro relazioni internazionali.
Ecco dunque la naturale evoluzione del MLNV che deve concretarsi con la propria strutturazione sulla base di un vero e proprio apparato istituzionale.
Il diritto internazionale precisa che qualunque sia la forma di organizzazione, ovvero qualunque sia la struttura di cui si dota un Movimento di Liberazione Nazionale, essa è legittimitata ad agire in nome dell'intero Popolo sul piano internazionale.
Ma c'è di più.
Agendo un Movimento di Liberazione Nazionale in nome di un intero Popolo, sulla base del proprio diritto all'autodeterminazione, la struttura o la forma di organizzazione di cui si dota deve disporre di un apparato istituzionale per la gestione delle relazioni internazionali ai sensi e per gli effetti dell'art.96.3 del Primo Protocollo di Ginevra del 1977, ovvero vere e proprie istituzioni.
LA LEGITTIMAZIONE DELL'APPARATO ISTITUZIONALE
La struttura e o l'organizzazzione di cui si dota il Movimento di Liberazione Nazionale non agisce sulla base del consenso popolare ma sul suo diritto di autodeterminazione sancito per legge.
Atteso pertanto che il principio di legalità è applicabile al diritto di autodeterminazione per il Popolo Veneto, tale diritto concreta il potere di esercitarlo nelle forme e nei modi contemplati.
Il MLNV  ha quindi scelto di intraprendere il percorso diplomatico e non quello della c.d. "guerra di liberazione" e nel dar seguito all'adempimento dei propri doveri nei confronti della Serenissima Patria, rimanendo con inflessibile osservanza nell'alveo delle norme del diritto internazionale e uniformandosi al principio di stretta legalità, ha costituito lo specifico Dipartimento per le Relazioni Internazionali e un Governo Veneto Provvisorio.
IL GOVERNO PROVVISORIO
L'Apparato Istituzionale Provvisorio prevede l'istituzione fondamentale di un Dipartimento per le Relazioni Internazionali e un "Governo Provvisorio o di transizione".
Nel caso specifico, il Governo Provvisorio è istituito dal MLNV congiuntamente e uniformemente a tutte le altre Forze Indipendentiste che intendono provvedervi allo scopo di garantire la formazione e i lavori della "Costituente", assicurare la sicurezza nazionale, la continuità dei pubblici servizi e al ripristino incondizionato e totale della sovranità del Popolo Veneto sulle proprie terre.
Il Governo Provvisorio istituito darà seguito alla proclamazione (anche unilaterale) di indipendenza della Serenissima Repubblica Veneta nei tempi e modi che si andranno a stabilire.
 

 

2009.09.29 – NASCE IL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE NAZIONALE DEL POPOLO VENETO (MLNV)

Addì 29 del mese di settembre nell'anno 2009 in Villorba (Tv) alle ore 20,50.
Sono convenuti in riunione straordinaria i sottoelencati Cittadini del Popolo Veneto, nonché membri della Polisia Nationale Veneta e del Ministero dell'Interno dello Stato delle Venetie:
  1. BORTOTTO SERGIO
  2. GALLINA PAOLO
  3. ZORDI DINO
  4. FILIPPIN ALESSANDRO
  5. BORGATO RUGGIERO
  6. PULIN ALESSANDRO
  7. GEROMEL CHARLIE
  8. MOSCA FRANCESCO
  9. FALSO LUCA
  10. FELTRIN GIACOMO
  11. GENNARI PAOLO
  12. MARSON DAVIDE
  13. NARDONE ROMOLO
  14. NARDONE GUERRINO
  15. PUTZOLU ACHILLE
  16. MEROTTO GIULIANA
Alle ore 23.30, a seguito di discussione e unanime accordo, ci si costituisce in MOVIMENTO DI LIBERAZIONE NAZIONALE, ai sensi e per gli effetti delle norme del Diritto Internazionale e con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista del Diritto Internazionale.
 
 

1997.05.08 – I SERENISSIMI


"Serenissimi" è il nome dato dai mass media a un gruppo di persone (autodefinitesi "Veneta Serenissima Armata", braccio operativo del "Veneto Serenissimo Governo") che nel nome della Repubblica di Venezia, la notte fra l'8 ed il 9 maggio 1997, a pochi giorni dalla ricorrenza del bi-centenario della caduta della Serenissima sotto l'invasione napoleonica (12 maggio 1797), occuparono con le armi in pugno Piazza San Marco e il Campanile di San Marco a Venezia, issando sulla cella campanaria la bandiera del Leone. Con questo gesto intendevano simbolicamente ripristinare la sovranità della Serenissima rivendicando il diritto del popolo veneto alla sua indipendenza e affermando l'illegittimità sia dello scioglimento della Repubblica di Venezia nel 1797, sia del referendum del 1866 con il quale i Savoia fecero ratificare l'annessione del Veneto al Regno d'Italia. Il loro gesto, che voleva anche contestare l'appartenenza del Veneto alla cosiddetta Padania, lo "stato" di cui Umberto Bossi, il leader del movimento autonomista Lega Nord, aveva annunciato di voler proclamare l'indipendenza nel settembre successivo, suscitò in tutto il mondo un vasto clamore ed ebbe rilievo sia nella stampa italiana che in quella internazionale.
 

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I Serenissimi, partiti dal padovano con un camion che trasportava un autocarro artigianalmente camuffato da mezzo blindato, giunsero, poco dopo mezzanotte, all'imbarcadero del Tronchetto, per imbarcarsi verso la loro destinazione.
Alcuni vestiti con tute mimetiche e armati di un fucile mitragliatore Beretta MAB 38, residuato bellico della Seconda guerra mondiale, ma funzionante, salirono a bordo di un traghetto di linea dell'ACTV con il finto autoblindo e dirottarono la motozattera su piazza San Marco.
Giunti nella piazza, alcuni dei partecipanti all'azione l'occuparono simulando di tenerla sotto tiro con l'"autoblindo", mentre il resto del gruppo, scardinando la porta, salì in cima al campanile di San Marco.
Qui fu issata la bandiera con il leone alato, simbolo della Serenissima Repubblica di Venezia, gesto dimostrativo che fu dichiarato dagli interessati essere l'obiettivo della loro azione.
Secondo quanto accertato in seguito, l'intenzione degli occupanti del campanile sarebbe stata quella di tenere tale posizione sino al 12 maggio, bicentenario del giorno in cui, nel 1797, il Maggior Consiglio della Repubblica Veneta e il Doge Ludovico Manin abdicarono di fronte alle truppe francesi; allo scopo s'erano dotati anche di viveri. Gli uomini sul campanile erano dotati di un radiotrasmettitore, già utilizzato in vari episodi di pirateria dell'etere a partire dal 17 marzo 1997, per emettere abusivamente messaggi politici in tutto il Veneto sulle stesse frequenze della RAI (in particolare il TG1), coprendone le trasmissioni.
I manifestanti comunicarono alle autorità, che nel frattempo avevano isolato la piazza, che avrebbero iniziato a trattare non appena fosse giunto un loro rappresentante.
La sera stessa il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, andò a parlare con i manifestanti.
Al mattino del 9 alle ore 8.15, su ordine del prefetto, uomini del GIS dei Carabinieri diedero inizio a un'operazione volta a porre fine alla manifestazione: un gruppo di militari occupò la piazza arrestandovi alcuni occupanti, un altro gruppo scalò il campanile usando delle impalcature poste all'esterno dell'edificio mentre altri penetrarono all'interno.
Nel giro di pochi minuti i Carabinieri arrestarono tutti i partecipanti all'azione.
Il gruppo dei “Serenissimi” era composto da 8 persone:
Gilberto Buson
Cristian Contin
Flavio Contin
Antonio Barison
Luca Peroni
Moreno Menini
Fausto Faccia
Andrea Viviani
Sostenuti a distanza da Giuseppe Segato (deceduto per cause naturali il 27 marzo 2006) e Luigi Faccia.
Le motivazioni all'inizio non furono chiare e solo la conoscenza dei personaggi che la attuarono portarono a definire meglio l'ambiente in cui si progettò l'evento.
Sembra che queste persone, pur non svolgendo un'attività politica in senso proprio, avessero nostalgia per i tempi della Repubblica di Venezia, cancellata manu militari da Napoleone Bonaparte e ne auspicassero la restaurazione.
Sostenevano di aver fatto delle ricerche storiche e scoperto elementi che, a loro parere, invalidavano l'atto di Napoleone del 1797, l'accettazione dell'atto da parte del Maggior Consiglio, e anche il referendum di ratifica dell'annessione al Regno d'Italia del 1866.
Secondo i Serenissimi l'atto di Napoleone era illegittimo in quanto effettuato contro uno stato neutrale e non perfezionato dal "Maggior Consiglio", che avrebbe deliberato in mancanza del numero legale; il referendum del 1866, invece, sarebbe stato caratterizzato da brogli e violazioni degli accordi internazionali sottoscritti durante l'Armistizio di Cormons e la Pace di Vienna.
All'epoca ci fu il sospetto iniziale che l'ispirazione del gesto fosse venuta dalla Lega Nord o da ambienti contigui.
Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi smentì immediatamente adombrando il sospetto di un tentativo di coinvolgimento da parte dei servizi segreti italiani, con lo scopo probabile di impedire la imminente proclamazione della Padania.
Smentirono anche gli altri movimenti autonomisti.
Nonostante ciò, in Veneto e anche altrove nel Nord Italia, molti presero sul serio l'iniziativa, cominciando ad organizzare tavolini di raccolta firme e denaro per le famiglie degli 8 manifestanti.
Col trascorrere delle ore si capì che si trattava di una manifestazione dimostrativa, sebbene la magistratura, ancora nel maggio 2006 abbia rinviato a giudizio alcuni degli 8 imputati per reati gravi.
In ogni caso – al di là del punto di vista effettivo dei "Serenissimi" – il fatto assunse per forza di cose una rilevanza politica, essendo additato da molti come un sintomo del malcontento, diffuso in Veneto e in molte regioni settentrionali, verso la politica dello Stato centrale.
Il processoA seguito delle indagini volte a svelare la pianificazione del gesto eversivo, fu istruito un processo.
Tra i capi di accusa ipotizzati vi erano:
attentato all'unità dello Stato, perché il retroattivo annullamento dell'operato di Napoleone Bonaparte ristabilendo lo status quo ante, riportando cioè la situazione al 1797, avrebbe annullato anche la successiva unione del Veneto all'Italia del 1866, come pure gli esiti della prima e della seconda guerra mondiale;   banda armata interruzione di pubblico servizio, per le interruzioni delle trasmissioni televisive effettuate in precedenza alla manifestazione veneziana.
Nel maggio 2006 vi sono stati altri rinvii a giudizio per altri reati connessi agli stessi fatti.
Il processo ai Serenissimi si concluse con assoluzioni, patteggiamenti e condanne:
Luigi Faccia: condanna a 4 anni e 9 mesi di reclusione per la manifestazione veneziana (scontati 3 e mezzo ed affidato ai servizi sociali) oltre ad una condanna a 6 mesi di reclusione per associazione sovversiva da parte del Tribunale di Verona, 5 anni e 3 mesi complessivi.
Non aveva partecipato alla manifestazione, ma fu identificato come ideologo dell'operazione e sedicente Presidente del Veneto Serenissimo Governo.
Giuseppe Segato: condanna a 3 anni e 7 mesi di reclusione per il reato di eversione. Non aveva partecipato alla azione, ma fu identificato come ideologo.
La detenzioneGiuseppe Segato, che non aveva partecipato all'azione ma ne era stato considerato l'ideologo, si ammalò in carcere e fu condotto all'ospedale ammanettato, in lettiga.
Nel 2003, a 6 anni dall'azione condotta in piazza San Marco, tutti i Serenissimi condannati avevano terminato di scontare la pena.
Da più parti fu chiesto che fosse concessa la grazia per i Serenissimi, considerando il loro gesto come una manifestazione di opinione, spettacolare ma non particolarmente violenta.
La grazia non fu mai concessa.
Una prima domanda di grazia per Luigi Faccia fu presentata dalla moglie nel dicembre 1999, ma nel 2000 l'allora ministro della giustizia Piero Fassino, ne bloccò l'iter.
Una volta cambiato titolare del dicastero, intervenne una nuova domanda.
Il ministro leghista Roberto Castelli dichiarò che «Faccia non ha fatto male a nessuno», e tuttavia la grazia, che è competenza esclusiva del Presidente della Repubblica, non gli fu concessa, sebbene richiesta da diversi soggetti politici del Veneto (tra cui La Liga Veneta, i Verdi del Veneto, Forza Italia del Veneto) e personalità pubbliche tra cui Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, dopo essersi comunque costituito parte civile contro i Serenissimi, Gianfranco Bettin – Consigliere regionale Verdi del Veneto – e da Paolo De Marchi, Presidente della Federazione Regionale Verdi del Veneto.
Le opinioni a favoreDurante la detenzione i "Serenissimi" ricevettero numerose lettere di solidarietà, alcune sono raccolte nel libro "Ti con nu nu con Ti".
Vi furono appelli per la scarcerazione o per una riduzione della pena, che non furono però accolti; in particolare per Luigi Faccia e Giuseppe Segato.
Alcuni hanno sostenuto che le condanne inflitte furono eccessivamente dure, data la portata dimostrativa del gesto.
Il fucile di cui disponeva il gruppo era un residuato bellico della seconda guerra mondiale e non furono compiuti atti di violenza su persone.
Taluni hanno sostenuto apertamente che sulle condanne dei "Serenissimi" abbiano influito più le posizioni politiche espresse che non il gesto in sé, malgrado l'accaduto si configurasse senza ombra di dubbio come una fattispecie di reato espressamente previsto dal Codice Penale italiano.
 
tratto da Wikipedia: clicca qui
 

 
DOPO LA SENTENZA
Il gruppo venetista prepara la controffensiva.
Assolti dall’accusa di eversione.
Gli avvocati: «Da 5 a 10mila euro per imputato»

Il tanko dei Serenissimi in piazza San Marco (archivio)

Il tanko dei Serenissimi in piazza San Marco (archivio)

VENEZIA – Prima di tutto l'aspetto politico: «Questa non è una semplice sentenza, ma è la definitiva sconfitta di un disegno ideologico di alcuni pezzi dello Stato che volevano reprimere un'idea, quella di un Veneto indipendente ».
Poi quello economico perché alla fine in tribunale funziona così.
Ed ecco che i Serenissimi non si accontentano di essere stati definitivamente prosciolti dalle accuse di banda armata, eversione, terrorismo e guerra civile, ma chiederanno attraverso i loro avvocati Renzo Fogliata, Alessio Morosin e Luigi Fadalti anche i danni allo Stato che li ha costretti a subire un processo lungo e stressante condito da capi di imputazione durissimi e rarissimi, come «depressione del sentimento nazionale», reato riesumato dal procuratore veronese nel 1999 a due anni di distanza dai fatti del campanile di San Marco del maggio 1997.
E' già, perché i tre serenissimi Flavio Contin, Cristian Contin e Gilberto Buson non hanno mai contestato di aver dirottato un ferry, di aver sequestrato l'equipaggio e di aver assaltato il campanile per proclamare l'indipendenza del Veneto e hanno affrontato la prima condanna senza battere ciglio, ma hanno combattuto strenuamente nelle aule di tribunale nel processo parallelo che ha visto coinvolte quasi quaranta persone accusate di far parte della rete eversiva indipendentista veneta.
D'altra parte il processo veronese è stato aperto subito dopo le dichiarazioni dell'avvocato generale dello Stato Augusto Nepi che in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario del 1999 parlava del pericolo di «turbolenze venetiste», dedicando, per usare le parole dell'avvocato Renzo Fogliata, «due pagine alla mala del Brenta e quattro ai serenissimi ».
«La Cassazione ha giudicato il ricorso della procura generale veneziana inammissibile – continua Fogliata – bocciando di fatto tutto il teorema costruito da Papalia dodici anni fa».

 

 

 

 

Non c'è terrorismo dunque per la Corte di cassazione, perché i «tanki» con cui è stato dato l'assalto erano di fatto trattori e un solo fucile non è sufficiente per configurare un'azione violenta di tipo eversivo.
In due parole la Cassazione, nelle motivazioni della sua sentenza di inammissibilità del ricorso della procura veneziana, conferma l'ipotesi che l'assalto al campanile e il blocco dei segnali televisivi fossero atti simbolici.
E va da sé che per un atto simbolico dodici anni di processo sono decisamente troppi.
«La cifra del risarcimento per processi che vanno oltre la legittima durata è stabilita dalla legge in mille euro all'anno – spiega Morosin – chiederemo tra i cinquemila e i diecimila euro per imputato, una cifra modesta per sottolineare la necessità di ristoro morale per quello che a tutti gli effetti è stato un accanimento dello stato italiano».
Il processo ai Serenissimi per eversione e terrorismo è iniziato a Verona nel 1999, poi è stato spostato a Padova dove la corte d'appello ha assolto tutti gli imputati.
A provare l'ultimo tentativo di ricorso è stata la procura generale di Venezia che si è rivolta alla Cassazione.
 
Alessio Antonini 07 luglio 2011
 
 

 

 

 

 

1997.05.08 – GIUSEPPE SEGATO-PATRIOTA VENETO


 
BORGORICCO.
Si sono ritrovati uno a fianco all'altro ieri mattina davanti alla tomba di Giuseppe Segato, nel cimitero di San Michele delle Badesse.
Si tratta degli esponenti delle associazioni culturali venetiste.
Un incontro un po' imbarazzante dopo i veleni alla vigilia.
C'erano l'associazione culturale intitolata proprio a Segato, con Umberto Vecchiato e il Serenissimo Moreno Menini.
Poi il governo del Popolo Veneto con il presidente Albert Gardin, il «ministro» Erminio Berton e Luciano Franceschi; il movimento Veneto Stato di Massimo Busato; Resistenza Veneta con Graziano Agugiaro e una rappresentanza dei Veneti.
Presente anche l'amministrazione comunale con gli assessori Francesco Guion e il leghista Luigi Raimondi.
Anche il parroco, durante la messa alla quale non ha partecipato Gardin, ha ricordato il «patriota»: «Sono felice che siate qui, non c'è da vergognarsi di portare avanti le radici che ci hanno insegnato i nostri padri, sono identità da apprezzare» ha detto.
In cimitero Vecchiato ha evocato il 9 maggio '97: «Segato mi chiese un passaggio per Venezia, aveva già la valigia, sapeva che lo avrebbero arrestato.
Alla fine lo portai in piazzale Roma.
Ricordati che devi essere uomo fino in fondo, mi ha detto».
Menini ha proposto brevi flash: «Lo voglio ricordare quando in carcere a Vicenza, sotto una coperta "sbregà" con in mano un libro e dei biscotti, ricevette l'invito del Procuratore che doveva interrogarlo.
Bepin gli mandò a dire: "Non ho tempo, devo studiare".
O quando spiegava a gesti larghi alla gente le implicazioni del Capodanno Veneto. Bepin sapeva che ne valeva la pena e ora la storia gli sta dando ragione».
Ha azzardato un intervento Raimondi, ma è scivolato sul governatore Luca Zaia riportando la sua celebre frase: «Prima i Veneti».
E' stato contestato: «Non possiamo accettare che si faccia politica qui» hanno detto i venetisti.
«Una vergogna che venga un assessore a far propaganda durante una commemorazione» ha aggiunto furioso Agugiaro.
Un'uscita forse inopportuna, quella dell'assessore: chi conosceva bene «l'ambasciatore» Segato sa che non voleva rapportarsi con Bossi.
Gardin ha ricordato il prezioso contributo che Segato ha dato alla causa indipendentista veneta, un ricordo non nostalgico ma militante e un impegno a continuare la sua lotta per la sovranità veneta.
Ma ha bollato i Serenissimi: «Hanno fatto una pagina di storia ma ora sono pensionati.
Siamo noi la continuità».
tratto da un articolo de: IL MATTINO DI PADOVA

un momento della commemorazione dell'anno scorso presenti esponenti del Governo del Popolo Veneto e del Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Veneto
"Disse che era marchesco, e marchesco voleva morire, e non voleva vivere altrimenti…”
Caro Bepin
L’azione di Piazza San Marco ti ha reso nobile.
Hai mostrato alle nuove generazioni che anche ai nostri giorni esistono Veneti tutti d’un pezzo
E lo Spirito che ha reso Grande la Serenissima non è ancora stato annichilito.
Il tuo esempio non è stato vano poiché
La Forza di un Popolo attinge all’esempio dei suoi figli migliori.
La nostra Fede incrollabile renderà un giorno i tuoi ideali realtà.
 
 

 Onori al Patriota Giuseppe Segato
PAR TERA PAR MAR… SAN MARCO!
PAR TERA PAR MAR… SAN MARCO!
PAR TERA PAR MAR… SAN MARCO!

VITA E PENSIERO DI GIUSEPPE SEGATO (tratto Associazione Culturale “Bepin Segato”)


Inno alla bandiera veneta, canto patriottico scritto dal Serenissimo Bepìn Segato, Pariota veneto morto nel 2006, dopo aver scontato anni di carcere a seguito della presa del campanile di San Marco a Venezia (8-9 Maggio 1997)

 
 
tratto dal sito dell'Associazione culturale "Bepin Segato Patriota Veneto": clicca qui per accedere al sito.
 

1976.05.06 – IL TERREMOTO DEL FRIULI

1557698_10152241456072530_5698727738407574588_nIl terremoto del Friuli
Morti: 989 (965 secondo la Protezione civile).
Feriti: 3 mila.
Senzatetto: 70 mila.
Siti colpiti: 119. (Area: 5.725 kmq. Popolazione totale: 60 mila).
Case distrutte: 18 mila.
Per danni alle industrie, 15.000 persone perdono il lavoro per via di fabbriche danneggiate e/o crollate.
Danni: circa mille miliardi di lire.
Scala Richter: 6,4. Scala Mercalli: X.
1609703_10152241456067530_6863926847456403149_nAlle 21 una terribile scossa di terremoto colpisce il Friuli.
Tutta la provincia a nord di Udine e quella di Pordenone sono state distrutte.
È la prima volta che la televisione trasmette le immagini del dolore e della distruzione di un terremoto in tutte le case italiane.
Il paese di Gemona è ridotto a un cumulo di macerie.
Maria Calderini, 50 anni: «Abbiamo visto portar via un camion pieno di cadaveri».
I soccorritori scavano in un’atmosfera silenziosa.
Nessun pianto, nessun grido di disperazione.
I friulani tacciono ma hanno gli occhi pietrificati dalla paura.
 

1963.10.09 – LA TRAGEDIA DEL VAJONT

9 ottobre 2013… a 50 anni dal tragico evento!

Vajontil discorso del Vice Sindaco Maraga, all'inaugurazione di"Via vittime del Vajont".

A voi cari concittadini, colleghi assessori e consiglieri, senatore Piccoli, rappresentanti del volontariato locale, autorità civili militari e religiose, rappresentanti dei comitati delle vittime e dei superstiti e all’amico Roberto Padrin, sindaco di Longarone, rivolgo il mio più caloroso e cordiale benvenuto in questo luogo, che come amministrazione abbiamo individuato a perenne ricordo del legame che la nostra comunità sedicense ha con la tragedia del Vajont.
Ringrazio subito l'ass. De Paris che ha curato l'organizzazione dei momenti commemorativi di questi giorni e il Corpo Musicale Comunale per la consueta disponibilità.
Sono passati 50 anni da quella tragica notte del 9 ottobre 1963, in cui quasi 2000 persone persero la vita, in quella che è tutt’oggi la più grande catastrofe nazionale, provocata per mano dell’uomo, dove la rincorsa al profitto ebbe la meglio sulle vite umane.
La vita delle comunità di Longarone, Erto, Casso e Castellavazzo furono segnate indelebilmente da quella notte, oggi a 50 anni di distanza il lutto di quelle comunità è ancora palpabile e allo stesso tempo inscrutabile per chi come me appartiene ad una generazione lontana dal Vajont.
Impossibile comprendere il dolore di chi, adulto o bambino, rimase superstite ritrovandosi senza nulla e inerme di fronte alla tragedia che lo aveva colpito.
Possiamo solo ascoltare le parole di queste persone, senza la pretesa di poter scrutare il dolore che ancora si cela nei loro cuori.
Per la mia generazione il Vajont, di cui abbiamo sentito parlare nei racconti dei nostri genitori, dei nostri nonni che puntualmente il 9 ottobre di ogni anno ricordano quei giorni, è in realtà entrato prepotentemente nei nostri animi per la prima volta con la rappresentazione di Paolini, che riuscì a far riemergere quella che era una tragedia nazionale di cui non si voleva parlare.
Oggi però a 50 anni di distanza l’intera comunità bellunese sta riportando alla luce il ricordo, un ricordo che deve essere da monito alle future generazioni in difesa del nostro territorio.
Anche la nostra comunità è legata al Vajont e al dopo Vajont.
E’ innegabile che la forte espansione industriale dei primi anni 60 non ebbe nel Bellunese lo stesso impulso che ebbe in Italia, e il Vajont cancellò in un sol colpo la possibilità di un’occupazione locale per una popolazione che viveva di una forte emigrazione.
Ma è altrettanto vero che il Vajont determinò subito dopo la tragedia, negli anni della ricostruzione, un fortissimo impulso economico.
Grazie alla legge Vajont partì un’importante espansione industriale, che non toccò solo Longarone, ma si estese in tutta la provincia.
Anche Sedico, assieme Feltre e all’Alpago, oltre a Longarone, videro la stesura di piani di intervento che diedero vita alle aree Conib.
Ed proprio qui in quest’area industriale oggi desideriamo ricordare le vittime del Vajont intitolando una via al loro sacrificio.
Il Vajont, nella sua tragica realtà, segnò anche la nascita di una straordinaria partecipazione popolare, fatta di solidarietà umana, e che oggi possiamo considerare il primo mattone di quella che diverrà poi, dopo il terremoto del Friuli, la nostra protezione civile.
Caro Sindaco lungo questa via ha sede uno dei nostri gruppi di protezione civile.
A Sedico oltre 70 morti, recuperati nelle acque del Piave, furono posti nelle vecchia chiesa parrocchiale di Libano, dove alcuni volontari provvidero a lavarli, e a sistemarli in attesa dell’ultimo viaggio verso il cimitero di Fortogna.
Oggi uno di questi volontari è ancora vivo e voglio concludere lasciando a voi qui presenti la sua testimonianza, tratta dal libro di Gianni De Vecchi, proprio sulla parrocchia di Libano, perché non c’è modo migliore per ricordare il legame tra la nostra comunità e le comunità colpite dalla catastrofe che le parole di Ermanno Perlini, che visse in prima persona assieme ad altri quei momenti:
“La mattina successiva al disastro del Vajont (e precisamente di giovedì in quanto l'immane onda scavalcò la diga la sera di mercoledì), prima di andare al mercato (facevo l'ambulante di tessuti e abbigliamento e quel giorno dovevo andare col camion nella piazza di Conzago di Mel), passai in segheria a Mezzaterra (Sedico) e seppi solo allora da Enrico De Vecchi, col quale ero in amicizia, che «era scoppiata la diga», come in un primo momento era stato annunciato dalla radio. Andai allora verso il ponte di San Felice e vi trovai Antonio Bristot di Trichiana, pure lui ambulante ma di mercerie.
Dopo aver preso dai nostri furgoni pezze di tela di cotone utilizzate per le lenzuola e aver ricavato dei sudari, andavamo a raccogliere le salme che il Piave aveva portato fin là e che erano sparse un po' dappertutto.
Avvolti i corpi, che erano nudi, in questi teli improvvisati, li portavamo poi sul greto del fiume in modo che fossero ben visibili a chi li doveva portat via.
Mi ricordo che c’erano altri volontari impegnati in questo pietoso compito.
Il giorno successivo, incontrando il barbiere di Sedico in piazza, venni a sapere che parecchi morti del Vajont erano stai sistemati nella vecchia chiesa sconsacrata di Libàno.
Andai lassù e vi trovai la guardia comunale Bruno Bortot assiem e a tre-quattro operai del Comune di Sedico e a Gino Fiabane di Bolago.
Entrato in chiesa, vidi i corpi nudi stesi sul pavimento con le teste che poggiavano su un lungo palo in modo da restare sollevate.
Arrivò un dottore e, dato il caldo di quei giorni, fece una puntura a tutti perconservarli: ce n’erano di tutte le età e sembrava che dormissero.
Qualcuno (pochi a dire il vero) aveva ancora la vera, un anello o l’orologio: erano oggetti molto importanti perché consentivano le identificazioni.
I corpi erano tutti puliti e, in genere, per la maggior parte, interi.
Io e Fiabane abbiamo aiutato il medico.
Terminato questo compito, arrivarono due camion con le bare.
Le donne di Libàno furono straordinarie: portaroo lenzuola nuove o usate, ma tutte pulite e stirate e venivano a chiedere se avevamo bisogno di altro.
Ponemmo tutti i morti (erano 77) nelle bare non chiudendo completamente il coperchio affinché si vedesse la faccia.
Ogni tanto io e Fiabane bevevamo un po’ di cognac: era come bere acqua!
Mi impressionò una «toseta» (ragazzina) di 10-11 anni: sembrava dormisse.
Tutti i bambini piccoli erano stai posti sull’altar maggior e; a uno di 4-5 anni avevano messo un vestito blu con la farfallina rossa.
C’erano persone che venivano dal Belgio, dalla Svizzera a cercare i loro congiunti.
Sono passati oltre 40 anni, ma il ricordo è sempre vivo e mi commuovo ancora quando ne parlo.”
 

1943-1945 – FOIBE – IN MEMORIA DEI CRIMINI COMMESSI CONTRO IL POPOLO VENETO

I politicanti italiani, bastardi e barbari contro il Popolo Istro-Veneto.
Al punto sei del nostro appello alla Comunità Internazionale viene fatto diretto riferimento ai cimini contro il Popolo Veneto perpetrati anche dall'italia.
6 – CRIMINI CONTRO L'UMANITA'
Fin dalla sua occupazione, l’italia ha tentato di sottomettere intenzionalmente il Popolo Veneto a condizioni tali di esistenza che ne comportasse l’estinzione sia fisica che culturale (diaspora veneta); anche secondo la definizione adottata dall’ONU costituiscono genocidio «gli atti commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso».
Il genocidio viene considerato come un crimine specifico e come tale recepito nel diritto internazionale e nel diritto interno di molti Paesi.
Non si possono dimenticare verità storiche nascoste e sconvolgenti come quelle delle foibe.
Ancora nel 1962, in conformità a accordi segreti (nr.57/62) con il governo jugoslavo di Tito, l’italia finanziava il mantenimento in schiavitù, pagando nominativamente vitto e vestiario di prigionieri istroveneti tenuti in un campo di concentramento all’interno di una miniera di rame a Mitrovica (ex Jugoslavia), purché non ritornassero alle loro terre venete d’origine.
Le Foibe sono state un GENOCIDIO voluto da Italiani e Jugoslavi a danno del Popolo Veneto, che ancora oggi continua nella forma di oblio culturale e negazione delle libertà politiche che portano alla servitù economica.
La storia dello stato italiano ne esce massacrata e infranta.  
I fondatori e i “padri” della repubblica italiana, da De Gasperi a Togliatti, da Pertini a Rossi, da Parri a Valiani pagarono Tito per estendere il dominio anche fino al Garda, e pagarono fino agli anni ‘60 per tenere prigionieri i Veneti nei campi di concentramento jugoslavi.
In proposito si ricorda il grandissimo lavoro di ricerca e denuncia per opera di Marco Pirina Direttore, dal 1988, del Centro Studi e Ricerche Storiche “Silentes Loquimur” di Pordenone, noto in Italia e in Europa per avere fatto conoscere attraverso oltre 600 convegni, in venti anni, la tragedia delle foibe.
A oggi lo stato straniero italiano col pretesto di attuare mirate politiche di accoglienza per gli immigrati, impone un’integrazione agevolando insediamenti e radicamenti stanziali sui territori veneti di stranieri anche culturalmente avversi alle tradizioni, costumi e consuetudini del Popolo Veneto.
Particolarmente mal tollerata dal Popolo Veneto è l’imposta residenza di criminali di matrice eversiva mafiosa qui confinati in regime di soggiorno obbligato e la sistematica occupazione di cariche apicali della maggior parte delle istituzioni italiane.

Eccome ce la racconta wikipedia:
« (…) un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una "pulizia etnica". »
(Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana, Roma, 10 febbraio 2007)
Questi italiani … sempre più falsi!

Il Giorno del ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno. Istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92 essa commemora le vittime dei massacri delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata.
Secondo la legge che l'ha istituito, al Giorno del ricordo è associato il rilascio di una targa commemorativa, destinata ai parenti degli "infoibati" e delle altre vittime delle persecuzioni, dei massacri e delle deportazioni occorse in Istria, in Dalmazia o nelle province dell'attuale confine orientale durante l'ultima fase della seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi.
tratto da (CLICCA QUI)
Con l'espressione massacri delle foibe, o spesso solo foibe, si intendono gli eccidi ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia, occorsi durante la seconda guerra mondiale e nell'immediato dopoguerra. Il nome deriva dai grandi inghiottitoi carsici dove furono gettati molti dei corpi delle vittime, che nella Venezia Giulia sono chiamati, appunto, "foibe".
Per estensione i termini "foibe" e il neologismo "infoibare" sono diventati sinonimi di uccisioni che in realtà furono in massima parte perpetrate in modo diverso: la maggioranza delle vittime morì nei campi di prigionia jugoslavi o durante la deportazione verso di essi.
Il fenomeno dei massacri delle foibe è da inquadrare storicamente nell'ambito della secolare disputa fra italiani e popoli slavi per il possesso delle terre dell'Adriatico orientale, nelle lotte intestine fra i diversi popoli che vivevano in quell'area e nelle grandi ondate epurative jugoslave del dopoguerra, che colpirono centinaia di migliaia di persone in un paese nel quale, con il crollo della dittatura fascista, andava imponendosi quella di stampo filo-sovietico, con mire sui territori di diversi paesi confinanti.
tratto da (CLICCA QUI)

1929.12.08 – GOFFREDO PARISE

"Il Veneto è la mia Patria.
Sebbene esista una repubblica italiana, quest'espressione astratta non è la mia Patria.
Quando vedo scritto all'imbocco dei ponti sul Piave fiume sacro alla Patria, mi commuovo, non perché penso all'italia, benzì perché penso al Veneto".
Goffredo Parise.
 tratto da wikipedia: clicca qui 
LA VITA
Goffredo Parise nasce a Vicenza l'8 dicembre del 1929; la mamma Ida Wanda Bertoli, ragazza madre, cerca con grandi sacrifici di riempire il vuoto della mancanza del padre, cosa non facile in una Vicenza contadina. Il ragazzo trascorre un'infanzia molto difficile, appartata e senza amicizie, situazioni che gli segnano il carattere già sensibile ed introverso e che si riflettono in seguito sui suoi studi non troppo lusinghieri.
Nel 1937 muore il nonno e la madre sposa il giornalista Osvaldo Parise, direttore del «Giornale di Vicenza»; il piccolo Goffredo, sempre alla ricerca di una figura paterna, gli si affeziona ed è ricambiato. Parise dopo otto anni lo riconosce come figlio, ma nonostante questo cambiamento affettivo, a scuola Goffredo viene sempre promosso con voti appena sufficienti.
Goffredo appena quindicenne partecipa alla resistenza in provincia di Vicenza; finita la guerra frequenta il liceo e in seguito si iscrive a vari indirizzi universitari senza arrivare mai ad una laurea (sarà laureato «ad honorem» solo nel 1986 dall'Università di Padova).
Tramite alcune conoscenze il padre adottivo lo introduce al mondo della carta stampata. Goffredo incomincia a scrivere per quotidiani come «l'Alto Adige» di Bolzano, «l'Arena» di Verona e il «Corriere della Sera» e in questo periodo il giovane capisce la sua vera passione: l'inclinazione a scrivere storie. Inizialmente sono resoconti critici, ironici e deformanti, di alcuni aspetti della vita di provincia; in seguito il suo interesse si sposta verso l'analisi di varie forme d'alienazione.
Dottore mancato, dunque, Parise nel 1950 cambia radicalmente il suo modo di porsi, e si dedica alla narrativa; si trasferisce a Venezia e in una stanza in affitto scrive il suo primo libro, il «cubista» Il ragazzo morto e le comete, pubblicato dall'amico Neri Pozza (il quale però suggerisce cambiamenti che Parise si rifiuta di fare).
Dopo un'iniziale stroncatura sia dalla critica sia dal pubblico, e in special modo di quello vicentino che definì lo scrittore «matto da legare», convinto delle sue idee, Parise pubblica nel 1953 il libro La grande vacanza, con una lusinghera recensione sul «Corriere della sera» di Eugenio Montale: «…affascinato dall'abilità di Parise e dal suo calarsi nell'infanzia senza modi nostalgici e crepuscolari»; questo libro viene definito nel 1968 da Carlo Bo autentica poesia.
Nel 1953 si trasferisce a Milano, dove lavora alla casa editrice di Livio Garzanti, e dove conosce Leo Longanesi che lo incoraggia a continuare a scrivere. Con il romanzo Il prete bello (1954), lo scrittore acquisisce grande notorietà non solo in Italia, ma, con decine di traduzioni, anche all'estero e in tutto il mondo. Intanto, è diventato amico di Eugenio Montale, Nico Naldini e altri; e si sposa il 29 agosto 1957 con Mariolina Sperotti, detta «Mariola», giovane vicentina. Testimone di nozze è l'amico Giovanni Comisso.
Cominciano gli anni di spostamenti e viaggi. Tornando a Vicenza, incontra Guido Piovene, con il quale diventa amico, scoprendo però di non voler più tornare nella sua città. Dopo una vacanza a Capri, è indeciso se tornare a Milano o a Venezia o andare a Roma, dove vive un altro amico, Carlo Emilio Gadda, del quale diventerà nel 1964 vicino di casa (in via della Camilluccia). Nel 1956 pubblica Il fidanzamento e nel 1959 Amore e fervore (che poi verrà intitolato Atti impuri). Nel 1961 fa un lungo viaggio in America, dove Dino De Laurentiis vorrebbe che scrivesse un film per il regista Gian Luigi Polidoro. È insieme colpito e deluso da New York, ma soprattutto è affascinato dai viaggi e, appena uscito Il padrone (1966), visita la Cina, il Laos, il Vietnam, la Malesia, e di nuovo New York, Londra, Parigi, Giacarta, Tokio, Mosca (reportage in parte raccolti postumi in Lontano).
È ormai uno scrittore affermato e frequenta intellettuali, scrittori, registi e pittori nella Roma degli anni Sessanta. Ma i suoi punti di riferimento sono Gadda e Moravia, e poi nel 1963 ha incontrato Giosetta Fioroni che considera la sua nuova compagna (con la moglie il matrimonio è naufragato da tempo). In occasione de Il padrone è passato da Garzanti a Feltrinelli, e qui publica anche Il crematorio di Vienna (1969). Gira con una decapottabile rossa, fa scherzi, va a sciare, o al mare, e gli piace stare in giro. Intanto ha scoperto una casa nel bosco di Salgareda, nel trevigiano, e riesce a trovare il modo per comprarla. Escono I sillabari, il primo volume nel 1972 presso Einaudi e il secondo nella collana «Medusa» di Mondadori, che raramente pubblica italiani, ma nella quale Parise voleva essere incluso perché vi aveva letto i suoi amati Ernest Hemingway e William Somerset Maugham, che con Yasunari Kawabata e Truman Capote (ma anche Lev Tolstoj e Charles Darwin) sono i suoi principali riferimenti non italiani.
Nel 1986, dopo aver lasciato L'odore del sangue da pubblicare postumo, scopertosi malato, senza più forze per scrivere, detta una trentina di poesie a Omaira Rorato (un'amica che vive a Ponte di Piave, dove Parise passa gli ultimi giorni) e a Giosetta Fioroni, poi in agosto muore.
CASA DI CULTURA GOFFREDO PARISE
Lascio la mia casa di Ponte di Piave, sita in via Verdi n. 1 al Comune di Ponte di Piave alle seguenti condizioni:
a) Il Comune di Ponte di Piave dovrà farne una casa di cultura intestata a mio nome e si caricherà di tutti gli oneri inerenti la manutenzione.
b) La casa dovrà essere custodita e avere una targa così concepita: “Casa di cultura Goffredo Parise” per studi. Poiché lascio la casa con tutto quanto contiene (mobili, libri, quadri, eccetera) essa, a giudizio del Comune potrà essere aperta ed eventualmente ospitare studiosi delle mie opere
c) Il Comune approva che le mie ceneri siano sepolte sotto la statua che sta nel giardino dove sarà posta una piccola lapide in marmo…
Queste le ultime volontà di Goffredo Parise in merito alla sua abitazione di Ponte di Piave, nella quale si era trasferito nel 1984.
Nasce così la Casa di Cultura Goffredo Parise , che promuove la figura e l'opera dello scrittore veneto e ne cura l'archivio, fonte inesauribile di studio sull'Autore.
 
tratto da: clicca qui
 

1921.11.01 – MARIO RIGONI STERN – SCRITTORE VICENTINO

 
Mario Rigoni Stern (Asiago, 1º novembre 1921 – Asiago, 16 giugno 2008) è stato uno scrittore, e un grande amante delle montagne dell'Altopiano di Asiago, autentico appartenente alla cultura dei Cimbri. Il suo nome resta legato a Il sergente nella neve: « Il momento culminante della mia vita non è stato quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita… » (da Ritratti: Mario Rigoni Stern di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini) Mario Rigoni Stern sull'Ortigara durante la cerimonia svolta alla Colonna Mozza nei giorni dell'Adunata nazionale degli Alpini di Asiagio.  MARIO RIGONI STERN Il narratore dell'altipiano «  …Corro e busso alla porta di un'isba. Entro. Vi sono dei soldati russi, là. Dei prigionieri? No. Sono armati. Con la stella rossa sul berretto! Io ho in mano il fucile. Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando attorno alla tavola. Prendono il cibo con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune. E mi guardano con i cucchiai sospesi a mezz'aria. – Mnié khocetsia iestj, – dico. Vi sono anche delle donne. Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge. Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste più. I soldati russi mi guardano. Le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata. C'è solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto. E d'ogni mia boccata. – Spaziba, – dico quando ho finito. E la donna prende dalle mie mani il piatto vuoto. – Pasausta, – mi risponde con semplicità. I soldati russi mi guardano uscire senza che si siano mossi. Nel vano dell'ingresso vi sono delle arnie. La donna che mi ha dato la minestra, è venuta con me come per aprirmi la porta e io le chiedo a gesti di darmi un favo di miele per i miei compagni. La donna mi dà il favo e io esco. Così è successo questo fatto. Ora non lo trovo affatto strano, a pensarvi, ma naturale di quella naturalezza che una volta dev'esservi stata tra gli uomini. Dopo la prima sorpresa tutti i miei gesti furono naturali, non sentivo nessun timore, né alcun desiderio di difendermi o di offendere. Era una cosa molto semplice. Anche i russi erano come me, lo sentivo. In quell'isba si era creata tra me e i soldati russi, e le donne e i bambini un'armonia che non era un armistizio. Era qualcosa di più del rispetto che gli animali della foresta hanno l'uno per l'altro. Una volta tanto le circostanze avevano portato degli uomini a saper restare uomini. Chissà dove saranno ora quei soldati, quelle donne, quei bambini. Io spero che la guerra li abbia risparmiati tutti. Finché saremo vivi ci ricorderemo, tutti quanti eravamo, come ci siamo comportati. I bambini specialmente. Se questo è successo una volta potrà tornare a succedere. Potrà succedere, voglio dire, a innumerevoli altri uomini e diventare un costume, un modo di vivere… » da un articolo de IL TREVISO del 16 giugno 2010 2010.06.16_DUE_ANNI_SENZA_SERGENTE.jpg Bibliografia Il sergente nella neve. Ricordi della ritirata di Russia, Einaudi, 1953 Il bosco degli urogalli, Einaudi, 1962 La guerra della naia alpina, 1967 Quota Albania, Einaudi, 1971 Ritorno sul Don, Einaudi, 1973 Storia di Tönle, Einaudi, 1978 (Premio Campiello) Uomini, boschi e api, Einaudi, 1980 L’anno della vittoria, Einaudi, 1985 Amore di confine, Einaudi, 1986 Il libro degli animali, Einaudi, 1990 Arboreto salvatico, Einaudi, 1991 Compagno orsetto, E.Elle, 1992 Aspettando l’alba, Il Melangolo, 1994 Le stagioni di Giacomo, Einaudi, 1995 Sentieri sotto la neve, Einaudi, 1998 Il magico "Kolobok" e altri scritti, La Stampa, 1999 Inverni lontani, Einaudi, 1999 Tra due guerre e altre storie, Einaudi, 2000 1915-1918 La guerra sugli Altipiani. Testimonianze di Soldati al fronte, Neri Pozza, 2000 Il libro degli animali, Einaudi, 2001 L'ultima partita a carte, Einaudi, 2002 Storie dall'Altipiano, la raccolta delle opere a cura di Eraldo Affinati, Meridiani Mondadori, 2003
 
 
 

1915.05.23 – IL DISCORSO DELL’IMPERATORE FRANCESCO GIUSEPPE CONTRO IL REGNO D’ITALIA

10985264_10153436752251349_9097711502809145351_nAI MIEI POPOLI
Il Re d’Italia mi ha dichiarato la guerra.
Una fellonia quale la storia non conosce eguale, venne perpetrata dal regno d'Italia verso i suoi due alleati.
Dopo un'alleanza di più di trent'anni, durante la quale essa poté aumentare il proprio possesso territoriale e assorgere a insperata prosperità, l'Italia Ci abbandonò nell’ora del pericolo e passò a bandiere spiegate nel campo dei Nostri nemici.
Noi non minacciammo l'Italia, non diminuimmo il di lei prestigio; non toccammo il suo onore né i suoi interessi.
Noi adempimmo sempre fedelmente i Nostri doveri quali alleati e le fummo di scudo quando essa entrò in campo.
Facemmo di più: Quando l'Italia rivolse i suoi cupidi sguardi oltre i Nostri confini eravamo decisi, nell'intento di conservare l'alleanza e la pace a gravi e dolorosi sacrifici, sacrifici questi quali particolarmente affliggevano il Nostro cuore paterno.
Ma la cupidigia dell'Italia la quale credeva di dover sfruttare il momento era insaziabile.
E così la sorte deve compirsi.
Contro il possente nemico al Nord la Mia armata fece vittoriosa difesa in una gigantesca lotta di dieci mesi, stretta in fedele fratellanza d'armi con gli eserciti del Mio augusto alleato.
Il nuovo perfido nemico al sud non è per essa un nuovo avversario.
Le grandi memorie di Novara, Mortara, Custoza e Lissa che formano l'orgoglio della mia gioventù e lo spirito di Radetzky, dell’Arciduca Alberto e di Tegetthoff, il quale continua a vivere nella Mia armata di terra e di mare, mi danno sicuro affidamento che difenderemo anche i confini meridionali della Monarchia.
Io saluto le mie truppe ferme nella lotta, abituate alla vittoria; confido in loro e nei loro duci.
Confido nei miei popoli, al cui spirito di sacrificio senza pari vanno i Miei più sentiti ringraziamenti.
All’Altissimo rivolgo la preghiera, che Egli benedica le Nostre bandiere e prenda la Nostra giusta causa sotto la Sua clemente custodia.
Vienna, 23 maggio 1915

1912.10.17 – ALBINO LUCIANI – PAPA GIOVANNI PAOLO I°


Giovanni-Paolo-I°-5« Noi siamo oggetti da parte di Dio di un amore intramontabile. 
Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. 
È papà; più ancora è madre. »
(Papa Giovanni Paolo I durante l'Angelus del 10 settembre 1978)

Papa Giovanni Paolo I (in latino: Ioannes Paulus PP. I, nato Albino Luciani; Forno di Canale, 17 ottobre 1912 – Città del Vaticano, 28 settembre 1978) è stato il 263º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, finora l'ultimo di nazionalità italiana, 5º sovrano dello Stato della Città del Vaticano, accanto agli altri titoli connessi al suo ufficio.
Fu eletto il 26 agosto 1978 e il suo pontificato fu tra i più brevi nella storia della Chiesa cattolica: la sua morte avvenne dopo soli 33 giorni dalla sua elezione al soglio di Pietro. 
È servo di Dio: nel 2003 è stata aperta la causa per la sua canonizzazione.
Viene ricordato con gli affettuosi appellativi di "papa del sorriso" e "sorriso di Dio".
A lui è stato dedicato un museo, situato nella canonica del suo paese natale.

« È stato ricordato dai giornali, anche troppo forse, che la mia famiglia era povera. 
Posso confermarvi che durante l'anno dell'invasione ho patito veramente la fame, e anche dopo; almeno sarò capace di capire i problemi di chi ha fame! »
(Papa Giovanni Paolo I nell'udienza ai Bellunesi il 3 settembre 1978)
Nato da Giovanni Luciani e Bortola Tancon, ebbe tre fratelli: Tranquillo Federico (1915-1916), Edoardo (1917-2008) e Antonia, detta Nina (1920-2009). 
Il padre, di idee socialiste, emigrò in seguito in Svizzera per lavoro. 
Nell'ottobre del 1923 entrò nel seminario interdiocesano minore di Feltre e in seguito, nel 1928, nel seminario interdiocesano maggiore di Belluno. 
Fu ordinato diacono il 2 febbraio 1935 e sacerdote il 7 luglio dello stesso anno nella chiesa rettoriale di San Pietro apostolo a Belluno (contigua al Seminario Gregoriano). 
Venne subito nominato vicario cooperatore di Canale d'Agordo, ma già in dicembre venne trasferito ad Agordo, dove insegnò anche religione all'istituto minerario. 
Presso il seminario gregoriano di Belluno fu insegnante (1937-1958) e vice-rettore (1937-1947).
Il 27 febbraio 1947 si laureò in sacra teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma con una tesi su L'origine dell'anima umana secondo Antonio Rosmini: quella di Luciani e dei suoi relatori fu di certo una scelta audace, poiché si trattava di un autore con due libri messi all'Indice, all'epoca non ancora del tutto riabilitato dalla Chiesa. 
In novembre fu nominato da monsignor Girolamo Bortignon procancelliere vescovile della diocesi di Belluno; il mese successivo venne nominato anche cameriere segreto soprannumerario e segretario del sinodo diocesano. 
A queste nomine, il 2 febbraio 1948 si aggiunsero anche quelle di provicario generale della diocesi di Belluno e di direttore dell'ufficio catechistico diocesano.
Durante le elezioni politiche italiane post-belliche del 1948 si schierò apertamente con la Democrazia Cristiana e contro i partiti di sinistra, descrivendo le idee marxiste come un "male terribile", anche se ebbe sempre una pietà paterna per gli uomini dalle idee marxiste, "nostri fratelli erranti". 
Nel 1954 divenne vicario generale della diocesi di Belluno; nel frattempo (1949) aveva pubblicato il volume Catechetica in briciole; del libro verranno pubblicate sei edizioni in Italia e una anche in Colombia. 
Il 30 giugno 1956 fu nominato canonico della cattedrale di Belluno.
In questi anni gli fu erroneamente diagnosticata una tubercolosi incurabile e per questo fu costretto a lasciare la parrocchia e a recarsi in sanatorio a Sondalo, in Valtellina, dove i medici si accorsero dell'errore dei colleghi, diagnosticando e curando la vera malattia: una polmonite. 
Luciani fu diverse volte proposto per la nomina a vescovo, ma venne respinto per due volte a causa delle sue condizioni di salute, della sua voce flebile, della sua bassa statura e del suo aspetto dimesso.
Dopo l'ascesa al soglio di Pietro di papa Giovanni XXIII, il 15 dicembre 1958 fu finalmente promosso vescovo di Vittorio Veneto. 
A tal proposito si narra che papa Giovanni XXIII, respingendo le varie perplessità riguardo ai motivi per cui fino ad allora non fosse stato promosso, legate principalmente alle sue cagionevoli condizioni di salute, sentenziò bonariamente: « …vorrà dire che morirà Vescovo. »
L'ordinazione episcopale avvenne nella basilica di San Pietro in Vaticano il 27 dicembre. 
Insieme a lui fu nominato vescovo anche monsignor Charles Msaklia, originario della Tanzania: i due rimarranno amici e sarà proprio grazie a questo prelato africano che Luciani inizierà a conoscere la realtà della Chiesa cattolica in Africa.
 
Albino Luciani vescovo di Vittorio Veneto.
Luciani prese possesso della diocesi l'11 gennaio 1959. 
Il "periodo vittoriese" sarà decisivo per la sua formazione. 
Iniziò subito le visite pastorali nelle parrocchie. 
Luciani, che mai in vita pensò alla carriera ecclesiastica, lasciò Belluno a malincuore, prendendo le redini di una diocesi con i bilanci in grave passivo: infatti, quelli erano gli anni in cui lo IOR, meglio conosciuto come Banca Vaticana, era entrato in crisi. 
Luciani non nascose di sopportare a fatica la gestione economica della Chiesa, specie negli anni in cui lo IOR fu diretto dall'arcivescovo americano Paul Marcinkus, sostenendo che la Chiesa avrebbe dovuto avere una condotta economica il più trasparente possibile e coerente agli insegnamenti del Vangelo.
Negli anni di episcopato a Vittorio Veneto mostrò innanzitutto insuperabili doti di catechista, per la sua capacità di farsi comprendere da tutti, anche dai bambini e dalle persone di poca cultura, per la sua chiarezza nell'esporre, la sua capacità di sintesi e la sua tendenza ad evitare discorsi e letture difficili, nonostante la profonda cultura che aveva. 
Lo stesso raccomandò sempre ai suoi sacerdoti. 
Si dimostrò insofferente al dovere di risiedere nel Castello di San Martino, residenza storica dei vescovi vittoriesi, posta in posizione arroccata e distaccata rispetto all'abitato di Vittorio Veneto: avrebbe preferito una dimora più vicina alla sua gente.
Avvertì in anticipo i nuovi venti della "contestazione", ribadendo l'importanza dell'Azione Cattolica che cominciava a sentire il peso degli anni. 
Ebbe grande attenzione per la formazione dei giovani e sollecitò la partecipazione dei laici alla vita attiva della Chiesa, all'epoca ancora piuttosto risicata.
La sua indole bonaria non era però piegata alle idee correnti della moda e, ad esempio, una volta divenuto Patriarca si batté apertamente contro l'istituzione del divorzio durante il referendum del 1974, opponendosi apertamente come Vescovo ad alcune associazioni cattoliche che si rifacevano alla FUCI veneta e che invece si schieravano a favore del divorzio.
 
Lo scisma di Montaner
Nel 1966-1967 il vescovo Luciani si trovò ad affrontare una spinosa questione riguardante la parrocchia di Montaner, frazione del comune di Sarmede, alle pendici del Cansiglio. 
Il 13 dicembre 1966 morì l'anziano parroco don Giuseppe Faè, amatissimo dalla popolazione. 
Nei giorni seguenti maturò fra la gente l'idea che il cappellano Antonio Botteon, che si occupava da tre anni del vecchio parroco, potesse essere perfetto per il paese. 
Il vescovo Luciani prima ricordò che i parroci non sono eletti dal popolo e poi nominò nuovo parroco di Montaner don Giovanni Gava, il cui insediamento sarebbe dovuto avvenire il 22 gennaio 1967.
In paese, rifiutando la scelta del vescovo, si costituì allora un comitato che proponeva di far rimanere il cappellano Botteon o come nuovo parroco, o come viceparroco. 
La risposta del vescovo Luciani fu negativa: non solo, come già detto, per il codice di diritto canonico non è contemplata l'elezione del parroco da parte dei parrocchiani, ma il cappellano Botteon era troppo giovane per amministrare da solo una parrocchia. 
Inoltre, non si riteneva necessario un viceparroco per un paese così piccolo. 
La scelta di Luciani provocò una durissima reazione della popolazione, che arrivò a murare porte e finestre della chiesa e della canonica per impedire al cappellano Botteon di andare via.
Montaner si divise allora fra i sostenitori del cappellano Botteon come nuovo parroco e una minoranza che non riteneva giusto ribellarsi al vescovo. 
Tra le due fazioni scoppiò un vero e proprio odio, sfociato anche in atti di violenza. 
Nei giorni seguenti la protesta si inasprì e il paese venne presidiato stabilmente dai carabinieri, anche per la notizia che a Montaner fossero state trovate delle armi; la cosa non fu smentita dalla popolazione visto che molti in casa avevano pistole e fucili dal tempo della seconda guerra mondiale.
Il 9 febbraio 1967 una delegazione di montaneresi partì per Roma con la speranza, rimasta vana, di un colloquio con Paolo VI. 
La data più cruenta di questa vicenda fu il 12 settembre 1967: dopo varie mediazioni fallite nei mesi precedenti, nel pomeriggio arrivò a Montaner Albino Luciani in persona, preceduto dal vicequestore di Treviso, alcuni commissari, poliziotti e un autobus di carabinieri, chiamati per scortare il vescovo nonostante lui stesso non ne avesse richiesto l'intervento.
Per punire la disobbedienza di quei parrocchiani, Luciani entrò in chiesa, prelevò le ostie consacrate dal tabernacolo e andò via, lanciando l'interdetto contro la parrocchia: da quel momento nessun sacerdote avrebbe più potuto celebrare funzioni o amministrare i sacramenti.
I parrocchiani dissidenti, allora, compirono un vero e proprio scisma costituendo in paese una comunità ortodossa che resiste ancora al giorno d'oggi.
 
Luciani Patriarca e cardinale
Patriarca nei difficili anni della contestazione, non fece mancare il suo appoggio e il dialogo diretto con gli operai di Marghera, spesso in agitazione. 
Anche per questo maturò la consapevolezza del bisogno da parte della Chiesa di adeguarsi ai nuovi tempi e riavvicinarsi alla gente; questo gli fece guadagnare le simpatie dei veneziani.
Anche a Venezia si trovò a dover fare i conti con la crisi economica. 
Poco amante degli sfarzi, era anche per questo favorevole alla vendita di oggetti sacri e preziosi di proprietà della Chiesa. 
Tra il 12 e il 14 giugno 1971 compì un viaggio pastorale in Svizzera. 
Tre giorni dopo venne nominato vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, carica che manterrà fino al 2 giugno 1975. Sempre nel 1971 propose alle chiese ricche dell'Occidente di donare l'uno per cento delle loro rendite alle chiese povere del terzo mondo.
Il 16 settembre del 1972 il Patriarca Luciani ricevette Paolo VI in visita pastorale. 
Al termine della Santa messa in piazza San Marco il Pontefice si tolse la stola papale, la mostrò alla folla e la mise sulle spalle del Patriarca Luciani davanti a ventimila persone, facendolo arrossire per l'imbarazzo. 
Dell'episodio, assai significativo considerati gli eventi successivi, esiste un documento fotografico, ma non fu ripreso dalle telecamere, che avevano già chiuso il collegamento. 
La stampa disse che Paolo VI aveva scelto il suo successore: a conferma di ciò, pochi mesi dopo Paolo VI annuncia un concistoro e Luciani è il primo della lista. 
Il 5 marzo 1973 venne infatti creato cardinale del titolo di San Marco a Roma dallo stesso papa Paolo VI.
L'anno successivo, in occasione della campagna elettorale per il referendum sul divorzio, sciolse la sezione veneziana della FUCI, la Federazione degli universitari cattolici, perché si era mostrata favorevole al no, contrariamente alle indicazioni della Curia.
Tra il 27 settembre e il 26 ottobre dello stesso anno partecipò a Roma alla terza Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema: "L'evangelizzazione nel mondo moderno".
Il 1975 lo vide due volte all'estero per altrettanti viaggi pastorali, il 18 maggio in Germania e dal 6 al 21 novembre in Brasile, dove l'università statale di S. Maria a Rio Grande do Sul lo insignì di una laurea honoris causa.
Fu in Brasile che impressionò moltissimi prelati per la sua profonda umiltà e devozione. 
A gennaio 1976 pubblicò Illustrissimi, una raccolta di lettere immaginarie scritte negli anni precedenti a personaggi storici o della letteratura; il libro fu un grande successo editoriale e venne tradotto in numerose lingue.
Sin dal suo insediamento a Venezia, portò sempre il classico abito scuro da sacerdote, indossando di rado la fascia cremisi da vescovo e poi rossa da cardinale e attirandosi così molte critiche dai fedeli zelanti veneziani. 
Era un'altra prova del suo ricercare la semplicità.
 
L'incontro con suor Lucia
Il 10 luglio 1977, l'allora cardinale Luciani, molto devoto alla Madonna di Fatima, accogliendo l'invito di Suor Lucia, vi si recò in pellegrinaggio (esattamente a Cova da Iria) incontrando al Carmelo di Coimbra la famosa mistica, con la quale si trattenne per due ore in conversazione. 
Suor Lucia gli avrebbe rivelato il contenuto del Terzo Segreto (o, più correttamente, la III parte del Segreto o Messaggio) di Fatima. Egli ne fu sensibilmente impressionato e, una volta rientrato in Italia, descrisse così quell'incontro: "La suora è piccolina, è vispa, e abbastanza chiacchierina… parlando, rivela grande sensibilità per tutto quel che riguarda la Chiesa d'oggi con i suoi problemi acuti…; la piccola monaca insisteva con me sulla necessità di avere oggi cristiani e specialmente seminaristi, novizi e novizie, decisi sul serio ad essere di Dio, senza riserve. 
Con tanta energia e convinzione m'ha parlato di suore, preti e cristiani dalla testa ferma. 
Radicale come i santi: ou todo ou nada: o tutto o niente, se si vuol essere di Dio sul serio".
Si dice anche che suor Lucia abbia predetto a Luciani la sua elezione e il breve pontificato, chiamandolo "Santo Padre" tuttavia nel 2006 il Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone ha definito questa storia "tesi vecchia e priva di fondamento".
A tal proposito, si ricorda che il fratello Edoardo vide il cardinale Luciani tornare molto scosso dal viaggio a Fatima: era diventato silenzioso e spesso assorto nei pensieri e quando gli chiese cosa avesse, Albino rispose: "Penso sempre a quello che ha detto Suor Lucia".
Un altro segno della sua personale via crucis può essere una macchiolina rossa su un occhio riscontrata dopo il viaggio in Brasile, diagnosticata come un embolo. 
I suoi parenti, fra cui un medico, ritennero che fu un'embolia la vera causa della sua morte.
 
L'addio a Venezia
Il cardinale Luciani lasciò per l'ultima volta Venezia il 10 agosto 1978 per il conclave dal quale sarebbe uscito papa il 26 agosto, al secondo giorno di votazione. 
È il terzo Patriarca di Venezia del novecento, dopo Giuseppe Sarto (san Pio X) e Angelo Giuseppe Roncalli (beato Giovanni XXIII) ad essere chiamato al soglio di Pietro. 
Nella sua ultima messa, celebrata nella chiesa di san Marco, invitò ripetutamente i fedeli a pregare la Madre di Dio per l'elezione del Papa, per il futuro Papa.
 
Il pontificatoGiovanni_Paolo_I_e_II
Papa Giovanni Paolo I
« Intendiamoci: io non ho né la sapientia cordis di Papa Giovanni, né la preparazione e la cultura di Papa Paolo, però sono al loro posto, devo cercare di servire la Chiesa. 
Spero che mi aiuterete con le vostre preghiere. »
(Giovanni Paolo I)
La sua elezione sarebbe stata frutto di una mediazione tra diverse posizioni, tra le quali quelle più conservative della Curia, che sostenevano l'arcivescovo di Genova, cardinale Giuseppe Siri, e la parte sostenitrice delle riforme del Concilio Vaticano II, che sostenevano l'arcivescovo di Firenze, cardinale Giovanni Benelli. 
Ricevette alcuni voti anche il cardinale Karol Wojtyla, poi papa Giovanni Paolo II, la cui candidatura fu presentata da quei cardinali che auspicavano un'apertura internazionalista del Vaticano. 
Luciani, tuttavia, chiese sempre di non essere preso in considerazione e, anzi, fu proprio lui a parlare per primo di un papa straniero. Egli infatti aveva sempre votato per il cardinale Aloisio Lorscheider, un francescano che aveva conosciuto in Brasile e che invece fu tra i più accesi sostenitori di Luciani, soprattutto perché non dimenticò mai quella visita in Brasile.
Ad ogni modo, il conclave fu rapidissimo e si concluse dopo sole quattro votazioni, avvenute nella stessa giornata: alle 19:18 del 26 agosto 1978 si aprirono le vetrate della loggia centrale delle Basilica Vaticana, passarono solo ventisei ore e mezzo dalla chiusura delle porte del Conclave e già il nuovo papa era stato eletto. 
Subito dopo comparve il grande drappo rosso con lo stemma papale e poi il cardinale Pericle Felici, protodiacono, annunciò l'Habemus Papam. 
Luciani fu eletto 263º successore di Pietro con un'amplissima maggioranza (101 voti tra i 111 cardinali, il quorum più alto nei conclavi del Novecento). 
Lo stupore della folla in piazza fu grandissimo poiché la fumata, probabilmente per un errore del cardinale fuochista, fu inizialmente grigio chiara per poi diventare nera. 
La situazione di incertezza durò fino all'annuncio di Radio Vaticana e alla contemporanea apertura della loggia (solo nel conclave del 2005 verranno introdotte, dopo la fumata, le campane a festa). 
Appena eletto avrebbe voluto parlare alla folla, ma il cerimoniere glielo impedì, obiettando che non era nella tradizione. 
Papa Giovanni Paolo II, cinquanta giorni dopo, avrebbe invece infranto il cerimoniale e rivolto un saluto alla folla, oltre alla tradizionale benedizione Urbi et Orbi. 
Fu questo il primo segnale di cambiamento che Luciani, seppur per breve tempo, avrebbe cominciato nella Chiesa. 
Inoltre, al momento della sua elezione, L'Osservatore Romano mandò in stampa l'edizione straordinaria dell'elezione del nuovo papa con un piccolo errore non facile da notare (Albinum Luciani qui sibi "nominem" imposuit Ioannem Paulum I), che resero le copie di quel giornale un pezzo molto raro, equiparabile al famoso francobollo Gronchi rosa, nelle poche ore successive, infatti, corressero immediatamente l'errore ritirando il precedente quotidiano e rimettendo in emissione la seconda edizione con il titolo corretto da "nominem" a "nomen".
Si disse che Luciani fu eletto più per "ciò che non era" che per "ciò che era": non era un professionista della Curia che avrebbe potuto assumere un comando autocratico accentrato, nonostante la sua profonda cultura non era un altero intellettuale potenzialmente capace di mettere in difficoltà i porporati, non era nemmeno uno straniero, ciò che per i cardinali italiani era un indubbio valore di continuità.
Il Patriarca non si aspettava minimamente la sua elezione al soglio di Pietro. 
Il giorno stesso dell'entrata in conclave, andò a sollecitare il meccanico perché aggiustasse in fretta la sua vecchia auto, rottasi alle porte di Roma: “Mi raccomando, fate il più presto possibile. 
Dovrò ritornare a Venezia tra pochi giorni e non saprei come fare a recuperare la vettura se dovessi lasciarla qui…” disse Luciani. 
A una sorella disse anche: "Per fortuna io sono fuori pericolo"
Per la prima volta nella bimillenaria storia della Chiesa, Luciani scelse un doppio nome, in ossequio ai due pontefici che lo avevano preceduto: papa Giovanni XXIII, che lo aveva consacrato vescovo, e papa Paolo VI, che lo aveva creato cardinale.
Annunciando l'elezione con il tradizionale Habemus papam, il cardinale protodiacono Pericle Felici commise l'errore di aggiungere il numero ordinale dopo il nome: «qui sibi nomen imposuit Ioannis Pauli Primi». 
È uso che il pontefice che scelga un nome pontificale mai usato da un suo predecessore assuma l'ordinale postumo, solo nel caso in cui un suo successore scelga lo stesso nome. 
Luciani, in effetti, per tutto il suo breve pontificato, fu sempre chiamato Giovanni Paolo I o Giovanpaolo I (caduto in disuso subito dopo la sua morte), ma mai solo Giovanni Paolo, a differenza di quanto accaduto con papa Francesco a cui non è stato aggiunto ufficialmente alcun numero ordinale (eccezion fatta nei paesi stranieri dove viene aggiunto l'ordinale).
All'indomani dell'elezione, Luciani avrebbe confidato al fratello Edoardo che il suo primo pensiero era stato di farsi chiamare Pio XIII, ma aveva desistito pensando ai settori della Chiesa che avrebbero strumentalizzato questa scelta.
Giovanni Paolo I fu il primo nome inedito scelto da un papa dai tempi di papa Lando (morto nel 914). 
Da allora, per oltre mille anni, tutti i papi si erano dati o comunque ebbero nomi già appartenuti a un loro predecessore. 
Anche il successore di Luciani, Karol Wojtyła, aveva inizialmente pensato a Stanislao, patrono della Polonia, ma avrebbe poi scelto Giovanni Paolo II in memoria di Albino Luciani. 
La novità sul nome pontificale introdotta da Luciani viene ripetuta nel 2013 da Bergoglio che sceglie un nome inedito nella storia dei papi: Francesco.
 
Le innovazioni introdotte da Luciani
Fu il primo pontefice a voler parlare alla folla dopo l'elezione ma, poiché non era consuetudine, dovette rinunciare. 
Fu il primo ad abbandonare il plurale maiestatis, reintrodotto da Paolo VI dopo il pontificato di Giovanni XXIII, rivolgendosi in prima persona ai fedeli, nonostante zelanti custodi del protocollo prontamente riconvertissero i suoi discorsi per la pubblicazione su L'Osservatore Romano e in altri atti ufficiali, nei quali sono mancanti alcune altre espressioni estemporanee usate da Luciani.
Il suo ministero iniziò il 3 settembre con una messa celebrata nella Piazza antistante la Basilica. 
Per la prima volta nella storia un Papa non sarebbe più stato incoronato: Luciani si impose anche per il cambiamento del termine "incoronazione" che da allora mutò in "solenne cerimonia per l'inizio del ministero petrino". Rifiutò inoltre la tiara, e fu anche il primo pontefice a respingere l'impiego della sedia gestatoria, in seguito ripristinata, per esigenze di visibilità, in occasione delle udienze generali.
Rifiutò anche il trono al momento della messa, detta di "intronizzazione".
Fu il primo papa a parlare di sé in termini umani: tenendo da un canto i consolidati effetti del dogma che vuole il papa Vicario di Cristo in terra, non ebbe remore nel presentarsi con il complesso della sua personalità, ammettendo, ad esempio, di essere diventato completamente rosso dalla vergogna quando, ai tempi in cui era ancora patriarca di Venezia, Paolo VI gli aveva messo sulle spalle la stola papale. 
Fu inoltre il primo ad ammettere la paura che lo colse quando si rese conto di essere stato eletto papa: "Tempestas magna est super me". 
Così come non altri prima, espresse umilmente una sensazione d'inadeguatezza al ruolo.
« Signore, prendimi come sono, con i miei difetti, con le mie mancanze, ma fammi diventare come tu mi desideri. »
(Preghiera particolare di papa Giovanni Paolo I)
Colto teologo, era considerato per certi versi un conservatore, pubblico difensore dell'Humanae Vitae, che si apprestava a ratificare con una sua enciclica che però mai vide la luce. D'altro canto, però, in una lettera ai suoi diocesiani all'indomani della promulgazione dell'Humanae Vitae, scrisse: «Confesso che […] privatamente avevo sperato che le gravissime difficoltà che esistono sarebbero state superate e che la risposta del Maestro, che parla con uno speciale carisma e nel nome del Signore, avesse coinciso, almeno in parte, con le speranze delle molte coppie sposate dopo che era stata costituita un'apposita Commissione pontificia per esaminare la questione».
Una certa morbidezza nei confronti della questione degli anticoncezionali e della contraccezione, anzi una qualche apertura per l'argomento dopo un convegno delle Nazioni Unite sul tema della sovrappopolazione, furono oggetto di una censura da parte dell'Osservatore Romano, che non pubblicò i commenti papali.
Già dai tempi del Concilio Vaticano II (al quale partecipò come membro della commissione allargata sui problemi della famiglia e del controllo delle nascite), infatti, Luciani aveva mostrato idee piuttosto progressiste, parlando di “maternità responsabile” e appoggiando a determinate condizioni l'uso degli anticoncezionali.
Giovanni Paolo I, inoltre (come si capisce dal titolo dell'enciclica che avrebbe voluto scrivere: "I poveri e la povertà nel mondo"), si dimostrò molto sensibile al tema della povertà del Sud del mondo, sottolineando l'inutile opulenza del mondo occidentale, senza risparmiare la stessa Chiesa, la quale avrebbe voluto più vicina al suo motto, "humilitas". 
Parlò anche della questione sociale, dell'importanza di dare "la giusta mercede" ai lavoratori.
Le sue uniche quattro udienze generali hanno tutte riunite un messaggio di senso compiuto.
La prima dedicata all'umiltà dove il Papa chiama a sé un chierichetto per far capire il senso dell'umiltà. 
La seconda è dedicata alla fede e in quella speciale occasione Giovanni Paolo I recita una poesia di Trilussa. 
La terza è dedicata alla speranza. 
Il Papa parla della iucunditas e cita San Tommaso d'Aquino. 
Nella quarta e ultima udienza generale il Papa parla della carità, cita alcuni passaggi della Populorum progressio l'enciclica di Paolo VI e invita a dare un aiuto al Papa un bambino frequentante la quinta elementare. 
Curiosità, durante questa ultima udienza una persona dalla folla augura al Papa lunga vita. 
In queste poche udienze Luciani parve un semplice catechista qualsiasi. 
E catechista nel profondo del cuore egli era sempre stato: da parroco, prima, poi da vescovo, da patriarca, infine da papa.
"Dio è papà, più ancora è madre"
Durante l'Angelus della settimana successiva, il 10 settembre 1978, Giovanni Paolo I disse:
« Noi siamo oggetto, da parte di Dio, di un amore intramontabile: (Dio) è papà, più ancora è madre»
Questa frase è una citazione di un passo dell'Antico Testamento, nonché semplice interpretazione di alcuni passi del Vangelo.
Il concetto fu ribadito più volte anche dal suo successore Giovanni Paolo II, per esempio nell'udienza di mercoledì 20 gennaio 1999.
 
La morte
Papa Luciani si spense presumibilmente tra le ore 23:00 del 28 settembre 1978 e le ore 5:00 del giorno successivo, nel suo appartamento privato a causa di un infarto miocardico. 
Secondo un comunicato ufficiale della Santa Sede,poco prima di morire, il Papa era sbiancato in volto, quando aveva saputo del giovane Ivo Zini assassinato a Roma.
Per molte ore, il giorno dopo la sua morte, una gran folla di fedeli continuò a sfilare davanti alla sua salma, sotto gli affreschi della sala Clementina, nonostante il brutto tempo. 
Nei giorni immediatamente successivi alla morte, venne chiesto invano da una parte della stampa di effettuare l'autopsia sul corpo del papa, richiesta respinta dal collegio cardinalizio in quanto non prevista dal protocollo. 
Papa Luciani riposa nelle Grotte Vaticane dal 4 ottobre 1978.
In appena trentatré giorni di pontificato non riuscirono a preparare l'Anello del Pescatore per papa Luciani. 
Lui utilizzò l'"Anello del Concilio" (fatto fare da papa Paolo VI per tutti i padri conciliari che parteciparono al Concilio Vaticano II) e fu sepolto con lo stesso anello.
 
Teorie alternative sulla morte
Alcuni mesi dopo iniziarono a circolare alcune ipotesi alternative su cosa effettivamente fosse accaduto la notte del 28 settembre.
A fare scalpore fu soprattutto la teoria sviluppata dal giornalista investigativo britannico David Yallop sei anni dopo, nel best seller In nome di Dio, in cui l'autore ipotizza un omicidio a sfondo politico ad opera di alcuni cardinali che si opponevano agli interventi di riforma programmati da Papa Luciani (in particolare quella dello I.O.R. – Istituto Opere Religiose – allora gestito da Paul Marcinkus) e all'apertura verso la contraccezione.
Questa tesi è in parte confermata dal memoriale di Vincenzo Calcara, pentito di Cosa Nostra, secondo il quale l'assassinio scongiurò la rimozione di alcuni cardinali e alti prelati a capo dello I.O.R., tra i quali monsignor Paul Marcinkus, a capo della banca, e Jean-Marie Villot, segretario di Stato, bloccando così l'avvio di una politica di redistribuzione dei beni e degli averi della Chiesa cattolica italiana, intrapresa da Giovanni Paolo I con il supporto di alcuni esponenti curiali.
Una risposta alle tesi di Yallop si trova in un libro di Michael Hesemann titolato Contro la Chiesa.
Al di là di queste ipotesi editoriali, Giovanni Paolo I non godeva di buona salute: un embolo durante un viaggio in aereo lo aveva privato della vista in un occhio per qualche tempo e lui stesso, durante l'ultima udienza generale da lui tenuta, confessò, rivolgendosi agli ammalati presenti, di essere stato otto volte in ospedale e di essersi sottoposto a quattro operazioni. 
Questa parte del discorso non appare nel sito ufficiale del Vaticano.
 
La canonizzazione
Poco dopo la sua morte da più parti del mondo cattolico vennero le richieste per l'apertura del processo di beatificazione. 
La richiesta fu formalizzata nel 1990 con la firma di 226 vescovi brasiliani, tra cui quattro cardinali. 
Il 26 agosto 2002 il vescovo di Belluno-Feltre Vincenzo Savio, al termine della messa celebrata a Canale d'Agordo in ricordo del XXIV anniversario dell'elezione al soglio pontificio di Albino Luciani, annunciò l'avvio della fase preliminare di raccolta dei documenti e delle testimonianze necessarie per avviare il processo di beatificazione.
L'8 giugno 2003, al termine dell'assemblea sinodale svoltasi in cattedrale a Belluno, il vescovo Savio annunciò che la Congregazione delle Cause dei Santi ha espresso "parere positivo" circa la "possibilità che si proceda, con i passaggi stabiliti, nella causa di beatificazione e canonizzazione del servo di Dio Giovanni Paolo I" e che "ben volentieri concede che, a livello diocesano, l'indagine circa la vita e le virtù del servo di Dio Giovanni Paolo I, nonché sulla sua fama di santità, si svolga presso la curia diocesana della diocesi di Belluno-Feltre".
Il 23 novembre 2003, alle ore 15, si tenne nella Basilica Cattedrale di San Martino la sessione inaugurale dell'inchiesta diocesana del processo di beatificazione presieduta dal vescovo Savio alla presenza del prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi cardinale José Saraiva Martins. 
Il 10 novembre 2006 si tenne sempre in cattedrale a Belluno la sessione di chiusura dell'inchiesta diocesana del processo di beatificazione.
Il 27 giugno 2008 la Congregazione per le Cause dei Santi firmò il decreto di validità sugli atti dell'inchiesta diocesana sulla beatificazione. Il 30 maggio 2009 si concluse ad Altamura il processo sulla presunta guarigione miracolosa, attribuita all'intercessione del servo di Dio Giovanni Paolo I, di Giuseppe Denora, un fedele pugliese della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti; gli atti furono trasmessi alla Congregazione per le Cause dei Santi in attesa che la consulta medica e la consulta teologica si esprimano in merito.
Il 25 marzo 2010 la Congregazione per le Cause dei Santi ha sancito la validità del processo diocesano sulla guarigione di Giuseppe Denora. 
Il miracolo deve essere ora investigato nel merito attraverso un supplemento d'indagine condotto dalla consulta medica di laici.
Il 17 ottobre 2012 (il giorno del centenario della sua nascita) viene consegnato nelle mani del Cardinale Angelo Amato Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, la Summarium testium il primo dei quattro documenti che contribuiranno a preparare la Positio sulle virtù eroiche del Servo di Dio, Giovanni Paolo I.
 
Tratto da (CLICCA QUI)

1897.09.26 – PAPA PAOLO VI – GIOVANNI BATTISTA MONTINI

PaoloVI« Evangelizzare, per la Chiesa, è portare la Buona Novella in tutti gli strati dell'umanità, è, col suo influsso, trasformare dal di dentro, rendere nuova l'umanità stessa»
Papa Paolo VI (in latino: Paulus PP. VI, nato Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini; Concesio, 26 settembre 1897 – Castel Gandolfo, 6 agosto 1978) è stato il 262º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, Primate d'Italia e 4º sovrano dello Stato della Città del Vaticano a partire dal 21 giugno 1963 fino alla morte. 
È venerabile dal 20 dicembre 2012, dopo che papa Benedetto XVI ne ha riconosciuto le virtù eroiche.

Giovanni Battista Montini nacque il 26 settembre 1897 a Concesio, un piccolo paese all'imbocco della Val Trompia, a nord di Brescia, dove la famiglia Montini, di estrazione borghese, aveva una casa per le ferie estive.
I genitori, l'avvocato Giorgio Montini e Giuditta Alghisi, si erano sposati nel 1895 ed ebbero tre figli: Lodovico, nato nel 1896, che divenne avvocato, deputato e senatore della Repubblica, morto nel 1990, Giovanni Battista e, nel 1900, Francesco, medico, morto improvvisamente nel 1971. 
Il padre, al momento della nascita del futuro pontefice, dirigeva il quotidiano cattolico Il Cittadino di Brescia, e fu poi nominato deputato per tre legislature nel Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo; Giorgio Montini e Giuditta Alghisi morirono entrambi nel 1943 a pochi mesi di distanza.

Formazione
Nel 1903 venne iscritto come studente esterno (a causa della cagionevole salute) nel collegio "Cesare Arici" di Brescia, retto dai padri Gesuiti. 
In questa medesima scuola, frequentò fino al liceo classico, partecipando attivamente ai gruppi giovanili degli oratoriani di Santa Maria della Pace.
Nel 1907 compì il suo primo viaggio con la famiglia a Roma, in occasione di un'udienza privata di papa Pio X. 
Nel giugno dello stesso anno gli vennero impartiti i sacramenti della prima comunione e della cresima.
Nel 1916 ottenne la licenza presso il liceo statale "Arnaldo da Brescia" e nell'ottobre dello stesso anno entrò, sempre come studente esterno, nel seminario della sua città. 
Dal 1918 collaborò con il periodico studentesco La Fionda, pubblicando numerosi articoli di notevole spessore. 
Scrisse, ad esempio, nei primi di novembre del 1918:
« Guai a chi abusa della vita. Quando la creatrice mano di Dio delineava in un ordine meraviglioso i confini della vita, poneva altresì custode di questi confini la morte, vindice di quanti li avrebbero varcati in cerca di vita più ampia, di felicità maggiore. »
Nel 1919 entrò nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI), che raccoglieva i gruppi studenteschi universitari cattolici.

Ordinazione sacerdotale
Il 29 maggio del 1920 ricevette l'ordinazione sacerdotale nella cattedrale di Brescia; il giorno successivo celebrò la sua prima Messa nel Santuario delle Grazie.
Nel novembre dello stesso anno si trasferì a Roma. 
Si iscrisse ai corsi di Diritto civile e di Diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana ed a quelli di Lettere e filosofia all'Università statale.
Nel 1923 viene avviato agli studi diplomatici presso la Pontificia accademia ecclesiastica. 
Iniziò così la sua collaborazione con la Segreteria di stato, per volere di papa Pio XI. 
Fu inviato a Varsavia per cinque mesi (giugno-ottobre 1923) come addetto alla nunziatura apostolica. 
Rientrato in Italia, nel 1924 conseguì tre lauree: in Filosofia, Diritto canonico e Diritto civile.

Incarico nella FUCI
Nell'ottobre 1925 fu nominato Assistente ecclesiastico nazionale della FUCI. 
Collaborò a fianco del Presidente nazionale Igino Righetti, che era stato nominato nello stesso anno, e i due si trovarono ad agire in un'iniziale clima di diffidenza, rasserenatosi solo col tempo, tra studenti che vedevano con sospetto la nuova dirigenza imposta forzosamente dalle gerarchie. 
Montini sperimentò ben presto le resistenze opposte da alcuni ambienti della chiesa (come i Gesuiti) che resero difficile il suo compito e lo portarono, nel giro di meno di otto anni, alle dimissioni. 
Tali resistenze originavano da divisioni ecclesiastiche non solo sul comportamenti da tenere nei confronti del fascismo, ma anche sugli atteggiamenti culturali e le scelte educative.
Montini profuse un attivo impegno nella FUCI con un'azione di profonda riorganizzazione della Federazione. 
Divenne così il bersaglio privilegiato delle accuse e denunce degli ambienti ecclesiastici ostili. 
La situazione degenerò al punto tale da convincerlo, a malincuore, a rinunciare all'incarico. 
Le dimissioni, presentate in febbraio, furono accettate e formalizzate il mese successivo. 
Motivò la sua scelta con la difficoltà di conciliare quel ruolo con gli impegni, in effetti sempre crescenti, in Segreteria di stato.

Collaborazione con Pio XI e Pio XII
Nel 1931, durante il suo lavoro nella FUCI, Montini aveva avuto l'incarico di visitare celermente Germania e Svizzera, per organizzare la diffusione dell'enciclica Non abbiamo bisogno, nella quale Pio XI condannava lo scioglimento delle organizzazioni cattoliche da parte del regime fascista. 
Nel 1933 ebbe termine il suo impegno di essere assistente ecclesiastico nazionale della FUCI.
Il 13 dicembre 1937 fu nominato sostituto della Segreteria di Stato; iniziò a lavorare strettamente al fianco del cardinale segretario di stato Eugenio Pacelli. 
Il 10 febbraio 1939, per un improvviso attacco cardiaco, Pio XI morì.
Alle soglie della seconda guerra mondiale, Eugenio Pacelli venne eletto pontefice con il nome di Pio XII.
Poche settimane dopo, Montini (sempre con il ruolo di sostituto) collaborò alla stesura del radiomessaggio di papa Pacelli del 24 agosto per scongiurare lo scoppio della guerra, ormai imminente; sono sue le storiche parole:
« Nulla è perduto con la pace! Tutto può esserlo con la guerra »
Durante tutto il periodo bellico svolse un'intensa attività nell'Ufficio informazioni del Vaticano per ricercare notizie su soldati e civili.
In questo periodo fu l'interlocutore principale delle autonome iniziative intentate in tutta segretezza dalla principessa Maria José di Savoia, nuora del re Vittorio Emanuele III, per stringere contatti con gli Americani ai fini di una pace separata. 
Tali iniziative, peraltro, non ebbero esito.
Il 19 luglio 1943 accompagna Pio XII nella visita al quartiere San Lorenzo colpito dai bombardamenti alleati. 
Nel 1944, alla morte del cardinale Luigi Maglione, il futuro papa assunse la carica di pro-segretario di Stato; insieme a Domenico Tardini (futuro segretario di stato di Giovanni XXIII), Montini si trovò a lavorare ancora più a stretto contatto con Pio XII.
Va ricordato che la guerra fu occasione di violentissime polemiche relative al ruolo della Chiesa, e in particolare di Pio XII che fu accusato di aver mantenuto verso i tedeschi, cioè verso il Nazismo, un atteggiamento troppo distaccato, anzi sospetto di collaborazionismo. 
Montini fu investito appieno dalla tempesta, stante la centralità della sua posizione e la sua strettissima vicinanza al Papa, e si trovò a dover difendere se stesso ed il Pontefice dalle accuse di filo-nazismo. 
Il sospetto veniva poi accresciuto dagli esiti negativi delle iniziative di Maria José, il cui eventuale successo sarebbe stato contrario agli interessi di Berlino.
Per contro, va menzionato che Montini si occupò più volte e a vario titolo dell'assistenza che la Chiesa forniva ai rifugiati ed agli ebrei (ai quali distribuì ripetute provvidenze economiche a nome di Pio XII), oltre ai 4.000 ebrei romani che la Chiesa di nascosto riuscì a salvare dalle deportazioni, azione che, secondo alcuni studiosi, la Chiesa non avrebbe potuto compiere se si fosse schierata apertamente contro la potenza bellica tedesca.
Al termine della seconda guerra mondiale, Montini era in piena attività per salvaguardare il mondo cattolico nello scontro con la diffusione delle idee marxiste; ma in modo meno aggressivo rispetto a molti altri esponenti. 
Nelle elezioni amministrative del 1952 non fece mancare il suo appoggio ad uno dei politici che stimava di più, Alcide De Gasperi.
Il 29 novembre fu nominato pro-segretario di Stato per gli Affari straordinari.

Arcivescovo di Milano
Il 1º novembre 1954, dopo la morte di Alfredo Ildefonso Schuster, Pio XII lo nominò arcivescovo di Milano. 
A molti questo parve un allontanamento dalla Curia romana, perché improvvisamente egli venne estromesso dalla Segreteria di stato e assegnato all'arcidiocesi ambrosiana per precise disposizioni di papa Pacelli.
Tuttavia non esistono dati storicamente certi per interpretare questa decisione del Pontefice; ci fu chi parlò di “esilio” dalla Santa Sede, dando dunque una connotazione negativa alle disposizioni di papa Pacelli, però questa ipotesi non è l'unica né la più attendibile: il filosofo Jean Guitton ne parla in altri termini: la nuova missione che veniva affidata a Montini doveva essere una sorta di prova per verificare la sua forza e il suo carattere pastorale.
Montini fu consacrato vescovo il 12 dicembre in San Pietro dal cardinale Tisserant. 
Come arcivescovo di Milano seppe risollevare le precarie sorti della Chiesa lombarda in un momento storico difficilissimo, in cui emergevano i problemi economici della ricostruzione, l'immigrazione dal sud, il diffondersi dell'ateismo e del marxismo all'interno del mondo del lavoro. 
Se anche la grande Missione da lui proposta non ebbe il successo sperato, seppe coinvolgere anche le migliori forze economiche nel risollevamento della Chiesa; cercò il dialogo e la conciliazione con tutte le forze sociali e avviò una vera e propria cristianizzazione delle fasce lavoratrici, soprattutto attraverso le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani (ACLI); e questo gli garantì notevoli simpatie.

La nomina a cardinale e l'elezione a Sommo Pontefice
Alla morte di Pio XII, il conclave elesse papa, il 28 ottobre 1958, l'anziano Patriarca di Venezia, Angelo Giuseppe Roncalli, il quale aveva grande stima di Montini, (fra i due vi era una consolidata amicizia fin dal 1925), tanto che lo inviò in molte parti del mondo a rappresentare il papa.
Montini fu il primo cardinale nella lista dei porporati creati da Giovanni XXIII nel Concistoro del 15 dicembre 1958. 
Del resto avevano avuto stretti rapporti di collaborazione quando erano entrambi arcivescovi, come testimonia una lettera quasi profetica, inviata da Roncalli a Montini nel giorno della sua consacrazione episcopale:
« Compiremo insieme il sacramentum voluntatis Christi di san Paolo (Efesini 1,9-10). Esso impone l'adorazione della croce, ma ci riserba, accanto ad essa, una sorgente di ineffabili consolazioni anche per quaggiù, finché ci durerà la vita e il mandato pastorale. Cara e venerata Eccellenza, non so dire di più. Ma ciò che manca ad un più diffuso eloquio, Ella me lo legga nel cuore »
(Lettera di Roncalli a Montini, 12 dicembre 1954)
Il breve ma intenso pontificato di Giovanni XXIII vide Montini attivamente coinvolto, soprattutto nei lavori preparatori del Concilio Vaticano II, aperto con una solenne celebrazione l'11 ottobre 1962. Il concilio però si interruppe il 3 giugno 1963 per la morte di papa Roncalli, malato da qualche mese.
Il Conclave che seguì si concluse con l'elezione di Montini, che assunse il nome di Paolo VI, il 21 giugno 1963. 
L'incoronazione si svolse in piazza San Pietro la sera di domenica 30 giugno 1963.

Pontificato
Davanti a una realtà sociale che tendeva sempre più a separarsi dalla spiritualità, che andava progressivamente secolarizzandosi, di fronte a un difficile rapporto chiesa-mondo, Paolo VI seppe sempre mostrare con coerenza quali sono le vie della fede e dell'umanità attraverso le quali è possibile avviare una solidale collaborazione verso il bene comune.
Non fu facile mantenere l'unità della Chiesa cattolica, mentre da una parte gli ultratradizionalisti lo attaccavano accusandolo di aperture eccessive, se non addirittura di modernismo, e dall'altra parte i settori ecclesiastici più vicini alle idee socialiste lo accusavano d'immobilismo.
Di grande rilievo fu la sua scelta di rinunciare, nel 1964, all'uso della tiara papale, mettendola in vendita per aiutare, con il ricavato, i più bisognosi. 
Il cardinale Francis Joseph Spellman, arcivescovo di New York, la acquistò con una sottoscrizione che superò il milione di dollari, e da allora è conservata nella basilica dell'Immacolata Concezione di Washington. 
Eletto con un concilio in corso da portare a compimento, e con la non lieve eredità d'innovazione comunicativa instaurata dal suo predecessore, Paolo VI vestì la tiara con onerose difficoltà e responsabilità iniziali.
Uomo mite e riservato, dotato di vasta erudizione e, allo stesso tempo, profondamente legato a un'intensa vita spirituale, seppe proseguire il percorso innovativo iniziato da Giovanni XXIII, consentendo una riuscita prosecuzione del Concilio Vaticano II.

Paolo VI al Concilio Vaticano II
Portò a compimento il Concilio Vaticano II, aperto dal suo predecessore, con grande capacità di mediazione, garantendo la solidità dottrinale cattolica in un periodo di rivolgimenti ideologici ed aprendo fortemente verso i temi del Terzo mondo e della pace. 
Da una parte appoggiò l'"aggiornamento" e la modernizzazione della Chiesa, ma dall'altra, come tenne a sottolineare, il 29 giugno 1978, in un bilancio a pochi giorni della morte, la sua azione pontificale aveva tenuto quali punti fermi la "tutela della fede" e la "difesa della vita umana".
Particolarmente significativo fu il suo primo viaggio, in Terrasanta nel gennaio 1964. 
Per la prima volta un pontefice viaggiava in aereo, e tornava nei luoghi della vita di Cristo. 
Durante il viaggio indossò la Croce pettorale di San Gregorio Magno, conservata nel Duomo di Monza. 
In occasione di questa visita abbracciò il patriarca ortodosso Atenagora I. 
Il rapporto tra i due portò a un riavvicinamento tra le due chiese scismatiche, suggellato con la Dichiarazione comune cattolico-ortodossa del 1965.
Il 27 marzo 1965, Paolo VI in presenza di mons. Angelo Dell'Acqua, lesse il contenuto di una busta sigillata, che in seguito rinviò all'Archivio del Sant'Uffizio con la decisione di non pubblicare il contenuto. In questa lettera era scritto il Terzo segreto di Fatima.
Durante tutto il suo pontificato, la tensione tra il primato papale e la collegialità episcopale rimase fonte di dissenso. 
Il 14 settembre 1965, anche per effetto dei risultati conciliari, Paolo VI annunciò la convocazione del Sinodo dei Vescovi, escludendo però dall'ambito di questo nuovo organismo la trattazione di quei problemi riservati al papa, dei quali apprestò una ridefinizione.
Concluso il Concilio l'8 dicembre 1965, si aprì però un periodo difficilissimo per la Chiesa cattolica, che si trovo' in un periodo storico e culturale di forte antagonismo tra i difensori di un cattolicesimo tradizionale che attaccavano gli innovatori accusandoli di diffusione di ideologie marxiste, laiciste e anticlericali. 
La stessa società civile era attraversata da forti scontri e contrasti politici e sociali, che sfoceranno nel sessantotto in quasi tutto il mondo occidentale.
Celebre la sua frase: "Aspettavamo la primavera, ed è venuta la tempesta".
Nel 1966, Paolo VI abolì, dopo quattro secoli, e non senza contestazioni da parte dei porporati più conservatori, l'indice dei libri proibiti. 
A Natale celebrò la Messa in una Firenze ferita dall'alluvione del 4 novembre, definendo il Crocifisso di Cimabue «la vittima più illustre». 
Nel 1967 annunciò l'istituzione della Giornata mondiale della pace, che si celebrò la prima volta il 1º gennaio 1968.
Il tema del celibato sacerdotale, sottratto al dibattito della quarta sessione del concilio, divenne oggetto di una sua specifica enciclica, la Sacerdotalis Caelibatus del 24 giugno 1967, nella quale papa Montini riconfermò quanto decretato in merito dal Concilio di Trento.
Molto più complesse furono le questioni del controllo delle nascite e della contraccezione, trattate nella Humanae Vitae del 25 luglio 1968, la sua ultima enciclica.
Il dibattito lacerante che si innestò nella società civile su queste posizioni, in un'epoca in cui il cattolicesimo vedeva sorgere fra i fedeli dei distinguo di laicismo, ha appannato la sua autorevolezza nei rapporti con il mondo laico.
In tale frangente si guadagnò il nomignolo di Paolo Mesto. 
Tuttavia Paolo VI non mancò di smentire quelle posizioni che volevano attribuire al suo operato un tono dubbioso, amletico o malinconico, asserendo che:
« è contrario al genio del cattolicesimo, al regno di Dio, indugiare nel dubbio e nell'incertezza circa la dottrina della fede »
La notte di Natale del 1968 Paolo VI si recò a Taranto e celebrò la messa di mezzanotte nelle acciaierie dell'Italsider: fu la prima volta che la messa di Natale venne celebrata in un impianto industriale (evento documentato dal breve filmato di Franco Morabito intitolato L'acciaio di Natale). 
Con questo gesto il pontefice volle rilanciare l'amicizia tra Chiesa e mondo del lavoro in tempi difficili.

1968: l'enciclica Humanae Vitae
Una delle questioni più rilevanti, per la quale papa Montini stesso dichiarò di non aver mai sentito così pesanti gli oneri del suo alto ufficio, fu quella della contraccezione, con la quale si precludeva alla vita coniugale la finalità della procreazione.
Il Pontefice non poté mettere in disparte il problema, e per la sua gravità destinò al proprio personale giudizio, lo studio di tutte le implicazioni di tipo morale legate a tale argomento. 
Per avere un quadro completo, decise di avvalersi dell'ausilio di una Commissione di studio, istituita in precedenza da papa Giovanni XXIII, che egli ampliò.
La decisione sul da farsi era molto onerosa, soprattutto perché alcuni misero in dubbio la competenza della Chiesa su temi non strettamente legati alla dottrina religiosa. 
Tuttavia il Papa ribatté a queste critiche, che il Magistero ha facoltà d'intervento, oltre che sulla legge morale evangelica, anche su quella naturale: quindi la Chiesa doveva necessariamente prendere una posizione in merito.
Buona parte della Commissione di studio si mostrò a favore della "pillola cattolica" (come venne soprannominata), ma una parte di essa non condivise questa scelta, ritenendo che l'utilizzo degli anticoncezionali andasse a violare la legge morale, poiché, attraverso il loro impiego, la coppia scindeva la dimensione unitiva da quella procreativa. 
Paolo VI appoggiò questa posizione e, riconfermando quanto aveva già dichiarato papa Pio XI nell'enciclica Casti Connubii, decretò illecito per gli sposi cattolici l'utilizzo degli anticoncezionali di natura chimica o artificiale: « Richiamando gli uomini all'osservanza delle norme della legge naturale, interpretata dalla sua costante dottrina, la Chiesa insegna che qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita. […] In conformità con questi principi fondamentali della visione umana e cristiana sul matrimonio, dobbiamo ancora una volta dichiarare che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l'interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l'aborto diretto, anche se procurato per ragioni terapeutiche. 
È parimenti da condannare, come il magistero della Chiesa ha più volte dichiarato, la sterilizzazione diretta, sia perpetua che temporanea, tanto dell'uomo che della donna. 
È altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione. »
(Paolo VI, Humanae vitae)
Ma nella stessa, nel paragrafo Paternità responsabile, si dice:
« In rapporto alle condizioni fisiche, economiche, psicologiche e sociali, la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato, una nuova nascita. 
Paternità responsabile comporta ancora e soprattutto un più profondo rapporto all'ordine morale chiamato oggettivo, stabilito da Dio e di cui la retta coscienza è vera interprete. »
Questa decisione di papa Montini ricevette molte critiche. 
Tuttavia, Paolo VI non ritrattò mai il contenuto dell'enciclica, motivando in questi termini a Jean Guitton le proprie ragioni:
« Noi portiamo il peso dell'umanità presente e futura. 
Bisogna pur comprendere che, se l'uomo accetta di dissociare nell'amore il piacere dalla procreazione (e certamente oggi lo si può dissociare facilmente), se dunque si può prendere a parte il piacere, come si prende una tazza di caffè, se la donna sistemando un apparecchio o prendendo "una medicina" diventa per l'uomo un oggetto, uno strumento, al di fuori della spontaneità, delle tenerezze e delle delicatezze dell'amore, allora non si comprende perché questo modo di procedere (consentito nel matrimonio) sia proibito fuori dal matrimonio. 
La Chiesa di Cristo, che noi rappresentiamo su questa terra, se cessasse di subordinare il piacere all'amore e l'amore alla procreazione, favorirebbe una snaturazione erotica dell'umanità, che avrebbe per legge soltanto il piacere. »

Tratto da (CLICCA QUI)
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