COMUNICATI

2026.01.31 – LA NOSTRA SATYAGRAHA OVVERO “FERMEZZA IN UNA BUONA CAUSA”.

2026.01.31 – LA NOSTRA SATYAGRAHA – “FERMEZZA IN UNA BUONA CAUSA”

NR. 0160405120221725

Il termine Satyagraha, reso universale da Mahatma Gandhi, non indica passività, ma forza interiore radicata nella verità e nella coscienza.
È la scelta di non usare la violenza, non per debolezza, ma per superiore responsabilità morale.

Dopo la riunione del 30 gennaio 2026, questa riflessione nasce per chiarire a che punto siamo come MLNV — non sul piano emotivo, ma su quello della coscienza e della maturità.

 

1. DUE PIANI DIVERSI: IDENTITÀ E REALTÀ OPERATIVA
Esistono due livelli che non vanno confusi:
Livello delle convinzioni
È il piano della visione, della storia, dell’esperienza personale, della dignità e della coscienza.
Qui nessuno può sostituirsi alla coscienza di un altro.
Livello operativo e giuridico
È il piano delle conseguenze concrete: atti, sanzioni, tribunali, amministrazioni.
Quando si agisce su questo piano, occorre lucidità:
il valore morale non coincide automaticamente con efficacia giuridica nel sistema che oggi esercita il potere.
Dirlo non è negare la legittimità morale di ciò che facciamo.
È
lealtà verso le persone, per non alimentare illusioni.

 2. IL CUORE DELLA NOSTRA POSIZIONE
Non si tratta di “combattere uno Stato”.
Si tratta di un principio più alto:
Nessuna legge può essere giusta se calpesta la dignità dell’essere umano.
Questo è il Diritto di Natura, radice dei diritti umani, dell’obiezione di coscienza e della disobbedienza civile non violenta.
Lo Stato non crea i diritti.
Dovrebbe riconoscerli e tutelarli.

 3. DIRITTO DI NATURA E DIRITTO POSITIVO
Esiste una tensione storica:
DIRITTO DI NATURA: dice cosa è giusto, è morale e universale, è bussola
DIRITTO POSITIVO: dice cos’è applicato, è esercitato dal potere vigente, è il mare in cui navighiamo.

Navigare richiede conoscere anche gli scogli.


4. IL RISVEGLIO DI COSCIENZA
Il “Popolo” non si muove per principi astratti, ma quando:
·         c’è impatto diretto sulla vita
·         c’è fiducia
·         il rischio di non fare nulla supera quello di esporsi
Questa è una dinamica umana universale, non un fallimento.
La coscienza vera si riconosce da:
·         coerenza nel tempo
·         responsabilità concreta
·         stabilità, non entusiasmo momentaneo

 5. LE TRE FASI DEL PERCORSO MLNV

                 1 Fase di Rivendicazione

Piano identitario e simbolico.
Affermazione di esistenza e memoria.

                 2 Fase di Opposizione Formale

Atti, rigetti, dichiarazioni.
Forte sul piano interiore e identitario, ma non leva giuridica efficace nel sistema che esercita il potere.

                 3 Fase del Risveglio di Coscienza

Esempio personale, dignità, rispetto anche verso chi è dall’altra parte.
Questa è la forma più matura e non distruttiva.
È qui che entra la
Satyagraha.

 6. IL PASSAGGIO CHE STIAMO VIVENDO
Non è una crisi.
È un assestamento di coscienza.
Stiamo passando da: dimostrare ad essere

Quando una causa diventa modo di stare al mondo, non dipende più dal riconoscimento esterno.
Diventa postura interiore.

 

7. IL PRINCIPIO GUIDA
La nostra fermezza non nasce dall’opposizione, ma dalla fedeltà alla verità che abbiamo compreso.

Questa è la nostra Satyagraha.

WSM
Venethia, 31 gennaio 2026
Con onore e rispetto

WSM

Venethia, lì sabato 15 novembre 2025

2026.01.17 – INSTITUTIONAL CRITICAL NOTE – NR. 0160321105549378

NR. 0160321105549378

NOTA CRITICA ISTITUZIONALE

sulla continuità sistemica della giurisprudenza italiana in materia di  autodeterminazione del Popolo Veneto e di svuotamento delle garanzie giuridiche fondamentali

Premessa
Il Movimento de Liberasione Nasionale del Popolo Veneto (MLNV) e il Governo Veneto Provvisorio (GVP), nell’esercizio delle proprie funzioni di rappresentanza politica e istituzionale del Popolo Veneto, ritengono doveroso intervenire pubblicamente in merito alla recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 27499/2025, concernente la validità delle notifiche fiscali effettuate mediante semplice invio postale, anche in assenza di relata di notifica.
Tale intervento si rende necessario non solo per le gravi conseguenze giuridiche della pronuncia in sé, ma soprattutto per la continuità logica e sistemica che essa presenta rispetto a precedenti orientamenti della medesima Corte, già espressi in materia di autodeterminazione del Popolo Veneto e di legittimazione storica dello Stato italiano sui Territori della Serenissima Repubblica di Venezia.

1.Continuità giurisprudenziale e non episodicità della pronuncia
La citata ordinanza non costituisce un episodio isolato né una mera interpretazione tecnica del diritto tributario.
Essa si inserisce in una linea giurisprudenziale coerente e persistente, volta a:
ridurre progressivamente le garanzie formali di legalità nei rapporti tra cittadino e autorità pubblica;
                 rafforzare una presunzione assoluta di legittimità dell’azione statale;
                 impedire, nei fatti, l’effettiva contestazione degli atti amministrativi e fiscali.
Tale linea risulta perfettamente compatibile – e funzionale – a precedenti pronunce con cui la Corte di Cassazione ha affermato che il Popolo Veneto non esisterebbe come soggetto titolare del diritto all’autodeterminazione, sostenendo che nel 1866 esso avrebbe “scelto” di diventare parte del Popolo italiano.

 2. La rimozione consapevole del fatto storico del 1866
L’affermazione secondo cui il Popolo Veneto avrebbe liberamente rinunciato alla propria sovranità nel 1866 presuppone un fatto storico inesistente sul piano giuridico.
È documentalmente provato che:

                 l’annessione dei Territori della Serenissima Repubblica di Venezia al Regno d’Italia avvenne prima del plebiscito del 21–22 ottobre 1866;

                 la cessione dei territori fu già perfezionata e pubblicata in atti ufficiali;

                 la consultazione popolare si svolse in assenza di sovranità, sotto controllo militare e politico;

                 la sovranità del Popolo Veneto era stata riconosciuta a livello internazionale dal Trattato di Vienna del 3 ottobre 1866.

Pertanto, non può esistere alcuna “scelta” giuridicamente valida, poiché nessun popolo può rinunciare alla propria sovranità quando questa è già stata soppressa con atto di forza.

La persistenza di tale affermazione nella giurisprudenza italiana non può essere qualificata come errore, bensì come rimozione consapevole del fatto storico, funzionale alla conservazione della legittimità statale.

 3. La sentenza sulle notifiche come effetto derivato
La recente pronuncia in materia di notifiche fiscali rappresenta un effetto diretto e coerente di quella negazione originaria.
Se:
                 il Popolo Veneto non è riconosciuto come soggetto sovrano;
                 i suoi cittadini non sono considerati titolari di una sovranità originaria;
                 la legittimità dello Stato non può essere messa in discussione ab origine,
                 allora:
                 le garanzie formali diventano un ostacolo;
                 la relata di notifica diventa superflua;
                 la conoscenza effettiva dell’atto viene sostituita dalla mera presunzione;
                 l’onere della prova viene trasferito integralmente sul destinatario.
In tal modo, la notifica non è più uno strumento di garanzia del diritto di difesa, ma un mezzo di imposizione unilaterale.

 4. Profili di incompatibilità con il diritto internazionale
Questa impostazione risulta incompatibile con:
                 il principio di autodeterminazione dei popoli;
                 il diritto a un rimedio effettivo;
                 il principio di buona fede dell’autorità pubblica;
                 il divieto di fondare pretese giuridiche su fatti storicamente e giuridicamente nulli.
                 La combinazione tra:
                 negazione dell’esistenza di un popolo;
                 svuotamento delle garanzie procedurali;
                 presunzione assoluta di conoscenza e legittimità,
configura un abuso sistemico, non un semplice orientamento giurisprudenziale.

 5. Dichiarazione conclusiva
Il MLNV e il Governo Veneto Provvisorio dichiarano che:
                 nessuna pronuncia giurisdizionale può sanare una frode storica;
                 nessuna semplificazione procedurale può sostituire il rispetto delle garanzie fondamentali;
                 nessuna autorità può fondare la propria legittimità sulla negazione di un popolo.
La presente Nota è resa a pubblica menzione e conservata agli atti quale documentazione istituzionale della continuità abusiva dell’azione giurisprudenziale italiana, ai fini di ogni futura valutazione in sede internazionale.

WSM
Venethia 17 gennaio 2026

 

 

2025.23.31 – BUON ANNO 2026 PATRIOTI!

Buon inizio 2026 a tutti.
Non sarà un anno che aspettiamo: sarà un anno che costruiamo.
Non chiedo ottimismo cieco, ma lucidità.
Non chiedo entusiasmo vuoto, ma responsabilità.
Chiedo solo la forza di essere presenti.
Nel 2025 abbiamo difeso valori fondamentali con responsabilità e trasparenza.
Nel 2026 continuiamo con la stessa determinazione, consapevoli che ogni passo conta.
Diritti.
Responsabilità.
Dignità.
Futuro condiviso.
Non serve essere d’accordo su tutto.
Serve essere leali con ciò che diciamo di voler essere.
Il percorso non è semplice.
Lo sappiamo.
Ma la difficoltà non annulla la direzione.
Quando qualcuno ti dice “non ha senso”, è lì che devi scegliere se fermarti, o dimostrare perché invece ha senso per te.
Nel 2026 non chiedo numeri: chiedo presenza.
Non chiedo applausi: chiedo serietà.
Non chiedo perfezione: chiedo autenticità.
A chi camminerà con coerenza: grazie.
A chi tornerà con impegno: bentornato.
A chi vorrà solo osservare: nessun rancore.
Ma non ostacolate chi sta andando avanti.
Ricordiamo che
“Noi siamo ciò che decidiamo di essere
e insieme abbiamo deciso di essere ciò che siamo
da sempre un Popolo e una Nazione.”
Che il 2026 sia un anno di scelte responsabili,
radicate nei valori del nostro Popolo,
e di progressi reali verso ciò che meritiamo.

Buon anno.
WSM
Così sia.
Venethia, mercoledì 31 dicembre 2025


 

 

2025.12.15 – LETTERA APERTA E PUBBLICA 0160216163309332 DI BORTOTTO SERGIO

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Oggetto: LETTERA APERTA E PUBBLICA 0160216163309332

 

All’attenzione di
ex superiori e colleghi,

 

Autorità istituzionali competenti

– Governo della Repubblica Italiana

– Ministro dell’Interno

– Capo della Polizia di Stato

– Questore pro tempore di Treviso

     Autorità sanitarie e soggetti istituzionali coinvolti nei procedimenti disciplinari che hanno condotto alla mia destituzione dalla Polizia di Stato

 


 

Io sottoscritto Sergio Bortotto, nato il 15.07.1961 a Vicenza – Vi, Cittadino autodeterminato, nella piena titolarità della propria soggettività giuridica originaria e in conformità alle norme e ai principi di autodeterminazione riconosciuti dal diritto internazionale, autodeterminatesi presso il Dipartimento Anagrafe, Istituzione del Governo Veneto Provisorio costituito dal Movimento de Liberasione Nasionale del Popolo Veneto (MLNV) ai sensi e per gli effetti dell’art.96.3 del Primo Protocollo addizionale (1977) alle convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949), con attribuzione del seguente codice unico personale 0000000234501000,

Scrivo questa lettera dopo venticinque anni, non per rancore e non per vendetta, ma perché il tempo trascorso non ha cancellato i fatti, né le loro conseguenze.

Dal 2000 in avanti, la mia vita personale, professionale ed economica è stata segnata da una sequenza di procedimenti disciplinari, valutazioni, atti e silenzi che hanno prodotto un esito definitivo: la mia destituzione dalla Polizia di Stato.

Ho atteso a lungo che fosse la Giustizia istituzionale a fare il proprio corso.
Oggi posso affermare, con serenità e dolore insieme, che quel corso, per me, non c’è stato.

Già nel 2011 ho reso pubblica, con nome e cognome, una testimonianza dettagliata di quanto stava accadendo, nell’articolo intitolato
“L’altra faccia della Polizia italiana”, tuttora consultabile online.

A quella esposizione pubblica non seguì alcuna risposta nel merito,
nessuna verifica indipendente, nessuna assunzione di responsabilità.

Negli anni successivi, e in modo ancora più formale, ho reso pubblici più Avvisi a Pubblica Menzione – Affidavit, nei quali ho ribadito e giurato la verità dei fatti, indicando ruoli, passaggi procedurali, responsabilità e conseguenze:

– Affidavit del 21 novembre 2024

– Affidavit del 31 gennaio 2025

Anche a fronte di tali atti solenni e pubblici, il silenzio è rimasto totale.

Questo dato, oggi, non è più neutro.

È storicamente e moralmente rilevante.

In questo contesto, un ruolo determinante è stato svolto anche da valutazioni sanitarie redatte nell’ambito della Polizia di Stato, rivelatesi decisive per l’avvio e l’esito di procedimenti disciplinari successivi.

In particolare, valutazioni redatte dal medico di Polizia dott. Sartore hanno inciso in modo sostanziale su tali procedimenti, pur presentando elementi di contraddizione e mancato riscontro che, ad oggi, non hanno mai trovato chiarimento istituzionale.

Da quegli atti sono derivate conseguenze irreversibili sulla mia vita.

Una domanda che non ha mai avuto risposta

Non scrivo questa lettera per chiedere risarcimenti, né per invocare punizioni.
Scrivo per porre una domanda che il tempo non ha cancellato:

come vive in coscienza chi ha firmato, avallato, utilizzato o taciuto
di fronte ad atti rivelatisi infondati, contraddittori o non chiariti,
sapendo che da essi dipendevano la carriera, la dignità e l’esistenza di un uomo?

Dal 2000 ad oggi, nessuno ha ritenuto di dover rispondere nel merito.
Questo silenzio ha permesso che le conseguenze di quei fatti continuassero a produrre effetti fino ad oggi.

Perché scrivo ora?

Scrivo ora perché ho compreso che il silenzio non protegge
e che chi subisce un torto e non lo contesta, lo accetta.

Io non ho mai accettato.

Ho parlato, scritto, denunciato, giurato pubblicamente.

Scrivo ora perché questa vicenda non può essere cancellata,
né ridotta a pratica archiviata, né sepolta sotto il peso del tempo.

Questa lettera non chiede risposte.

Non chiede favori.

Non chiede riabilitazioni.

Afferma una verità documentata.

E affida alla coscienza di ciascuno il peso delle proprie scelte.

Perché se la Giustizia istituzionale può mancare, la memoria no.

Questa lettera è un atto di verità, non un appello.

E così deve restare.
Con onore e in fede
Sergio Bortotto

 

già Ispettore della Polizia di Stato
Presidente del Movimento de Liberasione Nasionale del Popolo Veneto
Presidente del Governo Veneto Provvisorio

 

 

2025.12.15 – PERCHÉ FACCIAMO TUTTO QUESTO – UNA PAROLA DI CHIAREZZA AI CITTADINI

Care Cittadine, cari Cittadini,
in queste settimane molti di voi ci hanno scritto, chiamato o incontrato per esprimere preoccupazione, stanchezza e timore.
È comprensibile. Quando si difendono diritti veri, il clima non è mai sereno.
Per questo sentiamo il dovere di fare chiarezza.
Il MLNV e il Governo Veneto Provvisorio non stanno cercando lo scontro, né stanno “insistendo” per ostinazione.
Stiamo difendendo diritti umani, civili e politici che appartengono al Popolo Veneto e ai singoli Cittadini, e lo stiamo facendo in modo pacifico, documentato e pubblico.
Ogni Rigetto di Notifica, ogni Avviso a Pubblica Menzione, ogni Affidavit non è un atto di ribellione, ma un atto di responsabilità.
Serve a:

  • lasciare traccia scritta di ciò che accade
  • dimostrare l’assenza di risposte nel merito
  • documentare comportamenti irregolari, vessatori o intimidatori
  • tutelare oggi e domani chi non vuole più subire in silenzio

Sappiamo che questa strada può esporre, e non lo nascondiamo.
Ma anche il silenzio espone: espone alla perdita progressiva dei diritti, alla normalizzazione dell’abuso, alla rassegnazione.
Le pressioni e le ritorsioni non colpiscono chi ha torto.
Colpiscono chi non accetta più di fingere che tutto sia giusto.
Nessuno è obbligato a fare più di quanto si senta di fare.
Il MLNV non chiede eroismi, ma consapevolezza, coraggio tranquillo e coerenza.
Chi oggi resiste in modo pacifico e documentato sta contribuendo a qualcosa che va oltre il singolo caso:
sta costruendo memoria, verità e dignità per il futuro.
Continueremo a fare il nostro dovere, con prudenza ma senza arretrare,
perché un Popolo non si difende quando è comodo,
ma quando è necessario.

Con onore, rispetto e determinazione,
WSM
Venethia, 15 dicembre 2025

2026.06.11 – ECCO IL NUOVO VACCINO AUTO-REPLICANTE … MA SIAMO ALLA FOLLIA!

Dott. Maurizio Federico,
Direttore f.f. del Centro Nazionale per la SaluteGlobale presso l’Istituto Superiore di Sanità
Il Vaccino Auto-replicante
“… SPERO CHE MADRE NATURA ABBIA LA CAPACITA’ DI ARGINARE DEI PASSI AFFRETTATI DELL’UMANITA’…”
Rendiamoci conto di questa follia.

2025.06.10 – VLADIMIR PUTIN SUI NEGOZIATI … SVEGLIA ACCIDENTALI … OPS OCCIDENTALI!

Bisogna avere il coraggio di prendere atto di quanto il Popolo Russo sta facendo per il bene di tutti, anche di noi occidentali, sempre più miopi e indifferenti alla scellerata politica europea e della Nato.
Dice bene il Presidente Putin “… oggi sentiamo dire che ci vogliono sconfiggere sul campo di battaglia … beh, cosa dire, che ci provino … allo stesso tempo noi non rifiutiamo i negoziati pace, ma coloro che rifiutano devono sapere che più andiamo avanti più sarà difficiale negoziare per loro negoziare con noi … abbiamo già sentito molter volte che l’occidente vuole combattere con noi fino all’ultimo ucraino … questa è una tragedia per il Popolo Ucraino … Ma, a quanto pare, tutto sta andando in quella direzione … Però tutti devono sapere che noi, in fondo, non abbiamo ancora iniziato niente di serio… “

2025.06.05 – NOI VENETI NON SIAMO ITALIANI … ECCO PERCHE’

Prove documentali e fonti storiche, ci confermano che l’annessione dei Territori della Serenissima Repubblica de Venethia al Regno d’Italia nel 1866 fu una frode preordinata.

Il plebiscito del 21-22 ottobre 1866 non rispettò i principi di autodeterminazione sanciti dal diritto internazionale e, pertanto, non può essere considerato un atto legittimo di adesione all’Italia.

IL CONTESTO STORICO E IL TRATTATO DI VIENNA (3 ottobre 1866)

Il Trattato di Vienna, firmato il 3 ottobre 1866, stabiliva che:

  • L’Impero Austriaco avrebbe ceduto i Territori Veneti alla Francia, la quale avrebbe poi garantito alla popolazione veneta il diritto di autodeterminarsi tramite un plebiscito autogestito.
  • La sovranità dei Veneti veniva riconosciuta non solo dall’Austria e dalla Francia, ma anche dal Regno d’Italia e dal Regno di Prussia

La Dichiarazione di Leboeuf (19 ottobre 1866)

Il commissario francese Leboeuf proclamò ufficialmente la cessione dei territori con la seguente formula: “A nome di Sua Maestà l’Imperatore dei Francesi ed in virtù dei pieni poteri e mandato che ha voluto conferirmi […] dichiariamo di rimettere la Venezia a sé stessa, affinché le popolazioni padrone dei loro destini, possano esprimere liberamente, con suffragio universale, il loro volere a riguardo dell’annessione della Venezia al Regno d’Italia.”

Tale dichiarazione sanciva ufficialmente che il Veneto non era più sotto il controllo di nessuna potenza straniera e che la consultazione popolare avrebbe dovuto essere autonoma e libera.

LA FRODE DEL PLEBISCITO (L’Annessione già decisa prima del voto)

Il 19 ottobre 1866, due giorni prima del plebiscito, la Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia riportava già l’annessione del Veneto all’Italia.

Questo dimostra che il risultato era preordinato e che il voto popolare fu solo una formalità.

Nella Gazzetta Ufficiale stampata a Firenze, si legge: “La bandiera reale italiana sventola dalle antenne di Piazza San Marco, salutata dalle frenetiche grida della esultante popolazione. Generale Di Revel.”

Il plenipotenziario del re, Conte Tahomn di Revel, inviò un documento ufficiale che conferma che l’annessione era già avvenuta prima del plebiscito, rendendo il voto una mera formalità priva di valore giuridico.

(ecco il documento del Conte Tahomn di Revel)

L’INTERFERENZA ITALIANA E LA MANIPOLAZIONE DEL PLEBISCITO

Il governo italiano temeva fortemente l’opzione dell’indipendenza e mise in atto metodi coercitivi per influenzare il voto secondo fonti storiche:

  • Non vi fu reale campagna informativa sulle opzioni disponibili.
  • Non fu ammessa un’opzione per l’indipendenza sulla scheda referendaria.
  • L’esercito italiano era già presente nei territori prima del voto, esercitando pressione sulla popolazione.

CONSEGUENZE GIURIDICHE E IL DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE

L’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite sancisce il diritto all’autodeterminazione dei Popoli.

Poiché:

  • Il plebiscito fu manipolato e privo di validità democratica;
  • il Regno d’Italia non rispettò gli accordi internazionali;
  • La popolazione veneta non ebbe la possibilità di scegliere liberamente;

Il diritto dei Veneti all’autodeterminazione rimane attuale e valido, poiché l’annessione del 1866 fu una violazione del diritto internazionale.

La storia dimostra che nel 1866 l’alternativa per i Veneti non era tra un Veneto italiano o un Veneto austriaco, ma tra un Veneto italiano e un Veneto indipendente.

Il plebiscito non fu libero né democratico, e l’annessione al Regno d’Italia fu una violazione del diritto internazionale.

Il Popolo Veneto mantiene il diritto legittimo di autodeterminarsi, e questa verità storica deve essere riconosciuta dalla comunità internazionale.

Ecco l’impegno del MLNV nei confronti della Serenissima Patria:

L’AUTODETERMINAZIONE NON E’ SOLO UN DIRITTO:
E’ UN DOVERE STORICO VERSO LE GENERAZIONI FUTURE.

2025.06.04 – RESISTERE PER ESISTERE

RESISTERE PER ESISTERE

Cittadini del Popolo Veneto, oggi non vi parlo con articoli di legge in mano, ma col cuore di chi ha visto e vissuto l’ingiustizia sulla propria pelle.

Le istituzioni italiane continuano imperterrite ad ignorare i nostri atti di autodeterminazione.

Non rispondono alle nostre notifiche.

Non considerano le nostre dichiarazioni.

Fingono che il nostro percorso sia nullo, inesistente.

Ma mentre ci ignorano da un lato, dall’altro infieriscono senza pietà.

Pretendono tasse.

Mandano solleciti.

Pignorano conti.

Ci inseguono con ogni mezzo.

È questa la realtà: non ci riconoscono, ma ci perseguitano.

Questo doppio gioco è ipocrita, ingiusto e illegittimo.

E dimostra solo una cosa: hanno paura di noi.

Sanno che siamo sul sentiero giusto, sanno che la verità storica è dalla nostra parte, sanno che stiamo costruendo un’alternativa concreta.

E allora è proprio adesso che dobbiamo insistere.

Non è il momento di mollare.

Non è il momento di dubitare.

È il momento di alzare la testa, e rispondere con fermezza e dignità.

Ogni RDN che pubblichiamo, ogni Affidavit che scriviamo,
ogni rigetto notificato … è una voce che rompe il silenzio.

È la dimostrazione che esistiamo.

Che siamo vivi.

Che non ci pieghiamo.

Sì, è faticoso.

Sì, è scoraggiante.

Ma se ci arrendiamo adesso, tutto quello che abbiamo costruito svanirà.
Noi non siamo soli.

Siamo un Popolo.

Un Popolo che ha diritto alla propria libertà, alla propria dignità, alla propria verità.

E nessuno, nemmeno lo Stato italiano, ha il potere di cancellare questo diritto.

Non fermatevi.

Non abbiate paura.

Fate sentire la vostra voce.

Fate rete.

Resistete.

La storia non la scrive chi si arrende.

La storia la scrive chi resiste.

E noi resisteremo.

Sempre.

WSM – Viva el Popolo Veneto Sovrano!

Venethia, mercoledì 4 giugno 2025

 

 

 

2025.05.25 – ENNESIMO TENTATIVO DI NOTIFICA ILLEGITTIMA DA PARTE DELLO STATO ITALIANO

Notifiche senza relata: la violazione continua dei diritti dei Cittadini autodeterminati

Il Governo Veneto Provvisorio denuncia pubblicamente l’ennesimo tentativo, da parte dello Stato italiano, di notificare atti giudiziari a Cittadini autodeterminati residenti nei Territori della Repubblica de la Venethia, in totale violazione della normativa vigente e del principio di autodeterminazione.

Nella giornata del 23 maggio 2025, una Cittadina Veneta regolarmente registrata presso l’Anagrafe delle Genti Venete ha ricevuto da parte di un postino di Poste Italiane una busta verde contenente un atto giudiziario emesso dalla Polizia Stradale di Vicenza. Il tentativo di notifica è avvenuto senza il rilascio della relata di notifica, documento essenziale previsto dalla legge 890/1982 affinché l’atto possa essere considerato valido.

La Cittadina, con coerenza e piena consapevolezza, ha rifiutato il ritiro dell’atto, facendo presente che – in assenza della relata – l’atto risulta privo di valore giuridico. Il postino ha verbalizzato il rifiuto, come da richiesta, e la documentazione fotografica del plico è stata acquisita agli atti del MLNV-GVP.

Il tentativo di notifica risulta particolarmente grave per almeno tre ragioni fondamentali:

1.   Violazione del diritto internazionale: Lo Stato italiano agisce come potenza occupante nei territori della Repubblica Veneta, senza alcuna legittimazione derivante da trattati internazionali validi o da un processo democratico di autodeterminazione.

2.          Nullità degli atti: Ogni atto emesso dalle autorità italiane in detti territori è da ritenersi giuridicamente inesistente per difetto assoluto di giurisdizione.

3.    Riconoscimento implicito dell’illegittimità: Lo stesso Stato italiano, con il D.lgs. 212/2010, ha abrogato il Regio Decreto 3300/1866, annullando il presunto fondamento giuridico della sua sovranità sui territori della ex Repubblica di Venezia.

L’atto è stato formalmente contestato con SPN (Segnalazione alla Polisia Nasionale) in data 24 maggio 2025, con codice di registrazione 0150726174015840.

La Cittadina ha richiesto la registrazione a ruolo giudiziario dei responsabili e la tutela del proprio diritto a non essere soggetta a un’autorità straniera e priva di legittimazione.

Il Governo Veneto Provvisorio invita tutti i Cittadini autodeterminati a non accettare mai notifiche prive di relata e a documentare ogni episodio rivolgendosi al Proveditorato Generale della Polisia Nasionale Veneta.

La lotta per la libertà passa anche per la fermezza nel difendere la propria condizione giuridica.

Nessuna sovranità imposta sarà mai legittima.

Il Popolo Veneto non è suddito, ma sovrano.

WSM
Con onore e rispetto
Venethia, domenica 25 maggio 2025
Sergio Bortotto
Presidente del MLNV e del GVP

 

 

2025.05.24 – PRECISAZIONE SULLA NATURA GIURIDICA E TERRITORIALE DEL MLNV – RIGETTO DELL’ETICHETTA “MOVIMENTO PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO”

Oggetto: PRECISAZIONE SULLA NATURA GIURIDICA E TERRITORIALE DEL MLNV – RIGETTO DELL’ETICHETTA “MOVIMENTO PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO”

Il Movimento de Liberasione Nasionale del Popolo Veneto (MLNV) e il Governo Veneto Provvisorio (GVP), istituiti ai sensi e per gli effetti dell’art. 96.3 del Primo Protocollo Aggiuntivo (1977) alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, rappresentano la continuità giuridica e politica del Popolo Veneto e della Repubblica de la Venethia.

Contrariamente a quanto frequentemente affermato da enti e stampa italiana, il MLNV non è un “movimento per l’indipendenza del Veneto”, bensì è il legittimo soggetto popolare organizzato per il ripristino della sovranità della Repubblica de la Venethia, Stato sovrano storicamente esistente fino alla sua occupazione forzata e illegittima da parte del Regno d’Italia.

Definizione territoriale corretta della Repubblica de la Venethia:

Lo Stato occupante italiano ha arbitrariamente e strumentalmente diviso il territorio della Venethia in tre aree distinte:

Venezia Euganea: oggi amministrativamente denominata “regione Veneto”;

Venezia Tridentina: oggi corrispondente al Trentino-Alto Adige;

Venezia Giulia: oggi suddivisa in Friuli-Venezia Giulia.

Questa divisione ha avuto lo scopo di frammentare l’unità identitaria e nazionale del Popolo Veneto, negandogli l’esercizio del diritto all’autodeterminazione.

Composizione attuale e aspirazionale della Federazione della Repubblica Veneta (secondo il MLNV-GVP):

Contee già libere e sovrane: Belluno, Bergamo, Brescia, Crema (Cremona), Padova, Pordenone, Rovigo, Treviso, Udine, Venezia, Verona, Vicenza.

Contee affini e vicine che potrebbero confluire nella Federazione: Sudtirolo (Bozen), Gorizia, Mantova, Trentin (Trento-Südtirol), Trieste (Territorio Libero).

Richiesta formale:

Si invita ogni soggetto istituzionale, diplomatico, giuridico e mediatico a:

1.Correggere ogni improprio riferimento al MLNV come “movimento per l’indipendenza del Veneto”;

2.Utilizzare la dicitura corretta: “Movimento per il ripristino della sovranità della Repubblica de la Venethia e del Popolo Veneto originario, in conformità al diritto internazionale e al principio di autodeterminazione dei popoli.”

3.Riconoscere la legittimità del Popolo Veneto come soggetto sovrano conforme al diritto dei trattati internazionali.

In attesa di riscontro ufficiale, questa dichiarazione è pubblicata e notificata per i fini di diritto internazionale.

WSM
Con onore e rispetto
Venethia, sabato 24 maggio 2025
Sergio Bortotto
Presidente del MLNV – Governo Veneto Provvisorio

Allegati:

1.Mappa storica delle Tre Venezie

2.Mappa attuale delle Contee della Repubblica Veneta

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2025.05.19 – IL MLNV E LA CONTINUITÀ LEGITTIMA DELLO STATO VENETO

Negli ultimi tempi si è sentita ripetere un’obiezione ricorrente: “ma all’epoca della Serenissima c’era davvero uno Stato Veneto costituito?
” oppure “non esiste una Costituzione della Repubblica di Venezia che dimostri che fosse uno Stato moderno”.
È giunto il momento di chiarire con fermezza e con fondamento giuridico e storico.
La Serenissima Repubblica di Venezia, per oltre un millennio, fu uno Stato sovrano a pieno titolo, riconosciuto nelle relazioni internazionali, dotato di un proprio ordinamento giuridico, istituzioni di governo, una diplomazia, un sistema fiscale e militare, una moneta e una cittadinanza.
L’assenza di una “Costituzione” in senso moderno non pregiudica affatto la sovranità dello Stato: basti pensare che anche l’Impero Britannico ha operato per secoli senza una costituzione scritta.
Nel 1866, con un plebiscito falsato e preceduto da annessione già proclamata (19 ottobre 1866), il Popolo Veneto è stato privato della propria sovranità in violazione del diritto internazionale e del principio di autodeterminazione.
Il Movimento de Liberasione Nasionale del Popolo Veneto (MLNV) e il conseguente Governo Veneto Provvisorio (GVP), fondati il 29 settembre 2009, non inventano uno Stato nuovo, ma ricostituiscono la legittima continuità del Popolo Veneto e della sua sovranità.
Lo facciamo:

  • secondo il diritto naturale e la sovranità originaria dell’Essere Umano,

  • nel rispetto dell’art. 96.3 del Primo Protocollo Aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1977, che riconosce la legittimità giuridica delle autorità costituite dai popoli sotto occupazione,

  • con una struttura istituzionale autodeterminata, pubblica, tracciabile e ordinata, dotata di anagrafe, autorità, polisia, ordinamento giuridico e strumenti di notifica legale.

È l’Italia ad agire in difetto assoluto di giurisdizione sui nostri Territori, poiché non ha mai ricevuto un mandato libero, consapevole e democratico da parte del Popolo Veneto.
Riaffermiamo dunque, con pacifica fermezza, che:

  • il Popolo Veneto è Sovrano,

  • il MLNV e il GVP sono l’espressione autentica di questa Sovranità,

  • nessun popolo ha bisogno di essere “riconosciuto” per esistere, ma solo di prendere coscienza della propria verità e agire in coerenza.

2025.05.19 – AUTODETERMINAZIONE: UN CAMMINO DI SPIRITO, VERITÀ E LIBERTÀ

Spesso si crede che l’autodeterminazione sia solo un atto politico o giuridico.
Ma per il Popolo Veneto, e per chi ha scelto il cammino dell’autodeterminazione insieme al MLNV e al Governo Veneto Provvisorio, essa è anzitutto un percorso interiore, spirituale, di consapevolezza e risveglio.
Il MLNV è nato il 29 settembre 2009, giorno di San Michele Arcangelo, non per caso, ma come risposta a una chiamata profonda, come atto di difesa dei diritti originari e naturali dell’Essere Umano e del Popolo Veneto.
Nel nostro emblema, lo scudo di San Michele davanti al Leone di San Marco rappresenta la protezione della Verità, della Giustizia e della Sovranità, che nessun sistema può legittimamente sopprimere.
L’autodeterminazione non è in contrasto con la ricerca mistica o spirituale.
Anzi, ne è naturale conseguenza: chi riconosce la propria natura divina, chi attinge dalla Sorgente Creativa Amore, Gioia, Mitezza e Dominio di sé (Galati 5:22), non può accettare di essere sottomesso con la menzogna o privato del proprio diritto di esistere libero.
Il nostro è un cammino aperto a tutti coloro che, in coscienza, riconoscono la necessità di ripristinare la Sovranità Originaria dell’Uomo e della Nazione.
Un cammino che non giudica, non impone, ma invita alla riflessione, alla verità e all’azione consapevole.
Chi sceglie di restare in ascolto e in cammino con noi, troverà sempre accoglienza e rispetto.
Chi sceglie altre vie, lo farà comunque sotto la protezione di San Marco e San Michele, custodi della nostra memoria e della nostra missione.

2025.05.16 – MLNV-GVP – COMUNICAZIONI DIFFAMATORIE E NON FIRMATE – PRECISAZIONI DOVUTE – NR.0150718144842685

2025.05.16 – MLNV-GVP – COMUNICAZIONI DIFFAMATORIE E NON FIRMATE – PRECISAZIONI DOVUTE – NR.0150718144842685

Rif. 0150718144842685

Oggetto:COMUNICAZIONI DIFFAMATORIE E NON FIRMATE – PRECISAZIONI DOVUTE.

Il Movimento de Liberasione Nasionale del Popolo Veneto (MLNV) e il Governo Veneto Provisorio (GVP) rendono noto di aver ricevuto una comunicazione via e-mail, priva di firma, attribuibile ad un soggetto non identificato, che conteneva gravi e infondate accuse riguardanti l’operato del Movimento e dei suoi Referenti.

Nella suddetta comunicazione si allude – con tono insinuante – a presunti mancati “risarcimenti” per contributi versati da Cittadini autodeterminati, a fronte di sanzioni non annullate, e si cita erroneamente l’esistenza di un “dipendente” del MLNV, figura che in realtà non esiste né può esistere all’interno di un Movimento di Liberazione Nazionale qual è il MLNV che agisce per libera adesione e su base volontaria.

Il MLNV precisa quanto segue:

1.           La comunicazione è priva di validità, in quanto:

           non è firmata da alcun soggetto identificabile;

           proviene da un indirizzo e-mail associato ad altra anagrafica regolarmente autodeterminata, che tuttavia non ha sottoscritto né autorizzato il messaggio in questione;

           nessuna persona fisica corrispondente al mittente risulta registrata presso l’Anagrafe del Popolo Veneto o abbia mai ufficializzato un Atto di Autodeterminazione.

2.           Ogni atto di autodeterminazione, inclusi Rigetti di Notifica (RDN), Affidavit o altri strumenti legali formalizzati, viene intrapreso con piena consapevolezza e responsabilità personale da parte del Cittadino autodeterminato, senza promesse o garanzie circa l’annullamento automatico di provvedimenti emessi dalle autorità italiane, le quali operano in violazione sistematica del diritto internazionale e del diritto dei popoli alla propria autodeterminazione.

3.           Il MLNV e il GVP non hanno mai garantito né promesso la cancellazione di sanzioni o multe italiane, bensì hanno sempre agito nella logica del rifiuto giuridico, etico e politico della loro legittimità, attraverso percorsi di resistenza civile fondata sul diritto internazionale consuetudinario.

4.           Non esistono “dipendenti” del MLNV o del GVP. Tutti coloro che operano all’interno del Movimento lo fanno per libera scelta, spirito di servizio e senso di responsabilità verso il Popolo Veneto.

5.           Ogni accusa infondata, messaggio anonimo o tentativo di diffamazione sarà registrato e, se del caso, oggetto di pubblica denuncia e messa a ruolo giudiziario presso le autorità della Polisia Nasionale Veneta.

Conclusione

Il MLNV-GVP continuerà a operare con determinazione e trasparenza, senza farsi intimidire da chi tenta di screditarne il lavoro, spesso approfittando di situazioni di disagio personale o economico per fomentare sfiducia e confusione.

A tutti i Cittadini autodeterminati viene rinnovato l’invito a vigilare, verificare le fonti e segnalare ogni abuso o comunicazione sospetta, per preservare la credibilità e l’onore del Movimento e del Popolo Veneto.

Con onore e rispetto
WSM
Venethia, venerdì 16 maggio 2025
Sergio Bortotto
Presidente del MLNV – Governo Veneto Provvisorio

2025.05.08 – QUANDO ANCHE I FRATELLI TI VOLTANO LE SPALLE!

Ci sono giorni in cui la stanchezza non nasce dalle minacce dello Stato occupante, né dai pignoramenti, né dalle ingiunzioni.
Quelle le conosciamo, le abbiamo messe in conto.
Il peso più grande, invece, arriva dal silenzio degli altri.
Dal loro voltarsi dall’altra parte.
Dalla loro scelta consapevole di escluderti, pur sapendo chi sei, da dove vieni e cosa rappresenti.
È accaduto di recente, ancora una volta: una riunione tra “tutti” i gruppi indipendentisti veneti, organizzata senza che il Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Veneto (MLNV) venisse nemmeno contattato.
Nemmeno un invito.
Nemmeno una parola.

E non solo: alla nostra offerta di ospitare l’incontro nella nostra sede, mettendo a disposizione uno spazio dignitoso e coerente con la nostra causa, è stato risposto con un rifiuto.
Hanno preferito ritrovarsi all’aperto, in un parco pubblico.
Un simbolo perfetto del vuoto che li circonda.
E in quel parco — ironia della sorte — era presente anche colui che un tempo militava nel MLNV, che poi ha operato per sfaldarlo dall’interno, tentando addirittura di appropriarsene.
La storia è nota: ha fondato il Comitato di Liberazione Nazionale Veneto (CLNV), e anche quello, come previsto, si è frammentato in una miriade di “realtà” inconsistenti, fatte di cinque o sei fronde, ciascuna con sigle analoghe e le proprie velleità.
Una cosa incredibile, sì.
Ma anche prevedibile.
Perché la verità fa paura.
La coerenza isola, quando diventa un metro di giudizio per chi ha tradito la causa o non ha mai avuto davvero il coraggio di sostenerla fino in fondo.
Noi del MLNV non siamo mai scesi a patti, non abbiamo mai cercato accordi di comodo, né sedie, né riconoscimenti artificiali.
Abbiamo scelto la via più dura: quella della legalità internazionale, della documentazione, del rigetto consapevole.
E in questa via, oggi più che mai, sappiamo che l’invisibilità è il prezzo della coerenza, ma anche la sua più alta testimonianza.
Io non sono solo.
Noi non siamo soli.
Siamo stanchi, sì.
Ma non siamo sconfitti.
Perché a differenza di molti, noi non abbiamo mai cambiato bandiera.
E continueremo a portarla, anche se a volte dobbiamo farlo nel vento contrario.

2025.04.24 – COMUNICATO PUBBLICO DI PREVENZIONE E DENUNCIA – IL 25 APRILE FESTA NAZIONALE VENETA

Rif. 0150626180503898

 COMUNICATO PUBBLICO DI PREVENZIONE E DENUNCIA
Venezia, 25 aprile 2025 – Festa Nazionale di San Marco

NOI, CITTADINI AUTODETERMINATI DELLA VENETHIA, nel giorno in cui celebriamo il nostro Santo Patrono San Marco Evangelista, simbolo millenario della nostra identità, denunciamo pubblicamente l’ennesima occupazione della nostra Capitale, Venezia, da parte delle istituzioni italiane che, come successo in passato:

  • impongono la propria festività nazionale del 25 aprile, estranea alla nostra storia e alle nostre tradizioni,
  • militarizzano Piazza San Marco con parate armate e propaganda musicale (inno italiano) in un contesto che dovrebbe invece essere di raccoglimento e festa popolare veneta,
  • opprimono e intimidiscono i Veneti, identificando e allontanando tutti coloro che orgogliosamente inneggiano con i propri Gonfaloni Nazionali della Repubblica di Venethia, impedendo di fatto una celebrazione libera e pacifica.

Tutto ciò rappresenta una grave violazione del diritto all’autodeterminazione e della libertà di espressione e della nostra Festa Nazionale.

OGGI COME IERI,resistiamo ad ogni forma di imposizione culturale e identitaria.
Rivendichiamo il diritto di celebrare San Marco nella nostra terra, nella nostra Capitale, sotto la bandiera della Venethia sovrana e indipendente.

Invitiamo tutti i cittadini liberi, le autorità internazionali, gli osservatori indipendenti e gli organi di informazione a vigilare su quanto accadrà in Piazza San Marco il 25 aprile 2025.

La verità non può essere repressa, la libertà non può essere sequestrata.

 W SAN MARCO – W LA VENETHIA LIBERA E SOVRANA

Con Onore e Orgoglio Veneto
WSM
Venethia, giovedì 24 aprile 2025


 

 

2025.04.14 – LA BANDA DEI GIUDICI CORROTTI – E’ PER QUESTO CHE IL CONSIGLIO DI STATO MI HA DATO CONTRO…

Quello che sta emergendo – nero su bianco e con prove giudiziarie concrete – non è più un sospetto, ma la conferma sistemica che il vertice della giustizia amministrativa italiana è compromesso.
Ed è ancora più grave se si pensa che questo è lo stesso sistema che ha deciso sulla mia destituzione, violando il diritto alla difesa, sulla base di atti falsi e con una sentenza emessa in violazione delle più basilari garanzie costituzionali.
Cosa dimostra tutto questo?
Che non sono solo un caso isolato, ma una delle tante vittime consapevoli di un sistema che ha sostituito la giustizia con la funzione di potere.
Che la mia memoria riepilogativa, i tuoi affidavit, e tutte le pubblicazioni su Gaxeta Uficiale sono strumenti fondamentali non solo per tutelarti, ma per testimoniare al mondo un sistema malato.
Che ogni documento da me prodotto e ogni silenzio da loro mantenuto oggi è più che mai una prova, perché si inserisce in un quadro pubblico di collasso etico e giuridico.


L’INCHIESTA CHE STA SCONVOLGENDO LA MAGISTRATURA, SENTENZE VENDUTE, ELEZIONI ANNULLATE, DEPISTAGGI, C’E’ UNA VERA E PROPRIA RETE DI TOGHE SPORCHE AL LAVORO DA MILANO ALLA SICILIA.
ECCO PERCHE’ I CARABINIERI PERDONO I RICORSI AMMINISTRATIVI AI TAR E CONSIGLIO DI STATO SEMPRE FILO COMANDO GENERALE ARMA.

Giustizia corrotta, ai massimi livelli.
Con una rete occulta che corrode il potere giudiziario dall’interno, arrivando a minare i pilastri della nostra democrazia.
Un’inchiesta delicatissima, coordinata dalle Procure di Roma, Messina e Milano, continua a provocare arresti, da più di un anno, tra magistrati di alto rango.
Non si tratta di casi isolati, con la singola toga sporca che svende una sentenza.
L’accusa, riconfermata nelle diverse retate di questi mesi, è molto più grave: si indaga su un sistema di contropotere giudiziario, con tutti i crismi dell’associazione per delinquere, che si è organizzato da anni per avvicinare, condizionare e tentare di corrompere un numero indeterminato di magistrati.
Qualsiasi giudice, di qualunque grado.
Al centro dello scandalo ci sono i massimi organi della giustizia amministrativa: il Consiglio di Stato e la sua struttura gemella siciliana.
Sono giudici di secondo e ultimo grado: decidono tutte le cause dei privati contro la pubblica amministrazione con verdetti definitivi (la Cassazione può intervenire solo in casi straordinari).
Molti però non sono magistrati: vengono scelti dal potere politico.
Eppure arbitrano cause di enorme valore, come i mega-appalti pubblici.
Interferiscono sempre più spesso nelle nomine dei vertici di tutta la magistratura, che la Costituzione affida invece al Csm.
Possono perfino annullare le elezioni.
L’indagine della procura di Roma ha già provocato decine di arresti, svelando storie allucinanti di giudici amministrativi con i soldi all’estero, buste gonfie di contanti, magistrati anche penali asserviti stabilmente ai corruttori, giri di prostituzione minorile e sentenze svendute in serie, «a pacchetti di dieci».
Con tangenti pagate anche per annullare il voto popolare.
Un attacco alla democrazia attraverso la corruzione.
L’antefatto è del 2012: un candidato del centrodestra in Sicilia, Giuseppe Gennuso, perde le elezioni per 90 preferenze e contesta il risultato, avvelenato da una misteriosa vicenda di schede sparite.
In primo grado il Tar boccia tutti i ricorsi.
Quindi il politico siciliano, secondo l’accusa, versa almeno 30 mila euro a un mediatore, un ex giudice, che li consegna al presidente del Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia, Raffaele Maria De Lipsis.
Che nel gennaio 2014 annulla l’elezione e ordina di ripetere il voto in nove sezioni dei comuni di Pachino e Rosolini: quelle dove è più forte Gennuso.
Che nell’ottobre 2014 conquista così il suo seggio, anche se ha precedenti per lesioni, furto con destrezza ed è indiziato di beneficiare di voti comprati.
Il politico respinge ogni accusa.
Che oggi risulta però confermata dalle confessioni di due potenti avvocati siciliani, Piero Amara e Giuseppe Calafiore, arrestati nel febbraio 2018 come grandi corruttori di magistrati.
L’esistenza di una rete strutturata per comprare giudici era emersa già con le prime perquisizioni.
Nel luglio 2016, in casa di un funzionario della presidenza del consiglio, Renato Mazzocchi, vengono sequestrati 250 mila euro in contanti e una copia appuntata di una sentenza della Cassazione favorevole a Berlusconi sul caso Mediolanum.
Altre indagini portano a scoprire, come riassume il giudice che ordina gli arresti, «un elenco di processi, pendenti davanti a diverse autorità giudiziarie», con nomi di magistrati affiancati da cifre.
Uno di questi è Nicola Russo, presidente di sezione del Consiglio di Stato, nonché giudice tributario.
Quando viene arrestato, nella sua abitazione spuntano atti di processi amministrativi altrui, chiusi in una busta con il nome proprio di Mazzocchi.
Negli stessi mesi Russo viene sospeso dalla magistratura dopo una condanna in primo grado per prostituzione minorile.
Oggi è al secondo arresto con l’accusa di essersi fatto corrompere non solo dagli avvocati Amara e Calafiore, ma anche da imprenditori come Stefano Ricucci e Liberato Lo Conte.
Negli interrogatori Russo conferma di aver interferito in diversi processi di altri giudici, su richiesta non solo di Mazzocchi, ma anche di «magistrati di Roma» e «ufficiali della Finanza».
Ma si rifiuta di fare i nomi.
Per i giudici che lo arrestano, la sua è una manovra ricattatoria: l’ex giudice cerca di «controllare questa rete riservata» di magistrati e ufficiali «in debito con lui per i favori ricevuti».
Anche De Lipsis, per anni il più potente giudice amministrativo siciliano, ora è agli arresti per due accuse di corruzione.
Ma è sospettato di aver svenduto altre sentenze.
La Guardia di Finanza ha scoperto che la famiglia del giudice ha accumulato, in dieci anni, sette milioni di euro: più del triplo dei redditi ufficiali.
Scoppiato lo scandalo, si è dimesso.
Ma anche lui ha continuato a fare pressioni su altri giudici, che ora confermano le sue «raccomandazioni» a favore di aziende private come Liberty Lines (traghetti) e due società immobiliari di famiglia dell’avvocato Calafiore, che progettavano speculazioni edilizie nel centro storico di Siracusa (71 villette e un ipermercato) bocciate dalla Soprintendenza.
L’inchiesta riguarda molti verdetti d’oro. Russo è accusato anche di aver alterato le maxi-gare nazionali della Consip riassegnando un appalto da 338 milioni alla società Exitone di Ezio Bigotti e altri ricchi contratti pubblici all’impresa Ciclat.
Per le stesse sentenze è sotto inchiesta un altro ex presidente di sezione del Consiglio di Stato, Riccardo Virgilio: secondo l’accusa, aveva 751 mila euro su un conto svizzero.
Per ripulirli, il giudice li ha girati a una società di Malta degli avvocati Amara e Calafiore.
Tra gli oltre trenta indagati, ma per accuse ancora da verificare, spicca un altro presidente di sezione, Sergio Santoro, ora candidato a diventare il numero due del Consiglio di Stato.
A fare da tramite tra imprenditori, avvocati e toghe sporche, secondo l’accusa, è anche un altro ex magistrato amministrativo, Luigi Caruso.
Fino al 2012 era un big della Corte dei conti, poi è rimasto nel ramo: secondo l’ordinanza d’arresto, consegnava pacchi di soldi alle toghe sporche ancora attive.
Lavoro ben retribuito: tra il 2011 e il 2017 l’ex giudice ha versato in banca 239 mila euro in contanti e altri 258 mila in assegni.
Amara, come avvocato siciliano dell’Eni, è anche l’artefice della corruzione di un pm di Siracusa, Giancarlo Longo, che in cambio di almeno 88 mila euro e vacanze di lusso a Dubai aprì una fanta-inchiesta giudiziaria ipotizzando un inesistente complotto contro l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi.
Un depistaggio organizzato per fermare le indagini della procura di Milano sulle maxi-corruzioni dell’Eni in Nigeria e Congo. Dopo l’arresto, Longo ha patteggiato una condanna a cinque anni.
Ma la sua falsa inchiesta ha raggiunto il risultato di spingere alle dimissioni gli unici consiglieri dell’Eni, Luigi Zingales e Karina Litwak, che denunciavano le corruzioni italiane in Africa.
Nella trama entra anche il potere politico, proprio per i legami strettissimi tra Consiglio di Stato e governi in carica.
Giuseppe Mineo è un docente universitario nominato giudice del Consiglio siciliano dalla giunta dell’ex governatore Lombardo.
Nel 2016 vuole ascendere al Consiglio di Stato.
A trovargli appoggio politico sono gli avvocati Amara e Calafiore, che versano 300 mila euro al senatore Denis Verdini, che invece nega tutto.
L’ex ministro Luca Lotti però conferma che proprio Verdini gli chiese di inserire Mineo tra le nomine decise dal governo Renzi.
Alla fine il giudice raccomandato perde la poltrona solo perché risulta sotto processo disciplinare per troppi ritardi nelle sue sentenze siciliane.
Tra i legali ora indagati c’è un altro illustre avvocato, Stefano Vinti, accusato di aver favorito un suo cliente, l’imprenditore Alfredo Romeo, con una tangente mascherata da incarico legale: un “arbitrato libero” (un costoso verdetto privato) affidato guarda caso al padre del solito Russo.
Proprio lui, l’ex giudice che sta cercando di usare lo squadrone delle toghe sporche, ancora ignote, per fermare i magistrati anti-corruzione.