AMERICA

USA: TRUMP ASSOLTO

Nella storia americana l’impeachment di Donald Trump vanta il primato in quanto a procedimento contro un presidente già decaduto.

Quali erano i capi d’accusa? Istigazione all’assalto al Campidoglio di Washington avvenuta il 6 gennaio scorso.

Di fondamentale importanza risulta essere il risultato ottenuto: assolto per la seconda volta.

A cambiare le carte in tavola nonchè il destino dell’ex presidente sembra essere stato il voto di Mitch McConnell, potente leader dei repubblicani al Senato. Se in un primo momento McConnell condannò pubblicamente l’operato di Trump, in sede di votazione fece un passo indietro avvallando la tesi difensiva dell’incostituzionalità dell’impeachment contro un presidente già decaduto. Il leader Gop, tuttavia, sottolineò ciò che la costituzione stabilisce ovvero la possibilità di perseguire  i delitti di un presidente commessi durante il suo mandato anche dopo aver lasciato la Casa Bianca. McConnel fortunatamente non si fece intimorire. Meglio riallacciare i rapporti per conquistare il congresso già l’anno prossimo a Midterm.

Donald Trump ha solo perso una battaglia, non la guerra!

Alice Lollo

USA: TRUMP ASSOLTO

Nella storia americana, l’impeachment di Trump vanta il primato in quanto a procedimento attuato contro un presidente non più in carica.

La cosa fondamentale è una sola: assolto per la seconda volta!

Ma quali erano i capi d’accusa? Istigazione all’insurrezione  per l’assalto dei suoi sostenitori al Campidoglio di Washington il 6 gennaio scorso.

Voto fondamentale per l’assoluzione sembra essere stato quello di McConnell, potente leader dei repubblicani al Senato. Se in un primo momento McConnell condannò pubblicamente Trump, in sede di votazione fece un passo indietro appoggiando la tesi difensiva dell’incostituzionalità dell’impeachment contro un presidente già caduto.

Il cambiamento di pensiero di McConnell è forse dovuto alle elezioni di Midterm del prossimo anno: meglio riallacciare i rapporti per mirare alla conquista del congresso.

Donald Trump ha perso una battaglia, non la guerra!

Alice Lollo

NOI C’ABBIAMO SEMPRE CREDUTO

In linea con il sostegno che il MLNV ha sempre dichiarato nei confronti del presidente Donald Trump, sembra importante condividere delle informazioni che lo riguardano.

Mike Lindell in un suo documentario ha denunciato tutta la frode elettorale americana: da un lato il voto postale truccato, dall’altro l’ipotetico coinvolgimento di Italia e Cina.

A conti fatti non si parla più di “teoria del complotto”, ma un crimine provato.

https://www.thegatewaypundit.com/2021/02/mike-lindell-bannon-war-room-absolute-truth-film-seen-10-million-people-friday-release/

Alice Lollo

GOVERNO CONTE … ACCUSATO DI ESSERE RESPONSABILE DELLA FRODE ELETTORALE CONTRO TRUMP

Italiagate: il governo Conte accusato di essere responsabile della frode elettorale contro Trump

di Cesare Sacchetti

A quanto pare, non è solo la Svizzera ad aver avuto un ruolo cruciale nell’operazione di hackeraggio internazionale contro le elezioni americane.

Nell’ultimo contributo pubblicato precedentemente su questo blog, l’autore e ricercatore svizzero e americano Neal Sutz ha spiegato il ruolo decisivo della Svizzera nella frode elettorale perpetrata contro Donald Trump.

La Svizzera infatti ha acquistato il codice sorgente di Scytl, il programma legato a sua volta a Dominion Voting System, la società canadese che ha legami con la famiglia Soros e i Clinton, accusata di aver spostato centinaia di migliaia di voti da Trump a Biden.

La Svizzera è stata fondamentale nella frode perché era perfettamente informata dei difetti strutturali di Scytl, ma non ha avvisato in alcun modo l’amministrazione Trump del grave malfunzionamento di questo software.

Ad ogni modo, c’è un Paese che potrebbe essere persino ancora più coinvolto e considerato come diretto responsabile dell’hackeraggio nelle elezioni americane, e quel Paese sarebbe proprio l’Italia.

A questo proposito, c’è una interessante e clamorosa ricostruzione fornita da Bradley Johnson, un ex agente della CIA e già a capo di una delle stazioni dell’agenzia di intelligence americana.

Bradley Johnson spiega come sarebbe avvenuto l’attacco hacker

Secondo Johnson, l’Italia è direttamente coinvolta nell’operazione di manipolazione di voti nelle elezioni americane.

L’ex agente della CIA conferma che la storia dell’operazione speciale condotta dalle forze speciali dell’esercito americano per recuperare i server di Dominion usati per l’hackeraggio e custoditi in una stazione della CIA a Francoforte è parzialmente vera.

Altre fonti avevano confermato la piena veridicità dei fatti, tra i quali il il generale in pensione Thomas McInerney.

Secondo questa versione dei fatti, un gruppo d’assalto delle forze speciali dell’esercito USA avrebbe dato vita ad un vero e proprio blitz nel tentativo, apparentemente riuscito, di recuperare quei server che custodiscono la prova inconfutabile dell’hackeraggio.

Il generale McInerney ha confermato anche che in seguito a questo blitz ci sarebbe stato un durissimo scontro a fuoco tra i soldati americani e i paramilitari della CIA rientrati appositamente dall’Afghanistan per difendere la stazione della CIA.

Johnson offre un’altra prospettiva, se possibile ancora più clamorosa. L’ex agente CIA non smentisce l’operazione delle forze speciali ma sostiene che i dati hackerati da Francoforte sarebbero stati trasmessi a Roma, precisamente all’ambasciata americana di via Veneto.

Secondo Johnson, sui server di Francoforte sarebbero rimaste solo parziali tracce dell’attacco informatico, ma la vera centrale protagonista dell’attacco informatico sarebbe stata Roma.

Nel giorno delle elezioni americane è infatti accaduto qualcosa che non ha mai avuto precedenti nella storia delle elezioni americane.

Improvvisamente nel cuore della notte americana del 3 novembre, quando in Italia erano già le 8/9 di mattina, il conteggio negli Stati chiave è stato interrotto simultaneamente.

L’operazione di broglio era già ampiamente in corso, ma gli hacker d’un tratto si sono resi conto di un elemento imprevisto.

“Trump stava prendendo un numero di voti record” spiega Johnson, e lo spostamento di voti da Trump a Biden fatto fino a quel momento non era sufficiente per assegnare la vittoria definitiva al candidato democratico.

L’ambasciata americana a via Veneto avrebbe coordinato l’hackeraggio

A quel punto, è entrata in scena Roma che ha ricevuto i dati mandati da Francoforte, ma che avrebbe dovuto elaborare “dei nuovi algoritmi” per far pendere nettamente la bilancia dalla parte di Biden.

A via Veneto dunque sarebbe partita l’operazione per ricalibrare l’attacco informatico già in corso a Francoforte, e se questa eventualità fosse confermata, la missione diplomatica degli Stati Uniti in Italia sarebbe stata coinvolta in un tentativo di rovesciamento del suo stesso presidente.

E’ uno scenario che vede poteri eversivi interni allo Stato, il famigerato deep state, il cosiddetto “stato profondo” di Washington costituito da lobby militari e finanziarie, direttamente impegnati in un vero e proprio colpo di Stato contro il legittimo comandante in capo.

Attualmente, l’ambasciatore americano in Italia è Lewis Eisenberg, già al servizio di Goldman Sachs e finanziatore della prima campagna di Trump nel 2016, ma allo stesso tempo vicino alle lobby neocon sioniste che probabilmente sono tra le più feroci nemiche del presidente per il suo piano di disimpegno militare dal Medio Oriente.

All’ambasciata, secondo Bradley Johnson, durante la notte elettorale del 3 novembre era presente un uomo al servizio del dipartimento di Stato americano.

L’ex agente segreto americano nel video dove spiega cosa è accaduto mostra una foto di quest’uomo ripresa all’aeroporto di Fiumicino presumibilmente dalle autorità italiane, apparentemente impegnate in un’attività di sorveglianza del funzionario del dipartimento di Stato americano.

Quest’uomo sarebbe stato, secondo questa ricostruzione, direttamente impegnato nel coordinamento dell’hackeraggio ai danni delle elezioni americane.

Il ruolo dell’Italia e di Leonardo nell’attacco informatico

A questo punto, la rivelazione che Johnson fa è ancora più clamorosa di quanto già fino ad ora detto.

Ad aver avuto un ruolo decisivo nell’hackeraggio sarebbe stata l’azienda Leonardo, leader in Italia nel settore aerospaziale e di difesa.

Secondo l’analista di intelligence, una volta che sono stati creati dei nuovi algoritmi per spostare ancora più voti da Trump a Biden, gli hacker “avrebbero mandato i nuovi numeri ad un satellite militare gestito da Leonardo”, spiega Johnson.

Successivamente il satellite avrebbe trasmesso i nuovi dati manipolati dall’Italia agli Stati Uniti.

Se questa versione fosse confermata, potrebbe esserci stato un diretto coinvolgimento del governo italiano nella frode elettorale negli USA.

Leonardo infatti è partecipata al 30% dal ministero dell’Economia che è il primo azionista della società.

L’attuale amministratore delegato di Leonardo è Alessandro Profumo, nominato nel 2017 dal governo Gentiloni, che avrebbe avuto una parte fondamentale nel caso dello Spygate, e confermato da Conte nel 2020.

Profumo è stato anche recentemente condannato a 6 anni di reclusione per aggiotaggio e false comunicazioni.

Il governo Conte dunque avrebbe avuto un ruolo chiave nell’attacco informatico mettendo a disposizione l’apparato tecnologico di Leonardo per poter realizzare quello che si può definire a tutti gli effetti come un attacco diretto alla sovranità degli Stati Uniti.

E’ importante ricordare che il governo Conte è stato uno dei primi dei vari esecutivi internazionali ad affrettarsi a riconoscere la presunta vittoria di Joe Biden alle elezioni americane, quando ancora non c’era – e non c’è tuttora secondo la Costituzione americana – l’ufficialità della sua vittoria.

L’Italia in diretta violazione dell’ordine esecutivo di Trump contro le ingerenze straniere

Tutto questo renderebbe l’Italia in aperta violazione dell’ordine esecutivo firmato da Trump nel settembre 2018 per contrastare le ingerenze straniere nelle elezioni americane.

Il presidente infatti non era affatto impreparato all’eventualità che potenze estere in collaborazione con poteri interni allo stesso governo americano avessero cercato di sovvertire il risultato delle urne.

L’ordine esecutivo in questione prevede chiaramente che entro 45 giorni dalla date delle elezioni, il 3 novembre, venga consegnato al presidente un rapporto dettagliato sulle interferenze straniere e non nel processo elettorale americano.

Ad oggi, la comunità dell’intelligence USA ha dato vita ad un sabotaggio non consegnando a Trump il rapporto intero nella data prevista del 18 dicembre.

Ad ogni modo, sembra che il direttore dell’intelligence nazionale, Ratcliffe, possa aver già consegnato a Trump parti del rapporto e che il presidente abbia già offerto a Sidney Powell, avvocato impegnata attivamente nei ricorsi contro i brogli elettorali, la poltrona di procuratore speciale sulla frode elettorale.

Il procuratore speciale avrebbe una serie di rilevanti poteri tali da consentirgli di sequestrare tutti i server che hanno conteggiato i voti, su tutti quelli incriminati di Dominion, e rinviare a giudizio i responsabili della frode, oltre che requisire le proprietà delle società direttamente impegnate nei brogli.

L’ordine esecutivo è stato quindi espressamente pensato per sanzionare tutti gli attori esterni ed interni ad eventuali ingerenze nelle elezioni USA, e l’Italia, se la versione di Johnson è corretta, sarebbe in flagrante violazione di questo provvedimento per aver attentato alla sovranità degli Stati Uniti.

Se questa versione dovesse essere confermata, potrebbe aprirsi una crisi senza precedenti nei rapporti tra Italia e Stati Uniti, perché l’esecutivo Conte avrebbe chiaramente ingerito negli affari nazionali americani.

Il deep state italiano responsabile del primo e del secondo sabotaggio contro Trump

Il deep state italiano sarebbe comunque l’intera chiave di volta non solo per individuare i responsabili della frode elettorale ai danni di Trump, ma lo è anche per comprendere il primo tentativo di sabotaggio internazionale attuato contro il presidente americano, ovvero il famigerato spygate.

Lo spygate è lo spionaggio illegale realizzato contro la campagna Trump nel 2016 ed è un’operazione che ha visto coinvolta direttamente l’Italia, dal momento che i servizi segreti italiani avrebbero giocato un ruolo decisivo, sotto le amministrazioni Renzi e Gentiloni, per cercare di associare falsamente l’allora candidato repubblicano al Cremlino.

C’è dunque un filo rosso che lega il primo tentativo di golpe contro Trump e il secondo, e questo filo rosso è rappresentato dall’Italia e dall’apparato di poteri eversivi presenti all’interno dello Stato strettamente collegati e diretti a loro volta alle lobby internazionali del mondialismo.

In Italia, sullo spygate è calata una coltre di silenzio perché apparentemente nemmeno la cosiddetta opposizione ha interesse a fare luce su questa vicenda.

Il presidente del Copasir, l’organismo di controllo dei servizi segreti italiani, Raffaele Volpi, senatore della Lega, disse alla fine dell’anno passato che l’intrigo dello spygate era una vicenda per riempire le pagine dei giornali, mentre l’amministrazione Trump non ha avuto remore a definirlo legittimamente come un golpe contro il presidente americano.

A quanto pare, non c’è interesse nemmeno dalle parti della Lega a fare luce sugli scandali del deep state italiano, probabilmente anche alla luce della vicinanza dell’asse Renzi – Salvini, apparentemente tra i più attivi nel favorire l’avvento di un governo Draghi, l’uomo dell’eurocrazia e delle élite mondialiste che avrebbe il compito di portare avanti il Grande Reset e dare così il colpo di grazia all’Italia.

Il deep state italiano è una palude che vede direttamente coinvolti i più alti vertici dello Stato e sia la maggioranza che l’opposizione sembrano essere legati inestricabilmente legati ad esso.

Questo apparato eversivo presente nelle istituzioni italiane è stato usato in maniera particolare dal mondialismo in quello che può essere definito come un vero e proprio colpo di Stato permanente ai danni di Donald Trump.

I media italiani non hanno alcun interesse a denunciare questi poteri, dal momento che i primi dipendono strettamente dai secondi.

C’è dunque un inquietante capitolo che si aggiunge alla storia del golpe internazionale contro Trump.

Questo capitolo sembra rivelare che le strade della frode elettorale nelle elezioni americane portano tutte a Roma.

Tratto da qui.

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LA PIU’ GRANDE OPERAZIONE MILITARE DEL MONDO.

Il generale Flynn guiderà 17 nazioni militari alla più grande operazione militare al mondo firmata a DEN HAAG (AIA), il ripristino della libertà e dei diritti umani su tutto il pianeta Terra attraverso la Corte Internazionale di Giustizia, effettuando gli arresti di massa globali, di ogni criminale corrotto, nessuno escluso.
L’italia non fa parte della coalizione internazionale guidata dall’America perché ritenuta inaffdabile e perchè ritenuta coinvolta …


2020.11.11 – IL MLNV SOSTIENE IL PRESIDENTE D. J. TRUMP.

Siamo sempre alle solite.
E’ la grave mancanza di trasparenza che non rende credibili i risultati che sembrano manipolati.
E’ per questo che il MLNV sostiene il Presidente D. J. TRUMP in questa ciclopica lotta per la Giustizia e la Verità.
WSM
Venetia, 11 novembre 2020
Sergio Bortotto
Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provisorio

ELEZIONI USA.
Una guerra di intelligence in cui c’è molto in gioco per il mondo intero.
Questo è il titolo della tavola rotonda che si è tenuta ieri sulle elezioni presidenziali americane, il cui risultato non è ancora scontato.
Ci si attende che il riconteggio dei voti, un possibile audit e le azioni legali dimostreranno che Donald Trump ha effettivamente vinto le elezioni.
Queste elezioni sono parte di una guerra di intelligence che è in corso dall’11 settembre. Negli ultimi 4 anni il Presidente americano è stato sotto costante attacco con azioni che vanno dalla sorveglianza illegale, al Russiagate, ad un’assurda procedura di impeachment, e infine la censura da parte dei mass media.
Ora, alla luce delle grossolane irregolarità elettorali, strane procedure sullo spoglio delle schede, cambiamenti nelle leggi elettorali, Donald Trump si è rifiutato di concedere a Biden la vittoria.
Questo rifiuto consente alla stampa indipendente di gettare luce sulla manipolazione del processo elettorale.
I relatori, esperti in questo campo, ed in particolare Kirk Wiebe (foto) hanno dimostrato che programmi ideati per destabilizzare le elezio

ni in altri paesi come Hammer e Scorecard sono stati usati negli Stati Uniti, cambiando il risultato elettorale a favore di Biden.
Sono iniziate procedure legali contro i brogli, sostenute da Procuratori di vari stati, membri di parlamenti degli stati e cittadini.
I governi di Russia, Cina e Messico non hanno ancora riconosciuto un vincitore delle elezioni presidenziali.
Gli eventi americani hanno implicazioni in tutto il mondo, considerato che gli Stati Uniti sono una potenza nucleare.
Relatori alla tavola rotonda erano Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institite, Kirk Wiebe, veterano nella NSA, il Col.Richard Black, ex senatore della Virginia, ex capo della Sezione di Legge Penale al Pentagono, James G. Jatras, ex diplomatico e consigliere repubblicano, Harley Schlanger, del LaRouchePAC.

Tratto da (clicca qui)

 

IL PRESIDENTE AMERCIANO D. J. TRUMP E’ CONTRO L’ABUSO SUI MINORI

Proclamazione sul mese nazionale di prevenzione degli abusi sui minori, 2020

L’infanzia dovrebbe essere piena di gioia, speranza, amore incondizionato e accettazione.
Tragicamente, tuttavia, troppi giovani della nostra Nazione trascorrono questo momento fondamentale della loro vita nella paura, nel dolore e nell’incertezza, sopportando abusi e abbandono che minacciano la loro salute e benessere.
Durante il mese nazionale di prevenzione degli abusi sui minori, condanniamo questa orribile depravazione e riaffermiamo il nostro costante impegno a proteggere i nostri bambini e rafforzare le nostre famiglie.

Ogni anno, centinaia di migliaia di bambini in tutto il nostro paese soffrono di abusi e abbandono, un fatto che fa riflettere e al contempo straziante.
A gennaio, ho firmato un ordine esecutivo per coordinare gli sforzi del governo federale per perseguire le persone che sfruttano sessualmente i bambini online, proteggere e sostenere le vittime dello sfruttamento minorile e fornire istruzione di prevenzione per sensibilizzare e contribuire a ridurre l’incidenza dello sfruttamento minorile.
Ho anche aderito alla legislazione per migliorare i nostri sistemi di assistenza all’infanzia supportando le famiglie a rischio attraverso trattamenti e programmi per la salute mentale e l’abuso di sostanze per sviluppare le capacità genitoriali.

Con i nostri partner internazionali in Australia, Canada, Nuova Zelanda e Regno Unito, gli Stati Uniti hanno sviluppato i Principi volontari per contrastare lo sfruttamento e gli abusi sessuali online di minori.
I Principi Volontari stabiliscono un quadro di base per le aziende che forniscono servizi online per scoraggiare l’uso di Internet come strumento per lo sfruttamento e l’abuso sessuale dei minori.
Diverse importanti aziende tecnologiche hanno adottato pubblicamente i principi e altri seguiranno nei prossimi mesi.
Queste aziende hanno la responsabilità di impedire alle loro piattaforme di diventare un paradiso per i predatori di minori e di garantire anche che le forze dell’ordine siano in grado di indagare e perseguire i trasgressori quando i bambini sono stati vittimizzati.

L’abuso di minori provoca la perdita di innocenza e speranza.
Le famiglie amorevoli, devote e premurose possono servire da baluardo contro i nostri bambini che soffrono di abbandono e abuso.
Child Welfare Information Gateway, il servizio di informazione dell’Ufficio per l’infanzia del Dipartimento della salute e dei servizi umani, offre diverse risorse sulla prevenzione degli abusi sui minori e sulla promozione di famiglie sane attraverso il sito Web del mese nazionale per la prevenzione degli abusi sui minori.
Acquisire familiarità con le informazioni fornite dal Dipartimento della salute e dei servizi umani può aiutarti a saperne di più su ciò che tu e la tua comunità potete fare per sostenere i bambini e le famiglie durante questo mese e per tutto l’anno.

Per sradicare questa rovina sulla nostra società, gli americani compassionevoli e preoccupati devono lavorare per attuare il cambiamento e avere un impatto sulle giovani vite.
Le agenzie di assistenza all’infanzia, i membri del clero, gli educatori, i professionisti medici e delle forze dell’ordine, i vicini, gli amici e i familiari allargati contribuiscono tutti a proteggere e nutrire la gioventù della nostra nazione.
I genitori adottivi, affini e adottivi aprono i loro cuori e le loro case ai bambini in crisi e li abilitano a trovare la felicità e realizzare i loro sogni.
Lavorando insieme, queste forze per sempre possono garantire il benessere dei bambini che hanno vissuto i traumi di abusi o abbandono e dare loro un futuro promettente.

Il successo della nostra Nazione si riflette nella nostra prosperità economica e culturale e nella nostra potenza militare, ma il nostro carattere è rivelato da come amiamo e proteggiamo i deboli, gli innocenti e i vulnerabili.
Tutti i bambini sono creati in modo univoco a immagine di Dio e dotati sia di uno scopo che di un potenziale illimitato.
Possiamo e dobbiamo proteggere incessantemente i nostri bambini, case e comunità dal flagello di queste tragedie vergognose e sostenere le famiglie e le comunità per garantire a tutti i bambini l’opportunità di raggiungere il loro potenziale.

ORA, PERTANTO, IO, DONALD J. TRUMP, presidente degli Stati Uniti d’America, in virtù dell’autorità che mi è stata attribuita dalla Costituzione e dalle leggi degli Stati Uniti, proclamo con il presente aprile 2020 il mese nazionale di prevenzione degli abusi sui minori.
Chiedo a tutti gli americani di investire nella vita dei bambini della nostra Nazione, di essere consapevoli della loro sicurezza e benessere e di sostenere gli sforzi che promuovono il loro sviluppo psicologico, fisico ed emotivo.

IN FEDE DI CHE, ho qui messo la mia mano questo trentunesimo giorno di marzo, nell’anno di nostro Signore duemila venti, e dell’indipendenza degli Stati Uniti d’America il duecentoquarantaquattresimo.

DONALD J. TRUMP

IL GOVERNO USA – ECCO PERCHE’ ABBIAMO UCCISO ALDO MORO.

«La decisione di far uccidere Moro non venne presa alla leggera.
Ne discutemmo a lungo, perché a nessuno piace sacrificare delle vite.
Ma Cossiga mantenne ferma la rotta e così arrivammo a una soluzione molto difficile, soprattutto per lui.
Con la sua morte impedimmo a Berlinguer di arrivare al potere e di evitare così la destabilizzazione dell’Italia e dell’Europa».
Così parlò nel 2006 Steve Pieczenik, il consigliere di Stato USA, chiamato al fianco di Francesco Cossiga per risolvere la condizione di crisi, in un’intervista pubblicata in Francia dal giornalista Emmanuel Amara, nel libro Nous avons tué Aldo Moro. 
Ancora prima il 16 marzo del 2001 in una precedente dichiarazione rilasciata a Italy Daily, lo stesso Pieczenik disse che il suo compito per conto del governo di Washington era stato quello 
«
di stabilizzare l’Italia in modo che la Dc non cedesse.
La paura degli americani era che un cedimento della Dc avrebbe portato consenso al Pci, già vicino a ottenere la maggioranza.
In situazioni normali, nonostante le tante crisi di governo, l’Italia era sempre stata saldamente in mano alla Dc.
Ma adesso, con Moro che dava segni di cedimento, la situazione era a rischio.
Venne pertanto presa la decisione di non trattare.
Politicamente non c’era altra scelta.
Questo però significa che Moro sarebbe stato giustiziato.
Il fatto è che lui non era indispensabile ai fini della stabilità dell’Italia».
Queste dichiarazioni di un esponente ufficiale del governo United States of America (assistente del segretario di Stato sotto Kissinger, Vance, Schultz, Baker) di dominio pubblico da tempo, anzi il 9 marzo 2008 sono peraltro state riportate dal quotidiano La Stampa (“Ho manipolato le br per far uccidere Moro”).
E non sono mai state smentite da Cossiga e Andreotti.
Ma allora, come mai la magistratura italiana, ovvero la procura della Repubblica di Roma, non convoca Steve Pieczenik?
Proprio Pieczenik nei primi anni Settanta fu chiamato da Henry Kissinger a lavorare da consulente presso il ministero degli Esteri con l’approvazione di Nixon.
Kissinger aveva minacciato di morte Aldo Moro.
Kissinger ai giorni nostri è stato ricevuto come se niente fosse da Giorgio Napolitano, quello eletto da onorevoli illegittimi, che ha piazzato ben tre governi abusivi, ossia Monti, Letta, Renzi (sentenza della Corte costituzionale numero 1 del gennaio 2014) che il popolo “sovrano” non ha votato.
L’ex vicepresidente del CSM ed ex vicesegretario della Democrazia Cristiana Giovanni Galloni il 5 luglio 2005, in un’intervista nella trasmissione NEXT di Rainews24, disse che poche settimane prima del rapimento, Moro gli confidò, discutendo della difficoltà di trovare i covi delle BR, di essere a conoscenza del fatto che sia i servizi americani che quelli israeliani avevano degli infiltrati nelle BR, ma che gli italiani non erano tenuti al corrente di queste attività che sarebbero potute essere d’aiuto nell’individuare i covi dei brigatisti.
Galloni sostenne anche che vi furono parecchie difficoltà a mettersi in contatto con i servizi statunitensi durante i giorni del rapimento, ma che alcune informazioni potevano tuttavia essere arrivate dagli USA:
«Pecorelli scrisse che il 15 marzo 1978 sarebbe accaduto un fatto molto grave in Italia e si scoprì dopo che Moro doveva essere rapito il giorno prima (…) l’assassinio di Pecorelli potrebbe essere stato determinato dalle cose che il giornalista era in grado di rivelare».
Lo stesso Galloni aveva già effettuato dichiarazioni simili durante un’audizione alla Commissione Stragi il 22 luglio 1998, in cui affermò anche che durante un suo viaggio negli USA del 1976 gli era stato fatto presente che, per motivi strategici (il timore di perdere le basi militari su suolo italiano, che erano la prima linea di difesa in caso di invasione dell’Europa da parte sovietica) gli Stati Uniti erano contrari ad un governo aperto ai comunisti come quello a cui puntava Moro:
«Quindi, l’entrata dei comunisti in Italia nel Governo o nella maggioranza era una questione strategica, di vita o di morte, “life or death” come dissero, per gli Stati Uniti d’America, perché se fossero arrivati i comunisti al Governo in Italia sicuramente loro sarebbero stati cacciati da quelle basi e questo non lo potevano permettere a nessun costo.
Qui si verificavano le divisioni tra colombe e falchi.
I falchi affermavano in modo minaccioso che questo non lo avrebbero mai permesso, costi quel che costi, per cui vedevo dietro questa affermazione colpi di Stato, insurrezioni e cose del genere».
La prigione di Aldo Moro, nel cuore di Roma, ovvero nel quartiere ebraico, ad un soffio da via Caetani dove il 9 maggio 1978 fu ritrovato il corpo senza vita dello statista, era ben nota al governo di allora (Cossiga e Andreotti). Il 16 marzo 1978 la strage di via Fani fu compiuta da uomini dei servizi segreti italiani.
Era presente in loco il colonnello Guglielmi.
Quei cosiddetti brigatisti rossi non sapevano neanche tenere in mano un’arma giocattolo, figuriamoci sparare con armi vere e assassinare due carabinieri e tre poliziotti.
Mai come allora gli apparati di cosiddetta sicurezza italiana unitamente alle forze dell’ordine, mostrarono una così grande inettitudine voluta.
I brigatisti grazie a una trattativa segreta con lo Stato tricolore sono oggi tutti liberi.
Come se la spassano adesso Valerio Morucci (vari ergastoli), Mario Moretti (condannato a 6 ergastoli) e Barbara Balzerani?
A proposito: le carte sulla vicenda Moro, in barba alla legge vigente, sono ancora sottoposte all’impermeabile segreto di Stato, nonostante i proclami propagandistici di Renzi.
Anche per questo siamo una colonia a stelle e strisce, un’Italietta delle banane eterodiretta dall’estero, a sovranità inesistente.
Riferimenti: 
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=ALDO+MORO
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=napolitano
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=kissinger
FONTE: sulatestagiannilannes.blogspot.it
Tratto da (CLICCA QUI)
 
ALDO MORO

IO STO CON TRUMP !

Questa mattina, al bar, la mia attenzione è stata rubata per un attimo dalla fastidiosa e commediante propaganda mediatica di turno.
Trump è solo contro il mondo …
Sale la protesta contro Trump.
Oceaniche manifestazioni in America contro Trump …
L’assassino che ha ucciso in Canada sarebbe stato ispirato da Trump e da Jean-Marie Le Pen del partito di estrema destra francese.
Anche l’ONU e la U.E. condannano Trump contro lo stop ai migranti islamici.
Infine anche il capo del governo italiano avrebbe espresso contrarietà contro Trump e la sua politica "isolazionista".
Insomma il Presidente degli Stati Uniti d’America adesso sarebbe un mascalzone.
È un dovere verificare l’attendibilità delle notizie fornite anche qui dai media così detti “nazionali italiani” perché l’informazione di TV e giornali è quasi sempre e metodicamente alterata per fini direttamente ideologici.
Come domestici incapaci questi servono anche male i loro padroni e l'ipocrisia di questa falsa classe politica domina in modo nauseante la scena mediatica.
Se tutti quelli che nel mondo sostengono una "ragion di stato" diversa da quella che la deriva politica di sinistra anche qui ci vuole imporre …
bene, 
allora IO STO CON TRUMP.
WSM
Venetia 31 gennaio 2017
Sergio Bortotto,
Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provisorio.
(www.mlnv.org)
Manco nominato presidente
e Trump ha già costruito il muro che separa Messico e Usa.
Ah no, scusate.
Mi dicono dalla regia che il muro (nella foto qui a destra)
lo ha costruito Bill Clinton, marito di Hillary nel 1993 … dicono.
Si protesta contro Trump il bullo, e poi si fa i bulli contro suo figlio di appena 10 anni (la violenza verbale contro Barron Trump è vergognosa);
si protesta contro Trump il misogino e poi si denigra la moglie Melania (donna molto intelligente che, tra le altre cose, parla correttamente 5 lingue);
si protesta contro il maschilismo di Trump e non si dice una parola sul fatto che Linda Sarsour, una delle principali organizzatrici della Women’s March, vorrebbe la Sharia sul suolo statunitense;
si parla di diritti delle donne, ma si dimentica che il 20% della campagna elettorale della Clinton è stata finanziata dall’Arabia Saudita (paese dove alle donne è perfino proibito avere la patente e possono essere frustate in piazza se escono “non accompagnate” da un familiare di sesso maschile);
si protesta contro il muro di Trump, ma per decenni il muro costruito da Bill Clinton non ha costituito un problema;
si protesta contro le “potenziali” guerre di Trump, e per 8 anni si sono appoggiati tutti gli interventi militari del nobel Obama.
Così, giusto per dire.
Così, giusto per ricordare che siete liberi di protestare, ma un po' di coerenza non guasterebbe.
 
Bergoglio, il papa, critica Trump per il muro (costruito già da Clinton) … ma ecco un'immagine del perimetro Vaticano
“Lo scopo confessato della propaganda è persuadere e non illuminare… la propaganda è sempre un tentativo di asservimento.” 
SIMONE VEIL
"Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità"
Frase di Joseph Goebbels Ministro della Propaganda del Terzo Reich dal 1933 al 1945.
Ma per fortuna non tutti sono servi della politica e ci svelano qualche scomoda verità per la sinistra:
 
E finsero felici e contenti:
(ecco alcune testate giornalistiche moto di parte)
 

DONALD TRUMP CRITICA LE NAZIONI UNITE.

310x0_1481731415976-gettyimages_62883315027 dicembre 2016
Donald Trump ha criticato le Nazioni Unite, che in un tweet definisce "solo un club dove la gente si ritrova a fare chiacchiere e divertirsi": una critica che arriva sulla scia dell'indignata reazione di Israele all'approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza Onu della risoluzione che chiede allo Stato ebraico di rinunciare alla sua politica di insediamenti a Gerusalemme Est e nei territori palestinesi.
Il presidente eletto degli Stati Uniti precisa che il Palazzo di Vetro "ha un potenziale talmente grande" che però al momento viene sprecato in azioni, lascia intendere, senza futuro. Inoltre Trump ha risposto al presidente uscente Obama. 
"Il presidente Obama ha detto che lui crede che avrebbe vinto contro di me, deve dirlo ma io dico assolutamente no".
Così con un tweet Donald Trump risponde a quanto affermato da Obama in un'intervista, cioè che se avesse potuto candidarsi di nuovo avrebbe vinto un terzo mandato.
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1876.02.01 – INDIANI SIOUX – IL GIORNO DELLA MEMORIA DEL GENOCIDIO IGNORATO DEI NATIVI

Il 1 febbraio 1876 gli Stati Uniti dichiararono guerra ai Sioux che non volevano abbandonare i territori dov'era stato scoperto l'oro.
E fu l'inizio del massacro culminato a Wounded Knee
Oggi cade l'anniversario di una dichiarazione di guerra troppo spesso ignorata o non considerata come tale. 
Il 1 febbraio 1876 il ministro degli Interni degli Stati Uniti d'America dichiarò guerra ai Sioux “ostili”, quelli cioè che non avevano accettato di trasferirsi nelle riserve, dopo che era stato scoperto l'oro nelle Black Hills, il cuore del territorio Lakota.
Come si potevano traferire migliaia di uomini, donne e bambini dalla terra dov'erano nati, in una stagione dell'anno in cui il territorio era coperto di neve?
Molti indiani pare neanche ricevettero l'ordine, in quanto impegnati nelle loro attività di caccia, lontano dalla propria residenza.
Quella dichiarazione di guerra del 1 febbraio fu l'inizio del massacro degli Indiani d'America, che culminerà con l'eccidio di Wounded Knee, passato alla storia grazie a canzoni, libri e film.
Sul finire del dicembre 1890, la tribù di Miniconjou guidata da Piede Grosso, appresa la notizia dell'assassinio di Toro Seduto, partì dall'accampamento sul torrente Cherry, sperando nella protezione di Nuvola Rossa. 
Il 28 dicembre furono intercettati dal Settimo Reggimento, che aveva l'ordine di condurli in un accampamento sul Wounded Knee: 120 uomini e 230 tra donne e bambini furono portati sulla riva del torrente, circondati da due squadroni di cavalleria e trucidati.
“Seppellite il mio cuore a Wounded Knee” di Dee Brown è il libro (anche film) che ha commosso generazioni di persone e ispirato cantanti di tutte le generazioni e latitudini, fino a Fabrizio De Andrè che compose la canzone “Fiume Sand Creek”, Prince e Luciano Ligabue.
Protagonista delle lotte indiane per 40 anni fu il Capo Nuvola Rossa (1822-1909) che si confrontò aspramente con l'agente governativo perché venisse rispettata l'autorità tradizionale dei capi indiani.
Nel 1888 invitò i Gesuiti a creare una scuola per i bambini Lakota nella riserva indiana, una scelta necessaria per mantenere il legame degli Indiani con la loro terra.
Pochi anni prima il governo aveva cercato di obbligare i bambini a frequentare una scuola “bianca” per essere “civilizzati” con risultati disastrosi per la cultura indiana.
Nuvola Rossa andò a Washington più volte di ogni altro capo indiano e rimane il leader più rispettato del suo popolo, insieme ad Alce Nero, noto per la sua forte carica spirituale.
Quest'ultimo aveva 13 anni nel 1876 ed era già impegnato nella causa, tanto che l'anno dopo andò a Londra per incontrare la Regina Elisabetta. 
Così racconta il massacro di Wounded Knee: «Brillava il sole in cielo.
Ma quando i soldati abbandonarono il campo dopo il loro sporco lavoro, iniziò una forte nevicata.
Nella notte arrivò anche il vento. 
Ci fu una tempesta e il freddo gelido penetrava nelle ossa.
Quello che rimase fu un unico immenso cimitero di donne, bambini e neonati che non avevano fatto alcun male se non cercare di scappare via».
I Sioux, che preferiscono chiamarsi Dakota o Lakota, sono la principale tribù degli Stati Uniti, con 25.000 membri.
Ora vivono in riserve nei loro antichi territori.
Continuare a raccontare la loro storia (pochi giorni fa è stata la Giornata della memoria) è un modo per non dimenticare di cosa è stato capace l'uomo nel corso della storia e fare in modo che episodi simili non si ripetano.
 
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