INIZIA LA CAMPAGNA PER LE REGIONALI IN VENETO … E SUBITO SI ATTACCA IL MLNV!

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Immagine26Nel pomeriggio di oggi ho ricevuto una telefonata da una giornalista del Corriere del Veneto, che ha voluto intervistarmi riguardo al "nostro" rinvio a giudizio relativo alla prima inchiesta sulla Polisia Veneta del 2009.
Lo avrebbe deciso questa mattina il G.u.p. Casciarri (l’ennesimo esperto giudice italiano di lampante origine veneta) del tribunale straniero a Treviso.
Premesso che nessuno nel MLNV ha tempo da perdere con queste amenità tutte italiane, alla giornalista ha ribadito che si tratta di decisioni di autorità d'occupazione straniere e che non ci riguardano … noi non siamo italiani ma Veneti.
Alla perplessità della giornalista  ha fatto seguito la solita confusa allusione alle armi  che i gli inquirenti italiani hanno usato come pretesto per etichettare il MLNV con un’organizzazione eversiva.
Se quelle armi fossero state veramente in dotazione al MLNV, e per gli scopi che ci vogliono attribuire, probabilmente né noi né molti di coloro che sono venuti a perquisire abitazioni ed uffici oggi sarebbero vivi.
È significativo notare come all’avvio di qualsiasi campagna elettorale si acuisce la strumentalizzazione mediatico/giudiziaria contro il MLNV.
È successo nel 2009, con la prima inchiesta sulla Polisia Veneta, coniata ad arte dal sistema mafioso politico italiano che ha addirittura agevolato l’attenzione mediatica su un’inesistente attentato al candidato leghista alla presidenza dell’ente straniero italiano della regione veneto.
In un clima da “guerra fredda” e con il crescente astensionismo di voti alle ultime elezioni c’è da chiedersi cosa oggi si inventeranno per attirare l’attenzione su questi provinciali “poveri politicanti italiani” e cosa si inventeranno per far si che i Veneti si spaventino del MLNV.
Non posso a questo punto che riprendere quanto già detto in un precedente comunicato:
sono scandalosi, pretestuosi e calunniosi i ripetuti attacchi commessi dalle istituzioni di occupazione straniere italiane, ed è altrettanto scandaloso l’assoluto disinteresse e l’opportunistica indulgenza dei ciarlatani e vanagloriosi politicanti “venetisti”.
Nello sconsolante e frammentato scenario indipendentista veneto il MLNV, a differenza di molte altre realtà, mantiene fede al proprio legittimo e legale percorso con costante, immutabile e coerenza d’impegno riguardo al diritto di autodeterminazione del Popolo Veneto.
Il MLNV evita i facili “galleggiamenti politici”, sfida e contesta le ambizioni partitocratiche dei falsi indipendentisti che con pretestuoso trasformismo si candidano in competizioni elettorali straniere italiane.
Il MLNV detesta e rifiuta ogni deriva violenta che violi il rispetto dei diritti umani, civili e politici delle persone ed evita e non vuole avere a che fare con quanti arrogantemente si ergono quali unici eredi della Serenissima Patria, quanti esigono e pretendono che gli si riconosca un’inesistente ed egemonico primato di supremazia.
Il MLNV non ha tempo per competere o emulare altri indipendentisti perché è talmente singolare e mirato il proprio percorso che non può neppure permettersi il lusso di rincorrere quella visibilità mediatica che altri sembrano agognare.
Il MLNV disprezza e ripudia gli impostori, i saltimbanchi e gli imbonitori di turno che in malafede danno false speranze e ingannano il Popolo Veneto con illusionistici percorsi indipendentisti.
Agli italiani e ai non pochi ciarlatani che non risparmiano ridondanti e magniloquenti giudizi e opinioni sul MLNV consigliamo infine di ignorarci e di farsene una ragione … non siamo e non vogliamo essere come loro.
Per concludere vogliamo ricordare a tutti quei veneti che si candiano a qualsiasi elezione italiana o ricorrono anche a  espedienti referendari italiani che per noi sono dei TRADITORI DELLA PATRIA .
WSM
Venetia, 18.12.2014
Sergio Bortotto, Presidente del MLNV e del GVP
ma cossa disei sti qua … cambia cossa che xe dal 2009 che i tenta de processarne sto stato mafioso italiano … pagliacci !
Polisia veneta, si cambia … In sei vanno a processo
Per gruppo paramilitare.
Gallina: «Una decisione assurda»
TREVISO Anche se il reato di associazione paramilitare è stato per un periodo cancellato, vanno processati i vertici del Movimento di liberazione nazionale che, secondo la procura di Treviso, nel 2009 avrebbero organizzato la Polisia Veneta. Lo ha deciso il gup Bruno Casciarri, con una sentenza che manda alla sbarra Daniele Quaglia, l’ex poliziotto Sergio Bortotto, il comandante dei vigili urbani di Cornuda Paolo Gallina, la madre Giuliana Merotto, Danilo Zambon e Dino Zorzi. La prima udienza è fissata per il 7 gennaio 2016, a sette anni da quando la Digos, aveva intercettato durante una manifestazione nel Padovano, il gruppo «Polisia Veneta» che sfilava con tanto di divise.
Il procuratore Fojadelli chiese il rinvio a giudizio per sei. Ma l’udienza preliminare si concluse con il trasferimento degli atti alla Corte Costituzionale perché nel frattempo il dispositivo Calderoli aveva cancellato il reato e la procura aveva presentato un’eccezione di costituzionalità respinta dalla Corte per «manifesta inammissibilità » ma riproposta nel 2012. Giovedì la decisione del gup secondo cui il fatto che il reato sia stato reintrodotto di fatto lo fa «rivivere». «Una decisione assurda – commenta Gallina -. Non abbiamo commesso nessun reato».
Tratto da "la corriera del Veneto" ops scussero … da IL CORRIERE DEL VENETO (CLICCA QUI)

Treviso, va a processo la "polisia veneta"

Il gup di Treviso Bruno Casciarri ha disposto oggi il rinvio a giudizio per il reato di associazione paramilitare di sei componenti della cosiddetta «Polisia Veneta», un gruppo che si proponeva compiti di polizia per conto di un movimento venetista venuto alla luce nel trevigiano nel 2009.
All’epoca, nel corso di alcune perquisizioni, furono trovate armi e munizioni.
L’organizzazione, guidata da un comandante di polizia locale ed alla quale apparteneva pure un ex poliziotto, non aveva mancato di mettersi in evidenza anche nel corso di una manifestazione in provincia di Padova.
La richiesta di rinvio a giudizio inizialmente formulata dall’allora procuratore della Repubblica di Treviso, Antonio Fojadelli, non ebbe seguito per la depenalizzazione del reato introdotta dall’allora ministro per la semplificazione normativa, Roberto Calderoli, salvo essere in seguito annullata.
Il caso della ’Polisia Veneta' è stato esaminato dalla Corte Costituzionale due volte, con un’apertura, nell’ultimo caso, che ha permesso al giudice trevigiano di arrivare al rinvio a giudizio.
La prima udienza è fissata per il 7 gennaio 2016.
Tratto da IL GIORNALE DI VICENZA (CLICCA QUI)

18/12/2014
Dopo due pronunce della Corte Costituzionale, il gup dispone il rinvio a giudizio
LA POLISIA VENETA DEVE ESSERE PROCESSATA: IN SEI A GIUDIZIO
L'associazione paramilitare ere stata abrogata e poi reinserita

 

TREVISO
– (gp)
Costituire un'associazione paramilitare è reato.
Gli appartenenti alla cosiddetta Polisia Veneta devono dunque essere processati e rischiano una condanna, se venisse provata la loro colpevolezza, fino a cinque anni di reclusione.
Sembrava destinato all'archiviazione, ma il processo a carico dei sei imputati nel primo filone dell'inchiesta sulla Polisia Veneta si dovrà celebrare: la prima udienza è stata fissata il 7 gennaio 2016.
Sotto accusa ci sono Daniele Quaglia, colui che nell’organizzazione avrebbe ricoperto l’incarico di governatore del popolo veneto, Sergio Bortotto, con l'incarico di ministro degli Interni e di capo della polizia, Paolo Gallina, comandante dei vigili urbani di Cornuda nella vita reale e generale della polizia veneta in quella dell’Autogoverno, la madre Giuliana Merotto, Danilo Zambon, 65 anni di San Fior, savio dell’Alta Corte di Giustizia e Dino Zorzi, 45 anni di Trevignano, colonnello della Polisia.
Sulla vicenda si era pronunciata per due volte la Corte Costituzionale.
La questione è complessa, ma la sostanza è abbastanza semplice: il reato di associazione militare con scopi indirettamente politici era stato abrogato nel marzo 2010 con il decreto legislativo n.43 del 1948, firmato dall'allora Ministro per la semplificazione normativa Roberto Calderoli.
La Procura di Treviso aveva sollevato un'eccezione di costituzionalità riguardo al fatto se fosse o meno corretto abrogare un reato con un decreto legislativo.
Incassato il “no” da Roma (ovvero che l'abrogazione era costituzionalmente corretta), il processo sembrava destinato a chiudersi con un'assoluzione, ma nel maggio 2012, quando era stata fissata la nuova udienza preliminare, il reato era stato nel frattempo reintrodotto.
A questo punto l'allora gup Elena Rossi decise di rispedire le carte per la seconda volta alla Corte Costituzionale perchè si pronunciasse nuovamente.
L'esito è arrivato e il nodo da sciogliere era solo uno: posto che il reato è tornato a essere reato secondo la legge, c'è stato un lasso di tempo (dall'abrogazione alla reintroduzione) in cui non sarebbe perseguibile.
Il gup Bruno Casciarri, con una sentenza in punta di diritto, ha stabilito che il presunto reato, essendo stato commesso anche prima del periodo di vuoto legislativo, deve essere perseguito.

Tratto da RADIO VENETO UNO (CLICCA QUI)

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