6 giugno 2026
Non tutte le perdite arrivano con un funerale.
Alcune si consumano nel silenzio.
Persone che hanno condiviso con te un tratto di strada, che un giorno ti sorridevano e il giorno dopo erano già altrove.
Nessun litigio, nessuna spiegazione, nessun addio.
Solo il vuoto lasciato da una presenza che sembrava naturale e che improvvisamente non c’è più.
Forse anche questa è una delle medicine amare della vita: accettare che non tutti coloro che incontriamo siano destinati a rimanere.
Alcuni ci accompagnano per anni, altri soltanto per una stagione.
E qualche volta non sapremo mai il motivo della loro partenza.
Accettarlo non significa necessariamente approvarlo o smettere di soffrirne.
Significa riconoscere che non sempre avremo le risposte che vorremmo.
E forse, se c’è una cosa che la mia storia mostra spesso, è proprio questa: ho trascorso gran parte della vita a cercare verità e spiegazioni.
A volte le ho trovate.
Altre volte no.
Ma ho continuato a guardare in faccia le domande, senza fingere che non esistessero.
Forse anche questa amicizia rientra tra le domande che rimarranno aperte.
E lasciare traccia di quella ferita, con sincerità, potrebbe aiutare altri a riconoscere qualcosa che hanno vissuto anche loro.
Non sarebbe soltanto una pagina della mia vita.
Sarebbe una pagina della condizione umana.
Non tutte le perdite arrivano con un funerale.
Alcune si consumano nel silenzio.
Persone che hanno condiviso con te un tratto di strada, che un giorno ti sorridevano e il giorno dopo erano già altrove.
Nessun litigio, nessuna spiegazione, nessun addio.
Solo il vuoto lasciato da una presenza che sembrava naturale e che improvvisamente non c’è più.
Forse anche questa è una delle medicine amare della vita: accettare che non tutti coloro che incontriamo siano destinati a rimanere.
Alcuni ci accompagnano per anni, altri soltanto per una stagione.
E qualche volta non sapremo mai il motivo della loro partenza.
Accettarlo non significa necessariamente approvarlo o smettere di soffrirne.
Significa riconoscere che non sempre avremo le risposte che vorremmo.
E forse, se c’è una cosa che la mia storia mostra spesso, è proprio questa: ho trascorso gran parte della vita a cercare verità e spiegazioni.
A volte le ho trovate.
Altre volte no.
Ma ho continuato a guardare in faccia le domande, senza fingere che non esistessero.
Forse anche questa amicizia rientra tra le domande che rimarranno aperte.
E lasciare traccia di quella ferita, con sincerità, potrebbe aiutare altri a riconoscere qualcosa che hanno vissuto anche loro.
Non sarebbe soltanto una pagina della mia vita.
Sarebbe una pagina della condizione umana.

