RUSSIA

2011.12.02 – LA RUSSIA: MISSILI CONTRO L’EUROPA SE ISRAELE MINACCIA L’IRAN


Dopo la vistosa operazione di difesa preventiva della Siria, la Russia rilancia: Mosca è pronta a dislocare sistemi missilistici “Iskander” nell’enclave baltica di Kaliningrad, se la Nato insisterà nel voler dispiegare – stavolta contro l’Iran – lo scudo anti-missile che da anni preme per installare ai confini dell’ex Unione Sovietica. Complice anche la campagna elettorale moscovita, si riaccendono toni da guerra fredda attorno allo scenario sempre più instabile che minaccia il Medio Oriente, dove una potenza nucleare come Israele ha annunciato un possibile attacco a Teheran: la reazione missilistica dell’Iran potrebbe coinvolgere forze Usa nel Golfo o nel Mediterraneo, con conseguenze apocalittiche.
La situazione è serissima, avverte Giulietto Chiesa dal forum internazionale di Montpellier sulla crisi della regione islamica, rilanciando l’allarme confermato da Mikhail Gorbaciov. La Russia ormai teme il rischio di un conflitto nucleare: «Non appena Teheran dovesse raggiungere la possibilità teorica di costruire armi atomiche, sarebbe sicuramente bombardata da Israele, forse anche con testate nucleari: Mosca non vuole che Teheran si doti di bombe atomiche, ma non può tollerare il rischio di una minaccia nucleare occidentale ai suoi confini». La situazione, spiega Chisa ai microfoni di “Radio Città Fujiko”, potrebbe letteralmente diventare esplosiva: nessuno sa dove si abbatterebbe la reazione dell’Iran, se fosse colpito, ma è evidente che obiettivi occidentali, anche americani, sono alla portata dei missili iraniani.
«Un attacco israeliano scatenerebbe uno scenario ben più vasto e molto peggiore della stessa guerra contro l’Iraq», secondo Giulietto Chiesa. A quel punto, coi propri confini “circondati” dallo scudo anti-missile americano, la Russia rischierebbe di essere travolta dall’emergenza e, di fatto, assediata. L’avvertimento del presidente Dmitrij Medvedev, pronto a dispiegare i missili “Iskander” a Kaliningrad nel cuore del sistema difensivo orientale della Nato, è una mossa tattica: una forma estrema di pressione per indurre Washington a frenare Israele, dopo che dell’attacco contro l’Iran ha ormai parlato apertamente lo stesso Shimon Peres. Ancora una volta, gli occhi del mondo sono puntati su Tel Aviv.
«L’Iran è nel mirino occidentale da anni», ricorda Chiesa: «L’attacco contro Teheran è stato già minuziosamente progettato: non solo da Israele, ma anche da Washington. Ai tempi di Bush fu più volte sul tavolo, ma venne sempre rinviato per evidenti divergenze interne tra Pentagono e Dipartimento di Stato». Oggi l’attacco a Teheran torna in agenda, in una regione sconvolta dai cambiamenti politici in corso, anche violenti, nei quali emerge sullo sfondo la rinnovata egemonia della Nato nel Mediterraneo. Se l’Occidente alle prese con la più grave crisi della sua storia decide di presidiare a mano armata le risorse strategiche che fanno gola alla Cina e continua a premere sull’Iran anche attraverso la Siria, stavolta è Mosca a mettersi di traverso. Messaggio esplicito: la Russia non resterà più alla finestra.
 
 
 

2011.12.02 – TERZA GUERRA MONDIALE? BENVENUTI NELL’INCUBO.

Scritto il 27/8/10
 
Quando ci sveglieremo potrebbe essere tardi: saremo prigionieri di un incubo. All’inizio sembrerà un’operazione militare come tante altre, un semplice raid aereo punitivo sull’Iran ribelle. Sarà invece l’inizio della Terza Guerra Mondiale. Non ci credete? Meglio dare un’occhiata, allora, all’ultimo sconvolgente studio prodotto dall’istituto canadese “Global Research” diretto da Michel Chossudovsky, professore emerito di economia all’università di Ottawa, autore di saggi come “La globalizzazione della povertà e il nuovo ordine mondiale”. L’umanità è a un bivio pericoloso, avverte Choussudovsky: dall’atomica di Hiroshima, mai s’era visto un simile dispiegamento mondiale di armi pronte all’uso.
Uno scenario da fine del mondo: prima mossa, l’Iran. Poi, le reazioni a catena e i veri obiettivi: fermare la Cina neutralizzando la Russia. Il capitalismo imperiale, in crisi, pensa di non avere più altri mezzi per garantirsi l’accesso privilegiato alle risorse vitali: acqua, petrolio e gas naturale. Se fallisse la politica non resterebbe che la guerra, il conflitto totale su scala mondiale. E anche se nessuno se n’è accorto, avvertono gli osservatori canadesi, l’opzione militare è «in stato di avanzata preparazione». Sistemi di armi hi-tech, tra cui testate nucleari, sono già completamente schierati: gli “obiettivi” sono pressoché accerchiati. «Questa avventura militare», spiega Choussudovsky, «è sul tavolo da disegno del Pentagono» addirittura dal 1990. «Prima l’Iraq, poi l’Iran», stando a un documento del comando centrale Usa del 1995.
L’escalation è già parte dell’agenda militare: mentre l’Iran è il prossimo obiettivo, insieme con Siria e Libano, il nuovo dispiegamento militare strategico minaccia anche Corea del Nord, Cina e Russia. Segnali inequivocabili: a giugno, l’Egitto ha autorizzato il transito di navi da guerra israeliane e statunitensi nel canale di Suez (evidente “segnale” rivolto a Teheran), mentre l’Arabia Saudita ha concesso a Israele il diritto di sorvolo e, nel Mar della Cina, le manovre congiunte con la Corea del Sud hanno irritato Pechino. «Gli Stati Uniti ed i loro alleati stanno “battendo i tamburi di guerra” – scrive Choussudovsky – al culmine di una depressione economica in tutto il mondo», per non parlare della più grave catastrofe ambientale nella storia, il collasso della piattaforma Bp nel Golfo del Messico.
Media completamente accecati, depistati quando non disinformatori: «La “crisi reale” che minaccia l’umanità, secondo i media e i governi, non è la guerra ma il riscaldamento globale». Il vero pericolo non viene percepito: «Nessuno sembra temere una guerra nucleare sponsorizzata dall’America. La guerra contro l’Iran è presentata all’opinione pubblica come un problema tra gli altri», da vivere con l’indifferenza alla quale ormai si è abituati. Del resto, «la macchina di uccisione globale è sostenuta anche da un culto insito di morte e distruzione che pervade i film di Hollywood, per non parlare delle serie Tv di guerra e criminalità in prime time sulle reti televisive». Culto di morte «approvato dalla Cia e dal Pentagono, che supportano anche finanziariamente le produzioni di Hollywood come strumento di propaganda di guerra».
Se l’Iran dovesse essere oggetto di un attacco aereo “preventivo” da parte delle forze alleate, l’intera regione – dal Mediterraneo orientale alla frontiera occidentale della Cina con l’Afghanistan e il Pakistan – si infiammerebbe, conducendoci potenzialmente in uno scenario da Terza Guerra Mondiale, sostiene Choussudovsky. Il conflitto si estenderebbe subito a Libano e Siria ed è «altamente improbabile» che gli eventuali bombardamenti sull’Iran sarebbero circoscritti agli impianti nucleari: pressoché scontato, invece, «un attacco aereo su infrastrutture militari e civili, sistemi di trasporto, fabbriche, edifici pubblici».
Perché proprio l’Iran? Presto detto: col suo 10% di riserve mondiali di petrolio e gas, il paese degli ayatollah si colloca al terzo posto dopo l’Arabia Saudita (25%) e l’Iraq (11%) per la dimensione delle sue scorte. In confronto, gli Stati Uniti possiedono meno del 2,8% delle riserve di petrolio a livello mondiale. Mentre le scorte petrolifere Usa non raggiungono i 20 miliardi di barili, la vasta regione che va dal Medio Oriente all’Asia centrale dispone di riserve enormi, più di 30 volte quelle degli Stati Uniti, pari ad oltre il 60% della riserva totale del mondo. «Colpire l’Iran – sottolinea Choussudovsky – significa non solo recuperare il controllo anglo-americano sull’economia di petrolio e gas iraniani, compresi i percorsi delle condutture, ma anche contestare la presenza e l’influenza della Cina e della Russia nella regione».
Il previsto attacco contro Teheran fa parte di una coordinata “road map” militare globale. E’ la cosiddetta “guerra lunga” del Pentagono: un conflitto senza frontiere guidato dal profitto, un progetto di dominazione mondiale, una sequenza di operazioni militari. I pianificatori militari della Nato, aggiunge Choussudovsky, hanno previsto vari scenari di escalation militare, con relative implicazioni geopolitiche: mentre Iran, Siria e Libano sono gli obiettivi immediati, Cina, Russia e Corea del Nord, per non parlare di Venezuela e Cuba, sono anch’esse oggetto di minacce da parte degli Stati Uniti. Obiettivo strategico nella corsa alle risorse: sconfiggere il gigantesco competitor cinese e annullare la capacità militare della difesa russa.
Uno sguardo all’attualità recente non fa che moltiplicare timori e sospetti: le manovre navali al largo della Corea del Nord, la distribuzione di missili Patriot in Polonia, il centro di allarme missilissico anti-Russia installato nella Repubblica Ceca, dispiegamenti navali in Bulgaria, Romania e Mar Nero sempre in chiave anti-Mosca così come il dispiegamento di truppe Usa e Nato in Georgia e il formidabile dispiegamento navale nel Golfo Persico, compresi sottomarini israeliani pronti a colpire l’Iran. Contemporaneamente, sono ormai «aree in corso di militarizzazione» il Mediterraneo orientale, l’intero Mar Nero, la regione andina del Sudamerica, i Caraibi e l’America centrale, dove le minacce sono dirette contro Cuba e Venezuela.
Una escalation silenziosa e costante, protetta dalla formula dell’aiuto militare: trasferimenti di armi su larga scala, di proporzioni inaudite come l’affare da 5 miliardi di dollari con l’India, che mira a rafforzare gli indiani in funzione anti-cinese. Stessa tecnica in Medio Oriente, in vista del possibile attacco all’Iran: gli Stati Uniti, spiega il “Global Research Institute”, stanno armando gli Stati del Golfo (Bahrain, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti) con missili intercettori a terra, missili Patriot ad avanzata funzionalità, sistemi speciali per la difesa ad alta quota e missili intercettori Standard-3 sul mare, installati su navi da guerra già ora dispiegate nel Golfo Persico.
«Un disegno militare globale attentamente coordinato e controllato dal Pentagono», rileva Choussudovsky, che coinvolge le forze armate unite di più di 40 paesi. «Questo dispiegamento militare globale multinazionale è di gran lunga la più grande esibizione di sistemi avanzati di armi nella storia del mondo». La struttura di comando unificato, suddivisa in comandi combattenti geografici, si basa su una strategia di militarizzazione a livello globale. L’esercito degli Stati Uniti ha basi in 63 paesi. Nuovissime basi militari sono state costruite dopo l’11 settembre 2001, in sette paesi. In totale, ci sono 255.065 unità di personale militare statunitense distribuite nel mondo.
Una geografia militare, quella del Pentagono, che rivela il vero obiettivo finale dell’opzione bellica del terzo millennio: la conquista del mondo. «Ad eccezione di Hiroshima e Nagasaki, la seconda guerra mondiale è stata caratterizzata dall’uso di armi convenzionali», mentre ora la pianificazione di una guerra globale «si basa sulla militarizzazione dello spazio». Se fosse avviata una guerra contro l’Iran, aggiunge Choussudovsky, non verrebbero impiegate solo armi nucleari, ma sarebbe utilizzata «anche l’intera gamma di nuovi sistemi di armi avanzate, tra cui armi elettrometriche e tecniche di modificazione dell’ambiente», le famose “armi climatiche” per il cambiamento forzato del clima: secondo alcuni analisti, il sistema Haarp installato in Alaska sarebbe in grado di provocare a distanza cataclismi come siccità, terremoti e inondazioni.
Il pericolo, avverte Choussudovsky, è tanto più reale se si considera l’assoluta indifferenza dei mezzi di informazione: «In coro, i media occidentali hanno bollato l’Iran come una minaccia alla sicurezza globale in vista del suo programma di presunte armi nucleari (inesistente). Riecheggiando dichiarazioni ufficiali, i media ora chiedono l’attuazione di bombardamenti punitivi nei confronti dell’Iran in modo da salvaguardare la sicurezza di Israele». Anziché constatare che l’unica, vera minaccia alla pace nel mondo proviene dall’asse che collega Stati Uniti, Nato e Israele, secondo Choussudovsky si preferisce «instillare tacitamente», nell’inconscio popolare, «la nozione che la minaccia iraniana è reale e che la Repubblica islamica dovrebbe essere “conquistata”».
La costruzione del consenso di massa, aggiunge lo studioso canadese, ricorda i metodi della famigerata Inquisizione spagnola: si esige «l’accettazione dell’idea che la guerra è un impegno umanitario». E così, anche se è a tutti noto che sono Washington e Tel Aviv a mettere in pericolo la pace nel mondo, «in un ambiente inquisitorio la realtà viene capovolta: i guerrafondai sono impegnati per la pace, le vittime sono presentate come i protagonisti della guerra». Una mistificazione che ha successo, ora che negli Usa il movimento pacifista si è indebolito: con l’ascesa di Obama, gli americani contro la guerra si concentrano su Afghanistan e Iraq, trascurando «le guerre che sono in preparazione, già sul tavolo del Pentagono».
Niente è ancora deciso, ma tutto è pronto: al momento opportuno, se prevarrà l’opzione bellica, il più colossale dispiegamento di armi iper-tecnologiche della storia dell’umanità potrebbe far saltare in aria mezzo pianeta. «Questa guerra è pura follia», protesta il professor Choussudovsky, concludendo il suo report con un appello drammatico: «Ci rivolgiamo alle persone su tutta la terra, in America, Europa, Israele, Turchia e in tutto il mondo perchè si ribellino contro questo progetto militare, contro i loro governi che sono a favore di un’azione militare contro l’Iran e contro i mass media che servono a camuffare le conseguenze devastanti di una guerra contro l’Iran».
Se la guerra è un crimine, l’assassino in questo caso ha un movente formidabile: il denaro. «L’agenda militare – spiega il direttore del “Global Research Insitute – supporta un profitto guidato da un distruttivo sistema economico globale che impoverisce ampi settori della popolazione mondiale». Doppia follia, dunque, visto che la Terza Guerra Mondiale sarebbe una catastrofe «terminale». Albert Einstein aveva intuito i pericoli dell’ecatombe nucleare e dell’estinzione della vita sulla terra: «Non so con quali armi sarà combattuta la Terza Guerra Mondiale – disse – ma la Quarta sarà combattuta con clave e pietre». Oggi, purtroppo, gli arsenenali dell’ipotetico terzo conflitto mondiale cominciamo a conoscerli.
Secondo Choussudovsky, i colpevoli sono tantissimi: media, intellettuali, scienziati e politici che, in coro, «offuscano la verità indicibile», quella di Einstein: la guerra nucleare distrugge l’umanità e il processo graduale di distruzione è già cominciato. «Quando la menzogna diventa verità non c’è più modo di tornare indietro», insiste Choussudovsky: «Quando la guerra viene accolta come un impegno umanitario, la giustizia e l’intero sistema giuridico internazionale sono stravolti: il pacifismo e il movimento anti-guerra vengono criminalizzati. Essere contro la guerra diventa un atto criminale».
Guardiamola in faccia, la guerra: sanziona l’abbattimento indiscriminato di uomini, donne e bambini, distrugge le famiglie e le persone, annienta l’impegno delle persone verso gli altri esseri umani, impedisce alle persone di essere vicine a chi soffre. La grande menzogna, dice Choussudovsky, sostiene la guerra e lo stato di polizia come l’unica linea di approccio, distrugge nazioni e solidarietà internazionali. «Rompere la menzogna significa rompere un progetto criminale di distruzione globale, in cui la ricerca del profitto è la forza prevalente. Questo profitto guidato dall’agenda militare distrugge i valori umani e trasforma le persone in zombie inconscienti».
E allora quello che dobbiamo fare è «invertire la marea, sfidare i criminali di guerra in alte cariche e i potenti gruppi di pressione corporativi che li supportano, rompere l’Inquisizione americana, minare la crociata militare Usa-Nato-Israele, chiudere le fabbriche di armi e basi militari, riportare a casa le truppe: i membri delle forze armate dovrebbero disobbedire agli ordini e rifiutarsi di partecipare ad una guerra criminale». Esagerazioni? No, purtroppo. Perché, insiste lo studioso canadese, il conto alla rovescia è già cominciato: siamo circondati. Il potere che vuole la guerra è fortissimo, racconta ogni giorno il contrario della verità, pretende per sé le risorse vitali del mondo. Ed è armato fino ai denti.
(L’intervento di Michel Chossudovsky, “Scenario di Terza Guerra Mondiale”, è stato tradotto e diffuso da “Megachip”, www.megachipdue.info).
 
 
 

2013.08.24 – SIRIA – PUTIN SMASCHERA IL PIANO DEL NWO


SIRIA – PUTIN SMASCHERA IL PIANO DEL NWO
Sabato, Agosto 24th/ 2013
– Redazione Qui Europa – 
Siria – Putin Smaschera il Piano del NWO
Siria – I satelliti Russi forniscono la prova definitiva 
all'ONU sull'innocenza di Assad e le responsabilità
di USA e Arabia Saudita
I RAZZI DELLA STRAGE?
Cosa dei "Ribelli Salafiti"
Damasco, Mosca, New York
Vladimir Putin ancora una volta fa centro, e sbugiarda i signori del Nuovo Ordine Mondiale: la strage in Siria?
Non è stato Assad, ma i ribelli Salafiti, appoggiati dal governo Saudita e dagli USA con i suoi alleati.
La prova "finale" è stata fornita nelle ultime ore dal Cremlino al Palazzo di Vetro dell'ONU.
Si tratta di video e foto che illustrano come i satelliti russi abbiano fatto luce sul fatto che i razzi che hanno causato l'ultima strage in Siria (1300 morti) non sono partiti da Damasco o dalla Siria, ma da territori di pertinenza di gruppi Salafiti: ovvero dei cosiddetti "ribelli-mercenari" al soldo di Arabia Saudita e USA. 
Washington?
Non poteva non sapere!
Secondo Mosca, Washington non poteva non sapere, visto che i satelliti USA sono efficienti quanto quelli russi.
E allora perchè tutte queste menzogne?
Beh, dinnanzi a quest'ennesima prova regina, l'ONU e lo stesso Ban-Ki Moon dovranno prendere atto della situazione e smentire, zittire, tutti i media di regime che da giorni danno adito a queste diaboliche falsità!
Ma con che faccia – ci chiediamo – andranno in giro per la penisola italiana i vari direttori dei TG di regime?
Con che faccia si guarderanno allo specchio?
per non parlare dei "politici", ovviamente!
politici impegnati a parlare del caso "Berlusconi", come se il resto fossero bazzecole.
Ma i maestri della distrazione di massa, si sa, sono sempre all'opera!
OBIETTIVO? GUERRA MONDIALE PER UN NUOVO ORDINE
Tra i dati più palesi, sicuramente il fatto che le milizie ribelli in Siria – ora è ufficiale – sono armate e manovrate da Arabia Saudita ed alleati, che mirano ad innescare una nuova Guerra Mondiale.
Tali prove, tra l'altro coincidono perfettamente con le testimonianze raccontate in questi mesi, e con l'ultima drammatica tstimonianza di Padre Daniel Maes, cui passaggi più delicati vi riproponiamo di seguito: 

DAMASCO LA TESTIMONIANZA DI PADRE MAES
"Qualche anno fa, quando siamo venuti qui in Siria, non abbiamo incontrato una società politica perfetta, ma abbiamo incontrato  una società prospera e sicura e abbiamo anche esperimentato l’uguaglianza tra tutti i gruppi religiosi.
C’era anche la libertà di religione, l’ospitalità e c’era anche una sana vita di famiglia.
Nella vita pubblica, discriminazione, furto e criminalità non erano noti. 
All’improvviso sono apparse le più orribili atrocità.
Si massacrava, si saccheggiava e c’erano attentati in tutto il Paese.
La società abbastanza armonica si trasformava in un incubo".
LO ZAMPINO DEI SIGNORI DEL MALE E LE RIVELAZIONI DEL GENERALE CLARK
La “primavera” diventava un “caos”.
La stampa informava che c’era una rivolta spontanea di un popolo da tanto tempo oppresso.
Chi aveva una profondità più spirituale, aveva già notato dall’inizio che questa era una menzogna.
I nemici avevano già da qualche tempo seminato questa zizzania, che adesso si manifestava chiaramente.
Wesley Clark, un generale Americano, ha ammesso che la guerra in Siria era già stata progettata– insieme con quattro altri paesi – subito dopo gli attentati alle ”Twin Towers” a New York.
Nel frattempo hanno distrutto l'Iraq sotto il motto di “Libertà per Iraq”! 
E' uno dei più grandi crimini  contro l’umanità nella storia recente.
Rimarranno ancora  cristiani  in Iraq, a fronte dei 1,3 milioni di cristiani nel 2003?
Una cosa simile è successa anche in Libia, che oggi fa pure parte della “collezione primaverile araba ” dell’Occidente.
E che pensate dei cristiani in Egitto, Afghanistan e Siria?
CRIMINI CONTRO L'UKMANITA': AFFARONI PER L'INDUSTRIA BELLICA OCCIDENTALE.
Intanto, tutti questi paesi sono una miniera inesauribile di oro per l’industria di armi.
"I poveri sono venduti", dice il profeta Amos più di ventisette secoli fa, "per servire il potere e la ricchezza delle grandi nazioni e dei dominatori mondiali".
E mentre l’Islam ha sempre più libertà e supporto nell’Occidente, i cristiani  – gli abitanti originari –  invece, sono perseguitati, scacciati e massacrati nei paesi musulmani.
Costantemente in Trincea
Intorno a noi sentiamo incessantemente i rumori sordi delle esplosioni.
Ci troviamo comunque ancora in un posto molto pericoloso.
Cosi restiamo a mangiare nel refettorio con sacchi di sabbia davanti alle finestre come nelle trincee di lusso della Prima Guerra Mondiale.
La sera siamo costretti a ritirarci presto, sedendoci o rimanendo sdraiati, nei nostri rifugi.
Questa settimana hanno trovato ragni velenosi nel rifugio delle suore.
Chi ha detto che le donne hanno sempre bisogno di tanto tempo per imballare?
Non è per niente vero.
In poco tempo tutti i materassi e le altre cose erano traslocati in un nuovo posto.
Hanno fatto tutto in modo velocissimo.
Non c’è stato neanche tempo di prendere una foto di questa fuga.
Così usciamo del solito tran tran e  c’è un pò di distrazione.
FRAMMENTI DI NUOVO ORDINE MONDIALE IN SIRIA
Parliamo del nuovo rifugio: già prima il refettorio era un posto dove si facevano tante cose e adesso non è più un luogo ”polivalente” ma è diventato uno spazio  “omnivalente”, cioè un tipo di ripostiglio simpatico che è stato riorganizzato in modo ordinato in vari spazi separati.
Nel frattempo viviamo e soffriamo insieme la miseria del popolo Siriano e del suo Paese.
Ci sono già 100.000 morti  su cui piangiamo.
Fabbriche, scuole, ospedali e istituzioni pubbliche sono stati distrutti.
Milioni di persone sono profughi in un paese che prima offriva rifugio in modo ospitale a tanti profughi soprattutto di Iraq e Libano.
Tanti soffrono la fame e sono senza tetto.
Mercoledì sera vediamo sulla televisione Siriana Al Akhbaria un’ampia intervista con Madre Agnes-Mariam sulla situazione in Siria e soprattutto sul modo concreto della Musalaha,  il movimento più importante della riconciliazione.
C’è tanto bisogno di dare al popolo il necessario cibo, cura, alloggio, scuola e ri-educazione.
Il perdono reciproco e la riconciliazione hanno un effetto di guarigione.
Secondo la Madre anche  i terroristi hanno il diritto di esprimersi  per scegliere un nuovo e buon orientamento di vita.
Uno dei progetti concreti è un’iniziativa spettacolare olandese di una macchina ospedale polivalente con tante attrezzature (prezzo mezzo milione) per Homs e speriamo dopo anche una per Aleppo.
(Vedi:  http://helphoms.org).

IL VOLTO DEL MALE IN SIRIA
Una Guerra contro la Siria taciuta dall'Occidente.
Fino a quando?    
E’ possibile che la miseria senza fine abbia un effetto demoralizzante.
Dall’altra parte invece questa situazione implica anche la speranza di una purificazione profonda.
Questa sofferenza offre anche la possibilità di una crescita più forte dopo. 
La verità su quanto succede qui si rivela poco a poco e vien accettata sempre di più, anche se la Francia la nega in modo ossessivo.
LA VERITA', QUANDO SARA' CONOSCIUTA, CIO' CAMBIERA' IL MONDO!
Quando la realtà di questa guerra contro la Siria sarà riconosciuta,  potrebbe causare una svolta nelle relazioni politiche nel mondo intero. 
Monsignor Francis A. Chullikat, rappresentante permanente della Santa Sede all’ONU ha parlato il 23 luglio 2013 della pace in Siria, in cui tutti saranno vincitori al contrario di una guerra dove tutti perdono.
Il 25 luglio il Patriarca Cirillo di Mosca con rappresentanti di tutte le chiese ortodosse mondiali, insieme a Putin hanno espresso loro preoccupazione per la tragedia in Siria, dove i cristiani sono minacciati di sparire.
IL CRISTIANESIMO E' NATO IN SIRIA
Essi hanno dichiarato: “Sarebbe una catastrofe per l’intera civilizzazione.
L’origine della nostra religione si trova qui in Siria!”.
Forse la vera storia è costituita da santi e martiri, come Padre Francois Mourad.
Lui viveva l’esempio di Charles de Foucauld e ha fondato il monastero di San Simeone, lo stilita, a Ghassanieh (Nord Ovest di  Aleppo).
Le chiese sono state distrutte ed i cristiani sono stati rapiti e assassinati.

LO STRAORDINARIO ESEMPIO DI PADRE FRANCOIS MOURAD – OLTRE LA MORTE.
Quando la situazione cominciava ad essere pericolosa anche per lui, egli ha scritto al suo vescovo: “L’amore ha un sinonimo, cioè la sofferenza…e sono pronto a morire per la pace e che la Chiesa si ricordi che io do la mia vita con gioia per tutti i cristiani in questo beneamato Paese”.
La sua chiesa è stata distrutta e lui è stato assassinato domenica 23 giugno 2013.
Padre Francois Mourad aveva solo quarantanove anni".
Redazione QE
 
Tratto da (CLICCA QUI)
 

 

 

2013.12.04 – INCHIESTA / LA VERITA’ SULL’UCRAINA: COSA STA ACCADENDO, CHI AGISCE E PERCHE’ (LA STORIA DI KIEV, CULLA DELLA RUSSIA)


martedì 3 dicembre 2013
In seguito ai mancati accordi con l’UE al vertice di Vilnius, l’Ucraina e Kiev sono tornate al centro della scena internazionale con nuove grosse manifestazioni di piazza, dopo i tumulti e le tensioni seguite alle elezioni presidenziali del 2004.
Ma cosa si cela dietro queste manifestazioni, raduni e tumulti di massa?
Sotto la coltre di menzogna che traspare dell’informazione “ufficiale”, si agitano in queste ore in Ucraina forze sinistre e potenti che, come i fantasmi peggiori dei nostri incubi, talora emergono appena percettibili e poi subitamente scompaiono nel buio senza lasciare traccia.
Per quanto arduo, si può provare a delinearne alcune scie, partendo dal loro punto iniziale.
L’Ucraina è stata per lungo tempo la culla della nazione russa (per intenderci, quello che il Kosovo è per la Serbia): la Rus’ trae le proprie radici storiche, culturali e spirituali dall’antica Rus’ Kijevskaja. L’Ucraina è stata inoltre inglobata per più di 300 anni nell’impero zarista e per un’ottantina in quello sovietico.
Per renderci conto di quanto siano permeate e intricate le due identità, quella russa e quella ucraina, basta pensare alla letteratura: Gogol e Bulgakov (per citare i più noti scrittori ucraini) hanno descritto così meravigliosamente il loro Paese, vera frontiera tra l’Europa e l’infinita Asia delle steppe, eppure la loro fama è legata indissolubilmente alla letteratura russa; questo perché essi pensavano, parlavano e scrivevano in russo! Allo stesso modo, ma in senso opposto, la letteratura russa è piena di riferimenti a vocaboli e topos prettamente ucraini. Inoltre è giusto ricordare che la maggioranza degli uomini ai vertici della nomenklatura sovietica fu composta di ucraini: Khrushjov, Breznev, Cernenko, Andropov e lo stesso Gorbacjov.
È però vero che dal ‘700 si è sviluppato nel Paese un crescente sentimento di appartenenza all’identità nazionale ucraina (il culmine di questo processo ha coinciso proprio con l’indipendenza del Paese dopo la fine dell’URSS) e, con esso, la voglia di smarcarsi dal potente e ingombrante vicino (questo sentimento nazionalista anti-russo, si badi bene, è limitato però nelle zone occidentali del Paese e alla città di Kiev, capitale culturale del nuovo stato).
Questo è lo scenario nel quale i fantasmi di Kiev si stanno muovendo torbidamente da diverso tempo en el quale ora sono tornati ad agitarsi in modo assai frenetico.
Certamente alla base di questa “lotta sotterranea” vi sono interessi materiali ed economici che poi vedremo, ma la reazione da essa provocata sarebbe assai più velleitaria senza un retroterra storico e culturale che ne amplifichi gli effetti: un concime per le piante carnivore!  
Fin dalla caduta dell’Urss il potere rimase nelle mani della grigia ma potente nomenclatura che aveva fin lì retto lo stato.
Dopo una prima fase di entusiastico fervore e di proclami libertari, i reali protagonisti della lotta contro il comunismo furono messi da parte e consegnati ai libri di storia.
Il presidente in carica, Leonid Kuchma, era un politico poco appariscente ma assai scaltro e opportunista; gestì lo stato in modo clientelare, ma fu altresì abile a destreggiarsi tra i voraci piranha occidentali e il gigantesco orso russo ferito, ma ancor pericoloso.
Quando cadde il suo ultimo mandato e venne il momento dell’inevitabile successione, accadde qualcosa che non s’era mai verificato nella storia del paese.
A pochi mesi dalla “rivoluzione delle rose” in Georgia, che sancì l’ascesa al potere di Mikheil Sahakasvili a spese di Eduard Shevarnadze (guarda caso un’altra vecchia volpe dell’entourage sovietico), si presentò sulla scena politica ucraina uno sconosciuto Victor Yushenko (che doveva la sua ascesa al mondo delle banche e da lì proveniva) che, con una campagna politica massiccia e con parole nuove che parevano uscite dalle presidenziali americane, mise in pericolo la quasi scontata elezione del delfino designato Victor Yanukovic.
La contesa elettorale passò alle cronache occidentali con il titolo un po’ bizzarro di “la guerra dei due Victor” o, più enfaticamente, di “rivoluzione arancione”.
Non sapremo mai (credo) se l’intossicazione da diossina di cui fu vittima Yushenko fosse opera dell’FSB (i servizi segreti russi) o un semplice incidente che fu “adoperato” astutamente come mossa politica. Di certo si può però asserire che il famigerato “laboratorio dei veleni” di Mosca, esistente fin dai tempi dell’URSS, è una macchina così collaudata che non lascia scampo alcuno alla vittima predestinata, come testimonia peraltro la lunga scia di omicidi politici avvenuti nel periodo di operatività del “laboratorio” (da Lenin a Putin), portati a termine con l’uso di veleni e agenti chimici o batteriologici.
Ad ogni modo, Yushchenko vinse quelle strane consultazioni elettorali (furono prima invalidate e poi fatte ripetere dalla magistratura) e, finalmente, fu decretato vincitore il 26 dicembre con il 51.99 % dei voti. Quale Primo Ministro fu incaricata l’eroina dalla bionda treccia “all’ucraina” – di etnia tatara e dai capelli pigmentati – Yulija Tymoshenko.
I due Victor rappresentavano due interessi diversi o, per meglio dire, due diversi destini del paese, Se Yanukovich incarnava la continuità col passato e la vicinanza agli interessi di Mosca cosa rappresentava l’altro Victor?
Ce lo rivela il rapporto (reso oggi accessibile a seguito dalle rivelazioni di Julian Assange ed archiviato col codice RL32845) intitolato “Rivoluzione Arancione in Ucraina e la politica degli Stati Uniti”.
In estrema sintesi, nel rapporto firmato da Steven Woehrel (delegato per gli affari europei) e inviato al Congresso Americano nel luglio 2005, si ricorda che Victor Yanukovic ha promesso riforme liberiste, legami più stretti con Unione europea, NATO, e USA; di sostituire gli interessi dell’occidente a quelli russi, già esistenti, attraverso le privatizzazioni dei grandi complessi industriali del distretto carbonifero Donbass, come le grandi acciaierie Kryvrizhstal (quando l’URSS cadde, è bene ricordarlo, non lasciò dietro di sé un deserto, semmai un orto mal governato e non sfruttato nelle sue potenzialità).
Man mano si scorre il documento scopriamo che gli impegni del neo eletto Yushenko si fanno più pesanti: l’Ucraina deve, come primo passo, avviarsi sulla strada di un'economia di mercato che porti a una zona di libero scambio con l'UE e nel WTO e a colloqui sull'adesione all'Unione Europea e deve, infine, deve aderire alla NATO. Insomma: libero mercato, privatizzazioni, riforme istituzionali ed economiche. che per il paese avrebbero significato “strada aperta al FMI” e ai suoi prestiti, e cedimento della sovranità nazionale a favore di organismi autoreferenziali. Non vi ricorda qualcosa tutto questo?
Ma, come riportato nel rapporto, al raggiungimento degli obiettivi vi sono frapposti una serie di ostacoli di natura economica, militare e demografico: la Russia rappresentava (e tuttora lo è) il più grande mercato per l’export ucraino, tale da non poteva esser così facilmente sostituita; l’Ucraina era (ed è) totalmente dipendente da Mosca per il rifornimento energetico, gas e petrolio ed, inoltre, vi transita tutto il gas russo per l’Europa; in Crimea (lembo di terra russa donata da Khrushev all’Ucraina) era (ed è) stanziata la più importante flotta navale russa sul Mar Nero; e infine, nelle zone orientali e meridionali del Paese (più ricche di materie prime, più fertili e più industrializzate) il sentimento della popolazione era (ed ora lo è forse di più) filo-russo e ostile alle ingerenze occidentali.
Ora, non credo sia più così difficile spiegare la natura delle frequenti interruzioni di gas russo in Europa qualche inverno fa.
E nemmeno capire che, se non vi fossero stati questi fattori, ora l’Ucraina, al pari di Romania Polonia e repubbliche baltiche, sarebbe un membro a tutti gli effetti della UE.
La Russia era ancora in una fase di convalescenza politica.
Perché l’Ucraina è divenuta così importante da scatenare una specie di “guerra tiepida” tra “occidente” e Russia? Qualche anno fa (1997) usci un libro di Zbigniew Brzezinski intitolato “La grande scacchiera”; quello che l’ex consigliere alla Casa Bianca e fondatore della Commissione Trilaterale vi descrive è un vero e proprio piano strategico, sia pure abbozzato, di dominio su scala mondiale. Nel libro è spiegato puntigliosamente come il cardine del potere globale stia nel controllo complessivo dell’Eurasia e che la “chiave per controllare l’Eurasia è il controllo delle repubbliche dell’Asia Centrale“. Bisognava, in altre parole, colmare il gran vuoto di potere che si era venuto a verificare dal fallimento sovietico in Asia Centrale, teatro della partita per la conquista del mondo, ma anche nelle aree che circoscrivono la Russia.
Ciò significava, e significa ancora, controllare anche militarmente le cerniere strategiche che, secondo l’analista, sono l’Ucraina, l’Azerbaijan e l’Uzbekistan.
Tutto ciò nel libro è scritto a chiare lettere: ”Tra il 2005 e il 2010, l'Ucraina dovrà essere pronta per un serio confronto con la NATO.
Dopo il 2010, il principale nucleo della sicurezza in Europa consisterà in Francia, Germania, Polonia e Ucraina”. Faccio notare, di sfuggita, che V. Yushenko fu presidente dell’Ucraina dal 2005 al 2010!
Se Brzezinski ha fornito la strategia, le Organizzazioni internazionali che fanno capo al Nuovo Ordine finanziario e politico offrono i mezzi e le opportunità operative.
È a questo punto che entra in scena il miliardario filantropo George Soros che, in modo nemmeno del tutto nascosto, finanzia da anni tutti i gruppi non governativi di opposizione sociale e politica (i motivi e le ideologie qui non hanno nessuna importanza) con l’unico fine di scardinare, attraverso manifestazione pseudo-pacifiche strutturate e organizzate in modo scrupoloso sul piano della image-promotion, gli ordinamenti istituzionali e politici dei paesi “non allineati” nelle aree strategiche.
È attraverso i suoi cospicui fondi che si sono rese possibili tutte le cosiddette “rivoluzioni colorate” della prima decade del 2000: la “rivoluzione delle rose” (Georgia 2003), le rivoluzione arancione (Ucraina, 2004-2005), quella “dei tulipani” (Kirghizistan 2005), quella “verde” in Iran e altre ancora fino a quelle della cosiddetta “primavera araba”.
Tutte fanno parte di un’unica strategia di egemonia planetaria per la quale i Paesi, i popoli e gli stati sovrani sono solo pedine da controllare o distruggere.
I fantasmi a volte ritornano, o meglio, non se ne sono mai andati, e il vertice di Vilnius è stato per loro il segnale di tornare alla carica in Ucraina.
Quale sarà l’alto rischio per il Paese non è difficile da prevedere: comunque vada la perdita della sovranità.  
Autore: Corrado Facchinetti

2016.10.12 – L’ISTERIA CONTRO LA RUSSIA

– Putin parla dell'isteria contro la Russia – 
"Hanno incolpato la Russia di tutti i peccati.
Nessuno si e' degnato di discutere con noi.
Accuse senza prove e senza fonti verso la Russia, colpevole di tutti i peccati mortali.
L'attacco contro il convoglio umanitario in Siria noi sappiamo chi lo ha fatto.
Una delle note organizzazioni terroristiche.
E sappiamo che anche gli americani lo sanno.
Ma preferiscono assumere un altra posizione.
Incolpare senza prove la Russia.
Questo non aiuta.
L'ho gia detto.
E` un modo di comportarsi nell'arena internazionale che si chiama pressione e ricatto.
Ma con la Russia non ha mai funzionato.
E non funzionera" 12/10/16 Vladimir Putin
Traduzione di Russian Tour
 
 
 

A SMALL TRIBUTE FOR THE PEOPLE OF NOVOROSSIYA!

ANDREY KARLOV, L’AMBASCIATORE RUSSO ASSASSINATO AD ANKARA.

101538744-11692076-ac1a-4954-9b1f-83975add7b4fANKARA
L'ambasciatore russo ad Ankara, Andrey Karlov, è stato ucciso in un attentato.
Colpito a morte mentre parlava a una mostra fotografica da un poliziotto che per entrare alla Galleria d'arte ha mostrato il tesserino.
Giacca nera e cravatta, la pistola in pugno, ha cominciato a sparare gridando "vendetta" e poi "Aleppo" o "noi moriamo in Siria voi morite qua".
Il diplomatico si è accasciato a terra, ha ricevuto le prime cure sul posto ma non è stato neanche trasportato in ospedale, sarebbe stato inutile.
Le forze speciali turche hanno fatto irruzione nella galleria d'arte e ucciso l'aggressore che continuava a sparare.
"Non uscirò vivo da qui, non vi avvicinate!", gridava.
Fonti dell'ambasciata, citate dai media locali, precisano che il diplomatico stava tenendo un discorso alla Galleria di Arte contemporanea, per la mostra fotografica 'la Russia vista dai turchi'.
Un video mostra il momento dell'attacco.
L'agente ha la pistola in pugno, è vestito in abito scuro, giacca, cravatta, e grida: "Non dimenticatevi di Aleppo, non dimenticatevi della Siria". Poi l'urlo, "Allahu Akbar", "Dio è grande".
È stato identificato dopo essere stato ucciso.
Era un diplomato del 2014 dell'accademia di polizia Rustu Unsal di Smirne, si chiamava Mevlut Mert Altintas, aveva 22 anni e faceva parte delle unità anti-sommossa di Ankara.
In due occasioni aveva anche prestato servizio per la scorta del presidente Recep Tayyip Erdogan, sia a Konya nel 2014 che a Bursa nel febbraio 2015. 
La polizia turca ha fermato la sorella e la madre dell'assassino, e ha perquisito l'abitazione nella città di Soke, provincia di Aydin, nel sud ovest del Paese.
La pista islamista non convince tutti in Turchia, o quantomeno si propongono 'piste' alternative.
Come il sindaco della città che sul proprio account Twitterprova a dare una lettura differente: "Secondo quello ho sentito, gli slogan islamisti sono una copertura, l'assalitore era un membro del Feto (Organizzazione del Terrore Gülenista, ndr)" scrive.
Il presidente russo Vladimir Putin è subito informato, qualche ora dopo riceve la telefonata del presidente turco,Recep Tayyp Erdogan.
Il portavoce Dmitri Peskov riferisce che sono in corso consultazioni con il ministro degli Esteri, Sergey Lavrov e con i servizi di sicurezza.
La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova definisce l'omicidio di Karlov "un atto terroristico" e sottolinea che la questione sarà posta lunedì al Consiglio di sicurezza dell'Onu: "Oggi è un giorno tragico per la diplomazia russa".

La nostra missiva di cordoglio.


​MOVIMENTO DE LIBERASION NASIONALE DEL POPOLO VENETO
GOVERNO VENETO PROVISORIO


​Vogliate accettare le nostre più sentite condoglianze per la grave perdita dell'Ambasciatore Andrey Karlov ad Ankara.
Con onore e rispetto.
Sergio Bortotto
Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio

ATTENZIONE! GLI STATI UNITI STANNO PROGRAMMANDO UNA “FALSE FLAG” IN CRIMEA (EMAIL INTERCETTATE)

AWACS e F16 distribuiti sul confine russo.

E-mail intercettate dimostrano l’intenzione di un attacco sotto forma di False Flag per incolpare Putin.

UPDATE: “L’america è pronta per una risposta Militare in Ucraina” dichiara il Presidente del Joint Chiefs of Staff“
Se questa frase fosse vera (e lo è), unita a quanto riporta il gruppo di hacker Anonymous nei documenti di alto livello acquisti tramite e-mail, saremmo di fronte all’ennesima provocazione americana.
Le E-mail intercettata al alcuni Hacker (Servizi Segreti Russi come per la telefonata della Nuland?) tra l’assistente della US Army, Jason Gresh e il membro dello staff Ucraino Igor Protsyk, mettono in evidenza i piani per organizzare un attacco massiccio sui nodi del trasporto pubblico e sulle basi militari ucraine, al fine di “incastrare la Russia e Putin” e “creare le condizioni favorevoli per cui il Pentagono possa agire.”
Le e-mail da Igor sono in russo,a questo link sono a disposizioni le email per tutti coloro che leggono la lingua russa , ma l’e-mail da parte di Gresh sono in lingua inglese e le ramificazioni e le implicazioni contenute nelle sue parole sono enormi.
Ecco il testo:
“Le manifestazioni si stanno muovendo sempre più rapidamente in Crimea.
I nostri amici a Washington si aspettano un’azione più decise dalla vostra rete.
Penso che sia arrivato il momento buono per attuare il piano che abbiamo discusso ultimamente.
Il vostro compito è quello di causare alcuni problemi ai nodi del trasporto nel sud-est del paese, al fine di incastrare i vostri “vicini”.
“Questa azione creerà le condizioni favorevoli per il Pentagono e per convincere la Società civile che è arrivato il tempo di agire in difesa dell’Ucraina.
Non perdere tempo, amico mio”.
Rispettosamente,
JP
Jason P. Gresh
tenente colonnello, US Army
Assistente Army Attaché
US Ambasciata, Kyiv
Tankova 4, Kiev, Ucraina 04112
(380-44) 521-5444 | Fax (380-44) 521-5636

http://ukraine.usembassy.gov/
http://usembassykyiv.wordpress.com/
http://www.facebook.com/usdos.ukraine
http://www.youtube.com/user/USEmbassyKyiv
http://www.flickr.com/photos/usembassykyiv
Quindi si profila un evento sotto “false flag” (provocazioni) contro l’Ucraina, accusandone  la Russia di essere il mandante, verrebbe salutato pubblicamente come un attacco da parte della Russia contro l’Ucraina e Obama utilizzerebbe questo pretesto per un intervento delle Forze armate statunitensi al fianco di quelle Ucraine. Il rischio ciò porti ad un conflitto mondiale sarebbe elevatissime.
http://beforeitsnews.com/military/2014/03/us-ready-for-military-response-in-ukraine-declares-chairman-of-joint-chiefs-2459554.html
http://beforeitsnews.com/war-and-conflict/2014/03/proof-us-staging-false-flag-for-ww3-kickoff-with-russia-video-2451078.html
Reloaded by SFP Network on 13 March 2014
http://syrianfreepress.wordpress.com/2014/03/13/red-allert-false-flag….
Tratto da: http://terrarealtime.blogspot.it/2014/03/attenzione-gli-stati-uniti-stanno.html 

Tratto da (CLICCA QUI)

AVVERTIMENTO AL MONDO … LA FOLLIA DEGLI USA E DELLA NATO

Tratto da (CLICCA QUI) il sito del Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Sardo
DI PAUL CRAIG ROBERTS
counterpunch.org
Herbert E. Meyer, un pazzo che per un periodo aveva  occupato il ruolo di assistente speciale del direttore della CIA durante l’amministrazione Reagan, ha scritto un articolo invitando all’assassinio del presidente russo Vladimir Putin.
Se dobbiamo “farlo uscire dal Cremlino con i piedi in avanti e un foro di proiettile nella nuca, non avremmo problemi”.
Come il folle Meyer spiega, il delirio che Washington ha diffuso nel mondo non ha limiti. Jose’ Manuel Barroso, messo alla presidenza della Commissione Europea come burattino degli USA, ha dissimulato la sua recente telefonata confidenziale con il presidente Putin dicendo ai media che Putin aveva lanciato la sua minaccia: “Se volessi, potrei prendermi Kiev in due settimane”.
Chiaramente, Putin non ha minacciato nessuno. Una minaccia non sarebbe coerente con l’intero approccio attendista di Putin alla minaccia strategica che Washington e i suoi burattini della NATO hanno mosso alla Russia in Ucraina.
Il rappresentante permanente della Russia all’UE, Vladimir Chizhov, ha detto che se la menzogna di Barroso non verrà ritrattata, la Russia divulgherà la registrazione dell’intera conversazione.
Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la disparità tra le forze russe ed ucraine sa più che bene che alla Russia servirebbero 14 ore e non 14 giorni per prendersi l’Ucraina.
Basta ricordarsi cosa successe all’armata georgiana addestrata ed armata da USA e Israele quando Washington aveva piazzato i suoi bambolotti georgiani nell’Ossezia del sud.
Le forze georgiane sono collassate sotto il contrattacco russo in 5 ore.
La bugia che la marionetta di Washington Barroso ha raccontato non è degna di una persona rispettabile.
Ma dove in Europa c’è qualcuno di rispettabile al potere?
Da nessuna parte.
Le poche persone serie sono del tutto fuori dai centri di potere.
Consideriamo il Segretario Generale della NATO, Anders Rasmussen.
Era il Primo Ministro della Danimarca che ha capito che avrebbe potuto salire oltre diventando una marionetta degli USA.
Come Primo Ministro aveva fortemente supportato l’invasione illegale dell’Iraq, dichiarando “sappiamo che Saddam Hussein possiede armi di distruzione di massa”. Ovviamente lo stolto non aveva idea di quello che stava dicendo e cosa poteva importare se l’Iraq avesse quelle armi o meno.
Molte nazioni possiedono armamenti di quel tipo.
Secondo la regola che chi serve Washington fa carriera, Rasmussen ne ha fatta.
Il problema del mettere in certe posizioni dei mentecatti è che essi rischierebbero il mondo per la loro carriera.
Ora Rasmussen ha messo a rischio la sopravvivenza di tutta l’Europa Occidentale ed Orientale. Rasmussen ha annunciato la creazione di una forza speciale di attacco capace di operazioni lampo in Russia.
Ciò che il burattino di Washington chiama “il piano di azione immediata” è giustificato come una risposta “all’atteggiamento aggressivo della Russia in Ucraina”.
La “forza d’attacco fulminea” di Rasmussen verrà spazzata via così come ogni capitale europea.
Che tipo di idiota provoca in questo modo una superpotenza nucleare?
Rasmussen parla dell’ “atteggiamento aggressivo della Russia” ma non ne ha prova.
La Russia se ne è stata in disparte mentre il governo marionetta di Kiev ha accerchiato e bombardato insediamenti civili, ospedali, scuole e lanciato una serie costante di bugie contro la Russia.
La Russia ha respinto le richieste delle province ora indipendenti del sud e dell’est Ucraina, in passato territori russi, di venire nuovamente annesse.
Come i lettori sanno, giudico la decisione di Putin un errore, ma gli eventi potrebbero dire che mi sbagliavo e per me va bene.
Per ora, il fatto è che ogni atto di aggressione è una conseguenza del supporto di USA e UE ai nazisti di Kiev.
Sono le milizie naziste ucraine ad attaccare i civili nei territori che appartenevano alla Russia.
Molti militari ucraini hanno disertato a favore delle repubbliche indipendenti.
Sì, nazisti.
L’Ucraina dell’ovest è la dimora delle divisioni ucraine delle SS che combatterono al fianco di Hitler.
Oggi le milizie organizzate dal Right Sector e altri partiti politici di destra indossano la divisa delle divisioni ucraine delle SS.
Queste sono le persone che Washington e l’UE sostengono.
Se i nazisti ucraini potessero vincere contro la Russia, e non possono, si rivolterebbero all’occidente, esattamente come l’ISIS, creato da Washington, e che Washington ha sguinzagliato contro Siria e Libia.
Ora l’ISIS sta ricreando un medio oriente unito e Washington non sembra in grado di reagire.
William Binney, un ex ufficiale dell’NSA ha scritto alla cancelliera tedesca Angela Merkel avvertendola di difendersi dalle menzogne di Obama al prossimo summit della NATO in Galles.
Gli ufficiali dell’intelligence statunitense avvertono la Merkel di ricordarsi delle “armi di distruzione di massa” irachene e di non farsi ingannare nuovamente, entrando stavolta in conflitto con la Russia.
La domanda è: chi rappresenta la Merkel?
Washington o la Germania?
Fino ad ora ha rappresentato Washington, non gli interessi dell’economia tedesca, non il popolo tedesco, non la Germania come nazione.
Qui si può vedere una protesta a Dresda in cui una folla ostacola un discorso della Merkel gridandole “kriegstreiber” (guerrafondaia), “bugiarda” e “nessuna guerra contro la Russia”.
Il mio professore di dibattito all’università, che è diventato un alto ufficiale del Pentagono con il compito di terminare la guerra in Vietnam, in risposta alla mia domanda su come Washington faccia sempre fare all’Europa ciò che vuole ha detto “soldi, diamo loro soldi”.
“Aiuti stranieri?”
ho chiesto.
“No, diamo ai politici europei un sacco di soldi.
Loro sono in vendita.
Noi li compriamo.
Loro ci rendono conto”.
Forse ciò spiega i 50 milioni di dollari guadagnati da Blair in un anno con il suo ufficio.
I media occidentali, la più grande casa chiusa del mondo, agognano la guerra.
Il consiglio editoriale del Washington post, un giornale-trofeo nelle mani del proprietario miliardario di Amazon.com’, ha pubblicato un editoriale il 31 di Agosto che sbrodolava tutte le bugie di Washington (e del Post) su Putin.
Il proprietario di Amazon dovrebbe sapere come commercializzare prodotti su Internet, ma non ha speranza se si tratta di dirigere un giornale.
I suoi editori al Post hanno reso il suo trofeo uno zimbello mondiale.
Qui ci sono le accuse senza senso mosse dagli editori che il miliardario ha messo a capo del suo quotidiano: Putin, amaramente risentito per la perdita di potere dal collasso del blocco sovietico, ha “resuscitato la tirannia” della Grande Menzogna per ricostituire l’impero Russo.
“Milizie ucraine sovvenzionate dai russi” sono responsabili dell’  abbattimento del volo malese a Luglio”.
I “media controllati dal governo russo” hanno mentito e mistificato alla popolazione russa i responsabili dell’accaduto.
“In assenza di report liberi ed indipendenti, pochi Russi realizzano che soldati ed armamenti russi sono in azione in Ucraina dell’est, anche se (come in Crimea) mostrano uniformi e veicoli riportanti segni identificativi e targhe.
Senza media liberi, i Russi sono abbandonati a difendersi da soli contro una tempesta di informazioni mendaci”.
“La Grande Bugia di Putin mostra come sia importante sostenere la stampa libera dove ne esiste una e sbocchi come Radio Free Europe che portano la verità a chi ne ha bisogno.”
Come ex editore del Wall Street Journal, posso dire con assoluta certezza che una propaganda di questo tipo, spacciata per editoriale sarebbe conseguita nell’immediato licenziamento di tutte le persone coinvolte.
Nei miei giorni nello staff del Congresso, il Washington Post veniva considerato una risorsa della CIA.
Ora è decaduto ben sotto quello status.
Ho visto molta propaganda nei media nella mia vita, ma questo editoriale è la ciliegina sulla torta.
Mostra come o gli editorialisti siano degli ignoranti oppure completamente corrotti e come diano per scontato che i loro lettori siano completamente ignoranti.
Se unità militari russe fossero in azione nell’Ucraina dell’est, la situazione sarebbe esattamente come Alexander Zakharchenko e Dmitry Orlov dicono.
L’Ucraina non esisterebbe più.
L’Ucraina sarebbe ancora una parte della Russia, come secoli prima che Washington sfruttasse il crollo dell’Unione Sovietica per separarla.

La domanda è: quando durerà la pazienza russa di fronte alle continue bugie e provocazioni dell’occidente?
Non importa quanto la Russia si contenga, è accusata del peggio.
Dunque, potrebbe anche reagire al peggio.
A che punto il governo russo deciderà che le menzogne di Washington, con quelle dei suoi bambolotti europei e dei media occidentali, rendono inutili gli sforzi della Russia di risolvere la situazione con la diplomazia e un comportamento non aggressivo?
Dato che la Russia è continuamente falsamente accusata di invadere l’Ucraina, quando il governo russo deciderà che visto che la propaganda occidentale ha stabilito che la Russia ha invaso l’Ucraina, ha imposto sanzioni e installato nuove basi militari ai confini russi per la presunta invasione, potrebbe proseguire e sbarazzarsi del problema che Washington gli sta creando e invadere davvero?
Non c’è nulla che la NATO possa fare se la Russia decide che un’Ucraina nelle mani di Washington è una minaccia strategica troppo grande per i propri interessi e la reincorporasse dove già si era trovata per secoli.
Qualsiasi forza d’intervento della NATO inizierebbe una guerra che non potrebbe vincere.
La popolazione tedesca, memore delle conseguenze della guerra contro la Russia, ribalterebbe il governo burattino di Washington.
La NATO e la UE crollerebbero se la Germania si staccasse dall’assurdo costrutto asservito agli interessi di Washington a spese dell’Europa.
Una volta che ciò accada, il mondo avrebbe pace.
Ma non fino a quel momento.
Per coloro ai quali interessa capire come funziona il mondo della menzogna, il governo-burattino di Washington a Kiev attribuisce la sconfitta delle proprie forze militari nella repubblica di Donetsk alla presenza di militari russi nelle forze nemiche.
Questa è la propaganda sfoggiata dagli Ucraini dell’ovest e dalle puttane della stampa occidentale [“presstitute” gioco di parole tra press-stampa e prostitute-prostituta NdT], un manipolo di prostitute che ripetono a pappagallo la propaganda senza alcun tipo di indagine.
Kiev non può ricevere sovvenzioni dal FMI con cui pagare i suoi debiti ai creditori occidentali finchè l’Ucraina è in guerra.
Quindi l’Ucraina dice all’FMI l’opposto: la Russia non ha attaccato l’Ucraina.
I media occidentali non si interessano ai fatti.
Bastano le bugie.
Solo le bugie.
Il Washington Post, il New York Times, la CNN, Fox “news”, Die Welt, la stampa francese, quella inglese, pregano in coro: “per favore Washington, dacci altre bugie sensazionali da sbandierare.
La nostra circolazione ne ha bisogno.
Chissenefrega della guerra e della razza umana, se in cambio possiamo avere stabilità finanziaria.”
Justin Raimondo avverte che Washington sta piantando i semi per una Terza Guerra Mondiale.
Paul Craig Roberts è un ex assistente segretario del Tesoro USA e Editore Associato del Wall Street Journal. How the economy was lost è ora disponibile da CounterPunch in formato elettronico.
Il suo ultimo libro è How America was lost.

C’E’ UNA GUERRA CHE STA ARRIVANDO IN EUROPA ?

Stando a recenti programmi televisivi lo scenario che si sta via via delineando in Europa sarebbe quello di un campo di battaglia, di una guerra che potrebbe coinvolgere milioni di persone per la mera sete di potere di pochi, di una guerra in cui non ci saranno nè vincitori nè vinti ma solamente vittime innocenti.
E’ possibile che a 100 anni dalla Prima Guerra Mondiale i governi di tutto il mondo non ne abbiano abbastanza di guerre e distruzioni?
In questo articolo si può capire come già si sia alle porte di un possibile conflitto architettato ad hoc con lo scopo di dominare gran parte del “mondo economico-finanziario”, uno scopo per il quale un semplice cittadino, peraltro, non avrebbe alcun interesse, anzi per il quale avrebbe solo da rimetterci nel caso venisse inghiottito da un monopolio globalizzato in mano a pochi.

WSM
Venetia, 04 Agosto 2014
Enrico Pillon, Delegato del MLNV e Provveditore Generale – Segretario di Stato del GVP


La propaganda straordinaria condotta contro la Russia dai governi statunitense e britannico e dai ministeri della propaganda noti come ‘media occidentali’ ha lo scopo di portare il mondo ad una guerra che nessuno potra’ vincere.

I governi europei devono scuotersi dalla noncuranza, perche’ l’Europa sara’ la prima ad essere vaporizzata a causa delle basi missilistiche statunitensi che ospita per garantire la sua ‘sicurezza’.

Come riportato da Tyler Durden di Zero Hedge, la risposta russa alla sentenza extragiudiziale di un corrotto tribunale olandese, che non aveva alcuna giurisdizione sul caso che ha arbitrato, sentenza che ordina al governo russo di pagare 50 miliardi di dollari agli azionisti della Yukos (un’entita’ corrotta che stava saccheggiando la Russia ed evadendo le tasse), e’ molto significativa. Quando gli e’ stato chiesto come la Russia si comportera’ riguardo la sentenza, un consigliere del presidente Putin ha risposto: ‘C’e’ una guerra che sta arrivando in Europa. Crede davvero che questa sentenza abbia importanza?’

L’Occidente si e’ coalizzato contro la Russia perche’ e’ totalmente corrotto. La ricchezza delle elite e’ ottenuta non solo depredando i paesi piu’ deboli i cui leader possono essere comprati (per istruirvi su come funziona il saccheggio leggete ‘Confessions of an Economic Hita’ Man’ di John Perkins), ma anche derubando i loro stessi cittadini. Le elite americane eccellono nel saccheggio dei loro connazionali e hanno spazzato via gran parte della classe media statunitense nel nuovo 21° secolo.

Al contrario, la Russia e’ emersa dalla tirannia e da un governo basato sulle menzogne, mentre gli USA e il Regno Unito sono sommersi da una tirannia schermata da menzogne. Le elite occidentali vorrebbero depredare la Russia, un premio succulento, e Putin sbarra loro la strada. La soluzione e’ sbarazzarsi di lui, come in Ucraina si sono sbarazzati del presidente Yanukovich.

Le elite predatorie e gli egemonisti neoconservatori hanno lo stesso obiettivo: fare della Russia uno stato vassallo. Questo obiettivo unisce gli imperialisti finanziari occidentali con gli imperialisti politici.

Ho raccolto per i lettori la propaganda che viene usata per demonizzare Putin e la Russia. Ma perfino io sono rimasto scioccato dalle strabilianti e aggressive bugie del giornale britannico The Economist del 26 luglio. In copertina c’e’ il viso di Putin in una ragnatela, e, avete indovinato, il titolo di copertina e’ ‘Una rete di bugie’.

Dovete leggere questa propaganda per constatare sia il livello di spazzatura della propaganda occidentale, sia l’evidente spinta verso la guerra. Non viene presentata la minima prova per supportare le accuse estreme dell’Economist e la sua richiesta che l’Occidente smetta di essere conciliante con la Russia e intraprenda le azioni piu’ dure possibili contro Putin.

Questo genere di menzogne incoscienti e di lampante propaganda non ha altro scopo che di condurre il mondo alla guerra. Le elite occidentali e i governi non sono solo totalmente corrotti, sono anche pazzi. Come ho scritto precedentemente, non aspettatevi di vivere ancora a lungo.

In questo video, uno dei consiglieri di Putin e alcuni giornalisti russi parlano apertamente dei piani statunitensi per attaccare la Russia:

tratto da QUI e QUI

CASO “SKRIPAL” – OPINIONE DELL’AMBASCIATA RUSSIA IN ITALIA.

Riceviamo e pubblichiamo.
 
Commento dell'Ambasciata Russa in Italia in relazione alla decisione di espellere funzionari di rappresentanze russe all'estero
È con profondo rammarico che abbiamo recepito la decisione di espellere due funzionari di rappresentanze russe in Italia.
Peraltro non ci è stata fornita alcuna prova del loro coinvolgimento in attività incompatibili con lo status di diplomatico.
Tale eclatante gesto, prettamente politico, è stato spiegato con la necessità di attuare la decisione assunta dal Consiglio Europeo relativamente alla famigerata solidarietà euroatlantica con Londra.
Naturalmente questo atto non resterà senza risposta da parte nostra.
Considerando illegittimi i riferimenti al cosiddetto «affare Skripal» – un'aperta provocazione della Gran Bretagna, – rileviamo che questo gesto di inimicizia di Roma è in netto contrasto con la plurisecolare tradizione di buone e stabili relazioni russo-italiane, introduce un elemento di sfiducia in quel dialogo pragmatico che non si è mai interrotto neanche quando la UE ha adottato la politica sanzionatoria, indebolisce i positivi sviluppi potenziali della cooperazione bilaterale.
Vorremmo ricordare che anche nel periodo della contrapposizione ideologica della «guerra fredda» tra Occidente e Unione Sovietica, l'Italia si è fatta guidare prima di tutto da una propria visione dell'opportunità politica e non da pareri imposti dall'esterno.
Attiriamo l'attenzione sul fatto che questa iniziativa è stata intrapresa da un Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana formalmente dimissionario.
Auspichiamo che il nuovo governo del paese, espressione dell’esito delle elezioni parlamentari, voglia perseguire con decisione una politica di sostegno al dialogo costruttivo e di sviluppo della collaborazione in tutti i campi con la Russia.
 
 
VERGOGNA ITALIA!
Dove sono le prove della responsabilità del Governo Russo circa il caso "Skripal"?
Ma come si può pretendere che un Governo di una Nazione possa rispondere ad altri governi su fatti di cui vi è solo la presunzione di responsabilità e nessuna prova diretta?
Almeno un pò di decenza sarebbe doverosa … o vi dovete sempre sottomettere al volere di altri?
Noi speriamo di liberarci presto dalla dominazione straniera italiana e di poter intraprendere un rapporto diplomatico franco e corretto nei confronti soprattutto della Nazione Russa e di tutte le altre Nazioni che amano agire in trasparenza e nel rispetto reciproco.
W il Popolo Russo, W il Popolo Veneto.
WSM
Venetia, 30.03.2018
Sergio Bortotto, Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio.
 

COME NON ESSERE DACCORDO CON PUTIN ?

Come non essere d’accordo con Putin ?
Intanto la propaganda occidentale continua nella sua opera menzognera nei confronti della Russia…
5“In un mondo sempre più senza regole, il rischio di grandi conflitti che coinvolgono i principali paesi sta aumentando”.
A margine dell’incontro avuto con il principe di Abu Dhabi Al Nahyan a Sochi, il presidente russo Vladimir Putin torna all’attacco dopo alcune settimane difensive e dichiara, da un lato, che il dollaro americano sta perdendo la fiducia del mondo come moneta di riserva e, dall’altro lato, che, in un mondo sempre più senza regole, il rischio di grandi conflitti che coinvolgono i principali paesi sta aumentando.
E con esso anche il rischio di violazioni sui trattati sul controllo degli armamenti.
Putin ha precisato poi che il mondo unipolare a guida americana è definibile come una dittatura rispetto agli altri paesi.
“La leadership degli Stati Uniti non porta nulla di buono per gli altri”, e, sostiene Putin, per questo è necessario un nuovo consenso globale.
Il principe ereditario Al Nahyan di Abu Dhabi ha confermato che Mosca “gioca un ruolo molto importante in Medio Oriente”, e ha aggiunto che non aveva dubbi sul fatto che il suo paese e la Russia “restassero legati da un rapporto privilegiato”.
Non proprio quindi quell’isolamento che in occidente si tende a descrivere.
E intanto il Washington Times scrive come “le provocazioni militari russe sono aumentate così tanto nel corso dei sette mesi – da quando Mosca ha annesso la Crimea – che Washington e i suoi alleati stanno rimescolando mezzi di difesa su base quasi giornaliera in risposta alle incursioni aeree, marittime e terrestri da parte delle forze di Vladimir Putin.

Non solo Mosca continua a fomentare disordini in Ucraina orientale, i funzionari degli Stati Uniti e gli esperti di sicurezza regionale confermano che i caccia russi stanno testando i tempi di reazione degli Stati Uniti in Alaska e in Giappone.

tratto da: (CLICCA QUI)

COSA ABBIAMO CAPITO DELLA CRISI UCRAINA ???

Che cosa avete capito della crisi ucraina?
Verosimilmente che il popolo ucraino si è ribellato contro un presidente arrogante e autoritario, Viktor Yanukovich, il quale ha cercato di reprimere la protesta, uccidendo decine di persone, ma che alla fine è stato destituito.
La Russia si è arrabbiata e per ripicca ha invaso la Crimea.
Confusamente tu, lettore, avrai capito che il popolo vuole entrare nell’Unione europea, mentre Yanukovich e, soprattutto, Mosca si oppongono.
Fine.
La realtà, però, è un po’ diversa e assai più interessante.
Per capire cosa stia succedendo davvero occorre partire da un po’ più lontano, da una ventina d’anni fa, quando una delle menti più raffinate dell’Amministrazione Usa, Zbigniew Brzezinski – ancora oggi molto influente – indicò nell’Ucraina un Paese fondamentale nei nuovi equilibri geostrategici; da sottrarre alla Russia e portare nell’orbita della Nato e dell’America.
Allora iniziò una grande partita a scacchi tra Washington e Mosca.
Anzi, una lunga guerra, combattuta con armi non convenzionali.
Ad esempio usando le “rivoluzioni pacifiste”.
Il metodo si ispira alle teorie dell’americano Gene Sharp e fu applicato per la prima volta in Serbia nel 2000 in occasione della caduta dell’allora presidente Slobodan Milosevic.
Funziona così: proteste di piazza in apparenza spontanee sono in realtà pianificate con cura e guidate per il tramite di Organizzazioni non governative, Associazioni umanitarie e partiti politici; in un crescendo di operazioni pubbliche amplificate dai media internazionali e con appoggi all’interno delle istituzioni, in particolare dell’esercito, che finiscono per provocare la caduta del “tiranno”.
L’esperimento serbo piacque molto al Dipartimento di Stato che decise di sostenerlo altrove: nel 2003 in Georgia (Rivoluzione delle Rose) e l’anno dopo in Ucraina, quando, a Natale, il candidato progressista Viktor Juschenko (ricodate? Quello col viso butterato) sconfisse in piazza proprio Yanukovich, durante la Rivoluzione arancione.
Un capolavoro, che però, risvegliò Putin, il quale si accorse di tali metodi e, ossessionato dal timore che potessero essere usati nelle strade di Mosca contro di lui, avviò la “nuova guerra fredda” con gli Stati Uniti.
I rapporti da cordiali divennero glaciali.
E i suoi servizi pianificarono la riconquista dell’Ucraina, usando, a loro volta, strumenti non convenzionali quali ricatto del gas, sabotaggio dell’economia, disagi sociali, tecniche spin per demotivare e indebolire i partiti della coalizione arancione.
Risultato: nel 2010 Yanukovich fu eletto presidente e l’Ucraina lasciò l’orbita americana per tornare in quella russa.
Arriviamo così ai giorni nostri, con l’emergere di un’ulteriore, sorprendente variante.
La protesta da pacifica, diventa, almeno in parte, violenta.
Per opera di chi?
Non certo direttamente di soldati stranieri sul campo, bensì di estremisti.

E che estremisti!
Come ormai noto, ad assaltare i ministeri di Kiev non sono stati i pensionati ucraini, bensì milizie paramilitari neonaziste, ben istruite e ben armate.
I pacifisti sono serviti da corollario, soprattutto mediatico, ma a rovesciare Yanukovich sono stati guerriglieri antisemiti, fanatici e ultraviolenti.
Autentiche canaglie, il cui tempismo è stato perfetto: la sommossa ha raggiunto il suo apice durante i Giochi di Sochi ovvero nell’unico momento in cui la Russia non poteva permettersi rovinare il ritorno di immagine delle Olimpiadi.
Kiev bruciava ma il Cremlino era costretto a tacere.
Operazione sofisticata e magistrale, ufficialmente senza paternità, che però – ammainate le bandiere olimpiche – ha innescato la risposta del Cremlino, meno raffinata ma altrettanto spregiudicata.
Obama non immaginava che Putin potesse occupare la Crimea, così come il Cremlino non si aspettava la guerriglia filoamericana di Kiev.
Si sono sorpresi a vicenda.
E non finisce qui.
La guerra, sporca e asimmetrica, durerà a lungo sotto gli occhi dell’opinione pubblica mondiale che assisterà a tutto senza capire, ancora una volta, nulla.

FONTE
http://blog.ilgiornale.it/foa/2014/03/04/ucraina-il-segreto-che-nessuno-spiega-e-che-dovreste-sapere/
Pubblicato da  Giacomo Gabellini

 

CRISI UCRAINA … ECCO COSA LA U.E. TENTA DI CAMUFFARE.

La realtà Ucraina coinvolge l'UE in uno scenario oscurato dall'informazione dei più tradizionali mass media.

CRISI UCRAINA-RUSSIA: MOTIVI CULTURALI E LA CRIMEA

di Matteo Boldrini
Crisi Ucraina Russia: motivi culturali e la Crimea
Il famoso scienziato politico statunitense Samuel P. Huntington, nel suo libro del 1996 “Lo scontro di civiltà e il nuovo ordine mondiale”, sosteneva che i conflitti del XXI secolo sarebbero stati combattuti non per semplici motivi ideologici o economici, ma per motivi culturali ed etnici, e suggeriva che per evitarli sarebbe stato meglio che i Paesi abitati da popolazioni di culture diverse si scindessero in due entità statuali diverse; come esempio di questa politica di divisione, il politologo prendeva, tra gli altri, anche l’Ucraina.
Indipendentemente dalle tesi dello studioso americano, in molte parti anche discutibili, il fattore culturale resta fondamentale per capire come si è sviluppata l’attuale crisi in Ucraina e quali esiti potrà essa avere. Infatti, anche se nell’iniziale protesta di piazza sono convissuti elementi di tipo diverso, molti dei quali appena considerati dai giornalisti italiani, sembra proprio il fattore culturale quello che ha portato all’innesco della miccia.
L’Ucraina è da sempre un paese a metà tra occidente ed oriente, tra Unione Europea e Russia.
Dei suoi 45 milioni di abitanti, quasi il 20% è di origine russa e parla abitualmente russo, oltre che ucraino.
La percentuale di russi è più bassa nelle regioni occidentali e più alta in quelle orientali e sud-orientali, raggiungendo il suo massimo nella penisola della Crimea, vero pomo della discordia della vicenda.
Lo stesso sistema politico e partitico ucraino ha risentito fortemente di questa divisione etnica, che ha tagliato l’asse di competizione tradizionale sinistra-destra non tanto in partiti russi ed in partiti ucraini, quanto piuttosto in partiti filo-russi, favorevoli ad un ritorno della Repubblica nella sfera di influenza di Mosca, e partiti filo-occidentali, che guardano principalmente all’Unione Europea e alla Nato come partner della propria collocazione internazionale.
Così, in seguito alle proteste di queste ultime settimane, il governo del presidente Janukovic, considerato filorusso, è stato costretto alla fuga dai manifestanti ed è stato sostituito da uno di solidarietà nazionale considerato più filo-occidentale; questo passaggio di potere ha portato a rafforzare ulteriormente la frattura creatasi all’interno del Paese, tanto che alcune regioni hanno cominciato a parlare più o meno apertamente di secessione.
Poiché la crisi si basa su fattori culturali e relativi alla collocazione internazionale, per cercare di capire quale sarà l’esito del conflitto diviene fondamentale analizzare il comportamento dei principali attori internazionali.
Un comportamento che tuttavia si è caratterizzato per posizioni confusionarie e a tratti contraddittorie.
Da una parte vi sono l’UE e gli Usa, ovviamente favorevoli ad un governo filo-occidentale in Ucraina, ma anche dubbiose verso certi elementi che lo compongono e preoccupate dalla possibile eccessiva destabilizzazione dell’area; dall’altra vi è la Russia, con Putin che si è sempre dichiarato sostenitore di Janukovic, ma che sembra assecondare gli intenti separatisti della Crimea.
Quest’ultima rappresenta il nodo cruciale della questione.
A lungo amministrata da Mosca e ceduta all’Ucraina in base ad un accordo tra Chruschev e la Repubblica Socialista di Ucraina nel 1954, nella regione la presenza di cittadini di origine russa è estremamente forte.
Quasi il 60% della popolazione è infatti di origine russa mentre i due terzi di essa parla abitualmente il russo, lingua ufficiale nella zona, e la ritiene la propria lingua madre.
Nella penisola sono molto forti gli interessi del governo di Mosca.
In base ad un accordo ventennale da poco rinnovato, i governi di Kiev e di Sinferopoli (la capitale della Repubblica Autonoma di Crimea) concedono alla Russia l’utilizzo di numerosi basi militari, in particolare quella navale di Sebastopoli che stanzia la maggior parte della flotta russa ed è il centro nevralgico degli interessi russi nel mediterraneo ed in medio oriente.
Per Putin potrebbe dunque essere troppo forte la tentazione di lasciar perdere il sostegno al governo ucraino (Janukovic si è sempre pronunciato contro la secessione) e fare in Crimea ciò che è stato fatto in altre regioni come l’Abcasia e l’Ossezia del Sud: supportarne l’indipendenza e la secessione per annetterle o consolidare la loro presenza nella sfera di influenza russa.
Potrebbe quindi sostenere le posizioni indipendentiste del nuovo governo della Crimea anche a costo di incorrere in uno scontro armato con l’Ucraina e nella reazione delle potenze occidentali.
È difficile capire in maniera chiara quali saranno gli sviluppi; l’Ucraina, in profonda crisi politica, finanziaria ed economica, difficilmente avrà la forza di sostenere un conflitto armato con la Russia, se non adeguatamente supportata, e l’atteggiamento ambiguo tenuto dalle forze occidentali sembra indicare la disponibilità di queste ad accettare la divisione del paese in due entità, collocate in due sfere di influenza distinte, una ad occidente ed una ad oriente.
La palla della partita resta per ora in mano alla Russia: da ciò che deciderà di fare dipenderà molto del futuro dell’Ucraina.
E visto l’ampio stanziamento di truppe in Crimea, sembra che Putin abbia già preso la sua decisione.

DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA RUSSIA VLADIMIR PUTIN SU FAMIGLIA, MATERNITA’ E INFANZIA DEL 17 FEBBRAIO 2014


41d4c08e38c33ca70d08A proposito di valori, etica, famiglia naturale e responsabilità politica dei governi … 
Vladimir Putin ha tenuto una riunione Presidium del Consiglio di Stato sulla famiglia, la maternità e la politica dell'infanzia, in particolare per quanto riguarda l'attuazione delle Maggio 2012 – ordini esecutivi presidenziali.
Prima dell'inizio della riunione, il Presidente Putin ha visitato la Cherepovets Steel Mill (Severstal), dove ha discusso il sostegno per la maternità con i lavoratori dello stabilimento.

Discorso il Stato Consiglio Presidio riunione sulla famiglia la maternità l'infanzia della politica

PRESIDENTE della Russia Vladimir Putin:
Buon pomeriggio, colleghi.
Prima di tutto, permettetemi di ringraziare il Consiglio di Stato Presidio per affrontare questo tema di sostegno statale per le famiglie, la maternità e l'infanzia. Il miglioramento della situazione demografica negli ultimi anni rende questa una questione fondamentale e qualcosa su cui stiamo lavorando, e quindi è sempre importante tenerlo al centro della nostra attenzione.
Ho visitato l'acciaieria poco prima di questo incontro e ha parlato con i dipendenti lì. Nel complesso sono positivi nelle loro valutazioni, ma hanno comunque alcune domande e preoccupazioni particolari, e vorrebbero vedere alcune modifiche o integrazioni. Spero che avremo la possibilità di discutere tutte queste cose oggi.
Mettere in atto le giuste condizioni per un aumento delle nascite, la protezione della maternità e dell'infanzia, e rafforzare la famiglia come istituzione sociale sono compiti prioritari per la Russia. Essi sono di cruciale importanza per il presente e il futuro del nostro Paese e richiedono un lavoro sistemico e coordinato da parte delle autorità a tutti i livelli, così come dal pubblico, dai nostri cittadini. Questo lavoro deve avere obiettivi chiari e comuni e una chiara comprensione di come noi li raggiungeremo.
E 'opportuno che il Consiglio di Stato Presidio sta discutendo questi temi, tempestivo anche perché il governo è attualmente in fase di stesura di un documento concetto di politica familiare.
"Mettere in atto le giuste condizioni per un aumento delle nascite, la protezione della maternità e dell'infanzia, e rafforzare la famiglia come istituzione sociale sono compiti prioritari per la Russia."
Il compito principale per lo Stato in questo settore è quello di creare le condizioni per il benessere stabile di famiglie. Diversi fattori sono coinvolti: in primo luogo si tratta del reddito familiare, l'alloggio, l'accessibilità e la qualità dell'istruzione e della sanità, la salute fisica e spirituale dei bambini e degli adulti, e molte altre cose.
Questo principio dovrebbe costituire il fondamento del concetto e la politica statale sulle famiglie. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo bisogno di cambiare in modo significativo gli obiettivi della politica della famiglia nel suo complesso. Fino ad ora, è stato diretto principalmente a coloro che si sono trovati in una situazione difficile e hanno bisogno di sicurezza sociale.
Questo è senza dubbio un aspetto molto importante del nostro lavoro che deve essere continuata, e sarà continuata. Tuttavia, lo Stato deve creare le condizioni per elevare gli standard di vita e la qualità della vita per le normali famiglie russe, per aumentare il loro prestigio nella società, tenendo presente che, da parte dello stato, è soprattutto la famiglia che dovrebbe essere responsabile per i bambini di vive.
Vorrei mettere a fuoco una serie di questioni che richiedono la nostra attenzione e discussione. Molto è stato fatto ultimamente per aumentare l'importanza della famiglia, per stabilire il suo ruolo guida nel portare i figli. Abbiamo istituito premi statali e regionali speciali per le famiglie numerose.
Siamo particolarmente felici di notare che il tasso di natalità continua a crescere. L'anno scorso – abbiamo citato questi numeri in numerose occasioni – 1,9 milioni di bambini sono nati, quasi 5.000 in più rispetto al 2012. Per la prima volta dal 1991, la Russia ha visto una crescita naturale della popolazione. Questo è il risultato sia di un calo del tasso di mortalità e un aumento del tasso di natalità.
Ovviamente è meraviglioso quando nascono i bambini, ed è importante per loro di essere circondati da amore.Essi dovrebbero crescere sani e di ricevere una formazione solida in modo che possano applicare i loro talenti e capacità che entrano nell'età adulta e iniziare una famiglia propria.
I media, i partiti politici e le organizzazioni pubbliche dovrebbero prendere parte attiva nella promozione dei valori della genitorialità responsabile e vita sana. C'è un enorme campo di applicazione del lavoro per loro qui.Suggerisco di discutere oggi gli sforzi necessari per sviluppare tale informazione orientato alla famiglia e la politica dell'istruzione.
La questione chiave è quello di aumentare i redditi delle famiglie con bambini. Questo è direttamente collegato allo sviluppo economico e la creazione di nuovi impianti di produzione e, di conseguenza, posti di lavoro di alta qualità.Questa è la nostra priorità a lungo termine che dobbiamo concentrarci ora.
In primo luogo abbiamo bisogno di creare le condizioni per i genitori avere una carriera attiva. Dobbiamo propagare gli sforzi di quei datori di lavoro che forniscono posti di lavoro le donne che hanno figli e ai genitori di bambini disabili.
Questo non è solo il supporto alle famiglie con bambini, ma è anche un investimento: la reputazione di un'azienda dipende in gran estendere la sua attenzione alle esigenze dei dipendenti. Tra l'altro, qui in Regione di Vologda, a Cherepovets, famiglie con figli ricevono diversi tipi di sostegno.
Così, a Severstal, che abbiamo visitato in precedenza, le donne incinte sia sono alleviati o vengono reindirizzati al lavoro luce, mentre il loro stipendio medio viene mantenuto. Le stesse donne erano felici di segnalare questa di oggi. PhosAgro esegue un programma simile.
"Il compito principale dello Stato in questo settore è quello di creare le condizioni per il benessere stabile di famiglie".
Un altro grave problema è la mancanza di scuole. Così, oggi meno della metà di tutte le scuole materne del paese dispongono di servizi per i bambini di età inferiore ai tre anni.Sappiamo ciò che questo comporta: facciamo di tutto per aiutare le madri con formazione continua o di formazione lavoro, adottare misure per aiutare nel loro lavoro, e tutti questi sforzi vada sprecato perché non riescono a trovare strutture per l'infanzia. Forse, dovremo considerare di estendere i benefici sociali per le donne dai 18 mesi ai 3 anni dopo il parto.
E 'sempre meglio creare le condizioni adeguate, ma devono essere tali che le persone possono ottenere buoni posti di lavoro e di ricevere una retribuzione più elevata, piuttosto che dipendere dai sussidi sociali. Tuttavia, questo dovrebbe essere fatto correttamente, in modo che le persone hanno una vera sicurezza sociale. Se, tuttavia, non siamo in grado di organizzare correttamente il loro occupazione e fornire servizi prescolari, dovremmo considerare aumentare le prestazioni sociali. Scuole materne e asili non sono attualmente disponibili per oltre 1,5 milioni di bambini. Dobbiamo sviluppare il sistema di assistenza all'infanzia per i bambini di età inferiore ai tre anni.Ciò richiede il sostegno di progetti di business rilevanti e aiutare i gruppi di volontariato di partecipare a questi sforzi.
Ora, oltre a scuole materne per i bambini 3-7 anni. Questo era uno dei nostri problemi più acuti, e non è stato ancora completamente risolto, anche se stiamo lavorando su di esso. Complessivamente, dal 1 ° gennaio 2014, 425.000 bambini a livello nazionale erano in lista d'attesa per la scuola materna di assistenza all'infanzia. La lista d'attesa è sempre più breve, anche se non così velocemente come vorremmo a. Tuttavia, stiamo facendo qualche progresso.
Tuttavia, il problema rimane in un numero di regioni. Vorrei chiedere ai capi di quelle regioni a prestare particolare attenzione a questo problema. La situazione è particolarmente difficile in 17 regioni della Federazione russa, dove il numero di bambini in lista d'attesa per la custodia dei bambini in età prescolare supera il 10% del numero complessivo di bambini dai 3 ai 7. Io non nomino queste regioni ora, come sono sicuro che la loro leadership è consapevole della situazione.
Abbiamo anche bisogno di analizzare l'efficacia delle prestazioni sociali per le famiglie con bambini. Come ho già detto, questi benefici sono principalmente sotto forma di assegni, che sono di solito molto modesta e hanno poco impatto sul bilancio familiare.
Credo che dovremmo prendere in considerazione la proposta del gruppo di lavoro del Consiglio di Stato di aumentare le indennità per le famiglie con bambini sulla base di un contratto sociale. Per essere precisi, vorrei davvero suggerisco di ampliare le fasce di popolazione che possono beneficiare di tali prestazioni, piuttosto che aumentare le quote stesse.
Un altro problema è l'assistenza alle famiglie numerose. L'anno scorso 65 regioni della Federazione Russa ha lanciato una misura assolutamente nuovo a fianco del programma di capitale di maternità. Così, per la nascita del loro terzo e ogni bambino consecutivo, una famiglia riceve un assegno di circa 7.000 rubli al mese fino a quel bambino raggiunge l'età di 3.
In 50 regioni della Federazione Russa che hanno una situazione demografica sfavorevole, le quote sono co-finanziati dal bilancio federale. Intanto i criteri per tali indennità differiscono: in alcune regioni, si basano su reddito pro capite della famiglia, in altri – il tasso di sussistenza di un bambino in una determinata regione. Abbiamo bisogno di discutere quale di questi approcci è più giustificato e aiutare le famiglie a fare un uso migliore degli aiuti governativi.
Ancora un altro problema è l'instabilità familiare. Ogni anno circa 51.000 genitori in Russia sono limitati nei loro diritti parentali, o sono completamente spogliati di tali diritti. Come risultato, circa 62.000 bambini sono orfani mentre i genitori sono ancora vivi – che noi chiamiamo questi bambini orfani sociali.
Abbiamo fatto tanto l'anno scorso per risolvere questo, di mettere i bambini in affidamento o in famiglie sostitutive.Tuttavia, il nostro compito principale – e sono certo che sarete d'accordo – è quello di riunire i bambini con i loro genitori naturali. Questo non è un lavoro facile. A volte è più facile per i servizi sociali per isolare questi bambini dalle loro famiglie disfunzionali. Tuttavia, dobbiamo fare tutto il possibile per aiutare la famiglia, per aiutare le persone che si sono trovati in una situazione difficile tornare alla vita normale.
Uno speciale fondazione federale è in funzione dal 2008, che fornisce il supporto per i bambini che si sono trovati in situazioni difficili. Vorrei sentire quello che le regioni ei comuni stanno facendo a questo proposito.
Vorrei dire qualche parola sulle organizzazioni non commerciali che supportano le famiglie con bambini. Essi assistono nella formazione dei genitori e l'occupazione; aiutano le famiglie numerose e prendere parte a risolvere i problemi affrontati dai bambini con disabilità. Queste persone meritano ogni rispetto per il loro impegno disinteressato, e il governo dovrebbe certamente sostenerli nel loro lavoro onorevole. Consideriamo quello che le autorità locali, regionali e federali possono fare qui.
Infine, vi è un certo numero di argomenti sul nostro ordine del giorno che si occupano di alloggio per orfani e sostegno ai genitori di bambini disabili. Dobbiamo considerare tutti questi problemi oggi – questo è qualcosa che i nostri cittadini hanno a che fare con praticamente su base giornaliera.
"La questione fondamentale è quello di aumentare i redditi delle famiglie con figli. Ciò è direttamente collegato allo sviluppo economico e la creazione di nuovi impianti di produzione e, di conseguenza, posti di lavoro di alta qualità. Questa è la nostra priorità a lungo termine che abbiamo bisogno di concentrarsi su oggi . "
<…>
VLADIMIR PUTIN : Thank you very much.
C'è una buona ragione per cui stiamo tenendo questo incontro qui a Cherepovets, in Regione di Vologda: Governatore Regione di Vologda sig Kuvshinnikov è il capo del gruppo di lavoro del Consiglio di Stato su questa particolare questione.
Vorrei ringraziare lui e tutti coloro che hanno preso parte a questo lavoro. Ho visto i documenti preparati: si avvicina il lavoro con grande cura, considerata la situazione attuale in ogni dettaglio e si avvicinò con proposte interessanti. Oggi abbiamo raccolto a considerare tutte queste proposte, che abbiamo toccato nel corso del nostro lavoro. Tutto ciò che parliamo oggi è stato discusso durante i preparativi per questo incontro.
Non ho intenzione di passare attraverso tutto ciò di cui abbiamo parlato ancora una volta. Vorrei solo notare che i nostri sforzi comuni per risolvere i problemi demografici, per rafforzare le famiglie, per sostenere la maternità e l'infanzia non finiscono qui con questo incontro. Signor Savchenko [Belgorod Regione Governatore] ci ha appena detto perché.
Siamo in alcuni momenti difficili considerando il fatto che la percentuale di saggio, il numero di russi che saranno presto entrare nell'età adulta e le famiglie della propria partenza sarà minore rispetto al periodo precedente. Meno persone sono nate nel 1990 e questo crea alcuni problemi.
Di conseguenza, alcuni anni fa, abbiamo iniziato a formulare la nostra politica, suggerendo vari modi per stimolare il tasso di natalità. Il nostro compito è quello di trovare nuove soluzioni a questo problema, perché è sicuramente non è stato ancora risolto.
Prendiamo, per esempio, la situazione con asili. Dobbiamo assolutamente sostenere quelle famiglie e quelle donne che vogliono sia allevare i figli e portare avanti le loro carriere. Un certo numero di fattori che li motivano: i giovani non vogliono perdere le loro competenze, vogliono mantenere il loro posto sul mercato del lavoro e di progredire nella loro carriera.
Tuttavia, ci sono altri problemi qui che non dovremmo ignorare. Purtroppo, nonostante tutti i nostri sforzi per incoraggiare le famiglie ad avere figli, la nascita di un bambino è un pesante onere finanziario per una famiglia.Sono sicuro che tutti voi siete consapevoli di questo.
Circa il 20% dei bambini vive in famiglie che hanno regolarmente per superare tali problemi come l'acquisto di nuovi vestiti e calzature, ottenere l'accesso ai servizi medici e pagare per le medicine. Il 16% dei bambini vive in famiglie che lottano anche con soddisfare le loro esigenze nutrizionali, e un gran numero di bambini ora vivono in famiglie che hanno problemi abitativi. Queste sono tutte le condizioni fondamentali per il normale sviluppo della società e della famiglia, e dei bambini in particolare. Dobbiamo tenere questo in mente.
Questo non significa, naturalmente, che tutti dobbiamo fare è prendere i soldi dal bilancio federale e allocare alla cieca per risolvere questi problemi. Perché no? Poiché questo non è spesso la soluzione più efficiente. Dobbiamo unire gli sforzi di comuni, autorità regionali e federali, così come la comunità imprenditoriale, il modo in cui viene fatto qui a Severstal e in altre aziende.
Dobbiamo coordinare i nostri sforzi per cercare soluzioni efficienti, in modo che il pubblico possa essere coinvolto in questo lavoro pure. Ho tutte le ragioni per credere che ce la possiamo fare, come abbiamo dimostrato in passato. Come ho già detto, circa sette o otto anni fa nessun tipo di progresso in questo campo sembrava impossibile.
Tuttavia, la situazione è cambiata, e stiamo facendo progressi, anche se può essere lento. Non dobbiamo cessare i nostri sforzi, dobbiamo considerare tutte le proposte fatte oggi e quelli che i governatori si avvicinò con quanto hanno preparato per questo incontro, e andare avanti.
Grazie.

Tratto da (CLICCA QUI)

DIVENTA SEMPRE PIU’ DURA LA GUERRA DI VLADIMIR PUTIN CONTRO LO STATO ISLAMICO

Vladimir Putin: "Vivo o morto, portatemi Al Baghdadi"
Secondo quanto riferiscono i media iraniani, il presidente russo vorrebbe giustiziare il Califfo
Diventa sempre più spietata la guerra di Vladimir Putin contro lo Stato islamico.
 
 
Secondo una fonte dell'agenzia stampa iraniana Tansim news, citata da Qelsi, lo zar avrebbe ordinato ai suoi generali: "Vivo o morto, portatemi Abu Bakr al Baghdadi a Mosca".
Secondo quanto riferiscono i media iraniani citati da Qelsi, "Putin sarebbe intenzionato a giustiziare il califfo Al Baghdadi e ad esporre in pubblico il suo corpo.
Cosa che non sarebbe però possibile, poiché in Russia la pena di morte è stata sospesa nel 1996".
Nel caso in cui il Califfo dovesse morire negli scontri con le forze militari russe o siriani, Putin avrebbe comunque chiesto di portare le salme di Al Baghdadi in Russia.
"La sua richiesta, scrivono gli iraniani, mira a mettere in imbarazzo gli Usa, ad evidenziare il fallimento della Coalizione internazionale".

E LA RUSSIA IN SIRIA DIMOSTRA FORZA E ORGANIZZAZIONE

In Siria i soldati di Putin mettono in campo armi, velocità di movimento e sfrontatezza mediatica.
Un'esibizione di forza che spaventa
 
Gli Stati Uniti sono sotto choc per quel che hanno visto della non prevista capacità militare dei russi in Siria.
Non si tratta soltanto delle armi nuovissime ed estremamente precise, ma anche dello stile, della velocità di movimento militare e persino della sfrontatezza mediatica del Cremlino che sfida apertamente gli americani a fornire gli obiettivi che vorrebbero bombardati e quelli che vorrebbero risparmiare.
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Washington è rimasta interdetta e sembra che la risposta sia stata: ci stiamo lavorando, vi faremo sapere.
Vero o falso che sia, questo scambio di battute ha prodotto il suo effetto. Un dettaglio per rendere l'idea: i russi hanno portato in Siria caserme prefabbricate per migliaia di soldati e hanno allestito spettacoli serali con ballerine e comici, varietà e teatro.
Ieri il New York Times dava un quadro molto documentato dell'effetto traumatico che sta avendo sull'America la guerra di Putin in Siria.
Tutti sono colpiti da un trauma che ha un solo precedente: quello del lancio del primo satellite artificiale Sputnik il quattro ottobre del 1957.
Allora l'America pensò di aver sbagliato tutto: scuole, addestramento, università, investimenti e si sottopose a una vera autoflagellazione che poi dette come risultato il primo uomo sulla Luna.
Adesso non si tratta di andare sulla Luna ma di prendere decisioni, anche diplomatiche e di intelligence, all'altezza del nuovo oggetto sconosciuto che non è più una palla di latta del diametro di 58 centimetri in orbita nello spazio, ma una macchina militare mai vista ancora in azione con tutti i nuovi armamenti che Vladimir Putin ha tenacemente voluto anche durante la devastante crisi per il crollo del prezzo del petrolio.
Alla Casa Bianca e al Pentagono lo staff militare e operativo ha passato ore difficili da cui alla fine è scaturita la notizia di ieri: Obama ha capovolto la sua politica e ha annunciato che a ritirarsi dall'Afghanistan non ci pensa nemmeno.
I ground boots a stelle e strisce restano sul campo anche per sostenere la concorrenza russa sul campo di battaglia.
Le forze armate di Mosca, nell'immaginario americano ma anche europeo, erano finora prigioniere del cliché sovietico: milioni di soldati ingolfati in uniformi sgraziate e milioni di tonnellate di ferro in marcia spargendo miasmi e cannonate.
Ora, con l'intervento in Siria ci troviamo di fronte al primo caso di una Russia che esce fuori dai confini del vecchio impero, cosa che non succedeva dai tempi dell'Afghanistan.
La sorpresa dello schieramento e l'inaspettata velocità di programmazione hanno portato vertici e analisti a concludere che l'operazione militare in Siria doveva essere stata preparata da mesi.
In realtà le forze armate russe non sono nuove a imprese veloci e impressionanti: quando nel 1945 Stalin si decise a spazzar via l'armata giapponese in Manciuria a guerra praticamente finita per bilanciare l'effetto delle atomiche americane aveva a disposizione magnifiche truppe che avevano combattuto in Europa mentre la produzione militare industriale era al suo massimo.
Ondate di grandi aerei sbarcavano divisioni e armamenti sul campo di battaglia riforniti da una combinazione mai vista di aria e terra.
Degli ottocentomila giapponesi non rimase nulla.
Oggi la situazione è ovviamente tutt'altra e gli analisti americani notano il netto progresso russo dall'intervento in Georgia del 2008 a oggi, passando per la guerra segreta e senza mostrine in Ucraina.
In Georgia le cose non andarono totalmente lisce: Putin perse alcuni aerei e la fanteria non si dimostrò all'altezza.
Sono passati da allora sette anni e in questo periodo è cambiata radicalmente la modernizzazione oltre che il look militare russo: vedi questi soldati in televisione, e sembrano americani.
Mostrano i filmati dei loro bombardamenti e trattano gli statunitensi come cretini («Hanno la testa piena di funghi» ha detto Putin).
Le uniformi, le navi lanciamissili, i ponti di comando, tutto è mostrato come in una showroom che è anche una guerra.
Che cosa succederà quando gli americani si saranno ripresi dal trauma?
Il Pentagono è sotto accusa per aver trascurato un monitoraggio all'altezza dei cambiamenti.
La Cia è ovviamente sotto tiro anche se l'intelligence americana ha da tempo lanciato l'allarme specialmente nel centro Europa.
L'esperienza storica insegna che gli Stati Uniti hanno al loro interno un software autocorrettivo che ha funzionato nel passato ogni volta che si doveva confrontare con potenze soverchianti sul campo, come la Germania e il Giappone, ma oggi non si tratta per fortuna di combattere una guerra fra potenze, ma soltanto di capire bene quel che accade per non fare e non concedere errori.
Tratto da (CLICCA QUI)
 

 

 

 

E PUTIN DICE DELL’ITALIA (E NON DELLA REPUBBLICA VENETA)

WTG putinE così, come sembra apparire da un articolo di oggi 24 novembre 2015 su News 24 italia, il Presidente Russo avrebbe definito l'italia:
"un paese governato da incapaci, schiavo dell' europa e che oggi non vale nulla".
"… l'italia oggi vale meno di 2 metri quadrati di deserto … perché è un paese governato da incapaci, per altro non eletti da nessuno, che sanno solo farsi calpestare dai vertici europei.
L'italia è diventata un rifugio per clandestini e terroristi, dove entrare è semplice e restarci ancor di più …"
La sua soluzione per il paese italiano … il suo amico Silvio Berlusconi con una coalizione con Salvini e Meloni.
Per l'italia potrebbe essere la salvezza.
Se fosse così ripristinata la legalità in italia e rispettata la volontà popolare, anche la Serenissima Repubblica di Venezia, tornata libera sulle proprie terre marciane, potrebbe impegnarsi per aiutare gli italiani e il loro paese allo sbando.
 
 

E ZAIA VUOLE SMARCARSI DALL’EMBARGO DECISO DA MOSCA.

Il 6 ottobre 2014 l'Ansa pubblica una nota circa la decisione della giunta regionale veneta (ente italiano) che, dando mandato a Zaia (presidente italiano dell'ente straniero italiano "regione veneto"), lo invita a seguire le vie diplomatiche e istituzionali perché il Veneto esca dall'embargo.
Beh a questi italiani ripetiamo che ogni iniziativa da loro intrapresa non ha nulla a che fare con il Popolo Veneto, con la sua millenaria Repubblica e l'attuale vergognosa e distruttrice occupazione italiana di cui, proprio loro, sono i legali rappresentati e corresponsabili.
L'articolo inoltre palesa la solita opportunistica retorica di chi è abituato a "galleggiare" politicamente … e si parla ancora una volta solo di convenienze e mai di principi e ideali da salvaguardare.
Troppo comodo ricordarsi della Russia solo perché adesso non conviene o perché si è già in campagna elettorale …  questo è un tipico atteggiamento italiano e di certo non di noi Veneti!
Cari italiani, cara giunta regionale veneta, caro Zaia, non rappresentate il Popolo Veneto e oggi stesso lo ribadiremo al Governo Russo.

WSM
Venetia, 7 ottobre 2014
Sergio Bortotto, Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio

​Mr President Vladimir Putin
23, Ilyinka St. – Moscow, 103132, Russia

Sig. Presidente
Siamo a scriverLe ancora una volta perché ci indigna l’iniziativa del presidente dell’ente straniero italiano “Regione Veneto” e della sua giunta, di cercare un compromesso politico per evitare ulteriori conseguenze dannose determinate dall’embargo contro i paesi europei.
Ci indigna innanzitutto la solita opportunistica retorica di chi è abituato a "galleggiare" politicamente per una mera questione di convenienza e mai di principi e ideali da salvaguardare.
Troppo comodo ricordarsi della Russia solo perché adesso non conviene o perché si è già in campagna elettorale …  questo è un tipico atteggiamento italiano e di certo non di noi Veneti!
Dobbiamo inoltre ribadire che la giunta della regione veneto e il suo presidente Luca Zaia, rappresentano istituzioni straniere italiane d’occupazione, non rappresentano il Popolo Veneto e neppure la realtà territoriale della Nazione Veneta ancora oggi occupata e soffocata dallo stato italiano.
Tanto si doveva per rispetto del Popolo Russo e del Popolo Veneto.
WSM
Venetia, 7 ottobre 2014
Sergio Bortotto
Presidente del MLNV e del Governo Veneto Provvisorio

www.mlnv.org

2014.10.06 - ANSA - ARTICOLO SU UCRAINA EMBARGO VENETO E ZAIA

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