DONECK

2022.08.05 – INTERVISTA A MARIA ZACHAROVA –

Maria Zacharova: “Ridicolo ipotizzare la mano di Mosca dietro la caduta del governo Draghi”

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Prima parte dell’intervista della portavoce del ministero degli esteri russo Maria Zakharova concessa in esclusiva a Giorgio Bianchi per Visione Tv Traduzione simultanea: Mark Bernardini.
Guarda la seconda parte al link https://youtu.be/xdeJyjSmm4g 
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2022.05.09 – IN DONBAS COMBATTETE PER LA PATRIA E PER IL SUO FUTURO

“In Donbas combattete per la patria e per il suo futuro”

“Oggi, le milizie del Donbass, insieme ai soldati dell’esercito russo, stanno combattendo sulla loro terra, dove Svyatoslav e Vladimir Monomakh, i soldati Rumyantsev e Potemkin, i soldati Suvorov e Brusilov, dove gli eroi della Grande Guerra Patriottica – Nikolay Vatutin, Sidor Kovpak e Lyudmila Pavlichenko si sono battuti fino alla morte.

Mi rivolgo ora alle nostre forze armate e alla milizia del Donbass.

State combattendo per la madrepatria, per il suo futuro, affinché nessuno dimentichi le lezioni della seconda guerra mondiale.

Affinché non ci sia posto nel mondo per i boia, i punitori e i nazisti”, le parolòe di Putin nel corso del suo intervento per il Giorno della Vittoria.

Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

TRATTO DA

UCRAINA. LA VERITÀ CHE NON CI PIACE (O NON CI FANNO) SENTIRE

Dario Rivolta.

di Dario Rivolta * –

Non avrei voluto continuare a scrivere di Ucraina né parlare ancora di questa guerra che non piace a nessuno. I morti, le distruzioni, la miseria e i drammi che implica sono un colpo al cuore per tutti. Tuttavia, il vergognoso servilismo della stampa dominante e l’ipocrisia di chi si dispera solo per i morti di una parte e non dell’altra, non consentono alla mia coscienza di analista di politica internazionale e di osservatore critico della realtà di tacere in merito alle falsità che continuano ad essere diffuse. La propaganda è sempre stata in ogni guerra uno degli strumenti usati per attirare il consenso verso se stessi e cercare di nullificare quello dei “nemici”. Non ci sarebbe quindi da stupirsi che anche questa volta ognuno vi ricorra. Ciò che mi fa specie è che vastissimi settori della nostra società, i nostri politici di ogni partito, il nostro attuale governo siano tutti diventati attori protagonisti di una tragedia che recitano come fosse una farsa.
Capisco chi sinceramente piange nel vedere le immagini di famiglie in fuga e di bambini impauriti e a volte uccisi da bombe, di cui nemmeno capiscono perché e da dove vengano. Non comprendo però perché non abbiano mostrato la stessa sensibilità quando, sotto bombe molto simili e altrettante distruzioni, ciò avveniva in un’altra regione della stessa Ucraina: il Donbass.
Una possibile spiegazione forse esiste: le immagini della guerra di oggi sono profuse a iosa da tutte le televisioni, i discorsi dei politicanti anti-Russia sono continuamente ripetuti in tutti i telegiornali e sembrano tutti concordare tra loro. Del Donbass non si parlava o lo si descriveva solo come una inspiegabile ribellione di alcuni fanatici. Come accettare che possa esistere un diverso punto di vista se chi volesse esprimerlo viene preventivamente censurato o messo alla berlina da chi gestisce il monopolio della verità?
C’è sempre un po’ di pigrizia in ciascuno di noi nell’andare a cercare documenti passati ed è molto più comodo accettare ciò che viene proposto al momento. Se poi il racconto che si sente o si legge sembra convincente e tutti lo ripetono tale e quale, perché mettersi contro la vulgata generale se farla propria è così comodo? Vorrei allora aiutare questi cuori sensibili invitandoli a guardare anche questo video, girate nel 2015 da una giornalista francese nel Donbass. È impossibile che l’abbiate già visto perché, guarda caso, è stato censurato appena fu proposto poiché non rientrava nella narrativa che faceva comodo a chi detiene il vero potere. È in lingua francese, ma le immagini parlano da sole e comunque per noi italiani capire la parlata dei “cugini” non è così difficile.

Se volete veramente vederlo è meglio che vi affrettiate perché temo che, vedendolo scaricato da un po’ di persone, “qualcuno” lo elimini anche da YouTube.
Naturalmente è più facile, e sembra naturale, affermare che la Russia sia un prepotente aggressore guidata da un autocrate, forse pazzo, che sta cercando di ricomporre con la forza l’impero che fu sovietico e che, come prossimo obiettivo, guarderà ai Paesi Baltici, alla Polonia e magari anche oltre. Peccato che questa narrativa sia totalmente falsa e solo frutto di quella propaganda cui accennavo poco sopra.
La verità, verificabile da chiunque si prenda la briga di scorrere gli avvenimenti degli ultimi vent’anni o di guardare le mappe dell’Europa e i confini della NATO come erano negli anni novanta e come sono oggi, è che nessuno può nascondersi cosa sia veramente accaduto in questi anni e il perché di ciò che accade oggi.
Nessuno vuole o può nascondere i morti civili in tutto il territorio ucraino da che le truppe russe vi sono entrate. Le immagini di palazzi sventrati e di persone di ogni età che si rifugiano negli scantinati sono vere (esattamente lo stesso di quanto accadeva nel Donbass sotto il tiro delle artiglierie dell’esercito ufficiale ucraino) ed è terribile e scandaloso che ciò succeda a pochi chilometri da casa nostra, nell’Europa che si pensa civilizzata. Ma rendersi conto del perché stia succedendo non è superfluo o poco importante.
Il conflitto Russia-Ucraina è stato coltivato da anni, ma non per l’appetito di un feroce Putin che voleva sentirsi il nuovo zar, bensì perché gli Stati Uniti e i loro “amici” polacchi hanno continuato a usare l’Ucraina come parte del loro strategico disegno di annientare la Russia o di renderla un vassallo dei propri interessi politici ed economici.
Questa guerra poteva essere certamente evitata. Bastava concordare che l’Ucraina restasse neutrale e indipendente come lo fu l’Austria dal dopoguerra. Perché si voleva a tutti i costi che entrasse a far parte della NATO? A chi servirebbe? E per fare cosa? Se lo domandino tutti i pacifisti di oggi e trovino una risposta sincera!
La domanda che Mosca sta avanzando da più di vent’anni per le normali vie diplomatiche è di non avere basi NATO sulla porta di casa. Questa domanda noi occidentali abbiamo sempre fatto finta di non sentirla e, al contrario, abbiamo continuato a incoraggiare gli oligarchi e i politici ucraini convincendoli che si trattava di una questione di tempo. La NATO e la UE li stavano aspettando a braccia aperte. Nel frattempo, mandavamo quantità crescenti di armi, invitavamo i loro soldati a partecipare alle manovre militari congiunte con l’Alleanza e inondavamo quel Paese di soldi e di “consiglieri” civili e militari.
I veri criminali, i responsabili delle morti che dobbiamo vedere con raccapriccio siamo proprio noi, gli americani e gli europei. Ancora peggio: tutti abbiamo sempre saputo che, in caso di attacco russo (che volevamo credere “impossibile” nei fatti) l’esercito ucraino non sarebbe stato in grado di far fronte a quello russo, molto più forte. Tutti i nostri politici che hanno incontrato negli ultimi mesi i vertici di Kiev hanno continuato a rassicurarli, sapendo di mentire, che non li avremmo abbandonati. In realtà, nessuno in Europa o negli USA ha mai veramente pensato che la NATO avrebbe mandato, nemmeno all’occorrenza, proprie truppe. Farlo, lo sapevamo, avrebbe significato, come lo stesso Biden ha detto, l’inizio di una terza guerra mondiale e noi non lo volevamo.
Anche oggi tutti sappiamo che, prima o poi, il governo ucraino dovrà cedere e venire a patti con gli inviati di Putin. Perché allora continuare a mandare altre armi, glorificare la loro (inaspettata) resistenza, fingere di poter vincere pur essendo consci che ogni giorno di guerra in più significa altri bombardamenti e altre morti? La spiegazione sta nel fatto che, ancora una volta, da parte occidentale questa è una guerra per procura. A nessuno, a Washington e a Bruxelles, interessa la sorte degli ucraini: l’obbiettivo è Putin in persona.
Ogni giorno in più di guerra è un danno per il regime moscovita. Putin aveva sottovalutato la resistenza ucraina e pensava che in una settimana o poco più l’Ucraina sarebbe stata così sopraffatta da essere costretta a venire a patti. Il prolungamento della guerra sta spolpando, anche grazie alle sanzioni, le capacità economiche e militari della Russia ma è soprattutto l’impatto sull’opinione pubblica di quel Paese ciò cui gli americani puntano. La speranza è che le immagini cruente della guerra e il numero di morti tra i soldati russi inneschi nel popolo russo una crescente disapprovazione verso il loro presidente. Pochi giorni prima dell’invasione, il Levada Center (una società indipendente di sondaggi con sede a Mosca) aveva rilevato che una grande maggioranza di russi sosteneva il riconoscimento delle Repubbliche separatiste e incolpava l’Ucraina e la NATO per quel conflitto. Questi sentimenti hanno cominciato a cambiare dopo lo scoppio di questa guerra e la popolarità di Putin, al suo massimo dopo l’assimilazione della Crimea, ha iniziato una caduta sempre più visibile. Ecco, è questo il vero obiettivo degli USA: togliere di mezzo, attraverso uno sconvolgimento interno magari innescato da quegli oligarchi che sono particolarmente colpiti dalle sanzioni occidentali, un leader che è riuscito a riportare il suo Paese al livello di potenza internazionale, che ha ridato al suo popolo umiliato un senso di appartenenza e di orgoglio nazionale. In particolare, un leader (ecco la sua massima colpa) che ha saputo impedire che multinazionali straniere si impadronissero delle immense ricchezze naturali del suo Paese. Non è un democratico, si dice. Ed è certamente vero che reprime i suoi oppositori. Tuttavia ad ogni elezione (magari con risultati gonfiati ma sostanzialmente veri, come dimostrano tutti i sondaggi indipendenti) la maggior parte degli elettori lo ha riconfermato. Eppure, se teniamo così tanto alla democrazia come noi la intendiamo, come mai stringiamo a noi come cari alleati i Sauditi, Erdogan, e perfino l’ungherese Orban o il polacco Kaczynski? Forse perché loro sono più disponibili ad ascoltare i “suggerimenti” che arrivano da oltre-oceano?
Non mi meravigliano i giornalisti che chiudono volutamente gli occhi davanti alla realtà delle cose, devono pensare al proprio portafoglio o alla loro carriera. Quel che mi stupisce è il becero conformismo di tanta gente che nemmeno vuol veder un poco al di là dell’indottrinamento assillante che li circonda e non si accorge che le libertà di espressione che pensavamo acquisite una volta per sempre ci vengono ridotte ogni giorno di più. Prima con l’emergenza Covid, ora con quella ucraina.

* Già deputato, è analista geopolitico ed esperto di relazioni e commercio internazionali.

Tratto da qui

NUOVI CRIMINI DI GUERRA UCRAINI A GORLOVKA – DONBASS

Dichiarazione Di Emergenza Dell’esercito Della Repubblica Democratica Del Donbass Sui Nuovi Crimini Di Guerra Ucraini A Gorlovka

Testo della dichiarazione di urgenza del rappresentante ufficiale della Polizia Popolare (NM) del DPR.

La parte ucraina continua a cercare di destabilizzare la situazione nel Donbass, provocando le divisioni delle NM per aggravare la situazione.

Stanotte alle 1:35 i militanti della 58a brigata, per ordine di un criminale di guerra, Kashchenko , ha sparato contro l’insediamento minerario intitolato a Gagarin con artiglieria da 122 mm, hanno sparato 10 proiettili contro il villaggio.

A seguito del bombardamento, una linea elettrica ad alta tensione nel villaggio di Kurgan è stata danneggiata. Più di 1000 abbonati sono rimasti senza elettricità, i locali caldaie n. 13, 14 e 15 sono stati bloccati. I servizi di emergenza sono al lavoro per ripristinare l’elettricità.

Secondo i dati aggiornati, a seguito del bombardamento dell’area, è possibile evacuarla. L’Insediamento minerario Gagarin, di Gorlovka ha subito l’attacco con pezzi di artiglieria da 122 mm, tre civili sono rimasti feriti : un uomo di sessantasette anni, una donna cinquantanovenne  e anche un adolescente di quattordici anni.

Le vittime sono state portate all’ospedale cittadino n.2 di Gorlovka, dove hanno ricevuto cure mediche qualificate. Attualmente, non si teme per loro vita e salute.

Il cinismo dei militanti ucraini ha attraversato tutti i confini. Il genocidio in corso della popolazione civile del Donbass non dovrebbe passare inosservato agli osservatori internazionali e alla comunità mondiale. A questo proposito, esortiamo i leader dei paesi occidentali a esercitare influenza sulla leadership ucraina per fermare gli atti criminali contro la Repubblica, e riprendere i comandanti delle forze armate per frenare i loro subordinati, dei quali l’uccisione di civili è diventata la loro norma.

I materiali comprovanti il ​​bombardamento saranno consegnati ai rappresentanti delle organizzazioni internazionali situate nella Repubblica, nonché all’Ufficio del Procuratore Generale del DPR per l’avvio di procedimenti penali avviati contro il comandante della brigata UAF Kashchenko.

Esortiamo gli osservatori internazionali influenti a condannare le azioni criminali e di denunciare presso i Tribunali di Kiev le stesse azioni criminali al fine di prevenire ulteriori azioni aggressive dell’Ucraina contro la popolazione civile del Donbass.

IL PD CHIEDE LA CHIUSURA DEL CENTRO DI RAPPRESENTANZA DNR IN ITALIA “MA FARÀ LA FINE DELLA CLINTON”

image-0-02-05-f9e08bf26f2811985fa2555674707475072e50a6505d9d58fb96f1918ce653e7-v-_1-768x576I Parlamentari del Partito Democratico (Mattiello, Boccuzzi, D’Ottavio, Fregolent, Bragantini, Rossomando) chiedono al Ministro Alfano di intervenire per chiudere il Centro di Rappresentanza della Repubblica Popolare di Donetsk, recentemente inaugurato a Torino per portare anche in Italia la voce della popolazione del Donbass massacrata dal governo ucraino filo UE, in oltre due anni di conflitto.

Non si fa attendere la replica del Presidente della Rappresentanza DNR in Italia Maurizio Marrone, il quale ha riferito ai giornalisti di DONi News Agency che «i deputati PD sono degni esponenti di quel Parlamento che ha delegato a rappresentare l’Italia nella commissione Nato per i rapporti con l’Ucraina nientemeno che Scilipoti: e ancora parlano?

Non sanno nulla di questa guerra, hanno addirittura sbagliato i nomi delle città, scrivendo nella loro patetica interrogazione “Donestk” invece di Donetsk … vergognosi! Inseguono i loro cuginetti democrats americani in questa assurda nuova guerra fredda scatenata in Europa, dove pretendono di schierare anche i nostri soldati contro la Russia, ma faranno proprio la fine della Clinton!».

«Chiedono al Ministro Alfano se l’apertura di una Rappresentanza della Repubblica indipendente di Donetsk non sia in “palese contrasto con le scelte di politica estera del nostro Paese e dell’UE”?

Gli rispondiamo noi – prosegue Marrone –, rivendicando che è orgogliosamente in contrasto con la politica estera dei governi Renzi/Gentiloni e della UE, destinati a durare ancora poco di fronte al voto popolare».

«Infine – aggiunge il Presidente della Rappresentanza DNR – chiedono al Ministro Alfano quali misure intenda assumere?

Rispondiamo ancora noi: non può assumere alcuna misura contraria, perché la Rappresentanza DNR in Italia è un’associazione di diritto privato, riconosciuta ufficialmente dal Governo repubblicano di Donetsk.

Il riconoscimento internazionale delle Repubbliche Popolari del Donbass non è un presupposto di esistenza del Centro di Rappresentanza, bensì il suo obiettivo finale.

Si mettano il cuore in pace i piddini, dal momento che numerosi cittadini del Donbass, fuggiti nelle nostre città dalle bombe dei loro amici ucraini, si sono già rivolti al Centro di Rappresentanza per ottenere il passaporto della Repubblica di Donetsk, mentre in tutta Italia organizzazioni e comitati di volontariato stanno già organizzando conferenze con il nostro patrocinio sulla verità dei crimini di guerra del governo di Kiev».

DONi News Agency

 

IN DONETSK UCCISO IN UN ATTENTATO ARSENIJ PAVLOV COMANDANTE DELLA BRIGATA “SPARTA”

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Al cessate il fuoco unilaterale proclamato un mese fa dalle milizie della Novorossija, Petro Porošenko risponde con l'intensificazione dei bombardamenti e la continuazione della guerra.
Alle ripetute e sonore sconfitte sul campo collezionate nei due anni e mezzo di aggressione al Donbass, Kiev risponde con gli attentati terroristici.
Ieri sera, intorno alle 9 ora italiana, è stato assassinato a Donetsk Arsenij Pavlov, 'Motorola', comandante della Brigata “Sparta” e uno dei combattenti più coraggiosi e più leggendari delle milizie della DNR.
Una bomba comandata a distanza è stata fatta esplodere nell'ascensore in cui si trovava Pavlov, nel condominio in cui viveva con la famiglia nella capitale della DNR; altre persone sono rimaste ferite.
A Donetsk sono state immediatamente rinforzate le misure antiterroristiche.
Il leader della DNR Aleksandr Zakharčenko, definendo Pavlov “mio amico stretto”, ha apertamente accusato Kiev dell'omicidio e della rottura del cessate il fuoco.
“Per noi” ha detto Zakharčenko, questa morte non è la solita sfida, ma è una sfida a tutta la Repubblica” e ha annunciato una degna risposta ai mandanti e agli organizzatori dell'atto terroristico.
Con l'assassinio di Pavlov, ha detto ancora Zakharčenko: "Porošenko ha rotto la tregua.
Ora aspettate.
Abbiamo più che sopportato; hanno promesso abbastanza.
Basta”.
Nel giugno scorso un tentativo di attentato era già stato compiuto contro 'Motorola', all'ospedale di Donetsk, in cui il comandante era ricoverato per una ferita al fronte.
In agosto, un attentato era stato realizzato contro il leader della LNR,Igor Plotnitskij, senza gravi conseguenze e nella primavera precedente era stato ucciso il comandante della Brigata “Prizrak”, Aleksej Mozgovoj.
Insieme a lui erano rimaste uccise altre sei persone e in quell'occasione, oltre che di un attentato organizzato dai servizi segreti ucraini, si era parlato anche di un possibile contrasto di Mozgovoj con la direzione della Repubblica, per le sue posizioni coerentemente antifasciste e comuniste.
Da parte di Kiev, dopo che i canali ufficiali hanno confermato la morte di 'Motorola', il consigliere del Ministro degli interni, Zorjan Škirjak, ha accusato dell'omicidio i servizi segreti russi.
“Il terrorista 'Motorola' è stato eliminato a Donetsk!” ha scritto Škirjak su feisbuc; “in maniera professionale hanno “spazzato via” un altro “prodotto della Novorossija” creato dal Cremlino.
Secondo lo sviluppo logico degli avvenimenti, i prossimi da liquidare sulla lista del FSB sono “Givi” (Mikhail Tolstykh, comandante del battaglione “Somalia”) e Aleksandr Khodakovskij (esponente politico-militare della DNR) e dopo di loro gli stessi Zakharčenko e Plotnitskij”.
Già ieri sera, il consigliere del capo dei Servizi di sicurezza ucraini, Jurij Tandit, aveva invece di fatto rivendicato a Kiev l'omicidio, dichiarando al canale tv “112” di poter “confermare la notizia sull'uccisione di Arsenij Pavlov.
L'uomo che ha commesso delitti contro l'integrità dell'Ucraina e che era da noi ricercato, è stato ucciso oggi in casa sua”.
I leader di DNR e LNR avevano ancora di recente ammonito di doversi attendere il passaggio di Kiev alle azioni terroristiche, vista l'incapacità delle forze ucraine di avere la meglio sul campo di battaglia e lo stesso comandante 'Motorola', a proposito dei bombardamenti terroristici ucraini contro i quartieri delle città del Donbass, aveva dichiarato “gli ukri non sono in grado di vincere in guerra.
Possono solo uccidere le persone disarmate”.
Fabrizio Poggi
Tratto da (CLICCA QUI)
Ecco il messaggio di cordoglio inviato al Sig. Presidente della Repubblica Popolare di Donetck:
Mr. President, we would like to express our distress at the tragic death of Arsen Sergeyevich Pavlov, killed in a terrorist attack.
With honor and respect.
WSM
Venetia, 21 ottobre 2016
IL PRESIDENTE del MLNV-GVP
Sergio Bortotto

Signor Presidente, vorremmo esprimere il nostro dolore per la tragica morte di Arsen Sergeyevich Pavlov, ucciso in un attacco terroristico.
Con onore e rispetto.
WSM
Venetia, 21 ottobre 2016
IL PRESIDENTE del MLNV-GVP
Sergio Bortotto

I BAMBINI DEL DOMBASS

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Le finalità e gli obbiettivi della visita del leader del movimento Antiguerra, Victoriya Shilova
Dal 14 aprile del 2014 nel Donbass divampa il fuoco della guerra civile.
Durante questo periodo secondo i dati dei mezzi informativi tedeschi sono deceduti 50 000 persone tra cui sono 10.000 dei civili, le centinaia dei bambini e adolescenti.
In tutto questo tempo il movimento "Antiguerra" ha lottato attivamente per porre fine alla guerra e,contemporaneamente, aiuta i civili e sopratutto ai bambini.
E molto importante che il pubblico europeo inizi a rendersi conto che nel conflitto nel Donbass il primo colpevole e' il governo di Kiev, che ha mandato l'esercito contro la popolazione civile.
Viktoria Shilova, come leader del movimento contro la guerra "Antivoina", sta combattendo da quasi due anni per il ripristino della pace nel tormentato Donbass; la sua organizzazione è impegnata nelle attività umanitarie, informative, dei diritti umani e analitiche. Inoltre, lavora a una raccolta dati sulla situazione dei detenuti politici, prigionieri di guerra e persone scomparse nel Donbass. Sulla questione dei detenuti politici e prigionieri di guerra collabora con il gruppo umanitario degli accordi di Minsk e con la missione OSCE in Ucraina; in Italia collaboa con il Centro Diritti Umani/CIVG, costituito da avvocati e giuristi italiani. Insieme alle madri dei soldati delle forze armate ucraine, il movimento ha organizzato la missione "Il corridoio della pace" nel Donbass ed e' stata ricevuta da Alexandr Zaharcenko (leader della repubblica autoproclamata RPD).
I punti di raccolta per gli aiuti umanitari funzionano in Ucraina, Russia, Bielorussia, Europa, Italia e nel Donbass.
Per quanto riguarda la situazione in Ucraina e la crisi umanitaria, e' stata intervistata durante una Conferenza stampa all’Europarlamento di Bruxelles nel dicembre 2015. E' stata invitata anche da esponenti del Senato e Parlamento della Repubblica Ceca, incontrando personalità e associazioni delle comunità locali.
Victoriya Shilova, la leader del movimento Antiguerra e' stata in Italia dal 28 al 30 di settembre per la presentazione del libro "Noi sotto le bombe.
Parlano i Bambini del Donbass” e dei Progetti di Solidarietà in Italia connessi.In Italia congiuntamente con attivisti per i diritti umani e volontari per la pace, ha avuto diverse conferenze pubbliche. Victoriya Shilova ha raccontato cosa sta accadendo veramente in Ucraina, diritti umani, detenuti politici, pregioni segreti.
Cosa sta succedendo nel Donbass, come vive la gente nel Donbass, la tragedia dei bambini vittime della guerra fratricida,come si stanno effettuando gli accordi del Minsk, sottoscritti dal Ucraina, Russia, Germania e Francia.
 

LA MISSIONE RUSSA IN SIRIA E LA CRISI UCRAINA

MARZO 20, 2016
Dmitrij Sedov Strategic Culture Foundation 18/03/2016
 
Il buon esito della missione militare russa in Siria ha causato, oltre a una straordinaria quantità di commenti positivi, alcune speculazioni sulla possibile esistenza di un accordo tra Russia e Stati Uniti, probabilmente qualcosa del genere: ritiro dalla Siria e imposizione a Kiev dell’accordo Minsk II. Sembrerebbe che l’esistenza di tale disposizione sia possibile.
Tuttavia, non è affatto così.
Ed ecco perché: agli occhi degli interessati l’attuazione dell’accordo Minsk II da parte di Kiev cesserebbe di svolgere un ruolo fondamentale.
Il regime di Kiev sta crollando e neanche Minsk II lo salverà.
Oggi la preoccupazione principale dei protettori esteri di Kiev è trovare i modi per preservare il regime anti-russo in Ucraina.
E’ da tale punto di vista va considerato il ritorno delle Forze di Difesa Aerospaziale russe in Patria.
Il riuscito test nei combattimenti dei militari russi significa portare un nuovo dato nel gioco politico internazionale.
E Vladimir Putin l’ha introdotto tenendo conto dell’analisi di breve e medio termine degli sviluppi sulla scena globale.
Prima di tutto, l’arrivo del “nuovo dato” è legato alla crisi ucraina.
Che tipo di rapporti di forza in questa crisi s’erano visti fino ad oggi?
Le azioni del regime Poroshenko e dei suoi burattinai statunitensi potrebbero essere spiegate interamente citando Carl von Clausewitz, “la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”. Nelle loro menti, una nuova guerra è l’unico modo per salvare il regime.
Con l’inizio della fase acuta della crisi socio-economica in Ucraina, le autorità non avrebbero altra scelta che entrare in guerra con il Donbas, chiedendo la coscrizione obbligatoria totale e l’instaurazione dello stato di polizia.
L’obiettivo di ciò, però, non è sconfiggere le repubbliche ribelli.
Le nuove ostilità verrebbero avviate per scopi diversi, cioè accusare la Russia di aggressione e sollevare la questione d’inviare i “caschi blu” nel Paese.
La logica di tale l’idea è che l’accordo di Minsk II sarà gettato nella pattumiera, e quindi sarà necessario un nuovo approccio per la soluzione della crisi.
Il nucleo di tale “nuovo approccio” è l’internazionalizzazione del conflitto che, secondo gli strateghi di Washington, dovrebbe finalmente eliminare l’influenza russa in Ucraina.
Naturalmente, nella NATO gli accordi sull’“internazionalizzazione” saranno raggiunti senza una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e senza l’approvazione russa, similmente al caso dei bombardamenti della Jugoslavia.
I partner possono essere in disaccordo, ma ricordando le competenze statunitensi sul “braccio di ferro”, gli Stati Uniti inevitabilmente raggiungeranno il loro obiettivo.
Inoltre, i calcoli si basano sul fatto che l’immagine russa è già tanto “demonizzata” che alcun argomento particolare seguirà e le “forze di pace” entrerebbero in Ucraina “su richiesta del governo legittimo”.
Dopo di che, le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk potrebbero essere attaccate, la dittatura militar-fascista insediata e il regime esistente a Kiev permanenrre.
Non ci sono altre opzioni per Kiev e Washington.
O finire di sostenere il regime o avviare una provocazione militare, con la prima opzione che porta a conseguenze incerte per i responsabili della crisi.
E a giudicare dai preparativi militari di Kiev, fino ad oggi la seconda opzione è stata presa seriamente in considerazione.
È significativo che tutti parlino di guerra con la Russia, non col Donbas.
Le richieste per riprendersi la Crimea con la forza si sentono.
Il tutto può sembrare un mucchio di sciocchezze militariste, ma Pentagono e NATO favoriscono sempre la guerra, che gli porta soldi.
Tutto il resto sono “effetti e danni collaterali”.
Ma, ripetiamo, sembrava così prima che Vladimir Putin presentasse la sua “nuova carta” nel gioco.
Dopo di che, le cose sono cambiate drasticamente.
Mosca sa che, anche se la Russia avesse un volto angelico verrebbe sempre demonizzata.
All’improvviso, la Russia affronta il compito d’impedire lo scenario bellico occidentale in Ucraina.
Ed è possibile solo impedendo all’esercito ucraino di passare dall’offensiva a una vasta operazione sul fronte.
I piloti russi dall’esperienza siriana possono agire nel più breve tempo possibile.
La loro esperienza su attacchi mirati, ricognizione e attacchi chirurgici è inestimabile.
cdmucwmxeaadvuxLa “Grande Guerra” farebbe crollare il regime.
Il diritto internazionale supporterebbe tale azione?
La risposta è chiara se si considerano le seguenti circostanze:
– Il 16 marzo, la Repubblica Popolare di Donetsk iniziava a rilasciare passaporti ai propri cittadini,
– Un attacco alla Crimea sarà considerato aggressione militare non provocata e necessitante una risposta adeguata,
– L’aggressione al Donbas richiederebbe un’operazione di mantenimento della pace di emergenza.
Dopo che le Forze Aerospaziale russe avranno adempiuto al compito di fermare l’aggressione al Donbas, gli ulteriori sviluppi varierebbero.
In particolare, vi è la possibilità di un’offensiva strategica del Donbas su Kiev, comportando l’ascesa al potere di nuove forze politiche pronte a cooperare con Mosca.
Altri scenari sono possibili, ma alcuno a vantaggio di Kiev.
La Russia, naturalmente, sarà dichiarata ancora come aggressore, ma Mosca conosce bene il vero valore dell’informazione oggi. Garantire la sicurezza del Paese è molto più importante.
In breve, le Forze Aerospaziali russe dall’esperienza siriana sono il dato che cambia di molto i rapporti di forza nella crisi ucraina.
Le menti dietro la crisi dovranno pensarci due volte prima d’istigare un nuovo bagno di sangue. Possiamo solo sperare che ci pensino bene.La ripubblicazione è gradita un riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

(Tratto da: CICCA QUI)

PADANI DEL DONECK ??? (di Matteo Montanari)

Com'é consuetudine nella politica italiana, si muove l'interesse (possibilmente economico…) prima di ogni cosa.
L'incontro avvenuto tra i "padani" e i rappresentanti del DNR non sono del tutto cristallini… la fame della bestia leghista non si limita a poltrone in Regione ..e non, ma va ben oltre l'immaginabile.
Da quando il Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Veneto ha intrapreso la via diplomatica le esperienze d'imitazione sono state molteplici ma questa nuova linea della politica italiana rasenta il ridicolo; parlare di autodeterminazione dei popoli…..proprio un ente italiano??
Proprio la rappresentazione del colonialismo romano sul territorio veneto si esprime a favore di tale diritto?
Perché non lo dimostra attuando le dovute procedure che passano per mezzo degli MLN e la finiscono con i voti di scambio, careghe e premi vari?
Non sarà che tali attenzioni alla fine abbiano un mero scopo economico legato solo alla ricostruzione post-bellica?
Inoltre, di che guerra civile si parla?
Là vediamo solo Guerra e basta.
Un esercito regolare che spara ad un gruppo di persone innocenti non è guerra civile ma vile occupazione militare, la stessa che da 150 anni si protrae sul nostro territorio.
Non sappiamo che proposte sono emerse in Doneck ma siamo certi che dietro a tutto questo non c'e nulla di positivo, soprattutto perché trovate sempre un modo per fare pubblicitá ingannevole con le vostre "gesta" sconnesse e prive di senso logico oltre che giuridico.
Non si capisce il nesso tra il leader del Doneck, che durante un intervista sul Telegraph abbraccia l'ideologia indipendentista Texana "senza guerra ne spargimenti di sangue", con un partito italiano che ha inneggiato lo scontro armato in passato , con le fantasie di un urlatore che ha spinto le sue "guardie padane" ad invadere Roma con i fucili.
Anche in quel frangente il ministero dell'interno straniero italiano non ha espresso nessun parere ma ha trovato subito motivo d'attaccare questo Movimento di Liberazione Nazionale nell'attimo in cui si é formato ufficialmente senza slogan violenti e guerrafondai.
I media non danno spazio a tali attrocitá ma voi come intendete dare voce a queste violenze?
Questo é stato uno dei motivi per cui il ministro degli esteri del Doneck ,con una nota diplomatica, ha richiesto il nostro aiuto nel combattere il silenzio assordante dei media occidentali, che sorvolano sulle reali motivazioni scatenanti e i metodi utilizzati in questo conflitto.
 
2015.08.25 - DONECK - MINISTERO ESTERI - NOTA DIPLOMATICA A GVP2015.08.25 - DONECK - MINISTERO ESTERI - NOTA DIPLOMATICA A GVP - TRADUZIONE UFFICIOSA
 

I “NEMICI” DELLA “RIVOLUZIONE” IN UCRAINA

DALLA PAGINA FACEBOOK DELLO SCRITTORE RUSSO NICOLAI LILIN.
RICORDIAMO A CHI NON LO CONOSCESSE CHE LILIN E’ UN UOMO LIBERO, SPESSO IN DISACCORDO CON LA POLITICA DEL PRESIDENTE PUTIN.
CIO’ NON GLI IMPEDISCE, ADESSO, DI ESSERE AL FIANCO DEL SUO POPOLO CONTRO GLI INFAMI ATTACCHI PERPETRATI DALLE POLITICHE GUERRAFONDAIE DEGLI USA DELL’INFAME BARACK OBAMA
Spunta un altro sito con le liste nere del regime di Kiev
L’Ucraina post maidan, occupata da una giunta di terroristi messi al potere per fare il lavoro sporco per conto dello zio Sam, ci insegna, non senza stupore, che non c’è mai fine al peggio.
Quotidianamente vi raccontiamo della mentecatta follia che sta portando alla distruzione questo Paese: bombardamenti sui civili, persecuzioni politiche, disastro economico, liste nere con i nomi dei “cattivi” che il regime invita ad eliminare.
In questa ricchissima platea di mostruosità, vi proponiamo uno degli ultimi siti realizzati dagli sgherri della giunta golpista di Kiev.

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Si tratta ancora una volta di un sito che propone una lista di persone che devono essere eliminate in quanto “nemiche dell’Ucraina” e, udite udite, “Agenti del Cremlino”.
Lo slogan del sito recita: “СПИСОК ВОРОГІВ УКРАЇНИ — НА ЇХ ЧЕКАЄ ТРИБУНАЛ!” – “ELENCO DEI NEMICI DELL’UCRAINA – IN ATTESA DEL LORO TRIBUNALE!”.
Vediamolo, questo elenco. Al loro interno troviamo i nomi di molti giornalisti ucraini che sono dovuti scappare dal Paese per mettere in salvo la propria vita.
UNA RAGAZZA UCRAINA RACCONTA LA VERITA’ SUL REGIME IMPOSTO DAGLI USA (VIDEO)
roviamo poi i nomi di Capi di Stato, uomini politici e giornalisti stranieri.
Al primo posto della classifica troviamo Marine Le Pen, leader del movimento politico francese Fronte Nazionale. Al secondo posto il Premier greco Alexis Tsipras. Addirittura al sesto posto il giornalista italiano GIULIETTO CHIESA, che precede di una posizione il Presidente cinese Xi Jiping. Al n°9 Donald Trump, al n°14 Silvio Berlusconi, al n°17 Matteo Salvini. Al n°18 Graham Phillips.
Sembrerebbe un’arlecchinata, ma questi miserabili fanno sul serio.
 

APPELLO DEL MINISTERO DEGLI ESTERI DELLA REPUBBLICA POPOLARE DI DENECK AI GOVERNI E AI POPOLI DEL MONDO

Dichiarazione ufficiale del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare di Donec’k ai governi e ai popoli di tutto il mondo.
“Il 24 aprile 2014, nella citta’ di Slavjansk, i gruppi armati ucraini, che seguono gli ordini criminosi della giunta di Kiev, hanno messo in atto un crudele attacco nei confronti dei cittadini della Repubblica Popolare di Donec’k, servendosi dell’aviazione e di mezzi corazzati.
A causa di cio’ sono morti e stanno morendo russi, ucraini e rappresentanti di altri popoli, in piedi spalla a spalla a formare uno scudo umano per la difesa del diritto legittimo di determinare il proprio destino storico.

Con il loro brutale operato, le autorita’ illegittime di Kiev hanno calpestato i principi fondamentali del diritto internazionale, riportati nel Preambolo allo Statuto delle Nazioni Unite, e che sono alla base della sicurezza dell’intero mondo postbellico.

La perfidia di tali azioni si rivela ancora piu’ ipocrita sullo sfondo degli accordi raggiunti alla conferenza di Ginevra il 17 aprile, quando il rappresentante di Kiev ha apposto la propria firma sotto agli obblighi che impongono “a tutte le parti di astenersi da qualsiasi forma di violenza, intimidazione e azione provocatoria”. L’accordo proclama anche la necessita’ di “avviare immediatamente un dialogo nazionale che coinvolga tutte le regioni dell’Ucraina e tutti i partiti politici”.
Le vie diplomatiche per la risoluzione del conflitto sono esaurite.
Non riporremo le nostre speranze in un secondo summit a Ginevra, dal momento che gli accordi del primo sono stati calpestati da Kiev subito dopo la sottoscrizione del documento.
Alla fine ci siamo convinti della dubbia efficacia della missione di pace dell’OSCE, le cui ispezioni servono da pretesto per l’operato dei banditi di Kiev. Russia a parte, a tutt’oggi non e’ possibile prendere accordi vincolanti con i rappresentanti dell’incontro di Ginevra, poiche’ hanno dato dimostrazione di follia politica, di falsita’ patologica e di una completa incapacita’ di negoziare.
Oggi sappiamo cosa intendono le autorita’ di Kiev per “dialogo nazionale”.
Al pari del Ministero degli Affari Esteri russo, crediamo che la decisione di riprendere le azioni militari nell’Est dell’Ucraina sia stata presa dalla leadership di Kiev sotto l’influenza della visita del vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden nella capitale.
Richiamiamo la vostra attenzione anche sulla recente visita dei rappresentanti dell’OSCE a Slavjansk con il fine di “placare la situazione”, la quale non solo non ha contribuito a tale scopo, ma ricordava piuttosto un’ispezione dell’Intelligence militare sotto copertura diplomatica.
A tal proposito vogliamo dichiarare quanto segue: simili azioni da parte di Kiev, degli Stati Uniti e della missione dell’OSCE non ci hanno colti di sorpresa. Avevamo gia’ affermato in precedenza che la posizione dell’Unione Europea (che predomina anche all’interno dell’OSCE) e’ la prova che a Bruxelles non intendono fornire ulteriore assistenza per lo sviluppo dei principi democratici in Europa, ma sono pronti a ostacolare la libera espressione di volonta’ del popolo di Donbass e della Novorossija.
Secondo noi questo e’ il frutto di ambizioni segrete che puntano all’espansione politico-militare dell’Unione Europea e della NATO verso Est.
Allo stesso tempo, la posizione e le azioni degli Stati Uniti d’America, di cui riteniamo evidente il carattere criminoso, meritano una condanna distinta da parte della comunita’ internazionale.
Proprio gli USA, assieme ai loro protetti di Kiev, sono i principali responsabili degli spargimenti di sangue del 24 aprile e dei crimini commessi in precedenza nel territorio di Donbass.
Esortiamo personalmente la comunita’ internazionale a condannare questi criminali, i quali dovranno essere puniti di conseguenza, sarebbe a dire: il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il Vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden, il Segretario di Stato John Kerry, il Direttore della CIA John Brennan, e con loro i funzionari della giunta di Kiev, cioe’ il Presidente facente funzioni Oleksandr Turchinov, il Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale e della Difesa Andrij Parubij, il Ministro degli Interni Arsen Avakov, il leader del “Pravyj Sektor” Dmytro Yarosh, l’oligarca Ihor Kolomojskij e coloro che dalle indagini risultano essere criminali di guerra.
Esortiamo tutti i governi e tutti i popoli del mondo a condannare i crimini del regime di Kiev e a pretendere il suo isolamento internazionale e il processo per crimini di guerra.”
Il Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare di Donec’k E. Gubareva.
http://novorossia.su/node/619Tratto da (CLICCA QUI)

LA REPUBBLICA POPOLARE DI DONETSK CHIEDE COLLABORAZIONE AI PAESI DELL’ALLEANZA BOLIVARIANA.

1966929_762234700524453_7618525632383091132_nA.I. Kofman, Ministro degli Esteri dell'autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, ha inviato una richiesta di collaborazione e sostegno indirizzata ai paesi dell'Alleanza Bolivariana.
Nel documento, reso pubblico alle 17 locali di oggi, il Ministero degli Esteri della RPD, fa riferimento ai mesi di guerra a cui è sottoposta la giovane repubblica, indicando nei paesi NATO e negli USA in particolare i mandanti del majdan (così simile alle "ribellioni" che ci sono state in Venezuela) e i burattinai dei golpisti ucraini:
"La Repubblica Popolare di Donetsk è pronta a invitare i governi degli Stati membri dell'ALBA, per cominciare a stabilire relazioni bilaterali complete e a pieno titolo, il cui esito sarà l'amicizia e la cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra i nostri paesi.
Noi crediamo che solo grazie agli sforzi congiunti di tutto il mondo libero si potrà resistere alle aspirazioni egemoniche di Washington e dei suoi servi. I nostri popoli costruiranno il futuro che hanno scelto, senza pressioni e minacce esterne".
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