2013.08.26 – IL POLITICANTE GUADAGNINI (VENETO STATO) PUR DI STARE A GALLA … ADESSO PARLA DI AUTODETERMINAZIONE.


Ennesima trovata del politicante di turno Antonio GUADAGNINI (del parito italiano pseudoindipendentista Veneto Stato … ma esiste ancora???).imagesCATVSHMS
Sembra proprio che per questo illustre, brillante e "galleggiante politico" di professione il POPOLO VENETO sia solo "un modo di sentire", così come meglio possa piacere al vezzo di chi, apparentemente senza preciese ragioni, possa ritenersi VENETO.
Così, dopo i risultati elettorali da cercare con la lente d'ingrandimento, i politicanti "venetisti" (che nulla hanno a che fare con i Patrioti), si lavano la bocca con il diritto all'audoterminazione.
Noi del MLNV, ovviamente, non crediamo nella "strategia" dei partiti politici e anche laddove un partito così detto indipendentista riuscisse a controllare l'apparato governativo, anche solo di una parte del territorio, avrebbe raggiunto tale posizione di potere con le regole dettate dallo stato straniero occupante e ad esse sarebbe pertanto assoggettato.
In virtù di quelle stesse regole, per le quali il partito politico ha accettato la competezione elettorale, non può poi violarne i principi costituzionali… e nello stato straniero occupante italiano non vi sono norme che prevedono alcuna possibilità di dichiarare indipendente una parte di territorio.
Vale anche la pena ricordare che un partito indipendentista è costretto suo malgrado a competere ad elezioni amministrative in un ambito territoriale che solo parzialmente corrisponde ai territori della Repubblica Veneta.
Il territorio del Veneto, quale espressione dell'ente regione veneto dello stato straniero italiano, nulla ha a che fare con i territori della nostra Patria. Noi del MLNV non crediamo pertanto attuabile o appropriato affidare le proprie istanze d'indipendenza ad un partito politico.
Queste sono le menzogne dei "caregari" e "poltronai" di turno che con il pretesto indipendentista aspirano a posizioni di potere nell'ambito di istituzioni straniere italiane.
NON CREDETE AI PARTITI POLITICI, NEPPURE A QUELLI CHE SI DICHIARANO INDIPENDENTISTI.
Gabriele Perucca ***
Non c'è alcuna differenza morale o istituzionale nel presentarsi come candidato ad elezioni comunali, provinciali, regionali piuttosto che nazionali italiane. Nessuna.
In tutti i casi sei sempre parte dell'apparato politico-amministrativo dello stato di riferimento.
La Costituzione Italiana parla chiaro.
In tutti i casi ti presenti con liste che sono partiti italiani.
In tutti i casi prendi lo stipendio dallo stato italiano.
In tutti i casi presti giuramento alla bandiera e al Popolo italiano.
In tutti i casi rispondi per ogni azione ai tuoi elettori italiani e per ogni atto illegale alla magistratura italiana.
Chi dice che resta a candidarsi nel proprio comune, provincia o regione per motivi patriottici veneti aborrando Senato o Parlamento italiani dice una tristissima boiata a cui ci possono credere solo coloro i quali non conoscono la costituzione italiana.
Chi resta qui invece di andare a Roma non fa nulla di diverso o di moralmente elevato o supremamente eroico per la causa libertaria del Popolo Veneto contribuisce in egual misura all'allontanamento dal vero obiettivo finale che resta la liberazione della nostra terra e non la partecipazione alla vita politica di chi ti occupa illegalmente da 146 anni.
L'Italia vuole tanti Veneto Stato e tanti Indipendenza Veneta.
Chi non sa guardare al passato non sa leggere il futuro.
Vico docet.

Ma ecco l'articolo pubblicato su LINDIPENDENZA.COM da questo politicante di turno:
Il popolo Veneto e il diritto all’autodeterminazione
di ANTONIO GUADAGNINI*
La costituzione italiana è entrata in vigore il primo gennaio del 1948, senza essere stata ratificata da un voto popolare, cioè, gli italiani hanno votato per eleggere l’ assemblea costituente, ma non hanno votato sul prodotto di quell’ assemblea.
Questo significa che gli italiani hanno dato un mandato in bianco ai costituenti: una volta eletti, essi avevano pieni poteri su che forma costituzionale dare allo stato italiano, è democrazia?
Non mi pare.
Si dice che essi abbiano partorito la costituzione più bella del mondo… ci è andata bene; in quanto, avremmo dovuto tenercela anche se avessero partorito la peggiore… e comunque, il fatto che essa sia entrata in vigore senza una ratifica popolare, crea una contrapposizione evidente tra i valori che essa stessa difende e il modo nel quale è stata consegnata agli italiani.
Perché gli italiani non hanno potuto esprimersi sulla architettura costituzionale del loro stato?
Perché lo stato italiano non ha permesso ai propri cittadini di esprimersi su questioni che sono “fondamentali”, che sono “costitutive” del loro vivere civico?
Ho il diritto, in Italia, di esprimere un’opinione sulla costituzione?
Non era un diritto/dovere degli italiani votare per adottarla?
In Italia non si vota sulle questioni “fondamentali”, a noi è permesso di votare solo sulle questioni “secondarie”.
Posso decidere, in parte, su chi mandare in parlamento ma non posso votare sulla forma costituzionale della repubblica italiana.
La costituzione italiana trae la sua forza e la sua legittimazione mancando quella popolare dal suo contenuto… ammesso che esso sia nei fatti liberale e democratico, ammesso che esso difenda concretamente i diritti fondamentali dei cittadini.
Ma, chiedo: la costituzione garantisce realmente la libera espressione dei cittadini italiani?
O posso esprimere la mia opinione solo su alcune questioni, quelle secondarie appunto?
Se in Veneto si chiede di potersi esprimere sulla forma di governo dalla quale noi veneti vorremmo essere governati, la richiesta è compatibile con la costituzione italiana?
Il diritto di scegliersi la forma di governo, dalla quale essere governati, è uno dei diritti fondamentali delle persone e dei popoli; elemento costitutivo di ogni repubblica e di ogni democrazia… delle persone e dei popoli, dicevo, credo che qui siamo tutti d’accordo.
Ma mentre su che cosa si intenda per “persona” non ci sono dubbi; diventa difficile stabilire cosa si intenda per “popolo”.
Non esistono definizioni oggettive, non esistono nemmeno definizione comunemente accettate… esistono alcune proposte, sulle quali ognuno esprime un proprio parere; ergo, ognuno intende per “popolo” ciò che meglio si confà al proprio modo di sentire.
Però questa non è una questione secondaria, in quanto, ai popoli sono riconosciute prerogative e diritti importantissimi… come, ad esempio, quello di autodeterminarsi! quello di scegliersi, appunto, il governo dal quale essere governati.
Ma come, ci si chiederà, i popoli sono soggetti di diritti di tale portata, e non si sa cosa si intende per “popolo”?
Il diritto interno degli stati e il diritto internazionale riconoscono ai popoli dei diritti senza sapere a quale soggetto riconoscono tali diritti?
… certo, è proprio così!
È vero che il diritto non è una scienza, per la quale esiste una procedura precisa, che deve essere rispettata, se si vuole affermare qualcosa (per farla breve, e solo per dare un’idea: ci devono essere degli assiomi, dei postulati, sulla base dei quali, si possono produrre delle affermazioni, per le quali deve essere possibile assegnare dei valori di verità…), ma scegliere un soggetto al quale si assegna una prerogativa, senza definire, precedentemente, cosa si intende quando si evoca tale soggetto, è veramente troppo!
Si può dire: siccome esiste lo stato italiano, allora, esiste il popolo italiano?
Cioè, il popolo italiano non esisteva il 16 marzo 1861, ed è comparso magicamente il giorno dopo, il 17 marzo, giorno della proclamazione di Vittorio Emanuele II, a re d’Italia?
È bastata una proclamazione per far nascere un popolo? E tutta la questione della lingua comune (l’italiano a quel tempo era conosciuto da una piccola minoranza di persone), delle tradizioni comuni (che ovviamente in quel momento non esistevano), ecc., dove va a finire?
Del resto, lo sapevano tutti, in quel periodo, che non c’era un popolo italiano (Massimo D’Azeglio non ammise, forse: “fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”?).
E ancora, la data della proclamazione del re coincide, o non coincide, con la nascita dello stato italiano?
Ma nella proclamazione non si parla di popolo italiano, ma di nazione.
Si possono considerare sinonimi i due termini?
È evidente che siamo nel regno dell’incerto e dell’approssimativo…
Comunque, anche se si fosse inteso questo bisognava, da qualche parte, scriverlo!
Senza scriverlo, si può solo immaginarlo… ed anche per una cosiddetta, ”scienza normativa”, è troppo approssimativo, per essere accettabile…
Ho già avuto modo di dire che Thomas Jefferson credeva fermamente che quello delle 13 colonie britanniche, nel 1776, fosse un popolo, fosse il popolo americano.
Lo si può contestare?
C’è qualcuno, sano di mente, che può mettere in dubbio le affermazioni di Jefferson?
Bene, se è passata l’idea di popolo di Jefferson, e non poteva non passare (visto anche lo stato dell’arte sulla questione), come si può contestare l’esistenza del popolo veneto?
E una volta assodato che c’è il popolo veneto, chi può impedirgli di esercitare il proprio naturale diritto di autodeterminarsi?
La costituzione italiana forse?
*segretario di Veneto Stato

Più italiano di così!