QUANDO IL PONTEFICE SARA’ ITINERANTE

«Arriverà un giorno in cui il Pontefice sarà itine­rante… raggiungerà le terre più lontane e più abban­donate…».
La tradizione esigeva che il Segretario di Stato rimanesse co­stantemente a fianco del Pontefice.
Ma quando il cardinale Pa­celli divenne Segretario di Stato, questa tradizione radicata nel tempo cambiò completamente.
Il cardinale Pacelli, dopo le sue esperienze di Nunzio Apo­stolico in Germania, era fermamente convinto dell’efficacia del «contatto diretto» con le persone che affrontavano i grandi pro­blemi della politica e con il popolo, con la gente, con i fedeli sparsi nel mondo, che mai avrebbero avuto la possibilità d’in­contrare il Pontefice.
Così, il cardinale Pacelli, avviò quella che negli ambienti va­ticani veniva chiamata «la rivoluzione itinerante».
Quale Delegato Pontificio, rappresentò il Pontefice in Fran­cia, in Brasile, negli Stati Uniti d’America.
E in tante altre parti del mondo.
Pio XI aveva ben accolto «questo nuovo modo di gestire i rapporti con l’estero», anche alla luce degli ottimi risultati che si raccoglievano ovunque.
Rientrando dal Congresso Eucaristico Internazionale di Bue­nos Aires il cardinale Pacelli, che Pio XI chiamava bonariamen­te «l’oratore di Pentecoste», nell’entusiasmo del momento, dis­se che: «… arriverà un giorno nel quale il Pontefice sarà itine­rante, raggiungerà le terre più lontane e più abbandonate, incontrerà i fedeli e i capi di Stato… e questa semina finirà per da­re frutti abbondanti e preziosi».
E così è avvenuto, soprattutto per il pontificato di Giovanni Paolo II, durante il quale il Pontefice ha visitato, come aveva profetizzato Pio XII, «le terre più lontane e più abbandonate».
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