NEWS – ETICA, MORALE E RELIGIONE

“UNA SCELTA IN COMUNE” IN ORDINE ALLA DONAZIONE DI ORGANI E’ INCOSTITUZIONALE.

Riceviamo e pubblichiamo dalla LEGA NAZIONALE ANTIPREDAZIONE ORGANI. (www.antipredazione.org)
Invitiamo tutti ad andare sul sito e ad approfondire l'argomento che è di estrema attualità.
 
11/01/2019 Comunicato n. 2
 
“UNA SCELTA IN COMUNE” IN ORDINE ALLA DONAZIONE DI ORGANI E' INCOSTITUZIONALE
 
L' iniziativa “Una scelta in Comune” in ordine alla donazione d'organi e tessuti quando andiamo a rinnovare la Carta d'Identità è contro-legge e incostituzionale.
E' un'operazione costruita passo passo con decreti ad incastro dal lontano 1999.
 
Il decreto attuativo mai emanato
La legge degli espianti-trapianti L.91/99 artt. 4 e 5 stabilisce per la dichiarazione di volontà che il ministro emani un Decreto attuativo con direttive su “termini, forme e modalità” per far partire le notifiche dell'ASL a ciascun cittadino e praticare poi il “silenzio-assenso”.
Non fu mai emanato, quindi dopo 20 anni siamo ancora in Disposizioni Transitorie (art. 23).
 
Un decreto temporaneo che apre all'abuso
Fu invece emanato un Decreto temporaneo (Bindi 8 aprile 2000) contrario alla legge nello spirito e nella lettera, crogiuolo di infiniti abusi, che aprì le porte a raccolte illegali presso ospedali, ambulatori, ASL, medici di famiglia, associazioni di malati e propaganda, ecc., al fine di effettuare una schedatura di fatto, senza garanzie, nel database del Centro Nazionale Trapianti (CNT).
Nel 2008 Livia Turco su proposta del direttore del CNT, e ad integrazione del Decreto temporaneo Rosi Bindi, emana un Decreto che amplia i punti di ricezione della dichiarazione di volontà coinvolgendo i Comuni. Inoltre introduce la conservazione e la trasmissione delle dichiarazioni tramite l'utilizzo di supporti informatici, notoriamente a rischio di violazioni e falsificazioni.
 
Decreto “Milleproroghe” varato sulla fiducia
Nel 2010 con Decreto legge (1) varato sulla fiducia, il Parlamento ha consentito soluzioni che ampliano gli effetti negativi del già illecito Decreto Bindi prorogandone illecite possibilità applicative. 
A tale fine è stato perfino modificato il Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al Regio decreto del 18 giugno 1931, n. 773 – all'art. 3 è inserito il seguente: “La Carta d'Identità PUO' altresì contenere l'indicazione del consenso ovvero del diniego della persona cui si riferisce a donare i propri organi in caso di morte”.
PUO', non deve.
Il legislatore non ha sancito un obbligo, né per i cittadini né per i sindaci.
Successivamente, nel 2013, l'art.3 fu modificato con altro Decreto legge (2):“I comuni trasmettono i dati del consenso o diniego al Sistema Informativo Trapianti (SIT)” e “Il consenso e diniego confluisce nel Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE)”.
 
Una scelta in Comune” ingannevole
“Una scelta in Comune”, voluta dal Ministero della Salute, dal Centro Nazionale Trapianti e dall'Anci (Ass. Nazionale Comuni Italiani) che vede l'Aido come partner, pratica l'esperienza pilota in Umbria nel 2012.
 
Nel 2015 si definiscono le Linee Guida tra Ministero della Salute e Ministero dell'Interno, poi il piano prende corpo e si propaganda a tutti i Comuni.
In cosa consiste?
Le amministrazioni possono stabilire che il proprio ufficio anagrafe diventi un punto di raccolta e registrazione delle dichiarazioni di volontà al momento del rinnovo della Carta d'Identità.
Ci vuole una delibera di giunta, l'adesione dei Comuni quindi è facoltativa, ma purtroppo disinformata dal CNT che addirittura fornisce il testo prestampato da firmare per l'approvazione.
Abbiamo avvertito gli 8000 sindaci che si tratta di truffa dei potentati istituzionali, frutto di accordi contro legge e contro i cittadini, ma Nanni Costa, direttore del CNT, il 12.6.2018 ha ribattuto bugiardamente con una lettera circolare ai centri regionali, alle anagrafi, all'Anci, ecc. spergiurando che i “Comuni hanno l'obbligo di attivare la procedura”, mentre “ai cittadini è lasciata la libertà di dichiarare o non dichiarare, così come quella di dare un consenso o un dissenso”.
Invece nella pratica i cittadini vengono ricattati all'anagrafe e negata loro la Carta d'Identità se non firmano il modulo in ordine alla donazione, trasformando proditoriamente la facoltà in obbligo: atto incostituzionale. 
Per giunta trattasi di un modulo manipolato con tre opzioni (SI – NO – NON mi esprimo) al posto delle due (SI – NO) stabilite nelle Linee Guida.
Si tratta di abuso d'ufficio, abuso di potere e falsità ideologica.
 
Segnalazione al Garante della Privacy
Abbiamo presentato una segnalazione al Garante della Privacy il 6 luglio 2018, dopo due mesi ha risposto “Roma per Toma” e alla nostra richiesta di far rimuovere il vile ricatto, ha risposto in stile kafkiano che “il modulo del quale si contesta l'utilizzo (…) non è quello indicato per la manifestazione del consenso o diniego alla donazione degli organi nelle Linee Guida, bensì soltanto il 'modulo ricevuta' della dichiarazione per verificare che l'impiegato abbia correttamente inserito la volontà così come espressa”.
La “scelta in Comune” è quindi una dichiarazione verbale interpretata da un impiegato e trasferita in elettronico al SIT?
ASSURDO!
Non dice questo la propaganda.
Il cittadino firmando il modulo pensa di fare una dichiarazione diretta, di suo pugno.
Al Garante abbiamo contestato che il modulo non porta la scritta Ricevuta, ma “Manifestazione di volontà in ordine alla donazione di organi e tessuti dopo la morte a scopo di trapianto”, e che l'informazione in calce non è coerente e veritiera.
Un modulo fatto apposta per ingannare.
Infatti non esplicita che si tratta di prelievo in cosiddetta “morte cerebrale” a cuore battente e afferma in caratteri microscopici che tale registrazione “è secondo normativa” indicando tre norme: la L.91/99 che invece è marchianamente elusa mancando il Decreto attuativo dell'art.5, il D.M. 8 aprile 2000 (Bindi) che invece è temporaneo e usato per dare la stura a varie truffe come “la scelta in Comune” e il D.M. 11 marzo 2008 (Turco) che si aggancia al suddetto Decreto temporaneo della Bindi per introdurre l'illecita registrazione presso i Comuni.
 
Una scelta in comune” incostituzionale
Una “Scelta in Comune” decretata e pubblicizzata come facoltativa ma nella pratica resa obbligatoria all'atto del rinnovo della Carta d'identità (Cie-on-line) è incostituzionale.
Giudizio di incostituzionalità enunciato già nel 2010 (Milleproroghe) dal Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato Carlo Vizzini che fece correggere dall'esecutivo in Aula il verbo “Deve” per sostituirlo col verbo “Può”, poiché spiegò “Una norma del genere con l'obbligo di dichiarare o meno il proprio consenso alla donazione di organi sarebbe stata incostituzionale”.
Inoltre il legislatore continua a sviluppare decreti contro-legge 91/99 costruiti su un regolamento ministeriale temporaneo (Bindi) che di fatto ingarbuglia la materia e rinvia nel tempo il Decreto attuativo che deve costituire la normativa uniforme definitiva ed essenziale.
Invitiamo i cittadini a non cedere al ricatto e a mantenersi fermi nel diritto di non firmare quel modulo all'anagrafe.
 
Dichiarazione Autografa d'opposizione
 
necessaria per i non-donatori
Abbiamo pubblicato sul nostro sito www.antipredazione.org la Carta-Vita/Dichiarazione Autografa d'opposizione all'espianto di organi e tessuti da scaricare liberamente dalla sezione “Difenditi e sostienici”. 
Facciamo in modo che tutti i cittadini portino in tasca un'opposizione alla macellazione e ne siano fieri. Insieme nella lotta.  
 
Nerina Negrello
Presidente
Lega Nazionale
Contro la Predazione di Organi
e la Morte a Cuore Battente
 
Note:
1) Decreto legge 30 dicembre 2009, n. 194, articolo 3, comma 8-bis, convertito, con modificazioni, in legge 26 febbraio 2010, n. 25.
2) Successivamente modificato dall'articolo 43, comma 1, del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98.
 
COMUNICATO STAMPA
ANNO XXXV n. 2
11 gennaio 2019
 
24121 BERGAMO Pass. Canonici Lateranensi, 22
Tel. 035-219255 – Telefax 035-235660

2011.05.16 – 1/4 DEGLI IMMOBILI IN ITALIA SONO DELLA CHIESA CATTOLICA!!!

In italia sembra che il 22% degli immobili sia di proprietà della Chiesa Cattolica… più di una casa cu cinque apparterrebbe al Vaticano.
 
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2011.05.16 – DICHIARAZIONE DEI REDDITI DEL VATICANO… FACCIAMO DUE CONTI!


L'ammontare della cifra intascata dal Vaticano è di circa 9 miliardi di €uro (18.000 miliardi di vecchi lire), pari al 45% della manovra economica italiana per la finanziaria del 2006… senza la Chiesa Cattolica, o almeno senza i suoi privilegi economici, lo stato italiano potrebbe praticamente dimezzare le tasse a tutti i suoi cittadini.  
Tratto dal libro: " perchè non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) " di Piergiorgio Odifreddi.
 
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2011.05.16 – SUORE INCATENATE PER PROTESTA IN VATICANO

Da un servizio del TG2 il cui filmato si trova su Youtube:  clicca qui
Due anziane monache di clausura, Suor Teresa e Suor Albina, di 79 e 73 anni, si sono incatenate in Vaticano per protesta…
 
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2011.05.16 – VATICANAO SPA

Da un archivio segreto la verità sugli scandali finanziari e politici della Chiesa
 
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2011.05.17 – L’ESPOSIZIONE DEL CROCEFISSO NELLE AULE SCOLASTICHE ITALIANE

L'obbligo di affiggere i crocifissi nelle scuole fu istituito con i Regi Decreti 965/1924 e 1297/1928, ai sensi dello Statuto albertino, in epoca fascista.
Il Consiglio di Stato si espresse a favore della presenza dei crocifissi nelle scuole nel 1988, nonostante il Cattolicesimo non fosse più religione di stato.
Ma nel 1997 la Corte Costituzionale dice l'esatto contrario, esprimendo parere contrario sulla presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche, specie durante le votazioni.
Il 3 novembre 2009 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ha stabilito che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce "una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" nonché una violazione alla "libertà di religione" degli alunni.
La direttiva è contenuta in una sentenza emessa su un ricorso presentato da una cittadina finlandese naturalizzata italiana.
Il 18 marzo 2011, la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo con sentenza d'appello definitiva ha accolto il ricorso presentato dall'Italia, assolvendola dalla precedente accusa e stabilendo che la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche non costituisce una "violazione dei diritti umani".
Ciò premesso fa riflette che con tutti i veri problemi che ci sono sui diritti umani l'italia, che per prima calpesta il diritto all'utodeterminazione del Popolo Veneto e degli altri Popoli della penisola , ricorre alla Corte europea e questa in men che non si dica si pronuncia… che solerzia!
Esporre il crocifisso nelle aule scolastiche o in altri luoghi pubblici, dunque,  è un fattore strettamente religioso o che riguarda la nostra cultura e le nostre tradizioni popolari?
 
Il crocifisso nelle scuole italiane By Rai Vaticano | Aprile 9, 2011 – questo articolo e i commenti sono tratti da: clicca qui
 
A distanza di quasi un mese dalla sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo sulla esposizione obbligatoria del crocifisso nelle aule scolastiche, non si placano le polemiche sollevate dalle associazioni atee, particolarmente attive contro i simboli religiosi e nelle campagne contro Benedetto XVI, specie in occasione di un viaggio apostolico del Papa.
Avviene però che quanto più inveiscono contro di Lui, tanto più la gente è interessata ad ascoltarlo.
Come infatti notavano Gramsci e Lenin, “è un errore affermare esplicitamente posizioni atee nei Paesi di tradizione cristiana, perché si contribuisce a ravvivare le radici culturali e la fede in quei fedeli presso i quali si era assopita”.
Ricordiamo che con la sentenza del 18 marzo scorso sul caso Lautsi contro l’Italia, la Grande Camera della Corte Europea dei diritti dell’uomo ha rovesciato, con una maggioranza di 15 voti contro 2, il verdetto di prima istanza, che aveva ritenuto contraria all’articolo 2 del Protocollo 1 annesso alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo l’esposizione del Crocifisso nelle scuole pubbliche italiane.
L’articolo 2 del Protocollo tutela “il diritto dei genitori a che venga assicurato ai propri figli un insegnamento conforme alle loro convinzioni religiose e filosofiche”.
La sentenza di primo grado aveva suscitato aspre critiche negli ambienti cattolici non solo italiani, ma anche di altri paesi in cui la religione cattolica è preponderante.
Otto governi sono intervenuti a sostegno del ricorso presentato dal nostro esecutivo.
Anche un laico o un ateo può essere portato a considerare che la presenza del crocifisso nelle scuole italiane sia del tutto tollerabile.
Probabilmente nella odierna sentenza la Corte Europea si è rifatta alla decisione del 15 febbraio del 2001 sul caso Dahlab contro la Svizzera.
In questa vicenda la Corte aveva ritenuto che fosse legittima l’interdizione fatta ad una insegnante di indossare un foulard islamico in classe, interdizione motivata dalla necessità di preservare il sentimento religioso prevalente degli allievi.
Altro argomento trattato dalla Corte è che la presenza del Crocifisso non è associata in Italia ad un insegnamento obbligatorio, poiché nelle scuole italiane viene parallelamente offerto uno spazio ad altre religioni.
Nella stessa sentenza si rileva poi che i simboli religiosi nelle scuole pubbliche sono espressamente previsti in Italia, Austria e Polonia e sono tollerati in Grecia, Irlanda, Malta, San Marino e Romania.
L’eurodeputato Oreste Rossi, combattivo promotore del ricorso, ha espresso al nostro blog ”grande soddisfazione, perché è stato riaffermato l’obbligo di presenza del crocefisso.
Esso non può essere ritenuto indottrinamento da parte dello Stato, in quanto è un simbolo essenzialmente passivo, e la sua influenza sugli alunni non può essere paragonata all’attività didattica degli insegnanti”.
Anche padre Federico Lombardi è intervenuto sull’argomento, riconoscendo che “secondo il principio di sussidiarietà è doveroso garantire ad ogni Paese un margine di apprezzamento quanto al valore dei simboli religiosi nella propria storia culturale e identità nazionale e quanto al luogo della loro esposizione.
In caso contrario, in nome della libertà religiosa, si tenderebbe a limitare o persino a negare questa libertà.
Una gran parte degli europei sono convinti del ruolo determinante dei valori cristiani nella loro storia, ma anche nella costruzione unitaria europea e nella sua cultura di diritto e libertà”.
Giancarlo Cocco
 
Alcune considerazioni personali espresse on-line su questo articolo:
 
Non è il Crocifisso ad essere appeso alla pareti ma le pareti ad essere appesi al Crocifisso.
 
Se togli il Crocifisso crolla la società, la civiltà, l’uomo stesso….
 
Non riesco a capire il perchè di tante polemiche sul crocifisso…
 
Facciamo tante storie per vedere se è giusto lasciare esposto o no il crocifisso , quando ti volti da qualsiasi parte e quante cose vediamo che offendono o sono provocatorie??
Ricordiamo invece che il crocifisso è un “simbolo”!
E’ forse il simbolo di qualcosa offensiva per la dignità umana, la giustizia, la fraternità, l’Amore?
E’ un simbolo polisemico, come ha sostenuto la difesa dell’Italia davanti alla CEDU.
E perciò è normale che qualcuno vi possa vedere un’offesa per la dignità umana, la giustizia, la fraternità, l’amore.
Anche la falce e il martello è un simbolo in cui molti vedono libertà, giustizia, fraternità e amore.
Molti, ma non tutti.
Per cui è giusto che non sia esposto nelle aule scolastiche. 
Anche la Croce Rossa, per il rispetto di tutti, ha cambiato il simbolo.
 
Io ritengo che questa campagna denigratoria contro il CROCIFISSO (in maiuscolo perchè lo rispetto) sia pretestuosa, perchè probabilmente mossa da determinati gruppi che cercano, evidentemente, di assestare colpi decisivi a quanto di positivo e sacro resta di un genere umano ormai sempre più in declino.
Mi domando: Perchè nessuno contesta le scritte sui muri degli edifici, delle case, delle scuole, dei cimiteri, che inneggiano alla violenza, agli insulti, all’ odio e al diprezzo del prossimo?
Non turbano le coscienze?
 
Questo articolo e i commenti sono tratti da: clicca qui

2011.06.03 – STATO LAICO O RELIGIONE DI STATO?


L’argomento è molto importante e credo che la storica posizione assunta in merito dalla Repubblica di Venezia meriti di essere tenuta seriamente in considerazione e di tramandarne tradizione e principi.
 
NELLA REPUBBLICA VENETA
Sebbene la popolazione fosse a maggioranza cattolica, lo stato rimase laico e caratterizzato da un’estrema tolleranza nei confronti di altri credi religiosi e non vi fu nessuna azione per eresia nel periodo della Controriforma.
Questo atteggiamento indipendente e laico pose la città spesso in contrasto con lo Stato della Chiesa, figura emblematica fu Paolo Sarpi che difese la laicità dello stato veneto dalle pretese egemoniche del papato.
La Repubblica veneziana, stretta a nord dall’Impero, in Italia dalla prevalenza spagnola e papale, in Oriente dalla potenza turca, era ormai avviata a un lungo declino politico ed economico.
Alla prudente politica dei vecchi patrizi, rassegnati alla compromissione con l’Impero e il papato, si sostituì quella degli innovatori, i cosiddetti «Giovani», decisi a sottrarre la Serenissima all’invadenza ecclesiastica nell’interno e a rilanciarne le fortune commerciali nell’Adriatico, compromesse dal controllo dei porti esercitato dallo Stato pontificio e dalle azioni degli Uscocchi, i pirati cristiani croati appoggiati dall’Impero.
Il 10 gennaio 1604 il Senato veneziano proibì la fondazione di ospedali gestiti da ecclesiastici, di monasteri, chiese e altri luoghi di culto senza autorizzazione preventiva della Signoria; il 26 marzo 1605 un’altra legge proibiva l’alienazione di beni immobili dai laici agli ecclesiastici, già proprietari, pur essendo solo un centesimo della popolazione, di quasi la metà dei beni fondiari della Repubblica, e limitava le competenze del foro ecclesiastico, prevedendo il deferimento ai tribunali civili degli ecclesiastici responsabili di reati di particolare gravità.
Avvenne che il canonico vicentino Scipione Saraceno, colpevole di molestie a una nobile parente, e l’aristocratico abate di Nervesa, Marcantonio Brandolini, reo di omicidi e di stupri, fossero incarcerati.
Il 10 dicembre 1605 il papa Paolo V emanò due brevi richiedenti l’abrogazione delle due leggi e la consegna al nunzio pontificio dei due ecclesiastici, affinché secondo il diritto canonico fossero giudicati da un tribunale ecclesiastico.
Il nuovo doge Leonardo Donà fece esaminare il 14 gennaio 1606 i due brevi da giuristi e teologi, fra i quali il Sarpi, affinché trovassero modo di controbattere alle richieste della Santa Sede.
Il 28 gennaio venne nominato teologo canonista proprio il Sarpi e lo stesso giorno il suo scritto: Consiglio in difesa di due ordinazioni della Serenissima Repubblica, venne inviato al Papa. Il Sarpi difese le ragioni della Repubblica con numerosi scritti: sono di questi mesi la Scrittura sopra la forza e validità delle scomuniche, il Consiglio sul giudicar le colpe di persone ecclesiastiche, la Scrittura intorno all’appellazione al concilio, la Scrittura sull’alienazione dei beni laici agli ecclesiastici e altri ancora, poi raccolti nella sua successiva Istoria dell’interdetto.
In quell’opera è contenuta anche la traduzione in italiano, fatta dal Sarpi stesso, del trattato di Jean Gerson sulla validità della scomunica, che fu attaccato dal cardinale Bellarmino, al quale fra’ Paolo rispose allora con l’Apologia per le opposizioni del cardinale Bellarmino.
Mentre il frate servita Fulgenzio Micanzio – suo futuro biografo – iniziava a collaborare con Paolo Sarpi, il 6 maggio, dopo che il 17 aprile Paolo V aveva scomunicato il Consiglio veneziano e fulminato con l’interdetto lo Stato veneto, Venezia pubblicò il Protesto del monitorio del pontefice, scritto ancora da Sarpi, nel quale il breve papale Superioribus mensibus è definito «nullo e di nessun valore», mentre impedì la pubblicazione della bolla pontificia.
Obbedendo alle disposizioni del papa, il 9 maggio i gesuiti rifiutarono di celebrare le messe a Venezia e la Repubblica reagì espellendoli insieme con cappuccini e teatini: «partirono la sera alle doi di notte, ciscuno con un Cristo al collo, per mostrare che Cristo partiva con loro.
Concorse moltitudine di populo e quando il preposto, che ultimo entrò in barca, dimandò la benedizione al vicario patriarcale si levò una voce in tutto il populo, che in lingua veneziana gridò loro dicendo “Andé in malora!” ».
A Roma si sperava che l’interdetto provocasse una sollevazione contro i governanti veneziani ma «li gesuiti scacciati, li cappuccini e teatini licenziati, nissun altro ordine partì, li divini uffizi erano celebrati secondo il consueto  il senato era unitissimo nelle deliberazioni e le città e populi si conservarono quietissimi nell’obbedienza»
Venezia era alleata, in funzione anti-spagnola, con la Francia, ed era in buoni rapporti con l’Inghilterra e con la Turchia.
Fingendosi veneziani, il 10 agosto soldati spagnoli, per provocare la rottura delle relazioni turco-veneziane, sbarcarono a Durazzo, saccheggiandola, ma la provocazione fu facilmente scoperta e i turchi offrirono a Venezia l’appoggio della loro flotta contro il papa e la Spagna.
Il 30 ottobre l’Inquisizione intimò a Sarpi di presentarsi a Roma per giustificare le molte cose «temerarie, calunniose, scandalose, sediziose, scismatiche, erronee ed eretiche» contenute nei suoi scritti ma il frate naturalmente si rifiutò.
Invano il papa – che il 5 gennaio 1607 aveva scomunicato Sarpi e Micanzio – si dichiarava favorevole a portare guerra a Venezia: la sua unica alleata, la Spagna, minacciata da Francia, Inghilterra e Turchia, non poteva sostenerla in quest’impresa e si giunse così alle trattative diplomatiche, favorite dalla mediazione del cardinale francese François de Joyeuse.
Il 21 aprile Venezia rilasciò i due ecclesiastici incarcerati e ritirò il suo Protesto al papa in cambio della revoca dell’interdetto, mentre le leggi promulgate dal Senato veneziano restarono in vigore e i gesuiti non poterono rientrare nella Repubblica.
 
CHI E’ STATO PAOLO SARPI? (vedi “Veneti ieri e oggi”: clicca qui )
 
LO STATO LAICO
La parola laicità, in senso politico e sociale, denota la rivendicazione, da parte di un individuo o di una entità collettiva, dell’autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui.
Laico è, in questo senso, chi ritiene di poter e dovere garantire incondizionatamente la propria e l’altrui libertà di scelta e di azione, particolarmente in ambito politico, rispetto a chi, invece, ritiene di dover conciliare o sottomettere la propria e l’altrui libertà all’autorità di un’ideologia o di un credo religioso.
Per religione di Stato si intende un credo religioso imposto dal potere centrale (Stato confessionale) a tutti i cittadini di una nazione, o che comunque gode di un particolare riconoscimento a livello istituzionale rispetto ad altre religioni presenti nel territorio.
Il termine, riferito ad una struttura politica o amministrativa, ne esprime l’autonomia dei principi, dei valori e delle leggi da qualsiasi autorità esterna che ne potrebbe determinare, compromettere o perlomeno influenzare l’azione.
La laicità, per estensione, si configura anche come assenza di un’ideologia dominante nell’opera di governo di uno Stato, e come equidistanza dalle diverse posizioni religiose ed ideologiche presenti.
Ad esempio, nel caso di un regime totalitario, definire lo Stato come “laico” è un errore, in quanto in esso vi è posto solo per l’ideologia ufficiale e l’ideologia non ha l’imparzialità dell’atteggiamento veramente laico.
La maggiore o minore laicità di uno Stato può essere pertanto valutata sulla base del rispetto dei seguenti criteri:
la legittimità di uno Stato laico non è subalterna rispetto ad altri poteri quali istituzioni religiose o partiti politici confessionali ideologici.
  • uno Stato laico rifugge da qualsiasi mitologia ufficiale, ideologia o religione di Stato;
  • uno Stato laico è imparziale rispetto alle differenti religioni e ideologie presenti al suo interno, e garantisce l’eguaglianza giuridica di tutti i cittadini, senza discriminarli sulla base delle loro convinzioni e fedi;
  • uno Stato laico riconosce e tutela i diritti di libertà di tutti i suoi cittadini: libertà di pensiero, di parola, di riunione, di associazione, di culto, ecc. compatibilmente con le proprie leggi e ordinamenti;
  • le leggi di uno Stato laico non devono essere ispirate a dogmi o altre pretese ideologiche di alcune correnti di pensiero, ma devono essere mosse dal fine di mantenere la giustizia, la sicurezza e la coesione sociale dei suoi cittadini.
Il dibattito sulla laicità si è recentemente riacceso in ambito italiano attorno alla regolamentazione di alcuni temi importanti, tra i quali:
La presenza o meno di simboli religiosi negli edifici pubblici di proprietà statale.
La possibilità o meno di fare riferimento nelle dichiarazioni ufficiali alla fede religiosa eventualemente professata.
La possibilità di avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche. In questo caso si registra la proposta di introdurre anche l’insegnamento di altre culture religiose.
La possibilità di regolamentare o ritornare a discutere su alcuni temi eticamente sensibili, come il divorzio, l’aborto, la somministrazione della pillola ru486, la fecondazione medicalmente assistita, le unioni civili per coppie eterosessuali e omosessuali, l’eutanasia, prescindendo o meno dalle convinzioni etiche più o meno restrittive di una parte del Paese.
In italia, secondo una interpretazione ancora più laicista inoltre, pur non essendo un tema di stretta attualità, la laicità dello stato è in discussione ogni volta che una norma o una legge viene in qualche modo influenzata da convinzioni morali, e non solo religiose.
In questa tipologia rientra ad esempio, almeno in parte, qualche articolo del codice penale: artt. 527 e 529 (Atti osceni), Art. 528 (Pubblicazioni e spettacoli osceni), Art. 531(Prostituzione e favoreggiamento) e Legge Merlin e così via.
Tali articoli non trovano una corrispondente formulazione nella legislazione di tutti gli altri paesi europei.
Secondo tale interpretazione infatti, uno Stato laico è quello dove le religioni, le ideologie o la morale di una parte anche maggioritaria della popolazione non devono influire sulla società nel suo complesso, ma hanno valore solo per le persone, e al limite per le comunità formate da quelle persone che credono in una certa religione, in una certa ideologia o in una certa morale.
Lo Stato laico deve prodigarsi perché nessuna parte della società prevarichi su un’altra, anche se minoritaria, per ragioni ideologiche. In altri termini: la democrazia non può essere usata per negare i diritti delle minoranze.
La posizione laica viene spesso confusa con una posizione antireligiosa, spesso chiamata anche laicista.
Tuttavia come ci possono essere persone che aderiscono a un credo religioso e sono laiche, è anche possibile che esistano degli atei non laici, ovvero che ritengono che il proprio punto di vista debba essere assolutizzato.
Si confonde inoltre spesso la laicità con una posizione morale.
In realtà la laicità non detta linee di condotta morale, ma è un principio che permette a posizioni diverse, in particolari diverse posizioni morali e religiose, di convivere.
Queste confusioni rendono difficile formulare i problemi sulla fine della vita che sono al centro di molti dei dibattiti attuali.
Per esempio, si sostiene spesso che alcuni dei temi su cui la morale laica e quella religiosa entrano in conflitto si dovrebbero ricondurre al bilanciamento tra difesa della vita ed interessi degli individui coinvolti.
In realtà il conflitto è tra una concezione per cui alcuni individui ritengono di poter imporre a tutti gli altri la propria visione sull’origine o la fine della vita (siano essi abortisti o antiabortisti, favorevoli o contrari all’eutanasia) e una concezione per cui gli individui, proprio perché hanno visioni completamente diverse, devono rispettare le scelte altrui. (tratto da wikipedia: clicca qui )
 
IL CRISTIANESIMO COME RELIGIONE DI STATO
La religione cristiana venne imposta per la prima volta come religione di Stato dell’Impero Romano nel 391 dall’imperatore Teodosio I.
Da allora in poi il potere dei vescovi, esponenti del potere della Chiesa cristiana, andò crescendo specie con la Prammatica Sanzione di Giustiniano, tanto che per secoli numerosi episcopati mantennero un dominio temporale su più o meno territori: è il caso degli Arcivescovi di Salisburgo o di Trento, e soprattutto del Papa con lo Stato Pontificio.
La Pace di Augusta del 1555, e poi quella di Westfalia del 1648, stabilirono ufficialmente il principio della religione di Stato con la massima latina cuius regio eius religio.
Attualmente, il Cattolicesimo viene riconosciuto come religione di stato a Malta, nel Liechtenstein, nel Principato di Monaco, in Argentina e in altri paesi dell’America centrale e meridionale.
 
LA RELIGIONE DI STATO IN ITALIA
Il Cattolicesimo venne riconosciuto religione di Stato con l’articolo 1 dello Statuto albertino del 1848, dapprima in vigore nel solo Regno di Sardegna e poi esteso al nascente Regno d’Italia.
Dal 1948 la Costituzione Repubblicana garantisce, nell’articolo 3, l’uguaglianza degli individui a prescindere anche dalla religione, il che rappresenta l’abolizione de facto della religione di Stato in Italia, cui si giunse ufficialmente con la revisione dei Patti Lateranensi del 1984 (Protocollo addizionale, punto 1), e con la sentenza 203/1989 della Corte Costituzionale, che sancisce che la laicità è il principio supremo dello Stato abolendo così la religione di stato.
(tratto da wikipedia: clicca qui )

2011.07.06 – LA FORZA DEI REFERENDUM…DIRITTI GAY NEL LIECHTENSTEIN RAFFORZATI DOPO REFERENDUM


segnalato da Enzo Trentin dell'Accademia degli Uniti
 
di Thomas Benedikter
 
Di regola gli argomenti e i risultati di votazioni referendarie in Svizzera e nel Liechtenstein in Italia vengono medialmente percepiti solo quando utilizzabili in chiave contraria alla democrazia diretta.
Uno „strabismo politico“ che condanna gli svizzeri quando, dopo un lungo dibattito pubblico e un complesso percorso procedurale, vietano la costruzione di nuovi minareti, ma fa passare in sordina tante iniziative popolari tese a rafforzare i diritti di minoranze e di stranieri.
Dei loro immediati vicini, il Liechtenstein, mini-stato pure dotato di un avanzato sistema di democrazia diretta, non si parla neanche.
Quindi va bene far uno strappo.
Il 19 giugno scorso, comunque, in un referendum confermativo (cioè ogni legge approvata dal Parlamento può essere sottoposta a votazione popolare se lo richiedono 1000 dei 36.000 cittadini) i cittadini del Liechtenstein con una maggioranza del 70% si sono espressi a favore del rafforzamento dei diritti delle coppie omosessuali.
A differenza dell’Italia a partire dal 1 settembre 2011 le coppie gay in questo stato – membro dell’ONU – potranno far registrare il loro stato civile che sarà parificato in termini fiscali, di diritto previdenziale e ereditario.
Un’iniziativa popolare di nome „Vox populi“ aveva impugnata la relativa legge, approvata nel marzo 2011, paventando il pericolo di un’erosione della famiglia tradizionale.
I Liechtensteinesi, società piuttosto conservatrice, non hanno prestato ascolto alla „Vox populi“ e nel referendum confermativo hanno confermato la legge voluta dal Parlamento di Vaduz.
In generale l’episodio ricorda che i diritti di partecipazione diretta non vanno misurati con il metro dei risultati che producono che sempre riflettono le posizioni diffusi in una società in un determinato storico.
Possono piacere o meno, ma non è certamente colpa dello specchio se riflette chi lo guarda.
Ci sarà sempre un’élite che giudica „il popolo“ troppo poco maturo per poter decidere direttamente dei problemi che riguardano tutti.
È importante invece concepire la democrazia diretta come una procedura necessaria per far partecipare i cittadini alle decisioni.
Riconoscendo a tutti la capacità di giudizio su questioni generali iniziative popolari e referendum confermativi dovrebbero entrare nel armamentario normale di ogni democrazia moderna.
 

2011.07.14 – LORO…NON HANNO POTUTO!

Loro non hanno potuto mettere regole all'immigrazione, adesso vivono nelle riserve.

2011.12.16 – VITTIME DELLA FAME…VITTIME DELL’INDIFFERENZA!

Dal nostro Procuratore delegalto in Senegal:

Ancora e ancora……..sono vittime della scarsa nutrizione ce ne sono ancora moltissimi bisognosi di aiuto pensate voi come poterli aiutare…..io lo stò già facendo…
 
 

2011.12.19 – NATALE 2011 – AUGURI NONOSTANTE TUTTO

NATALE 2011 (questa è veramente azzeccata).
dalla bacheca Facebook di Caterina Fabbrizzi:
Finito di fare il presepe: ho messo: 5 case distrutte dai terremoti, 4 case alluvionate, 4 container dove far vivere la gente sfollata, 25 banche, 82 chiese; il bue e l'asinello non me li posso permettere vista la tassa sugli animali domestici. Ho messo la grotta, ma senza Gesù, considerato che Giuseppe e Maria con il loro lavoro non arrivano a fine mese e l'ici sulla grotta è una spesa in più e i…..loro genitori con la riduzione della pensione non possono più aiutarli. Ho messo 1500 re magi rigorosamente in auto blu.Mi sembra finito!!!

Auguri nonostante tutto!

2012.01.23 – PROSTITUZIONE DI STATO O STATO DI PROSTITUZIONE?


Lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione è un crimine, un delitto contro la persona.
Sotto il profilo etico, morale e giuridico, non può essere condivisa l'induzione, il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione.
Ogni relazione di natura sessuale, determinatasi liberamente fra persone mature e consenzienti, non può che conformarsi al reciproco rispetto per il diritto alla dignità, alla reputazione personale, all'igiene e alla salute nonché alla sicurezza individuale.
In nessun caso, la prostituzione in tutte le sue forme e manifestazioni, deve costituire limitazione ai diritti individuali e collettivi  relativi al contesto ambientale e sociale in cui viene ad esercitarsi.
Questa è la ferma posizione del MLNV. 

Fenomeno o piaga sociale che sia la prostituzione è una realtà che ci accompagna ovunque nel mondo… da sempre.

 

Ciò che è peggio però è lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione, la condizione di schiavitù di persone umane lasciate in balia di aguzzini e organizzazioni criminali che lucrano di questo mercato.
Ogni giorno nelle strade d'italia la "macelleria umana" espone impunemente la propria merce, ne vende la carne e ne trae il profitto.
Impedire la prostituzione è probabilmente impraticabile per uno stato.
Impedire che il crimine ne tragga profitto questo invece è fattibile e dovrebbe essere un dovere per lo stato.
Legittimare la prostituzione e organizzarne il settore significa prima di tutto impedire che i proventi alimentino il crimine.
Se è poi legalizzata perchè non dovrebbe essere altrettanto equamente tassata???

Con il termine prostituzione si indica l'attività di chi offre prestazioni sessuali, dietro pagamento di un corrispettivo in denaro. L'attività, fornita da persone di qualsiasi orientamento sessuale, può avere carattere autonomo, professionale, abituale o saltuario.
Strettamente legato alla prostituzione è il suo sfruttamento, o lenocinio, praticato per trarre profitto dall'attività di chi offre il servizio, da parte di persone che generalmente si presentano come protettori, o "lenoni". 
Inoltre vi sono altre figure legate al fenomeno della prostituzione per cui può configurarsi, al posto dello sfruttamento vero e proprio, il reato di favoreggiamento.
La prostituzione nel mondo è regolamentata giuridicamente in modo estremamente variegato: passando da società che contemplano una legalizzazione completa, ad altre che ne reprimono lo svolgimento per mezzo della pena di morte.

La parola "prostituzione" deriva dal verbo latino prostituĕre (pro, "davanti", e statuere, "porre"), e indica la situazione della persona (in genere schiava) che non "si" prostituisce, ma che, come una merce, viene "posta (in vendita) davanti" alla bottega del suo padrone. Questa origine richiama quindi la condizione storicamente più abituale della prostituta, la quale non esercita autonomamente la sua professione, ma vi è in qualche modo indotta da soggetti che ne sfruttano il lavoro traendone un proprio guadagno (c.d. "protettori").
L'uso del termine non è univoco e a seconda del Paese, del periodo storico o del contesto socio-culturale può includere qualsiasi atto sessuale e qualsiasi tipo di compenso (anche non in denaro) o indicare coloro che svolgono atti sessuali fuori dal matrimonio, o uno stile di vita simile a coloro che offrono le prestazioni o chi intrattiene atti sessuali disapprovati. 
Può indicare anche un comportamento zelante più del dovuto nei confronti di un superiore, finalizzato all'ottenimento di gratifiche lavorative o economiche.
Niccolò Tommaseo fissò una distinzione fra meretrice e prostituta: 
la prima guadagna del corpo suo e qui l'illustre linguista richiama il termine latino mereo
mentre prostituta è legata a prostat cioè colei che per guadagno o per libidine, si mette in mostra, e provoca a sozzure.

 


IN ITALIA

 

È con un decreto del 1859, voluto da Camillo Benso conte di Cavour per favorire l'esercito francese che appoggiava i piemontesi contro l'Austria, che si autorizza l'apertura di case controllate dallo Stato per l'esercizio della prostituzione in Lombardia. 
Il 15 febbraio 1860 il decreto fu trasformato in legge con l'emanazione del "Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione".
Nascono le cosiddette "case di tolleranza", perché tollerate dallo Stato. 
Ne esistono di tre categorie: prima, seconda e terza. 
La legge fissava le tariffe, dalle 5 lire per le case di lusso alle 2 lire per quelle popolari, e altre norme come la necessità di una licenza per aprire una casa e di pagare le tasse per i tenutari, controlli medici da effettuare sulle prostitute per contenere le malattie veneree.
Ancora, il testo definitivo della legge Crispi, approvato il 29 marzo 1888 vietava di vendere cibo e bevande, e feste, balli e canti all'interno delle case di tolleranza e l'apertura di case in prossimità di luoghi di culto, asili e scuole. 
Le persiane sarebbero dovute restare sempre chiuse. 
Da qui i bordelli presero il nome di "case chiuse". Giovanni Nicotera, ministro degli Interni, nel 1891, deciderà di ridurre le tariffe per limitare la prostituzione libera, che non subiva il controllo sanitario.
Nel 1900 si leva qualche voce per la chiusura delle case di tolleranza a seguito dell'attentato dell'anarchico Bresci a re Umberto I.
Bresci avrebbe trascorso alcuni giorni a meditare in un bordello prima dell'attentato, ma le minacce di chiusura pronunciate dal Presidente del Consiglio Saracco rientrano. 
Sarà Filippo Turati, nel 1919 a riaprire la querelle, ma per tutto il fascismo non si registrarono variazioni di merito nella legislazione sulla prostituzione se non una disposizione di Benito Mussolini degli anni trenta che imponeva ai tenutari di isolare le case con muri detti "del pudore" alti almeno dieci metri.
Il 20 settembre 1958, a seguito di un lungo dibattito nel Paese, è stato introdotto il reato di sfruttamento della prostituzione e le case di tolleranza sono state chiuse con la cosiddetta legge Merlin di Angelina Merlin del Partito Socialista. 
La legge punisce lo sfruttamento della prostituzione o lenocinio. 
L'art. 3, n. 8), della legge n. 75/1958 equipara il favoreggiamento allo sfruttamento: infatti punisce "chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui" (art. 3, n. 8, l. 75/1958).
Da allora numerosi sono stati i tentativi di modificare la legge. 
Nel 2003 un disegno di legge di Umberto Bossi e Stefania Prestigiacomo varato dal Consiglio dei ministri vietava la prostituzione nelle strade, ma la ammetteva nelle case private e al chiuso e non avrebbe ripristinato le case di tolleranza. 
Nella Legislatura passata, l'8 febbraio 2007, l'onorevole Franco Grillini ha presentato una proposta di legge, tesa a disciplinare l'esercizio della prostituzione e ad affermare la dignità e il diritto alla sicurezza e salute delle persone che si prostituiscono.

Sono quattro i modelli giuridici, con sfumature dalle più tolleranti alle più repressive, adottati per regolare la prostituzione.

 

Sistema proibizionista o criminalizzante
Consiste nel vietare la prostituzione e nell'applicare – alla prostituta, al cliente o ad entrambi – pene pecuniarie o detentive.
Il sistema è sostenuto da teorie che rivendicano la necessità di tutelare in tal modo la morale pubblica o la dignità della donna.
Sistema abolizionista
Il sistema chiama lo Stato fuori dalla disputa, senza proibire o regolamentare l'esercizio della prostituzione. La prostituzione in questo sistema è scoraggiata.
Sistema regolamentarista
È un sistema teso alla legalizzazione e regolamentazione della prostituzione che può avvenire con modalità differenti (come la statalizzazione dei bordelli, i quartieri a luci rosse, ecc).
La legalizzazione sovente include l'imposizione di tasse e restrizioni, più o meno ampie, nell'esercizio della prostituzione anche con l'individuazione di luoghi preposti all'esercizio dell'attività e la prescrizione di controlli sanitari obbligatori per prostitute e prostituti per la prevenzione e il contenimento delle malattie veneree e l'obbligo di segnalare attività e residenza.
Sistema neo-regolamentarista/decriminalizzante
È teso alla rimozione di leggi al fine di depenalizzare l'attività sessuale fra adulti consenzienti nei contesti commerciali.
Secondo la commissione Affari sociali della Camera, le prostitute sarebbero in Italia dalle 50 000 alle 70 000. 
Almeno 25 000 sarebbero immigrate, 2 000 minorenni e più di 2 000 le donne e le ragazze ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi. 
Il 65% delle prostitute lavora in strada, il 29,1% in albergo, il resto in case private. 
Il 94,2% delle prostitute sarebbero donne, il 5% transessuali e lo 0,8% travestiti.
L'indagine non calcola il numero di prostituti maschi o escort. 
I sondaggi dimostrano anche che la maggiore concentrazione di prostitute è nell'area di Milano con il 40% e di seguito Torino con il 21%.
Per quanto riguarda i clienti, uno studio commissionato nel 2007 dal Dipartimento Pari Opportunità ha rilevato che sono circa nove milioni gli italiani che, con motivazioni e cadenze diverse, frequentano prostitute.
In Italia sono operative diverse associazioni di prostitute che offrono aiuto, sostegno e consulenza a coloro che esercitano la prostituzione. 
Tra queste il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute (CDCP) nato nel 1982.

NEL RESTO DEL MONDO

 

Nei casi estremi, secondo alcuni codici in particolare di paesi musulmani, la prostituzione è sanzionata con la "pena di morte"; in altri paesi avviene il fenomeno diametralmente opposto, in quanto le prostitute pagano regolarmente le tasse e sono sindacalizzate, ad esempio nei Paesi Bassi, e in questi paesi i bordelli possono farsi pubblicità.
La situazione legale in Germania, in Svizzera (dove la discussione sull'età minima per prostituirsi è al centro di uno scontro vivace tra chi sostiene che la soglia debba essere abbassata a 16 anni e chi sostiene debba essere mantenuta a 18, e in Nuova Zelanda è simile a quella dell'Olanda. 
Nello Stato australiano del Nuovo Galles del Sud, qualsiasi persona di età superiore ai 18 anni può offrire prestazioni sessuali in cambio di denaro.
In un altro Stato australiano, Victoria, una persona che desideri svolgere l'attività di prostituta può richiedere una regolare licenza. 
Le prostitute che lavorano in una propria attività o in attività altrui devono essere registrate. 
Le "sex-workers" individuali non necessitano di alcuna registrazione o licenza.
In alcuni paesi, lo statuto legale della prostituzione può variare in base all'attività: in Giappone, per esempio, la prostituzione "vaginale" è contro la legge, mentre il sesso orale a pagamento è legale e chi lo compie non esercita la prostituzione. 
In Turchia la prostituzione di strada è legale, così come la prostituzione nei bordelli regolati dal governo. 
Tutti i bordelli devono avere una licenza così come la devono avere le lavoratrici.
Nel Regno Unito la prostituzione non è formalmente illegale ma diverse attività di contorno lo sono. 
In Inghilterra e in Galles sono illegali:
per una prostituta attirare clienti in strada o in un luogo pubblico, mettendo così di fatto fuori legge la prostituzione,
per un potenziale cliente richiedere persistentemente, anche se da un veicolo motorizzato,
possedere o dirigere un bordello,
la prostituzione minorile, per il cliente (dove il minore è definito tale in quanto più giovane di 18 anni)
infine è illegale il controllo della prostituzione (lenocinio).
Una situazione simile si verifica in Scozia, dove la prostituzione in sé non è illegale bensì le attività associate. 
Un progetto di legge che istituisse delle zone di tolleranza per la prostituzione era stato promosso nel Parlamento Scozzese, ma non è riuscito a diventare legge.
In solo uno Stato degli Stati Uniti, ovvero il Nevada, è considerato legale comprare e vendere prestazioni sessuali. 
Bordelli legali sono presenti in diverse contee del Nevada. 
In Canada, la prostituzione in sé è legale, ma anche in questo caso la maggior parte delle attività collaterali non lo sono. 
Non è legale ad esempio vivere esclusivamente di prostituzione senza essere di alcuna utilità alla società (strumento questo per ostacolare il fenomeno del lenocinio) ed è illegale inoltre (per ambo le parti) negoziare in un luogo pubblico, (incluso nei bar). 
Per mantenere una parvenza di legalità, le agenzie di accompagnamento organizzano un incontro tra l'accompagnatrice (o accompagnatore) e il cliente. 
La Corte Suprema Canadese ha stabilito nel 1978 che, per essere condannati per adescamento, l'atto deve essere “pressante e persistente”. 
Allo stesso modo in Bulgaria la prostituzione in sé è legale, ma la maggior parte delle attività collegate (come il lenocinio) sono fuorilegge.
In Svezia, Norvegia e Islanda è illegale comprare servizi sessuali, ma è legale vendere servizi sessuali. 
La ragione di questa legge è nella protezione delle prostitute, poiché molte di loro sono state forzate a prostituirsi da qualcuno o dalle necessità economiche. 
Chi si prostituisce generalmente è visto dai governi come persona oppressa, mentre i loro clienti sono visti come oppressori. 
La Svezia è stata il primo paese a introdurre questo tipo di legislazione nel 1999. 
Nel caso di prostituzione minorile, in Olanda essere clienti (a meno che il cliente sia egli stesso minore di 16 anni) o protettori è illegale, ma in tal caso non è illegale prostituirsi. 
Nella maggior parte dei paesi dove la prostituzione è criminalizzata, chi si prostituisce viene arrestato e perseguitato più dei clienti.
In Brasile e Costa Rica, la prostituzione in proprio è legale, ma guadagnare dalla prostituzione altrui è illegale. 
La prostituzione è legale per i cittadini in Danimarca, ma è illegale trarne profitto. 
In questo paese la prostituzione non è regolata come nei Paesi Bassi, bensì il governo cerca attraverso interventi sociali di portare le persone fuori da essa indirizzandole verso altri mestieri, e cerca di ridurre al contempo l'introito delle attività criminali e altri effetti collaterali negativi derivanti dalla prostituzione.
In Thailandia la prostituzione è illegale così come stabilito dal Prevention and Suppression Act, B.E. 2539 del 1996.
Nel 1949, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la “Convenzione per la soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui”, affermando che la prostituzione forzata è incompatibile con la dignità umana, richiedendo a tutte le parti coinvolte di punire i protettori e i proprietari dei bordelli e gli operatori e di abolire tutti i trattamenti speciali o la registrazione delle prostitute. 
La convenzione fu ratificata da 89 paesi ma la Germania, i Paesi Bassi e gli Stati Uniti non parteciparono.

Tratto da: (CLICCA QUI)

 

2013.06.12 – IL BUSINESS DELL’AFFIDAMENTO DEI FIGLI DELLE FAMIGLIE DISAGIATE … MALEDETTI GIU LE MANI DALLE FAMIGLIE!

Ho letto questo posto su Facebook.

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TOLGONO I FIGLI ALLE FAMIGLIE BISOGNOSE E LI RINCHIUDONO NELLE CASE FAMIGLIE DOVE COSTANO ALLO STATO 200,00 € AL GIORNO.
MA SE DESSERO ANCHE SOLO 50,00 € AL GIORNO ALLA FAMIGLIA, NON SI RISPARMIEREBBE SUI COSTI E SUI TRAUMI CHE SEGNERANNO A VITA QUESTI BAMBINI?
ANCHE QUESTO E' BUSINESS!!!
DICIAMO BASTA.
BASTA, forse è troppo poco, queste famiglie hanno il diritto di essere aiutate e non di vedersi portare via i figli che grazie allo stato italiano non sono in grado di "sostenere".

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=523373994377593&set=a.384082064973454.83578.167304213317908&type=1&theater

2013.06.13 – PER LA RUSSIA LO STATO ORIENTATO SOCIALMENTE NON E’ UN CAPRICCIO MA UNA NECESSITA’!

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2013.07.04 – PAGINA CONTRO LA MADONNA E FACEBOOK SOSTIENE CHE NON OFFENDE NESSUNO.


… e parte la petizione.23d99a1c34_Virgin-Mary-Aborted-227x300
Continuano a crescere le pagine Facebook create apposta per offendere i valori cristiani.
Una, in particolare, si intitola “Virgin Mary should’ve aborted”, la Vergine Maria avrebbe dovuto abortire.
Come immagine di fondo presenta un fotoritocco in cui la Madonna sta fumando erba. 
Penoso.
Quella del profilo, invece, è riportata qui a fianco. 
La didascalia: “Maria: «È okay, Giuseppe, non sono una prostituta.
Il signore è venuto su di me è mi ha messa incinta». 
Giuseppe: «Sì, okay, qualcuno è venuto su di te, ma non pensavo che fosse il signore». 
(Mary: “it’s ok Joseph, I’m not a whore. The lord came upon me and I conceived.”; Joseph: “Yeah okay someone *came upon you* but I don’t think it was the lord.”)
Al solito, non si capisce a chi dovrebbe piacere o chi dovrebbe divertire. 
Eppure i “like” sono circa 1.900.
Dispiace riportare questi dettagli. 
Non è per dare pubblicità a iniziative simili, che meriterebbero solo l’oblio, ma è per descrivere quanto sia diffusa e superficiale la “cristianofobia”. 
Soprattutto alla luce delle reazioni di Facebook.
Questa pagina ha, infatti, una storia particolare da raccontare. 
Una storia che speriamo possa far scuola.
Dopo lo sdegno di trovarsi di fronte a contenuti così vergognosi, un utente (che ringraziamo per averci informati) ha deciso di fare qualcosa di pratico.
Ha segnalato la pagina come abuso e ha scritto al centro assistenza di Facebook.
La risposta che ha ottenuto è a dir poco sorprendente: “Grazie per il tempo dedicato a segnalare qualcosa che ritieni possa violare le Regole della nostra Comunità. 
Segnalazioni come la tua sono importanti per rendere Facebook un ambiente sicuro ed accogliente. 
Abbiamo rivisto la pagina che hai segnalato per vedere se conteneva discorsi o simboli di odio e troviamo che non violi le nostre Regole in merito ai discorsi di odio (found it DOESN’T violate our community standard on hate speech)”.
La didascalia riportata più sopra, quindi, non violerebbe nessuna regola per un ambiente sicuro e accogliente.
Questa risposta rivela in modo chiaro quale sia l’attenzione di Facebook verso i propri contenuti. 
Soprattutto indica come la “violazione” sia un concetto basculante che obbliga al rispetto di tutto e tutti, tranne dei simboli cristiani. 
In modo diretto fa capire quanto sia inutile rivolgersi al Centro di Assistenza e in modo indiretto fa pensare: e se invece ci fosse stato scritto “La madre di un gay avrebbe dovuto abortire”?
Non censurare una pagina di questo tipo è una sconfitta del rispetto in generale.
Questo è disgustoso, conclude l’utente. 
E lo diciamo anche noi.
Ma l’utente non si è fermato e ha fatto partire una petizione on-line, dal titolo “Cancella la pagina di Facebook Virgin Mary Should’ve Aborted”. 
Nel momento in cui scriviamo, la petizione ha già superato le 3.000 firme in pochi giorni. 
Un risultato davvero ottimo, che speriamo possa aumentare in fretta e incoraggiare iniziative analoghe.
Speriamo sia la prima pagina ad essere tolta per offesa diretta ai valori cristiani, cancellata grazie all’intervento vigoroso dell’utenza.
A proposito. 
Vi ricordate la pagina contro il cardinale Jean-Louis Pierre Tauran, dal titolo “Il Tossico che ha annunciato il Papa – L’uomo che si è fatto la fumata bianca”?
È ancora lì, con i suoi 45.537 “Mi piace” e nessuno l’ha tolta.
Neanche questa offende, evidentemente.
 
Tratto da (CLICCA QUI)
 

2013.08.03 – LE OTTO (8) COSE CHE IL SUPERMERCATO NO VUOLE CHE TU SAPPIA.


I RICERCATORI DEL MARKETING
Hanno lavorato anni per essere sicuri che l’ acquirente comune guardi più prodotti possibili durante la spesa, perché più vedono, più comprano.
Fare la spesa nel supermercato sembra una attività innocua.
Tutti facciamo la spesa almeno una volta a settimana senza però prestare troppa attenzione a ciò che accade dietro le quinte del supermercati.
Il nostro modo di comprare è diventato una scienza fra le più studiate e con il maggior numero di ricercatori nel mondo.
“I ricercatori del marketing hanno lavorato per anni per essere sicuri che l’ acquirente comune guardi più prodotti possibili durante la spesa, perché più vedono, più comprano”, questo è ciò che ha detto Marion Nestle, autrice di What to Eat: An Aisle-by-Aisle Guide to Savvy Food Choices and Good Eating.
Quindi se vuoi essere un acquirente intelligente leggi questi trucchetti e segreti nascosti nel supermercato.
zzzzzzz
1. I carrelli della spesa sono sporchi.
In accordo con gli studi fatti sui carrelli, più del 60% di questi danno rifugio a batteri coliformi (la specie di batteri che si ritrova sulle toilette pubbliche!). Il Dr. Chuck Gerba, microbiologo dell’ Università di Arizona dice :”Questi batteri potrebbero venire dalle verdure non ancora lavate, dai salumi non ancora spellati, dalle mani sporche dei clienti o dai bambini che si siedono nei carrelli. Basta pensare che dove avete messo i broccoli pochi minuti prima si trovava il sedere di un bambino”. Secondo gli studi fatti da Gerba e sui collaboratori, i carrelli della spesa hanno più batteri di tutte le superfici da loro studiate, incluse le tavolette del wc e i poggiatesta dei treni. Per evitare di sporcarsi con questi fastidiosi batteri Gerba suggerisce di pulire il manico del carrello con dei fazzoletti igienizzati e di lavarsi le mani dopo aver fatto la spesa.
 
2. I cibi “amici dei bambini” sono disposti alla loro altezza.
Chiunque faccia la spesa con dei bambini sa che deve porre attenzione alle cose che questi prendono e buttano nel carrello. Marion Nestle dice :”Dico sempre ai genitori di non fare mai la spesa con i figli. Le scatole con su disegnati dei cartoni animati sono sempre posizionati negli scaffali più bassi dove anche i bambini ai primi passi possono arrivare”. Un viaggetto nel corridoio dei cereali ve lo confermerà, Tara Gidus della American Dietetic Association dice: “I cereali zuccherati sono al livello degli occhi dei bambini, mentre quelli salutari e ricchi di fibre sono negli scaffali più alti “. E’ la stessa situazione che si ritrova ai registratori di cassa dove le caramelle e le gomme sono strategicamente posti per incoraggiare acquisti impulsivi di adulti e bambini che posso facilmente afferrare questi piccoli prodotti.
 
3. Affettano e tagliano i cibi in modo da poter aumentare il prezzo.
Nel reparti cibi freschi possiamo trovare delle belle fette di anguria già tagliate o verdure e insalata fresca lavate e tagliate. Nella zona macelleria il petto di pollo come anche le bistecche sono già affettate e anche marinate, pronte per essere cotte. Non si può negare che questi cibi già tagliati rendano la vita più facile a anche i nutrizionisti concordano sul fatto che ciò fa aumentare il consumo di vegetali o frutta e quindi è una buona cosa per la salute. Bisogna però almeno tener presente che si sta pagando un sovraccarico di prezzo abbastanza elevato (alcune volte più del doppio, basta leggere il prezzo al kilo e non della singola confezione) per una cosa che potremmo fare da soli.
 
4. I cibi che fanno bene alla salute sono nascosti!
L’esempio classico è quello della pasta integrale che è posta negli scaffali più bassi o anche i cibi biologici che spesso hanno un piccolissimo scaffale tutto loro vicino ai cibi etnici.
 
5. Le esposizioni alla fine della corsia sono lì per distrarti dalla tua missione.
Marion Nestle dice: “Le compagnie alimentari pagano i negozi per posizionare i loro prodotti dove possono essere visti più facilmente, come ad esempio nelle esposizioni alla fine delle corsie”. Il concetto è quello di posizionare oggetti ad alto profitto o anche gruppi alimentari come le cioccolate per ispirare acquisti compulsivi; e anche se alcune volte queste esposizioni sono usate per promuovere articoli in offerta le persone comprano anche se non ci sono offerte. Il Dr. Brian Wansink direttore del Laboratorio Food and Brand dell’ Università di Cornell e autore di Mindless Eating dice :” Le persone comprano il 30% in più di prodotti che sono posizionati nelle esposizione di quelli a metà del corridoio, anche perché pensiamo che il vero affare si trova alla fine”.
 
6. Gli affari non sempre sono affari.
Chi può resistere ad offerte tipo “Compra 5 e ne hai uno gratis”, o “3 per un Euro”? Apparentemente solo poche persone. Il Dr. Brian Wansink dice: “Ogni volta che vediamo un numero in un cartello pubblicitario su uno scaffale compreremo circa il 30% in più di quel prodotto di quanto intendevamo comprare” e quindi se compri di più di quanto hai bisogno non sarà necessariamente un affare! O ancora peggio ti farà consumare di più, sempre Brian Wansink ci dice : “Una volta che il prodotto è in casa lo mangerete anche senza volerlo… è così un peccato buttare il cibo”. Infine se una scatola ad esempio di tonno è pubblicizzata ad un prezzo più basso di un’altra fate attenzione alla quantità di tonno nella scatola e cercate di leggere qual’è il prezzo al kilo. Aggiungo un commento del post su questo tema di protonutrizione:” Avendo studiato marketing conosco questi trucchi ed altri, alcuni dei quali sono effettivamente molto efficaci. Uno ad esempio è mettere l’indicazione “Promozione” “Offerta speciale” o simile senza per questo variare il prezzo del prodotto. Immancabilmente il tasso di rotazione di quel prodotto aumenterà in quando il consumatore tende a non memorizzare i prezzi dei prodotti, particolarmente se non si tratta di un bene ad acquisto ripetuto. La cosa funziona ancora meglio se questi prodotti con riduzione di prezzo non effettiva sono all’interno di una più ampia offerta promozionale con prodotti che hanno avuto un effettiva riduzione e gli esempi potrebbero continuare. Conoscendoli si riesce a non subirne gli effetti negativi ed a volte a sfruttarli a proprio vantaggio.”
 
7. Camminerai nel negozio seguendo una strada obbligata
Non solo il percorso come tutti sanno è sempre obbligato a causa della disposizione degli scaffali ma nei grandi supermercati spesso siamo obbligati a seguire un percorso senza accorgercene. Il percorso “obbligato” è infatti creato senza barriere architettoniche ma seguendo i bisogni primari degli acquirenti tipo il pane, la pasta, il latte e le verdure; seguendo questi percorsi ci troveremo con il 60-70% di prodotti in più di quanto avevamo preventivato.
8. Non puliscono sempre come dovrebbero.
Gli ispettori dell’ Ufficio di Igiene spesso (almeno spero) controllano i supermercati alla ricerca di eventuali irregolarità. Potete però fare una piccola ispezione da soli. Vi può bastare passare il dito sulla parte alta degli scaffali per ritrovarlo pieno di polvere. Se poi vedete delle mosche sappiate che possono portare dei batteri e, infine, se c’è polvere sulle confezioni evitate di comprarle.
 
Tratto da (CLICCA QUI)

2013.09.07 – DIGIUNO PER LA PACE … IL MLNV E’ ANCHE CON PAPA FRANCESCO!

DIGIUNO PER LA PACE IL MLNV E' COL PAPA


«Con l’idolo del potere in ogni violenza facciamo rinascere Caino» Papa Francesco chiede la pace in Siria

settembre 7, 2013 Redazione
Oltre 40 mila persone alla veglia di preghiera per la Siria. Il pontefice: «Abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata. Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte»
Papa Francesco a Rio de Janeiro«Quando l’uomo pensa solo a se stesso, ai propri interessi e si pone al centro, quando si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere, quando si mette al posto di Dio, allora guasta tutte le relazioni, rovina tutto; e apre la porta alla violenza, all’indifferenza, al conflitto». Sabato sera, nella veglia di preghiera al termine della giornata di digiuno per la pace nel mondo e in particolare in Siria, papa Francesco ha rivolto un appello potente al cuore di ogni uomo, sia esso il semplice cristiano, il non credente o il potente del mondo. All’invito lanciato domenica scorsa all’Angelus hanno risposto oltre 40 mila persone in piazza San Pietro, senza contare le adesioni dei cristiani nelle diocesi di tutto il mondo.
L’ARMONIA DELL’UNIVERSO.
Il Papa ha mosso la sua riflessione partendo dalla Genesi e dalla descrizione dell’«armonia» dell’universo. «Questo nostro mondo – ha detto – nel cuore e nella mente di Dio è la casa dell’armonia e della pace ed è il luogo in cui tutti possono trovare il proprio posto e sentirsi a casa. Perché è cosa buona. Tutto il creato forma un insieme armonioso, buono, ma soprattutto gli umani fatti ad immagine e somiglianza di Dio sono una unica famiglia in cui le relazioni sono segnate da una fraternità reale». Quando si rompe questa armonia e il mondo precipita nel caos al punto che l’altro diventa il nemico in famiglia e tra le nazioni? «Questo accade quando l’uomo smette di guardare l’orizzonte della bellezza e della bontà ma guarda solo se stesso. Quando l’uomo pone se stesso al centro e si mette al posto di Dio allora guasta tutte le relazioni e apre la porta alla violenza, alla indifferenza e al conflitto».
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RINASCE CAINO.
«Essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri. Quando c’è il caos il fratello da custodire e da amare diventa l’avversario da combattere, da sopprimere. Quante guerre hanno segnato la nostra storia. Basta vedere la sofferenza di tanti fratelli e sorelle. In ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti. Anche oggi ci lasciamo guidare dagli idoli, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte!».
UN’ALTRA STRADA E’ POSSIBILE. 
«E a questo punto mi domando: è possibile percorrere la strada della pace? Invocando l’aiuto di Dio sotto lo sguardo di Maria Salus Populi Romani regina della pace voglio rispondere: sì, è possibile per tutti. Questa sera vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: sì, è possibile per tutti. Vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande fino a chi governa le nazioni, dicessimo: sì, lo vogliamo. Anzi vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazioni, rispondesse: Sì, lo vogliamo! La mia fede cristiana – la mia fede cristiana – mi spinge a guardare alla Croce. Come vorrei che per un momento tutti gli uomini e le donne di buona volontà guardassero alla Croce! Lì si può leggere la risposta di Dio: lì, alla violenza non si è risposto con violenza, alla morte non si è risposto con il linguaggio della morte. Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace».
La meditazione del Papa è stata preceduta dalla recita del rosario, da letture bibliche, da commenti ai misteri di santa Teresa di Gesù Bambino, da momenti di silenzio e da assoli di musica d’arpa e di violino. Dopo la meditazione del Papa, la veglia è proseguita con l’adorazione eucaristica.
Ecco il testo integrale della meditazione del pontefice:
«Dio vide che era cosa buona» (Gen 1,12.18.21.25). Il racconto biblico dell’inizio della storia del mondo e dell’umanità ci parla di Dio che guarda alla creazione, quasi la contempla, e ripete: è cosa buona. Questo, carissimi fratelli e sorelle, ci fa entrare nel cuore di Dio e, proprio dall’intimo di Dio, riceviamo il suo messaggio. Possiamo chiederci: che significato ha questo messaggio? Che cosa dice questo messaggio a me, a te, a tutti noi?
1. Ci dice semplicemente che questo nostro mondo nel cuore e nella mente di Dio è la “casa dell’armonia e della pace” ed è il luogo in cui tutti possono trovare il proprio posto e sentirsi “a casa”, perché è “cosa buona”. Tutto il creato forma un insieme armonioso, buono, ma soprattutto gli umani, fatti ad immagine e somiglianza di Dio, sono un’unica famiglia, in cui le relazioni sono segnate da una fraternità reale non solo proclamata a parole: l’altro e l’altra sono il fratello e la sorella da amare, e la relazione con il Dio che è amore, fedeltà, bontà si riflette su tutte le relazioni tra gli esseri umani e porta armonia all’intera creazione. Il mondo di Dio è un mondo in cui ognuno si sente responsabile dell’altro, del bene dell’altro. Questa sera, nella riflessione, nel digiuno, nella preghiera, ognuno di noi, tutti pensiamo nel profondo di noi stessi: non è forse questo il mondo che io desidero? Non è forse questo il mondo che tutti portiamo nel cuore? Il mondo che vogliamo non è forse un mondo di armonia e di pace, in noi stessi, nei rapporti con gli altri, nelle famiglie, nelle città, nelle e tra le nazioni? E la vera libertà nella scelta delle strade da percorrere in questo mondo non è forse solo quella orientata al bene di tutti e guidata dall’amore?
2. Ma domandiamoci adesso: è questo il mondo in cui viviamo? Il creato conserva la sua bellezza che ci riempie di stupore, rimane un’opera buona. Ma ci sono anche “la violenza, la divisione, lo scontro, la guerra”. Questo avviene quando l’uomo, vertice della creazione, lascia di guardare l’orizzonte della bellezza e della bontà e si chiude nel proprio egoismo. Quando l’uomo pensa solo a sé stesso, ai propri interessi e si pone al centro, quando si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere, quando si mette al posto di Dio, allora guasta tutte le relazioni, rovina tutto; e apre la porta alla violenza, all’indifferenza, al conflitto. Esattamente questo è ciò che vuole farci capire il brano della Genesi in cui si narra il peccato dell’essere umano: l’uomo entra in conflitto con se stesso, si accorge di essere nudo e si nasconde perché ha paura (Gen 3,10), ha paura dello sguardo di Dio; accusa la donna, colei che è carne della sua carne (v. 12); rompe l’armonia con il creato, arriva ad alzare la mano contro il fratello per ucciderlo. Possiamo dire che dall’armonia si passa alla “disarmonia”? Possiamo dire questo, che dall’armonia si passa alla “disarmonia”? No, non esiste la “disarmonia”: o c’è armonia o si cade nel caos, dove c’è violenza, contesa, scontro, paura…
Proprio in questo caos è quando Dio chiede alla coscienza dell’uomo: «Dov’è Abele tuo fratello?». E Caino risponde: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9). Anche a noi è rivolta questa domanda e anche a noi farà bene chiederci: Sono forse io il custode di mio fratello? Sì, tu sei custode di tuo fratello! Essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri! E invece, quando si rompe l’armonia, succede una metamorfosi: il fratello da custodire e da amare diventa l’avversario da combattere, da sopprimere. Quanta violenza viene da quel momento, quanti conflitti, quante guerre hanno segnato la nostra storia! Basta vedere la sofferenza di tanti fratelli e sorelle. Non si tratta di qualcosa di congiunturale, ma questa è la verità: in ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti! E anche oggi continuiamo questa storia di scontro tra i fratelli, anche oggi alziamo la mano contro chi è nostro fratello. Anche oggi ci lasciamo guidare dagli idoli, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte!
Dopo il caos del Diluvio, ha smesso di piovere: si vede l’arcobaleno e la colomba porta un ramo di ulivo. Penso anche oggi a quell’ulivo che rappresentanti delle diverse religioni abbiamo piantato a Buenos Aires, in Piazza de Mayo nel 2000, chiedendo che non sia più caos, chiedendo che non sia più guerra, chiedendo pace.
3. E a questo punto mi domando: E’ possibile percorrere un’altra strada? Possiamo uscire da questa spirale di dolore e di morte? Possiamo imparare di nuovo a camminare e percorrere le vie della pace? Invocando l’aiuto di Dio, sotto lo sguardo materno della Salus populi romani, Regina della pace, voglio rispondere: Sì, è possibile per tutti! Questa sera vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: Sì, è possibile per tutti! Anzi vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazioni, rispondesse: Sì, lo vogliamo! La mia fede cristiana – la mia fede cristiana – mi spinge a guardare alla Croce. Come vorrei che per un momento tutti gli uomini e le donne di buona volontà guardassero alla Croce! Lì si può leggere la risposta di Dio: lì, alla violenza non si è risposto con violenza, alla morte non si è risposto con il linguaggio della morte. Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace. Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani e i fratelli delle altre Religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace! Ognuno si animi a guardare nel profondo della propria coscienza e ascolti quella parola che dice: esci dai tuoi interessi che atrofizzano il cuore, supera l’indifferenza verso l’altro che rende insensibile il cuore, vinci le tue ragioni di morte e apriti al dialogo, alla riconciliazione: guarda al dolore del tuo fratello – ma, penso ai bambini: soltanto a quelli … guarda al dolore del tuo fratello – e non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l’armonia che si è spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l’incontro! Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l’umanità. Risuonino ancora una volta le parole di Paolo VI: «Non più gli uni contro gli altri, non più, mai!… non più la guerra, non più la guerra!» (Discorso alle Nazioni Unite, 4 ottobre 1965: AAS 57 [1965], 881). «La pace si afferma solo con la pace: la pace si afferma solo con la pace, quella non disgiunta dai doveri della giustizia, ma alimentata dal sacrificio proprio, dalla clemenza, dalla misericordia, dalla carità» (Messaggio per Giornata Mondiale della pace 1976: AAS 67 [1975], 671). Fratelli e sorelle, perdono, dialogo, riconciliazione sono le parole della pace: nell’amata Nazione siriana, nel Medio Oriente, in tutto il mondo! Preghiamo, questa sera, per la riconciliazione e per la pace, lavoriamo per la riconciliazione e per la pace, e diventiamo tutti, in ogni ambiente, uomini e donne di riconciliazione e di pace. Così sia.
Leggi di Più: Siria, oltre 40 mila persone col Papa per chiedere la pace | Tempi.it

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2013.12.15 – UN DOCUMENTARIO DENUNCIA SUI CAMPI DI RECUPERO GAY …


Un film shock che racconta l’inquietante realtà dei campi di riforma per gay, divenuti “soluzione” sempre più diffusa per i genitori di ragazzi omosessuali negli U.S.A.
“Rapito per Cristo” è l’avvincente documentario che denuncia le esperienze di diversi adolescenti americani dopo essere stati portati via dalle loro case e spediti nelle “scuole terapeutiche”  della Repubblica Dominicana al fine di essere trasformati in sani adulti cristiani in un contesto fuori dalla legislazione degli Stati Uniti.
Il docufilm è stato diretto da Kate S. Logan e prodotto da Lance Bass (ex Nsync) ed è attualmente coinvolto in una campagna Kickstarter per poter essere interamente finanziato.
Campi di disciplina, veri e propri riformatori in cui i ragazzi vengono tormentati a suon di sermoni e lavori forzati. 
Una “culture shock therapy” dai metodi così estremi che spesso i ragazzi cercano di rimuovere il tragico vissuto dalla propria mente rifiutando addirittura qualsiasi rapporto o legame con i compagni di disavventure.
Una dittatura che prevede punizioni corporali per chi non rispetta le regole ed il severo programma. 
Il tutto in un clima opprimente di conformità ed impotenza.
Tra gli studenti passati da qui ci sono David, un adolescente gay rapito da casa sua durante le notte, e Tai, una ragazza di Haiti mandata via dalla sua famiglia dopo aver raccontato degli abusi subiti da parte di una donna da bambina.
“Questi ragazzi avevano paura di parlare, paura di raccontare ai genitori cosa stava succedendo, si sentivano soli ed indifesi, senza possibilità di fuga – ha raccontato la regista all’Huffington Post – Speriamo che gli spettatori siano indignati dalle storie e pronti a lottare. 
Tantissimi ragazzi sono morti e continuano a morire in questi campi , e quelli che sopravvivono ne restano traumatizzati.  
Vogliamo mobilitare la gente ad impegnarsi affinchè la legge intervenga per impedire questa tortura”
Il film affronta un tema molto delicato di cui pochi americani sono realmente consapevoli, l’ascesa di un trattamento inappropriato ed offensivo utilizzato nei confronti di adolescenti turbati. 
Molte di queste scuole hanno abusato dei propri allievi in cambio di ingenti somme di denaro ma è giunto il momento di dire la verità.

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2013.12.24 – GESU’ ALMENO CACCIO’ I MERCANTI DAL TEMPIO…


Debole e inadeguato il ragguaglio del papa a proposito della protesta dei Popoli della penisola iniziata il nove dicembre.
Troppo comodo auspicare la non-violenza dei dimostranti e fingere  di non sapere la verità sugli abusi, le atrocità, i crimini, il razzismo e gli inganni commessi quotidianamente dallo stato italiano contro i Popoli di cui illegalmente occupa e colonizza le rispettive patrie terre da oltre cento e cinquant’anni.
Gesù, almeno, ha avuto il coraggio di cacciare i mercanti dal tempio.
WSM
Venetia, 24 dicembre 2013
Sergio Bortotto, Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio


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A COSA CI STA PORTANDO QUEST’ITALIA

Ieri facendo un giro d’ispezione nei parcheggi dell’autorimessa del parco ho trovato un anziano che girovagava.
Era vestito di miseri indumenti e coperto con un giubbetto di plastica tenuto “abbottonato” con un ago di sicurezza sul davanti.
Teneva tra le mani  un piccolo pezzo di rame raccolto chissà dove … e non sapeva come giustificare la sua presenza in quei meandri.
Con la voce tremolante, probabilmente per il controllo, mi ha detto che quel pezzo di rame oggi lo avrebbe sfamato.
Ho guardato il volto di quell’uomo, forse ottantenne, quasi certamente con una pensione da fame, probabilmente dopo una vita di duro lavoro, obbligato a rammendare i suoi indumenti col filo di ferro e a racimolare qualcosa da terra per mangiare.
Non ho retto il suo sguardo mite e quasi rassegnato.
La sincerità dei suoi occhi mi ha scavato dentro … e mi sono vergognato di tutte le cose inutili che posseggo e del superfluo a cui talvolta conferisco troppa importanza.
L’ho congedato stringendogli la mano libera dal quel pezzo di rame che tratteneva con tanta speranza.
E’ sparito in un attimo e non sono poi riuscito a raggiungerlo.
Col rimorso per non aver aggiunto a quel pezzo di rame qualche soldo e un briciolo di conforto sono tornato alla luce del sole con l’amarezza nel cuore.
Poi, una mesta letizia ha pervaso il resto del giorno.
A cosa ci hanno portato, apriamo gli occhi finché siamo in tempo e non abituiamoci a questo silenzioso decadimento.

WSM
Venetia 16 ottobre 2019
Sergio Bortotto
Presidente del MLNV e del GVP