ABKHAZIA – COME CE LA RACCONTA WIKIPEDIA

L’Abcasia è una repubblica semi-presidenziale.
L’Abcasia (lingua abcasa: Аҧсны/Aphsny, georgiano: აფხაზეთი / Apkhazeti, russo: Абха́зия / Abchazija), è un territorio caucasico della Georgia de facto indipendente, proclamato Stato dai fautori della separazione, con alcuni riconoscimenti internazionali. La capitale è Sukhumi o nella lingua abcasa Akua (Suchum). Confina a nord con la Russia, a est e sud-est col resto della Georgia e si affaccia a ovest e sud-ovest al Mar Nero.
Le lingue ufficiali sono la lingua abcasa e la lingua russa.
Stati membri delle Nazioni Unite che riconoscono l’Abcasia:

  • Russia Russia – (26 agosto 2008)
  • Nicaragua Nicaragua – (3 settembre 2008)
  • Venezuela Venezuela – (10 settembre 2009)[8].
  • Nauru Nauru – (15 dicembre 2009)[9]
  • Vanuatu Vanuatu – (23 maggio 2011)
  • Tuvalu Tuvalu – (18 settembre 2011)

Dopo il riconoscimento da parte del Venezuela, l’Abcasia si è attivata diplomaticamente per ottenere il riconoscimento della propria indipendenza da parte dei paesi membri dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe.
Stati non membri delle Nazioni Unite che riconoscono l’Abcasia:


Lo stemma nazionale della Repubblica d’Abcasia fu adottato dal Soviet Supremo d’Abcasia il 23 luglio 1992, a seguito alla dichiarazione d’indipendenza dalla Georgia.

SITO UFFICIALE DELLA REPUBBLICA DI ANKHAZIA


 

 

 

 

L’Abcasia copre un’area di circa 8 600 km² nell’estrema parte occidentale della Georgia, sulla costa del Mar Nero.
Le montagne del Caucaso nel nord e nord-est separano l’Abcasia dalla Circassia.
Ad est, la regione è confinante con la Svanetia.
A sud-est, l’Abcasia confina con la Mingrelia, mentre nel sud e sud-ovest è bagnata dal Mar Nero.
La repubblica è estremamente montagnosa (per il 75% della superficie totale) e gli insediamenti sono per la maggior parte sulla costa e in un certo numero di valli profonde e fertili.
La catena montuosa del Caucaso corre lungo il confine settentrionale della regione.
Dal massiccio principale si diramano le catene minori del Gagra, del Bziphi e del Kodori. Le cime più alte dell’Abcasia si trovano nel nord-est e nell’est (lungo il confine con la Svanetia) e alcune di esse raggiungono i 4 000 m sopra il livello del mare. Il clima è temperato: il che, in età sovietica, ha favorito la trasformazione dell’Abcasia in una popolare meta vacanziera, tanto da essere soprannominata la “Riviera georgiana”.
La regione è anche rinomata per la sua produzione agricola, che include tè, tabacco, vino e frutta.
L’economia del paese si basa sia sull’agricoltura (mais, tabacco, uva, frutta) sia soprattutto sullo sfruttamento dei giacimenti di piombo, rame, zinco e carbon fossile.
Poche le industrie (principalmente idroelettriche).
Sull’economia abcasa grava tuttavia un embargo che di fatto la isola dal sistema economico internazionale, eccetto che dalla Russia, che mantiene un collegamento transfrontaliero e una linea ferroviaria con Acvia.
Il 2 ottobre 2009 è stato concluso un accordo tra governo abcaso e quello russo in materia di visti.
L’accordo prevede che i cittadini di entrambi i paesi potranno viaggiare senza necessità di visto purché il soggiorno nel paese ospite non superi i 90 giorni.
L’Abcasia ha un ampio volume di traffici commerciali con la Turchia e la Giordania, paesi in cui risiedono numerosi abcasi della diaspora, tuttavia non esistono con i due citati paesi relazioni ufficiali.
La vicinanza dell’Abcasia al Mar Nero, rende il suo clima temperato, soprattutto tenendo conto della latitudine settentrionale.
Le montagne caucasiche sono responsabili del clima moderato nella regione, in quanto fungono da scudo per l’Abcasia dai freddi venti del nord.
Le aree costiere della Repubblica hanno un clima subtropicale, in cui la temperatura media annuale in molte regioni è intorno ai 15 °C.
La media invernale (gennaio) delle temperature varia tra i 4 e 6 °C, mentre la media estiva (luglio) delle temperature è ovunque tra i 22 e 23 °C.
Il territorio costiero raramente subisce grandi gelate durante l’inverno.
Le quote sui 1 000 m s.l.m. hanno un clima marittimo e di montagna, con inverni relativamente freddi e lunghi ed estati calde.
Le quote sui 2 000 metri hanno inverni più freddi ed estati più corte. Infine, le zone più elevate dell’Abcasia hanno per tutto l’anno un clima freddo, senza estate.
L’Abcasia riceve una quantità elevata di precipitazioni, ma grazie al suo microclima unico (che va da quello sub-tropicale a quello di montagna) lungo buona parte della sua costa, l’umidità ha livelli molto bassi.
Le precipitazioni annuali lungo la costa vanno da 1100 a 1 500 mm.
Le colline, le quote più basse e le gole interne del territorio abcaso ricevono dovunque tra 1100 e 1800 mm di precipitazioni annuali.
Alcune delle gole interne che sono schermate dai venti umidi provenienti dal Mar Nero, presentano i livelli più bassi di precipitazioni atmosferiche.
Le alte regioni montagnose ricevono 1700–3500 mm di precipitazioni annue.
La neve cade abbondantemente sulle montagne ma quasi per niente nella regione costiera.
Le valanghe nel nord-est talvolta rappresentano un pericolo reale per le aree popolate.
La neve spesso arriva ai 5 metri in alcune delle più alte aree montagnose che si affacciano sul Mar Nero.

 

 

 

 

Vista da capo Pitsunda

 

 

 

 

Il Lago Ritsa

L’Abcasia è ben conosciuta per la sua bellezza e per i suoi paesaggi diversificati.
I paesaggi della regione vanno dalle pinete costiere (vicino a Bichvinta/Pitsunda) alle coltivazioni di agrumi, dalle nevi perenni ai ghiacciai nel nord della repubblica.
A causa della complessa topografia dell’Abcasia, gran parte del territorio non è stata intaccata dallo sviluppo umano (coltivazioni e costruzioni).
Perciò, oggi, una larga porzione dell’Abcasia (circa il 70% del territorio) è ancora coperta da foreste.
L’Abcasia è anche conosciuta per l’alto numero di specie endemiche di piante che si trovano solo nel Caucaso, in Georgia o in Abcasia.
Il sud-est dell’Abcasia, che fa parte della pianura della Colchide, è coperta da foreste in cui sono presenti (l’ontano, il carpino, la quercia, il faggio) o gli agrumeti e le piantagioni di tè.
Le colline, all’altezza dei 600 metri sopra il livello del mare, sono coperte da foreste di caducifoglie (con elementi sempreverdi) e includono specie di alberi come quercia, faggio e bosso.
Le foreste si trovano tra i 600 e i 1 800 m sopra il livello del mare e sono costituite sia da caducifoglie sia da conifere.
Le specie più comuni sono il faggio, l’abete rosso e l’abete tradizionale.
La zona di foresta mista è l’habitat di alcuni degli alberi più alti in Europa e nel mondo, e vi si trovano alcuni esemplari di abete (specialmente intorno al lago Ritsa) che raggiungono un’altezza superiore ai 70 metri. La zona che si estende tra i 1 800 e i 2 900 m sopra il livello del mare è costituita da foreste sub-alpine e prati alpini.
Il territorio che si trova sopra i 2 900 metri è coperto per lo più da nevi eterne e ghiacciai.
In Abacsia la maggioranza della popolazione è cristiano-ortodossa (75%); esistono minoranze di cristiani della Chiesa apostolica armena e della Chiesa cattolica, di musulmani sunniti e di ebrei.
Il territorio dell’Abcasia appartiene alla giurisdizione del Patriarcato ortodosso di Georgia e tale giurisdizione è riconosciuta da tutte le chiese canoniche del mondo ortodosso.
Tuttavia, dal 1991 il Patriarcato di Georgia non controlla più la Diocesi di Sukhumi.
Questa situazione ha portato ad una penetrazione di preti del Patriarcato russo nel territorio della diocesi al fine di assicurare la sola assistenza religiosa agli abcasi.
Il 16 settembre 2009 la Diocesi di Sukhumi ha proclamato la sua autonomia dal Patriarcato di Georgia, assumendo il nuovo nome di Chiesa ortodossa di Abcasia.
Il capo della Chiesa locale, Vissarion Apliaa, ha preteso di restaurare l’autocefalia persa nel 1795.

UN PO’ DI STORIA RECENTE
Quando l’Unione Sovietica cominciò a disintegrarsi alla fine degli anni ottanta, le tensioni etniche tra abcasi e georgiani crebbero all’avvicinarsi dell’indipendenza georgiana.
Molti abcasi si opposero a questo, temendo che l’indipendenza della Georgia avrebbe portato alla “georgianizzazione”, ritenendo invece che fosse il caso di avere il diritto di istituire una repubblica indipendente.
La disputa divenne violenta a Sukhumi il 16 luglio 1989. 16 georgiani furono uccisi ed altri 137 feriti quando tentarono di iscriversi all’università georgiana invece che in quella abcasa.
Dopo diversi giorni di violenza, le truppe sovietiche riportarono ordine in città, ma i paramilitari nazionalisti rivali furono accusati di provocare gli scontri.
La Georgia dichiarò l’indipendenza il 9 aprile 1991, sotto il governo dell’ex dissidente sovietico Zviad Gamsakhurdia.
Il governo di Zviad Gamsakhurdia divenne impopolare e nel dicembre dello stesso anno, la guardia nazionale georgiana, al comando di Tengiz Kitovani, assediò gli uffici del governo a Tbilisi.
Dopo mesi di stallo, fu costretto a dimettersi nel gennaio 1992.
Fu sostituito alla carica di presidente da Eduard Shevardnadze, l’ex ministro degli esteri sovietico.
Shevardnadze ereditò un governo dominato dalla linea dura dei nazionalisti georgiani, e sebbene non fosse un nazionalista, egli fece poco per evitare di essere considerato un sostenitore dei personaggi al governo, che erano considerati dei golpisti.

La guerra abcaso-georgiana (1991-1993)
Il 21 febbraio 1992, il consiglio militare cha governava la Georgia, dopo le dimissioni di Zviad Gamsakhurdia annunciò che era abolita la costituzione dell’era sovietica e la restaurazione della costituzione del 1921 della Repubblica Democratica di Georgia.
Molti abcasi interpretarono questo come un’abolizione del loro status autonomo. In risposta, il 23 luglio 1992, il governo dell’Abcasia dichiarò a tutti gli effetti l’indipendenza, ma questo gesto non fu riconosciuto da nessun altro paese.
Il governo georgiano accusò i sostenitori di Zviad Gamsakhurdia di aver rapito il ministro dell’interno georgiano e di tenerlo prigioniero in Abcasia.
Il governo georgiano dispiegò 3 000 soldati nella regione, ristabilendo apparentemente l’ordine. Un pesante fuoco tra le forze georgiane e la milizia abcasa scoppiò dentro e fuori Sukhumi.
Le autorità abcase rifiutarono le pretese del governo, sostenendo che fosse semplicemente un pretesto per una invasione.
Dopo circa una settimana di combattimenti e molte perdite da entrambe le parti, le forze del governo georgiano riuscirono a prendere il controllo di gran parte dell’Abcasia e chiusero il parlamento regionale.
Centinaia di volontari paramilitari provenienti dalla Russia si unirono ai separatisti abcasi per combattere le forze del governo georgiano.
Tra il settembre e l’ottobre del 1992 le forze abcase e i paramilitari russi, dopo l’interruzione del cessate-il-fuoco, iniziarono una forte offensiva secessionista armata che cacciò le forze georgiane fuori dalla repubblica.
Il governo di Eduard Shevardnadze accusò la Russia di dare copertura militare ai ribelli con lo scopo di staccare dalla Georgia il suo territorio nativo e la terra di frontiera tra Georgia e Russia.

Seconda guerra dell’Ossezia del Sud (2008)
La seconda guerra in Ossezia del Sud fu combattuta dalla Georgia da una parte, e da Russia, Ossezia del Sud e Abcasia dall’altra.
Il conflitto iniziò nella notte fra il 7 e l’8 agosto 2008, dopo diversi giorni di pesanti scontri tra esercito georgiano e milizie ossete, che culminarono nell’attacco della Georgia all’Ossezia del Sud.
La Federazione Russa, che già dal 1992 aveva una presenza militare in Ossezia del Sud ed Abcasia come forza d’interposizione su mandato internazionale, è intervenuta massicciamente sbaragliando i georgiani ed arrivando ad occuparne una larghissima parte del territorio, sino a poche decine di chilometri da Tiblisi.
Il 15 agosto è stato firmato fra Georgia e Russia un accordo preliminare sul cessate il fuoco, con la mediazione dell’Unione europea guidata da Nicolas Sarkozy, in quanto presidente di turno dell’UE: in base all’accordo le truppe si sono impegnate al ritiro sulle posizioni precedenti l’inizio delle ostilità, e la Georgia a non usare la forza contro le due repubbliche secessioniste.
Dopo un iniziale ritiro dalle posizioni più avanzate, come la città di Gori, la Russia aveva deciso di continuare l’occupazione militare di due zone cuscinetto in Georgia ai confini delle due regioni per prevenire possibili futuri attacchi verso l’Ossezia del Sud e l’Abcasia.
Queste aree di occupazione comprendevano inizialmente anche il porto di Poti sul mar Nero, oltre alla presenza di alcuni posti di blocco russi nelle principali vie statali di comunicazione, e sono state mantenute per circa due mesi.
A partire dal 1º ottobre 2008 nelle due zone cuscinetto aree sono stati schierati 200 osservatori militari dell’Unione europea come previsto dai colloqui di settembre fra Russia ed Unione Europea, mentre il ritiro delle truppe russe dalla zona cuscinetto in prossimità dell’Ossezia del Sud è stato completato l’8 ottobre 2008.
La Russia ha riconosciuto l’indipendenza di Ossezia del Sud ed Abcasia il 26 agosto 2008, sottoscrivendo successivamente accordi militari con le due repubbliche.

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