{"id":2845,"date":"1725-04-02T15:57:01","date_gmt":"1725-04-02T15:57:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mlnv.org\/main\/?p=2845"},"modified":"2015-10-27T17:33:38","modified_gmt":"2015-10-27T17:33:38","slug":"giacomo-casanova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mlnv.org\/news\/giacomo-casanova\/","title":{"rendered":"1725.04.02 &#8211; GIACOMO CASANOVA"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"172\" height=\"128\" alt=\"\" class=\"alignleft size-full wp-image-4878\" src=\"http:\/\/www.mlnv.org\/news\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/GIACOMO-CASANOVA-3.jpg\" style=\"margin-left: 5px; margin-right: 5px; float: right; width: 172px; height: 128px;\" title=\"GIACOMO CASANOVA 3\" \/>Il 2 aprile 1725 nasceva a Venezia Giacomo Casanova uno dei pi&ugrave; grandi geni della civilt&agrave; veneta.Ecco come Wikipedia esordisce su Casanova&#8230;<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\"><em>Giacomo Girolamo Casanova (Venezia, 2 aprile 1725 &ndash; Dux, odierna Duchcov, 4 giugno 1798) &egrave; stato un avventuriero, scrittore, poeta, alchimista, matematico, filosofo ed <strong>agente segreto italiano<\/strong>, cittadino della Repubblica di Venezia.<\/em><\/span><\/span>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">L&#39;assurdit&agrave; di indicarlo come <em>agente segreto italiano <\/em>quando l&#39;italia non esisteva neppure: <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giacomo_Casanova\" target=\"_blank\">clicca qui<\/a><\/span><\/span>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">&#8212;<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Giacomo Casanova nacque a Venezia in Calle della Commedia (ora Calle Malipiero), vicino alla chiesa di San Samuele dove fu battezzato.<br \/>\n\tIl padre era Gaetano Casanova, un attore e ballerino parmigiano con remote origini spagnole e la madre Zanetta Farussi, un&#39;attrice veneziana.<br \/>\n\tMa la voce popolare lo considerava frutto di una relazione extraconiugale della madre con il nobile Michele Grimani.<br \/>\n\tI genitori erano attori e soprattutto la madre sembra aver avuto successo nella sua professione dato che la troviamo citata da Carlo Goldoni nelle sue Memorie, ove la defin&igrave;: &quot;&#8230;.una vedova bellissima e assai valente&quot;.<br \/>\n\tRimasto orfano di padre a soli otto anni ed essendo la madre costantemente in viaggio a causa della sua professione, fu allevato dalla nonna materna Marzia Baldissera in Farussi.<br \/>\n\tGiacomo era da piccolo di salute cagionevole.<br \/>\n\tPer questo motivo, la nonna lo condusse da una fattucchiera che riusc&igrave; a guarirlo dai disturbi da cui era affetto eseguendo un complicato rituale.<br \/>\n\tDopo quell&#39;esperienza infantile, l&#39;interesse per le pratiche magiche lo accompagner&agrave; per tutta la vita ma lui stesso era il primo a ridere della credulit&agrave; che tanti manifestavano nei confronti dell&#39;esoterismo.<br \/>\n\tStudi&ograve; all&#39;universit&agrave; di Padova dove, come ricorda nelle Memorie, si laure&ograve; in diritto.<br \/>\n\tSuccessivamente viaggi&ograve; a Corf&ugrave; ed a Costantinopoli.<br \/>\n\tNel 1743 rientr&ograve; a Venezia e in quello stesso anno la nonna Marzia Baldissera mor&igrave;.<br \/>\n\tCon la morte della nonna, a cui era legatissimo, si chiuse un capitolo importante della sua vita: la madre decise di lasciare la bella e costosa casa in Calle della Commedia e di sistemare i figli in modo economicamente pi&ugrave; sostenibile.<br \/>\n\tQuesto evento segn&ograve; profondamente Giacomo, togliendogli un importante punto di riferimento.<br \/>\n\tNello stesso anno fu rinchiuso, a causa della sua condotta piuttosto turbolenta, nel Forte di Sant&#39;Andrea dalla fine di marzo alla fine di luglio.<br \/>\n\tPi&ugrave; che l&#39;applicazione di una pena, fu un avvertimento tendente a cercare di correggerne il carattere.<br \/>\n\tMesso in libert&agrave;, part&igrave;, grazie ai buoni uffici materni, per la Calabria, al seguito del vescovo di Martirano che si recava ad assumere la diocesi.<br \/>\n\tUna volta giunto a destinazione, spaventato per le condizioni di povert&agrave; del luogo, chiese ed ottenne congedo. Viaggi&ograve; a Napoli ed a Roma, dove nel 1744 prese servizio presso il cardinal Acquaviva, ambasciatore della Spagna presso la Santa Sede.<br \/>\n\tL&#39;esperienza si concluse presto a causa della sua condotta imprudente: infatti aveva nascosto nel Palazzo di Spagna, residenza ufficiale del cardinale, una ragazza fuggita di casa.<br \/>\n\tNel febbraio del 1744 arriv&ograve; ad Ancona, dove era gi&agrave; stato solo sette mesi prima.<br \/>\n\tDurante il primo soggiorno nella citt&agrave; era stato costretto a passare la quarantena al Lazzaretto; durante la permanenza, attraverso la finestra, aveva intessuto una relazione, platonica per forza di cose, con una schiava greca alloggiata nella camera superiore alla sua.<br \/>\n\tFu per&ograve; durante il suo secondo soggiorno ad Ancona che Casanova ebbe una delle sue pi&ugrave; strane avventure: si innamor&ograve; di un sedicente cantante castrato, Bellino, convinto che si trattasse in realt&agrave; di una donna.<br \/>\n\tFu solo dopo una corte serrata che Casanova riusc&igrave; a scoprire ci&ograve; che sperava: il castrato era in realt&agrave; una ragazza, Teresa, che, per sopravvivere dopo essere rimasta orfana, si faceva passare per un castrato in modo da poter cantare nei teatri dello Stato della Chiesa, dove era vietata la presenza di donne sul palcoscenico.<br \/>\n\tIl nome di Teresa ricorre spesso nel testo dell&#39;Histoire a testimonianza dei molti incontri avvenuti, negli anni, nelle capitali europee dove Teresa mieteva successi con le sue interpretazioni.<br \/>\n\tRitorn&ograve; quindi a Venezia e per un certo periodo si guadagn&ograve; da vivere suonando il violino nel teatro di San Samuele, di propriet&agrave; dei nobili Grimani che, alla morte del padre, avvenuta prematuramente (1733), avevano assunto ufficialmente la tutela del ragazzo, avvalorando la voce popolare secondo la quale uno dei Grimani, Michele, fosse il vero padre di Giacomo.<br \/>\n\tNel 1746 avvenne l&#39;incontro con il patrizio veneziano Matteo Bragadin, che avrebbe migliorato sostanzialmente le sue condizioni.<br \/>\n\tColpito da un malore, il nobiluomo fu soccorso da Casanova e si convinse che, grazie a quel tempestivo intervento, aveva potuto salvarsi la vita.<br \/>\n\tDi conseguenza prese a considerarlo quasi come un figlio, contribuendo, finch&eacute; visse, al suo mantenimento. Nelle ore concitate in cui assisteva Bragadin, Casanova venne in contatto con i due pi&ugrave; fraterni amici del senatore: Marco Barbaro e Marco Dandolo, anch&#39;essi gli si affezionarono profondamente e, finch&eacute; vissero, lo tennero sotto la loro protezione.<br \/>\n\tLa frequentazione con i nobili attir&ograve; l&#39;interesse degli Inquisitori di Stato e Casanova, su consiglio di Bragadin, lasci&ograve; Venezia in attesa di tempi migliori.<br \/>\n\tNel 1749 incontr&ograve; Henriette, che sarebbe stata forse il pi&ugrave; grande amore della sua vita.<br \/>\n\tLo pseudonimo nascondeva probabilmente l&#39;identit&agrave; di una nobildonna di Aix en Provence, forse Adelaide de Gueidan.<br \/>\n\tSu questa e su altre identificazioni, i &quot;casanovisti&quot; si sono accapigliati per decenni.<br \/>\n\tIn linea di massima, come &egrave; stato sostenuto da molti studiosi, i personaggi citati nelle Memorie sono reali.<br \/>\n\tAl pi&ugrave;, l&#39;autore potrebbe essersi cautelato con qualche piccola accortezza: spesso, trattandosi di donne sposate, alcune sono citate con le iniziali o con nomi di fantasia, talvolta l&#39;et&agrave; viene un po&#39; modificata per galanteria o per vanit&agrave; dell&#39;autore che non amava riferire di avventure con donne considerate, con i criteri di allora, in et&agrave; matura, ma in generale le persone sono identificabili ed anche i fatti riferiti sono risultati corretti e riscontrabili.<br \/>\n\tInnumerevoli identificazioni e notizie documentali hanno confermato il racconto.<br \/>\n\tSe qualche errore c&#39;&egrave; stato, lo si deve anche al fatto che, all&#39;epoca in cui furono scritte le Memorie (dal 1789 in poi), erano passati molti anni dai fatti e, per quanto l&#39;autore si possa essere aiutato con diari o appunti, non era affatto facile incasellare cronologicamente gli eventi.<br \/>\n\tOgni tanto l&#39;autore si faceva per&ograve; trascinare dalla sua visione teatrale delle cose e non rinunciava appunto a qualche &quot;colpo di teatro&quot;.<br \/>\n\tIl ch&eacute;, peraltro, contribuisce a rendere la lettura pi&ugrave; piacevole.<br \/>\n\tIl problema dell&#39;attendibilit&agrave; del racconto casanoviano &egrave; tuttavia molto complesso: ci&ograve; che &egrave; veramente difficile o, in molti casi, addirittura impossibile da valutare &egrave; se i rapporti che Casanova riferisce di aver intrattenuto con i personaggi siano rispondenti alla realt&agrave; dei fatti.<br \/>\n\tTaluni studiosi hanno ritenuto che nel corpus delle Memorie siano stati inseriti dei passaggi totalmente romanzati e di pura invenzione, basati comunque su personaggi storicamente esistiti ed effettivamente presenti nel luogo e nel tempo della descrizione.<br \/>\n\tIl caso pi&ugrave; eclatante &egrave; quello che riguarda la relazione di Casanova con suor M.M. e i conseguenti rapporti con l&#39;ambasciatore di Francia De Bernis.<br \/>\n\tSi tratta di una delle parti pi&ugrave; valide dell&#39;opera dal punto di vista letterario e stilistico.<br \/>\n\tIl ritmo del racconto &egrave; serratissimo e la tensione emotiva dei personaggi di straordinario realismo.<br \/>\n\tSecondo alcuni studiosi il racconto &egrave; assolutamente veritiero e si &egrave; ripetutamente tentata l&#39;identificazione della donna, secondo altri il racconto &egrave; di pura fantasia e basato sulle confidenze del cuoco dell&#39;ambasciatore (tale Rosier) che effettivamente Casanova conosceva molto bene.<br \/>\n\tLa diatriba tra le varie tesi continuer&agrave; ma, comunque stiano le cose, il valore dell&#39;opera non cambia perch&eacute; ci&ograve; che perde il Casanova memorialista lo guadagna il Casanova romanziere.<br \/>\n\tNel giugno del 1750, a Lione, Casanova ader&igrave; alla Massoneria.<br \/>\n\tNon sembra che la decisione fosse ascrivibile a inclinazioni ideologiche, ma piuttosto al pragmatico desiderio di procurarsi utili appoggi.<br \/>\n\tRaggiunse qualche risultato, infatti molti personaggi incontrati nel corso della sua vita, come Mozart e Franklin erano certamente massoni ed alcune facilitazioni ricevute in varie occasioni sembrerebbero dovute ai benefici derivanti dal far parte di un&#39;organizzazione ben radicata in quasi tutti i paesi europei.<br \/>\n\tNello stesso periodo si rec&ograve; a Parigi dove impar&ograve; il francese, che sarebbe divenuto la sua lingua letteraria oltre che, in molti casi, epistolare.<br \/>\n\tRitornato a Venezia dopo il lungo soggiorno parigino e altri viaggi a Dresda, Praga e Vienna, nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1755, fu arrestato e ristretto nei Piombi.<br \/>\n\tCome d&#39;uso all&#39;epoca, al condannato non venne notificato il capo d&#39;accusa, n&eacute; la durata della detenzione cui era stato condannato.<br \/>\n\tCi&ograve;, come in seguito scrisse, si rivel&ograve; dannoso, poich&eacute; se avesse saputo che la pena era di durata tutto sommato sopportabile, si sarebbe ben guardato dall&#39;affrontare il rischio mortale dell&#39;evasione e soprattutto il pericolo della possibile successiva eliminazione da parte degli inquisitori i quali, spesso, arrivavano ad operare anche molto lontano dai confini della Repubblica.<br \/>\n\tQuesti magistrati erano l&#39;espressione pi&ugrave; evidente dell&#39;arbitrariet&agrave; del potere oligarchico che governava Venezia.<br \/>\n\tErano insieme tribunale speciale e centrale di spionaggio.<br \/>\n\tSui motivi reali dell&#39;arresto si &egrave; discusso parecchio.<br \/>\n\tCerto &egrave; che il comportamento di Casanova era tenuto d&#39;occhio dagli inquisitori e rimangono molte riferte<br \/>\n\t(rapporti delle spie al soldo degli Inquisitori) che ne descrivevano minutamente i comportamenti, soprattutto quelli considerati socialmente sconvenienti.<br \/>\n\tIn definitiva l&#39;accusa era quella di &quot;libertinaggio&quot; compiuto con donne sposate, di spregio della religione, di circonvenzione di alcuni patrizi e in generale di un comportamento pericoloso per il buon nome e la stabilit&agrave; del regime aristocratico.<br \/>\n\tDi fatto, Casanova conduceva una vita alquanto disordinata ma n&eacute; pi&ugrave; n&eacute; meno di tanti rampolli delle casate illustri: come questi giocava, barava e aveva anche delle idee abbastanza personali in materia di religione e, quel che &egrave; peggio, non ne faceva mistero.<br \/>\n\tAnche la sua adesione alla Massoneria, che era nota agli Inquisitori, non gli giovava, cos&igrave; come la scandalosa relazione intrattenuta con &quot;suor M.M.&quot;, certamente appartenente al patriziato, monaca nel convento di S. Maria degli Angeli in Murano, e amante dell&#39;ambasciatore di Francia abate De Bernis.<br \/>\n\tInsomma, l&#39;oligarchia al potere non poteva tollerare oltre che un individuo ritenuto socialmente pericoloso restasse in circolazione.<br \/>\n\tTuttavia gli appoggi, di cui certamente poteva disporre nell&#39;ambito del patriziato, lo aiutarono notevolmente, sia nell&#39;ottenere una condanna &quot;leggera&quot; che durante la reclusione, e forse addirittura ne agevolarono l&#39;evasione.<br \/>\n\tLa contraddizione &egrave; solo apparente, perch&eacute; Casanova fu sempre un personaggio ambivalente: per estrazione e mezzi faceva parte di una classe subalterna, anche se contigua alla nobilt&agrave;, ma per frequentazioni e protezioni poteva sembrare far parte, a qualche titolo, della classe al potere.<br \/>\n\tA questo riguardo va anche considerato che il suo presunto padre naturale, Michele Grimani, apparteneva a una delle famiglie pi&ugrave; illustri dell&#39;aristocrazia veneziana, annoverando ben tre dogi e altrettanti cardinali.<br \/>\n\tQuesta paternit&agrave; fu rivendicata da Casanova stesso nel libello N&eacute; amori n&eacute; donne e sembra che anche la somiglianza di aspetto e di corporatura dei due avvalorasse parecchio la tesi.<br \/>\n\tAppena riavutosi dallo shock dell&#39;arresto, Casanova cominci&ograve; ad organizzare la fuga.<br \/>\n\tUn primo tentativo fu vanificato da uno spostamento di cella.<br \/>\n\tMa nella notte fra il 31 ottobre e il 1&ordm; novembre 1756, mise in atto il suo piano: passando dalla cella alle soffitte, attraverso un foro nel soffitto praticato da un compagno di reclusione, il frate Marino Balbi, usc&igrave; sul tetto e successivamente si cal&ograve; di nuovo all&#39;interno del palazzo da un abbaino.<br \/>\n\tPass&ograve; quindi, in compagnia del complice, attraverso varie stanze e fu infine notato da un passante, che pens&ograve; fosse un visitatore rimasto chiuso all&#39;interno e chiam&ograve; uno degli addetti al palazzo il quale apr&igrave; il portone, consentendo ai due di uscire e di allontanarsi fulmineamente con una gondola.<br \/>\n\tSi diressero velocemente verso nord.<br \/>\n\tIl problema era seminare gli inseguitori: infatti la fuga gettava un&#39;ombra sull&#39;amministrazione della giustizia di Venezia ed era chiaro che gli Inquisitori avrebbero tentato di tutto per riacciuffare gli evasi.<br \/>\n\tDopo brevi soggiorni a Bolzano (dove i banchieri Menz lo ospitarono e aiutarono economicamente), Monaco di Baviera (dove Casanova finalmente si liber&ograve; della scomoda presenza del frate), Augusta e Strasburgo, il 5 gennaio 1757 arriv&ograve; a Parigi, dove nel frattempo il suo amico De Bernis era divenuto ministro e quindi gli appoggi non gli mancavano.<br \/>\n\tRinfrancato e trovata una sistemazione, inizi&ograve; a dedicarsi alla sua specialit&agrave;: brillare in societ&agrave;, frequentando quanto di meglio la capitale potesse offrire.<br \/>\n\tConobbe tra gli altri la marchesa d&#39;Urf&eacute; nobildonna ricchissima e stravagante, con la quale intrattenne una lunga relazione, dilapidando cospicue somme di denaro che lei gli metteva a disposizione, soggiogata dal suo fascino e dal consueto corredo di rituali magici.<br \/>\n\tMolto fantasioso, come al solito, si fece promotore di una lotteria nazionale, allo scopo di rinsaldare le finanze dello stato.<br \/>\n\tOsservava che questo era l&#39;unico modo di far contribuire di buon grado i cittadini alla finanza pubblica. L&#39;intuizione era talmente valida che ancora adesso il sistema &egrave; molto praticato.<br \/>\n\tL&#39;iniziativa venne autorizzata ufficialmente e Casanova venne nominato Ricevitore il 27 gennaio 1758.<br \/>\n\tNel settembre dello stesso anno, De Bernis fu nominato cardinale; un mese dopo Casanova fu incaricato dal governo francese di una missione segreta in Olanda.<br \/>\n\tAl suo ritorno fu coinvolto in un&#39;intricata faccenda riguardante una gravidanza indesiderata di un&#39;amica, la scrittrice veneziana Giustiniana Wynne.<br \/>\n\tDi madre italiana e padre inglese, Giustiniana era stata al centro dell&#39;attenzione per la sua rovente relazione con il patrizio veneziano Andrea Memmo.<br \/>\n\tQuesti aveva cercato in tutti i modi di sposarla, ma la ragion di stato (lui era membro di una delle dodici famiglie &#8211; cosiddette apostoliche &#8211; pi&ugrave; nobili di Venezia) glielo aveva impedito, a causa di alcuni oscuri trascorsi della madre di lei, e in seguito allo scandalo che ne era sortito i Wynne avevano lasciato Venezia.<br \/>\n\tGiunta a Parigi, trovandosi in stato interessante e di conseguenza in grosse difficolt&agrave;, la ragazza si rivolse per aiuto a Casanova, che aveva conosciuto a Venezia e che era anche ottimo amico del suo amante.<br \/>\n\tLa lettera con cui implorava aiuto &egrave; stata ritrovata ed &egrave; singolare la schiettezza con cui la ragazza si rivolge a Casanova, dimostrando una fiducia totale in quest&#39;ultimo, tenuto conto dell&#39;enorme rischio a cui si esponeva (e lo esponeva) nel caso in cui il messaggio fosse caduto nelle mani sbagliate.<br \/>\n\tCasanova si prodig&ograve; per darle aiuto, ma incorse in una denuncia per concorso in pratiche abortive, presentata dall&#39;ostetrica Reine Demay in combutta con un losco personaggio, Louis Castel-Bajac, per estorcere denaro in cambio di una ritrattazione.<br \/>\n\tBench&eacute; l&#39;accusa fosse molto grave, Casanova riusc&igrave; a cavarsela con la consueta presenza di spirito e fu prosciolto, mentre la sua accusatrice fin&igrave; in carcere.<br \/>\n\tL&#39;amica abbandon&ograve; l&#39;idea di interrompere la gravidanza e in seguito partor&igrave; nel convento in cui si era rifugiata. Ceduti i suoi interessi nella lotteria, Casanova si imbarc&ograve; in una fallimentare operazione imprenditoriale, una manifattura di tessuti, che naufrag&ograve; anche a causa di una forte restrizione delle esportazioni derivante dalla guerra in corso.<br \/>\n\tI debiti che ne derivarono lo condussero per un po&#39; in carcere (agosto 1759).<br \/>\n\tCome al solito, il provvidenziale intervento di un&#39;amica, la ricca e potente marchesa d&#39;Urf&eacute;, lo tolse dall&#39;incomoda situazione.<br \/>\n\tGli anni successivi furono un intenso continuo peregrinare per l&#39;Europa.<br \/>\n\tSi rec&ograve; in Olanda, poi in Svizzera, dove incontr&ograve; Voltaire.<br \/>\n\tIn seguito in Italia, a Genova, Firenze e Roma.<br \/>\n\tQui viveva il fratello Giovanni, pittore, allievo di Mengs.<br \/>\n\tDurante il soggiorno presso il fratello fu ricevuto dal papa Clemente XIII.<br \/>\n\tNel 1762 ritorn&ograve; a Parigi, dove riprese ad esercitare pratiche esoteriche insieme alla marchesa d&#39;Urf&eacute;, fino a che quest&#39;ultima, resasi conto di essere stata per anni presa in giro con l&#39;illusione di rinascere giovane e bella per mezzo di pratiche magiche, tronc&ograve; ogni rapporto con l&#39;improvvisato stregone che, dopo poco tempo, lasci&ograve; Parigi, dove il clima che si era creato non gli era pi&ugrave; favorevole, per Londra, dove fu presentato a corte.<br \/>\n\tNella capitale inglese conobbe la funesta Charpillon, con cui cerc&ograve; di intessere una relazione.<br \/>\n\tIn questa circostanza anche il grande seduttore mostr&ograve; il suo lato debole e questa scaltra ragazza lo port&ograve; fin sull&#39;orlo del suicidio.<br \/>\n\tNon che fosse un grande amore, ma evidentemente Casanova non poteva accettare di essere trattato con indifferenza da una ragazza qualsiasi.<br \/>\n\tE pi&ugrave; lui vi s&#39;intestardiva, pi&ugrave; lei lo menava per il naso.<br \/>\n\tAlla fine riusc&igrave; a liberarsi di questa assurda situazione e si diresse verso Berlino.<br \/>\n\tQui incontr&ograve; il re Federico il Grande, che gli offr&igrave; un modesto posto d&#39;insegnante nella scuola dei cadetti. Rifiutata sdegnosamente la proposta, Casanova si diresse verso la Russia.<br \/>\n\tA Mosca nel dicembre del 1764 incontr&ograve; l&#39;imperatrice Caterina II, anche lei annessa alla straordinaria collezione di personaggi storici incontrati nel corso delle sue infinite peregrinazioni.<br \/>\n\tMerita una riflessione la straordinaria facilit&agrave; con cui Casanova aveva accesso a personaggi di primissimo piano, che certo non erano usi ad incontrarsi con chiunque.<br \/>\n\tEvidentemente la fama lo precedeva regolarmente e, almeno per effetto della curiosit&agrave; suscitata, gli consentiva di penetrare nei circoli pi&ugrave; esclusivi delle capitali.<br \/>\n\tUn po&#39; la questione si autoalimentava, nel senso che in qualsiasi luogo si trovasse, Casanova si dava sempre un gran da fare per ottenere lettere di presentazione per la destinazione successiva.<br \/>\n\tEvidentemente ci aggiungeva del suo: aveva conversazione brillante, una cultura enciclopedica fuori del comune e, quanto ad esperienze di viaggio, ne aveva accumulate infinite, in un&#39;epoca in cui la gente non viaggiava un granch&eacute;.<br \/>\n\tInsomma Casanova il suo fascino lo aveva, e non lo spendeva solo con le donne.<br \/>\n\tNel 1766 in Polonia avvenne un episodio che segn&ograve; profondamente Casanova: il duello con il conte Branicki.<br \/>\n\tQuesti, durante un litigio a causa della ballerina veneziana Anna Binetti, lo aveva apostrofato chiamandolo poltrone veneziano.<br \/>\n\tIl conte era un personaggio di rilievo alla corte del re Stanislao II Poniatowski e per uno straniero privo di qualsiasi copertura politica non era molto consigliabile contrastarlo.<br \/>\n\tQuindi, anche se offeso pesantemente dal conte, qualsiasi uomo di normale prudenza si sarebbe ritirato in buon ordine; Casanova, invece, che evidentemente non era solo un amabile conversatore ed un abile seduttore, ma anche un uomo di coraggio, lo sfid&ograve; in un duello alla pistola.<br \/>\n\tFaccenda assai pericolosa, sia in caso di soccombenza che in caso di vittoria, in quanto era facile attendersi che gli amici del conte ne avrebbero rapidamente vendicato la morte.<br \/>\n\tIl conte ne usc&igrave; ferito in modo gravissimo, ma non abbastanza da impedirgli di pregare onorevolmente i suoi di lasciare andare indenne l&#39;avversario, che si era comportato secondo le regole.<br \/>\n\tSeppur ferito abbastanza seriamente a un braccio, Casanova riusc&igrave; a lasciare l&#39;inospitale paese.<br \/>\n\tLa buona stella sembrava avergli voltato le spalle.<br \/>\n\tSi diresse a Vienna, da cui fu espulso.<br \/>\n\tTorn&ograve; a Parigi, dove fu colpito (novembre 1767) da una lettre de cachet del re Luigi XV, con la quale gli veniva intimato di lasciare il paese.<br \/>\n\tIl provvedimento era stato richiesto dai parenti della marchesa d&#39;Urf&eacute;, i quali intendevano mettere al riparo da ulteriori rischi le pur cospicue sostanze di famiglia.<br \/>\n\tSi rec&ograve; quindi in Spagna, ormai alla disperata ricerca di una qualche occupazione, ma anche qui non and&ograve; meglio: fu gettato in prigione con motivi pretestuosi e la faccenda dur&ograve; pi&ugrave; di un mese.<br \/>\n\tLasci&ograve; la Spagna ed approd&ograve; in Provenza, dove per&ograve; cadde gravemente malato (gennaio 1769).<br \/>\n\tFu assistito grazie all&#39;intervento della sua amata Henriette che, nel frattempo sposatasi e rimasta vedova, aveva conservato di lui un ottimo ricordo.<br \/>\n\tRiprese presto il suo peregrinare, recandosi a Roma,[33] Napoli, Bologna, Trieste.<br \/>\n\tIn questo periodo si infittirono i contatti con gli Inquisitori veneziani per ottenere l&#39;agognata grazia, che finalmente giunse il 3 settembre 1774.<br \/>\n\tRitornato a Venezia dopo diciott&#39;anni, Casanova riannod&ograve; le vecchie amicizie, peraltro mai sopite grazie ad un&#39;intensissima attivit&agrave; epistolare.<br \/>\n\tPer vivere, si propose agli Inquisitori come spia, proprio in favore di coloro che erano stati tanto decisi prima a condannarlo alla reclusione e poi a costringerlo a un lungo esilio.<br \/>\n\tLe riferte di Casanova non furono mai particolarmente interessanti e la collaborazione si trascin&ograve; stancamente fino ad interrompersi per &quot;scarso rendimento&quot;.<br \/>\n\tProbabilmente qualcosa in lui si opponeva ad esser causa di persecuzioni che, avendole provate in prima persona, conosceva bene.<br \/>\n\tRimasto senza fonti di sostentamento, si dedic&ograve; all&#39;attivit&agrave; di scrittore, utilizzando la sua vasta rete di relazioni per procurare sottoscrittori alle sue opere.<br \/>\n\tAll&#39;epoca si usava far sottoscrivere un ordinativo di libri prima ancora di aver dato alle stampe o addirittura terminato l&#39;opera, in modo da esser certi di poter sostenere gli elevati costi di stampa.<br \/>\n\tInfatti la composizione avveniva manualmente e le tirature erano bassissime.<br \/>\n\tNel 1775 pubblic&ograve; il primo tomo della traduzione dell&#39;Iliade.<br \/>\n\tLa lista di sottoscrittori, cio&egrave; di coloro che avevano finanziato l&#39;opera, era davvero notevole e comprendeva oltre duecentotrenta nomi fra quelli pi&ugrave; in vista a Venezia, comprese le alte autorit&agrave; dello stato, sei Procuratori di San Marco in carica due figli del doge Mocenigo, professori dell&#39;universit&agrave; di Padova e cos&igrave; via.<br \/>\n\tVa rilevato che, per essere un ex carcerato evaso e poi graziato, aveva delle frequentazioni di altissimo livello.<br \/>\n\tIl fatto di far parte della lista non era tenuto segreto, ma in una citt&agrave; piccola, in cui le persone che contavano si conoscevano tutte, era di pubblico dominio; dunque le adesioni dimostravano che, malgrado le sue vicissitudini, Casanova non era affatto un emarginato.<br \/>\n\tAnche qui &egrave; opportuna una riflessione sull&#39;ambivalenza del personaggio e sul suo eterno oscillare tra la classe reietta e quella privilegiata.<br \/>\n\tIn questo stesso periodo inizi&ograve; una relazione con Francesca Buschini, una ragazza molto semplice e incolta che per anni avrebbe scritto a Casanova, dopo il suo secondo esilio da Venezia, delle lettere (ritrovate a Dux) di un&#39;ingenuit&agrave; e tenerezza commoventi, utilizzando un lessico molto influenzato dal dialetto veneziano, con evidenti tentativi di italianizzare il pi&ugrave; possibile il testo.<br \/>\n\tQuesta fu l&#39;ultima relazione importante di Casanova che rimase molto attaccato alla donna: anche quando ne fu irrimediabilmente lontano, rattristato profondamente dal crepuscolo della sua vita, teneva una fitta corrispondenza con Francesca, oltre a continuare a pagare, per anni, l&#39;affitto della casa in Barbaria delle Tole, in cui avevano convissuto, inviandole, quando ne aveva la possibilit&agrave;, lettere di cambio con discrete somme di denaro.<br \/>\n\tNegli anni successivi pubblic&ograve; altre opere e cerc&ograve; di arrabattarsi come meglio pot&eacute;.<br \/>\n\tMa il suo carattere impetuoso gli gioc&ograve; un brutto scherzo: offeso platealmente in casa Grimani da un certo Carletti, col quale aveva questionato per motivi di denaro, si risent&igrave; perch&eacute; il padrone di casa aveva preso le parti del Carletti.<br \/>\n\tDecise a questo punto di vendicarsi componendo un libello, N&eacute; amori n&eacute; donne, ovvero la stalla ripulita in cui, pur sotto un labile travestimento mitologico, facilmente svelabile, sostenne chiaramente di essere lui stesso il vero figlio di Michele Grimani, mentre Zuan Carlo Grimani sarebbe stato &quot;notoriamente&quot; frutto del tradimento della madre (Pisana Giustinian Lolin) con un altro nobile veneziano, Sebastiano Giustinian.<br \/>\n\tProbabilmente era tutto vero, anche perch&eacute; in una citt&agrave; in cui le distanze tra le case si misuravano a spanne, si circolava in gondola e c&#39;erano stuoli di servitori che ovviamente spettegolavano a pi&ugrave; non posso, era impensabile poter tenere segreto alcunch&eacute;.<br \/>\n\tComunque anche in questo caso l&#39;aristocrazia fece quadrato e Casanova fu costretto all&#39;ultimo definitivo esilio.<br \/>\n\tTuttavia la questione non pass&ograve; inosservata se si ritenne opportuno far circolare un libello anonimo, con cui si replicava allo scritto casanoviano, intitolato &quot;Contrapposto o sia il riffiutto mentito, e vendicato al libercolo intitolato Ne amori ne donne ovvero La stalla ripulita, di Giacomo Casanova&quot;.<br \/>\n\tLasci&ograve; Venezia nel gennaio 1783 e si diresse verso Vienna.<br \/>\n\tPer un po&#39; fece da segretario all&#39;ambasciatore veneziano Sebastiano Foscarini, poi, alla morte di questi, accett&ograve; un posto di bibliotecario nel castello del conte di Waldstein a Dux, in Boemia.<br \/>\n\tL&igrave; trascorse gli ultimi tristissimi anni della sua vita, sbeffeggiato dalla servit&ugrave;,ormai incompreso, e considerato il relitto di un&#39;epoca tramontata per sempre.<br \/>\n\tDa Dux, Casanova dovette assistere alla Rivoluzione francese, alla caduta della Repubblica di Venezia, al crollare del suo mondo, o perlomeno di quel mondo a cui aveva sognato di appartenere stabilmente.<br \/>\n\tL&#39;ultimo conforto, oltre alle lettere numerosissime degli amici veneziani che lo tenevano al corrente di quanto accadeva nella sua citt&agrave;, fu la composizione della Histoire de ma vie, l&#39;opera autobiografica che assorb&igrave; tutte le sue residue energie, compiuta con furore instancabile quasi per non farsi precedere da una morte che ormai sentiva vicina.<br \/>\n\tScrivendola, Casanova riviveva una vita assolutamente irripetibile, tanto da entrare nel mito, nell&#39;immaginario collettivo. <\/span><\/span>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Una vita opera d&#39;arte.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Mor&igrave; il 4 giugno del 1798.<\/span><\/span>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\n\t&nbsp;\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2 aprile 1725 nasceva a Venezia Giacomo Casanova uno dei pi&ugrave; grandi geni della civilt&agrave; veneta.Ecco come Wikipedia esordisce su Casanova&#8230; Giacomo Girolamo Casanova (Venezia, 2 aprile 1725 &ndash; Dux, odierna Duchcov, 4 giugno 1798) &egrave; stato un avventuriero, scrittore, poeta, alchimista, matematico, filosofo ed agente segreto italiano, cittadino della Repubblica di Venezia. L&#39;assurdit&agrave; [&hellip;]<\/p>\n<div class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_vertical_sharing heateor_sss_bottom_sharing' style='width:43px;left: -10px;top: 100px;-webkit-box-shadow:none;box-shadow:none;' data-heateor-sss-href='https:\/\/mlnv.org\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2845'><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fmlnv.org%2Fnews%2Fwp-json%2Fwp%2Fv2%2Fposts%2F2845\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" style=\"font-size:32px!important;box-shadow:none;display:inline-block;vertical-align:middle\"><span class=\"heateor_sss_svg\" style=\"background-color:#0765FE;width:39.3px;height:60px;display:inline-block;opacity:1;float:left;font-size:32px;box-shadow:none;display:inline-block;font-size:16px;padding:0 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