0797-0803 – L’OTTAVO DOGE – GIOVANNI GALBAIO

Fu eletto alla morte del padre Maurizio di cui era co-reggente con il beneplacito di Costantinopoli e l’approvazione dei veneziani.
Anche il suo dogado, come quello del padre, fu lungo, durò 17 anni, ma i risultati furono inferiori e alla fine fu cacciato.
Infatti, Giovanni Diacono scrive nella sua Cronaca Veneziana che questo doge «da nessuna testimonianza scritta né da tradizione orale risulta abbia ispirato le sue azioni al bene della patria».
Al pari del padre, comunque, Giovanni Galbaio tentò di mantenere gli equilibri che riguardavano i franchi, il papato e l’impero d’Oriente.
Le gelosie interne, però, gli furono fatali: Giovanni decise di farsi affiancare dal figlio Maurizio, ottenendo l’assenso del basileus, ma senza interpellare il popolo, un atto di prepotenza e di mancanza di rispetto.
Pertanto, l’idea di avere un terzo Galbaio non piacque alle famiglie apostoliche: dopo i dogi Maurizio e Giovanni, avere ancora un altro Galbaio avrebbe potuto significare una monarchia anziché una repubblica, ancorché aristocratica.
Così le trame di palazzo lo indussero ad una precipitosa fuga assieme al figlio nell' 804.
Pare che Giovanni e Maurizio II, siano scappati uno in Gallia, e l'altro a Mantova e morirono entrambi da privati cittadini, senza tornare più in patria. Come degli esiliati. D'altronde, se è vero che il doge non faceva il bene della Patria, secondo me va bene così. E' meglio così per i futuri Dogi, che sapranno che il popolo non apprezza le dinastie. Historia magistra vitae. La storia è maestra di vita.
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