2011.05.17 – L’ESPOSIZIONE DEL CROCEFISSO NELLE AULE SCOLASTICHE ITALIANE

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L'obbligo di affiggere i crocifissi nelle scuole fu istituito con i Regi Decreti 965/1924 e 1297/1928, ai sensi dello Statuto albertino, in epoca fascista.
Il Consiglio di Stato si espresse a favore della presenza dei crocifissi nelle scuole nel 1988, nonostante il Cattolicesimo non fosse più religione di stato.
Ma nel 1997 la Corte Costituzionale dice l'esatto contrario, esprimendo parere contrario sulla presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche, specie durante le votazioni.
Il 3 novembre 2009 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ha stabilito che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce "una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" nonché una violazione alla "libertà di religione" degli alunni.
La direttiva è contenuta in una sentenza emessa su un ricorso presentato da una cittadina finlandese naturalizzata italiana.
Il 18 marzo 2011, la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo con sentenza d'appello definitiva ha accolto il ricorso presentato dall'Italia, assolvendola dalla precedente accusa e stabilendo che la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche non costituisce una "violazione dei diritti umani".
Ciò premesso fa riflette che con tutti i veri problemi che ci sono sui diritti umani l'italia, che per prima calpesta il diritto all'utodeterminazione del Popolo Veneto e degli altri Popoli della penisola , ricorre alla Corte europea e questa in men che non si dica si pronuncia… che solerzia!
Esporre il crocifisso nelle aule scolastiche o in altri luoghi pubblici, dunque,  è un fattore strettamente religioso o che riguarda la nostra cultura e le nostre tradizioni popolari?
 
Il crocifisso nelle scuole italiane By Rai Vaticano | Aprile 9, 2011 – questo articolo e i commenti sono tratti da: clicca qui
 
A distanza di quasi un mese dalla sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo sulla esposizione obbligatoria del crocifisso nelle aule scolastiche, non si placano le polemiche sollevate dalle associazioni atee, particolarmente attive contro i simboli religiosi e nelle campagne contro Benedetto XVI, specie in occasione di un viaggio apostolico del Papa.
Avviene però che quanto più inveiscono contro di Lui, tanto più la gente è interessata ad ascoltarlo.
Come infatti notavano Gramsci e Lenin, “è un errore affermare esplicitamente posizioni atee nei Paesi di tradizione cristiana, perché si contribuisce a ravvivare le radici culturali e la fede in quei fedeli presso i quali si era assopita”.
Ricordiamo che con la sentenza del 18 marzo scorso sul caso Lautsi contro l’Italia, la Grande Camera della Corte Europea dei diritti dell’uomo ha rovesciato, con una maggioranza di 15 voti contro 2, il verdetto di prima istanza, che aveva ritenuto contraria all’articolo 2 del Protocollo 1 annesso alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo l’esposizione del Crocifisso nelle scuole pubbliche italiane.
L’articolo 2 del Protocollo tutela “il diritto dei genitori a che venga assicurato ai propri figli un insegnamento conforme alle loro convinzioni religiose e filosofiche”.
La sentenza di primo grado aveva suscitato aspre critiche negli ambienti cattolici non solo italiani, ma anche di altri paesi in cui la religione cattolica è preponderante.
Otto governi sono intervenuti a sostegno del ricorso presentato dal nostro esecutivo.
Anche un laico o un ateo può essere portato a considerare che la presenza del crocifisso nelle scuole italiane sia del tutto tollerabile.
Probabilmente nella odierna sentenza la Corte Europea si è rifatta alla decisione del 15 febbraio del 2001 sul caso Dahlab contro la Svizzera.
In questa vicenda la Corte aveva ritenuto che fosse legittima l’interdizione fatta ad una insegnante di indossare un foulard islamico in classe, interdizione motivata dalla necessità di preservare il sentimento religioso prevalente degli allievi.
Altro argomento trattato dalla Corte è che la presenza del Crocifisso non è associata in Italia ad un insegnamento obbligatorio, poiché nelle scuole italiane viene parallelamente offerto uno spazio ad altre religioni.
Nella stessa sentenza si rileva poi che i simboli religiosi nelle scuole pubbliche sono espressamente previsti in Italia, Austria e Polonia e sono tollerati in Grecia, Irlanda, Malta, San Marino e Romania.
L’eurodeputato Oreste Rossi, combattivo promotore del ricorso, ha espresso al nostro blog ”grande soddisfazione, perché è stato riaffermato l’obbligo di presenza del crocefisso.
Esso non può essere ritenuto indottrinamento da parte dello Stato, in quanto è un simbolo essenzialmente passivo, e la sua influenza sugli alunni non può essere paragonata all’attività didattica degli insegnanti”.
Anche padre Federico Lombardi è intervenuto sull’argomento, riconoscendo che “secondo il principio di sussidiarietà è doveroso garantire ad ogni Paese un margine di apprezzamento quanto al valore dei simboli religiosi nella propria storia culturale e identità nazionale e quanto al luogo della loro esposizione.
In caso contrario, in nome della libertà religiosa, si tenderebbe a limitare o persino a negare questa libertà.
Una gran parte degli europei sono convinti del ruolo determinante dei valori cristiani nella loro storia, ma anche nella costruzione unitaria europea e nella sua cultura di diritto e libertà”.
Giancarlo Cocco
 
Alcune considerazioni personali espresse on-line su questo articolo:
 
Non è il Crocifisso ad essere appeso alla pareti ma le pareti ad essere appesi al Crocifisso.
 
Se togli il Crocifisso crolla la società, la civiltà, l’uomo stesso….
 
Non riesco a capire il perchè di tante polemiche sul crocifisso…
 
Facciamo tante storie per vedere se è giusto lasciare esposto o no il crocifisso , quando ti volti da qualsiasi parte e quante cose vediamo che offendono o sono provocatorie??
Ricordiamo invece che il crocifisso è un “simbolo”!
E’ forse il simbolo di qualcosa offensiva per la dignità umana, la giustizia, la fraternità, l’Amore?
E’ un simbolo polisemico, come ha sostenuto la difesa dell’Italia davanti alla CEDU.
E perciò è normale che qualcuno vi possa vedere un’offesa per la dignità umana, la giustizia, la fraternità, l’amore.
Anche la falce e il martello è un simbolo in cui molti vedono libertà, giustizia, fraternità e amore.
Molti, ma non tutti.
Per cui è giusto che non sia esposto nelle aule scolastiche. 
Anche la Croce Rossa, per il rispetto di tutti, ha cambiato il simbolo.
 
Io ritengo che questa campagna denigratoria contro il CROCIFISSO (in maiuscolo perchè lo rispetto) sia pretestuosa, perchè probabilmente mossa da determinati gruppi che cercano, evidentemente, di assestare colpi decisivi a quanto di positivo e sacro resta di un genere umano ormai sempre più in declino.
Mi domando: Perchè nessuno contesta le scritte sui muri degli edifici, delle case, delle scuole, dei cimiteri, che inneggiano alla violenza, agli insulti, all’ odio e al diprezzo del prossimo?
Non turbano le coscienze?
 
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