RUSSIA
PUTIN AGLI USA: AGITE DA NEMICI, SAPPIATE CHE RESISTEREMO.
Il riconoscimento russo delle due repubbliche di Abkhazia e Ossetia del Sud (che Putin non aveva concesso fino all’agosto 2008) fu il primo segnale che il Cremlino aveva deciso – sebbene non di propria iniziativa ma pressato dall’iniziativa avversaria – di alzare il segnale di stop verso Washington.
A Sochi, nell’ottobre 2014, Putin ha “resettato” drasticamente il rapporto tra la sua Russia e Washington.
Un discorso ben meditato, che sarebbe grave errore, per tutti, sottovalutare.
Molto più forte, a tratti drammatico nella sua chiarezza, di quello da lui pronunciato a Monaco, nel 2007.
Nei 14 anni del suo potere il presidente russo non si era mai spinto fino a questo punto.
E si capisce il perché solo seguendo il suo ragionamento.
Vediamo di quale reset si tratta.
Fino all’altro ieri Putin era rimasto “dentro” lo schema del post guerra fredda.
C’era rimasto sia perché non aveva scelte diverse da fare, sia perché – con ogni probabilità – a quello schema credeva e lo riteneva utile e realistico.
La crisi era già visibile. La Russia ci stava dentro scomoda. Ma rimaneva l’intenzione di superarla, con il tempo, costruendo una nuova architettura della sicurezza mondiale assieme agli Stati Uniti.
Per anni, dopo il crollo del Muro, la Russia ha dovuto sopportare molti “sgarbi”.
È un eufemismo.
In molti casi la parola giusta sarebbe schiaffi.
La Russia è stata emarginata da numerosi momenti decisionali di rilievo internazionale, messa in secondo piano, scartata senza troppi complimenti.
Era (anche) un modo per farle capire che non contava e che non si voleva che contasse.
Espulsa dalla gestione dei conflitti africani, ignorata nel dibattito finanziario, messa in fila per il Wto.
E duramente offesa nell’intera vicenda jugoslava, fino al bombardamento di Belgrado e all’indipendenza del Kosovo. Ammessa in sala riunioni solo là dove era indispensabile che ci fosse, nel negoziato con l’Iran e nella crisi siriana.
Peggio ancora: con gli ultimi presidenti americani, da Clinton, via George Bush Junior, fino a tutto Obama compreso, gli Stati Uniti hanno manovrato su scala planetaria ignorando platealmente ogni riconoscimento delle zone d’influenza russa, passeggiandovi dentro senza alcun riguardo diplomatico.
Tutta l’Asia centrale ex sovietica è stata praticamente occupata dalle loro iniziative: dall’Azerbaigian fino alla Kirghisia.
Non dovunque con gli stessi successi.
Ma quello che conta, è il significato: Washington semplicemente mandava a dire a Mosca che non avrebbe tenuto in alcun conto il peso della Russia in quelle aree.
Per non parlare della Nato, la cui espansione a est – dopo la fine del patto di Varsavia – ha proceduto senza soste, alla pari con l’allargamento dell’Unione Europea su tutta l’Europa orientale, fin dentro alcuni territori che erano stati parte dell’Unione Sovietica, come le tre repubbliche baltiche.
Il tutto violando gli accordi, verbali e scritti, che impegnavano la Nato a non portare basi e armamenti nelle nuove repubbliche che via via aderivano all’Unione Europea.
Espansione accompagnata da dichiarazioni sempre più incongruenti con i fatti, secondo cui l’estensione della Nato non sarebbe stata indirizzata all’accerchiamento progressivo della Russia. Infine le operazioni degli ultimissimi anni, con l’inserimento della Georgia di Saakashvili nei meccanismi Nato e la promessa di un futuro ingresso a vele spiegate nella Nato della quarta repubblica ex sovietica; e con le analoghe pressioni e promesse nei confronti della Moldavia.
Da ricordare la “guerra georgiana”, conclusasi con la secca sconfitta di Tbilisi dopo il massacro di Tzkhinvali e l’intervento delle forze armate russe per ricacciare indietro i georgiani dal territorio dell’Ossetia del Sud.
Il riconoscimento russo delle due repubbliche di Abkhazia e Ossetia del Sud (che Putin non aveva concesso fino all’agosto 2008) fu il primo segnale che il Cremlino aveva deciso – sebbene non di propria iniziativa ma pressato dall’iniziativa avversaria – di alzare il segnale di stop verso Washington.
Tutto questo è stato superato, d’un colpo, dall’avventura spericolata del colpo di stato a Kiev, dal rovesciamento violento di Yanukovic e dal varo di una nuova Ucraina dichiaratamente ostile e bellicosa nei confronti di Mosca.
Il tutto non solo con il consenso ma con il finanziamento, la direzione, il controllo americano delle operazioni sul territorio, e politiche e, infine, militari.
Non si comprende la sintesi putiniana di Sochi se non tenendo conto della sommatoria di questi eventi.
La conclusione è esplicita: la leadership americana non prevede alcun multipolarismo, né alcun rispetto delle regole di un qualsivoglia partenariato tra eguali.
Non ci sono più regole condivise.
Esiste uno stato di caos, senza alcuna direzione.
Putin prende atto – senza dirlo esplicitamente, ma facendo capire che ha ben compreso – che il bersaglio è lui in persona.
Che le sanzioni non sono cominciate colpendo la Russia, ma colpendo il suo stesso entourage.
Che negli atteggiamenti e nelle dichiarazioni dei leader occidentali è riconoscibile l’idea che Putin non rappresenta la Russia e che, dunque, una volta eliminato lui, la Russia sarà ricondotta all’ovile.
In altri termini: l’Occidente non intende negoziare con la Russia fino a che Putin sarà alla sua testa.
La risposta di Sochi è ora nettissima, un vero e proprio punto di non ritorno.
Poggiato su alcuni pilastri.
Il primo è l’idea che l’unità dell’Occidente è precaria.
L’Europa non è compatta dietro l’America.
Resta un partner, anche se si trova sotto costrizione.
Lo dicono i numeri delle relazioni economiche e commerciali, oltre che la storia del dopoguerra.
Questo è il primo pilastro.
Potrebbe essere una scommessa che non si verificherà.
Ma è un modo per tenere aperto un campo di manovra.
Putin mostra di sapere perfettamente che la Russia che si trova tra le mani è incastonata in mille modi nel sistema occidentale.
Anche nei suoi quattordici anni di potere, non solo in quelli elstsiniani, la Russia si è legata mani e piedi ai destini dell’Occidente.
Dunque è vulnerabile e dovrà pagare prezzi salati, forse salatissimi.
Qui Putin è con le spalle al muro, e dovrà dimostrare ai suoi cittadini che riesce a svincolarsene.
Lo spazio potrà forse aprirsi come effetto della crisi politica di questa Europa.
Lo sfaldamento della tenuta dei partiti politici tradizionali, quasi dovunque, mostra che ci possono essere altri interlocutori, oltre ai conservatori tradizionali, ormai avvinghiati alle sinistre socialdemocratiche, tutte emigrate oltre Oceano.
L’Europa popolare va a destra, si muove in senso antieuropeo, antiamericano e antiglobalista, e converge sull’altro pilastro su cui Putin si appoggia: quello del patriottismo, del conservatorismo etico, dei valori tradizionali della famiglia, dell’educazione, del rispetto della memoria.
La “famiglia europea” potrebbe cambiare di segno nei prossimi anni.
E c’è un altro pilastro, ormai evidente: l’Oriente, la Cina, l’Iran, il resto del mondo.
Verso quella direzione – andassero male i tentativi verso l’Occidente – guarderà l’aquila bifronte.
Le sanzioni – dice Putin – non fermeranno questa Russia, che nelle parole di Putin appare vicina, risvegliata, compatta come non lo era da molti decenni.
È una specie di preludio a un governo di salvezza nazionale, in cui entreranno forse i comunisti di Ziuganov, i liberal-democratici di Zhirinovskij, i nazionalisti di destra e di sinistra, saltando a piè pari le distinzioni europee-occidentali che in Russia hanno sempre contato poco.
L’America di Obama, l’America che Mosca vede come in preda a una crisi senza ritorno (perché dopo Obama potrebbe venire il peggio, con una Hillary Clinton che vince le elezioni con il programma dei repubblicani più forsennati), non è più un partner.
L’orso russo – proprio questo ha detto Putin – non intende uscire dal suo habitat.
Non ha ambizioni espansive.
Ma non è disposto a farsi sloggiare.
Putin a questa conclusione è giunto.
Questo è il suo piano di resistenza.
Si tratta ora di vedere se è in condizione di reggerlo.
E con un’America che gioca alla “o la va o la spacca”, sarà una partita dura.
È dura quando entrambi i contendenti hanno le spalle al muro.
(Giulietto Chiesa, “Il reset di Putin”, da “Megachip” del 26 ottobre 2014).
tratto da: (CLICCA QUI)
VLADIMIR PUTIN E’ IL LEADER MORALE DEL MONDO . PAUL CRAIG ROBERTS
"L’Occidente immorale, malvagio e in declino è incapace di produrre una leadership della qualità di Putin".
Paul Craig Roberts sul suo sito invita i lettori a documentarsi sull’intervento tenuto da Vladimir Putin all’11esimo incontro del Valdai Internazionale Discussion Club.
Questi, scrive Craig Roberts, sono i commenti di un leader politico umanitario, che il mondo non ha mai avuto.
Confrontate Putin con l’inquilino della Casa Bianca o con i suoi burattini in carica in Germania, Regno Unito, Francia, Giappone, Canada, Australia, e vedrete la differenza tra una cricca criminale e un leader che lotta per un mondo umano e vivibile in cui siano rispettati gli interessi di tutti i popoli, prosegue Craig Roberts.
In una società occidentale sana, le dichiarazioni di Putin sarebbero state riportate integralmente e dibattiti organizzati con osservazioni di esperti come Stephen F. Cohen.
Cori di approvazione sarebbero stati ascoltati in televisione e letti sulla carta stampata.
Ma, naturalmente, nulla di tutto questo è possibile in un paese i cui governanti sostengono di essere il paese "eccezionale" e "indispensabile" con un diritto di egemonia sul mondo.
Per Washington e i suoi media nessun paese conta se non Washington stessa.
"Sei con noi o contro di noi", che significa "siete i nostri vassalli o i nostri nemici."
Questo significa che Washington ha dichiarato la Russia, la Cina, l'India, il Brasile e altri paesi del Sud America, l'Iran, e il Sudafrica di essere nemici.
Si tratta di una grossa fetta del mondo per un paese in bancarotta, odiato dai suoi popoli vassalli e da molti dei suoi sudditi, che non ha vinto una guerra da quando ha sconfitto il piccolo Giappone nel 1945, utilizzando le armi nucleari, l'unico uso di tali armi terribili nella storia del mondo.
Come americano, scrive Craig Roberts, fatico ad immagine qualsiasi noto politico americano, o qualsiasi professore di Harvard, Princeton, Yale, Stanford in grado di dare un indirizzo ad un gruppo di discussione della qualità delle osservazioni di Putin.
Provate a trovare qualsiasi politico americano in grado di rispondere con precisione e direttamente alle domande.
Nessuno può leggere commenti di Putin senza giungere alla conclusione che Putin è il capo del mondo, sostiene Craig Roberts.
A parere di Craig Roberts, Putin è una figura torreggiante e non si meraviglierebbe se Washington lo avesse incluso nella lista dei soggetti da eliminare, magari utilizzando uno dei terroristi islamici che la CIA supporta in Russia.
A differenza di un presidente americano, che non osa muoversi tra la gente apertamente, Putin non è tenuto a distanza dalla gente.
Putin è a suo agio con il popolo russo e si confonde in mezzo a loro.
Questo lo rende un facile bersaglio per la CIA, utilizzando magari un terrorista della Cecenia, un attentatore suicida jihadista, o il tradizionale "pazzo solitario".
L’Occidente immorale, malvagio e in declino è incapace di produrre una leadership della qualità di Putin, conclude Paul Craig Roberts.
COME NON ESSERE DACCORDO CON PUTIN ?
Come non essere d’accordo con Putin ?
Intanto la propaganda occidentale continua nella sua opera menzognera nei confronti della Russia…
“In un mondo sempre più senza regole, il rischio di grandi conflitti che coinvolgono i principali paesi sta aumentando”.
A margine dell’incontro avuto con il principe di Abu Dhabi Al Nahyan a Sochi, il presidente russo Vladimir Putin torna all’attacco dopo alcune settimane difensive e dichiara, da un lato, che il dollaro americano sta perdendo la fiducia del mondo come moneta di riserva e, dall’altro lato, che, in un mondo sempre più senza regole, il rischio di grandi conflitti che coinvolgono i principali paesi sta aumentando.
E con esso anche il rischio di violazioni sui trattati sul controllo degli armamenti.
Putin ha precisato poi che il mondo unipolare a guida americana è definibile come una dittatura rispetto agli altri paesi.
“La leadership degli Stati Uniti non porta nulla di buono per gli altri”, e, sostiene Putin, per questo è necessario un nuovo consenso globale.
Il principe ereditario Al Nahyan di Abu Dhabi ha confermato che Mosca “gioca un ruolo molto importante in Medio Oriente”, e ha aggiunto che non aveva dubbi sul fatto che il suo paese e la Russia “restassero legati da un rapporto privilegiato”.
Non proprio quindi quell’isolamento che in occidente si tende a descrivere.
E intanto il Washington Times scrive come “le provocazioni militari russe sono aumentate così tanto nel corso dei sette mesi – da quando Mosca ha annesso la Crimea – che Washington e i suoi alleati stanno rimescolando mezzi di difesa su base quasi giornaliera in risposta alle incursioni aeree, marittime e terrestri da parte delle forze di Vladimir Putin.
Non solo Mosca continua a fomentare disordini in Ucraina orientale, i funzionari degli Stati Uniti e gli esperti di sicurezza regionale confermano che i caccia russi stanno testando i tempi di reazione degli Stati Uniti in Alaska e in Giappone.
tratto da: (CLICCA QUI)
E ZAIA VUOLE SMARCARSI DALL’EMBARGO DECISO DA MOSCA.
Il 6 ottobre 2014 l'Ansa pubblica una nota circa la decisione della giunta regionale veneta (ente italiano) che, dando mandato a Zaia (presidente italiano dell'ente straniero italiano "regione veneto"), lo invita a seguire le vie diplomatiche e istituzionali perché il Veneto esca dall'embargo.
Beh a questi italiani ripetiamo che ogni iniziativa da loro intrapresa non ha nulla a che fare con il Popolo Veneto, con la sua millenaria Repubblica e l'attuale vergognosa e distruttrice occupazione italiana di cui, proprio loro, sono i legali rappresentati e corresponsabili.
L'articolo inoltre palesa la solita opportunistica retorica di chi è abituato a "galleggiare" politicamente … e si parla ancora una volta solo di convenienze e mai di principi e ideali da salvaguardare.
Troppo comodo ricordarsi della Russia solo perché adesso non conviene o perché si è già in campagna elettorale … questo è un tipico atteggiamento italiano e di certo non di noi Veneti!
Cari italiani, cara giunta regionale veneta, caro Zaia, non rappresentate il Popolo Veneto e oggi stesso lo ribadiremo al Governo Russo.
WSM
Venetia, 7 ottobre 2014
Sergio Bortotto, Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio
—
Mr President Vladimir Putin
23, Ilyinka St. – Moscow, 103132, Russia
Sig. Presidente
Siamo a scriverLe ancora una volta perché ci indigna l’iniziativa del presidente dell’ente straniero italiano “Regione Veneto” e della sua giunta, di cercare un compromesso politico per evitare ulteriori conseguenze dannose determinate dall’embargo contro i paesi europei.
Ci indigna innanzitutto la solita opportunistica retorica di chi è abituato a "galleggiare" politicamente per una mera questione di convenienza e mai di principi e ideali da salvaguardare.
Troppo comodo ricordarsi della Russia solo perché adesso non conviene o perché si è già in campagna elettorale … questo è un tipico atteggiamento italiano e di certo non di noi Veneti!
Dobbiamo inoltre ribadire che la giunta della regione veneto e il suo presidente Luca Zaia, rappresentano istituzioni straniere italiane d’occupazione, non rappresentano il Popolo Veneto e neppure la realtà territoriale della Nazione Veneta ancora oggi occupata e soffocata dallo stato italiano.
Tanto si doveva per rispetto del Popolo Russo e del Popolo Veneto.
WSM
Venetia, 7 ottobre 2014
Sergio Bortotto
Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio
—
www.mlnv.org
Tratto da (CLICCA QUI)
COSA ABBIAMO CAPITO DELLA CRISI UCRAINA ???
Confusamente tu, lettore, avrai capito che il popolo vuole entrare nell’Unione europea, mentre Yanukovich e, soprattutto, Mosca si oppongono.
Fine.
La realtà, però, è un po’ diversa e assai più interessante.
Arriviamo così ai giorni nostri, con l’emergere di un’ulteriore, sorprendente variante.
La protesta da pacifica, diventa, almeno in parte, violenta.
Per opera di chi?
Non certo direttamente di soldati stranieri sul campo, bensì di estremisti.
E che estremisti!
Come ormai noto, ad assaltare i ministeri di Kiev non sono stati i pensionati ucraini, bensì milizie paramilitari neonaziste, ben istruite e ben armate.
I pacifisti sono serviti da corollario, soprattutto mediatico, ma a rovesciare Yanukovich sono stati guerriglieri antisemiti, fanatici e ultraviolenti.
Autentiche canaglie, il cui tempismo è stato perfetto: la sommossa ha raggiunto il suo apice durante i Giochi di Sochi ovvero nell’unico momento in cui la Russia non poteva permettersi rovinare il ritorno di immagine delle Olimpiadi.
Kiev bruciava ma il Cremlino era costretto a tacere.
Operazione sofisticata e magistrale, ufficialmente senza paternità, che però – ammainate le bandiere olimpiche – ha innescato la risposta del Cremlino, meno raffinata ma altrettanto spregiudicata.
Obama non immaginava che Putin potesse occupare la Crimea, così come il Cremlino non si aspettava la guerriglia filoamericana di Kiev.
Si sono sorpresi a vicenda.
E non finisce qui.
La guerra, sporca e asimmetrica, durerà a lungo sotto gli occhi dell’opinione pubblica mondiale che assisterà a tutto senza capire, ancora una volta, nulla.
FONTE
http://blog.ilgiornale.it/foa/2014/03/04/ucraina-il-segreto-che-nessuno-spiega-e-che-dovreste-sapere/
Pubblicato da Giacomo Gabellini
RIFLESSIONI SULLA SITUAZIONE “OCCIDENTE – RUSSIA”
Come risponde la RUSSIA alle varie dichiarazioni di guerra?
Perché si punta il dito sempre verso la Russia e Putin?
Perché i media accusano sempre l’Est per la situazione di belligeranza attuale?
Vanno fatte alcune osservazioni e vanno prese in considerazione più elementi della scacchiera …….
Il contesto
Ascoltare Poroshenko pochi giorni fa e poi Obama all’ONU non lascia dubbio alcuno sul fatto che l’impero anglo-sionista sia in guerra contro la Russia. Eppure molti credono che la risposta russa a questa realtà sia inadeguata. Vengono costantemente rivolte accuse a Putin riguardo alla politica russa nella crisi in Ucraina. Ciò che propongo di seguito è un piccolo promemoria riguardo a Putin, i suoi doveri e le sue opzioni.
Innanzitutto, Putin non venne mai eletto a poliziotto del mondo o salvatore, ma solo alla presidenza russa. Sembra ovvio, eppure molti sembrano dare per scontato che Putin sia moralmente obbligato a fare qualcosa per proteggere la Siria, la Novorussia o qualsiasi altra parte del mondo sia sotto attacco. Non è così. Sì, la Russia è de facto a capo dei BRICS e dei paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, ma Putin ha il dovere morale e legale di occuparsi prima di tutto del suo popolo.
Secondo, la Russia è ora ufficialmente nel mirino dell’impero anglo-sionista, il quale include non solo 3 paesi nucleari (USA, Regno Unito, Francia) ma anche la più potente forza militare (USA+NATO) e le maggiori economie del mondo (USA+EU). Credo possiamo essere tutti d’accordo sul fatto che la minaccia rappresentata da un simile impero non sia da poco, e che la Russia abbia ragione a essere molto cauta nell’occuparsene.
Criticare Putin senza capire
Ora, sorprendentemente, molti di quelli che accusano Putin di essere un rammollito, un venduto o un ingenuo affermano anche che l’Occidente stia preparando contro la Russia una guerra nucleare. Se è davvero così, sorge la domanda: se esiste un rischio reale di guerra, nucleare o no, Putin sta facendo la cosa giusta non facendo il duro o minacciando? Alcuni direbbero che l’Occidente vuole la guerra qualsiasi cosa faccia Putin. D’accordo, giusto; ma in questo caso la cosa giusta da fare non è proprio guadagnare più tempo possibile prima dell’inevitabile?!
Terzo, sulla questione degli USA contro l’ISIL, in diversi accusano Putin di pugnalare alle spalle Assad supportando la risoluzione USA al consiglio di sicurezza dell’ONU. Ma Putin cosa doveva fare? Mandare l’aviazione russa in Siria a proteggere i confini siriani? E Assad cos’ha fatto? Ha forse inviato la sua aviazione per cercare di fermare gli USA, o ha fatto un accordo a bassa voce: bombardate “loro”, non noi, e io protesterò senza far nulla? Ovviamente la seconda. Di fatto, Putin e Assad hanno esattamente la stessa posizione: protestare la natura unilaterale degli attacchi, pretendere una risoluzione ONU e nel frattempo guardare tranquillamente lo zio Sam scagliarsi contro la sua stessa progenie e cercare di distruggerla.
Aggiungerei che Lavrov molto logicamente ha affermato che non esistono “terroristi buoni”.
Egli sa che l’ISIL non è altro che la continuazione dell’insorgenza siriana creata dagli USA, a sua volta una continuazione della creatura statunitense al-Qaeda.
Da un punto di vista russo, la scelta è semplice: cos’è meglio, che gli USA usino le loro forze e i loro uomini per uccidere i pazzi wahabiti, o che lo faccia Assad? E se l’ISIL vince in Iraq, quanto ci vorrà prima che vada in Cecenia? O in Crimea? O in Tatarstan? Perché mai un soldato russo o siriano dovrebbe rischiare la morte, se l’aviazione statunitense è disposta a farlo per loro? Se è piacevolmente ironico che gli USA debbano ora bombardare la loro stessa creatura, che lo facciano. Perfino Assad ne è chiaramente contento.
Infine, ONU o non ONU, gli USA avevano già preso la decisione di bombardare l’ISIL. Quindi che senso avrebbe avuto bloccare una risoluzione perfettamente buona dell’ONU? Sarebbe stato un autogol. Di fatto, questa risoluzione può perfino essere usata dalla Russia per impedire che gli USA e il Regno Unito fungano da base arretrata per gli estremisti wahabiti (la risoluzione lo bandisce, e stiamo parlando di una risoluzione obbligatoria del consiglio di sicurezza dell’ONU, capitolo VII).
Eppure, alcuni dicono ancora che Putin ha sacrificato Assad. Quanto stupidi bisogna essere per avere idee simili sulla guerra e la politica? E se Putin voleva sacrificare Assad, perché non l’ha fatto l’anno scorso?
Di fatto, credo siano in corso allo stesso tempo tre fenomeni:
1) Una campagna anti-Putin iniziata dagli agenti governativi di USA e Regno Unito con il compito di manipolare i social media.
2) Una campagna anti-Putin spontanea guidata da certi circoli russi nazionalisti-bolscevichi (Limonov, Dugin ecc.).
3) Una sincera perplessità, angoscia e frustrazione da parte di persone oneste e ben intenzionate che davvero non trovano alcun senso nell’attuale posizione della Russia.
E’ a questo terzo gruppo che dedico l’articolo per cercare di spiegare la posizione russa.
Spiegare una politica apparentemente illogica
Nell’introduzione ho affermato che ciò che sta avvenendo è una guerra contro la Russia, guerra non sparata (finora?) e non in vecchio stile guerra fredda. In pratica ciò che gli anglo-sionisti stanno facendo è piuttosto chiaro, e molti commentatori russi sono già arrivati a questa conclusione: gli USA sono impegnati in una guerra contro la Russia nella quale combatteranno fino all’ultimo ucraino.
Perciò per l’impero il successo non dipende dal risultato in Ucraina, perché questa guerra non è per l’Ucraina.
Per l’impero il successo sarebbe il cambiamento di regime in Russia. Vediamo come intende ottenere questo risultato.
Il piano originario era semplicistico, in stile tipicamente neo-con americano: rovesciare Yanukovich, portare l’Ucraina nell’UE e nella NATO, estendere la NATO fino al confine russo e occupare militarmente la Crimea.
Quel piano è fallito.
La Russia ha accettato la Crimea e l’Ucraina è collassata in una violenta guerra civile accompagnata da una crisi economica terminale.
Perciò i necon statunitensi sono ricorsi al piano B.
Anche il piano B era semplice: far intervenire la Russia militarmente nel Donbass e usare l’intervento come pretesto per una piena guerra fredda 2, che creasse tensioni stile anni ’50 tra Est e Ovest, giustificasse le politiche occidentali con la paura e tagliasse completamente i crescenti legami economici tra Russia e UE.
Solo che anche quel piano è fallito: la Russia non ha abboccato all’esca e, anziché intervenire direttamente nel Donbass, ha cominciato una grandiosa operazione segreta per supportare le forze anti-naziste in Novorussia.
Il piano russo ha funzionato e le forze di repressione della giunta sono state sonoramente sconfitte dalle forze armate novorusse, anche se quest’ultime soffrivano di un’enorme inferiorità di fuoco, armamenti, specialisti e uomini (gradualmente, l’aiuto russo segreto ha cambiato tutto questo).
A quel punto i plutocrati anglo-sionisti sono davvero andati su tutte le furie, rendendosi conto che il loro piano stava fallendo e che non potevano fare nulla per salvarlo (un’opzione militare era completamente impossibile, come ho spiegato in precedenza).
Hanno provato con sanzioni economiche, tuttavia ciò ha solo aiutato Putin a varare riforme necessarie da tempo.
Ma il peggio è che, ogni volta che l’Occidente si aspettava che Putin facesse qualcosa, egli ha fatto l’esatto contrario:
- Nessuno si aspettava che Putin usasse la forza militare in Crimea con un’operazione fulminea che passerà alla storia.
- Tutti (me compreso) si aspettavano che Putin inviasse forze in Novorussia. Non l’ha fatto.
- Nessuno si aspettava contro-sanzioni russe che colpissero il settore agricolo dell’EU.
- Tutti credevano che Putin ricambiasse, dopo le ultime sanzioni.
Non l’ha fatto.
Qui c’è una regolarità, un modello che è alla base di tutte le arti marziali: primo, non segnalare mai le tue intenzioni; secondo, usa le finte; terzo, colpisci quando e dove il tuo avversario non se lo aspetta.
Al contrario, ci sono due cose profondamente radicate nella mentalità politica occidentale che Putin non fa mai: minacciare e mettersi in posa.
Per esempio, mentre gli USA sono praticamente in guerra con la Russia, la Russia supporta volentieri una risoluzione USA sull’ISIL, se è a suo vantaggio.
E i diplomatici russi parleranno di “nostri partner americani” o “nostri amici americani” mentre al contempo fanno più di tutto il resto del mondo messo assieme per rovesciare l’impero anglo-sionista.
Un’occhiata veloce al passato di Putin
Come ho scritto in precedenza, al contrario di altri blogger e commentatori io non sono né un sensitivo né un profeta e non posso dirvi cosa Putin pensa o cosa farà domani.
Ma posso dirvi cosa Putin ha già fatto, in ordine sparso:
– spezzato la schiena all’oligarchia appoggiata dagli anglo-sionisti in Russia.
– ottenuto un successo veramente miracoloso in Cecenia (che nessuno, compresi i profeti, aveva previsto).
– letteralmente resuscitato l’economia russa.
– ricostruito l’esercito russo, le forze di sicurezza e di intelligence.
– gravemente compromesso la capacità delle ONG straniere di sovvertire la Russia.
– fatto di più per la de-dollarizzazione del pianeta di qualsiasi altro prima di lui.
– reso chiaramente la Russia il leader sia dei BRICS che dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.
– sfidato apertamente il monopolio informativo della macchina di propaganda occidentale (ad esempio con RussiaToday).
– fermato un imminente aggressione USA/NATO contro la Siria inviando una forza di spedizione navale russa (che dette alla Siria piena copertura radar dell’intera regione).
– reso possibile ad Assad prevalere nella guerra civile siriana.
– rigettato apertamente il “modello di civiltà universale” occidentale, e dichiarato il suo supporto per un altro modello basato sulla religione e la tradizione.
– respinto apertamente un “Nuovo Ordine Mondiale” unipolare guidato dagli anglo-sionisti, e dichiarato il suo supporto per un ordine mondiale multipolare.
– supportato Assange (attraverso RussiaToday) e protetto Snowden.
– creato e promosso un nuovo modello di alleanza tra cristianesimo e islamismo, indebolendo così il paradigma dello “scontro di civiltà”.
– cacciato a pedate gli anglo-sionisti da luoghi chiave del Caucaso (Cecenia, Ossezia) e dell’Asia Centrale (la base di Manas in Kyrgyzstan).
– dato alla Russia i mezzi per difendere i suoi interessi nell’Artico, compresi i mezzi militari.
– istituito un’alleanza strategica a tutto spettro con la Cina, al centro sia dell’OCS che dei BRICS.
– dato all’Iran gli strumenti per sviluppare un programma nucleare civile.
– ristabilito il supporto politico ed economico russo per Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador, Brasile, Nicaragua e Argentina.
– sgonfiato molto efficacemente la rivoluzione colorata filo-USA in Russia.
– organizzato il “Voentorg” che ha armato la forze novorusse.
– dato rifugio a centinaia di migliaia di rifugiati ucraini.
– inviato in Novorussia aiuti umanitari di importanza vitale.
– fornito supporto di fuoco diretto e forse perfino copertura aerea alle forze novorusse in luoghi chiave (ad esempio nel “calderone meridionale”).
– parlato apertamente della necessità della Russia di “rendersi sovrana” e prevalere sulla quinta colonna filo-statunitense.
– sta attualmente varando leggi che impediscono agli interessi stranieri di controllare i media russi.
– sta lavorando con la Cina per creare un sistema finanziario completamente separato dall’attuale controllato dagli anglo-sionisti (ad esempio il commercio in rubli o renmimbi).
E la lista continua ancora. C
iò che sto cercando di illustrare è che l’odio degli anglo-sionisti per Putin ha un’ottima ragione: la sua lunga storia di lotta efficace contro di loro.
Perciò, a meno che pensiamo che Putin abbia improvvisamente cambiato idea o che abbia esaurito l’energia o il coraggio, l’idea che di soppiatto abbia fatto inversione di marcia non ha senso.
Le sue politiche attuali invece il senso ce l’hanno, come cercherò di spiegare ora.
Imperativi che la Russia non può ignorare
Innanzitutto, considero la seguente sequenza indiscutibile:
Primo, la Russia deve prevalere nell’attuale guerra anglo-sionista contro di essa.
Quello che vuole l’impero è il cambiamento di regime e poi il completo assorbimento della Russia nella sfera di influenza occidentale, oltre a una probabile frammentazione.
Ovvero viene minacciata la stessa esistenza della civiltà russa.
Secondo, la Russia non sarà mai al sicuro con un regime russofobo al potere a Kiev.
I fanatici nazionalisti ucraini hanno dimostrato che è impossibile negoziare con loro (hanno rotto letteralmente tutti i concordati firmati finora); il loro odio per la Russia è totale (come evidenziato dalle loro costanti allusioni all’uso di ipotetiche armi nucleari contro la Russia).
Di conseguenza:
Terzo, il cambiamento di regime a Kiev è l’unico modo in cui la Russia può ottenere i suoi obiettivi vitali.
Sottolineo ancora che ciò che è in gioco non è la Novorussia, e nemmeno il futuro dell’Ucraina.
E’ in gioco un confronto planetario (l’unica tesi di Dugin che condivido totalmente).
Il futuro del pianeta dipende alla capacità dei paesi BRICS/OCS di sostituire l’impero anglo-sionista con un ordine internazionale multipolare molto diverso.
In questi sforzi la Russia è cruciale e indispensabile (senza di essa qualsiasi sforzo in tal senso è destinato a fallire) e il futuro della Russia si decide ora in base a cosa farà in Ucraina.
Il futuro dell’Ucraina dipende in gran parte da cosa succederà in Novorussia, ma non del tutto.
Paradossalmente, la Novorussia è più importante per la Russia che per l’Ucraina.
Ecco perché: per il resto dell’Ucraina, la Novorussia è perduta.
Per sempre.
Nemmeno uno sforzo congiunto Putin-Obama potrebbe impedirlo.
Di fatto gli ucraini lo sanno e questo è il motivo per cui non provano nemmeno a conquistare il cuore della popolazione locale.
Detto questo, credo che sia Kiev che Mosca abbiano interesse a mantenere la finzione di un’Ucraina unita.
A Kiev serve per non apparire completamente sconfitta dagli odiati moscoviti.
Ma alla Russia?
Cosa fareste se foste al posto di Putin?
Ponetevi questa domanda: se foste Putin e il vostro obiettivo fosse il cambiamento di regime a Kiev, preferireste che la Novorussia fosse parte dell’Ucraina oppure no?
Direi che avere la Novorussia all’interno sarebbe molto meglio per le seguenti ragioni:
1. la rende parte dei processi ucraini, come le elezioni e i media nazionali.
2. evidenzia il contrasto con le condizioni nel resto dell’Ucraina
3. rende molto più facile influenzare il commercio, gli affari, i trasporti, ecc.
4. crea un centro politico alternativo a Kiev.
5. rende più facile agli interessi russi (di tutti i tipi) penetrare in Ucraina.
6. rende impossibile erigere un “muro” da guerra fredda.
7. vanifica le accuse secondo cui la Russia vuole la partizione dell’Ucraina.
In altre parole, mantenere la Novorussia formalmente in Ucraina è il modo migliore per apparire conformi alle pretese anglo-sioniste mentre al contempo si sovverte la giunta al potere. In un recente articolo ho definito cosa la Russia potrebbe fare senza incorrere in alcuna conseguenza importante:
1. Opporsi politicamente al regime ovunque: all’ONU, sui media, ecc.
2. Esprimere supporto politico per la Novorussia e qualsiasi opposizione ucraina, continuando la guerra di informazione.
3. Impedire che la Novorussia cada (aiuto militare segreto).
4. Mantenere senza pietà la pressione economica sull’Ucraina.
5. Indebolire il più possibile l’”asse di cortesia” USA-EU.
6. Aiutare la Crimea e la Novorussia a prosperare economicamente e finanziariamente.
Quale sarebbe comunque l’alternativa?
Qualcuno crede davvero che una Novorussia indipendente potrebbe vivere con un minimo di serenità e sicurezza senza un cambio di regime a Kiev?
Se la Russia non si può permettere la giunta al potere a Kiev, credete che possa la Novorussia?
Inoltre, mentre la Russia potrebbe facilmente sconfiggere l’esercito ucraino, difficilmente sarebbe una vittoria significativa.
All’esterno scatenerebbe un enorme peggioramento del clima politico internazionale, mentre all’interno i russi dovrebbero sopprimere i nazionalisti ucraini con la forza. Potrebbe farlo, la Russia?
La risposta è: sì, ma a che prezzo?
E’ un vecchio trucco della CIA quello di usare i social media per promuovere l’estremismo nazionalista in Russia.
Un patriota e giornalista ben conosciuto e rispettato, Maksim Shevchenko, ha organizzato un gruppo di persone per tracciare i numeri IP di alcuni dei blog e siti nazionalisti radicali più influenti nell’internet russo.
Ha scoperto che la maggior parte era basata in USA, Canada e Israele.
Che sorpresa !
O forse nessuna sorpresa?
Per gli anglo-sionisti è perfettamente sensato supportare gli estremisti e i nazionalisti rabbiosi in Russia.
O riescono a influenzare l’opinione pubblica, o almeno possono essere usati per attaccare il regime al potere.
Personalmente non vedo alcuna differenza tra Udaltsov o Navalnii da una parte e Limonov o Dugin dall’altra.
Il loro unico effetto è di far infuriare la gente contro il Cremlino.
Non importa quale sia il pretesto per la rabbia; per Navalnyi sono le “elezioni rubate”, per Dugin è “la Novorussia pugnalata alla schiena”.
E non importa quali tra di loro siano agenti pagati o semplicemente “utili idioti” (Dio li giudicherà), ma ciò che importa è che le soluzioni da essi invocate non sono affatto soluzioni, solo pretesti per screditare il regime al potere.
Nel frattempo, non solo Putin non ha venduto, pugnalato alla schiena, scambiato o altrimenti abbandonato la Novorussia, ma è Poroshenko che mantiene a malapena il potere, e il “Banderastan” che sta andando in rovina.
Ma gli oligarchi?
Ho già affrontato la questione in un articolo recente (Vedi: The Vineyard of the saker ), ma credo sia importante ritornarvi sopra, e la prima cosa che è necessario capire nel contesto russo o ucraino è che gli oligarchi sono un fatto della vita.
Questo non significa che la loro presenza sia una buona cosa; solo che Putin, Poroshenko o qualsiasi altro cerchi di compiere qualcosa laggiù deve tenerne conto.
La grande differenza è che, mentre a Kiev un regime controllato dagli oligarchi è stato sostituito da un regime di oligarchi, in Russia l’oligarchia può solo influenzare, ma non controllare, il Cremlino.
Gli esempi di Khodorkovsky o Evtushenkov mostrano che il Cremlino può ancora buttare giù un oligarca quando necessario.
Una cosa però è prendere uno o due oligarchi e un’altra è toglierli dall’equazione ucraina, cosa impossibile.
Quindi per Putin ogni strategia ucraina deve prendere in considerazione la presenza e il potere degli oligarchi ucraini e delle loro controparti russe.
Putin sa che gli oligarchi sono leali solo a se stessi, e che la loro unica “patria” è dove si trovano ad essere le loro proprietà.
Per Putin, ex ufficiale del KGB, questa mentalità è un vantaggio, perché potenzialmente gli permette di manipolarli.
Qualsiasi ufficiale dell’intelligence sa che le persone possono essere manipolate con un numero finito di approcci: ideologia, ego, risentimento, sesso, uno scheletro nell’armadio e, ovviamente, i soldi.
Da punto di vista di Putin, per esempio, Rinat Akhmetov è un tipo che impiegava qualcosa come 200.000 persone nel Donbass, che chiaramente ottiene ciò che vuole, e la cui lealtà formale a Kiev e all’Ucraina è solo una copertura per la sua lealtà vera: il denaro.
Ora, non serve che Putin ammiri o rispetti Akhmetov; gran parte degli ufficiali di intelligence disprezza in silenzio quel tipo di persone, ma Ahkmetov per Putin è una persona assolutamente cruciale con cui parlare ed esplorare le opzioni e, forse, da usare per ottenere un obiettivo strategico nazionale russo nel Donbass.
I russi parlano ai loro nemici.
Con un sorriso amichevole.
Ci sono molte voci di negoziati segreti tra Rinat Akhmetov e vari ufficiali russi.
Non ho alcun dubbio che sia così.
Un blogger russo crede che Akhmetov sia già stato “persuaso” (leggi: comprato) da Putin e che sia disposto a giocare con le nuove regole, secondo cui “comanda Putin”.
Forse.
Ma c’è una quinta colonna in Russia?
Sì, assolutamente.
Prima di tutto si trova all’interno dello stesso governo Medvedev, e perfino nell’amministrazione presidenziale.
Ricordiamoci sempre che Putin fu messo al potere da due forze in competizione: i servizi segreti e il grande capitale.
Se è vero che Putin ha tremendamente indebolito il “grande capitale” (quelli che io chiamo gli “integrazionisti atlantici”), essi sono ancora lì, sebbene più controllati, più attenti e meno arroganti di quando Medvedev era formalmente in carica.
Il grande cambiamento degli anni recenti è che la lotta tra i patrioti (i “sovranisti eurasiatici”) e la quinta colonna è venuta allo scoperto, ma è lungi dall’essere finita.
E non dovremmo mai sottovalutare queste persone: hanno molto potere, molto denaro e un’incredibile capacità di corrompere, minacciare, screditare, sabotare, insabbiare, calunniare ecc.
Sono anche molto intelligenti, possono ingaggiare i migliori professionisti e sono molto, molto bravi nelle campagne politiche scorrette.
Per esempio, la quinta colonna fa di tutto per dar voce all’opposizione nazionalista-bolscevica (sia Limonov che Dugin hanno spazi regolari sulla TV russa) e si dice che finanzi molti dei media nazionalisti-bolscevichi (come i fratelli Koch pagavano il Tea Party negli USA).
Un altro problema è che, sebbene questi tizi stiano oggettivamente facendo il gioco della CIA, non ci sono prove a riguardo.
Come mi ha detto molte volte un amico saggio: la maggior parte delle cospirazioni sono in realtà collusioni, e queste sono molto difficili da provare.
Ma la comunione di interessi tra la CIA e l’oligarchia russa e ucraina è talmente ovvia da essere innegabile.
Il vero pericolo per la Russia
Perciò ora abbiamo il quadro generale. Putin deve fronteggiare allo stesso tempo:
1) una campagna psicologica di USA, Regno Unito e alleati che combina la demonizzazione mediatica di Putin con una campagna nei social media che lo discredita per la sua passività e mancanza di risposte adeguate all’Occidente.
2) un gruppo piccolo ma molto vocale di nazionalisti-bolscevichi (Limonov, Dugin ecc.) che hanno trovato nella causa novorussa la perfetta opportunità di colpire Putin per non condividere la loro ideologia e le loro “soluzioni” “chiare, semplici e sbagliate”.
3) una rete di potenti oligarchi che cerca di usare l’opportunità offerta dalle azioni dei primi due gruppi per promuovere i propri interessi.
4) una quinta colonna per la quale quanto sopra è una fantastica opportunità per indebolire i sovranisti eurasiatici.
5) la delusione di molte persone sincere che credono la Russia stia agendo come un inerte sacco da boxe.
6) una stragrande maggioranza di persona in Novorussia che vogliono la completa indipendenza formale da Kiev, e che sono sinceramente convinte che ogni negoziato con Kiev sia un preludio al tradimento russo degli interessi della Novorussia.
7) il fatto oggettivo che gli interessi russi e novorussi non sono gli stessi.
8) il fatto oggettivo che l’impero anglo-sionista è ancora molto potente e perfino potenzialmente pericoloso.
E’ molto, molto difficile per Putin bilanciare queste forze in modo tale che il vettore risultante sia conforme agli interessi strategici della Russia.
Direi che non c’è soluzione al rompicapo se non la completa separazione tra la politica ufficiale dichiarata e le azioni reali.
L’aiuto segreto alla Novorussia (il Voentorg) ne è un esempio, ma solo un esempio limitato, perché ciò che la Russia deve fare ora va oltre le azioni sotto banco: deve sembrare che la Russia faccia una cosa mentre fa l’esatto contrario.
In questo momento è nell’interesse strategico russo:
1) Supportare una soluzione negoziata per un’Ucraina unita non allineata con ampie autonomie locali, al contempo opponendosi politicamente al regime ovunque: ONU, media, opinione pubblica, e supportando sia la Novorussia che qualsiasi opposizione ucraina.
2) Dare agli oligarchi russi e ucraini una ragione per, se non supportare, almeno non opporsi a tale soluzione (ad esempio non nazionalizzando le proprietà di Akhmetov nel Donbass), al contempo assicurandosi che ci sia letteralmente abbastanza “potenza di fuoco” per tenere gli oligarchi sotto controllo.
3) Negoziare con l’UE l’implementazione dell’accordo di associazione dell’Ucraina all’UE, al contempo aiutando l’Ucraina a suicidarsi economicamente, assicurandosi che venga applicata la giusta quantità di strangolamento economico per impedire al regime di risollevarsi.
4) Negoziare con l’UE e la giunta di Kiev per la fornitura di gas, al contempo assicurandosi che il regime lo paghi abbastanza da andare in fallimento.
5) Apparire non aggressiva verso gli USA, al contempo cercando il più possibile di creare tensioni tra gli USA e l’UE.
6) Apparire disponibile a fare affari con l’impero anglo-sionista, al contempo costruendo un sistema internazionale alternativo non centrato sugli USA o sul dollaro.
Come vedete, ciò va ben oltre un regolare programma di azioni clandestine.
Stiamo parlando di un programma molto complesso, multi-livello, per ottenere il più importante obiettivo russo in Ucraina (il cambiamento di regime) e nel frattempo inibire il più possibile i tentativi anglo-sionisti di ricreare una grave e duratura crisi est-ovest, nella quale l’UE praticamente si fonderebbe con gli USA.
Conclusione: una chiave di lettura delle politiche russe?
La maggior parte di noi pensa in termini di categorie da superpotenza.
Dopotutto, i presidenti statunitensi da Reagan a Obama ci hanno tutti servito una dieta di grandi dichiarazioni, operazioni militari quasi continue seguite da sessioni del Pentagono, minacce, sanzioni, boicottaggi ecc.
Direi che questo è stato il marchio della “diplomazia” occidentale dalle crociate all’ultima campagna di bombardamenti contro l’ISIL.
Russia e Cina hanno una tradizione diametralmente opposta.
Per esempio, in termini di metodologia Lavrov ripete sempre lo stesso principio: “vogliamo trasformare i nostri nemici in neutrali, i neutrali in partner e i partner in amici”.
Il ruolo dei diplomatici russi non è di preparare la guerra, ma di evitarla.
Se per gli USA la diplomazia è solo uno strumento per consegnare minacce, per la Russia serve a disinnescarle.
Non sorprende affatto quindi che la diplomazia statunitense sia così primitiva da rasentare il comico.
Dopotutto, quanta raffinatezza è necessaria per dire “obbedisci o altrimenti…”?
Qualsiasi teppistello di strada lo sa fare.
I diplomatici russi somigliano molto di più agli specialisti artificieri: devono essere estremamente pazienti, attenti e concentrati.
E soprattutto non devono permettere ad alcuno di far loro fretta, o salterà tutto in aria.
La Russia è ben consapevole che l’impero anglo-sionista è in guerra con essa, e che la resa non è più un’opzione (se mai lo è stata).
La Russia capisce anche di non essere una vera superpotenza, tantomeno un impero.
Essa è solo un paese molto potente che sta cercando di opporsi all’impero senza scatenare un confronto frontale con esso.
Il suo obiettivo di lungo termine è di abbattere l’impero.
Quello di medio termine è di creare le condizioni per il cambio di regime a Kiev.
Quello di breve termine è di impedire che la giunta di Kiev invada la Novorussia.
Il metodo preferito per ottenere tutti questi obiettivi è la negoziazione con tutte le parti coinvolte, e il prerequisito è di impedire che l’impero riesca a creare una crisi continentale acuta.
Se si tengono a mente questi principii base, si comincia a capire il senso degli apparenti zig-zag, contraddizioni e passività delle politiche russe.
Se la Russia riuscirà ad ottenere i suoi obiettivi resta una domanda aperta.
In teoria, un attacco riuscito della giunta alla Novorussia potrebbe costringere la Russia ad intervenire.
E c’è sempre la possibilità di un ennesimo “false flag”, forse nucleare.
Nelle attuali circostanze penso che la politica russa sia solida e la migliore realisticamente ottenibile, ma solo il tempo lo dirà.
Scusatemi se mi ci sono volute più di 6.400 parole per spiegare tutto questo, ma in una società dove la maggior parte dei “pensieri” viene espressa dai “tweets” era un compito ingrato far luce sul diluvio di malintesi e luoghi comuni, per di più manipolati dai social media.
Spero che quanti di voi erano confusi dalla posizione apparentemente illogica della Russia ora potranno capirne meglio il senso.
FONTE (CLICCA QUI)
ROTEMBERG, L’ITALIETTA UMILIA IL MIGLIORE AMICO DI PUTIN: SI PREVEDE UN INVERNO MOLTO FREDDO.

Il nome è uno scioglilingua: Arkadij Romanovich Rotenberg.
Ha 63 anni ed è uno dei più cari amici di Vladimir Putin. Rotenber però è finito nella “black list” compilata dagli Stati Uniti da sanzionare per le manovre di Mosca in Ucraina.
Per la precisione, il sodale dello “zar” russo è al quinto posto nella lista.
E’ un imprenditore e si è aggiudicato numerosi appalti per le Olimpiadi di Sochi dello scorso febbraio.
E contro Rotenberg, in Italia, come rivela il Corriere della Sera, è scattato il “congelamento dei beni”, una misura prevista dall’Unione europea contro i “fedelissimi” del presidente russo dopo il conflitto scatenato a Kiev. In Italia è la prima volta che viene adottata una simile misura.
I beni sigillati
Nel dettaglio sono stati sequestrate ville e appartamenti in Sardegna e in Lazio; poi il congelamento di quote societarie, conti correnti bancari, un lussuoso albergo a Roma, a due passi da via Veneto.
Il blitz è stato orchestrato dalla Guardia di Finanza, così come stabilito dalla procedura prevista in caso di “misure previste per prevenire, contrastare e reprimere il finanziamento del terrorismo e l’attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale”.
Ma l’elenco degli immobili “sigillati” si allunga: c’è un appartamento a Cagliari, una villa a Villasimius, una a Tarquinia e due ad Arzachena. I
n totale fanno 30 milioni di euro di beni che il magnate russo ha acquistato attraverso le aziende che possiede all’estero.
Chi è mister Rotenberg
Un colpo durissimo, dunque, contro mister Rotenberg.
Ma chi è, mister Rotenberg?
In breve lo si potrebbe definire come il “migliore amico” di Putin.
Cresciuto in quella che ai tempi dell’Unione Sovietica si chiamava Leningrado (oggi San Pietroburgo), con il fratello Boris ha conosciuto e frequentato il presidente russo, con il quale condivide la passione per il judo.
Rotenberg è un magnate del settore dei gasdotti, e il suo patrimonio netto viene stimato da Forbes in 3,4 miliardi di dollari.
Tra le altre, è proprietario di una magione-castello alle porte di Mosca.
Ma quello che più interessa è il gas.
Già, perché Putin, alla fine di agosto, era stato piuttosto esplicito: “Se Usa e Ue insisteranno con le sanzioni in relazione alla crisi ucraina, la Russia dovrà rivedere la presenza delle aziende americane ed europee nei settori strategici della sua economia, e in particolare dell’energia”.
Il coltello dello zar
Già, l’energia: il coltello che Putin tiene ben saldo in mano, e che un’Unione europea miope continua a non vedere.
Tanto che il 6 settembre Barroso ha annunciato la scelta di “estendere la lista dei cittadini russi che andranno incontro al congelamento dei beni in Europa e al divieto di viaggio, tra cui la nuova leadership a Donbass, il governo di Crimea, oligarchi e altre figure di rilievo”.
E tra queste figure c’è Rotenberg.
E dunque l’Italia ha agito contro il sodale di Putin.
E ora l’Italia, come gran parte d’Europa, rischia grosso.
Rischia la ritorsione di Putin.
Rischia il freddo.
Già, perché l’Italia importa il 30% del gas che utilizza proprio dalla Russia, e se per caso lo “zar” Vladimir decidesse di rispondere alle sanzioni imposte alla Russia e ai suoi oligarchi, è semplice immaginare come potrebbe farlo.
Messaggio trasversale
Per inciso, già da settimane arrivano dei “segnali” dalla Russia: improvvisi cali delle forniture di gas, ingiustificati.
Messaggi neppure troppo trasversali.
L’ultimo risale a pochissime ore fa, è stato denunciato nella mattinata di martedì 23 settembre.
L’Austria ha infatti appena rivelato un improvviso calo delle forniture di gas.
E l’Austria è uno snodo strategico, un Paese imprescindibile per il transito del combustibile che l’Italia che acquista da Gazprom.
Sarà un caso, ma nei giorni del blitz contro mister Rotenberg il regolatore austriaco dei mercati energetici, E-Control, ha constatato un calo delle consegne pari al 25% venerdì e al 20% sabato.
Un calo, ha spiegato il direttore esecutivo di E-Control, “tutt’altro che normale”.
E tutto quel gas che non è arrivato in Austria era desinato all’Italia.
Tratto da (CLICCA QUI)
SANZIONI U.E. CONTRO LA RUSSIA ???
UCRAINA SCONFITTA DALLA RESISTENZA DEL DONBASS
TERRORISTI DEL BATTAGLIONE AZOV DELLA GIUNTA UCRAINA SCONFITTI DALLA RESISTENZA DEL DONBASS
Il video riporta il momento della ritirata di una unità del naz-battaglione "Azov" della giunta ucraina vicino al villaggio di Yasinovata.
Sul casco di uno dei cadaveri è stata trovata la videocamera che ha ripreso i momenti della battaglia.
Si tratta di un mercenario proveniente dal Belgio.
LA RUSSIA CHIEDE AIUTO AI SOCIAL MEDIA PER EVITARE LA TERZA GUERRA MONDIALE… DIFFONDIAMO!
LA CRISI UCRAINA SECONDO GIULIETTO CHIESA
LE NUOVE SANZIONI DELL’UE SONO DEL TUTTO INEFFICACI ED INUTILI CONTRO LA GRANDE RUSSIA … PAROLA DI PUTIN.
Il Presidente Putin oggi ha detto che le nuove sanzioni anti-russe imposte dall'Unione europea sono del tutto inefficaci ed inutili."La posizione della Russia sulla questione è ben nota. Siamo convinti che l'uso delle sanzioni come strumento di politica estera non è efficace e non porta mai ad alcun risultato, anche in relazione ai piccoli paesi, per non parlare poi di un grande paese come la Russia.", ha commentato Putin.
Secondo il Presidente russo, le sanzioni nel mondo moderno tendono a colpire sopratutto coloro i quali le emettono.
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Lavrov: Le nuove sanzioni dell'UE contro la Russia minano il processo di pace in Ucraina12 Settembre 2014
Il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, durante un'intervista presso l'emittente televisiva "Rossiya-1", ha sostenuto che la decisione dell'Unione europea di introdurre nuove sanzioni contro la Russia, è una scelta che minerà il processo di pace emergente in Ucraina.
Lavrov ha inoltre dichiarato che la Russia risponderà in tutta tranquillità a tali sanzioni occidentali, allo scopo primario di proteggere i propri interessi.
"Mosca reagirà con calma, in modo adeguato.
Prima di tutto in base alla necessità di proteggere i nostri interessi", ha detto il Ministro degli Esteri.
L'attuale blocco di sanzioni europee contro la Russia è entrato in vigore alcuni giorni dopo la riunione del gruppo di contatto a Minsk del 5 settembre, dove i membri rappresentanti dell'Ucraina, della Russia, delle Repubbliche Popolari del Donbass con la supervisione di rappresentanti dell'OSCE, hanno firmato un accordo sul cessate il fuoco ed avviato l'inizio delle trattative sulla soluzione politica del conflitto in Ucraina.
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Pubblicato da VPItalianFanClub a 05:02
UCRAINA, IL VOLO MH17 E’ STATO ABBATTUTO DA PROIETTILI (ANSA)
AVVERTIMENTO AL MONDO … LA FOLLIA DEGLI USA E DELLA NATO
Se dobbiamo “farlo uscire dal Cremlino con i piedi in avanti e un foro di proiettile nella nuca, non avremmo problemi”.
Il rappresentante permanente della Russia all’UE, Vladimir Chizhov, ha detto che se la menzogna di Barroso non verrà ritrattata, la Russia divulgherà la registrazione dell’intera conversazione.
Basta ricordarsi cosa successe all’armata georgiana addestrata ed armata da USA e Israele quando Washington aveva piazzato i suoi bambolotti georgiani nell’Ossezia del sud.
Ma dove in Europa c’è qualcuno di rispettabile al potere?
Da nessuna parte.
Le poche persone serie sono del tutto fuori dai centri di potere.
Consideriamo il Segretario Generale della NATO, Anders Rasmussen.
Era il Primo Ministro della Danimarca che ha capito che avrebbe potuto salire oltre diventando una marionetta degli USA.
Come Primo Ministro aveva fortemente supportato l’invasione illegale dell’Iraq, dichiarando “sappiamo che Saddam Hussein possiede armi di distruzione di massa”. Ovviamente lo stolto non aveva idea di quello che stava dicendo e cosa poteva importare se l’Iraq avesse quelle armi o meno.
Molte nazioni possiedono armamenti di quel tipo.
Ora Rasmussen ha messo a rischio la sopravvivenza di tutta l’Europa Occidentale ed Orientale. Rasmussen ha annunciato la creazione di una forza speciale di attacco capace di operazioni lampo in Russia.
Ciò che il burattino di Washington chiama “il piano di azione immediata” è giustificato come una risposta “all’atteggiamento aggressivo della Russia in Ucraina”.
La “forza d’attacco fulminea” di Rasmussen verrà spazzata via così come ogni capitale europea.
Che tipo di idiota provoca in questo modo una superpotenza nucleare?
La Russia se ne è stata in disparte mentre il governo marionetta di Kiev ha accerchiato e bombardato insediamenti civili, ospedali, scuole e lanciato una serie costante di bugie contro la Russia.
La Russia ha respinto le richieste delle province ora indipendenti del sud e dell’est Ucraina, in passato territori russi, di venire nuovamente annesse.
Come i lettori sanno, giudico la decisione di Putin un errore, ma gli eventi potrebbero dire che mi sbagliavo e per me va bene.
Per ora, il fatto è che ogni atto di aggressione è una conseguenza del supporto di USA e UE ai nazisti di Kiev.
Sono le milizie naziste ucraine ad attaccare i civili nei territori che appartenevano alla Russia.
Molti militari ucraini hanno disertato a favore delle repubbliche indipendenti.
L’Ucraina dell’ovest è la dimora delle divisioni ucraine delle SS che combatterono al fianco di Hitler.
Oggi le milizie organizzate dal Right Sector e altri partiti politici di destra indossano la divisa delle divisioni ucraine delle SS.
Queste sono le persone che Washington e l’UE sostengono.
Se i nazisti ucraini potessero vincere contro la Russia, e non possono, si rivolterebbero all’occidente, esattamente come l’ISIS, creato da Washington, e che Washington ha sguinzagliato contro Siria e Libia.
Ora l’ISIS sta ricreando un medio oriente unito e Washington non sembra in grado di reagire.
Gli ufficiali dell’intelligence statunitense avvertono la Merkel di ricordarsi delle “armi di distruzione di massa” irachene e di non farsi ingannare nuovamente, entrando stavolta in conflitto con la Russia.
Washington o la Germania?
Fino ad ora ha rappresentato Washington, non gli interessi dell’economia tedesca, non il popolo tedesco, non la Germania come nazione.
Qui si può vedere una protesta a Dresda in cui una folla ostacola un discorso della Merkel gridandole “kriegstreiber” (guerrafondaia), “bugiarda” e “nessuna guerra contro la Russia”.
“Aiuti stranieri?”
ho chiesto.
“No, diamo ai politici europei un sacco di soldi.
Loro sono in vendita.
Noi li compriamo.
Loro ci rendono conto”.
Forse ciò spiega i 50 milioni di dollari guadagnati da Blair in un anno con il suo ufficio.
Il consiglio editoriale del Washington post, un giornale-trofeo nelle mani del proprietario miliardario di Amazon.com’, ha pubblicato un editoriale il 31 di Agosto che sbrodolava tutte le bugie di Washington (e del Post) su Putin.
I suoi editori al Post hanno reso il suo trofeo uno zimbello mondiale.
“Milizie ucraine sovvenzionate dai russi” sono responsabili dell’ abbattimento del volo malese a Luglio”.
I “media controllati dal governo russo” hanno mentito e mistificato alla popolazione russa i responsabili dell’accaduto.
Senza media liberi, i Russi sono abbandonati a difendersi da soli contro una tempesta di informazioni mendaci”.
“La Grande Bugia di Putin mostra come sia importante sostenere la stampa libera dove ne esiste una e sbocchi come Radio Free Europe che portano la verità a chi ne ha bisogno.”
Nei miei giorni nello staff del Congresso, il Washington Post veniva considerato una risorsa della CIA.
Ora è decaduto ben sotto quello status.
Ho visto molta propaganda nei media nella mia vita, ma questo editoriale è la ciliegina sulla torta.
Mostra come o gli editorialisti siano degli ignoranti oppure completamente corrotti e come diano per scontato che i loro lettori siano completamente ignoranti.
Se unità militari russe fossero in azione nell’Ucraina dell’est, la situazione sarebbe esattamente come Alexander Zakharchenko e Dmitry Orlov dicono.
L’Ucraina non esisterebbe più.
L’Ucraina sarebbe ancora una parte della Russia, come secoli prima che Washington sfruttasse il crollo dell’Unione Sovietica per separarla.
La domanda è: quando durerà la pazienza russa di fronte alle continue bugie e provocazioni dell’occidente?
Non importa quanto la Russia si contenga, è accusata del peggio.
Dunque, potrebbe anche reagire al peggio.
Dato che la Russia è continuamente falsamente accusata di invadere l’Ucraina, quando il governo russo deciderà che visto che la propaganda occidentale ha stabilito che la Russia ha invaso l’Ucraina, ha imposto sanzioni e installato nuove basi militari ai confini russi per la presunta invasione, potrebbe proseguire e sbarazzarsi del problema che Washington gli sta creando e invadere davvero?
Qualsiasi forza d’intervento della NATO inizierebbe una guerra che non potrebbe vincere.
La popolazione tedesca, memore delle conseguenze della guerra contro la Russia, ribalterebbe il governo burattino di Washington.
La NATO e la UE crollerebbero se la Germania si staccasse dall’assurdo costrutto asservito agli interessi di Washington a spese dell’Europa.
Ma non fino a quel momento.
Questa è la propaganda sfoggiata dagli Ucraini dell’ovest e dalle puttane della stampa occidentale [“presstitute” gioco di parole tra press-stampa e prostitute-prostituta NdT], un manipolo di prostitute che ripetono a pappagallo la propaganda senza alcun tipo di indagine.
Kiev non può ricevere sovvenzioni dal FMI con cui pagare i suoi debiti ai creditori occidentali finchè l’Ucraina è in guerra.
Quindi l’Ucraina dice all’FMI l’opposto: la Russia non ha attaccato l’Ucraina.
Bastano le bugie.
Solo le bugie.
La nostra circolazione ne ha bisogno.
Chissenefrega della guerra e della razza umana, se in cambio possiamo avere stabilità finanziaria.”
Il suo ultimo libro è How America was lost.
MESSAGGIO DI UN PATRIOTA DEL DONBASS E DELLA NOVOROSSIYA
Un patriota del Donbass e della Novorossiya indirizza un messaggio agli oligarchi ed ai nazisti ucraini.
C’E’ UNA GUERRA CHE STA ARRIVANDO IN EUROPA ?
Stando a recenti programmi televisivi lo scenario che si sta via via delineando in Europa sarebbe quello di un campo di battaglia, di una guerra che potrebbe coinvolgere milioni di persone per la mera sete di potere di pochi, di una guerra in cui non ci saranno nè vincitori nè vinti ma solamente vittime innocenti.
E’ possibile che a 100 anni dalla Prima Guerra Mondiale i governi di tutto il mondo non ne abbiano abbastanza di guerre e distruzioni?
In questo articolo si può capire come già si sia alle porte di un possibile conflitto architettato ad hoc con lo scopo di dominare gran parte del “mondo economico-finanziario”, uno scopo per il quale un semplice cittadino, peraltro, non avrebbe alcun interesse, anzi per il quale avrebbe solo da rimetterci nel caso venisse inghiottito da un monopolio globalizzato in mano a pochi.
WSM
Venetia, 04 Agosto 2014
Enrico Pillon, Delegato del MLNV e Provveditore Generale – Segretario di Stato del GVP
La propaganda straordinaria condotta contro la Russia dai governi statunitense e britannico e dai ministeri della propaganda noti come ‘media occidentali’ ha lo scopo di portare il mondo ad una guerra che nessuno potra’ vincere.
I governi europei devono scuotersi dalla noncuranza, perche’ l’Europa sara’ la prima ad essere vaporizzata a causa delle basi missilistiche statunitensi che ospita per garantire la sua ‘sicurezza’.
Come riportato da Tyler Durden di Zero Hedge, la risposta russa alla sentenza extragiudiziale di un corrotto tribunale olandese, che non aveva alcuna giurisdizione sul caso che ha arbitrato, sentenza che ordina al governo russo di pagare 50 miliardi di dollari agli azionisti della Yukos (un’entita’ corrotta che stava saccheggiando la Russia ed evadendo le tasse), e’ molto significativa. Quando gli e’ stato chiesto come la Russia si comportera’ riguardo la sentenza, un consigliere del presidente Putin ha risposto: ‘C’e’ una guerra che sta arrivando in Europa. Crede davvero che questa sentenza abbia importanza?’
L’Occidente si e’ coalizzato contro la Russia perche’ e’ totalmente corrotto. La ricchezza delle elite e’ ottenuta non solo depredando i paesi piu’ deboli i cui leader possono essere comprati (per istruirvi su come funziona il saccheggio leggete ‘Confessions of an Economic Hita’ Man’ di John Perkins), ma anche derubando i loro stessi cittadini. Le elite americane eccellono nel saccheggio dei loro connazionali e hanno spazzato via gran parte della classe media statunitense nel nuovo 21° secolo.
Al contrario, la Russia e’ emersa dalla tirannia e da un governo basato sulle menzogne, mentre gli USA e il Regno Unito sono sommersi da una tirannia schermata da menzogne. Le elite occidentali vorrebbero depredare la Russia, un premio succulento, e Putin sbarra loro la strada. La soluzione e’ sbarazzarsi di lui, come in Ucraina si sono sbarazzati del presidente Yanukovich.
Le elite predatorie e gli egemonisti neoconservatori hanno lo stesso obiettivo: fare della Russia uno stato vassallo. Questo obiettivo unisce gli imperialisti finanziari occidentali con gli imperialisti politici.
Ho raccolto per i lettori la propaganda che viene usata per demonizzare Putin e la Russia. Ma perfino io sono rimasto scioccato dalle strabilianti e aggressive bugie del giornale britannico The Economist del 26 luglio. In copertina c’e’ il viso di Putin in una ragnatela, e, avete indovinato, il titolo di copertina e’ ‘Una rete di bugie’.
Dovete leggere questa propaganda per constatare sia il livello di spazzatura della propaganda occidentale, sia l’evidente spinta verso la guerra. Non viene presentata la minima prova per supportare le accuse estreme dell’Economist e la sua richiesta che l’Occidente smetta di essere conciliante con la Russia e intraprenda le azioni piu’ dure possibili contro Putin.
Questo genere di menzogne incoscienti e di lampante propaganda non ha altro scopo che di condurre il mondo alla guerra. Le elite occidentali e i governi non sono solo totalmente corrotti, sono anche pazzi. Come ho scritto precedentemente, non aspettatevi di vivere ancora a lungo.
In questo video, uno dei consiglieri di Putin e alcuni giornalisti russi parlano apertamente dei piani statunitensi per attaccare la Russia:
A SMALL TRIBUTE FOR THE PEOPLE OF NOVOROSSIYA!
LE VERITA’ TACIUTE SULLA SITUAZIONE UCRAINA
ECCO COSA E’ ACCADUTO ALL’AEREO MALESE ABBATTUTO IN UCRAINA
Ecco le prove!
Aereo malese abbattuto in Ucraina.
Obama ha un versione ma no fornisce prove!
Ecco il video della conferenza stampa che spiega l'abbattimento dell'aereo malese precipitato in Ucraina!



