{"id":32216,"date":"2016-05-09T15:01:29","date_gmt":"2016-05-09T15:01:29","guid":{"rendered":"http:\/\/mlnv.org\/news\/?p=32216"},"modified":"2016-05-26T13:44:53","modified_gmt":"2016-05-26T13:44:53","slug":"le-elezioni-in-austria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mlnv.org\/news\/le-elezioni-in-austria\/","title":{"rendered":"LE ELEZIONI IN AUSTRIA &#8211; ANALISI ALTERNATIVA."},"content":{"rendered":"<div>\n\t<a href=\"http:\/\/mlnv.org\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/AUSTRIA-BANDIERA.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"AUSTRIA - BANDIERA\" class=\"alignright size-full wp-image-32129\" height=\"127\" src=\"http:\/\/mlnv.org\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/AUSTRIA-BANDIERA.png\" width=\"181\" \/><\/a><span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">UN&rsquo;ANALISI ALTERNATIVA ALLA VULGATA &ldquo;PROGRESSISTA&rdquo;<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\"><a href=\"http:\/\/www.maurizioblondet.it\/author\/blondet\/\" title=\"Articoli scritti da: Maurizio Blondet\">Maurizio Blondet<\/a>&nbsp;&nbsp;4 maggio 2016&nbsp;&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.maurizioblondet.it\/le-elezioni-austria-unanalisi-alternativa-alla-vulgata-progressista\/#respond\">0<\/a><\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">di Paolo Borgognone<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\"><strong>Premessa. <\/strong><\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\"><strong>La&nbsp;FP&Ouml;, il &ldquo;diavolo&rdquo;?<\/strong><\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Le elezioni presidenziali austriache tenutesi il 24 aprile 2016 segnarono un punto di svolta nell&rsquo;ambito delle relazioni politiche interne ai Paesi della Ue. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Il primo turno di queste elezioni, infatti, fu connotato dalla vittoria, nemmeno troppo a sorpresa, del candidato del Partito della Libert&agrave; Austriaco (<em>Freiheitliche Partei &Ouml;sterreichs<\/em>,&nbsp;FP&Ouml;), Norbert Hofer, e dal simultaneo crollo di consensi dei due partiti &ldquo;istituzionali&rdquo; (democristiani, \u04e6VP, e socialdemocratici, SP\u04e6) dominanti la politica interna dal 1945. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Norbert Hofer ottenne, complessivamente, 1.499.971 preferenze su un totale di 4.279.170 voti validi, pari al 35,1 per cento dei consensi. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Il candidato socialdemocratico, Rudolf Hundstorfer, dovette accontentarsi di 482.790 voti (11,3 per cento) e quello democristiano, Andreas Khol, di 475.767 preferenze (11,1 per cento). <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Al secondo posto, molto staccato da Hofer, si attest&ograve; il leader della sinistra liberal-borghese austriaca, ossia il candidato &ldquo;indipendente&rdquo; sostenuto dai Verdi, Alexander Van der Bellen, con 913.218 voti, pari al 21,3 per cento. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Norbert Hofer vinse il primo turno delle elezioni presidenziali austriache presentando un programma variamente articolato, una sorta di connubio liberista, etnonazionalista e protezionista in fatto di controlli alle frontiere e welfare. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Il programma di Hofer e della FP&Ouml; si caratterizzava come interno alla galassia delle proposte &ldquo;populiste&rdquo; e &ldquo;nazionaliste&rdquo; di fuoriuscita dalle logiche neoliberali e cosmopolitiche della Ue. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La FP&Ouml; si schierava infatti, come forza politica organizzata, contro la retorica immigrazionista&nbsp;(frontiere aperte), omosessualista (<em>gay friendly<\/em>) e integrazionista (fine dello Stato nazionale, cosmopolitismo neolibertario quale religione identitaria di massa dei &ldquo;cittadini globali&rdquo; della Ue) propria dell&rsquo;eterogeneo apparato politico (PPE, PSE, ECR, liberaldemocratici, Verdi e Sinistra Europea) di riproduzione del dominio della tecnocrazia liberale di Bruxelles. Soprattutto, Norbert Hofer e la FP&Ouml; si dichiararono contrari alla ratifica, in sede europea, del Trattato di libero scambio e libero commercio Usa-Ue (TTIP, altres&igrave; detto &laquo;Nato economica&raquo;). <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Norbert Hofer afferm&ograve; che &laquo;se l&rsquo;Austria fosse chiamata oggi a esprimersi sul suo ingresso nell&rsquo;Ue, lui voterebbe contro&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Hofer infatti si pronunci&ograve; in questi termini, riguardo all&rsquo;idea di Europa che aveva in mente:<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Non sono certo felice del blocco sul Brennero: ma finch&eacute; le frontiere esterne della zona Schengen non funzionano, dobbiamo mettere in sicurezza i nostri confini nazionali [&hellip;]. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Dobbiamo lavorare ancora insieme a un&rsquo;Europa comune e a un&rsquo;Europa sussidiaria. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Questo &egrave; il mio obiettivo: un&rsquo;Europa sussidiaria che non sia uno Stato centrale. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Ma se pensiamo di costruire uno Stato centrale in cui i Paesi membri hanno poco da dire allora &egrave; difficile.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La FP&Ouml; &egrave; un tipico partito della destra radicale nazional-populista e post-industriale europea. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Questo partito, nato nel 1955 come soggetto politico prettamente liberal-nazionale capace di alternare una retorica sciovinistica a frangenti di pi&ugrave; schietta integrazione liberale sistemica, a partire dal 1992 intraprese una sorta di svolta politica in direzione &ldquo;populista&rdquo; nel momento in cui la ratifica del Trattato di Maastricht segn&ograve; &laquo;l&rsquo;avvento dell&rsquo;&ldquo;Europa dei banchieri e dei burocrati&rdquo;, contrapposta a quella, idealizzata, dei &ldquo;popoli&rdquo; o delle &ldquo;Patrie&rdquo;&raquo;<\/span><\/span><span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Nel 1994 la FP&Ouml; diede vita a una campagna a sostegno del &ldquo;No&rdquo; all&rsquo;integrazione dell&rsquo;Austria nella Ue e prese a definire la nascente, e sedicente, Unione europea quale sorta di &ldquo;prigione dei popoli&rdquo; e &ldquo;delle identit&agrave;&rdquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Nel 2011, la FP&Ouml; var&ograve; un programma dal titolo &laquo;<em>Europa der Vielfalt<\/em>(Europa delle diversit&agrave;)&raquo;&nbsp;in cui teorizz&ograve; &laquo;l&rsquo;Europa intesa come &ldquo;un&rsquo;alleanza di nazioni libere e patrie autodeterminate&rdquo;&raquo;, ovvero un&rsquo;Europa quale &laquo;spazio di cooperazione tra popoli che mantengono le loro specificit&agrave;, le loro tradizioni e la loro cultura, rifiutando una &ldquo;uniformit&agrave; culturale&rdquo; ottenuta attraverso un processo di integrazione troppo irrispettoso delle specificit&agrave; e della sovranit&agrave; dei singoli Stati-nazione&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Alla battaglia contro la Ue ideologizzata in senso cosmopolitico e neoliberale, la FP&Ouml; affianc&ograve;, negli anni Novanta del XX secolo, una retorica genericamente ostile all&rsquo;Islam e un programma politico teso alla realizzazione di un welfare identitario a primazia nazionale. Scrive, in merito, Marco Mancini:<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Cos&igrave; la FP&Ouml; nel 1994 sostiene il &laquo;no&raquo; nel referendum sull&rsquo;adesione del paese austriaco all&rsquo;Unione Europea, sfruttando anche i timori per l&rsquo;apertura a Est.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Il nuovo leader del partito, Heinz-Christian Strache, insiste sulla possibilit&agrave; di abbandonare l&rsquo;Unione europea, qualora non vengano garantiti a sufficienza gli interessi nazionali austriaci. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La nuova Europa &egrave; bollata come &laquo;troppo allargata, simile all&rsquo;Unione Sovietica, cosmopolita, separata dalle radici cristiane e invasa dall&rsquo;Islam&raquo;.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Sotto la guida del pittoresco J\u04e7rg Haider, tra il 1986 e il 1992 si &laquo;accentua la svolta anti-sistema della FP&Ouml;&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Nell&rsquo;ambito del partito, infatti, &laquo;vengono [&hellip;] attenuati i precedenti toni liberisti, attraverso una posizione volta a tutelare le fasce pi&ugrave; deboli della popolazione, pur all&rsquo;interno di un&rsquo;economia competitiva&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">I risultati della svolta anti-sistema della FP&Ouml; non si fecero attendere. Nel 1999 infatti, a fronte del 26 per cento dei voti ottenuti alle elezioni di ottobre, &laquo;la FP&Ouml; di Haider riesce [&hellip;] a conquistare il 47 per cento dei voti operai, a fronte del 4 per cento che sosteneva il partito nel 1979&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">I ceti popolari furono attratti al voto per la FP&Ouml; in quanto tale partito si connot&ograve; come l&rsquo;unica forza politica, interna al panorama austriaco, nominalmente &ldquo;euroscettica&rdquo;, ossia impegnata in una battaglia culturale a difesa dei valori tradizionali della cultura autoctona da ogni ipotesi di colonialismo americanocentrico. Scrive infatti Mancini:<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">In termini generali, &egrave; possibile affermare che l&rsquo;euroscetticismo costituisce solo una parte di una piattaforma pi&ugrave; ampia, caratterizzata dall&rsquo;ostilit&agrave; nei confronti delle organizzazioni internazionali, accusate di minacciare la sovranit&agrave; degli Stati, e del processo di globalizzazione nel suo complesso [&hellip;]. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Da una parte, l&rsquo;ideologia mondialista &egrave; all&rsquo;origine della societ&agrave; multiculturale; dall&rsquo;altra, il &laquo;villaggio globale&raquo; impone anche una crescente omogeneizzazione delle culture e degli stili di vita, portando a una deleteria &laquo;<em>Cocacolonization<\/em>&raquo;<a name=\"_ftnref11\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.maurizioblondet.it\/le-elezioni-austria-unanalisi-alternativa-alla-vulgata-progressista\/#_ftn11\">[11]<\/a>.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La FP&Ouml; pu&ograve;, come del resto la maggior parte dei partiti nazional-populisti europei, essere annoverata tra i movimenti che raccolgono il consenso dei &laquo;vinti&raquo; dai processi di globalizzazione.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">I suddetti &laquo;vinti&raquo; e &laquo;sradicati&raquo; della globalizzazione sono soprattutto &laquo;i maschi di classe operaia, con bassi livelli di istruzione formale e poche competenze trasferibili&raquo;, mentre i &laquo;vincitori&raquo; della mondializzazione devono essere annoverati all&rsquo;interno della &laquo;nuova classe media&raquo;, un ceto culturalmente cosmopolita, giovanilistico e femminilizzato, i cui appartenenti possono vantare livelli di istruzione medio-alti o alti, solide reti di capitalismo relazionale in grado di facilitarne l&rsquo;ingresso nell&rsquo;ambito dei settori professionali &ldquo;che contano&rdquo; e spiccata propensione all&rsquo;integrazione nella&nbsp;<em>network society&nbsp;<\/em>senza frontiere. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Gli attuali elettori popolari della FP&Ouml; sono dunque ravvisabili in quel ceto operaio &laquo;che figurava fra i &ldquo;maggiori beneficiari dell&rsquo;et&agrave; dell&rsquo;oro&rdquo; del capitalismo fordista&raquo;<\/span><\/span><span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Sono dunque gli appartenenti alla classe operaia tradizionale novecentesca, un tempo elettori socialdemocratici, a orientare la propria scelta politica in direzione della FP&Ouml;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Costoro infatti, &laquo;nell&rsquo;attuale epoca di cambiamenti strutturali&raquo;&nbsp;e di ridefinizione delle classi sociali nell&rsquo;ottica dell&rsquo;egemonia della cultura neoborghese e delle nuove forme di lavoro flessibile scaturite dai mutamenti sistemici intervenuti con il &ldquo;cambio di fase&rdquo; del capitalismo a partire dalla fine degli anni Settanta, sono i ceti sociali maggiormente penalizzati dall&rsquo;immigrazione dai Paesi dell&rsquo;Est ed &ldquo;extraeuropei&rdquo;, nonch&eacute; dalla demolizione del&nbsp;<em>Welfare State<\/em>&nbsp;organizzata dai partiti socialdemocratici e liberalconservatori sistemici segnatamente durante i &ldquo;ruggenti&rdquo; anni Novanta del clintonismo, del blairismo e dell&rsquo;&ldquo;Ulivo mondiale&rdquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La precedente &ldquo;aristocrazia operaia&rdquo; caratteristica del &ldquo;trentennio glorioso&rdquo; del capitalismo relativo europeo (fordista\/keynesiano) fu precipitata, dalle politiche di&nbsp;<em>deregulation<\/em>, di privatizzazione e di internazionalizzazione attuate, in un certo qual senso paradossalmente, da quelli che sino a quel momento erano stati i suoi tradizionali referenti politici (i partiti socialdemocratici filo-Ue e filo-Nato), nel baratro della precarizzazione lavorativa, sociale, politica ed esistenziale. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Pertanto, gli operai tradizionalmente intesi (la classe operaia socialdemocratica, sindacalizzata ed economicistica &ldquo;realmente esistente&rdquo;),&nbsp;<\/span><\/span><span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">data la precaria situazione in cui versano, [&hellip;] costituiscono il gruppo che &egrave; pi&ugrave; portato a inveire contro il libero commercio e il flusso internazionale dei capitali, e di conseguenza a essere attratto dalla retorica etnocentrica della destra radicale, riflessa in uno degli slogan centrali di questa famiglia politica, quello che porta a considerare il proprio popolo prima d&rsquo;ogni altra cosa (nel Front National, esso recita&nbsp;<em>Les fran&ccedil;ais d&rsquo;abord<\/em>; nel Vlaams Blok,<em>Eigen volk eerst<\/em>; nella FP&Ouml;,&nbsp;<em>Osterreich zuerst<\/em>).<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">L&rsquo;elettore-tipo della FP\u04e6, dunque, gi&agrave; alla met&agrave; degli anni Novanta era identificabile attraverso queste caratteristiche sociologiche: maschio (alle elezioni del 1995 il 62 per cento degli elettori del Partito della Libert&agrave; era composto da uomini e il 38 per cento da donne), operaio (nel 1995 &laquo;gli ex elettori socialdemocratici costituivano quasi un quarto dell&rsquo;intero totale della FP\u04e6, e gli operai continuavano a occupare la posizione di maggiore singolo gruppo demografico dell&rsquo;elettorato della FP\u04e6, come gi&agrave; era accaduto nel 1990&raquo;<\/span><\/span><span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">) e &laquo;in possesso di un&rsquo;educazione tecnica o professionale. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La FP\u04e6, che pure annoverava una folta schiera di professionisti e imprenditori tra i suoi elettori (il gruppo dei liberi professionisti e degli imprenditori era infatti secondo solo a quello degli operai tra i soggetti sociali di riferimento del Partito della Libert&agrave;), &egrave; da sempre sottorappresentata tra le fasce maggiormente istruite e presumibilmente integrate e cosmopolite della classe media austriaca (appena il 16 per cento degli elettori della FP\u04e6 nel 1995 possedeva una laurea).<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">L&rsquo;elettorato della FP\u04e6 era pertanto ravvisabile quale frutto di una sorta di alleanza tra determinati settori sociali &laquo;vincenti&raquo; dei processi di globalizzazione (<em>yuppie<\/em>di varia estrazione) e fasce sociali &laquo;sconfitte dalla modernizzazione&raquo; (precedente &ldquo;aristocrazia operaia&rdquo; autoctona, ceti piccolo-borghesi proletarizzati dalle politiche di riduzione dello stato sociale, contadini residenti nelle aree rurali &ldquo;tradizionali&rdquo; del Paese). <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La FP\u04e6 infatti, vantando i consensi di una parte consistente dell&rsquo;elettorato &ldquo;autonomo&rdquo;, benestante e integrato della provincia austriaca e finanche di Vienna, perseverava a presentarsi e a essere percepita come partito nazional-liberale dello &ldquo;sciovinismo del benessere&rdquo; o partito della &laquo;destra populista escludente&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La FP\u04e6 &egrave; dunque un partito assai diverso dalle, peraltro assai minoritarie, se si esclude (parzialmente) il caso dello&nbsp;<em>Jobbik<\/em>&nbsp;ungherese, formazioni della destra radicale nazional-socialista o &laquo;socialista<em>v\u04e7lkisch<\/em>&raquo;&nbsp;europea, propugnanti un programma di &laquo;nazionalismo economico&raquo;&nbsp;inconciliabile con il liberal-populismo sciovinistico della FP\u04e6. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Scrive infatti, divulgando una rassegna di questi partiti &laquo;socialisti<em>v\u04e7lkisch<\/em>&raquo;, Hans-Georg Betz:<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Fra i maggiori rappresentanti di questo gruppo ci sono il Partito nazional-democratico tedesco (<em>Nationaldemokratische Partei Deutschlands<\/em>, NPD) e (per certi versi) l&rsquo;Unione del popolo tedesco (<em>Deutsche Volksunion<\/em>, Dvu), il Movimento Sociale Fiamma Tricolore in Italia e il&nbsp;<em>British National Party<\/em>. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Ci&ograve; che li distingue da altri partiti della destra radicale &egrave; l&rsquo;adozione di un programma esplicitamente socialista nazionale (o, forse pi&ugrave; appropriatamente,&nbsp;<em>v\u04e7lkisch<\/em>).<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Questi partiti politici, un tempo fieramente schierati su posizioni dogmaticamente anticomuniste e finanche russofobiche, oggi sono sorprendentemente tornati a suscitare l&rsquo;interesse degli &ldquo;addetti ai lavori&rdquo; per via del proprio rapporto privilegiato con determinate correnti politiche nazional-patriottiche del &ldquo;mondo russo&rdquo;&nbsp;e si pongono come gli interpreti di un&rsquo;originale, per quanto prospetticamente limitata e insufficiente, critica &ldquo;nazionalistica&rdquo; del capitalismo contemporaneo. Interessante rilevare che, in un frangente storico in cui la sinistra, anche quella solitamente percepita come &ldquo;alternativa&rdquo; e &ldquo;radicale&rdquo;, ha palesemente utilizzato ogni canale mediatico e politico (dal&nbsp;<em>talk show<\/em>&nbsp;alle riviste patinate di costume e&nbsp;<em>gossip<\/em>, fino alla comunicazione elettorale diretta) per sbarazzarsi da ogni precedente identit&agrave; comunista e anticapitalista (per indossare i pi&ugrave; comodi panni di interclassista &ldquo;movimento dei movimenti&rdquo; alterglobalista, negriano e cosmopolita), siano stati i partiti della destra radicale nazional-socialista e<em>v\u04e7lkisch&nbsp;<\/em>a farsi portavoce delle istanze di malcontento delle classi popolari per gli effetti perversi delle politiche di globalizzazione sistemica. Scrive infatti, sul tema, Hans-Georg Betz:<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Ironicamente, in un mondo nel quale le posizioni teoriche anticapitaliste sono state largamente abbandonate, l&rsquo;ala nazional-socialista dell&rsquo;odierna destra radicale &egrave; una delle ultime forze politiche che rendono omaggio a richieste cruciali della tradizionale sinistra socialista e comunista, di cui quest&rsquo;ultima si &egrave; ampiamente sbarazzata. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Oggi sono gruppi come il Movimento Sociale Fiamma Tricolore a proclamare che non possono esserci &laquo;compromessi con il capitalismo&raquo; e ad alzare la voce contro le privatizzazioni, il &laquo;mercato selvaggio&raquo;, la globalizzazione, la disoccupazione di massa e il graduale smantellamento dello Stato sociale.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">In effetti, conformemente alla propria vocazione di partito dello &ldquo;sciovinismo del benessere&rdquo;, nel momento in cui, tra il 2000 e il 2002, la FP\u04e6 si trov&ograve; coinvolta in una coalizione di governo con il centro democristiano (\u04e6VP), manifest&ograve; &laquo;una chiara subalternit&agrave; rispetto ai popolari, soprattutto in politica economica, dove le misure a favore dei ceti medio-bassi latitano&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">In politica estera, inoltre, &laquo;le posizioni anti-conformiste di Haider, [&hellip;] basate su un crescente anti-americanismo, non sono apprezzate dalle fasce pi&ugrave; conservatrici dell&rsquo;elettorato; i finanziamenti da parte degli imprenditori decrescono sensibilmente&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Tuttavia, ci&ograve; che provoca veramente l&rsquo;inquietudine delle classi dirigenti sistemiche, politiche e mediatiche, dei Paesi della Ue nei confronti della FP\u04e6 &egrave; la nuova svolta, ispirata alla promozione dei valori tradizionali, da parte del partito. In particolare, sotto la supervisione di Andreas M\u04e7lzer, sin dal 1997 la FP\u04e6 adott&ograve; un programma che archiviava il precedente anti-clericalismo liberale &laquo;a favore della ricerca di consensi presso l&rsquo;elettorato cattolico-tradizionalista&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Il nuovo programma culturale della FP\u04e6 esprimeva esplicite critiche alla modernit&agrave; neoliberale e alla societ&agrave; cosmopolitica, accennando<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">ai pericoli rappresentati [&hellip;] dal consumismo nichilista tipico della societ&agrave; contemporanea. Inoltre, il documento tace sui diritti delle donne, enfatizza il ruolo della famiglia e respinge ogni tentativo di equiparare a essa le unioni omosessuali.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">In politica internazionale, da ultimo, la FP\u04e6 ha abbracciato una linea marcatamente euroscettica e filorussa. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Gi&agrave; nel 2008 infatti, il Partito della Libert&agrave; aveva cominciato a volgere lo sguardo a Oriente, pi&ugrave; precisamente alla Serbia, Paese da vari osservatori internazionali considerato &laquo;prima vittima del nuovo ordine mondiale&raquo;&nbsp;<em>made in Usa<\/em>. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Nel maggio 2008, la FP\u04e6 sigl&ograve; un patto di collaborazione politica con il Partito Radicale Serbo (SRS). Il leader della FP\u04e6, Heinz-Christian Strache, prese parte a una delegazione politica del suo partito presso il SRS, a Belgrado, parlando addirittura a una manifestazione del Partito Radicale Serbo, in Piazza della Repubblica. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Dopo la lacerazione politica intervenuta, nel settembre 2008, all&rsquo;interno del SRS, la FP\u04e6 ha rinnovato il proprio accordo di collaborazione con la frazione &ldquo;riformista&rdquo; e &ldquo;pro-Ue&rdquo; sganciatasi dal SRS e costituente, sotto la presidenza dei transfughi neoliberali Tomislav Nikolic e Aleksandar Vucic, il conservatore ed &ldquo;europeista&rdquo; SNS (Partito serbo del progresso). <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Nel 2016 il leader della FP\u04e6, Heinz-Christian Strache, defin&igrave; Vladimir Putin &laquo;un democratico puro&raquo;&nbsp;e orient&ograve; decisamente in direzione di Mosca la direttrice di politica estera del partito. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Di rimando, i media liberali &ldquo;europeisti&rdquo; tornarono a sproloquiare riguardo a una fantomatica &laquo;Internazionale Nera&raquo;&nbsp;pro-Putin e al presidente russo quale &laquo;zar dell&rsquo;estrema destra europea&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Inoltre, la FP\u04e6 sembra aver cominciato a comprendere che l&rsquo;islam radicale sunnita&nbsp;<em>wahhabita<\/em>&nbsp;e l&rsquo;Islam sciita rivoluzionario non siano propriamente la stessa cosa, e ha stabilito contatti con esponenti della Repubblica islamica d&rsquo;Iran. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La FP\u04e6, insieme agli altri partiti nazional-populisti europei, viene sistematicamente demonizzata come &laquo;fascista&raquo; e &laquo;razzista&raquo; dal&nbsp;<em>mainstream media<\/em>&nbsp;perch&eacute; presenta un programma &laquo;<em>value-oriented<\/em>&raquo;, ossia centrato su quei valori tradizionali che rappresentano &laquo;il principale ostacolo alla continua espansione del capitalismo globalizzato&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Infatti, come scrive Jean-Claude Mich&eacute;a, lungi dal connotarsi quali riferimenti culturali tipici del &laquo;ritorno della &ldquo;bestia immonda&rdquo;&raquo;&nbsp;del fascismo storico novecentesco, i suddetti valori tradizionali &laquo;trovano la loro vera origine in quel sentimento naturale di appartenenza che si oppone,&nbsp;<em>per definizione<\/em>, all&rsquo;individualismo astratto del liberalismo moderno (perch&eacute; non c&rsquo;&egrave; dubbio che il liberalismo pienamente sviluppato sia incompatibile con qualunque nozione di confine o di &ldquo;identit&agrave; nazionale&rdquo;)&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Lungi dal configurarsi come esempio dell&rsquo;eterno &ldquo;fascismo di ritorno&rdquo; brandito a mo&rsquo; di spauracchio mediatico dal clero universitario<em>liberal<\/em>&nbsp;e dalla fitta schiera di strapagati opinionisti di sinistra, i valori tradizionali delle comunit&agrave; storiche e popolari originarie&nbsp;<\/span><\/span><span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">possono costituire benissimo &ndash; una volta ritradotti e riorientati in senso ugualitario e universalistico &ndash;&nbsp;<em>il punto di partenza privilegiato<\/em>&nbsp;del progetto socialista e della sua peculiare cura nel preservare, contro il movimento capitalista di atomizzazione del mondo, le condizioni primarie di ogni esistenza veramente umana e&nbsp;<em>comune<\/em>.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">I valori tradizionali sono compatibili con, e finanche propedeutici al, socialismo originario quale modello di sviluppo comunitario antagonista rispetto allo stato di cose presenti ma si connotano come radicalmente incomponibili con l&rsquo;&laquo;universalismo astratto e benpensante che ha sempre caratterizzato la borghesia di sinistra&raquo;. Infatti, oggi, il &laquo;sistema liberale globalizzato non pu&ograve; crescere e prosperare se non distruggendo progressivamente l&rsquo;insieme dei valori morali ai quali quel popolo di destra &egrave; ancora profondamente &ndash; e legittimamente &ndash; attaccato&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Soprattutto per questa ragione il capitalismo odierno, &laquo;<em>fatto sociale onnicomprensivo<\/em>&raquo;, totalit&agrave; dialettica costituita da momenti&nbsp;<em>anche<\/em>&nbsp;culturali, auspica la resa dei conti con qualsivoglia ostacolo, sia esso di natura politica (indifferentemente dalla matrice ideologica di destra o di sinistra), culturale, economica o morale, che osi immaginare di frapporsi sulla via del suo dispiegarsi inarrestabile.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t&nbsp;\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\"><strong>Il &ldquo;circo mediatico&rdquo;&nbsp;<em>liberal<\/em>, lo &ldquo;spirito santo&rdquo;?<\/strong><\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La FP\u04e6, cos&igrave; come il resto dei partiti nazional-populisti europei, ponendo in essere una critica meramente nazionalistica del capitalismo contemporaneo, non &egrave; la soluzione al problema. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Su questo punto, Alain de Benoist ha pronunciato parole molto significative, sostenendo che &laquo;il sovranismo non porta da nessuna parte, perch&eacute; nessuno Stato da solo &egrave; in grado di far fronte alle attuali sfide planetarie, a cominciare dal controllo del sistema finanziario&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Tuttavia, la critica sovranista all&rsquo;Unione europea &egrave; condivisibile poich&eacute;, nel novero delle logiche neoliberali della Ue transatlantica, &laquo;la sovranit&agrave; che si toglie alle nazioni non &egrave; riportata a livello sovranazionale, ma sparisce in una sorta di buco nero&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Il buco nero della tecnocrazia, del dominio dei mercati finanziari privati internazionali e dell&rsquo;egemonia culturale cosmopolitica. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Dinnanzi a questo scivolamento della sovranit&agrave; nazionale nel baratro del cosmopolitismo, sempre secondo de Benoist, &laquo;&egrave; abbastanza naturale essere tentati a ripiegare sullo Stato-nazione&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Eppure, se davvero si vuole costruire un&rsquo;alternativa continentale, imperiale ma non imperialistica, al dominio geopolitico, economico, militare e culturale a stelle e strisce, la soluzione non pu&ograve; consistere nel ripiegamento sciovinistico dell&rsquo;Europa delle &ldquo;piccole patrie&rdquo; (inevitabilmente soggette a influenze strategiche esterne) bens&igrave; nel varo di quello che G&eacute;rard Dussouy ha definito &laquo;patriottismo paneuropeo&raquo;, tradizionale e originario (ossia profondo, radicale), finalizzato alla costruzione dello Stato europeo contro la sedicente Ue di Bruxelles. Alain de Benoist dimostra di condividere l&rsquo;approccio di Dussouy, nel momento in cui fa suo il motto &laquo;Per l&rsquo;Europa, contro Bruxelles&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Tuttavia, e al netto delle considerazioni di cui sopra, &egrave; necessario affermare che la FP\u04e6 e i partiti nazional-populisti europei, pur annoverando nell&rsquo;ambito della propria proposta politico-programmatica e culturale i limiti summenzionati, e pur perseverando a collocarsi nel novero della vulgata huntingtoniana in materia di relazioni internazionali e liberistica in economia, si connotano come infinitamente migliori rispetto al &ldquo;circo mediatico&rdquo;&nbsp;<em>liberal<\/em>&nbsp;e &ldquo;progressista&rdquo; impegnato nella loro costante e strumentale demonizzazione a mezzo tv e stampa. Il &ldquo;circo mediatico&rdquo; progressista &egrave; infatti compattamente schierato contro qualsivoglia baluardo antagonistico e tradizionale (<em>katechon<\/em>) all&rsquo;ordine cosmopolitico costituito. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Le stesse elezioni politiche pluripartitiche e pubblicitarie, nei Paesi occidentali a sistema &ldquo;democratico liberale&rdquo; (sistema dell&rsquo;&ldquo;alternanza unica&rdquo; tra partiti liberali di centrodestra e partiti liberali di centrosinistra sistemici) sono il mezzo attraverso cui l&rsquo;oligarchia cosmopolitica internazionale (<em>Global class<\/em>finanziarizzata) impone, per tramite della pervasiva e performativa azione di diversione propagandistica attuata dalla propria &ldquo;guardia bianca&rdquo;, ossia il &ldquo;circo mediatico&rdquo; unificato (ossia, gli strati superiori della&nbsp;<em>new global middle class<\/em>), la perpetuazione&nbsp;<em>sine die<\/em>&nbsp;dello stato di cose (neoliberali) presenti. La stampa&nbsp;<em>liberal<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>radical-chic<\/em>&nbsp;combatteva all&rsquo;unisono una battaglia politica &ldquo;anti-populisti&rdquo; in nome della perpetuazione e della radicalizzazione, in ambito economico, politico e culturale, del citato &ldquo;stato di cose presenti&rdquo;. Su<em>la Repubblica<\/em>, non a caso, Ezio Mauro stigmatizzava il nazional-conservatorismo del premier ungherese Viktor Orb&aacute;n, reo di aver proclamato il &laquo;fallimento del liberalismo&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Mauro si doleva che, in Gran Bretagna, la campagna elettorale per la&nbsp;<em>Brexit<\/em>&nbsp;fosse appoggiata dal conservatore Boris Johnson, &laquo;sindaco della citt&agrave; pi&ugrave; cosmopolita del continente, Londra&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Per Ezio Mauro infatti, la cultura politica conservatrice non avrebbe dovuto opporsi al cosmopolitismo e al liberalismo di sinistra ma si sarebbe dovuta limitare a ritardarne gli effetti di accelerazione dei processi di flessibilizzazione integrale delle masse. Mauro, aperto sostenitore della rimozione del&nbsp;<em>katechon<\/em>, afferm&ograve; infatti:<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Prezzolini, guardandosi intorno sancirebbe a questo punto la sconfitta del &ldquo;vero conservatore&rdquo;, come lo idealizzava lui: capace di non confondersi con i reazionari, i tradizionalisti, i nostalgici, di non rifiutare i mutamenti purch&eacute; avvengano gradualmente, di conservare le istituzioni.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Secondo Mauro dunque, la cultura conservatrice avrebbe dovuto rompere definitivamente con la Tradizione, con il&nbsp;<em>katechon<\/em>, e aderire al complesso di riferimenti cosmopolitici caratteristici del liberalismo progressista, storicista, neoborghese. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Proprio in questo senso andava esplicandosi il vero e proprio nocciolo della critica rivolta da Mauro ai partiti nazional-populisti europei, e in particolare alla FP\u04e6, ossia quella di voler stringere &laquo;amicizia con Putin&raquo;, un soggetto politico percepito, dai&nbsp;<em>liberal<\/em>&nbsp;di ogni sorta, quale principale oppositore geopolitico e culturale del processo di americanizzazione conformistica e antitradizionale del mondo. Ezio Mauro infatti non si scagliava soltanto contro i populisti di destra, come la FP\u04e6, ma anche contro quelli di sinistra, tra cui il presidente della Repubblica ceca, il socialdemocratico Milos Zeman, sprezzantemente definito, dall&rsquo;editorialista de&nbsp;<em>la Repubblica<\/em>, &laquo;xenofobo&raquo;&nbsp;e, si badi bene, &laquo;russofilo&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Sulla stessa linea interpretativa de&nbsp;<em>la Repubblica<\/em>&nbsp;si connotava il quotidiano &ldquo;comunista&rdquo;<em>il manifesto<\/em>, nel momento in cui, denunciando esplicitamente la filosofia politica di Alain de Benoist e Aleksandr Dugin, una filosofia che &laquo;indica l&rsquo;orizzonte del blocco eurasiatico e la tradizione anticosmopolitica di Mosca come direzione di marcia&raquo;, condannava senz&rsquo;appello &laquo;i ripetuti interventi di Salvini a favore di Putin e le bandiere russe in tutte le piazze leghiste&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La sinistra&nbsp;<em>liberal<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>radical-chic<\/em>, ossia il &ldquo;circo mediatico&rdquo; politicamente corretto, despecifica strumentalmente i nazional-populisti al rango di &laquo;omofobi&raquo; (parola, quest&rsquo;ultima, che non ha alcuna valenza letterale, significando semplicemente &laquo;paura dell&rsquo;uguale&raquo;), &laquo;maschilisti&raquo;&nbsp;e &laquo;trogloditi&raquo; e promuove manifestazioni di femministe appartenenti ai ceti danarosi e integrati per ribadire la propria vocazione a soggetto politico e mediatico di riferimento del ceto medio semicolto (<em>knowledge class<\/em>), ovvero del principale sostenitore sociologico dei processi di internazionalizzazione e privatizzazione dei rapporti socio-politici vigenti. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Gli esempi, in tal senso, si sprecano e vale la pena riportarne un paio. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Nella prefazione a un noto libro dedicato al &ldquo;fenomeno leghista&rdquo;, il telegiornalista liberaldemocratico e cosmopolita Gad Lerner denuncia&nbsp;<\/span><\/span><span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">la diffusione del leghismo come nuova ideologia conservatrice; capace di entrare in sintonia con le pulsioni reazionarie che si perpetuano da secoli nella societ&agrave; di un&rsquo;Italia settentrionale guelfa profondamente segnata dalla Controriforma, e refrattaria all&rsquo;autorit&agrave; statale. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Chi per gioco si fa immortalare al raduno di Pontida indossando barbarici copricapo con le corna d&rsquo;ispirazione celtica nella vita di tutti i giorni si fa portatore di stereotipi comunitari retrivi.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La Lega ha fornito rappresentanza politica a pulsioni antimeridionali e xenofobe, ha legittimato un revival paganeggiante del tradizionalismo cattolico anticonciliare, coltiva al proprio interno il revanscismo delle piccole patrie [&hellip;]. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Sembrava uno scherzo e invece &hellip; [&hellip;]<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">E&rsquo; obbligatorio sottostare allo scherzo se si vuole far parte del gruppo; cos&igrave; com&rsquo;&egrave; necessario autocensurare repliche sbigottite nel caso del fraseggio volgare o razzista.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">A sua volta, l&rsquo;antropologa Lynda Dematteo, per sottolineare la dimensione &ldquo;gretta&rdquo; e &ldquo;retriva&rdquo; in cui si sarebbe accovacciato lo stereotipo del militante leghista di provincia sottolinea che &laquo;i celibi sono numerosi nei ranghi leghisti, i militanti sono conosciuti come &ldquo;quelli che non riescono a trovare la ragazza&rdquo;&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">L&rsquo;argomentazione della Dematteo implicitamente rimandava a un presunto confronto tra due rappresentazioni sociologiche tra esse inconciliabili, ovvero:<\/span><\/span>\n<\/div>\n<ul>\n<li>\n<div>\n\t\t\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">un microcosmo populistico maschile &ldquo;tradizionalista&rdquo;, &ldquo;arretrato&rdquo;, &ldquo;chiuso&rdquo; e &ldquo;gretto&rdquo;;<\/span><\/span>\n\t\t<\/div>\n<\/li>\n<li>\n<div>\n\t\t\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">un macrocosmo cosmopolitico femminile &ldquo;creativo&rdquo; &ldquo;avanzato&rdquo;, &ldquo;aperto&rdquo; e dunque totalmente indisponibile al confronto con coloro i quali si venissero a porre nella condizione di contraddirne o metterne in discussione i citati postulati culturali (<em>open mind<\/em>) di riferimento.<\/span><\/span>\n\t\t<\/div>\n<\/li>\n<\/ul>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Infatti, per l&rsquo;antropologa Lynda Dematteo (una ragazza appartenente alla famigerata&nbsp;<em>Erasmus Generation<\/em>) era assolutamente incomprensibile il nominale rifiuto leghista nei confronti della globalizzazione e del cosmopolitismo individualistico.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La retorica ambizione leghista concernente il porsi in contraddizione con gli stereotipi culturali liberali caratteristici del mondo globalizzato in chiave americanocentrica&nbsp;era sinonimo di appartenenza a una cultura politica che Lynda Dematteo stigmatizzava proprio perch&eacute; faticava a comprendere. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Scrive infatti la citata antropologa:<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Il leader del Carroccio [Umberto Bossi] vede nella globalizzazione un processo distruttore e totalitario. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">L&rsquo;omologazione dei bisogni presuppone l&rsquo;omologazione degli uomini, la globalizzazione passa per la &ldquo;societ&agrave; multirazziale di Benetton e McDonald&rsquo;s&rdquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Bossi ha una visione catastrofica del futuro &ndash; i popoli saranno sacrificati al profitto &ndash; e insorge contro il modello del &ldquo;cosmopolitismo individualista&rdquo; che mette in concorrenza i lavoratori del mondo intero a svantaggio degli europei [&hellip;]. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Attraverso queste operazioni che spostano l&rsquo;antirazzismo e l&rsquo;antitotalitarismo dall&rsquo;alveo della sinistra a quello della destra, i dirigenti della Lega Nord riutilizzano a proprio vantaggio le argomentazioni della nuova destra francese degli anni settanta. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Da allora, i militanti di estrema destra si pongono come rappresentanti di un&rsquo;etnia minacciata [&hellip;]. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Il razzismo avanza ormai sotto la maschera dell&rsquo;elogio della differenza.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Secondo la semplicistica e interessatamente pubblicitaria interpretazione del &ldquo;circo mediatico&rdquo; sostenitore a oltranza della globalizzazione come moto storico di progresso capitalistico e universalistico &ldquo;emancipatore&rdquo; dell&rsquo;umanit&agrave; dai precedenti vincoli &ldquo;patriarcali&rdquo;, &ldquo;conservatori&rdquo; e &ldquo;comunitari&rdquo;, &laquo;i patrioti che si oppongono alla distruzione del proprio popolo&raquo;&nbsp;sotto i colpi dell&rsquo;omologazione cosmopolitica non possono risultare che degli &ldquo;estremisti di destra&rdquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Il femminismo modaiolo e individualista dei ceti ricchi &egrave;, significativamente, tra i principali fattori di legittimazione culturale dell&rsquo;odierno capitalismo assoluto&nbsp;ed &egrave; un ingranaggio fondamentale, quanto fondamentalista nel proprio dogmatico fideismo &ldquo;nuovista&rdquo;, per l&rsquo;ulteriore radicalizzazione dei processi di adeguamento dell&rsquo;odierna postsociet&agrave; agli stili di vita e ai desideri di consumo immediato veicolati dal &ldquo;circo mediatico&rdquo; postmoderno. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Studiosi assai seri, come Nancy Fraser e Charles Robin, hanno perfettamente compreso queste dinamiche e sono arrivati a conclusioni pienamente ragionevoli, argomentate e, almeno a opinione di chi scrive, condivisibili.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Nancy Fraser sostiene infatti che &laquo;il movimento delle donne una volta aveva come priorit&agrave; la solidariet&agrave; sociale, oggi festeggia le imprenditrici&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Secondo la Fraser, la critica femministica al capitalismo fordista keynesiano (1945-1975) &laquo;&egrave; diventata ancella del capitalismo contemporaneo&raquo;.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">In altri termini, la critica posta in essere dal movimento femminista al capitalismo relativo europeo &egrave; stata integralmente assorbita nel, e si &egrave; saldata con, il capitalismo avanzato di &ldquo;terza fase&rdquo;, o di &ldquo;terza et&agrave;&rdquo;, un capitalismo &laquo;&ldquo;disorganizzato&rdquo;, globalizzato e neoliberista&raquo;&nbsp;perfettamente compatibile con &laquo;la critica al paternalismo dello stato sociale&raquo;&nbsp;urlato a squarciagola nei propri raduni dalle femministe negli anni Settanta. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">E&rsquo; in questo senso infatti che &laquo;la svolta femminista verso una politica identitaria si &egrave; alleata fin troppo strettamente con un neoliberismo in crescita&raquo;, determinando il successo dell&rsquo;impostazione &laquo;liberista-individualista&raquo;&nbsp;del femminismo e la conseguente sconfitta del versante &ldquo;solidaristico&rdquo; e &ldquo;antagonistico&rdquo; di detto movimento. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Paradossalmente ma non troppo, oggi, la critica femministica al capitalismo fordista\/keynesiano e al modello patriarcale di societ&agrave; &laquo;aiuta a legittimare il &ldquo;capitalismo flessibile&rdquo;&raquo;.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Il femminismo come critica artistica e &ldquo;creativa&rdquo; al capitalismo antitetico\/dialettico novecentesco, in definitiva, si &egrave; caratterizzato come un movimento ampiamente ambiguo perch&eacute; &laquo;ha promesso nuove forme di liberalismo, in grado di garantire alle donne, cos&igrave; come agli uomini, i &ldquo;beni&rdquo; dell&rsquo;autonomia individuale, un ampliamento delle scelte , l&rsquo;avanzamento meritocratico&raquo;<\/span><\/span><span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">&nbsp;ma, lungi dal porre le basi per la formulazione di una progettualit&agrave; politica &ldquo;altra&rdquo; rispetto allo stato di cose presenti, non ha fatto che radicalizzare, in senso ultracapitalistico, individualistico e postmoderno, il precedente stato di cose presenti (capitalistico, a direzione borghese ma mitigato e mediato da consistenti &ldquo;iniezioni&rdquo; di sindacalismo socialdemocratico &ldquo;piccista&rdquo;). <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Nancy Fraser ha perfettamente ragione quando afferma che le femministe hanno &laquo;direttamente contribuito a far raggiungere al capitalismo questo stadio di sviluppo&raquo;&nbsp;accelerato e senza futuro, di eterno presente consumistico, alienante, sfruttatore e narcisistico. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La critica femministica del capitalismo &egrave; stata, insomma, una critica cosmopolitica del capitalismo di Stato (assistenziale e paternalistico) europeo novecentesco, unita a una lamentosa critica socialdemocratica attuata dalle femministe nei confronti degli squilibri nella redistribuzione delle ricchezze e del reddito prodotti dalle dinamiche del capitalismo antitetico\/dialettico (fordista\/keynesiano). <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Nei fatti, come del resto i loro sodali sessantottini, le femministe criticavano le ipocrisie sessuali borghesi tipiche della societ&agrave; dicotomica degli anni Sessanta-Settanta in nome di una liberalizzazione integrale (o modernizzazione ultraliberale postborghese) dei costumi e peroravano una integrazione socialdemocratica di genere, attraverso la leva redistributiva di reddito e ricchezze, nell&rsquo;ambito della nascente e arrembante societ&agrave; radicale dei consumi liberi di massa. In altri termini, le femministe volevano, per se stesse, in un&rsquo;ottica progressivamente orientata all&rsquo;individualismo antiborghese e anticomunitario quanto profondamente liberale, liberista e libertario, &ldquo;il pane ma anche le rose&rdquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La critica femministica del capitalismo, per dirla con Nancy Fraser, &laquo;si &egrave; risolta a favore di un (neo)individualismo liberista&raquo;&nbsp;e in un elogio del &laquo;progresso individuale&raquo;, ossia del progresso capitalistico della Storia. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Oggi, per esempio, persino la direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, viene considerata dal &ldquo;circo mediatico&rdquo;&nbsp;<em>liberal<\/em>&nbsp;un esempio di &ldquo;successo politico&rdquo; del femminismo come movimento a favore dell&rsquo;integrazione delle donne (indipendentemente dalla loro estrazione sociale e di censo) nell&rsquo;ambito del sistema di relazioni socio-politiche promosso dal capitalismo speculativo. Scrive infatti, in merito, Nancy Fraser:<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Lagarde &egrave; un esempio calzante delle contraddizioni del femminismo. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Il fatto &egrave; che la seconda ondata femminista, a cavallo tra fine anni Sessanta e fine Settanta, si focalizzava sul tema della redistribuzione: un approccio solidaristico vicino alla tradizione socialdemocratica. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Quando lo&nbsp;<em>Zeitgeist<\/em>&nbsp;&egrave; cambiato a favore del neoliberismo, anche il femminismo ha preso un&rsquo;altra direzione: l&rsquo;emancipazione legata all&rsquo;equit&agrave; &egrave; stata soppiantata dall&rsquo;emancipazione in senso individualistico. Prendiamo proprio la Lagarde: una donna potente, ai vertici, ma che allo stesso tempo ha supportato politiche di austerity di fatto molto dannose per le condizioni delle donne.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Come ho avuto modo di scrivere ne&nbsp;<em>L&rsquo;immagine sinistra della globalizzazione<\/em>, &laquo;discorso analogo vale per gli estemporanei raduni di femministe &ldquo;indignate&rdquo; (<em>Se non ora quando<\/em>), appartenenti in larga parte ai ceti benestanti delle citt&agrave; settentrionali, che nel 2011 belavano ostensivamente contro il sistema berlusconiano di gestione delle relazioni uomo-donna (improntate a criteri di mercificazione e di acquisizione), in nome di una piattaforma orientata al femminismo elitario, cosmopolita e<em>glamour<\/em>. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Le femministe ipocritamente &ldquo;indignate&rdquo; del 2011 &ldquo;sputavano su Berlusconi&rdquo; e su Putin credendo di porsi in tal modo come avanguardie di un movimento di liberazione di genere, mentre non predicavano che una liberalizzazione narcisistica dei costumi sessuali sul modello del loro &ldquo;romanzo preferito&rdquo;,&nbsp;<em>Cinquanta sfumature di grigio<\/em>, esattamente come le femministe &ldquo;storiche&rdquo; negli anni Settanta &ldquo;sputavano su Hegel&rdquo; (il pensatore in assoluto pi&ugrave; incompatibile con il capitalismo e per questa ragione demonizzato come &ldquo;autoritario&rdquo; e &ldquo;conservatore&rdquo; dai liberali di sinistra&nbsp;<em>&agrave; la<\/em>Bobbio e dalle femministe di vecchio conio) rivendicando un&rsquo;aperta modernizzazione, o liberalizzazione, in chiave postmoderna e individualistica, dei costumi borghesi. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Quella delle femministe &ldquo;indignate&rdquo; e &ldquo;in carriera&rdquo; di&nbsp;<em>Se non ora quando<\/em>&nbsp;non era altro che la pi&ugrave; palese e inequivocabile manifestazione di adeguamento conformistico e&nbsp;<em>politically correct<\/em>&nbsp;dei ceti medi contemporanei, declinati a sinistra e al femminile, ai codici di comportamento di una societ&agrave; totalmente liberalizzata, volgarmente disinibita, tribalizzata e atomizzata su basi di consumo e desiderio compulsivi e individualistici, nonch&eacute; priva di ogni residuo pudore psicologico e identitario collettivo&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">In altri termini, le femministe che, nel febbraio 2011, domandavano &ldquo;indignate&rdquo; la testa del &ldquo;puttaniere&rdquo; Berlusconi (reo di &laquo;non rispettare le donne&raquo;), nel novembre dello stesso anno accolsero con sollievo il golpe dei mercati che detronizz&ograve; il Cavaliere di Arcore insediando al suo posto il &laquo;grigiocrate&raquo;&nbsp;Mario Monti. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Quest&rsquo;ultimo infatti, pur varando, per conto della troika capitalistica di Washington-Bruxelles, controriforme neoliberali che posticipavano in sempiterno l&rsquo;et&agrave; pensionistica (maschile e femminile), veniva apprezzato dalle femministe neoborghesi elettrici del PD in quanto, diversamente dal precedente &ldquo;puttaniere&rdquo; (che per varie ragioni non s&rsquo;era azzardato a toccare il welfare pensionistico nostrano), percepito mediaticamente come &ldquo;gentiluomo rispettoso delle donne&rdquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Non sorprende dunque, alla luce delle considerazioni di cui sopra, che il femminismo cosmopolitico e modaiolo postmoderno sia la protesi culturale su cui si imposta l&rsquo;odierna critica &ldquo;democratica&rdquo; attuata dal &ldquo;circo mediatico&rdquo;&nbsp;<em>liberal<\/em>&nbsp;nei confronti dei partiti e movimenti cosiddetti &ldquo;populisti euroscettici&rdquo; e &ldquo;filorussi&rdquo; dei Paesi della Ue. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Nell&rsquo;Europa postcontemporanea, affermano gli stessi aedi del cosmopolitismo liberale, &laquo;la destra &egrave; pi&ugrave; per famiglia e religione, la sinistra pi&ugrave; per modernizzazione e piacere della vita [&hellip;]. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">L&rsquo;Europa ha di fatto accettato l&rsquo;americanizzazione&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">L&rsquo;americanizzazione giunse in Italia sull&rsquo;onda del&nbsp;<em>boom<\/em>&nbsp;consumistico postbellico, in particolar modo attraverso la diffusione del medium tv commerciale, pubblica e privata. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Nel 1957 il giornalista statunitense Vance Packard si accorse che la tv era lo strumento attraverso cui, per tramite della pubblicit&agrave;, le aziende private intendevano vendere i loro prodotti al numero pi&ugrave; ampio possibile di utenti-consumatori. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Negli anni Ottanta del XX secolo, in Italia, attraverso le &laquo;telerisse&raquo;&nbsp;del&nbsp;<em>talk show<\/em>&nbsp;televisivo quale veicolo di normalizzazione conformistica e di stratificazione neomoltitudinaria del pubblico-consumatore-di-immagini (il popolo regredito al rango di &ldquo;gente&rdquo;, indistinta per ceto sociale di appartenenza), l&rsquo;americanizzazione conobbe un processo di ulteriore radicalizzazione. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Il&nbsp;<em>talk show<\/em>&nbsp;infatti, &laquo;dove le opinioni, anche le pi&ugrave; scardinate, sbaragliano la concretezza dei fatti&raquo;, &egrave; il mallevadore del passaggio dalla democrazia borghese &ldquo;dei partiti&rdquo; strutturata attorno all&rsquo;egemonia culturale democristiana alla democrazia postborghese (dis)articolata attorno all&rsquo;egemonia della tv commerciale. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Il&nbsp;<em>talk show<\/em>&nbsp;infatti, nelle sue forme evolutive (&laquo;puro, impuro e ibrido&raquo;), ha il chiaro scopo (esattamente come la pubblicit&agrave;) di vendere un prodotto a un&rsquo;utenza diversificata a seconda del&nbsp;<em>format<\/em>&nbsp;in questione. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Sostanzialmente, il prodotto venduto dal&nbsp;<em>talk show<\/em>&nbsp;al pubblico &egrave; la democrazia contemporanea (o postdemocrazia) come &ldquo;migliore dei mondi possibili&rdquo; o comunque come &ldquo;impero del meno peggio&rdquo; (per citare Jean-Claude Mich&eacute;a). <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Utilizzando il<em>format<\/em>&nbsp;del&nbsp;<em>talk show<\/em>&nbsp;infatti, il &ldquo;circo mediatico&rdquo; persegue l&rsquo;obiettivo dell&rsquo;americanizzazione del pubblico attraverso l&rsquo;apologia, diretta o indiretta, del capitalismo contemporaneo, della postsociet&agrave; liquida e della&nbsp;<em>free market democracy<\/em>. Il&nbsp;<em>talk show<\/em>&nbsp;&egrave; il veicolo di legittimazione dell&rsquo;esistente attraverso la costante riproposizione (e attualizzazione) politico-pubblicitaria della dicotomia sinistra\/destra.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Il&nbsp;<em>talk show<\/em>&nbsp;ha la funzione di legittimare l&rsquo;esistente attraverso la demonizzazione di qualsivoglia antagonismo allo stato di cose presenti. Inoltre, il&nbsp;<em>talk show<\/em>&nbsp;&egrave; propedeutico a &laquo;scandalizzare i borghesi&raquo; costruendo il nemico di turno dell&rsquo;odierna societ&agrave; liberale e il conflitto tra commedianti della politica, del giornalismo e della &ldquo;societ&agrave; civile&rdquo; reclutati&nbsp;<em>ad hoc<\/em>, attorno a tematiche sensazionalistiche adatte pi&ugrave; che altro a &ldquo;catturare&rdquo; e fidelizzare l&rsquo;audience di un pubblico generalista abituato a intendere la politica come una sorta di rovesciamento, nel salotto televisivo del momento, del tifo calcistico da stadio. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Ne&nbsp;<em>L&rsquo;immagine sinistra della globalizzazione<\/em>&nbsp;ho infatti scritto, quale sorta di esempio paradigmatico della &laquo;politica pop&raquo;&nbsp;legittimata e veicolata attraverso il salotto televisivo postmoderno del&nbsp;<em>talk show<\/em>: &laquo;Anche il cosiddetto, e pur sempre indimostrabile perch&eacute; inesistente, &ldquo;razzismo antimmigrati&rdquo; della Lega, rientrava a pieno titolo nel discorso spettacolistico e televisivo del&nbsp;<em>Carroccio<\/em>, quale populistico collettore identitario teso a riaffermare una non meglio precisata purezza ideologica e programmatica di un movimento da sempre autorappresentatosi come &ldquo;anti-sistemico&rdquo; nonostante la propria collocazione per anni a pieno titolo fermamente interna alle logiche di compatibilit&agrave; euroatlantiche e al Politicamente Corretto declinato a destra. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Naturalmente, il &ldquo;razzismo antimmigrati&rdquo; della Lega era un validissimo siero politico che, laddove inoculato con attenzione e nelle sedi televisive opportune, poteva suscitare l&rsquo;effetto di &ldquo;scandalizzare i borghesi&rdquo; (<em>&eacute;pater le bourgeois<\/em>) spettatori dei&nbsp;<em>talk show<\/em>&nbsp;patinati di Santoro, Floris, Giannini, Giulia Innocenzi e compagnia cantante.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">I detti borghesi semicolti, indignati dalle &ldquo;tirate&rdquo; populistiche della Lega in tema di immigrazione e &ldquo;diritti civili&rdquo; dovevano pertanto essere &ldquo;rassicurati&rdquo; da qualcuno&hellip; <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Questo &ldquo;qualcuno&rdquo; non poteva che essere il gruppo sociale degli intellettuali di sinistra (dagli editorialisti de&nbsp;<em>la Repubblica<\/em>&nbsp;a Vauro de&nbsp;<em>il manifesto<\/em>) pronti a tacciare di &ldquo;fascismo&rdquo; e &ldquo;razzismo&rdquo; il Salvini di turno. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Va da s&eacute; che il circo italiota della politica spettacolo, di cui la Lega e&nbsp;<em>il manifesto<\/em>&nbsp;erano entrambi soggetti parte integrante (l&rsquo;una nella versione del &ldquo;poliziotto cattivo&rdquo;, ossia il partito &ldquo;populista e razzista&rdquo;, l&rsquo;altro in quella del &ldquo;poliziotto buono&rdquo;, ossia il quotidiano &ldquo;comunista\/cosmopolita&rdquo;), si apre e si chiude attorno a una chiacchiera televisiva (<em>round table<\/em>) utile soltanto a procrastinare a tempo indeterminato l&rsquo;internit&agrave; della Lega al ceto politico sistemico (un&rsquo;internit&agrave; assai vantaggiosa per i suoi dirigenti) e il processo di autolegittimazione e di autoapologia degli intellettuali di sinistra (il gruppo sociale pi&ugrave; conformista del mondo, un gruppo sociale talmente dominato, cooptato e incorporato che al cui confronto &laquo;i tassisti, le prostitute, i gangster sono degli originali, [&hellip;] degli avanguardisti&raquo;. C. Preve,&nbsp;<em>Presentazione di Minima mercatalia [Bompiani] di Diego Fusaro: intervento di Costanzo Preve<\/em>, in<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=2C0AC-ZEboA\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=2C0AC-ZEboA<\/a>, 16 aprile 2012) quali &ldquo;baluardo democratico&rdquo; e &ldquo;coscienza antifascista&rdquo; del Paese contro qualsivoglia tentazione &ldquo;autoritaria&rdquo;, &ldquo;populistica&rdquo;, &ldquo;anti-Ue&rdquo;, &ldquo;anti-euro&rdquo;, &ldquo;anti-Nato&rdquo; e cos&igrave; via&raquo;. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Preso atto di queste considerazioni, occorre affermare, senza reticenze, che il &ldquo;circo mediatico&rdquo;&nbsp;<em>politically correct<\/em>&nbsp;e femminilizzato rappresenta, attraverso la perpetuazione a oltranza della simulazione politica sinistra\/destra e mediante l&rsquo;operazione di autoapologia posta in essere dagli intellettuali che ne formano gli agenti culturali di riferimento, il principale vettore di legittimazione sistemica dell&rsquo;odierno modello di alienazione sentimentalistica, sfruttamento neocoloniale e depsicologizzazione conformistica di massa incarnato dal capitalismo americano contemporaneo. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">E&rsquo; dunque oltremodo chiaro che il &ldquo;circo mediatico&rdquo;&nbsp;<em>politically correct<\/em>&nbsp;ha utilizzato, utilizza e utilizzer&agrave; ogni mezzo a sua disposizione per demonizzare, attraverso la sistematica&nbsp;<em>reductio ad hitlerum<\/em>, qualsivoglia antagonismo effettivamente pericoloso per le sorti del progetto coloniale transatlantico altres&igrave; detto Unione europea. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Per il &ldquo;circo mediatico&rdquo;&nbsp;<em>liberal<\/em>&nbsp;infatti, l&rsquo;idea stessa di &ldquo;nazione&rdquo;, di comunit&agrave; storica tradizionale, di &ldquo;patria reale&rdquo; rappresenta il nemico principale in quanto<em>tout court<\/em>&nbsp;identificata con &laquo;un concetto che [&hellip;] sconfisse l&rsquo;internazionalismo proletario e le aspirazioni cosmopolitiche della borghesia e gener&ograve; il fascismo&raquo;.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t&nbsp;\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\"><strong>Considerazioni conclusive<\/strong><\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Ovviamente, come il lettore avr&agrave; certamente intuito una volta arrivato a questo punto, la FP\u04e6 e i partiti &ldquo;populisti&rdquo; euroscettici non incarnano il &ldquo;diavolo postmoderno&rdquo; cos&igrave; come il &ldquo;circo mediatico&rdquo;&nbsp;<em>liberal<\/em>&nbsp;&egrave; tutto fuorch&eacute; lo &ldquo;spirito santo&rdquo; dei giorni nostri.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La FP\u04e6 &egrave; il partito di riferimento di parecchi &laquo;marginali&raquo; (operai tradizionali, disoccupati, piccolo-borghesi in via di proletarizzazione incipiente, valligiani carinziani, ecc.) e di non pochi &laquo;vincenti&raquo; (<em>yuppie<\/em>, liberi professionisti viennesi, imprenditori &ldquo;rampanti&rdquo;, ecc.) dei processi di globalizzazione, postisi in singolare alleanza contro le politiche&nbsp;<em>open mind<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>open frontiers<\/em>&nbsp;della sinistra e dei democristiani. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La FP\u04e6 &egrave; inoltre un partito nazional-populista (e liberal-nazionale) che tende ad attribuire rilevanza ai valori tradizionali della cultura cattolica declinata in chiave popolare e identitaria, e per questa ragione &egrave; stigmatizzata quale possibile&nbsp;<em>katechon<\/em>&nbsp;da rimuovere a ogni costo e con ogni mezzo dagli aedi del cosmopolitismo individualistico come orizzonte destinalistico della futura umanit&agrave; unificata all&rsquo;insegna del libero desiderio consumistico. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">La FP\u04e6 &egrave; il partito in testa a tutti i sondaggi per le prossime elezioni parlamentari austriache. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Stando ai risultati di un rilevamento demoscopico del 9 aprile 2016, la FP\u04e6 vincerebbe le elezioni in Austria con il 32 per cento dei voti, davanti ai democristiani e ai socialdemocratici, fermi al 22 per cento a testa. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Tuttavia, l&rsquo;avanzamento elettorale della FP\u04e6 in Austria e dei partiti nazional-patriottici in Serbia (alle elezioni del 24 aprile 2016 infatti, il Partito Radicale Serbo, SRS, l&rsquo;unica forza politica nazionale che all&rsquo;epoca della guerra della Nato contro la Libia scese nelle strade per protesta contro l&rsquo;intervento armato occidentale mostrando striscioni con la scritta&nbsp;<em>People of Serbia against Globalization<\/em>, ottenne l&rsquo;8,1 per cento dei consensi e la coalizione Blocco patriottico DSS-DVERI, altrettanto ostile alla Nato e alla Ue, raccolse il 5 per cento) non &egrave; sufficiente per costruire un vero e proprio movimento di liberazione anticoloniale a livello europeo. Infatti, per giungere alla definitiva liberazione dell&rsquo;Europa dall&rsquo;americanizzazione che la rende schiava, quella offerta dai nazional-populismi non &egrave; una soluzione praticabile. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family:arial,helvetica,sans-serif;\">Per liberare l&rsquo;Europa dalle catene del colonialismo americanocentrico &egrave; necessario muoversi nella direzione per eccellenza e all&rsquo;unanimit&agrave; aborrita dall&rsquo;intellighenzia di sinistra, ovvero quella di un &laquo;patriottismo paneuropeo&raquo;&nbsp;antisciovinistico ed eurasiatista, tradizionalista nella cultura, popolar-conservatore nella politica e socialista delle origini in economia, che sappia dare concretezza alla &laquo;visione di un&rsquo;Europa imperiale come unica via contro l&rsquo;omologazione mercantile, spiegando come &ldquo;solo l&rsquo;appartenenza posta come principio consente di difendere la causa dei popoli&rdquo; e di proteggere &ldquo;le nostre rispettive identit&agrave; contro il sistema globale&rdquo;&raquo;.<\/span><\/span>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN&rsquo;ANALISI ALTERNATIVA ALLA VULGATA &ldquo;PROGRESSISTA&rdquo; Maurizio Blondet&nbsp;&nbsp;4 maggio 2016&nbsp;&nbsp;0 di Paolo Borgognone Premessa. La&nbsp;FP&Ouml;, il &ldquo;diavolo&rdquo;? Le elezioni presidenziali austriache tenutesi il 24 aprile 2016 segnarono un punto di svolta nell&rsquo;ambito delle relazioni politiche interne ai Paesi della Ue. Il primo turno di queste elezioni, infatti, fu connotato dalla vittoria, nemmeno troppo a sorpresa, del [&hellip;]<\/p>\n<div class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_vertical_sharing heateor_sss_bottom_sharing' style='width:43px;left: -10px;top: 100px;-webkit-box-shadow:none;box-shadow:none;' data-heateor-sss-href='https:\/\/mlnv.org\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32216'><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fmlnv.org%2Fnews%2Fwp-json%2Fwp%2Fv2%2Fposts%2F32216\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" style=\"font-size:32px!important;box-shadow:none;display:inline-block;vertical-align:middle\"><span class=\"heateor_sss_svg\" style=\"background-color:#0765FE;width:39.3px;height:60px;display:inline-block;opacity:1;float:left;font-size:32px;box-shadow:none;display:inline-block;font-size:16px;padding:0 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