2013.07.12 – CASO ABLYAZOV: POLIZIA ITALIANA BRUTALE E VIOLENTA

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Sfogliando la stampa estera degli ultimi giorni, emergono nuovi, agghiaccianti dettagli sul sequestro e riconsegna della moglie e della figlia di 6 anni del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov. (QUI l'articolo sulla vicenda) Ovviamente censurati dalla stampa asservita dei regimi italiano e kazako, sono invece venute alla luce le ore del sequestro, direttamente dalla voce della Signora Shalabayeva.

Il racconto del sequestro:

Era circa mezzanotte, quando una trentina di uomini armati vestiti di nero irruppero nella villa della periferia di Roma, dove la Signora Shalabayeva e la giovane figlia hanno vissuto negli ultimi 8 mesi. Altri venti uomini armati sciamavano all'esterno.

Durante tutto il blitz, nessuno degli uomini si è mai identificato, nessuno ha permesso ai fermati di avere un avvocato, o controllare le due bambine di 6 e 9 anni, se non dopo decise insistenze

Dopo aver saccheggiato e perquisito la casa, uno degli assaltatori, un italiano con una catena d'oro, le urlò: "Put***a Russa", e qualche minuto dopo "Io sono la mafia!". Il fratellastro della Signora Shalabayeva, fu fatto sedere al tavolo, dato che non capiva l'italiano fu colpito duramente al volto. Alla fine del raid, dopo aver stilato il verbale in italiano e averlo solo letto in inglese alla donna, le fu fatto firmare "in realtà mi forzarono a farlo, ho visto come avevano colpito mio fratello".

Terrorizzata, la Signora Shalabayeva capì immediatamente che l'oggetto dell'aggressione era il marito: "Erano 50 vestiti di nero, sembravano vestiti vecchi, con buchi nei pantaloni, non sembrava polizia, non agivano come la polizia, sembravano criminali, molti avevano l'orecchino e la barba" … "Uno capiva poco di inglese, urlavano tra di loro in italiano e noi non capivamo nulla, cercavamo di spiegargli a gesti che c'erano delle bambine e volevamo controllare" … "In quel momento, ho solo avuto la sensazione che fossero venuti ad ucciderci… Ci avrebbero ucciso tutti, senza processo e senza indagini e nessuno lo avrebbe mai saputo" … "Ad un tratto ho temuto per le bambine, pensavo le avrebbero stuprate" … "Non ci hanno mostrato documenti, permessi, atti, nulla, semplicemente rovesciavano e distruggevano tutto, non mi hanno permesso di identificarli o di capira cosa stesse succedendo". Questo riferisce la donna, descrivendo gli eventi di Maggio di quest'anno, che hanno provocato una scossa attraverso il governo italiano, in grossa difficoltà nel spiegare le proprie azioni, oltre ad aver elevato preoccupazione nell'osservatore ONU per i diritti umani.

Fu deportata in fretta e furia in Kazakhstan. La prontezza di Roma nel consegnare la moglie di un rifugiato politico, ha suscitato domande sui rapporti commerciali tra l'elite italiana e Kazakhstan, ricco di risorse e spesso criticato per la non applicazione dei diritti umani.

Come la Signora Shalabayeva racconta, nella dichiarazione di 18 pagine, consegnata al Financial Times dai sui avvocati questa settimana (QUI l'originale), è stata portata alle prime luci del 29 Maggio alla Questura di Roma. Due giorni dopo, nel frattempo detenuta in un CIE, un centro di detenzione per illegali in attesa di espulsione, la Signora Shalabayeva e la figlia di 6 anni Alua, che è nata nel Regno Unito, sono state imbarcate su un aereo verso la capitale kazaka, Astana, dove è stata informata di essere indagata dalla polizia.

Documenti rilasciati dal tribunale italiano agli avvocati di famiglia, mostrano che l'aereo è stato noleggiato dall'ambasciata kazaka in Austria (QUI l'interesse dell'autorità di Vienna sulla vicenda). La Signora Shalabayeva ha dichiarato che le è stato impedito un incontro con gli avvocati, e di aver chiesto ripetutamente l'asilo politico, dicendo che la sua vita era in pericolo, ma i poliziotti italiano risposero che "era troppo tardi".

I documenti mostrano anche che il giorno precedente al blitz, l'ambasciata kazaka chiese alla polizia italiana di arrestare il Signor Ablyazon e di estradarlo. Fu fotografato alla villa da un investigatore assoldato dalle autorità kazake il 26 Maggio.

Al momento la donna e la figlia sono piantonate nella città di Almaty, indagate per aver ottenuto dei passaporti kazaki illegalmente. Sarà anche interrogata (figuriamoci con che modalità) sulla posizione attuale del marito. Se trovata colpevole (sicuramente con giusto processo in una dittatura, ma forse le autorità italiane sono di questo avviso), sarà imprigionata e la figlia consegnata ad un orfanotrofio statale (dove la aspetta certo un'infanzia felice). La donna rinnega le accuse.

"Sono state deportate perché uno dei più noti dittatori del mondo voleva degli ostaggi da usare contro il suo principale oppositore politico. Ed ora li ha. Perché le forze di polizia italiane hanno permesso questo" queste le parole del marito in una intervista a "La Stampa".

Chiedendo al primo ministro italiano Enrico Letta "di andare a fondo di questa sordida vicenda", Ablyazov aggiunge: "Potete immaginare vostra moglie e vostra figlia prese ostaggio dai vostri oppositori politici, per essere usate come pedine nelle vostre battaglie politiche? Questo è quello che mi è successo." Letta ha risposto ordinando un'indagine interna (che pensiamo sarà trasparente quanto quella kazaka).

Ennesima riprova quindi del modus operandi italiano, completamente indifferente ai trattati internazionali e al rispetto dei diritti umani, sia dei normali cittadini, dei Popoli oppressi come quello Veneto, Napolitano, Siciliano e Sardo, sia dei rifugiati politici, che hanno avuto la sventura di rifugiarsi sotto il suo repressivo regime. Ennesima prova della brutalità della polizia italiana, incapace di gestire una situazione di crisi e di agire nel rispetto delle regole etiche, morali o finanche legali durante le sue operazioni, come anche noi del MLNV abbiamo avuto modo di sperimentare.

WSM

Venetia, 12 luglio 2013
Davide Giaretta
Provveditore Generale del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio

LINK:

Dichiarazione della Signora Shalabayeva, originale, in inglese QUI

Articolo del Financial Times del 5 luglio QUI

 

 

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