{"id":3466,"date":"2011-04-01T17:30:23","date_gmt":"2011-04-01T17:30:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mlnv.org\/main\/?p=3466"},"modified":"2016-05-05T10:55:08","modified_gmt":"2016-05-05T10:55:08","slug":"5-buoni-motivi-per-lindipendenza-del-veneto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mlnv.org\/news\/5-buoni-motivi-per-lindipendenza-del-veneto\/","title":{"rendered":"2011.04.01 &#8211; CINQUE BUONI MOTIVI PER L&#8217;INDIPENDENZA DEL VENETO"},"content":{"rendered":"<div>&nbsp;<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><span style=\"font-size: 16px\">Il MLNV condivide e propone l&#39;attenta lettura della disamina proposta da Enzo Trentin sui motivi dell&#39;indipendenza ma su una cosa vogliamo essere precisi.<br \/>\n\t<strong>Noi Veneti non abbiamo bisogno di fare una &quot;secessione&quot; per tornare liberi e indipendenti&hellip; ci si ribella da uno stato cui si appartiene ma il Popolo Veneto non appartiene all&#39;italia e la Repubblica di Venezia non ha mai cessato di esistere<\/strong>&hellip; ad oggi, infatti, se il Popolo Veneto non esercita la propria sovranit&agrave; &egrave; solo perch&egrave; la Patria &egrave; occupata da uno stato straniero, repressivo e violento nonch&egrave; fortemente razzista e colonizzatore nei nostri confronti, ovvero l&#39;italia.<br \/>\n\tTornare indipendenti per noi Veneti, non significa, separarsi, scindersi o dividersi dall&#39;italia&hellip; l&#39;italia deve ritirarsi e uscire dai nostri confini con le proprie forze armate, con le sue istituzioni e con tutti i suoi debiti e malaffari.<br \/>\n\tUn motivo in pi&ugrave;, inoltre, per non andare a votare&hellip; non credere ai partiti italiani, non credere ai partiti indipendentisti o autonomisti&hellip; perdiamo ancora tempo.<br \/>\n\tPossiamo essere liberi subito, basta volerlo.<br \/>\n\tSiamo un Popolo, siamo una Nazione&hellip; &egrave; un nostro diritto esserlo, non abbiamo biosgno di chiederlo a nessuno.<br \/>\n\tPensate solo se ciascuno di noi smettesse improvvisamente di pagare le tasse a questo stato tiranno e illegittimo&hellip; pensateci!<br \/>\n\tIo le tasse le voglio pagare ma al mio Stato, alla mia Nazione che &egrave; la Repubblica di Venezia e non l&#39;italia.<br \/>\n\t&nbsp;<br \/>\n\ted ecco la riflessione di Ento Trentin:<\/span><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><span style=\"font-family: verdana,geneva,sans-serif\"><span style=\"font-size: 16px\"><br \/>\n\t<\/span><\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-family: verdana,geneva,sans-serif\"><span style=\"font-size: 16px\"><strong>1 &#8211; Tutelare la libert&agrave;<br \/>\n\t<\/strong>Gianfranco Miglio nella presentazione del libro di Allen Buchanan: &ldquo;SECESSIONE &#8211; Quando e perch&eacute; un paese ha il diritto di dividersi &ldquo;, scrive tra l&#39;altro: &laquo;Se non si riconosce il diritto degli uomini liberi ad affrancarsi da un ordinamento tirannico non altrimenti modificabile (&laquo;resistenza&raquo;), o a separarsi da una comunione politica che non &egrave; pi&ugrave; conveniente (&laquo;secessione&raquo; come &laquo;diritto di stare con chi si vuole&raquo;), tutte le costruzioni istituzionali esistenti sarebbero inefficaci per un vizio di legittimit&agrave; insanabile. <br \/>\n\t[&hellip;] numerosi e recentissimi casi in cui un popolo &egrave; stato costretto a chiedere e ottenere la &laquo;secessione&raquo; da una pi&ugrave; ampia comunit&agrave; di cui faceva parte: mai l&#39;appello al diritto di separarsi &egrave; stato frequente e convincente come ai nostri giorni.<br \/>\n\tL&#39;argomentazione di Buchanan &egrave; particolarmente persuasiva l&agrave; dove l&#39;autore considera il caso delle etnie &#8211; quelle dei fiamminghi, sloveni, canadesi francofoni ecc. &#8211;<br \/>\n\tche lamentano di dover sopportare un carico contributivo proporzionalmente eccessivo verso il resto della comunit&agrave; in cui si trovano inserite, e quindi chiedono (o hanno gi&agrave; ottenuto) di &laquo;secedere&raquo;. <br \/>\n\tL&#39;analogia con la circostanza in cui si trovano le regioni dell&#39;Italia settentrionale (e i veneti in particolare. <br \/>\n\tNdr) &egrave; evidente. [&hellip;] si propone anche l&#39;interpretazione &laquo;moderna&raquo; del &laquo;federalismo&raquo;: non pi&ugrave; come (in passato) mezzo transitorio per raggiungere l&#39;unit&agrave;, bens&igrave; come assetto stabile per riconoscere, tutelare e gestire le diversit&agrave;.<br \/>\n\tLa presenza di un ben fondato &laquo;diritto di secessione&raquo;, nel corpo aggiornato del diritto pubblico e della morale politica generale, diventa &#8211; in altre parole &#8211; garanzia di stabilit&agrave; e di non reversibilit&agrave; di tutte le Costituzioni legittime del nostro tempo. <br \/>\n\tIl diritto alla &laquo;diversit&agrave;&raquo; e al &laquo;pluralismo&raquo; nelle istituzioni (anche se costa sacrifici) non pu&ograve; pi&ugrave; essere negato, senza innescare il ricorso al rimedio ultimo, cio&egrave; alla &laquo;secessione&raquo;.<br \/>\n\tCi&ograve; premesso, per il momento ci possiamo limitare all&#39;osservazione per cui la presunzione generale a favore della libert&agrave; implica una presunzione a favore del riconoscimento del diritto di secessione nel senso seguente: <br \/>\n\tl&#39;onere della dimostrazione grava su coloro che si oppongono alla secessione;<br \/>\n\tsono loro a dover provare che l&#39;indipendenza del Veneto recherebbe un danno non solo in seno lato, ma un danno moralmente rilevante o della gravit&agrave; morale richiesta per giustificare l&#39;uso della forza atta a impedire la secessione.<br \/>\n\tSulla moralit&agrave; dello stato italiano, invece, si possono avanzare numerosi dubbi.<br \/>\n\tInfatti, dopo l&#39;unificazione dell&#39;Italia fatta da casa Savoia saltano agli occhi degli studiosi tre cifre spaventose: Il bilancio pubblico &egrave; fissato in modo rigido: il 44% serve a pagare i debiti; il 37% &egrave; destinato all&#39;Esercito e alla Marina. <br \/>\n\tNon rimane quasi nulla per scuole, ospedali, strade, ferrovie, dipendenti dello Stato, assistenza pubblica, pensioni&#8230;<br \/>\n\tC&#39;&egrave; poi la grande follia militare: l&#39;Italia &egrave; un Paese povero, oppresso da debiti, ancora fragile nelle strutture. <br \/>\n\tE tuttavia mantiene un esercito di 430.000 uomini, pi&ugrave; numeroso di quello austriaco, superiore a quello dell&#39;immenso impero britannico. <br \/>\n\tPer alimentarlo, lo Stato risparmia su tutto&#8230; e crea una miscela esplosiva: i &quot;nodi&quot; che spiegano l&#39;emigrazione italiana (sono circa 5 milioni i veneti che nel tempo lasceranno la propria terra) sono tutti presenti. <br \/>\n\tSi capisce finalmente perch&eacute; centinaia di migliaia di persone si allontanino ogni anno dalla Penisola. <br \/>\n\tAnzitutto le tasse. <br \/>\n\tSono eccessive, le pi&ugrave; alte d&#39;Europa. <br \/>\n\tNon lasciano alcuna possibilit&agrave; di risparmio. <br \/>\n\tEssendo legate ai consumi, colpiscono soprattutto i poveri, rendendo la loro vita insopportabile. <br \/>\n\tLo Stato dispone di risorse limitate. <br \/>\n\tMa invece di utilizzarle per cambiare il Paese, le mette a disposizione dell&#39;Esercito e delle imprese coloniali. <br \/>\n\tNon rimane quasi nulla per i bisogni sociali. <br \/>\n\tL&#39;agricoltura &egrave; ammalata.<br \/>\n\tInvece di essere aiutata viene condannata ad una difficile sopravvivenza. <br \/>\n\tIl salario dei &quot;giornalieri&quot; &egrave; aumentato, nei primi 30 anni dell&#39;Italia unita, solo del 2%. <br \/>\n\tI contadini sono costretti a partire.<br \/>\n\tTutto ci&ograve; &egrave; ben documentato nel libro di Delisio Villa, dal titolo: &laquo;Storia dimenticata&raquo;.<br \/>\n\tIn un altro libro: &laquo;Tra macerie e miserie di una regione dimenticata&raquo;, Piazza editore silea TV (ISBN 8887838-00-3 &#8211; stampato nel 1999), Bruno Pederoda, con tanto di pezze d&rsquo;appoggio inconfutabili. <br \/>\n\tCitando anche il giornale &ldquo;Il risorgimento&rdquo; del 22 e 23 febbraio 1922. Racconta della speculazione imbastita sul recupero delle salme sepolte o dei dispersi sui fronti di battaglia del Veneto nella prima guerra mondiale. <br \/>\n\tOgni salma valeva 60 lire di allora, si pensava di raccoglierle nei vari Ossari che sorsero negli anni seguenti. <br \/>\n\tTentati dall&rsquo;affare, ufficiali della Sanit&agrave; deposero le spalline per dedicarsi al recupero, certi dell&rsquo;appalto grazie ad amicizie compiacenti (e probabilmente interessate), nei ranghi dell&rsquo;esercito. <br \/>\n\tMa non volevano sporcarsi le mani direttamente, quindi concedevano in subappalto il lavoro fino a che l&rsquo;ultima ruota del carro era un disperato che guadagnava poche lire a salma. <br \/>\n\tNon si guardava per il sottile, pi&ugrave; salme, pi&ugrave; guadagno, per cui il misero mucchietto d&rsquo;ossa si frazionava e da una salma si ricavava il guadagno di tre. <br \/>\n\tQuesto sistema andava bene, sembra evidente, dall&#39;ultimo &ldquo;monatto&rdquo; al capo della gerarchia che aveva imbastito la trafila. <br \/>\n\tNon solo: non bastasse tanto orrore si scopr&igrave; che molti resti andavano in un mucchio a parte, per essere venduti alle fabbriche di concime che li trasformavano in fosfati.<br \/>\n\tNe venne fuori uno scandalo, e il rappresentante del Governo davanti alla Camera, cerc&ograve; di scaricare la responsabilit&agrave; di tanto orrore sul personale addetto al recupero, pur ammettendo &ldquo;pesanti responsabilit&agrave; di persone appartenenti all&rsquo;esercito&rdquo;.<br \/>\n\tScrive ancora Bruno Pederoda: &ldquo;La spinta a delinquere era data, come al solito, da esempi che venivano dall&rsquo;alto, da persone considerate al di sopra di ogni sospetto; la coscienza era poi presto tacitata che rubare allo Stato considerato ladro dalla voce comune, altro non era che un modo di risarcirsi. <br \/>\n\tSe poi l&rsquo;autorit&agrave; giudiziaria, come si assicurava facesse la procura di Bassano del Grappa, seppelliva le denunce negli scaffali pi&ugrave; fuori mano, allora era confermato che si poteva continuare a delinquere tranquillamente. <br \/>\n\tMentre ogni paese si mobilitava per innalzare un monumento ai propri caduti, &ldquo;degli operai raccoglievano dagli Altipiani al Carso, le ossa dei caduti per lo sfruttamento industriale della fabbricazione dei fosfati&rdquo; (dal giornale succitato)&hellip;&rdquo;<br \/>\n\tAl contrario la Serenissima ha lasciato dietro di s&eacute; testimonianze cospicue. <br \/>\n\tTra queste &egrave; piacevole qui ricordare una lastra di marmo inserita nelle mura della Torre Bissara a Vicenza (vedi foto pi&ugrave; sotto) che ci parla &ndash; da secoli &ndash; del trattamento riservato dalla &ldquo;dominante&rdquo; ai suoi pubblici ufficiali che si sono dimostrati infedeli.<br \/>\n\tSiamo esattamente al 3 Ottobre 1698 ed un alto funzionario dello Stato (nella Repubblica di Venezia diversi magistrati sovrintendenti alle attivit&agrave; economiche portavano il titolo di Camerlenghi de Com&ugrave;n <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Camerlengo_(Repubblica_di_Venezia\">http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Camerlengo_(Repubblica_di_Venezia<\/a>)&nbsp; &egrave; bandito, perch&eacute; si &egrave; impossessato di denari dell&rsquo;erario, cio&egrave; di tutti, e ci&ograve; malgrado appartenga ad una delle famiglie patrizie che da sempre governano la repubblica. <br \/>\n\tNon ci sono dunque nepotismi o eccezioni che contano. <br \/>\n\tChi sbaglia paga, ed il Camerlengo Andrea Bold&ugrave;, vale a dire colui che amministra il tesoro e i beni dello Stato nella citt&agrave; di Vicenza che da lui retta prende anche il nome di &quot;Camera&rdquo; viene espulso.<br \/>\n\tSaltando a pi&egrave; pari la seconda guerra mondiale e gli altri demeriti di casa Savoia, nella repubblica che nasce dalla resistenza (cos&igrave; vuole la propaganda di regime) le cose sul piano morale non migliorano.<br \/>\n\tAi giorni nostri apprendiamo che importanti uomini di Stato italiano sembrano aver trattato, (nei primi anni 90 del secolo scorso) con la Mafia. <br \/>\n\tLa magistratura &egrave; all&#39;opera per accertarlo. <br \/>\n\tAd ogni buon conto non si tratta d&#39;una novit&agrave;, considerando che nel libro: &ldquo;La strana unit&agrave;&rdquo;, edito da &ldquo;Il Cerchio&rdquo;, Rimini 2010, Gilberto Oneto documenta come<br \/>\n\tquesto sia una sorta di &ldquo;peccato originale&rdquo; che risale appunto dall&#39;unit&agrave; d&#39;Italia. <br \/>\n\tE senza fare il lungo elenco delle innumerevoli altre doglianze pur esponibili a proposito di moralit&agrave; dello stato italiano, citeremo l&#39;ultimo episodio in ordine di tempo: quello libico.<br \/>\n\tLa relazione italo-libica &egrave; stata suggellata nel 2009 dal Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione, siglato a nome dell&#39;Italia dal presidente Silvio Berlusconi ma derivante da trattative condotte gi&agrave; sotto i governi precedenti, anche di Centro-Sinistra. <br \/>\n\tTale trattato, oltre a rafforzare la cooperazione in una lunga serie di ambiti, impegnava le parti ad alcuni obblighi reciproci. <br \/>\n\tTra essi possiamo citare: il rispetto reciproco della &laquo;uguaglianza sovrana, nonch&eacute; tutti i diritti ad essa inerenti compreso, in particolare, il diritto alla libert&agrave; ed all&rsquo;indipendenza politica&raquo; ed il diritto di ciascuna parte a &laquo;scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale&raquo; (art. 2);<br \/>\n\tl&rsquo;impegno a &laquo;non ricorrere alla minaccia o all&rsquo;impiego della forza contro l&rsquo;integrit&agrave; territoriale o l&rsquo;indipendenza politica dell&rsquo;altra Parte&raquo; (art. 3); <br \/>\n\tl&rsquo;astensione da &laquo;qualsiasi forma di ingerenza diretta o indiretta negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell&rsquo;altra Parte&raquo; (art. 4.1); <br \/>\n\tla rassicurazione dell&rsquo;Italia che &laquo;non user&agrave;, n&eacute; permetter&agrave; l&rsquo;uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia&raquo; e viceversa (art. 4.2); <br \/>\n\tl&rsquo;impegno a dirimere pacificamente le controversie che dovessero sorgere tra i due paesi (art. 5).<br \/>\n\tL&rsquo;Italia &egrave; dunque arrivata all&rsquo;esplodere della crisi libica come alleata di Tripoli, legata alla Libia dalle clausole &ndash; poste nero su bianco &ndash; di un trattato, stipulato non cent&rsquo;anni fa ma nel 2009, e non da un governo passato ma da quello ancora in carica. [vedasi:http:\/\/www.eurasiarivista.org\/8778\/litalia-ha-gia-perso-la-sua-guerra-di-libia]<br \/>\n\tPraticamente tutti i servizi giornalistici sulla Libia rivelano molto poco di ci&ograve; che sta realmente accadendo, la maggior parte sono segnalazioni di eventi, ma manca ogni tipo di verifica. <br \/>\n\tIn ogni caso questo &egrave; il caos nel quale scomparir&agrave; qualsiasi ombra di societ&agrave; civile, di strutture sanitarie, qualsiasi forma di istruzione libica che il regime del &ldquo;pazzo di Tripoli&rdquo; o Jamahiriya ha in ogni caso realizzato. <br \/>\n\t[vedasi: <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Jam%C4%81h%C4%ABriyya\">http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Jam%C4%81h%C4%ABriyya<\/a>]<br \/>\n\tInsomma, laddove non si fosse capito, l&#39;Italia &egrave; retta attraverso quella che i sudamericani (gente che ha molta esperienza in questo campo) chiamano una &laquo;Dicta blanda&raquo;.<br \/>\n\tLa Costituzione italiana &egrave; stata pi&ugrave; volte disattesa. <br \/>\n\tNon c&#39;&egrave; solo l&#39;art. 11: &ldquo;l&#39;Italia ripudia la guerra&#8230; etc.&rdquo;; ma soprattutto nell&#39;art. 1, comma 2, che recita: &quot;La sovranit&agrave; appartiene al popolo&#8230;&quot;. <br \/>\n\tInfatti i politicanti di tutti i partiti fingono di non sapere che i &quot;limiti&quot; cui lo stesso articolo si riferisce, riguardano esclusivamente la &quot;Forma democratica e repubblicana&rdquo; dello stato italiano, indicata nel 1&ordm; comma dello stesso articolo. <br \/>\n\tNon spetta agli eletti dal popolo, che ne hanno solo l&#39;esercizio, porre limiti alla sovranit&agrave; popolare. <br \/>\n\tChe non deve trovare nelle procedure un ostacolo, bens&igrave; la propria piena realizzazione. <br \/>\n\tIl soggetto &egrave; la sovranit&agrave;, non sono le forme e i limiti nei quali il popolo la esercita. <br \/>\n\tChe dire poi degli innumerevoli referendum (strumento d&#39;eccellenza per l&#39;esercizio della sovranit&agrave; popolare) elusi o ignorati dai cosiddetti &ldquo;rappresentanti&rdquo; del popolo?<br \/>\n\tNello sforzo di: assicurarsi il potere, i politici di professione (giunti oramai ad imporre il nome dei loro capi clan nei simboli elettorali) ed i loro partiti sono indotti ad alleanze con i &laquo;poteri forti&raquo;. <br \/>\n\tE questi hanno interessi non sempre coincidenti con gli interessi della societ&agrave;. <br \/>\n\tDa ultimo, ma non ultimo, grazie ad alcune leggi elettorali ad hoc i parlamentari vengono nominati dai partiti in contrasto con la Costituzione (artt. 56 e segg.) in base alla quale dovrebbero essere &ldquo;eletti&rdquo; (cio&egrave; &ldquo;scelti&rdquo;) &ldquo;direttamente&rdquo; dai cittadini. <br \/>\n\tConsiderato che, anche in base alla legge (art. 1362 Codice civile), bisogna guardare alla &ldquo;sostanza&rdquo; (nomina a cura dei partiti) e non alla &ldquo;forma&rdquo; (elezione da parte dei cittadini) &egrave; evidente, che l&rsquo;Italia&hellip;. ha cessato di essere da molto tempo una democrazia parlamentare! <br \/>\n\tI partiti (che tengono a far credere di essere democratici) adottano le loro decisioni a maggioranza. <br \/>\n\t&Egrave; per questo che una delle loro principali preoccupazioni &egrave; quella di eliminare gli avversari &ldquo;interni&rdquo;.<br \/>\n\tPartiti politici o uffici di collocamento?<br \/>\n\tDa un&rsquo;intervista a Enrico Berlinguer del 28-7-1981, apprendiamo: &laquo;In mancanza di regole precise, vincoli forti e freni etici si instaura una spirale perversa che induce i partiti politici a &ldquo;lottizzare&rdquo; qualsiasi aspetto della societ&agrave;&hellip; <br \/>\n\tI partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. <br \/>\n\tHanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le universit&agrave;, la Rai TV, alcuni grandi giornali&#8230;<br \/>\n\tInsomma, tutto &egrave; gi&agrave; lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire.&raquo;<br \/>\n\t&Egrave; cambiato qualcosa da quel lontano 1981?<br \/>\n\tIl guaio &egrave; che la politica in Italia non ha l&rsquo;obiettivo di amministrare nel modo migliore. L&rsquo;unico obiettivo sembra sia quello di &ldquo;combattere&rdquo; contro l&rsquo;avversario politico. <br \/>\n\t&Egrave; assurdo. <br \/>\n\tAnche per questo ogni giorno che passa siamo tutti pi&ugrave; poveri, ci sono pi&ugrave; disoccupati e il paese &egrave; meno competitivo!<br \/>\n\tMalgrado le affermazioni dei governanti di turno relative alla riduzione delle tasse, esse sono in costante aumento, e sorprendentemente &egrave; in costante aumento anche il debito pubblico.<br \/>\n\tIl federalismo fiscale?<br \/>\n\tVediamo di cosa si tratta attraverso un documento preparato da Giancarlo Pagliarini, visto, riletto, discusso, integrato e approvato da: Luigi Marco Bassani, Chiara Maria Battistoni, Alessandro Vitale, Francesco Tabladini, Carlo Stagnaro e Carlo Lottieri: &laquo;&#8230;i principi e i criteri generali inseriti nella legge delega. Sono 32, si trovano nell&rsquo;articolo 2, e sono identificati con delle lettere: dalla lettera a) alla lettera mm).<br \/>\n\tNon &egrave; il caso di commentarli tutti, ma &egrave; utile ricordarne qualcuno.<br \/>\n\tLa lettera a) invoca &ldquo;maggiore responsabilit&agrave;&rdquo;. <br \/>\n\tGiusto. <br \/>\n\tVe la immaginate una legge che impone di non essere responsabili?<br \/>\n\tLa lettera b) ricorda l&rsquo;importanza della &ldquo;lealt&agrave; istituzionale&rdquo;. <br \/>\n\tGiusto. <br \/>\n\tVorremo forse scrivere che bisogna essere sleali?<br \/>\n\tLa lettera c) impone il &ldquo;rispetto dei princ&igrave;pi sanciti dallo statuto dei diritti del contribuente di cui alla legge 27 Luglio 2000 n 212&rdquo;. <br \/>\n\tDunque questa legge impone di rispettare un&rsquo;altra legge. <br \/>\n\tGiusto, anche se nei paesi normali queste raccomandazioni sono inutili.<br \/>\n\tMa cosa c&rsquo;entra tutto questo col federalismo?<br \/>\n\tLa lettera d) prevede meccanismi di carattere premiale a favore degli enti che si impegnano nella lotta all&rsquo;evasione fiscale. <br \/>\n\tLo Stato &egrave; il padreterno e ti premia se fai il bravo e combatti l&rsquo;evasione fiscale. <br \/>\n\tGiusto. <br \/>\n\tMa cosa c&rsquo;entra col federalismo? <br \/>\n\tStesso ragionamento nella lettera z) : lo Stato premia i virtuosi e gli efficienti, mentre punisce (sotto la voce &ldquo;previsione di meccanismi sanzionatori&rdquo;) chi non fa il bravo. <br \/>\n\tGiusto, ma questo &egrave; l&rsquo;asilo Mariuccia, non &egrave; federalismo. <br \/>\n\tLo Stato centrale si presenta come il Padreterno, premia i Comuni bravi e punisce quelli cattivi. <br \/>\n\tBene.<br \/>\n\tEra ora, anche perch&eacute; fin&rsquo;adesso &egrave; successo esattamente il contrario. <br \/>\n\tMa cosa c&rsquo;entra col federalismo? <br \/>\n\tInoltre, tra i Comuni virtuosi identificati dal Governo alla fine del 2009 c&rsquo;erano anche Catania e Palermo. &laquo;Noi virtuosi come le due citt&agrave; siciliane? <br \/>\n\tMi creda, &egrave; una situazione kafkiana&raquo; ha ironizzato il sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo (fonte: Corriere del Veneto).<br \/>\n\tLettera h) individuazione di princ&igrave;pi fondamentali per armonizzare i bilanci pubblici in modo da assicurare la redazione dei bilanci dei Comuni in base a criteri uniformi. Giustissimo. <br \/>\n\tEra ora.<br \/>\n\tQuesto &egrave; solo buon senso. <br \/>\n\tQuesta &egrave; una cosa logica. <br \/>\n\tMa cosa c&rsquo;entra col federalismo?<br \/>\n\tLettera ee) dal bilancio dello Stato vengono eliminati i trasferimenti a Regioni e enti locali per finanziare le loro funzioni. <br \/>\n\tMa al posto dei trasferimenti dallo Stato centrale per le funzioni ci saranno i trasferimenti dallo Stato centrale per la perequazione e i trasferimenti dallo Stato centrale per gli interventi straordinari. <br \/>\n\tDunque, qualcuno incasser&agrave; direttamente un paio di euro in pi&ugrave; e ricever&agrave; un paio di euro di trasferimenti in meno dallo Stato centrale, ma alla fine, nella sostanza non cambier&agrave; niente.<br \/>\n\t4.2 Il risparmio di 2 euro e 3 centesimi<br \/>\n\tLa lettera m) prevede il superamento graduale del criterio della spesa storica, da sostituire con i costi standard. <br \/>\n\tOttimo, anche se anche questo non c&rsquo;entra niente col federalismo.<br \/>\n\tIn una interessante intervista a La Padania (&ldquo;Questi numeri disarmano i centralisti&rdquo;), Stefano Galli, capogruppo della lega Nord nel consiglio regionale lombardo, ha dichiarato che &ldquo;Il federalismo fiscale comporter&agrave; un risparmio di 2,3 miliardi di Euro in ambito sanitario. <br \/>\n\tNon lo dice la Lega, ma la Corte dei Conti, cui va il mio plauso&rdquo;. <br \/>\n\tBene, cerchiamo di capire il &ldquo;peso&rdquo; di questi 2,3 miliardi di Euro. <br \/>\n\tNel 2008 tutte le Pubbliche Amministrazioni della repubblica italiana<br \/>\n\thanno speso 775 miliardi di euro. <br \/>\n\tFonte: il bilancio aggregato pubblicato dall&rsquo;ISTAT il 3 Luglio 09.<br \/>\n\tIl dettaglio &egrave; questo: <br \/>\n\t1) tutte le tasse, dirette, indirette, centrali e locali, sono state 457 miliardi, <br \/>\n\t2) pi&ugrave; tutte le altre entrate (dividendi, vendite, cartolarizzazioni ecc) , che sono state di 60 miliardi, <br \/>\n\t3) pi&ugrave; i 215 miliardi di contributi sociali incassati dall&rsquo;INPS e dagli altri enti previdenziali, <br \/>\n\t4) e cos&igrave; arriviamo a 732 miliardi, che non sono stati sufficienti, perch&eacute; nel 2008 abbiamo speso 43 miliardi in pi&ugrave; di tutto quello che abbiamo incassato. <br \/>\n\tIl deficit del bilancio aggregato di tutte le Pubbliche Amministrazioni &egrave; stato di 43 miliardi. <br \/>\n\tSommando anche questi si arriva a 775 miliardi. <br \/>\n\tOra, se grazie ai costi standard, che forse cominceranno ad essere utilizzati tra cinque anni se tutto va bene, riusciremo a risparmiare 2,3 miliardi su una spesa totale di 775, saremo tutti felici e contenti, ma le nostre vite e lo &ldquo;scenario&rdquo; finanziario della Repubblica italiana non cambieranno. <br \/>\n\tPer fare un esempio banale &egrave; come se una coppia parte per un fine settimana in montagna con un budget di spesa di 775 euro. <br \/>\n\tSe invece del solito albergo trova una pensione che costa 2 euro 3 centesimi meno dell&rsquo;albergo dove erano andati il mese prima la coppia risparmia qualcosa ed &egrave; contenta, ma la sostanza della sua situazione finanziaria non cambia per niente.<br \/>\n\t4.3 Non poteva mancare la fiscalit&agrave; di sviluppo<br \/>\n\tL&rsquo;elenco finisce con l&rsquo;ultimo princ&igrave;pio, il trentaduesimo, quello della lettera mm), che prevede forme di fiscalit&agrave; di sviluppo nelle aree sottoutilizzate. <br \/>\n\tIn sostanza il parlamento con questa trentaduesimo princ&igrave;pio del &ldquo;federalismo fiscale&rdquo; dice al Governo di far pagare meno tasse al Sud.<br \/>\n\tQualcuno sar&agrave; d&rsquo;accordo e felice mentre a qualcun altro la cosa non andr&agrave; per nulla a genio, ma una cosa &egrave; sicura: anche questo non c&rsquo;entra niente col federalismo.&raquo;<br \/>\n\tIl federalismo fiscale porter&agrave; all&#39;aumento delle tasse locali. <br \/>\n\tPer&ograve;, furbizia delle furbizie, il tutto andr&agrave; in onda nel 2013, cio&egrave; dopo le elezioni. <br \/>\n\tProblema rimasto aperto &egrave; la perequazione, cio&egrave; la spartizione dei soldi tra regioni ricche e regioni povere. <br \/>\n\tOvviamente, tale problema non ha trovato soluzione. <br \/>\n\tRiforma monca, quindi, foriera di ulteriori tensioni.<br \/>\n\tA questo punto tralasciamo le leggi ad personam e tutte quelle realizzate per rendere difficoltosa o impossibile l&#39;entrata nell&#39;arena politica italiana di nuovi soggetti politici.<br \/>\n\t&laquo;Bisogna creare un&#39;atmosfera culturale tale&raquo; &#8211; scrive Simone Weil nel suo &ldquo;Manifesto per la soppressione dei partiti politici&rdquo; &#8211; che &laquo;un rappresentante del popolo non concepisca di abdicare alla propria dignit&agrave; al punto da diventare membro disciplinato di un partito&raquo;. <br \/>\n\tSimone Weil respinge l&rsquo;obiezione che l&rsquo;abolizione dei partiti avrebbe colpito la libert&agrave; d&rsquo;associazione e d&rsquo;opinione. <br \/>\n\t&laquo;La libert&agrave; d&rsquo;associazione &egrave;, in genere, la libert&agrave; delle associazioni&raquo;, contro quella degli esseri umani. Infatti, &laquo;la libert&agrave; d&rsquo;espressione &egrave; un bisogno dell&rsquo;intelligenza, e l&rsquo;intelligenza risiede solo nell&rsquo;essere umano individualmente considerato. <br \/>\n\tL&rsquo;intelligenza non pu&ograve; essere esercitata collettivamente, quindi nessun gruppo pu&ograve; legittimamente aspirare alla libert&agrave; d&rsquo;espressione.&raquo;<br \/>\n\tInsomma i veneti aspirano all&#39;indipendenza per poter vivere in quel tipo di libert&agrave; democratiche che lo stato italiano non &egrave; mai stato in grado di dare.<br \/>\n\t<\/span><\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-family: verdana,geneva,sans-serif\">&nbsp;<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-family: verdana,geneva,sans-serif\"><span style=\"font-size: 16px\"><strong>2 &#8211; Sottrarsi a una ridistribuzione discriminatoria <br \/>\n\t<\/strong>Un gruppo pu&ograve; lecitamente opporsi allo stato con la forza qualora si trovi a essere vittima di una ridistribuzione discriminatoria &#8211; ossia, qualora le politiche economiche o fiscali dello stato operino sistematicamente a detrimento di quel gruppo e a beneficio di altri, in assenza di una valida giustificazione morale per questa difformit&agrave; di trattamento.<br \/>\n\tAlcuni italiani del Nord, che sono a favore della secessione, sono forse preoccupati non tanto del fatto che c&#39;&egrave; un maggior contributo alle entrate fiscali del Nord rispetto a quello delle altre parti del paese, quanto della (secondo loro) inefficienza del governo italiano, specialmente della burocrazia, e dello sperpero dei contributi del Nord al fisco dovuto a cattiva amministrazione e a corruzione.<br \/>\n\tPerci&ograve; i secessionisti, che sono i pi&ugrave; ricchi, potrebbero semplicemente desiderare di diventare politicamente indipendenti per sfuggire a un cattivo modo di governare e per avere pi&ugrave; controllo politico sulle proprie contribuzioni all&#39;altrui benessere. <br \/>\n\tNon &egrave; affatto detto che intendano secedere soltanto per evitare di pagare tali contributi.<br \/>\n\tScrive ILVO DIAMANTI, in &ldquo;la Repubblica&rdquo; del 9\/11\/2010: &laquo;&hellip;Al di l&agrave; dei danni &#8211; enormi &#8211; alle case e alle cose, l&#39;inondazione ha inferto ferite profonde alle persone. Pi&ugrave; che fuori: dentro. <br \/>\n\tI vicentini: hanno perduto tranquillit&agrave; e sicurezza. <br \/>\n\tOggi hanno paura dell&#39;acqua. <br \/>\n\tCio&egrave;: di se stessi, del proprio mondo di vita. <br \/>\n\tPerch&eacute; anche Vicenza, Verona, Padova, Treviso &#8211; non solo Venezia &#8211; sono citt&agrave; d&#39;acqua. <br \/>\n\tAttraversate da fiumi, rogge, canali&#8230;&raquo;<br \/>\n\tInsomma, i veneti pagano pi&ugrave; tasse di altri italiani. <br \/>\n\tQuesto viene giustificato come &ldquo;giustizia redistributiva&rdquo;, ovvero i ricchi e pi&ugrave; fortunati ridistruiscono per mezzo dello stato ai poveri, ma quando tale solidariet&agrave; la debbono ricevere i veneti, lo stato &egrave; latitante. <br \/>\n\tI veneti dovranno fare, come sempre, da soli.<br \/>\n\tI veneti vogliono l&#39;indipendenza, perch&eacute; i loro diritti civili e politici sono stati violati; perch&eacute; hanno sofferto ingiustizie nella ridistribuzione; perch&eacute; reclamano un territorio che gli &egrave; stato ingiustamente sottratto (come vedremo pi&ugrave; avanti); perch&eacute; il loro stile di vita non pu&ograve; prosperare in una societ&agrave; che non rispetta quei diritti civili e politici individuali che sono alla base di una societ&agrave; liberale. <br \/>\n\tI veneti vogliono essere in grado di preservare e trasmettere alle generazioni successive i propri peculiari valori in condizioni di libert&agrave; di espressione. <br \/>\n\tLa mancanza di efficienza della scuola pubblica e nell&#39;industria del tempo libero annulla gli sforzi da essi profusi per inculcare ai loro figli quelli che essi ritengono i loro valori cristiani.<br \/>\n\tMoltissimi veneti sono convinti che senza la difesa dei valori del buongoverno, del libero intraprendere nelle arti e nelle professioni, della moralit&agrave; civico-statale espressa dalla millenaria Repubblica di Venezia, essi priveranno anche i propri figli e le generazioni future di questi diritti.<br \/>\n\tResistere al loro desiderio d&#39;indipendenza non &egrave; giustificato per il bene di altri le cui libert&agrave; e opportunit&agrave; sarebbero gravemente danneggiate dall&#39;attuale stato italiano, che &ndash; stante la sua 150ennale esistenza &#8211; non consentir&agrave; la possibilit&agrave; di esprimersi liberamente.<br \/>\n\tI veneti non desiderano pi&ugrave; soggiacere al paternalismo morbido dello stato italiano che li tratta come bambini o individui deboli di mente, che non sono in grado di formulare scelte indipendenti.<br \/>\n\tN&eacute; intendono subire passivamente un paternalismo forte &egrave; l&#39;interferenza sulle loro scelte volontarie e consapevoli, con il pretesto che lo stato italiano si oppone alla loro indipendenza per il loro bene. <br \/>\n\tI veneti vogliono l&#39;indipendenza per costituire un regime da cui sia possibile la libera uscita. <br \/>\n\tEssi instaureranno un sistema democratico che non violer&agrave; i diritti individuali, inclusi quelli delle future generazioni. <br \/>\n\tQueste ultime, infatti, non hanno scientemente deciso di abdicare ai propri diritti.<br \/>\n\tResistere agli indipendentisti veneti, in questo caso, risulterebbe moralmente inaccettabile ed oltremodo riprovevole.<br \/>\n\t<\/span><\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-family: verdana,geneva,sans-serif\">&nbsp;<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-family: verdana,geneva,sans-serif\"><span style=\"font-size: 16px\"><strong>3 &#8211; Aumentare l&#39;efficienza<br \/>\n\t<\/strong>Notizia in FISCO, ITALIA del 27 marzo 2011: &laquo;Usati fondi INPS per coprire le spese correnti&raquo; <a href=\"http:\/\/riechoblog.wordpress.com\/2011\/03\/27\/usati-fondi-inps-per-coprire-le-spese-correnti\/\">http:\/\/riechoblog.wordpress.com\/2011\/03\/27\/usati-fondi-inps-per-coprire-le-spese-correnti\/<\/a> &#8211; Il governo ha usato 15 miliardi e 860 milioni delle liquidazioni accantonate all&rsquo;Inps per le spese correnti. <br \/>\n\tDenaro che &ndash; per la Corte dei conti &ndash; rappresenta una &ldquo;tassazione indiretta&rdquo;.<br \/>\n\tL&#39;&ldquo;invadenza della politica&rdquo; &egrave; sicuramente uno dei motivi della decadenza economica dell&#39;Italia, della sua continua perdita di competitivit&agrave; e del pessimo funzionamento della sua burocrazia e di alcune pubbliche amministrazioni.&rdquo;<br \/>\n\tI bilanci dello Stato, delle Regioni, dei Comuni e degli altri enti pubblici sono caratterizzati da tantissimi dettagli ma ai cittadini non vengono offerti dati di sintesi significativi. <br \/>\n\tI veneti ritengono sia loro dovere informare in modo chiaro, sintetico e comprensibile i cittadini, indipendentemente dagli schemi non razionali e non trasparenti imposti dalle leggi italiane.<br \/>\n\tAvere, poi, una magistratura contabile, nelle vesti della Corte dei Conti che registra un reato, ma non emette o non pu&ograve; emettere una sanzione, induce i veneti a credere all&#39;ippossibilit&agrave; di serie riforme, tese all&#39;interesse del &ldquo;sovrano&rdquo; cittadino-elettore-contribuente, all&#39;interno dello stato italiano.<br \/>\n\tPotremmo continuare all&#39;infinito sulle inefficienze dello stato italiano, che non a caso e sin dai libri di scuola ha avuto l&#39;attenzione di non informare sul buongoverno dei veneti mediante la ultra millenaria Repubblica di Venezia.<br \/>\n\t<\/span><\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-family: verdana,geneva,sans-serif\">&nbsp;<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-family: verdana,geneva,sans-serif\"><span style=\"font-size: 16px\"><strong>4 &#8211; Rettificare le ingiustizie del passato.<br \/>\n\t<\/strong>Questo &egrave; forse l&#39;argomento pro indipendenza del Veneto pi&ugrave; semplice e pi&ugrave; allettante dal punto di vista intuitivo, trovando svariate applicazioni nei moti secessionisti del mondo contemporaneo e in particolare nei paesi ex comunisti. <br \/>\n\tEsso afferma che una regione ha diritto a secedere se &egrave; stata ingiustamente incorporata nella pi&ugrave; ampia unit&agrave; da cui intende separarsi. <br \/>\n\tLe Repubbliche baltiche, rappresentano un caso esemplare. <br \/>\n\tLa forza dell&#39;argomento deriva dalla tesi per cui in questi casi la secessione &egrave; la semplice riappropriazione, da parte del legittimo proprietario, del territorio sottratto.<br \/>\n\tIl diritto a secedere, in queste circostanze, &egrave; il semplice diritto di reclamare ci&ograve; che &egrave; proprio.<br \/>\n\tSul savoiardo prebiscito truffa del 21\/22 ottobre 1866 in Veneto sono stati scritti numerosi volumi.<br \/>\n\tNon &egrave; necessario ritornarvi in questa sede. <br \/>\n\t&Egrave; pi&ugrave; semplice esporre la seguente testimonianza: &laquo;L&rsquo;Italia &egrave; finita. <br \/>\n\tO forse, nata su dei plebisciti burletta come quelli del 1860-&rsquo;61, non &egrave; mai esistita che nella fantasia di pochi sognatori, ai quali abbiamo avuto la disgrazia di appartenere.<br \/>\n\tPer me non &egrave; pi&ugrave; la Patria. <br \/>\n\t&Egrave; solo il rimpianto di una Patria&raquo;. <br \/>\n\tQueste le ultime righe del desolato poscritto che Indro Montanelli ha posto all&rsquo;ultimo volume della sua-nostra-storia; l&rsquo;Italia dell&rsquo;Ulivo. <br \/>\n\tNon pi&ugrave; desolate, queste ultime righe, delle prime: &laquo;Questo volume segna il capolinea della nostra Storia dell&rsquo;Italia contemporanea. <br \/>\n\tMario Cervi, di parecchi anni pi&ugrave; giovane di me, potr&agrave; se vorr&agrave; (e io spero che lo voglia) continuarla da solo. <br \/>\n\tIo debbo prendere congedo dai nostri lettori. E non soltanto per ragioni anagrafiche, anche se di per s&eacute; abbastanza evidenti e cogenti. <br \/>\n\tMa perch&eacute; il congedo l&rsquo;ho preso negli ultimi tempi dalla stessa Italia, un Paese che non mi appartiene pi&ugrave; e a cui sento di non pi&ugrave; ppartenere&raquo;.<br \/>\n\t<a href=\"http:\/\/www.ilcorriereblog.it\/cultura-e-spettacoli\/38\/3181.html\">http:\/\/www.ilcorriereblog.it\/cultura-e-spettacoli\/38\/3181.html<\/a><br \/>\n\tL&#39;argomento basato sulla giustizia rettificatoria costituisce una prova convincente dell&#39;esistenza di un diritto morale all&#39;indipendenza. <br \/>\n\tInfatti, prim&#39;ancora della millenaria Repubblica di Venezia, in questi territorio vivevano i veneti o heneti da millenni. <br \/>\n\tEssi non furono soggiogati nemmeno dai romani, con i quali vennero a patti e mantennero la loro peculiarit&agrave;. <br \/>\n\tAnche in questo caso le pubblicazioni sono innumerevoli, e per semplicit&agrave;, in questa sede, citeremo solamente questo sito: <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Veneti\">http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Veneti<\/a><br \/>\n\t<\/span><\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-family: verdana,geneva,sans-serif\">&nbsp;<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-family: verdana,geneva,sans-serif\"><span style=\"font-size: 16px\"><strong>5 &#8211; il diritto a secedere<br \/>\n\t<\/strong>Il principio di autodeterminazione dei popoli sancisce il diritto di un popolo sottoposto a dominazione straniera ad ottenere l&#39;indipendenza, associarsi a un altro stato o comunque a poter scegliere autonomamente il proprio regime politico. <br \/>\n\tTale principio costituisce una norma di diritto internazionale generale cio&egrave; una norma che produce effetti giuridici (diritti ed obblighi) per tutta la Comunit&agrave; degli Stati. <br \/>\n\tInoltre questo princ&igrave;pio rappresenta anche una norma di jus cogens, cio&egrave; diritto inderogabile (Significa che esso &egrave; un princ&igrave;pio supremo ed irrinunciabile del diritto internazionale, per cui non pu&ograve; essere derogato mediante convenzione internazionale). <br \/>\n\tCome tutto il diritto internazionale, il diritto di autodeterminazione &egrave; ratificato da leggi interne, per esempio l&#39;italiana Legge n. 881\/1977, esso vale come legge dello Stato che prevale sul diritto interno (Cass. Pen. 21-3 1975).<br \/>\n\tAnalizzando il controverso dibattito tra le posizioni pro e contro la secessione abbiamo concluso che un diritto morale a secedere esiste; affermarne l&#39;esistenza equivale a dire che a coloro a cui questo diritto &egrave; concesso devono (in determinate circostanze) avere la facolt&agrave; di secedere senza interferenze da parte di altri, e che di conseguenza gli altri hanno un pressante obbligo a non interferire. <br \/>\n\tSignifica anche ammettere che ci sono considerazioni in favore dell&#39;indipendenza del Veneto che hanno un cos&igrave; grande valore morale da giustificare tale divieto di interferenza. <br \/>\n\tPertanto, asserire l&#39;esistenza di un diritto, morale o di altra natura, non equivale ad affermare che esso esiste alla stregua di un&#39;entit&agrave; ectoplasmatica (uno spettro pronto a &laquo;uscire&raquo; nella notte, come lo definisce Allen Buchanan nella sua opera sopra citata). <br \/>\n\tPiuttosto, il diritto morale alla secessione deve essere inteso come una specie di scorciatoia, rispetto alla via pi&ugrave; lunga e tortuosa: quella ben nota, e di facile comprensione, di affermare l&#39;esistenza di valide e sufficienti ragioni morali per non interferire con la secessione, anche qualora tale interferenza favorisse altri interessi. <br \/>\n\tUn&#39;ulteriore implicazione &egrave; che il divieto di interferenza &egrave; cos&igrave; forte da rendere in questo caso insufficienti alcuni tipi di argomenti contrari (come il fatto che interferire produrrebbe una maggiore utilit&agrave; generale) i quali normalmente, in altri contesti, potrebbero giustificare l&#39;ingerenza.<br \/>\n\tSecondo questo modo di intendere il significato d&#39;esistenza di un diritto, le affermazioni di diritto hanno carattere essenzialmente conclusivo e sono di conseguenza argomentative. <br \/>\n\tL&#39;affermazione di un diritto &egrave; una decisione su quali siano le priorit&agrave; morali. <br \/>\n\tAllo stesso tempo, siccome &egrave; una conclusione, bisogna ammettere la necessit&agrave; di far luce sulle sue premesse, ossia sulle ragioni in virt&ugrave; delle quali queste priorit&agrave; devono essere riconosciute.<br \/>\n\tIl princ&igrave;pio di autodeterminazione dei popoli si &egrave; sviluppato compiutamente a partire dalla seconda met&agrave; del secolo scorso, nel 1945 alla fine della Seconda guerra mondiale. <br \/>\n\tIn particolare &egrave; stata l&#39;Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) a promuoverne lo sviluppo all&#39;interno della Comunit&agrave; degli Stati.<br \/>\n\tIl contenuto del princ&igrave;pio di autodeterminazione dei popoli consiste in obblighi per gli Stati della Comunit&agrave; internazionale di non impedire o anche intralciare l&#39;autodeterminazione dei popoli, intesa come libert&agrave; degli stessi di autodeterminare il proprio assetto costituzionale.<br \/>\n\tIn particolare il principio &egrave; servito a favorire la decolonizzazione, in quanto ha permesso agli Stati in via di sviluppo di indire libere elezioni, darsi una Costituzione propria, scegliere la forma di governo, senza subire pressioni dagli Stati pi&ugrave; sviluppati.<br \/>\n\tA questo punto gli indipendentisti veneti hanno tutto l&#39;interesse e l&#39;urgenza ad indire un&#39;Assemblea costituente, soprattutto alla luce dei princ&igrave;pi a suo tempo espressi Thomas Paine nel 1791 (vedasi: Rights of Man):<br \/>\n\t&laquo;Una costituzione non &egrave; l&rsquo;atto di un governo, ma l&rsquo;atto di un popolo che<br \/>\n\tcrea un governo: un governo senza costituzione &egrave; un potere senza diritto<br \/>\n\t&hellip;Una costituzione &egrave; antecedente a un governo: e il governo &egrave; solo la creatura della costituzione&raquo;.<br \/>\n\tI costituenti veneti avranno cos&igrave; modo di redigere una &ldquo;Carta&rdquo; che spetter&agrave; in ogni caso agli elettori veneti approvare mediante apposito referendum confermativo. <br \/>\n\tCon ci&ograve; ottenendo pi&ugrave; risultati:<br \/>\n\t&bull; dimostreranno nei fatti e negli intenti la superiorit&agrave; morale del loro procedere;<br \/>\n\t&bull; rispetteranno il princ&igrave;pio di sovranit&agrave; popolare;<br \/>\n\t&bull; potranno darsi regole pi&ugrave; autenticamente democratiche;<br \/>\n\t&bull; proveranno (laddove ce ne fosse ancora bisogno) che la Costituzione italiana &egrave; legale, ma &egrave; illegittima, visto che il popolo non l&#39;ha mai esplicitamente approvata.<br \/>\n\t&bull; Recupereranno la civilt&agrave; umanistica e comunale che, intorno al 1.200, dal nord e centro della penisola italica si espanse in buona parte d&rsquo;Europa, sanc&igrave; l&rsquo;arte di gestire una societ&agrave; di uomini liberi sottomessi solo alle leggi che essi stessi si erano dati. <br \/>\n\tDi qui la &ldquo;sovranit&agrave; popolare&rdquo;, perfetto ossimoro in quanto la sovranit&agrave; attiene al sovrano, e il &ldquo;populus sibi princeps&rdquo; (ovvero il popolo &egrave; principe di se stesso) furono alla base della pi&ugrave; importante rivoluzione della storia post-classica, che produsse non solo il nome di &ldquo;libertas&rdquo; ma anche il superamento da parte dell&rsquo;Europa della civilt&agrave; araba. <br \/>\n\tSi tratta, in sintesi, del governo dal basso contro il governo dall&rsquo;alto, governo debole (col popolo) contro il governo forte, governo dei molti contro il (o di uno solo), governo decentrato contro il governo accentrato. <br \/>\n\tInsomma, con la &ldquo;res publica&rdquo; &egrave; il popolo che protegge la patria, poich&eacute; non pu&ograve; essere il territorio (la patria) a proteggere i cittadini.<br \/>\n\t01\/04\/2011<br \/>\n\tEnzo Trentin<\/span><\/span><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; Il MLNV condivide e propone l&#39;attenta lettura della disamina proposta da Enzo Trentin sui motivi dell&#39;indipendenza ma su una cosa vogliamo essere precisi. Noi Veneti non abbiamo bisogno di fare una &quot;secessione&quot; per tornare liberi e indipendenti&hellip; ci si ribella da uno stato cui si appartiene ma il Popolo Veneto non appartiene all&#39;italia [&hellip;]<\/p>\n<div class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_vertical_sharing heateor_sss_bottom_sharing' style='width:43px;left: -10px;top: 100px;-webkit-box-shadow:none;box-shadow:none;' data-heateor-sss-href='https:\/\/mlnv.org\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3466'><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fmlnv.org%2Fnews%2Fwp-json%2Fwp%2Fv2%2Fposts%2F3466\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" style=\"font-size:32px!important;box-shadow:none;display:inline-block;vertical-align:middle\"><span class=\"heateor_sss_svg\" 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