FORZA AUSTRIA … FORZA FPÖ

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IL CANDIDATO PREMIER AUSTRIACO STRACHE:
"PERCHÉ L’EUROPA CI VUOLE RENDERE SCHIAVI"
Domenica prossima in Austria si vota.
Elezioni politiche in cui, per la prima volta nella storia, l’FPÖ, letteralmente il partito della libertà, nei fatti il partito della destra nazionalista, che l’anno scorso al primo turno delle presidenziali ottenne il 35% dei consensi, mancando l’elezione del presidente al ballottaggio per soli 31mila voti, ha ottime chance di risultare il partito di maggioranza relativa.
Nel 2016 fu il voto di Vienna a costargli la presidenza, mentre nel resto del Paese, il suo candidato, Norbert Hofer, prevalse ovunque.
Quelli dell’FPÖ, per semplificare, sono gli eredi di Haider, il governatore della Carinzia che a inizio secolo fu il primo ad attaccare con forza l’Europa delle banche e dei burocrati e a parlare di muri contro gli immigrati, ricevendo in cambio da Bruxelles accuse di razzismo e perfino nazismo.
Non però da Papa Ratzinger, omaggiato da Haider con un albero di Natale che Benedetto XVI collocò in Piazza San Pietro.
Il governatore poi morì in un misterioso incidente automobilistico ma aveva già lasciato l’FPÖ sbattendo la porta perché non condivideva la nuova linea ultranazionalista.
A sottrarglielo, nel 2005, fu Heinz-Christian Strache, odontoiatra viennese, che da allora guida il partito.
In economia ha recuperato le istanze ultraliberali dei tempi pre Haider, sull’immigrazione ha perfino irrigidito la linea, quanto alle istanze nazionali, ha sposato il sovranismo abbandonando i localismi.
Risultato: in quattro anni ha raddoppiato i voti, in dieci li ha triplicati e tra una settimana potrebbe essere il primo presidente del Consiglio di estrema destra dell’Europa al di qua dell’ex cortina di ferro.
La parabola di Strache ricorda in parte quella dell’attuale leader della Lega, Matteo Salvini, del quale l’austriaco è pressoché coetaneo e con il quale nel 2014, prima delle elezioni Europee, ha siglato un’intesa tra euroscettici.
Entrambi vengono dalla metropoli e hanno politicamente ucciso il padre, prima soffiandogli il potere, poi portando il proprio partito a risultati mai raggiunti.
Entrambi fanno della lotta agli immigrati, del sovranismo, dell’euroscetticismo e dell’abbassamento delle tasse i loro cavalli di battaglia.
Entrambi si sono guadagnati un bollino di ignominia dalla sinistra ma non se ne preoccupano.
Entrambi puntano alla premiership e sono pronti a governare con il centrodestra moderato.
Con il suo braccio destro, Harald Vilimsky, segretario generale dell’FPÖ, Strache ha acconsentito a un’intervista pre-elettorale con Libero.
Cosa pensa l’FPÖ dell’Europa?
Strache: «La nostra concezione d’Europa è un’alleanza basata sull’autodeterminazione dei popoli, nella tradizione culturale occidentale.
Solo un Paese sovrano può preservare la propria indipendenza e libertà.
L’obiettivo della Ue dev’essere la creazione di una comunità geograficamente, mentalmente e culturalmente omogenea che si impegna a conservare i valori occidentali, nel rispetto della propria identità tradizionale».
Nella crisi catalana sostenete Madrid o Barcellona?
S: «Siamo per la democrazia diretta.
Quanto accaduto in Catalogna è vergognoso.
La violenza delle autorità nei confronti dei propri cittadini è inaccettabile.
La sovranità nazionale e l’ideale di un’Europa delle patrie sono sempre più minacciate dagli attuali sviluppi della Ue.
Noi sogniamo un’Unione che consenta una democrazia genuina e rispetti i cittadini maturi e liberi».
Se vincerete le elezioni avvierete un processo di addio alla Ue?
Vilimsky: «La maggioranza degli austriaci vuole restare nella Ue.
Noi lavoreremo per migliorarla.
Bruxelles dovrebbe concentrarsi su ciò che è veramente importante, ad esempio la protezione delle frontiere esterne e la stabilizzazione della moneta».
Come intendete migliorare l’Unione?
V: «Siamo in ottimi contatti con i Paesi del Gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia).
Vogliamo fare leva su questi per riformare la Ue, rivalutare il ruolo degli Stati nazionali, il recuperare le tradizioni europee e difendere i confini del Continente».
Quindi no all’uscita dall’euro?
V: «La soluzione ideale sarebbe avere due euro, uno per il Nord Europa, l’altro per il Sud, in modo che entrambe le aree economiche abbiano più spazio di manovra».
Pensate che la Brexit si farà?
V: «Il 52% degli inglesi ha deciso di andarsene dalla Ue.
È stato un voto democratico e va rispettato. Il divorzio deve essere realizzato in modo equo, professionale e amichevole.
Sarebbe un errore fatale alterare l’esito del voto con trucchi politici».
L’economia è il punto qualificante della vostra campagna elettorale?
S: «Gioca senza dubbio un ruolo molto rilevante.
Ci battiamo per avere tagli significativi alle tasse per i cittadini austriaci.
Il nostro motto è: “Gli austriaci meritano correttezza”.
Ma per noi sono soprattutto importanti il rispetto della democrazia diretta, in ogni istituzione, e lo stop all’immigrazione di massa e senza ostacoli alla quale abbiamo assistito negli ultimi anni.
Il flusso di migranti verso l’Europa dev’essere interrotto immediatamente».
 
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