Il Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Veneto (MLNV), per il tramite del proprio apparato istituzionale previsto dall'art.96.3 del Primo Protocollo di Ginevra del 1977, Governo Veneto Provvisorio (GVP), che gia stava predisponendo la denuncia dello stato straniero italiano alla Corte Internazionale di Giustizia per l'accanimento repressivo giudiziario per il caso "Polisia Veneta", provvederà all'integrazione della medesima con la denuncia di questi ulteriori atti di aggressione di guerra perpetrati contro il Popolo Veneto e anche contro il MLNV.
COMUNICATI
ENNESIMO ATTACCO CONTRO IL POPOLO VENETO DA PARTE DELL’ITALIA.
Breve comnunicato per segnalare l'ennesimo attacco perpetrato dalle autorità d'occupazione straniere italiane contro il MLNV e contro altri Patrioti di cui al momento non abbiamo chiarezza.
02 aprile 2014
07:58
Ventiquattro gli arresti in corso di esecuzione da parte dei militari dell'Arma in varie regioni, su ordine della magistratura di Brescia.
Nelle ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del tribunale di Brescia su richiesta della procura, sono contestati i reati di associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell'ordine democratico e fabbricazione e detenzione di armi da guerra.
I Carabinieri stanno anche eseguendo perquisizioni a carico di altri 27 indagati.
Secondo le indagini del Ros, le persone arrestate avrebbero fatto parte di un "gruppo riconducibile a diverse sigle di ideologia secessionista che aveva progettato varie iniziative, anche violente, finalizzate a sollecitare l'indipendenza del Veneto e di altre parti del territorio nazionale dallo Stato italiano".
Tra gli episodi contestati ai secessionisti arrestati oggi dai carabinieri su disposizione della magistratura di Brescia c'è anche quello, riferiscono gli investigatori, della "costruzione di un carro armato da utilizzare per compiere un'azione eclatante a Venezia, in piazza San Marco".
Il mezzo è stato sequestrato.
I particolari dell'operazione saranno resi noti in una conferenza stampa che si terrà alle 11 nella procura di Brescia.
ECCO PERCHÉ LA RUSSIA HA DECISO DI DIRE SÌ ALLA VITA
I “senza Dio” di un tempo varano la costruzione di migliaia di chiese, monasteri e luoghi di culto, difendono la sacralità della famiglia e non si nascondono dietro il "politicamente corretto": si deve fare quello che serve ed è giusto, senza preoccuparsi di strumentalizzazioni.
Questo è l’atteggiamento di chi vuole guidare un popolo, una nazione e, se dovesse servire, essere modello per altri.
Forse il regime sovietico, da cui sono fuori usciti i Russi, può insegnare e dare conferma che ad un passo dal baratro tutti cambiamo.
WSM
Venetia, 31 Marzo 2014
Enrico Pillon, Delegato del MLNV e Provveditore Generale – Segretario di Stato del GVP
Alexey Komov (Congresso mondiale Famiglie): «La svolta “life-friendly” di Mosca?
E pazienza se voi europei non capite»
Siamo arrivati a un centimetro dal suicidio umano e demografico. Adesso vogliamo tornare indietro».
Alexey Komov è l’ambasciatore presso le Nazioni Unite del Congresso mondiale delle Famiglie, la più grande piattaforma internazionale per la difesa della famiglia naturale.
In Italia per un convegno su Russia ed Europa organizzato a Rovereto dalla rivista Notizie Pro Vita, ha accettato di spiegare a Tempi le ragioni della svolta “life-friendly” di Mosca dopo il crollo del comunismo.
In effetti negli anni Novanta, dopo settant’anni di regime, la Russia aveva indici di sviluppo umano da agonia.
Fino alla vigilia della Rivoluzione bolscevica del 1917 il cristianesimo ortodosso era il fulcro della società russa.
Nell’Ottocento l’ideologia marxista, partorita in Occidente, fece breccia nel cuore di alcuni intellettuali e borghesi russi.
Secondo il materialismo comunista la scienza sarebbe riuscita a rendere l’uomo padrone di tutto.
Non c’era più posto per la Chiesa che ricorda la dipendenza da Dio e dalle leggi naturali per la realizzazione dell’uomo e del bene comune.
Perché la Russia ora guarda a queste idee con grande sospetto?
Perché fummo i primi a conoscerle.
Dopo la Rivoluzione d’ottobre fu legalizzato l’aborto, il divorzio, la famiglia come “affare” di Stato.
Sull’orlo del precipizio ci siamo voluti fermare.
Però la svolta “confessionale” di Putin e l’idea di fare della Russia una sorta di baluardo della cristianità non gode di buona stampa in Occidente.
Senta, innanzitutto il governo sta approvando leggi che proteggono l’essere umano, cosa che si dovrebbe pretendere da ogni sovrano.
Poi la valorizzazione del cristianesimo deriva dal fatto che Putin si è accorto che nel degrado assoluto l’unica cosa che ha resistito è stata la Chiesa ortodossa.
La Russia ha provato il dolore di vivere senza Dio, per questo non crede più al comunismo e rigetta l’ateismo.
Non a caso oggi il 77 per cento dei russi dichiara di credere in Dio e il 69 per cento è battezzato.
Negli ultimi vent’anni sono state ricostruite trentamila chiese, seicento monasteri e altre duecento chiese sorgeranno presto a Mosca.
Capisco che l’Occidente non capisca, visto quello che succede da voi.
Però è così, il governo non sta imponendo nulla.
E Putin sta solo prendendo atto del sentimento religioso riemergente nel popolo russo.
In Russia vige ancora un sistema autoritario che ha ben poco di compatibile con la nostra democrazia.
La “vostra” democrazia?
In Occidente siete arrivati al punto di vedervi costretti per legge, e senza che nessuno abbia chiesto il vostro parere, a insegnare ai vostri figli che secondo questa “teoria del gender” non esistono “la mamma” e “il papà”, ma solo genitori A e B, che possono essere anche dello stesso sesso, e che si deve “scegliere” se essere “bambini” o “bambine”.
Però senza discriminazioni, perché tutti devono essere uguali…
Ecco, quando sento queste cose, quando sento che questa sarebbe “democrazia”, ripenso a me bambino.
Ricordo che camminando per strada vedevo gli edifici progettati dalla nostra “grande democrazia socialista”, ed erano tutti brutti, tutti grigi, tutti uguali.
Poi da qualche parte spuntava ancora qualche chiesa, bellissima, e subito sorgeva in me il desiderio di entrarci, di andare a rifugiarmi lì.
Oggi le parti si sono invertite.
Il popolo russo non cede all’ideologia Lgbt perché è molto meno ingenuo di quello europeo.
La gente sa bene come gli intellettuali possono arrivare a imporre ideologie disumane.
È sufficiente legiferare secondo il diritto naturale per cambiare un paese?
Tuttora in Russia c’è una grande crisi demografica.
Vent’anni fa siamo arrivati a quattro milioni di bambini abortiti ogni anno.
Ora siamo scesi a circa due milioni.
La politica da sola non basterà mai.
Ma per fermare l’ingiustizia è necessario vietarla per legge.
E comunque a ridurre i numeri dell’aborto sono stati anche il divieto del governo di pubblicizzarlo, il fatto che le leggi prevedano il finanziamento dei Centri di aiuto alla vita, lo stanziamento di una somma pari a dieci mila euro per il secondo figlio e concessioni demaniali a chi ne ha più di tre.
Per il resto è compito dei cristiani e degli uomini di buona volontà ricostruire il tessuto sociale.
Qual è la situazione della famiglia oggi in Russia?
La situazione sta migliorando, ma ancora la metà dei matrimoni finisce in divorzi. La cultura di massa che passa attraverso la televisione, i film americani, le riviste e i media digitali condizionano le nuove generazioni.
Anche in Russia i media restano i principali educatori…
La Russia rischia sanzioni per le sue leggi “contro la propaganda e il proselitismo gay”.
Non teme il suo isolamento a livello internazionale?
No, perché la maggioranza dei russi la pensa esattamente come Putin.
Il quale non ha nulla da temere perché il nostro paese dispone di un importante deterrente nucleare ed è lo snodo fra l’Europa e l’Asia.
La nostra forza è sotto gli occhi di tutti.
Basti pensare che insieme a papa Francesco siamo riusciti a frenare la guerra in Siria e a bloccare il piano di Obama di bombardare Damasco.
E mi lasci dire che noi russi abbiamo anche un senso messianico della nostra presenza nel mondo.
Messianismo che può essere pericoloso, come quando volevamo esportare ovunque il comunismo, ma che ritorna utile ora che vogliamo ritrovare le nostre radici cristiane.
E degli arresti delle Pussy Riot o degli attivisti di Greenpeace che dice?
Non sono sintomi di un “regime”?
Le persone pensano anche che noi russi non abbiamo l’acqua, che viviamo in povertà e che c’è corruzione ovunque.
Invece in Russia la qualità dei servizi è ottima, la tassazione è al 40 per cento, la popolazione sta mediamente bene, costruiamo molto, importiamo e la materia prima è sfruttata con intelligenza.
C’è libertà di impresa e anche di espressione.
Mentre in Occidente in certi ambienti non potete neppure indossare una croce.
ECCO IL DECRETO DI RINVIO A GIUDIZIO EMESSO DAL TRIBUNALE STRANIERO ITALIANO CONTRO IL MLNV … OGGI LE COMICHE.
Avendo necessità di far comprendere quanto l'italia stia insistentemente e spudoratamente violando precise norme di diritto internazionale, della sua costituzione e delle sue stesse leggi, alleghiamo copia originale del decreto di rinvio a giudizio emesso dal tribunale straniero italiano a Treviso contro alcuni membri del direttivo di questo MLNV.
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il PATTO INTERNAZIONALE RELATIVO AI DIRITTI CIVILI E POLITICI alla firma a NEW YORK il 16 dicembre 1966 e ratificato dall'italia con la legge 881/77 del 25 ottobre 1977;
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la RISOLUZIONE N.2625 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 24.10.1970;
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i principi sanciti nella CONFERENZA SULLA SICUREZZA E LA COOPERAZIONE IN EUROPA avvenuta ad Helsinki il 1 agosto 1975;
iscrizioni a ruolo giudiziario per le vicende "Polisia Veneta":
LA CASTA SI RIFA’ IL TRUCCO E ADESSO MIRA AD IMPADRONIRSI DEL MLNV
Improvvissamente l'attenzione dei "venetisti" (non dei Patrioti) si focalizza sul MLNV e Gabriele Perucca, già nel MLNV, poi con la Life, poi con l'autogoverno di Quaglia e Gardin, poi nei Comitati del 9 Dicembre (è sicuramente un Patriota che si da molto da fare), adesso torna con la proposta di costituire un "comitato di liberazione nazionale".
"…ci vuole CLN formato e condiviso da tutti i movimenti indipendentisti che porti avanti un minimo comun denominatore che si chiama DICHIARAZIONE UNILATERALE DI INDIPENDENZA.
Andate avanti anche con ciò che state già facendo con il MLNV, nessuno dice il contrario.
Ma qui dobbiamo portare in campo dei numeri concreti che non mi sembra ad oggi il MLNV abbia.
Insieme si costruisce la Repubblica Veneta.
È una occasione storica…"
e ancora
"… Sergio per l'indipendenza de facto ci vogliono i numeri.
E ad oggi, con tutta la stima che tu sai ho per te, i numeri il MLNV non è riuscito a portarli.
Il riconoscimento c'è se esiste una base numerica a supportarlo.
La condivisione di un percorso minimo creato da tutti è l'unico modo per portare dei numeri ed il consenso.
Se ciascuno di noi non fa un passo indietro rispetto a quello che ha portato avanti fino ad oggi, capendo che esiste solo l'obiettivo finale, non ne usciamo.
L'incontro è fissato per venerdì.
Se creiamo un CLN condiviso da tutti il riconoscimento da parte delle istituzioni internazionali sarà immediato…"
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Io continuo a noi capire la posizione di Gabriele Perucca e il perché si dovrebbe costituire un nuovo Movimento di Liberazione Nazionale.
Si sa benissimo che il MLNV come tutti i Movimenti di Liberazione Nazionale non si costituisce sulla base del consenso popolare ma sul diritto all'autodeterminazione del Popolo Veneto e che solo un movimento di liberazione nazionale può rivendicare.
Se vuole i numeri perché non confluire e sostenere il MLNV ???
Personalmente non lascerò che il MLNV cada in mano rapaci che da vent'anni hanno solo lavorato per la propria immagine e in senso partiocratico e politico italiano.
A tutti i Veneti di buona volontà ribadisco che il MLNV è aperto a qualsiasi collaborazione ma solo a queste regole o si rischia di distrugge tutto.
E poi son stufo che ci venga servita la solita retorica e ci venga fatta la morale in nome della Patria … non c'è affatto bisogno di fare un passo indietro è necessario farne uno verso il MLNV che in tutti questi anni è ancora qui a differenza del proliferare delle sigle e di falsi movimenti indipendentisti.
Giù le mani dal MLNV.
WSM
Venetia, 24 marzo 2014
Sergio Bortotto, Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio
Ricordiamo anche (per vedere tutti gli articoli di cui alcuni indicati qui sotto CLICCA QUI):
2012.06.01 – L’INTERVISTA RICHIESTA DAL QUOTIDIANO “LIBERO”
28.02.2012 – ANTENNA 3 “INCONTRA” IL MLNV … MA CENSURA L’INTERVISTA!
2009.11.09 – CODARDIA DI UN VENETO POLITICANTE E LE GRATUITE OFFESE DI GIANLUCA PANTO (P.N.V. ORA VENETO STATO).
DAL PLEBISCITO AL PARTITO
"Niente di nuovo sul fronte occidentale", si chiude il sipario sul sondaggio virtuale indetto da plebiscito.eu, e si apre quello sul solito palcoscenico: la politica italiota.
Si apprende infatti dalla stampa che sarà lanciato l'ennesimo partito italiano sedicente indipendentista (non perdiamo tempo a contarli, ma dovrebbero sfiorare la decina), ad opera degli organizzatori di plebiscito.eu, comunque volti già noti nell'ambiente partitico. Il partito si chiamerà Veneto Sì, e sinceramente finisce qui il nostro interesse per l'argomento, di qualsiasi natura esso sia, un partito italiano è assolutamente controproducente alla Causa, e sarebbe quindi l'ennesimo spreco di risorse e tempo argomentare su di esso.
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La regione veneto NON RAPPRESENTA il Popolo Veneto con i propri residenti, né i suoi confini territoriali
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Se un Veneto si fosse visto togliere, o avesse rinunciato, come i membri del MLNV, alla cittadinanza italiana, e quindi non potesse, o non volesse (come è suo dovere) votare in ambito italiano, sarebbe stato escluso dalla consultazione
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Non è possibile esprimersi su un diritto fondamentale, l'art.15 dei Diritti Umani indica come diritto fondamentale quello alla Nazionalità, quindi i Veneti hanno diritto alla Nazionalità Veneta, che nel 1866 gli venne tolta, e questo non può essere precluso da una votazione, indipendentemente dal risultato della stessa.
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L'italia non ammette la secessione di parti di territorio su cui essa si considera sovrana
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L'ordinamento italiano non ammette referendum legislativi, propositivi o deliberativi
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Le regioni italiane non hanno competenze internazionali
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Le regioni amministrative degli stati non possono appellarsi all'autodeterminazione
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Un referendum non può essere indetto da soggetti privati
Venetia, 24 Marzo 2014
Davide Giaretta
Vice Presidente del Governo Veneto Provvisorio
LA STAFFETTA DEL POPOLO VENETO
Se fino ad ora si è trattato di una sfida per avvicinare il popolo Veneto alla propria realtà, in futuro questo splendido evento farà da sfondo al contesto del turismo itinerante diventando un peregrinaggio aperto tutto l'anno, con un suo preciso tracciato descritto da tappe importanti che da troppo tempo non godono del meritato prestigio religioso e storico.
Abbiamo incontrato sindaci, semplici cittadini e fieri veneti che ci hanno accolto con una calorosa stretta di mano; pochi si sono permessi di negare un saluto alla moltitudine di gonfaloni che fieri tagliavano il vento.
Dall'energia sprigionata in questi istanti si coglie la forza del risveglio di un popolo; il silenzio rotto solo dai profondi respiri avvicina più di profonde e consumate discussioni, senza simboli, slogan e tristi insistenze abbiamo vissuto l'arrivo della bella stagione col sorriso sulle labbra e la convinzione di essere in marcia verso la nostra millenaria meta.
Ci salutiamo con l'augurio di assaporare le prossime edizioni da uomini liberi nella nostra amata patria veneta.
Venetia 24 marzo 2014
Montanari Matteo
Provveditore Generale e Capo Dipartimento del Governo Veneto Provvisorio
POLITICANTI ALLA GUIDA DELL’INDIPENDENTISMO VENETO? L’INGANNO E’ DIETRO L’ANGOLO?
La regione veneto non è occupata, è un ente amministrativo italiano.
Ancora non l'avete capito vero?
Che tutto serve per legittimare la regione, e quindi far passare l'idea che i Veneti non sono un Popolo, ma i residenti della regione veneto… non vi entra in testa, è un trucco palese che nessuno vede e che sarebbe una vittoria schiacciante per l'italia, perché riconoscere un suo ente amministrativo, nonché conferirgli una rappresentatività, farebbe finire tutto sotto giurisdizione italiana, e come ben sapete, la legge italiana non ammette, e questa volta la ragione sarebbe dalla sua parte, la secessione (quindi non la liberazione, applicabile solo al Popolo Veneto) di una sua porzione.
Esattamente come non lo farà la Spagna con la Catalogna, finché non cambieranno registro anche loro.
"I Veneti, a volte indicati anche come Venetici, antichi Veneti o Paleoveneti per distinguerli dagli odierni abitanti del Veneto, erano una popolazione indoeuropea che si stanziò nell'Italia nord-orientale dopo la metà del II millennio a.C. e sviluppò una propria originale civiltà nel corso del millennio successivo."
Lo spiega anche Wikipedia, ma per molti è un concetto inarrivabile…Davide Giaretta, Vice Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio
Venezia lascia l’Italia la bolla (e balla) che sta contagiando i media stranieri
Il Daily Express, un secolo e spicci di storia del giornalismo britannico, nel titolo ci mette anche un tentativo di analisi politica: «Come il voto di Venezia può cambiare faccia all'Italia», sottotitolo guarda te «cosa succede al gioiello che per un millennio ha brillato nell'Adriatico come centro globale del commercio e incrocio di culture».
Il Sunday morning, in stile anglosassone tradizionale, resta sulla notizia: «Venice wants to leave Italy», Venezia vuole lasciare l'Italia.
Punto.
E i grandi giornali italiani?
A lunedì nemmeno una riga, scelta sottolineata dai venetisti come evidente tentativo di boicottaggio.
Colpa (anche) nostra, colpa di vent'anni di comunicati arrivati nelle redazioni e firmati da fantomatici ministri degli esteri, presidenti del consiglio, diplomatici di ogni ordine e grado che ci hanno relazionato su decreti e manovre di un Veneto indipendente che è sempre esistito.
Non in area parlamentare, ma nelle teste di movimenti locali che hanno preso zero virgola alle elezioni, separandosi e scontrandosi tra loro, fino ad arrivare alla polverizzazione e in qualche caso alla scissione dell'atomo.
Insomma, un po' facevano sorridere e un po' preoccupare quando un Jack Frusciante qualsiasi usciva improvvisamente dal gruppo e combinava guai: tipo fondare una «polisia veneta» con le armi, attualmente fascicolo d'inchiesta con otto rinvii a giudizio; tipo sparare a un direttore di banca per poi dichiararsi prigioniero politico.
Eventi che ci riportano ancor più indietro nel tempo, se non ai primi attentati ai tralicci degli indipendentisti, almeno all’assalto al campanile di San Marco dei Serenissimi.
Ma non sono questi i veri venetisti di oggi, sono piuttosto un agglomerato di movimenti pacifici.
Gli atomi si stano ricomponendo.
Attorno a questo referendum che di istituzionale non ha nulla si stanno addensando anche cellule e persino pezzi di tessuto.
Perché al di là del misunderstanding anglosassone – la balla-bolla mediatica pare si debba alla coincidenza del referendum in Crimea e a una serie di interviste che Lega e venetisti hanno concesso alla tivù russa quasi che il referendum digitale fosse davvero determinante – è anche vero che a forza di parlarne qualcosa potrebbe cambiare. Quelli che per vent'anni sono stati considerati deliri sono già argomento di dibattito politico in Consiglio regionale.
Con la Lega, il partito guida in Regione, che, mentre da un lato offre una copertura culturale ai movimenti e chiede il referendum, dall'altro si distingue asserendo di volerci arrivare nel rispetto delle leggi.
Le parole sono pietre scriveva Carlo Levi più di mezzo secolo fa, lasciano il segno.
Per ora hanno fatto un cumulo che si vede a distanza.
E a quanto pare qualcuno lo scambia già per montagna.
Scontro sul referendum digitale
Pd, Forza Italia e Radicali: «Non è una cosa seria».
Il Veneto come la Catalogna, come la Scozia, come le Fiandre.
Come la Crimea.
Uno Stato indipendente e sovrano.
Serenissima Repubblica nel Terzo Millenio.
Una suggestione che mette radici nel protoleghismo degli anni Ottanta e, complici le dispute recenti tra Russia e Ucraina sulle rive del Mar Nero, arriva a far capolino sulle pagine del Los Angeles Time e del Guardian, del Daily Mail e del Sunday Express, perfino sugli schermi della Bbc.
Non è un caso che i membri di Plebiscito.eu facciano sfoggio della benedizione di Franco Rocchetta, il padre della Liga «madre di tutte le leghe»: il cordone ombelicale da lì parte, per arrivare sino all’oggi.
Sono loro ad aver allestito il primo referendum indipendentista della storia del Veneto, quello che si sta celebrando in queste ore (è iniziato domenica, terminerà venerdì sera) tra tastiere, cornette e seggi improvvisati.
Dicono di aver superato i 700 mila voti.
Un’enormità, se è vero.
E d’altronde la congiunzione astrale è irripetibile per gli irriducibili del leone di San Marco: il dibattito sul diritto all’autodeterminazione (animato nientemeno che dallo «zar» Vladimir Putin), l’imminenza del voto catalano (sarà il 25 novembre), i rinnovati aneliti secessionisti della Lega Nord in affanno elettorale, le spinte autonomiste cavalcate da Beppe Grillo (ricordate la mappetta sul blog con i granducati?).
E’ arrivato perfino l’appoggio (pro referendum, non pro indipendenza) di 185 Comuni… Il refrain sui «21 miliardi lasciati ogni anno dal Veneto a Roma», ai tempi della crisi nera, rischia di rivelarsi una tentazione irresistibile di fronte alla scheda virtuale costruita da Plebiscito. eu: «Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica federale indipendente e sovrana?».
Vinceranno i sì oppure i no?
E’ facile immaginarlo mentre è difficile crederci.
Certo è che Gianluca Busato, leader di Plebiscito.eu dopo essere passato per una moltitudine di movimenti venetisti (la litigiosità di questo pezzo di mondo è proverbiale e ne ha limitato ogni ambizione elettorale), ieri sembrava ad un passo dal colpaccio: «Stiamo andando benissimo.
La volontà del popolo veneto è inequivocabile, non potrà essere snobbata o sottovalutata».
Dal governatore Luca Zaia, innanzitutto: il principale rappresentante istituzionale del Veneto sta flirtando da settimane con gli indipendentisti (si dice stia allestendo una lista a tema in vista della sua ricandidatura nel 2015), forse convinto anche dalle spinte del segretario federale del Carroccio Matteo Salvini che sull’argomento sta costruendo tutta la campagna elettorale delle Europee (forse non è un caso che proprio nelle ex roccaforti padane di Vicenza e Treviso il referendum stia andando per la maggiore). «Appoggio qualunque iniziativa in tal senso – ha detto – ma non firmo nulla perché per me conta solo ciò di cui si discute in consiglio regionale.
Non illudo i veneti, parlo per atti formali».
Con ciò lasciando intendere di non aver votato online, mentre molti leghisti ieri facevano a gara ad esibire su Facebook l’immagine della schermata che conferma l’avvenuta partecipazione.
Ma a che punto sta «l’atto formale» di cui parla Zaia?
In realtà si tratta di due proposte di legge insabbiate da tempo in commissione Affari istituzionali.
La prima è l’ormai celeberrima legge presentata da Stefano Valdegamberi di Futuro Popolare, che se approvata dà automaticamente avvio all’iter di convocazione del referendum secessionista.
La seconda, dall’afflato meno rivoluzionario, è quella firmata da Costantino Toniolo, presidente della commissione in quota Ncd, che punta a chiedere ai veneti se vogliano o meno «più autonomia» da Roma. «Appena finita la sessione del bilancio – fa sapere Toniolo – si passerà alla discussione di queste proposte.
Potremmo anche scegliere di celebrare un unico referendum con due distinti quesiti sulla scheda: indipendenza o autonomia? ».
Gli indipendentisti non ci credono più di tanto (i precedenti rimasti nei cassetti di Palazzo Ferro Fini si sprecano) per cui si sono organizzati per conto loro, facendo leva sulle risorse della Rete con un escamotage suggerito dagli stessi costituzionalisti interpellati dal consiglio, che hanno già messo in guardia sul rischio scioglimento per attentanto alla Costituzione nel caso di un voto formale in aula.
Busato sa come fare: è titolare di un’impresa, Digitnut, che produce app per iPhone e iPad (anche il co-fondatore, Alessandro Giacomella, fa parte di Plebiscito.eu).
Ha messo in piedi la centrale operativa a Treviso, quella logistica a Padova ed il call center a Vedelago.
Quindi, grazie ad una capillare rete di 5 mila volontari, ha distribuito nella case di 3 milioni di veneti i codici necessari a votare online, via telefono o ai seggi allestiti grazie all’appoggio del Movimento 9 dicembre (i «forconi»).
C’è un notaio? «No, ci sono degli osservatori internazionali ».
E chi sono? «Li sveleremo insieme ai risultati, venerdì sera».
Chi paga l’iniziativa, a cominciare dai 3 milioni di lettere? «Sono 80 imprenditori. Alcuni noti (quelli che aderiscono all’associazione Veneto Business, spin off di Plebiscito.eu, ndr.) altri, i più generosi, preferiscono restare anonimi.
Temono "effetti collaterali" ».
La bontà del referendum, assicura Busato, sta nei codici e nei documenti d’identità richiesti, oltre che nelle batch notturne di verifica dati con il database delle anagrafiche elettorali. «Abbiamo già individuato 30 furbi » dice.
Tant’è, i dubbi restano molti, da destra a sinistra. «Abbiamo capito in tempi non sospetti che le primarie online non funzionano – dice il segretario del Pd, Roger De Menech – i controlli sono complicati e viene meno lo "sforzo fisico" che è la prova principale della volontà politica.
Mi pare una rappresentazione lontana dai fatti concreti chiesti dai nostri imprenditori e non vorrei che si volesse sostituire al centralismo romano un neo centralismo veneziano».
Franco Fois dei Radicali, massimi esperti in materia, stigmatizza «la moda di organizzare un referendum un giorno sì ed un altro anche» e avverte: «L’iniziativa degli indipendentisti può essere indicativa di una tendenza ma non ha alcun valore g i u r i d i c o . Ha l a s t e s s a attendibilità di un sondaggio online».
E mentre persino Flavio Tosi, segretario nathional della Lega, ammette trattarsi di «una provocazione nei confronti dello Stato centrale, un modo per smuovere il pantano a Roma ben sapendo che la Costituzione è chiara sull’indivisibilità della Repubblica », Elena Donazzan assessore regionale al Lavoro di Forza Italia, va giù piatta: «Vicende come questa sono un’affermazione di incapacità della politica, che invece di risolvere i problemi lancia proposte senza seguito.
Piuttosto mi interrogherei sul perché Trento e Bolzano, che sono quattro gatti rispetto a noi, riescono ad avere un peso politico a Roma inarrivabile per il Veneto.
Mentre noi stiamo qui a discutere di improbabili referendum, loro si fanno approvare in Finanziaria margini di autonomia sempre maggiori… ».
18 marzo 2014
SERATA DI PRESENTAZIONE TEA PARTY VENETO
La serata è stata incentrata su due temi fondamentali, la "disobbedienza" fiscale e l'indipendenza del "Veneto" (poi vedremo il perché dei virgolettati).
La sensazione che scaturisce dall'incontro, per un "addetto ai lavori", è quella di grande confusione, o meglio di poca chiarezza e trasparenza.
Innanzitutto si continua a voler tenere il piede in due scarpe, mi spiace dirlo, da buoni italiani, abituati da sempre ad avere una bandiera di scorta nel caso la guerra girasse male, l'unica bandiera in grado di ottenere la loro fedeltà assoluta è quella della loro squadra (ovviamente italiana) di calcio, e a volte nemmeno quella.Quindi ecco un susseguirsi di "legalmente", "legalità", "secondo le norme", che ovviamente sono quelle dell'occupante italiano, non certo quelle internazionali o quelle del buonsenso e della convivenza civile, che rispetto al codice del paese con "la costituzione più liberticida del mondo" sono diametralmente opposte.
Ad ogni modo, almeno per gli italiani, il discorso è valido, se essi vogliono arrabattarsi con ravvedimenti operosi vari e altre amenità della burocrazia italiota, sicuramente una non collaborazione, o almeno una parvenza di ostacolo ai funzionari italiani, sono sempre ben accette.
Interessante anche l'intervento di Don Marino Ruggero, parroco del padovano, che nella sua semplicità e onestà, ha dato un messaggio molto più forte, se per pagare le tasse non puoi mangiare, non pagare le tasse; se non hai di che vestire i tuoi figli, non pagare le tasse.
Altro che "ravvedimento operoso".
Naturalmente siamo ancora nella fase "italiana" della serata, quindi c'è la speranza di un escalation quando si toccherà il tasto indipendenza.
Per tacciare ogni speranza passiamo quindi alla parte "indipendentista" della serata, se così si può dire, di cui si fa unico portavoce tale avvocato Luca Azzano Cantarutti, fuoriuscito dal partito Indipendenza Venta, ora volto di una nuova compagine che raccoglie altri partiti italiani sotto il nome di Veneti Indipendenti.
Firmatario di una qualche legge della regione amministrativa italiana veneto, si produce in una scenetta che personalmente ho trovato aberrante, un'accozzaglia di qualunquismi da osteria, da indipendentismo leghista per capirci.
Immancabile il riferimento assoluto e unico alla regione veneto come un'entità in qualche modo rappresentativa del Popolo Veneto (questo sempre accuratamente evitato, in quanto è dominante l'idea di "residenti della regione" per ovvi motivi elettorali).Cosa che non è, non è mai stata e non sarà mai.
La regione veneto non ha nulla a che fare col Popolo Veneto, se non il suo posizionamento entro parte degli antichi confini della nostra Repubblica, e un nome fuorviante.
Non ci facciamo mancare i soliti accostamenti totalmente errati con Catalogna e Scozia, vicine nella lotta ma a distanze abissali sul piano tecnico-giuridico.
Ciliegina sulla torta il saluto dello stesso avvocato con un motto che suonava come "forza veneto libero" o qualcosa del genere, si vede che il nostro "Viva San Marco" non ha moltra presa sugli elettori italiani…
Qualche nota positiva dagli interventi del già citato Don Marino, da Gabriele Perucca, che fortunatamente rimarca l'importanza della nostra veneticità prima di tutto e dell'imprenditore Andrea Polese, esempio vivente del VERO sciopero fiscale, quello che se ne infischia di leggi e regolamenti.
Emblematico lo scambio di battute avuto con una giornalista del programma Agorà (intervento che ovviamente non è stato mandato in onda), che resta decisamente interdetta, nel momento in cui le si fa notare che per un Veneto non esiste un "residuo fiscale" né una regione veneto, che Bergamo e Brescia le considera parte della sua Patria, per un Veneto esistono i Veneti, che prima di tutto sono un Popolo, e non dei residenti geografici, ed esiste una Patria, che non si deve "staccare", che non è un "nuovo stato europeo", ma una Nazione antichissima, che deve essere liberata da un giogo pesantissimo, quello italiano.
Un messaggio che evidentemente fa paura a molti e non solo oltre i nostri confini.
WSM
Venetia, 16 Marzo 2014
Davide Giaretta
Vice Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio
CENA CAO DE ANO 2014
Il giorno 1° Marzo 2014, l'MLNV, ha partecipato alla cena organizzata dal 16° Reggimento Treviso 1797 Serenissima Repubblica di San Marco, presso l'Osteria Al Cacciatore di Cornuda (TV), i presenti erano circa 170, tra gli invitati c'erano esponenti di partiti politici italiani quali Alessio Morosin di Indipendenza Veneta, Roberto Marcato della Lega Nord, rappresentanti della Liga Veneta Repubblica, nonchè Franco Rocchetta di Plebiscito 2013, Lucio Chiavegato del Movimento 9 Dicembre, Annamaria Deoni dell'Associazione Culturale Raixe Venete, inoltre il rappresentante istituzionale in ambito locale il vicesindaco di Cornuda, ed uno scrittore famoso profondo conoscitore della Cultura Veneta e del suo Popolo come Gianfranco Cavallin.
L'evento è stato gradito per la sua importanza storica data appunto la ricorrenza del Capodanno Veneto che secondo le antiche tradizioni viene festeggiato il 1° Marzo.
Verso le 20:40 il Reggimento ha fatto ingresso in sala al cospetto di tutti i presenti, con una serie dimostrazioni militari veneziane e di ordini impartiti dal Comandante Mattias Von Der Schulenburg, interpretato dal Sig. Luciano Dorella; a lui il merito e l'onore da parte nostra, di aver creato questa Associazione Storica che fa tornare in auge gli antichi Reggimenti della Serenissima Repubblica di Venezia.
La voce tuonante del Comandante, e gli ordini impartiti al suo reggimento, hanno fatto da cornice alle pietanze tipiche venete servite dalle cameriere dell'Osteria. L'atmosfera si è fatta ancora più intensa nel momento in cui è stato suonato l'Inno della Serenissima, che al tempo è stato composto dal nostro amatissimo e nostro conterraneo Antonio Vivaldi, uno degli orgogli del Popolo Veneto nel campo musicale come tanti altri hanno contraddistinto la Cultura quanto mai esemplare e maestosa che ha sempre accompagnato la storia della nostra Repubblica.
La serata è continuata tra una pietanza e l'altra con intermezzi storici, cori a San Marco da parte di tutta la sala con tutti i presenti, lacrime e gioia nel riassaporare questi momenti particolari.

Ma tornando alla cena, prima che il dessert fosse servito, il Signor Dorella, comandande del 16° Reggimento Treviso, ha voluto che ogni portavoce dei partiti politici presenti, movimenti e associazioni, andasse di fronte al pubblico della sala ed esponesse in pochi minuti il suo pensiero e le sue opinioni per far sì che l'unione di tutti i gruppi fosse fruttuosa e portasse a qualche risultato concreto….ovviamente il percorso del MLNV non può essere in sintonia con tali gruppi poichè si tratta di associazioni iscritte in ambito italiano.
E QUANDO CI SAREMO LIBERATI DALL’ITALIA ???
USCIAMO DA QUESTA EUROPA E RIPRISTINIAMO LA REPUBBLICA VENETA … O CI TRASCINERANNO ALLA GUERRA!
Sbrighiamoci ad uscire da questa europa fatta di burocrati, corrotti, delinquenti e affaristi, con le mani sporche di sangue e che, complici dell'amministrazione americana, sono pronti a trascinsarci tutti in una guerra per giustificare e mantenere la loro supremazia, i loro privilegi, la loro casta immonda.
Sembra sia proprio questo il messaggio che l'articolo che segue ci vuole proporre ed è sempre più difficile discostarsi dall'analisi fatta alla luce degli eventi che ci stanno coinvolngendo.
Cosa aspettiamo ad aprire gli occhi???
Cerchiamo di dare una sterzata alla traiettoria di questa ecatombe e che ci vogliono imporre a tutti i costi.
Svegliamoci dal torpore … basta stare a guardare … non pensiamo che succeda solo agli altri, Grecia, Ucraina, Libia, Egitto e tanti altri luoghi nel mondo.
Riprendiamo in mano le redini del nostro futuro, della nostra società, ripristiniamo la Repubblica Veneta su tutti i propri territori e usciamo da questa europa corotta che ci sta portano alla rovina … e come sembra, anche alla guerra.
WSM
Venetia 9 marzo 2014
Sergio Bortotto, Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio.
Se dovesse fare finoLa fregata Uss Taylor, entrata nel Mar Nero in fondo la sua corsa il gioco automatico delle alleanze, fra non molti giorni ci troveremo in guerra».
Tratto da (CLICCA QUI)
UN ULTIMO MONITO E AVVERTIMENTO.
FONDAZIONE FÒNDARSE CO SAN MARCO
celebrazione del Bruxa Marso, ad opera di Carletto Bacioli, per poi continuare con la Santa Messa a Corbolone, al termine della quale lo stesso Bacioli illustra ai presenti l'iniziativa, arricchendola con uno stralcio di storia e di radici cristiane dei Veneti.
nostro patrono era ben diversa; dopo approfondite ricerche, è emersa una raffigurazione in cui il leone regge una croce piantata in un cumulo di terra (a fianco un'immagine d'archivio), dalla rielaborazione di quest'ultimo, aggiungendo l'azzurro di fondo, colore storico dei Veneti, nasce il gonfalone della fondazione, che riportiamo all'inizio dell'articolo.
WSM
Venetia, 06 Marzo 2014
Davide Giaretta
Vice Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio
NOI STIAMO CON PUTIN E LA RUSSIA!
La Russia ha il sacrosanto diritto di difendersi dalle rivoluzioni pilotate occidentali.
E mentre noi diciamo no alle nuove strategie della tensione internazionale, anche in Europa si preparano a reprimere con la forza le rivolte popolari.
Violazioni continue da parte della Russia del diritto internazionale porteranno per Obama a un maggiore isolamento politico e economico di Mosca.
L’Impero non ammette concorrenza.
La telefonata è avvenuta su richiesta americana.
In risposta alla preoccupazione di Obama sulla possibilità di utilizzo delle forze armate russe sul territorio dell’Ucraina, Vladimir Putin ha risposto denunciando le azioni provocatorie e da parte degli ultranazionalisti ucraini che di fatto sono stati sostenuti dalle attuali autorità di Kiev.
Il presidente russo ha parlato di una vera e propria minaccia per la vita e la salute dei cittadini russi e i tanti connazionali che si trovano attualmente in territorio ucraino.
Vladimir Putin ha sottolineato che in caso di ulteriore diffusione della violenza in Ucraina orientale e Crimea, la Russia si riserva il diritto di tutelare i propri interessi e la popolazione di lingua russa di quelle aree.
Forse, Obama, credeva di essere al telefono con Napolitano o Renzi.
Clamorosa rivelazione. I cecchini che venivano ripresi dalle televisioni mentre sparavano contro i manifestanti e la polizia a Kiev sarebbero stati assunti dai leader degli stessi manifestanti di piazzaMaidan, lo si apprende in base a una conversazione telefonica trapelata tra il capo della politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton, e il ministro degli esteri estone.
Il commissario Ue non ha voluto fare commenti, quando avvicinata da Bruno Waterfield, corrispondente a Bruxelles del Telegraph.
“Vi è ora la comprensione più forte che dietro i cecchini, non era Yanukovich, ma era una persona dalla nuova coalizione al governo”, dice il ministro estone Urmas Paet durante la conversazione.
Scioccante.
Assunti per creare un incidente mediatico che portasse alla caduta del governo eletto.
La telefonata è stata intercettata da ufficiali del servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU) fedeli al deposto presidente Viktor Yanukovich che hanno violato i telefoni del ministro degli Esteri estone Urmas Paet e l’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Catherine Ashton.
La loro conversazione è stata diffusa sul web.
I funzionari discutono le loro impressioni su ciò che sta accadendo nel paese dopo la rivoluzione.
Una riflessione tratta da (CLICCA QUI)
Verosimilmente che il popolo ucraino si è ribellato contro un presidente arrogante e autoritario, Viktor Yanukovich, il quale ha cercato di reprimere la protesta, uccidendo decine di persone, ma che alla fine è stato destituito.
La Russia si è arrabbiata e per ripicca ha invaso la Crimea.
Confusamente tu, lettore, avrai capito che il popolo vuole entrare nell’Unione europea, mentre Yanukovich e, soprattutto, Mosca si oppongono.
Fine.
La realtà, però, è un po’ diversa e assai più interessante.Per capire cosa stia succedendo davvero occorre partire da un po’ più lontano, da una ventina d’anni fa, quando una delle menti più raffinate dell’Amministrazione Usa, Zbigniew Brzezinski – ancora oggi molto influente – indicò nell’Ucraina un Paese fondamentale nei nuovi equilibri geostrategici; da sottrarre alla Russia e portare nell’orbita della Nato e dell’America.
Allora iniziò una grande partita a scacchi tra Washington e Mosca.
Anzi, una lunga guerra, combattuta con armi non convenzionali.
Ad esempio usando le “rivoluzioni pacifiste”.
Il metodo si ispira alle teorie dell’americano Gene Sharp e fu applicato per la prima volta in Serbia nel 2000 in occasione della caduta dell’allora presidente Slobodan Milosevic.
Funziona così: proteste di piazza in apparenza spontanee sono in realtà pianificate con cura e guidate per il tramite di Organizzazioni non governative, Associazioni umanitarie e partiti politici; in un crescendo di operazioni pubbliche amplificate dai media internazionali e con appoggi all’interno delle istituzioni, in particolare dell’esercito, che finiscono per provocare la caduta del “tiranno”.
L’esperimento serbo piacque molto al Dipartimento di Stato che decise di sostenerlo altrove: nel 2003 in Georgia (Rivoluzione delle Rose) e l’anno dopo in Ucraina, quando, a Natale, il candidato progressista Viktor Juschenko (ricodate? Quello col viso butterato) sconfisse in piazza proprio Yanukovich, durante la Rivoluzione arancione.
Un capolavoro, che però, risvegliò Putin, il quale si accorse di tali metodi e, ossessionato dal timore che potessero essere usati nelle strade di Mosca contro di lui, avviò la “nuova guerra fredda” con gli Stati Uniti.
I rapporti da cordiali divennero glaciali.
E i suoi servizi pianificarono la riconquista dell’Ucraina, usando, a loro volta, strumenti non convenzionali quali ricatto del gas, sabotaggio dell’economia, disagi sociali, tecniche spin per demotivare e indebolire i partiti della coalizione arancione.
Risultato: nel 2010 Yanukovich fu eletto presidente e l’Ucraina lasciò l’orbita americana per tornare in quella russa.
Arriviamo così ai giorni nostri, con l’emergere di un’ulteriore, sorprendente variante.
La protesta da pacifica, diventa, almeno in parte, violenta.
Per opera di chi?
Non certo direttamente di soldati stranieri sul campo, bensì di estremisti.
E che estremisti!
Come ormai noto, ad assaltare i ministeri di Kiev non sono stati i pensionati ucraini, bensì milizie paramilitari neonaziste, ben istruite e ben armate.
I pacifisti sono serviti da corollario, soprattutto mediatico, ma a rovesciare Yanukovich sono stati guerriglieri antisemiti, fanatici e ultraviolenti.
Autentiche canaglie, il cui tempismo è stato perfetto: la sommossa ha raggiunto il suo apice durante i Giochi di Sochi ovvero nell’unico momento in cui la Russia non poteva permettersi rovinare il ritorno di immagine delle Olimpiadi.
Kiev bruciava ma il Cremlino era costretto a tacere.
Operazione sofisticata e magistrale, ufficialmente senza paternità, che però – ammainate le bandiere olimpiche – ha innescato la risposta del Cremlino, meno raffinata ma altrettanto spregiudicata.
Obama non immaginava che Putin potesse occupare la Crimea, così come il Cremlino non si aspettava la guerriglia filoamericana di Kiev.
Si sono sorpresi a vicenda.
E non finisce qui.
La guerra, sporca e asimmetrica, durerà a lungo sotto gli occhi dell’opinione pubblica mondiale che assisterà a tutto senza capire, ancora una volta, nulla.
http://blog.ilgiornale.it/foa/2014/03/04/ucraina-il-segreto-che-nessuno-spiega-e-che-dovreste-sapere/
Pubblicato da Giacomo Gabellini a 4.3.14
IL PREMIER STRANIERO ITALIANO PENSA SUBITO DI VENIRE A TREVISO … MA QUESTI NON HANNO ALTRO DA FARE ???
E ci risiamo…
… ma questi politicanti italiani non hanno niente da fare ???
Come ospite non gradito il capo del governo straniero italiano Lett… ops … Renzi, ha deciso di catapultarsi a Treviso nei prossimi giorni.
Probabilmente i problemi di una campagna elettorale cominciano a preoccupare anche la sinistra italiana che continuando ad arrogarsi posizioni di potere senza la ben che minima espressa volontà popolare sfoggia il nuovo idolo di palazzo proprio nei luoghi più ostili alla politica romana.
Con la solita arrogante pretesa, anche l’odierno premier straniero italiano viene ad insegnarci a vivere, ad educarci, ad addomesticare un Popolo Veneto che ha ben poco da condividere con l’italica rappresentazione odierna di uno stato allo sbando e allo sfascio.
Nonostante l’aberrante occupazione straniera italiana il Popolo Veneto non si è però arreso al suo razzismo istituzionale e al suo colonialismo militare e culturale.
E i politicanti italiani lo sanno molto bene e i loro veritici di palazzo e le consorterie partitocratiche destinate a perpetuare il sistema dominante, sono preoccupate del risveglio del sentimento nazionale di Popoli che non sono mai diventati italiani.
Non è un caso, infatti, che subito dopo il Veneto il nuovo premier italiano si fionderà al sud.
C’è da chiedersi al sud di cosa … visto e considerato che ciò a cui si riferisce con tanta inettitudine è una Terra appartenente ad una Nazione il cui Popolo è stato massacrato e depredato dagli invasori italici.
Come un’illusionista attrezzato dei propri trucchi e sortilegi, il nuovo premier italiano farà di tutto per rianimare il fantasma del sentimento nazionale italiano e lo farà con il sostegno di tutti quei servi politicanti locali, anche falsamente indipendentisti, pronti a mendicare ciò che danno a roma e accapparsi un po’ del consenso dei propri sempre più sventurati pochi elettori.
Non credete ai partiti politici, non credete a questi politicanti, a questi falsi profeti … predicano bene e razzolano male perché anche le favole hanno i loro “Mangiafuoco” e il Collodi col suo pinocchio ben insegna ciò che il burattinaio riserva.
L'annuncio nel discorso al Senato
TREVISO – Matteo Renzi annuncia il suo arrivo nella Marca.
Il neo presidente del Consiglio mercoledì prossimo farà visita ad un istituto scolastico trevigiano.
Ad annunciarlo lo stesso premier durante il discorso al Senato per ottenere la fiducia.
Renzi ha spiegato di voler fare un tour nelle scuole di tutta Italia, partendo proprio da Treviso: «L’educazione che si da nelle scuole è motore dello sviluppo, ho in mente di entrare ogni mercoledì nelle scuole da premier se otterrò la fiducia – ha detto Renzi – comincerò da Treviso, dal Nordest, la prossima settimana ci sarà il Sud.
È fondamentale che il governo non stia solo a Roma».
La notizia è stata subito accolta con entusiasmo dal sindaco Giovanni Manildo: «Sono molto felice – dichiara Manildo – accogliamo con grande entusiasmo l’arrivo di Matteo Renzi a Treviso.
Condivido la posizione del premier, la scuola è sicuramente motore importante dello sviluppo e primo laboratorio di integrazione.
Questo incontro sarà l’occasione per parlare del ruolo del Comune in quest’ambito, dell’edilizia scolastica e delle risorse per fare fronte a questi impegni».
«Credo sia un segnale di grande attenzione verso il nostro territorio – dice il vicesindaco Roberto Grigoletto – Il sindaco Manildo ha sempre mantenuto un legame importante con l’attuale premier.
Con Renzi, fin dalla campagna elettorale ha condiviso alcuni importanti obiettivi amministrativi.
Quando nei mesi scorsi venne a Treviso a sostenere la candidatura di Giovanni a sindaco, l’allora primo cittadino di Firenze lo invitò a recarsi, a sua volta, a Palazzo Vecchio.
Oggi Renzi ha deciso di venire a Treviso nella sua nuova veste di Capo del governo».
«Attendo Matteo Renzi per le scuole.
Già che viene, porti anche i fondi per le vittime del maltempo.
Solo per le scuole servono 1,3 milioni di euro – commenta il presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro – Mercoledì sarò ben felice di accompagnare Renzi in tour nelle nostre scuole già che viene.
Vedrà che nonostante i continui tagli subiti a fatica siamo comunque riusciti a mantenere un ambiente sicuro con alti standard di qualità.
Vedrà che ci sono Province come la nostra che sanno lavorare bene al servizio della comunità, con risparmio, ma allo stesso tempo efficienza.
Qui da noi si lavora così».
«Bene l'idea di Renzi – prosegue – di sbloccare il Patto per l'edilizia scolastica, però ora dimostri di saper fare un passo oltre e sblocchi il patto anche per aiutarci a pagare i danni subiti dal territorio a causa del maltempo.
Solo parlando di scuole il maltempo ha causato danni per 1,3 milioni di euro».
IL PARASSISTIMO ITALIANO NON RISPARMIA NEPPURE L’OSSARIO DEL MONTELLO.
Proprio li, dove riposano 9.325 combattenti “italiani” provenienti dai 120 cimiteri di guerra sparsi fra Montello e Piave, ancora una volta il parassitismo italiano manifesta sé stesso … ed è una vergogna.


Approfittando della bella giornata di sole sono tornato a far visita alle migliaia di caduti nel sacrario del Montello.
Nel salire la scalinata ho ricordato mio nonno che anni fa, con molta fatica e sostenendosi col bastone e l’aiuto di mio padre, volle tornare a far visita ai suoi commilitoni e lo vidi quasi a disagio e poco dopo … piangere.
L’emozione del racconto di alcuni suoi ricordi, bisbigliati con riguardo innanzi al nome di un suo amico di allora, descrivevano un dei tanti “ragazzi del 99” mai tornati alla propria casa e alla propria vita.
L’orrore di quei momenti, gli scempi visti e impressi per sempre nella sua memoria riaffioravano carichi di compassione, di pietà ma anche di sdegno e rancore.
Oggi, nel ricordarlo festoso in Paradiso e riunito anche agli amici persi in guerra nelle trincee di ambo le parti, mi auguro che i fautori di tanta sofferenza umana possano patire le meritate pene dell’inferno.
Nel richiedere il rispetto del luogo un cartello ricorda ai visitatori il sacrifico di chi vi riposa e con insolente italica retorica ne offende la memoria oltraggiando la verità storica per il loro massacro … tutt’altro che volontario.
Ma si sa l’italia è anche questa pronta a foraggiare ogni nuova generazione col falso mito della sua unità e che mira a perpetuare anche con gli orrori di una guerra.
Il tricolore italico sventola indegno su quel monumento ai molti Veneti, Napoletani, Siciliani, Sardi e a tanti altri “non italiani”, costretti a morire per una patria che non gli è stata madre, ma carnefice.
Giustamente al Cittadino è richiesto rispetto per il luogo e i caduti ma di ciò le istituzioni d’occupazione straniere italiane non hanno riguardo.
Custodi pretenziosi scordano di essere ospiti in casa nostra e inadeguati anche nel sembrare ciò che in effetti non sono rubano il lavoro a chi al loro posto c’è veramente come i volontari delle Associazioni Combattentistiche e D’arma del luogo.
Onore e merito a questi volontari presenti anche con loro notevole disagio.
Tuttavia, il prezzo del servizio a loro negato ed elargito a custodi ospiti ma assenti, non garantisce ai Cittadini la visita domenicale del museo, una minima decenza dei servizi igienici, una visita priva di pericoli e la mancanza di adeguate e semplici soluzioni alle barriere architettoniche per i disabili.
Per fortuna ci sono loro … i Volontari delle Associazioni Combattentistiche e D’arma del luogo.
Il Governo Veneto Provvisorio avrà cura di inviare al più presto al governo italiano una formale nota di protesta e la disposizione di affidare la custodia del sacrario e con la dovuta remunerazione alle Associazioni Combattentistiche e D’arma del luogo o in subordine a persone di nazionalità Veneta.
WSM
Venetia, lunedì 24 febbraio 2014
SERGIO BORTOTO Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio.
Protetto: E IL MILLANTATORE ITALIANO PALMERINI QUANDO NON PUO’ DENIGRARE… COPIA!
IL GUVERNU SARDU PROVVISORIU RATIFICA IL TRATTATO DI COOPERAZIONE COL MLN SICILIANO E VENETO
TRATTATO DI COOPERAZIONE E MUTUO SOSTEGNO TRA MLN SARDO, SICILIANO E VENETO.
Il giorno sabato 18 gennaio 2014 presso la sede del MLNV si è tenuta una riunione del Coordinamento dei Movimenti di Liberazione Nazionale Sardo, Siciliano e Veneto.
Oggetto: TRATTATO DI COOPERAZIONE E MUTUO SOSTEGNO.































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