RUSSIA

2022.05.16 – LA RUSSIA RIVELA ALL’ONU LE PROVE DEL TENTATIVO DI GENOCIDIO DA PARTE DELL’ASSE USA-UCRAINA

Il 13 Maggio è stata indetta una riunione d’emergenza al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sui laboratori biologici segreti in Ucraina. Di seguito un estratto delle dichiarazioni del Rappresentante Permanente Vassily Nebenzia .

“Minacce alla pace e alla sicurezza internazionale”

Continuiamo a ricevere prove documentali molto preoccupanti che il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti è direttamente coinvolto nell’attuazione in quel paese di pericolosi progetti biologici che hanno i tratti caratteristici di un programma biologico militare segreto. Questa attività è stata intrapresa nel mezzo dell’Europa orientale e vicino ai confini occidentali della Russia, ponendo così una vera minaccia alla sicurezza biologica del nostro paese, della regione e del mondo intero, se si tiene conto della natura transfrontaliera delle minacce biologiche.

Solo la nostra operazione militare speciale è stata in grado di fermare questa pericolosa attività. Sono trascorsi due mesi dal nostro ultimo incontro su questo argomento, in cui sono emerse nuove prove. Abbiamo fatto circolare tutto il materiale nel Consiglio di Sicurezza. Permettetemi di attirare la vostra attenzione sui pezzi più eloquenti. Come deduciamo dai documenti del Progetto 3007 “Monitoraggio della situazione epidemiologica e ambientale relativa alle malattie pericolose di origine acquatica in Ucraina”, gli specialisti ucraini, sotto la supervisione di scienziati americani, hanno raccolto sistematicamente campioni d’acqua in alcuni dei principali fiumi ucraini, incluso il Dnepr , Danubio e Dniester, nonché nel canale della Crimea settentrionale. L’obiettivo era determinare la presenza di agenti patogeni particolarmente pericolosi, inclusi colera, tifo, epatite A ed E, e trarre conclusioni sulla loro possibile diffusione nell’acqua per valutare le proprietà di danno dei campioni selezionati. Tutti i ceppi raccolti sono stati successivamente esportati negli USA. Si pone una domanda: per cosa? Perché gli Stati Uniti hanno bisogno di una raccolta di agenti patogeni pericolosi che possono diffondersi nei fiumi di quella regione? Basterà un breve sguardo alla mappa delle risorse idriche dell’Ucraina perché chiunque si renda conto che i risultati di questa “ricerca scientifica” possono essere utilizzati per avviare un disastro biologico, e non solo in Russia, ma anche nel Mar Nero e nel Mar d’Azov , nonché nell’Europa orientale, comprese Bielorussia, Moldova e Polonia.

I documenti indicano che il regime di Kiev ha tentato di ottenere l’accesso alle opportunità tecniche per la consegna di agenti biologici pericolosi per via aerea. L’anno scorso l’Ucraina ha inviato una richiesta al produttore turco di UAV Baykar Makina in merito alla possibilità di dotare i droni Bayraktar di apparecchiature che consentano loro di spruzzare più di 20 litri di aerosol durante il volo per più di 300 chilometri. Una copia di questa lettera è inclusa nella serie di documenti che abbiamo fatto circolare in Consiglio il 19 aprile. Se dotato di tale sistema di aerosol e con un raggio di volo di 300 chilometri, un tale drone rappresenterà una vera minaccia di spruzzare pericolosi aerosol biologici sul territorio della Russia. Nel gennaio 2022, l’Ucraina avrebbe acquistato tramite organizzazioni intermediarie più di 50 dispositivi di questo tipo, che possono essere utilizzati per applicare formulazioni biologiche e sostanze chimiche tossiche. Il 9 marzo 2022, tre velivoli senza pilota dotati di contenitori da 30 litri e apparecchiature sprinkler sono stati rilevati da unità di ricognizione russe nella regione di Kherson. Alla fine di aprile, altri 10 sono stati trovati vicino a Kakhovka. Il ministero della Difesa russo ha ottenuto prove scioccanti che alcuni progetti attuati dal Pentagono sul territorio dell’Ucraina mettono a rischio la vita e la salute dei volontari, cittadini ucraini. La documentazione del progetto UP-8 prevede che gli incidenti “minori” con i soggetti del test devono essere segnalati al Comitato etico degli Stati Uniti entro 72 ore, mentre gli incidenti gravi, inclusa la morte di volontari, devono essere segnalati entro 24 ore. Significa che quegli esperimenti inizialmente ammettevano la possibilità di un esito letale, sebbene la documentazione ufficiale del progetto scrivesse solo sulla raccolta standard di campioni di sangue. Che tipo di prelievo di sangue era se i soggetti del test potessero morire in seguito?

Parte della collezione del laboratorio veterinario non è stata distrutta in fretta. Specialisti russi hanno scoperto lì agenti patogeni che non sono caratteristici della medicina veterinaria, come tifo, febbre paratifoide e cancrena gassosa. L’ultima volta abbiamo parlato di un forte aumento dell’incidenza della tubercolosi nelle Repubbliche popolari di Donetsk e LuganskQuei casi sono stati causati da un nuovo patogeno della tubercolosi multi resistente. Ora abbiamo motivo di credere che non sia stata una coincidenza. Abbiamo condotto un’indagine su un incidente biologico avvenuto nel distretto di Slavyanoserbsky della LPR nel 2020. Come si è scoperto, nel villaggio di Stepovoe i volantini realizzati sotto forma di banconote false sono stati infettati dall’agente della tubercolosi e distribuiti tra i minori. L’idea era che dopo aver maneggiato denaro, i bambini spesso maneggiano il cibo senza prima lavarsi le mani. L’analisi ha rivelato che quei volantini erano stati contaminati da un agente patogeno della tubercolosi altamente attivo, resistente alla maggior parte dei farmaci anti-tubercolosi. I volantini non avrebbero potuto essere infettati naturalmente, da qualcuno che è malato di tubercolosi, perché la concentrazione dell’agente patogeno era troppo alta. Non sarebbe durato in condizioni naturali, alla luce del sole che produce un effetto battericida. Quindi ci sono tutti segni di contaminazione deliberata e artificiale dei volantini con biomateriale altamente patogeno. Fortunatamente, questi volantini nel villaggio di Stepovoe non hanno fatto danni. Ma se messi insieme, tutti questi fatti confermano una tendenza molto allarmante. Ora farò un punto su un altro episodio che dimostra ancora una volta come il regime di Kiev e i suoi sponsor occidentali si sentono davvero nei confronti del popolo ucraino. Ci sono dati secondo i quali scienziati statunitensi di un laboratorio di Merefa hanno testato farmaci biologici potenzialmente pericolosi su pazienti dell’ospedale psichiatrico clinico regionale n. 3 di Kharkov. Esperimenti disumani simili si sono svolti presso l’ospedale psichiatrico n. 1 nel villaggio di Streleche nella regione di Kharkov. La principale categoria di soggetti era un gruppo di pazienti maschi di età compresa tra 40 e 60 anni con un alto stadio di esaurimento fisico. Questa ricerca era segreta, tutto il personale coinvolto doveva firmare un accordo di riservatezza. Per nascondere la loro affiliazione negli Stati Uniti, gli esperti di ricerca biologica hanno viaggiato attraverso paesi terzi. Man mano che emergono ulteriori informazioni sull’attività dei biolab in Ucraina, emergono ulteriori domande agli alleati NATO degli Stati Uniti. Nuovi documenti rivelano che solo tra il 2016 e il 2019, tremilacinquecento campioni di siero di sangue di cittadini che vivono in 25 regioni dell’Ucraina sono stati prelevati da epidemiologi militari dell’Istituto di microbiologia della Bundeswehr. Mi chiedo, cosa per l’esercito tedesco avrebbe bisogno di materiali biologici del popolo ucraino?

Abbiamo anche documenti che confermano il coinvolgimento della Polonia nella ricerca biologica in Ucraina, condotta insieme ai principali contraenti del Pentagono (in particolare, il Battelle Institute con sede negli Stati Uniti). Signor Presidente, Credo che oggi i nostri colleghi occidentali lanceranno un’altra parte di accuse infondate legate alla “propaganda”. Ecco perché prestiamo molta attenzione alla raccolta di un corpus di prove e facciamo circolare regolarmente nel Consiglio di Sicurezza e nell’Assemblea Generale i documenti originali che vengono a disposizione del nostro Ministero della Difesa. Tutti possono accedervi. Sono centinaia di pagine, firmate da funzionari concreti di Ucraina e Stati Uniti. I documenti aiutano a capire meglio cosa esattamente il regime di Kiev e i suoi sponsor occidentali vorrebbero nascondere alla comunità globale.

Questi sono segnali molto allarmanti, soprattutto alla luce del fatto che la legislazione statunitense consente l’attività biologico-militare e che la legislazione nazionale in questo settore è superiore a quella internazionale in quel paese. Consentitemi di chiedere ai rappresentanti dell’Ucraina: se l’attività che svolgete nei biolab in Ucraina e nel mondo intero è pacifica come dite, allora perché non accettate di metterla sotto il controllo internazionale e perché impedite alla comunità internazionale di avere tutti gli strumenti necessari a tal fine? Questo sarebbe il modo più semplice per spazzare via tutti i dubbi e le accuse, se davvero sono assolutamente infondate come dici tu. Sfortunatamente, finora si suggerisce solo una spiegazione: hai qualcosa da nascondere. Colleghi, Abbiamo raccolto una quantità considerevole di materiali che puntano direttamente alle violazioni della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche da parte degli Stati Uniti e dell’Ucraina. Continueremo a raccogliere e analizzare i dati rilevanti. Poiché la parte statunitense si rifiuta di prendere parte a qualsiasi discussione costruttiva su questo argomento, intendiamo attivare i meccanismi previsti negli articoli 5 e 6 della BWC. Non appena avremo finito di raccogliere i materiali, li sottoporremo al Consiglio di Sicurezza per un’indagine. Ci auguriamo che ci consentirà di frenare le attività biologiche militari che rappresentano una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale e di portare i responsabili a renderne conto.Grazie.

Fonte


L’informazione libera e indipendente ha bisogno del tuo aiuto. Ora più che mai… Database Italia non riceve finanziamenti e si mantiene sulle sue gambe. La continua censura, blocchi delle pubblicità ad intermittenza uniti agli ultimi attacchi informatici non ci permettono di essere completamente autosufficienti.
Fai una donazione seguendo il link sicuro qui sotto
SOSTIENI DATABASE ITALIA

2022.05.09 – IN DONBAS COMBATTETE PER LA PATRIA E PER IL SUO FUTURO

“In Donbas combattete per la patria e per il suo futuro”

“Oggi, le milizie del Donbass, insieme ai soldati dell’esercito russo, stanno combattendo sulla loro terra, dove Svyatoslav e Vladimir Monomakh, i soldati Rumyantsev e Potemkin, i soldati Suvorov e Brusilov, dove gli eroi della Grande Guerra Patriottica – Nikolay Vatutin, Sidor Kovpak e Lyudmila Pavlichenko si sono battuti fino alla morte.

Mi rivolgo ora alle nostre forze armate e alla milizia del Donbass.

State combattendo per la madrepatria, per il suo futuro, affinché nessuno dimentichi le lezioni della seconda guerra mondiale.

Affinché non ci sia posto nel mondo per i boia, i punitori e i nazisti”, le parolòe di Putin nel corso del suo intervento per il Giorno della Vittoria.

Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

TRATTO DA

2022.04.16 – UCRAINA. UNO SCOMODO TESTIMONE

Eugenio Miccoli intervista Giorgio Bianchi (EMi_story – 2018)
Giorgio Bianchi, fotoreporter, giornalista e documentarista è stato bloccato la mattina del primo maggio all’aeroporto di Kiev.
Per il Governo ucraino è persona non gradita.
E per cinque anni non potrà fare ritorno in Ucraina dove si stava recando per un documentario sul Donbass.
Giorgio e la sua fotocamera hanno visto molte cose come , ad esempio ciò che è successo davvero a Maidan.
Cose che lui ci rivela in questa intervista esclusiva dove non nasconde nulla, neppure le sconvolgenti immagini che ha scattato.
È facile allora capire perché Giorgio, in Ucraina, sia persona non gradita.
È solo un altro modo per definire un testimone scomodo.
03/04/2018 Roma, intervista e montaggio di Eugenio Miccoli
Sostieni il mio lavoro https://mepiu.it/sostieni

GUARDA QUESTO FILMATO

E’ SPAVENTOSO! BIOLAB IN UCRAINA – MINISTRO DELLA DIFESA DELLA FEDERAZIONE RUSSA

Non ascoltate quello che si dice in occidente, in Europa e in italia.
Tutto è mistificato e comprenderete un’altr verità.

BioLAb in Ucraina – ministro della difesa della Federazione Russa

BRIEFING DEL MINISTERO DELLA DIFESA RUSSO … DETTAGLI SUI LABORATORI PER LA PROLIFERAZIONE DI ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA!
CONDIVIDIAMO AL MASSIMO, TUTTI DEVONO SAPERE LA VERITA’!!!

L’America è finanziatrice di queste atrocità, la verità non può essere nascosta per sempre. Ora vediamo cosa farà il fallito Biden, dovrà rispondere al mondo di questo crimine. In America tutti stanno apprendendo questa realtà, i media non riusciranno a nascondere a lungo la verità.

CLICCA QUI

L’ARRESTO DI UN NOTA MILITANTE NEO-NAZI DELL’AZOV (UCRAINA), NOME IN CODICE “LA PESTE”

Non ascoltate quello che si dice in occidente, in Europa e in italia.
Tutto è mistificato e comprenderete un’altr verità.

L’arresto di Julia Paevskaja, nota militante neo-nazi dell’Azov, nome in codice “La Peste”.
l video dell’arresto di una donna, membro del battaglione AZOV, nome di battaglia “La Peste”.
Cercava di fuggire, portando con sè due bambini, ai quali ha ucciso i genitori

Fonte: canale telegram donbass

clicca qui

 

UCRAINA. LA VERITÀ CHE NON CI PIACE (O NON CI FANNO) SENTIRE

Dario Rivolta.

di Dario Rivolta * –

Non avrei voluto continuare a scrivere di Ucraina né parlare ancora di questa guerra che non piace a nessuno. I morti, le distruzioni, la miseria e i drammi che implica sono un colpo al cuore per tutti. Tuttavia, il vergognoso servilismo della stampa dominante e l’ipocrisia di chi si dispera solo per i morti di una parte e non dell’altra, non consentono alla mia coscienza di analista di politica internazionale e di osservatore critico della realtà di tacere in merito alle falsità che continuano ad essere diffuse. La propaganda è sempre stata in ogni guerra uno degli strumenti usati per attirare il consenso verso se stessi e cercare di nullificare quello dei “nemici”. Non ci sarebbe quindi da stupirsi che anche questa volta ognuno vi ricorra. Ciò che mi fa specie è che vastissimi settori della nostra società, i nostri politici di ogni partito, il nostro attuale governo siano tutti diventati attori protagonisti di una tragedia che recitano come fosse una farsa.
Capisco chi sinceramente piange nel vedere le immagini di famiglie in fuga e di bambini impauriti e a volte uccisi da bombe, di cui nemmeno capiscono perché e da dove vengano. Non comprendo però perché non abbiano mostrato la stessa sensibilità quando, sotto bombe molto simili e altrettante distruzioni, ciò avveniva in un’altra regione della stessa Ucraina: il Donbass.
Una possibile spiegazione forse esiste: le immagini della guerra di oggi sono profuse a iosa da tutte le televisioni, i discorsi dei politicanti anti-Russia sono continuamente ripetuti in tutti i telegiornali e sembrano tutti concordare tra loro. Del Donbass non si parlava o lo si descriveva solo come una inspiegabile ribellione di alcuni fanatici. Come accettare che possa esistere un diverso punto di vista se chi volesse esprimerlo viene preventivamente censurato o messo alla berlina da chi gestisce il monopolio della verità?
C’è sempre un po’ di pigrizia in ciascuno di noi nell’andare a cercare documenti passati ed è molto più comodo accettare ciò che viene proposto al momento. Se poi il racconto che si sente o si legge sembra convincente e tutti lo ripetono tale e quale, perché mettersi contro la vulgata generale se farla propria è così comodo? Vorrei allora aiutare questi cuori sensibili invitandoli a guardare anche questo video, girate nel 2015 da una giornalista francese nel Donbass. È impossibile che l’abbiate già visto perché, guarda caso, è stato censurato appena fu proposto poiché non rientrava nella narrativa che faceva comodo a chi detiene il vero potere. È in lingua francese, ma le immagini parlano da sole e comunque per noi italiani capire la parlata dei “cugini” non è così difficile.

Se volete veramente vederlo è meglio che vi affrettiate perché temo che, vedendolo scaricato da un po’ di persone, “qualcuno” lo elimini anche da YouTube.
Naturalmente è più facile, e sembra naturale, affermare che la Russia sia un prepotente aggressore guidata da un autocrate, forse pazzo, che sta cercando di ricomporre con la forza l’impero che fu sovietico e che, come prossimo obiettivo, guarderà ai Paesi Baltici, alla Polonia e magari anche oltre. Peccato che questa narrativa sia totalmente falsa e solo frutto di quella propaganda cui accennavo poco sopra.
La verità, verificabile da chiunque si prenda la briga di scorrere gli avvenimenti degli ultimi vent’anni o di guardare le mappe dell’Europa e i confini della NATO come erano negli anni novanta e come sono oggi, è che nessuno può nascondersi cosa sia veramente accaduto in questi anni e il perché di ciò che accade oggi.
Nessuno vuole o può nascondere i morti civili in tutto il territorio ucraino da che le truppe russe vi sono entrate. Le immagini di palazzi sventrati e di persone di ogni età che si rifugiano negli scantinati sono vere (esattamente lo stesso di quanto accadeva nel Donbass sotto il tiro delle artiglierie dell’esercito ufficiale ucraino) ed è terribile e scandaloso che ciò succeda a pochi chilometri da casa nostra, nell’Europa che si pensa civilizzata. Ma rendersi conto del perché stia succedendo non è superfluo o poco importante.
Il conflitto Russia-Ucraina è stato coltivato da anni, ma non per l’appetito di un feroce Putin che voleva sentirsi il nuovo zar, bensì perché gli Stati Uniti e i loro “amici” polacchi hanno continuato a usare l’Ucraina come parte del loro strategico disegno di annientare la Russia o di renderla un vassallo dei propri interessi politici ed economici.
Questa guerra poteva essere certamente evitata. Bastava concordare che l’Ucraina restasse neutrale e indipendente come lo fu l’Austria dal dopoguerra. Perché si voleva a tutti i costi che entrasse a far parte della NATO? A chi servirebbe? E per fare cosa? Se lo domandino tutti i pacifisti di oggi e trovino una risposta sincera!
La domanda che Mosca sta avanzando da più di vent’anni per le normali vie diplomatiche è di non avere basi NATO sulla porta di casa. Questa domanda noi occidentali abbiamo sempre fatto finta di non sentirla e, al contrario, abbiamo continuato a incoraggiare gli oligarchi e i politici ucraini convincendoli che si trattava di una questione di tempo. La NATO e la UE li stavano aspettando a braccia aperte. Nel frattempo, mandavamo quantità crescenti di armi, invitavamo i loro soldati a partecipare alle manovre militari congiunte con l’Alleanza e inondavamo quel Paese di soldi e di “consiglieri” civili e militari.
I veri criminali, i responsabili delle morti che dobbiamo vedere con raccapriccio siamo proprio noi, gli americani e gli europei. Ancora peggio: tutti abbiamo sempre saputo che, in caso di attacco russo (che volevamo credere “impossibile” nei fatti) l’esercito ucraino non sarebbe stato in grado di far fronte a quello russo, molto più forte. Tutti i nostri politici che hanno incontrato negli ultimi mesi i vertici di Kiev hanno continuato a rassicurarli, sapendo di mentire, che non li avremmo abbandonati. In realtà, nessuno in Europa o negli USA ha mai veramente pensato che la NATO avrebbe mandato, nemmeno all’occorrenza, proprie truppe. Farlo, lo sapevamo, avrebbe significato, come lo stesso Biden ha detto, l’inizio di una terza guerra mondiale e noi non lo volevamo.
Anche oggi tutti sappiamo che, prima o poi, il governo ucraino dovrà cedere e venire a patti con gli inviati di Putin. Perché allora continuare a mandare altre armi, glorificare la loro (inaspettata) resistenza, fingere di poter vincere pur essendo consci che ogni giorno di guerra in più significa altri bombardamenti e altre morti? La spiegazione sta nel fatto che, ancora una volta, da parte occidentale questa è una guerra per procura. A nessuno, a Washington e a Bruxelles, interessa la sorte degli ucraini: l’obbiettivo è Putin in persona.
Ogni giorno in più di guerra è un danno per il regime moscovita. Putin aveva sottovalutato la resistenza ucraina e pensava che in una settimana o poco più l’Ucraina sarebbe stata così sopraffatta da essere costretta a venire a patti. Il prolungamento della guerra sta spolpando, anche grazie alle sanzioni, le capacità economiche e militari della Russia ma è soprattutto l’impatto sull’opinione pubblica di quel Paese ciò cui gli americani puntano. La speranza è che le immagini cruente della guerra e il numero di morti tra i soldati russi inneschi nel popolo russo una crescente disapprovazione verso il loro presidente. Pochi giorni prima dell’invasione, il Levada Center (una società indipendente di sondaggi con sede a Mosca) aveva rilevato che una grande maggioranza di russi sosteneva il riconoscimento delle Repubbliche separatiste e incolpava l’Ucraina e la NATO per quel conflitto. Questi sentimenti hanno cominciato a cambiare dopo lo scoppio di questa guerra e la popolarità di Putin, al suo massimo dopo l’assimilazione della Crimea, ha iniziato una caduta sempre più visibile. Ecco, è questo il vero obiettivo degli USA: togliere di mezzo, attraverso uno sconvolgimento interno magari innescato da quegli oligarchi che sono particolarmente colpiti dalle sanzioni occidentali, un leader che è riuscito a riportare il suo Paese al livello di potenza internazionale, che ha ridato al suo popolo umiliato un senso di appartenenza e di orgoglio nazionale. In particolare, un leader (ecco la sua massima colpa) che ha saputo impedire che multinazionali straniere si impadronissero delle immense ricchezze naturali del suo Paese. Non è un democratico, si dice. Ed è certamente vero che reprime i suoi oppositori. Tuttavia ad ogni elezione (magari con risultati gonfiati ma sostanzialmente veri, come dimostrano tutti i sondaggi indipendenti) la maggior parte degli elettori lo ha riconfermato. Eppure, se teniamo così tanto alla democrazia come noi la intendiamo, come mai stringiamo a noi come cari alleati i Sauditi, Erdogan, e perfino l’ungherese Orban o il polacco Kaczynski? Forse perché loro sono più disponibili ad ascoltare i “suggerimenti” che arrivano da oltre-oceano?
Non mi meravigliano i giornalisti che chiudono volutamente gli occhi davanti alla realtà delle cose, devono pensare al proprio portafoglio o alla loro carriera. Quel che mi stupisce è il becero conformismo di tanta gente che nemmeno vuol veder un poco al di là dell’indottrinamento assillante che li circonda e non si accorge che le libertà di espressione che pensavamo acquisite una volta per sempre ci vengono ridotte ogni giorno di più. Prima con l’emergenza Covid, ora con quella ucraina.

* Già deputato, è analista geopolitico ed esperto di relazioni e commercio internazionali.

Tratto da qui

2022.03.07 – NEL DOMBASS IN OTTO ANNI 14 MILA MORTI…CHI PROTESTAVA?

La Russia “è certamente interessata a garantire che i negoziati con Kiev siano efficaci”, ma non può sottolineare quanto sia stato “scioccante” vedere che la decisione di inviare armi letali all’Ucraina sia stata presa mentre iniziava il primo round di trattative. In un’intervista all’Adnkronos, l’ambasciatore russo a Roma, Sergey Razov, spiega quali sono le linee rosse per Mosca nel negoziato e denuncia l’invio di armi da parte dell’Occidente, armi che saranno usate “per uccidere i militari russi”.
“Le trattative sono iniziate. La nostra posizione, come delineata dal presidente Vladimir V. Putin, è la seguente – ricorda Razov – Status neutrale e non nucleare dell’Ucraina, sua smilitarizzazione e denazificazione, riconoscimento dell’appartenenza alla Russia della Crimea e sovranità delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Abbiamo ripetutamente e ragionevolmente spiegato ciascuna di queste posizioni. Siamo certamente interessati a garantire che i negoziati siano efficaci”.
All’ambasciatore russo “pare” però “scioccante, in questo contesto, che la decisione di fornire armi letali all’Ucraina sia stata presa proprio nel momento in cui le delegazioni russa e ucraina erano sedute al tavolo del primo round di negoziati a Gomel. Di fatto quelle armi saranno usate per uccidere i militari russi, il che, sarete d’accordo, aggiunge ulteriori complicazioni alle relazioni tra Stati”.

La posizione di Sergey Razov, ambasciatore russo a Roma

“Inoltre – accusa Razov – è difficile prevedere in quali mani finiranno queste armi e contro chi potranno essere utilizzate.
Come sapete, decine di migliaia di armi leggere sono già state distribuite alla popolazione civile, compresi elementi criminali ucraini rilasciati dal carcere, che potrebbero svolgere un ruolo in Ucraina e in altre zone di conflitto”.
“La Russia respinge categoricamente le accuse di crimini di guerra”.
Lo dice in un’intervista all’Adnkronos l’ambasciatore russo a Roma, Sergey Razov, commentando l’avvio di un’inchiesta preliminare da parte della Corte penale internazionale dell’Aja sui crimini di guerra che sarebbero stati commessi dalle forze russe in Ucraina.
“Per inciso, né la Russia né l’Ucraina sono membri del tribunale penale internazionale dell’Aja – premette l’ambasciatore – Richiamo l’attenzione sul fatto che negli ultimi otto anni, durante i quali nel Donbass sono state uccise 14.000 persone, compresi i civili, nessuna delle 5.588 denunce presentate dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani alla Corte europea per i diritti umani è stata accolta.
Il doppiopesismo e il pregiudizio sono evidenti”.

Tratto da qui

DICHIARAZIONE DEL PORTAVOCE DEL MINISTERO DELLA DIFESA RUSSO

Tratto da un post di facebook

5 aprile alle ore 09:32
Dichiarazione del portavoce del Ministero della Difesa russo maggior generale Igor Konashenkov:

Abbiamo prestato attenzione agli incessanti tentativi che già da due settimane il quotidiano La Stampa sta mettendo in campo per screditare la missione dei russi che si sono mobilizzati per prestare aiuto agli italiani in difficoltà.

Nascondendosi dietro agli ideali della libertà di parola e del pluralismo di opinioni, La Stampa sta alimentando fake news russofobiche da guerra fredda rimandando a “opinioni” espresse da anonimi “alti funzionari”.
La Stampa, inoltre, non teme di utilizzare tutto ciò che gli autori riescono a inventarsi sulla base delle raccomandazioni che hanno trovato sui libri, a quanto pare ancora validi, di propaganda antisovietica.

Ad esempio, La Stampa ha subito definito “inutile” il materiale russo inviato in Italia per affrontare l’emergenza infettiva, riferendo le opinioni di un qualche maresciallo che sognava disperatamente la vittoria. La maggior parte dei medici e degli epidemiologi russi sono stati definiti dal quotidiano come esperti di guerra biologica. Coloro i quali non hanno avuto l’onore di rientrare in questa categoria sono finiti tra i membri dell’intelligence militare russa.

Tuttavia, sullo sfondo di tali speculazioni, nonostante i sospetti sensazionalistici de La Stampa, invece di condurre una guerra biologica gli epidemiologi giunti in Italia per combattere il coronavirus assieme ai propri colleghi italiani stanno debellando il Covid-19 in 65 case di riposo di Bergamo. I medici militari russi quotidianamente fianco a fianco dei militari italiani stanno edificando i reparti di terapia intensiva per salvare i cittadini italiani contagiati dal virus nel nuovo ospedale di emergenza di Bergamo. E tutto ciò viene fatto mediante la strumentazione russa definita inutile dal quotidiano La Stampa. Nonostante le fake news diramate da La Stampa, gli obiettivi della missione russa a Bergamo per l’anno 2020 sono evidenti, concreti e trasparenti. Si tratta di un’assistenza gratuita al popolo italiano che si è trovato colpito dalla pandemia di Covid-19. Il premio per gli sforzi profusi dagli esperti militari russi saranno le vite salvate e la salute del maggior numero di cittadini dell’eterna Repubblica Italiana.

Nella realizzazione di questa missione umanitaria nessuna aggressione ci distoglierà dall’obiettivo e non farà vacillare la nostra sicurezza nel fatto che stiamo agendo in buona fede. Per quanto riguarda i rapporti con i reali committenti della russofobia de La Stampa, i quali sono a noi noti, raccomandiamo loro di fare propria un’antica massima: Qui fodit foveam, incidet in eam (Chi scava la fossa, in essa precipita). Per essere più chiari: Bad penny always comes back

#MinisterodellaDifesa #konashenkov #russia #putin #italia #mosca #coronavirus #covid19 #lastampa

IL PUTIN CENSURATO DAI MEDIA OCCIDENTALI

Ecco come deve essere un vero leader e presidente del Governo Veneto futuro.
“Avete preso in ostaggio gli operai di questa fabbrica con la vostra ambizione, incompetenza e pura avidità.
Ci sono migliaia di vite, è assolutamente inaccettabile.”

LETTERA DELL’AMBASCIATORE RUSSO RAZOV A “LA STAMPA”

La lettera dell’ambasciatore russo Razov a “La Stampa”
«Da noi nessun secondo fine negli aiuti russi».

La lettera dell’ambasciatore russo Razov a “La Stampa”

con immutata attenzione e interesse leggiamo quanto pubblica il suo prestigioso e diffuso quotidiano. La nostra attenzione è stata attirata da due articoli firmati J. Jacoboni, del 25 e 26 marzo c.a. relativi agli aiuti russi all’Italia nella lotta al Coronavirus. A questo proposito vorremmo esprimere alcuni commenti e osservazioni.

Il giornalista, facendo riferimento a informazioni ricevute da «fonti politiche di alto livello», afferma che l’80% degli aiuti russi sarebbe totalmente inutile o poco utile. Naturalmente non sappiamo a quali fonti si riferisca l’autore e ci atteniamo in primo luogo alle dichiarazioni pubbliche di rappresentanti ufficiali della Repubblica Italiana.

Il Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana G. Conte nella conversazione telefonica del 21 marzo c.a. ha ringraziato il Presidente della Russia V. V. Putin per gli aiuti tempestivi e imponenti offerti all’Italia in questa difficile situazione. Il Ministro degli Esteri L. Di Maio ha ritenuto opportuno recarsi personalmente all’aeroporto militare di Pratica di Mare per accogliere gli aerei che hanno trasportato gli specialisti russi, i mezzi e le attrezzature, esprimendo la sua gratitudine alla Federazione Russa. Così come hanno fatto per esempio l’Ambasciatore dell’Italia a Mosca P. Terracciano, il Rappresentante dello Stato Maggiore della Difesa L. Portolano e molti altri. In ogni caso il giornalista non avrebbe dovuto disorientare gli stimati lettori in merito alla vera reazione dei vertici ufficiali italiani alle attività della Russia.

Riguardo all’utilità o meno del contenuto degli aiuti russi, ci sembra che sarebbe stato meglio chiedere prima di tutto ai cittadini di Bergamo dove iniziano a operare i nostri specialisti e i nostri mezzi.

Com’è noto si tratta di una delle città del nord Italia con il maggior numero di infettati, dove sono già morte 1267 persone e 7072 restano positive. I nostri epidemiologi, virologi, rianimatori, su richiesta dei colleghi italiani, cominceranno a lavorare nelle residenze per anziani strapiene della città in cui si è creata una situazione critica per la mancanza di medici e il bisogno di interventi di sanificazione di edifici, locali e mezzi di trasporto. L’autore dell’articolo dovrebbe capire che i militari russi, così come i loro colleghi italiani, andando a operare nell’area loro assegnata, mettono a rischio la propria salute e forse anche la vita.

J. Jacoboni intravede un insidioso secondo fine della Russia nel fatto che siano stati inviati in Italia militari delle forze armate russe, tra  i quali anche esperti di difesa nucleare, chimica e biologica.

A titolo di informazione per l’autore e per i Suoi stimati lettori, comunichiamo che i rappresentanti delle truppe russe di difesa nucleare, chimica e biologica, sono gli specialisti più mobili e più preparati con esperienze in diverse regioni del mondo, in grado di prestare assistenza efficace nella diagnosi e nel trattamento dei pazienti, così come nell’esecuzione delle necessarie misure di disinfezione.

Per quanto riguarda il messaggio che spunta dal ragionamento dell’autore e cioè che l’invio di militari russi (a proposito, a titolo gratuito) avrebbe come scopo quello di causare un qualche danno ai rapporti tra l’Italia e i partner della NATO, offriamo ai lettori l’opportunità di giudicare da soli chi e come viene in aiuto al popolo italiano nei momenti difficili. In Russia c’è un detto: «Gli amici si vedono nel bisogno».

E poi, il parallelo tracciato dal giornalista tra l’arrivo in Italia degli specialisti russi e l’ingresso delle truppe sovietiche in Afghanistan nel 1979, concedetemelo, è semplicemente fuori luogo e come si dice «non sta né in cielo né in terra».

Confidiamo che, guidati dal principio fondamentale del giornalismo sull’imparzialità e obiettività dell’informazione e convinti che i media debbano riflettere punti di vista diversi, siamo certi troverete la possibilità di pubblicare la nostra risposta, che ci auguriamo possa aiutare a chiarire ai vostri lettori la realtà delle cose.

Rispettosamente,

Sergey Razov

Ambasciatore della Federazione Russa nella Repubblica Italiana


Ed ecco la risposta de “LA STAMPA”, ovviamente giornale di regime italiano … e pensate che vi crediamo???

Egregio ambasciatore, grazie per l’attenzione e la cortese lettera, pubblichiamo volentieri i suoi commenti e osservazioni.
Rispetto ogni opinione, peraltro autorevole come la Sua, tuttavia non posso non far notare due distorsioni dei fatti contenute nella lettera.
Lei scrive: «Il giornalista, facendo riferimento a informazioni ricevute da “fonti politiche di alto livello”, afferma che l’80% degli aiuti russi sarebbe totalmente inutile o poco utile».
Io non affermo nulla, mi limito a riportare quello che fonti politiche di alto livello hanno affermato a La Stampa.
Sono loro ad affermare che «tra quelle forniture russe l’80% è totalmente inutile, o poco utile all’Italia.
Insomma, poco più che un pretesto».
Ancora, lei scrive: «E poi, il parallelo tracciato dal giornalista tra l’arrivo in Italia degli specialisti russi e l’ingresso delle truppe sovietiche in Afghanistan nel 1979». No.
Non è un parallelo tracciato dal giornalista, ma da una importante fonte militare italiana, che io riporto.
Qui in effetti nell’ articolo un commento lo faccio: sottolineo appunto che questo ricordo è «ovviamente slegato dalla vicenda odierna».
Sorvolo sulle sue valutazioni su «insidiosi» secondi fini russi che io intravedrei: sono appunto sue valutazioni, i lettori giudicheranno.
Infine la rassicuro, non sussiste alcun dubbio che La Stampa continuerà ad attenersi al «principio fondamentale del giornalismo sull’ imparzialità e obiettività dell’informazione», come non c’è dubbio che in Italia e a La Stampa continueremo a non farci dire da nessuno cosa un giornalista «avrebbe dovuto» fare o non fare.
[ja. ia.]

 

LA RUSSIA CONTINUA A INVIARE AIUTI IN ITALIA

Tratto da CLICCA QUI

PUTIN AZZANNA L’AMERICA

per leggere tutto l’articolo CLICCA QUI
   
Lo schiaffo di Putin è arrivato con scatto felino, improvviso, come al solito stupendo tutti.
Anzi, è drammatico notare come in Occidente, anche ai piani alti, molti non se ne siano ancora accorti.
Ci aspettavamo la reazione del Capo del Cremlino alle continue provocazioni occidentali, ma forse pochi immaginavano che arrivasse in questo modo e così violenta.
Solo gli stolti pensano infatti che i russi siano in grado di reagire alle provocazioni del resto del mondo occidentale con armi convenzionali di deterrenza, magari sparando qualche drone in Asia minore.
Ho dedicato un libro intero alla strategia di Putin, ed uno dei focus dello studio si concentra sul comportamento “orientaleggiante” di Putin in campo geopolitico.
Per farla breve, come Sun Tzun sostiene nell’arte della guerra,
Il meglio del meglio non è vincere cento battaglie su cento, bensì sottomettere il nemico senza combattere
oppure, se preferite,
i guerrieri vittoriosi prima vincono e poi vanno in guerra. I guerrieri sconfitti prima vanno in guerra e poi cercano di vincere
Putin viene dal mondo dell’intelligence, ove ha fatto tesoro di strategie e tattiche, ed ogni mossa e contromossa poste in essere dal Presidente russo in questi anni mi confermano che la via orientale è quella che lui privilegia (anche se solo perchè costretto dalle circostanze e dai rapporti di forza tra le potenze).
In questa fase europei e americani, cioè i tradizionali aggressori della Russia, sono sorprendentemente deboli.
E lo sono non certo da un punto di vista militare, dove anzi primeggiano per investimenti e deterrenza, ma in campo economico.
Per la prima volta dopo tanti anni, infatti, si trovano in una situazione emergenziale e sono impegnati ad organizzare il da farsi.
Contrariamente a quanto di solito vien detto, la cosa non vale per la Russia, che non vive quasi esclusivamente sull’export di manufatti o sul potere della moneta, ma su quello di materie prime, petrolio in primis.
Il 6 marzo, i maggiori paesi produttori di petrolio con l’eccezione degli USA si sono riuniti a Vienna per sostenere il prezzo del petrolio che da inizio anno soffre a causa dell’epidemia in Cina.
L’effetto ottenuto è stato esattamente l’opposto perchè la Russia ha fatto saltare il banco.
I russi, secondi produttori al mondo, si sono messi di traverso ai tagli alla produzione, cosa che ha scatenato il mercato al ribasso, ed ora c’è chi vede un prezzo a 20 dollari al barile.
Nell’attesa, la quotazione è arrivata a 31 dollari al barile, e non si vedeva dal 1991.
Spiegato in modo più semplice, Putin non ha voluto accordarsi con i sauditi (maggioritari dell’Opec) per ridurre la produzione di greggio.
Questo taglio, infatti, avrebbe fatto salire il valore del greggio in commercio, e dunque il prezzo.
Più alta la quotazione, più soldi entrano nelle casse dei paesi produttori, Russi e arabi in testa.

Quel che non entra nella testa di chi legge le news in modo superificiale è che questa mossa della Russia fa parte di una precisa strategia rivolta a danneggiare il mercato americano.

E’ senz’altro vero che in passato – durante la crisi ucraina – Putin dichiarava che 70 dollari al barile fossero il prezzo giusto per l’oil, ma i tempi sono appunto molto cambiati, e soprattutto per le compagnie americane che ruotano attrono a questo gigantesco business.

Detto in altro modo, per stare a galla in modo dignitoso ora i russi possono permettersi di vendere il petrolio a 50 dollari al barile, perchè hanno un rublo debole che li favorisce nell’export e, soprattutto, hanno un fondo sovrano pieno zeppo di riserve valutarie. I sauditi, invece, hanno bisogno di venderlo a 90 per reggere.

Ma la vera botta è per le società degli States, legate al mercato petrolifero shale che richiede altissimi costi di estrazione. In altre parole, gli americani necessitano di un prezzo alto del petrolio.

Con la mossa di far saltare il prezzo, dunque, a rimetterci saranno Riad e Washington, mentre Mosca può reggere i 25/30 dollari al barile per almeno 6 anni. Putin si sta comportando come Jeff Bezos con amazon. Non vogliono essere competitivi nel mercato, ma vogliono essere «il» mercato. La Russia può resistere a lungo alla sofferenza, come ha dimostrato anche durante la seconda guerra mondiale, mentre americani e arabi no.

Se  il mercato del petrolio dovesse davvero saltare, ne rimarrà solo uno. E questa volta l’Highlander non sarà scozzese, ma russo.

 

L’ARTE DELLA GUERRA

 
L’avvertimento di Putin: le nuove armi nucleari russe.
Il discorso del presidente russo Putin sullo stato della nazione, dedicato alle questioni interne e internazionali, ha suscitato in Italia scarso interesse politico-mediatico e qualche commento ironico. Eppure dovrebbe essere ascoltato con estrema attenzione.
 
 

RUSSIA: ” COME POSSIAMO COLPIRE L’OCCIDENTE IN MODO DOLOROSO ? “

"La Russia deve trovare le debolezze dell'Occidente e contribuire alla moltiplicazione dei suoi problemi. In generale dobbiamo sostenere tutto ciò che causa loro instabilità".
“Il problema è che cerchiamo sempre di battere l'Occidente sul campo economico dove le forze della Russia e le loro non sono uguali.
A disposizione dell'Occidente sono tutti i mercati di vendita, la valuta mondiale e la produzione.
Infine, conserviamo ancora denaro in titoli di stato statunitensi.
È controproducente cercare di rispondere in queste condizioni nello stesso modo in cui l'Occidente lo fa con noi, esclusivamente attraverso divieti economici.
Non gli faremo molto male, mentre noi stessi ci assoggettiamo a restrizioni ingiustificate. È necessario agire in modo più intelligente”.
E’ quando si legge in un analisi a firma di Ilya Craft, pubblicato oggi in evidenza sull'agenzia di informazione russa Novosti.
Il testo si trova soltanto in russo e non è stato tradotto sulle edizioni internazionali della Ria Novosti.
Leggiamo il testo scevri da ogni pregiudizio.
L’analisi è lucida, diretta.
L’autore non lesina critiche al disegno di legge sulle “Contromisure da adottare in risposta alle azioni ostili degli Stati Uniti” che sarà discusso il prossimo mese, suggerendo dove colpire l’Occidente.
Potremmo dividere il testo in due parti: la prima è di natura economica, la seconda ha un valore prettamente strategico.
E’ difficile non ricollegare alcuni passaggi di Ilya Craft ai testi sull’offensiva strategica di Von Clausewitz qui definito come “scontro politico strategico”.
Russia: Rispondere in modo intelligente e doloroso
Come può la Russia rispondere in modo intelligente e doloroso all'Occidente (Как Россия может умно и больно ответить Западу).
“La Duma ha preparato un disegno di legge sulle contromisure da adottare in risposta alle azioni ostili degli Stati Uniti d'America e/o di altri Stati esteri che sarà discusso a maggio.
Lo scopo del disegno di legge è proteggere gli interessi e la sicurezza della Russia, i diritti e le libertà dei suoi cittadini, prevenire e reprimere le azioni illegali e ostili da parte degli Stati Uniti e di altri Stati esteri.
Questi ultimi sono intesi come quei paesi che hanno aderito alle azioni degli Stati Uniti e hanno imposto sanzioni contro la Russia.
Il disegno di legge definisce un elenco di misure e autorizza il governo ed il presidente per la loro specifica applicazione”.
Quali sono queste misure?
“Capacità di vietare l'importazione di alcool e tabacco, software ed apparecchiature.
Restrizioni per gli stranieri nel settore nucleare, aerospaziale e missilistico.
Aumento delle tariffe per i servizi di navigazione per i vettori stranieri che sorvolano lo spazio aereo della Russia.
Restrizioni per gli stranieri che effettuano servizi di consulenza, revisione e servizi legali.
Tuttavia è improbabile che queste misure indubbiamente corrette possano causare gravi danni all'economia occidentale.
Il fatto è che la Russia non è un partner commerciale di importanza critica per gli Stati Uniti.
Allo stesso tempo il disegno di legge contiene disposizioni piuttosto controverse riguardanti il ​​divieto di importare medicinali stranieri. Il divieto sull'importazione dei medicinali è effettuato in base alla lista dei farmaci e preparati determinati dal governo russo. Il divieto non si applica alle medicine e ai farmaci i cui analoghi non sono prodotti nella Federazione Russa e /o all'estero”.
L’autore non condivide il divieto sull'importazione di medicinali poiché troppo generico: “Che dire dei diabetici che dipendono dall'insulina?
Formalmente, questo farmaco viene prodotto in Russia, ma il mercato dipende ancora da forniture esterne.
Infine il restringimento della scelta dei farmaci porterà ad una diminuzione della concorrenza e, di conseguenza, ad un aumento del prezzo.
Il risultato sarà una diminuzione della qualità dei farmaci”.
“Le industrie farmaceutiche sono diverse da quelle alimentari.
Questo è un mercato più ristretto e certamente high-tech”
“Il disegno di legge propone di rimuovere la protezione legale dei marchi appartenenti a soggetti o entri stranieri.
Sul territorio della Russia chiunque potrebbe contrassegnare i propri prodotti con questi simboli o importare merci contraffatte dall'estero.
Non dobbiamo dimenticare che la Russia fa parte della Convenzione di Parigi e dell'Accordo sui diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio ed a molte altre convenzioni internazionali che richiedono la protezione di marchi stranieri”.
“In secondo luogo, non è del tutto chiaro come funzionerà la legge.
Saremo in grado di produrre quei prodotti da soli se possedessimo la tecnologia senza il permesso del detentore del copyright?
Quali tecnologie possiede la Russia con marchi stranieri?
Possiamo, per esempio, copiare l’iPhone?
Sembra che la legge si ispiri all’esperienza con la Cina dove tutti i beni stranieri sono copiati.
Il consumatore si confonderà, il valore del marchio collasserà perché al posto del prodotto previsto otterrà qualcosa di completamente diverso.
Tutti sapranno che il produttore è diverso.
Non sarà possibile estrarre un beneficio a pieno titolo, ma solo danneggiare i produttori stranieri che operano in Russia.
Non dimentichiamo che decine di migliaia di persone lavorano nelle loro imprese.
Dove le sistemeremo se il proprietario del marchio decide di tagliare il personale a causa di perdite?
È improbabile che gli autori del disegno di legge abbiano preso in considerazione tutte queste conseguenze”.
Per ferire l'Occidente (Сделать больно Западу)
“Cosa possiamo fare per procurare dolore all’Occidente non causando allo stesso tempo del male a noi stessi?
Il problema è che cerchiamo sempre di battere l'Occidente sul campo economico, cioè dove le nostre forze e le loro non sono uguali.
A disposizione dell'Occidente tutti i mercati di vendita, la valuta mondiale, la produzione.
Infine, conserviamo ancora denaro in titoli di stato statunitensi.
È controproducente cercare di rispondere in queste condizioni nello stesso modo in cui l'Occidente lo fa con noi.
Attraverso divieti economici non faremo molto male, ma noi stessi ci assoggettiamo a restrizioni ingiustificate.
È necessario agire in modo più intelligente.
Piuttosto che divieti sull'importazione di alcol, serve uno scontro politico strategico ( стратегическое политическое противостояние), una strategia globale di opposizione”.
Lo scontro politico strategico proposto da Ilya Craft si riferisce chiaramente alla “strategia delle falle” di epoca sovietica che prevedeva la creazione di tensioni geopolitiche, sostegno dell'opposizione comunista in Occidente, attacchi a punti problematici e zone di influenza del nemico.
Tali azioni costringevano l'Occidente a spendere risorse per “tappare le falle”.
“La Russia deve imparare a cercare le debolezze nemiche e in ogni modo contribuire alla moltiplicazione dei suoi problemi.
Danneggiare sia le zone di influenza occidentali che nel suo stesso territorio, sostenendo ad esempio il diritto delle nazioni all'autodeterminazione e in generale a tutto ciò che causa instabilità.
Ad esempio: in Russia non c'è motivo di sostenere le sanzioni contro la Corea del Nord se noi stessi siamo inseriti nella lista dei nemici degli Stati Uniti.
Per fare ciò dobbiamo finalmente rinunciare alle false speranze di concordare con l'aggressore e sviluppare una strategia a lungo termine che riconosca ufficialmente lo scontro con l'Occidente ed i modi più efficaci di combattere.
È necessario una semplice reazione all'illegalità del nemico per riprendere l'iniziativa ed anticipare le zioni”.
Как Россия может умно и больно ответить Западу
Lo “scontro politico strategico” invocato dall’autore ricorda l’essenza dell’offensiva strategica enunciata da Carl Von Clausewitz.
Nel testo vi sono chiari riferimenti al concetto di logoramento ed attrito del teorico prussiano.
Ad esempio le zone di influenza occidentali da colpire corrispondono a quelli che Clausewitx chiamava centri gravitazionali che possono essere diversa natura (culturali, economici, politici, militari, etc…etc…).
Identificare quindi i centri gravitazionali del dispositivo nemico con la determinazione necessaria a mettere in moto “il complesso organismo del proprio esercito” per dirigerlo senza esitazione verso quel punto preciso.
L’esercito non va inteso in senso letterale poiché è evidente il dominio di quinta generazione.
Ilya Craft consiglia di sostenere l'instabilità nell’Occidente ed in maniera del tutto chiara afferma che la possibile nuova strategia prevista nel disegno di legge fallirà.
L’instabilità è un’anomalia che richiede una costante presenza che genera spossatezza.
In Clausewitz la spossatezza è provocata “dall’esaurimento delle forze fisiche e della volontà, mediante un’azione nel tempo”.
La riduzione della volontà nemica che avviene tramite il logoramento, dipende chiaramente dalla natura politica della potenza avversaria.
Le azioni inutili, dispendiose e non vantaggiose devono lasciare spazio alla consapevolezza.
Quest’ultima intesa come la capcità di individuare chiaramente quelle strutture cardine nemiche, logorando e creando attrito nello stato avversario.
La capacità di creare e sfruttare diversi strumenti destinati ad estendere quel particolare tipo di risultato qualora l’occasione di presentasse, poiché la natura dell’obiettivo è chiara.
Il testo pubblicato questa mattina sulla Ria Novosti invoca una presenza persistente riallineata contro una minaccia che mina obiettivi che possono accrescere il danno nel tempo.
Suggerendo di incoraggiare “l’autodeterminazione nelle popolazioni occidentali” si propone di strutturare una strategia che possa instillare quella che è nota come "resistenza sistematica".
Non bisogna lasciarsi trarre in inganno dalle definizioni.
La resistenza è una forma d’attacco mediante la quale si distrugge gradualmente la forza e la volontà del nemico fino a quando non sarà obbligato a rinunciare al suo intendimento (sanzionare la Russia).
L’intenzione negativa che forma la base della pura resistenza è il mezzo più naturale di sorpassare l’avversario nella durata della lotta e, cioè, di spossarlo.
Sono molteplici le interpretazioni al testo pubblicato questa mattina sulla Ria Novosti.
L’ultima parte è senza dubbio quella più interessante.
L’autore non propone una strategia offensiva preventiva poiché ritiene la Russia sotto attacco.
Suggerisce invece di ricalibrare le azioni difensive contro l’Occidente, ad oggi ritenute non efficaci poiché indirizzate contro obiettivi non determinanti.
Plasmare cioè l’attacco sul contesto dinamico poiché forze e capacità diverse (Occidente/Russia) non potranno adottare le medesime azioni sperando di ottenere lo stesso risultato.
Da rilevare che nel testo non vi è fa alcun riferimento all’utilizzo delle armi: l’efficacia superiore non appartiene al mezzo ma allo scopo.
Anche questo è un concetto di Carl Von Clausewitz.
 
Articolo segnalato da Enrio Pillon e tratto da (CLICCA QUI)
 

CASO “SKRIPAL” – OPINIONE DELL’AMBASCIATA RUSSIA IN ITALIA.

Riceviamo e pubblichiamo.
 
Commento dell'Ambasciata Russa in Italia in relazione alla decisione di espellere funzionari di rappresentanze russe all'estero
È con profondo rammarico che abbiamo recepito la decisione di espellere due funzionari di rappresentanze russe in Italia.
Peraltro non ci è stata fornita alcuna prova del loro coinvolgimento in attività incompatibili con lo status di diplomatico.
Tale eclatante gesto, prettamente politico, è stato spiegato con la necessità di attuare la decisione assunta dal Consiglio Europeo relativamente alla famigerata solidarietà euroatlantica con Londra.
Naturalmente questo atto non resterà senza risposta da parte nostra.
Considerando illegittimi i riferimenti al cosiddetto «affare Skripal» – un'aperta provocazione della Gran Bretagna, – rileviamo che questo gesto di inimicizia di Roma è in netto contrasto con la plurisecolare tradizione di buone e stabili relazioni russo-italiane, introduce un elemento di sfiducia in quel dialogo pragmatico che non si è mai interrotto neanche quando la UE ha adottato la politica sanzionatoria, indebolisce i positivi sviluppi potenziali della cooperazione bilaterale.
Vorremmo ricordare che anche nel periodo della contrapposizione ideologica della «guerra fredda» tra Occidente e Unione Sovietica, l'Italia si è fatta guidare prima di tutto da una propria visione dell'opportunità politica e non da pareri imposti dall'esterno.
Attiriamo l'attenzione sul fatto che questa iniziativa è stata intrapresa da un Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana formalmente dimissionario.
Auspichiamo che il nuovo governo del paese, espressione dell’esito delle elezioni parlamentari, voglia perseguire con decisione una politica di sostegno al dialogo costruttivo e di sviluppo della collaborazione in tutti i campi con la Russia.
 
 
VERGOGNA ITALIA!
Dove sono le prove della responsabilità del Governo Russo circa il caso "Skripal"?
Ma come si può pretendere che un Governo di una Nazione possa rispondere ad altri governi su fatti di cui vi è solo la presunzione di responsabilità e nessuna prova diretta?
Almeno un pò di decenza sarebbe doverosa … o vi dovete sempre sottomettere al volere di altri?
Noi speriamo di liberarci presto dalla dominazione straniera italiana e di poter intraprendere un rapporto diplomatico franco e corretto nei confronti soprattutto della Nazione Russa e di tutte le altre Nazioni che amano agire in trasparenza e nel rispetto reciproco.
W il Popolo Russo, W il Popolo Veneto.
WSM
Venetia, 30.03.2018
Sergio Bortotto, Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio.
 

LA RUSSIA A THERESA MAY: “NON ABBIAMO PAURA DI TE”

di Jonas E. Alexis
 
“Theresa May aveva dato all’amministrazione di Vladimir Putin un termine fino a mezzanotte di martedì per spiegare come un’ex spia sia stata avvelenata a Salisbury, altrimenti avrebbe concluso che è stato un ‘uso illegale della forza’ da parte dello stato russo contro il Regno Unito.”
Questo è simile alla vecchia tattica, “Hai smesso di picchiare tua moglie?
” Se dici di sì, allora hai appena ammesso di essere colpevole di aver commesso un crimine.
Se dici di no, allora sei ancora colpevole di aver commesso un crimine.
L’accusa promiscua di Theresa May non funzionerà mai in un mondo sano dove le regole di evidenza sono rispettate e applicate in modo coerente.
Semplicemente non puoi accusare qualcuno di un crimine e pretendere che la stessa persona produca prove che non è colpevole.
Semplicemente non si sommano.
In realtà, non è necessario essere un politico o un avvocato per rendersi conto che la posizione di May è semplicemente folle.
Questa sembra essere una delle ragioni per cui la Russia non sta prendendo sul serio le accuse della May im modo palese.
Quello che gli agenti dellla May e del nuovo ordine mondiale devono fare è semplicemente questo: produrre prove rigorose che dimostrino che la Russia è colpevole.
Ma c’è qualcos’altro in questa storia.
Quando nel maggio 2016 era stato chiesto alla May se fosse pronta ad autorizzare uno bombardamento nucleare su migliaia e migliaia di uomini, donne e bambini in Medio Oriente, lei aveva risposto dicendo:
” Sì!
L’unico punto di dissuasione è che i nostri nemici devono sapere che noi saremo pronti a usarlo”.
In un mondo razionale, questo è inesplicabile.
Facciamo solo qualche esperimento mentale qui.
Supponiamo che la Russia sia colpevole.
Potrebbe essere che la Russia stava semplicemente seguendo la visione prevalente della May?
Potrebbe essere che la Russia stia effettivamente universalizzando l’ideologia della May?
La Theresa May è pronta per usare le armi nucleari su migliaia di nemici percepiti come tali, ma altri paesi non possono fare lo stesso!
In che modo hanno eletto questi personaggi (come la May) come leader del cosiddetto mondo libero?
Questo non è nemmeno un fatto di equazioni differenziali o fisica matematica.
Questo è il senso comune che si applica a ogni essere umano sul pianeta.
Quello che stiamo vedendo qui è che gli agenti del Nuovo Ordine Mondiale (NWO) come la May sono disperati perché la Russia li ha umiliati in Siria.
Gli agenti del NWO stanno ancora perpetuando il coro che Assad deve andare via.
Ma Assad, la Russia e l’ran stanno ancora esponendo i mercanti di guerra nella regione.
Quanto tempo ci è voluto dagli Stati Uniti per cancellare l’Iraq?
Solo pochi mesi.
Libia?
Solo pochi mesi.
Ma la Siria?
Bene, sia la Russia che l’Iran stanno dicendo che l’imperialismo anglo USA ha già fatto abbastanza danni.
Alla May e agli altri burattini del regime sionista ovviamente non piace.
Pertanto, stanno evocando scenari non plausibili per mantenere viva e sana la spedizione sionista nei paesi del Medio Oriente.
Ma la Russia non sta prendendo sul serio quelle persone.
Fonte: Veterans Today
Traduzione: Luciano Lago
Articolo segnalato da Benedetto, tratto da (CLICCA QUI)
 
 

IL BUON GOVERNO DI VLADIMIR PUTIN PAGA: IL 71,9 PER CENTO DEI RUSSI LO VOTA

Vladimir Putin, secondo i primi exit-poll, è in testa col 71,9 per cento dei consensi.
L’affluenza, alle 19, era del 60 per cento, ma coi dati definitivi aumenterà ancora.
L’appello del pregiudicato Navalni a non andare a votare è caduto nel vuoto, i russi hanno preferito scegliere il loro presidente.
Putin si avvia così trionfalmente al sui quarto mandato.
Erano in funzione oltre centomila seggi per oltre 100 milioni di aventi diritto al voto.
E’ stato insomma accolto dello “zar” ad andare a votare: ieri Putin aveva sollecitato i russi ad andare a votare alle elezioni presidenziali per uno degli otto candidati in lizza.
“E’ la volontà dei russi, la volontà di ogni cittadino russo, a determinare quale sarà la strada che prenderà il nostro Paese”, ha dichiarato Putin in un appello video trasmesso dalle televisioni ieri sera in cui sottolinea che chi non vota, “chi evita di decidere personalmente come adempiere alla sua libertà di scegliere il futuro della nostra amata e grande Russia”, deve sapere che “le scelte saranno fatte senza tenere a conto la sua opinione”.
I russi sono l’”unica fonte di potere” del Paese, ha aggiunto confermando che il capo si identifica con il popolo.
“Noi russi abbiamo sempre scelto da soli il loro destino, abbiamo sempre fatto le cose seguendo la nostra coscienza, la nostra idea di verità e giustizia e ci ha sempre indirizzato il nostro amore per la madrepatria.
E’ il nostro carattere nazionale riconosciuto in tutto il mondo”, ha concluso.
Secondo con l’11 per cento il comunista Grudinin
Secondo è arrivato il 57enne Pavel Grudinin, fra le poche novità delle elezioni, candidato del Partito comunista, scelto dopo che il 73enne segretario Gennadi Ziuganov (candidato alle elezioni presidenziali nel 2012, nel 2008, nel 2000 e nel 1996) ha fatto un passo indietro.
Novità come candidato alle presidenziali, ma non un volto nuovo della politica.
In passato ha fatto parte di Russia unita, con cui è stato eletto nella regione di Mosca per tre mandati alla Duma e con cui ha rotto dopo che non ha sostenuto la sua candidatura per la presidenza di distretto.
Dopo la rottura, Grudinin ha anche provato a stringere un’alleanza con il Partito liberal democratico di Vladimir Zhirinovsky, arrivato terzo, secondo gli exit-poll .
I suoi rapporti con la verticale del potere della regione di Mosca sono considerati buoni.
Grudinin è il direttore della cooperativa Sovkhoz Lenin, trasformata con successo da fattoria collettiva a impresa fiorente, ancor di più grazie alle sanzioni e allo slancio dell’agricoltura in Russia negli ultimi anni.
E’ un populista comunista, le cui aspre critiche alle autorità, associate alle promesse di condizioni migliori di vita, hanno colto l’interesse di gruppi trasversali, tanto che sono fioccate in campagna elettorale nei suoi confronti accuse di conti all’estero.

 

image_pdfimage_print